Posts made in marzo, 2013

Let’s Movie CLXII

Let’s Movie CLXII

SFIORANDO IL MURO
di Silvia Giralucci
Italia, 2012, 51’
Mercoledì 3/Wednesday 3
Ore 21:00/9:00 pm
Astra/Dal Mastro
Watch out! Regista in sala!!

Futuristici Fellows,

Allora una sera di finta primavera con una prima vera vera, uno se l’aspetta di trovare questo dal Mastro. “Questo” sta per la sala sold-out e la frenesia dell’evento e l’Anarcozumi che controlla che tutto si svolga come deve svolgersi. Certo uno NON si aspetta di trovare il Presidente della Regione (Provincia, Fru, PRO-VIN-CIA!), Alberto Pacher, e tutti i produttori del film, e RAICinema e telecamere e fotografi e stampa e tutto il carrozzone mediatico che si muove quando si verifica quel fortunoso fenomeno del cosiddetto Something-Big-Is-Going-On.

Io sfioro sempre quella strisciolina liminale tra puntualità e ritardo da cui sono fatalmente attratta. Ma dentro, dentro in sala c’è già la Honorary Member Mic ad attendermi e lei sì che è una che pianifica le vere prime come si deve, attraverso quel sistema geniale che si chiama “prenotazione con largo anticipo”. Grazie a questo sistema, ho potuto guardare con sprezzo e superiorità il cartello che campeggiava sulla porta del Mastro ― “I posti per il film ‘Un giorno devi andare’ sono esauriti”. Consiglio a tutti i Moviers di far proprio questo sistema della “prenotazione con largo anticipo” quando ci sono questi eventi, in modo da sfoderare quanta più indifferenza possibile  davanti all’irreversibilità del sold-out. 😉

Non escludo che tra la ressa di spettatori presenti ci fossero altri Fellows, anzi ne sono convinta ― vi prego, lasciatemelo credere, che naufragar m’è dolce in questo mare. E lasciatemi anche ringraziare l’Anarcozumi, la mia Zu, la cui la spola fra Trentino Film Commission e Trento Film Festival riesce sorprendentemente/magggicamente bene e a cui dobbiamo happening come quello di giovedì. Mettere insieme tutto e tutti, coordinarsi con uffici e persone, enti e istituzioni, opere ed omissioni, richiede una dose massiccia di sangue freddo (ce l’ha), di liquidi sempre a portata di mano (ce li ha) e di autentica capacità di problem-solving (non quella che gonfiamo sui curricula, ma quella vera vera, e lei ce l’ha). Insomma, la Zu totalizza un sacco di punti spuntati dalla lista “cielo-manca”, e di questo c’eravamo accorti tutti da mo’. Certo la sua fiamma da ribelle è sempre pronta a divampare, ma d’altronde, possiamo chiedere al fuoco di non bruciare? Jamais!

Un grazie anche al nostro Mastrantonio, ovviamente, senza la cui Sala 3, tutto questo non sarebbe stato possibile ― Mastro, questo ringraziamento altisonantemente formale, segnatelo. 😉

E adesso? Adesso sto indugiando sulla soglia…. Come quando dovete andare ma non volete andare, e allora v’intrattenete, spalla contro stipite, a chiacchierare del più e del meno… Non che non voglia parlare di “Un giorno devi andare” eh. Ma vedete, è un film difficile, che mi sentirei di consigliare a pochi, anche se forse sarebbe utile a tanti. Come ho avuto già modo di dire, il tema principale è quello delle vie del dolore, e dei modi diversi e personali con cui ciascuno di noi le affronta. Giorgio Diritti in sala ha detto che per lui “Un giorno devi andare” è la storia di un viaggio che la protagonista intraprende per trovare se stessa. Ed è vero: Augusta lascia il Trentino dopo una grande sofferenza (la perdita di un bambino e l’impossibilità di averne altri) e si trasferisce in Brasile, dapprima legata a una missione cattolica, e poi per conto suo fra la gente delle favelas. Però io penso ― ma è una mia opinione ― che tutta la nostra vita sia questo, un viaggio per cercare noi stessi; e se poi a un certo punto ci troviamo, tutto di guadagnato, e se vaghiamo tutta la vita nella ricerca, ci avremo guadagnato comunque (più punti miles&more che calli, spero).

