Let’s Movie CLIV

Let’s Movie CLIV

LA BICICLETTA VERDE
di Haifaa Al-Mansour
Arabia Saudita-Germania 2012, 97’
Mercoledì 6/Wednesday 6
21:00/9:00 pm
Astra/Mastrantonio’s

MarcoMasini Moviers,

Semplicemente non ci pensi che gli americani abbiano i sussidiari. Vedi le high-school nelle serie televisive e trovi solo simpatici armadietti e balli di fine anno (che noi in Italia non avevamo). E ti dici, bah, loro avranno balli&armadietti, noi sussidiari&Invicta, this is how it goes.
Invece guarda te, lunedì scorso scopro che ce li hanno pure loro, i sussidiari. Solo che non li usano a scuola: li spalmano sul grande schermo con l’aiuto di grandi registi che vogliono fare grandi opere e che per far questo usano pennelli grandi e non grandi pennelli (e spero che ricordiate tutti la pubblicità, altrimenti la mia solitudine esistenziale non avrà limiti). Tutto questo giropizza di parole per informarvi che lunedì scorso io e la Honorary Member Mic (= il C.d.A.) abbiamo assistito a questa penosa trasposizione.

Già. “Lincoln” è un sussidiario. Solo che al posto delle pagine ci sono (prendete fiato perché questo che arriva è l’elenco più lungo che il vostro occhio abbia mia percorso): interminabili monologhi e fiumi di retorica e scene scontate e campi di battaglia ma non campi di battaglia inquadrati tipo con un piano sequenza d’ampio respiro che ti fa ricordare le scene di battaglia dei grandi (non serve scomodare di nuovo “Barry Lindon”, che scomodiamo parecchio, basta prendere il primo “Braveheart” che vi capita sottomano, santiddio) e invece nelle scene di battaglia di “Lincoln” vedi solo il post-battaglia, quindi solo arti sprofondati nel fango e nel sangue, il soldato vivo-morto-x che tribola nel fango e nel sangue ma che sai già finire nella categoria del “morto”, le immancabili ruote cigolanti a mezz’aria di carretti le cui ruote sono tragicamente finite a cigolare a mezz’aria, l’immancabile bandiera secessionista del Generale Lee (che purtroppo in questo caso non c’entra coi fratelli Duke) che sfila tra le macerie accompagnata da una musica austera e lasciatemi aggiungere, per i Moviers maschi, da toccarsi le parti basse; poi ci sono i poveri neri che fanno la parte dei poveri neri, poi ci sono i bianchi buoni buoni, i bianchi cattivi cattivi, i politicanti a cui non frega niente dell’abolizione della schiavitù, i politicanti repubblicani illuminati e i politicanti democratici che fanno tanto i burberi ma che alla fine dividono il talamo con un amore nero, giusto per avere tutte le combinazioni possibili (scherzi dimenticarti una combinazione?? Sei pur sempre Spielberg-the-Democrat); poi ci sono donne carta-da-parati o donne camicia-di-forza, come la moglie di Lincoln, che avrebbe fatto più bella figura se fosse rientrata nella prima categoria (carta-da-parati), ma purtroppo è finita nella seconda (camicia-di-forza); poi ci sono figli mandatemi-al-fronte-a-tutti-i-costi (manco il fronte fosse Ibiza e lui parte della people from) come il figlio di Lincoln, la cui voglia di primalinea si acuisce quando vede un carretto (carretti all over, ve l’avevo detto) tutto pieno di arti amputati. (Respiriamo)

Ma soprattutto c’è lui, Abraham Ammazziamolo Lincoln, e qui dobbiamo aprire un paragrafo a parte (che studierete insieme a “Strategie della Confederazione” e “Strategie dell’Unione” pp. 147-188). Cioè. Uno pensa Lincoln e dice, ammappa questo sì che c’ha il pelo sullo stomaco. Sì, magari avrà una natura mite e un temperamento docile, ma santiddio (x2), ha fatto passare l’emendamento che aboliva la schiavitù, una pietra miliare nella storia dei diritti umani, e nella storia tutta. Avrà avuto uno straccio di sacro fuoco dentro ― tutti i grandi personaggi storici l’hanno avuto… è proprio questo che li ha fatti diventare quello che sono diventati. Allora fammelo vedere, quel fuoco!! Forse Spielberg credeva che mostrando questo ometto storto, smunto, spento in tutta la sua domestica docilità, avrebbe aggiunto un aspetto nuovo, più inedito, del personaggio, ignorando tuttavia che, in questo modo, avrebbe tolto la spina dorsale al personaggio, lasciandolo come una marionetta senza mano dentro…Floscio floscio moscio moscio…