Quindi per me la storia del film è più una specie di tentativo di terapia che Augusta prova su se stessa per vedere se riesce a guarire da quel male. A un certo punto comprende che la Fede, quella canonica, quella nazionalpopolare, su di lei non ha effetto: quindi la lascia, lasciando la missione in cui prestava aiuto e partendo da sola, e quello è il VERO viaggio, quello staccato dal cammino già battuto dalla religione cristiana sulle tracce di una SUA religione, o ragione ― e non è forse un caso che i due termini si somiglino così tanto, perché cos’è la religione se non la volontà estrema di trovare una ragione? Il film propone anche questo: l’idea che non ci siano solo tante religioni istituzionali, ma che ce ne siano anche tante, tantissime di personali che non necessariamente coincidono con il singolare assoluto, delLA Religione canonica.

Capite ora perché vi dicevo che è un film difficile? Se poi aggiungete anche un certononsoche francese. Dicasi “uncertononsoche francese”: silenzi ― molti, lunghi ― scene di grandi panoramiche paesaggistiche, o di microdettagli piccolissimi sempre sprofondati nel silenzio (dalle foreste pluviali alle formiche), sub-trame tragiche ― vedi la ragazza brasiliana che perde il bambino ― e una netta sensazione di film di qualità che intimorisce un po’.

Dopo la visione Diritti ha aggiunto che è anche un film sulla possibilità di ricominciare, sulla speranza. E forse ha ragione. E la peculiarità di questo film è che questi barlumi di speranza che bucano la notte in cui Augusta vive e combatte, non si trovano alla fine (tipo come alla fine di un percorso, e come ci si aspetterebbe), ma sono sparpagliati in tutto il film, mentre la fine è una non-fine ― c’era da aspettarselo, anche le non-fini rientrano nel certononosoche francese, a pensarci. Non c’è una linearità, c’è piuttosto un andare avanti, un tornare indietro in una danza imprevedibile che rispecchia in fondo l’assoluta imprevedibilità dell’esperienza che lei sta vivendo (comprendere il male e tentare di superarlo). La parte conclusiva vede Augusta accampata su una spiaggia, sferzata dal vento e dalla pioggia, in un delirio di solitudine, di lotta contro i propri demoni, di sfinimento fisico e psichico… Perché a volte quello bisogna fare…Mondarsi per rammendarsi….A volte è così….
Quindi se andrete a vedere “Un giorno devi andare”, siate preparati a incontrare delle situazioni che vi faranno pensare alla vostra vita, al vostro percorso. Parla direttamente di noi, e il tribolare di Augusta, ce lo portiamo appresso, dopo. Quando uscite dalla sala e anche il giorno dopo, e quello dopo ancora…

Ci sarebbe tanto altro da dire, ma la settimana scorsa il fedele Fellow di Via Falz ha meravigliosamente definito “oceanica” la mail domenicale di Let’s Movie ― senza intenti critici eh, solo quantistici ― e per quanto mi piaccia essere atlantica e indiana ― certo non pacifica! ― devo imparare ad arginarmi un po’…. Non è che puoi inondarli tutte le volte così, Board! 🙁

Questa settimana ho deciso di fare la sto(r)ica e proporre

SFIORANDO IL MURO
di Silvia Giralucci

Il docufilm apre la rassegna cinematografica “Che storia! – Quando il cinema racconta la storia organizzata dall’associazione “Note a Margine” e al via proprio mercoledì dal Mastro. Così è descritta la rassegna: “…La rassegna cinematografica di impegno civile per ripercorrere le vicende che hanno segnato l’Italia negli ultimi cinquant’ anni e offrire un’occasione di confronto e dibattito su periodi molto controversi del nostro Paese”.

Sapete perché non dovete guardarmi con quegli occhi mamma-mia-che-pacco-Board?

  1. Il docufilm è stato presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, e questa è cosa buona
  2. La regista sarà presente alla proiezione. E questa è cosa molto buona.
  3. La regista è la figlia di Graziano Giralucci, prima vittima delle Brigate Rosse, quindi può raccontare gli anni di piombo da “insider”. E questa è cosa buonissimissima
  4. Riacquisiremo punti col Mastro dopo la parentesi “Nemiche per sempre”, pur non proponendo l’ultima nullità di Almodovar “Gli amanti passeggeri” ― non me ne volere Mastro, ma il declino di un regista proprio no! 🙁

Prima di salutarvi, vi lascio una gran verità. L’altra sera io e la Honorary si disquisiva sulla natura vaticinatrice del Fibra e viene fuori che entrambe siamo rimaste colpite dallo stesso verso, un verso che reputo adattissimo a Let’s Movie e che vi prego di tenere a mente: Let’s Movie non passa mai di moda, come la.

http://www.youtube.com/watch?v=iFTbElhF9dE (al minuto e 21)

E dopo questa parentesi rosa tra le parole bella zio, vi ringrazio dell’attenzione ― sicuramente offuscata dalle abbuffate pasquali ― vi faccio degli auguri che ormai sono un po’ appassiti ma che per qualche ora reggono ancora, vi costringo bonariamente a bagnarvi nelle acque non del lago di Tiberiade ma del Movie Maelstrom, e vi porgo dei gran saluti, che stasera sono RAPsodicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Questa settimana il Sergente Fed FFF ha saltato Let’s Movie per un buonissimo motivo: il concerto in onore dell’incommensurabile Fabrizio De André e dell’incommensurabile album “La buona novella”. Da quelle dieci canzoni sublimi, decido di salutare la Pasqua con “Il testamento di Tito”. http://www.youtube.com/watch?v=jyL5pCtPr8w

Se qualche volta sentiamo l’Italia come un paese troppo cialtrone e impossibile, e siamo arrabbiati e delusi, pensiamo che l’Italia ha partorito Fabrizio. L’Italia, in fondo, fa anche quello.

SFIORANDO IL MURO: Nel 1974, Silvia Giralucci ha solo tre anni quando suo padre Graziano, militante dell’Msi, viene assassinato dalle Brigate Rosse nella sede dell’Msi di via Zabarella a Padova. L’evento segnerà vivamente l’esistenza di Silvia, provocando in lei un profondo vuoto affettivo, materiale e sociale, ma anche politico. Il ricordo di una scritta che la regista vedeva campeggiare sul muro di fronte alla casa della nonna e il ritrovamento negli archivi di famiglia di alcuni filmati in Super8 diventano lo spunto iniziale per un viaggio nel passato e nella memoria storica del nostro Paese, ripercorrendo gli anni del terrorismo anche attraverso interviste ai protagonisti di un’epoca che mostra ancora diversi lati oscuri.

 

 

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Let’s Movie CLXI

Let’s Movie CLXI

UN GIORNO DEVI ANDARE
di Giorgio Diritti
Italia-Francia, 2013, 110’
Giovedì 28/Thursday 28
Ore 21:00/9:00 pm
Astra/Dal Mastro
Tel. 0461-829002 (forse è meglio se prenotate/RSVP highly suggested)