Oltre a questo, il Lincoln di Spielberg sembra un incrocio tra un messia, Papa Pio VI e un martire… e soprattutto uno che provoca il fuggi-fuggi generale ogni volta che attacca con un “Mi sovviene un ricordo….” seguito da qualche episodio allegorico tipo parabola “Dalla prima lettera di Abramo Lincoln ai Malcapitati” ― i Malcapitati non sono una popolazione poco conosciuta della Giudea Inferiore, siamo noi! Questo, “Mi sovviene un ricordo” è diventato il nuovo tormentone inverno-2013 tra me e la Mic… 😉
E credetemi, il doppiaggio di Favino peggiora di gran lunga le cose…Una cantilena strascinata tra l’enfasi e la flebo, che rende il personaggio ancora più insopportabile. E guardate, mi spiace un sacco per Daniel Day Lewis, perché s’è impegnato tanto e si vede, ma il mimetismo non è sempre necessariamente garanzia di successo…

In realtà il problema sta nel taglio che Spielberg ha deciso di dare al film. Un taglio cattedratico, vecchio&stravecchio, grossolano e semplicistico riguardo la situazione storica e razziale. Ma questo sarebbe niente! La delusione dipende dalla mancanza totale di un disegno cinematografico dietro  la sceneggiatura. “Lincoln” pare una di quelle ricostruzioni storiche che passano su History Channel, solo che le ricostruzioni su History Channel non ammorbano lo spettatore con dialoghi di cartapesta e personaggi dai soliloqui vaticinatori, non fanno venire la malincoLnoia come nella miglior tradizione masiniana. Qui manca totalmente il gusto artistico di trarre un’opera d’arte dalla Storia ― ambizione ambiziosa ma dico io, santiddio (x3), sei Steven Spielberg, siedi alla destra del Padrino, se non li hai tu i mezzi e l’esperienza, chi?! E le forme espressive che ha scelto sono vecchie&stravecchie pure quelle: Lincoln accompagnato dall’inizio alla fine da fonti di luce che garantiscono il messaggio “santo-subito” ― finestra all’inizio, candela alla fine…

Certo Board, potreste ribattermi voi, se Spielberg era in fissa con i sussidiari e voleva spalmarne uno sullo schermo, a che altro poteva ricorrere se non a carretti e metafore fotovoltaiche e a un protagonista la cui scena semi-finale, dopo l’attentato, ricorda tutti i “Compianto sul Cristo Morto” del manuale di storia dell’arte del liceo??

E come sempre c’avete sempre ragione voi, Fellows… 🙂

In fondo sono qui che mi lamento quando non dovrei. Dovrei invece ringraziare la Honorary Member che non mi ha lasciato sola solo per non lasciarmi sola (mammamia “Sara Ammazzatela Fruner”…) e perché non sottovaluta l’impegno nel C.d.A. E con lei abbiamo reinterpretato il film in chiave parodica che, per dirla come mangiate, vuol dire che ci siamo sfasciate dal ridere (del resto a “Lincoln” o ridi o dormi, non c’è grande alternativa) ricordandoci gli esordi di Let’s Movie, quando eravamo due pischelle e finivamo a vedere robe improbabili tipo “Lourdes” o il ben noto “Le Mystère Picasso”… 😉 Lo sfascio da risate è continuato anche fuori dal cinema dove eravamo fisicamente piegate in due in mezzo alla strada. Questo m’insegna che non tutti i mali(incoln) vengono per nuocere e che accartocciarsi su se stessi per agevolare il movimento ad angolo retto della risata (ri)compensa alla grande i 150 minuti di sfinimento spielberghiano. 🙂

Se proprio proprio non vi ho dissuaso e volete andare a vedere “Lincoln” no matter what, vi consiglio di immaginare Sacha Baron Cohen al posto di Daniel Day Lewis ― io in certi punti non ho saputo resistere alla tentazione ― oppure d’immaginarvelo doppiato in toscano, tipo così http://www.youtube.com/watch?v=QdaNcUDOlJo ― vi prego, regalatevi/mi un minuto e 28 secondi del vostro tempo per capire cosa può ridurvi/mi in lacrime. 🙂 🙂

Insomma, era meglio se Abramo Lincoln rimaneva il pesce rosso di Arnold invece che diventare la triglia del cRollosal di Spielberg…

Con me e la Mic concordano anche il WG Mat ― in guerra dichiarata con i big del firmamento registico ― e l’Anarcozumi, con cui s’è concordato di proporre a Spielberg un futuro nel giardinaggio o un ritorno zoologico tra squali e t-rex.

E ora corro a casa… Corro dal Mastro!

LA BICICLETTA VERDE
di Haifaa Al-Mansour

Che bello tornare dall’ovile dopo quindici giorni raminghi (o rOaminghi, bah mi sbaglio sempre)! Come poteva lui, l’onnisciente Mastro, non intercettaci questo filmetto di valore che aveva spiccato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia?! Non vedo l’ora che arrivi mercoledì per scavalcare il bancone dell’Astra e gioire di gioia con il Mastro e Robin, e fare la parte del primo figliol prodigo vegetariano della storia che non ammazzerà nessun maiale per festeggiare la family ritrovata!  🙂

E prima di salutarvi devo sbrigare la STRAordinaria amministrazione lezmuviana, e dare fiato alle trombe per dare il benvenuto in Let’s Movie a

  • Francesca detta ad infinitum Fellow Francesca-Francescae.f. (della prima, naturalmente) perché è un’illustre latinista e si porta sempre appresso le declinazioni, e senza fatica-faticae alcuna 🙂
  • Demelza d’ora innanzi la Fellow Demelza-de-Gipsy, perché voi non potete nemmeno immaginare quanta letteratura nomadica si porti scritta nel nome, insieme a quei due logaritmi in base E (sì, Moviers, esistono i logaritmi in base E, me l’ha assicurato lei, matematista che non è altro!); 😉
  • Maria Luisa detta per ora e per sempre Movier MaLù, come la coppa (che spero ricordiate, by Parmalat pre-Callisto), perché mi si dice essere collega deliziosa, e la cine-identità di una coppa cioccolato&panna fa decisamente al caso suo. 😉

Non so quanti nuotatori sguazzino fra voi Moviers (Fellow July Jules alias The Mermaid a parte), però vi informo che con il Fellow Robeywatch, che da sempre gestisce la permanenza del Board in vasca, stiamo ipotizzando una corsia riservata ai cinefili alla White Madonna Swimming Pool. Ma ve l’immaginate?? I will keep you posted… 😉

E adesso è veramente tutto… Avrei continuato a infierire mefistofelicamente su Lincoln, ma la Fellow Francesca-Francescae mi suggerisce “perseverare diabolicum”…

Grazie, my Fellows, per tutto. Pazienza, tracotanza, insofferenza. Tutto. Questa settimana Movie Maelstrom no, e riassunto sì ― yes, sometimes life sucks… 🙂 🙂
E ora tenete questi saluti, che stasera sono disperatamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

 

LA BICICLETTA VERDE: Wadjda è una ragazzina di dieci anni che vive in un sobborgo di Riyadh, la capitale dell’Arabia Saudita. Pur vivendo in un mondo conservatore, Wadjda adora divertirsi, è intraprendente e si spinge sempre un po’ più in là nel cercare di farla franca. Dopo un litigio con il suo amico Abdullah, un ragazzo del vicinato con cui non potrebbe giocare, la bambina vede una bella bicicletta verde in vendita. Wadjda desidera la bici disperatamente per battere Abdullah in velocità, ma sua madre non gliela concede, poiché teme le ripercussioni di una società che considera le biciclette un pericolo per la virtù delle ragazze. Così Wadjda decide di provare a recuperare i soldi da sola.

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