Moonboot Moviers,

A tre giorni dall’equinozio (o è il solstizio?) di primavera, quando tutti ormai ragioniamo in termini puramente fiori-rosa-fiori-di-pesco e tiriamo fuori gli spolverini leggeri e mettiamo via i maglioni pesanti (mai avuto maglioni pesanti) e ci congratuliamo con noi stessi per aver scavallato il picco dell’inverno come Annibale con l’Alpe e ci ripetiamo dei giocondi “bravo/a bravo/a bravo/a brava/o” (così con questa cadenza a quattro tempi) immaginandoci saltellanti su prati finalmente snow-free, la fronte cinta da coroncine floreali ilonastaller, bucolici come mai potremmo essere in qualsiasi altro momento dell’anno, noi che viviamo di monossido e asfalto, a tre giorni da questi scenari di Arcadia, noi-ragazzi-di-oggi-noi, ci alziamo un mattino e ci ritroviamo in piena Lapponia, con il Dottor Zivago che spala la neve nel vialetto. Allora ti fermi un attimo, fai 2+2, e dici ah be’ certo, Let’s Movie ha proposto “Anna Karenina”, non poteva esserci clima primaverile con un film ambientato nel profondo inverno russo…Impossibile, con quei parallellismi meteo-celesti che Lez Muvi è in grado di stabilire con la meteo-celestialità.  😉
E poi pensi, ma che cavolo aspetta quel babbeo d’un Board a proporre “Spring Breakers” visto che di springtime c’è voglia?!
Quel babbeo d’un Board fa ammenda, ma voleva proteggervi da un film che il WG Mat ha scordato nell’istante in cui è uscito dalla sala! 🙁 Io non lo butterei via tutto tutto, differenzierei… diciamo che è una cartolina pop dal paese dei balocchi dello sballo USA…ma certo non rimarrà negli annali della cinematografia).
Tornando alla Lapponia… La nevicata di lunedì avrebbe spaventato tutti, della serie mettete al riparo donne, vecchi, bambini e non aprite a nessuno ― e fatemi aggiungere, molto meglio la November Rain delle nevicate*… 😉
Però io sono un Board dalla fortuna sfacciata dacché:

1. Posso contare su un Sergente di nome Fed FFF che all’evenienza lascia in garage il carroarmato e tira fuori il tassì, trasformandosi in un perfetto taxi-driver ― ma senza le turbe di Bobby De Niro ― e passa a raccattare me e il mio ombrello rotto sul portone di casa.
2. Posso contare sulla Honorary Member Mic e le sue tribolazioni professionali, che la spingono a percorrere A PIEDI la Terra-di-Mezzo tra Roncabronx e l’Astra, incurante dei Gollum del quartiere e delle insidie da marciapiede (=piciopacio, non viados). A lei s’è promessa una statua “in-da-block” che farà sfigurare quella della Arcuri a Latina (“La statua dell’Arcuri a Latina segna l’inizio del periodo noto come ‘Decadenza Pre 2.0’” così studieranno i ragazzi del 2235).

Ma la nevicata della giornata è stata ben poca cosa se paragonata alla lavata di capo che mi son presa dal Mastro! Diciamo che “Amiche da morire” non è stata la scelta del Board che l’ha maggiormente entusiasmato… 🙁
Allora io dico, Mastro, vengo in pace e con il capo cosparso di cenere! Ma tu sii un Mastro magnanimo, e da’ una possibilità al film della piccola Giorgia Farina! I tuoi standard sono alti e tu ti muovi nell’empireo del cinema d’alta scuola (fai tutto in quota insomma), ma please, cerca di essere indulgente nei confronti dei film più terra terra… Io vengo sistematicamente ripresa dai miei Moviers per le scelte troppo “engagées” (altrimenti dette “paccose”) che propongo, quindi CHI meglio di me puoi capirti?!? Però sto imparando a controllare il tasso di pregiudizi nel sangue, cercando di aprirmi anche a quello verso cui non avrei MAI pensato di aprirmi ― “Star Wars” è stata l’opening più eclatante (alla presenza di Darth Vader e sotto gli auspici di Master Yoda) ― ma c’ho guadagnato una cifra in termini pneumatici di respiro cinefilo (nonché di know-how intergalattico). Quindi sì, ecco, vengo a te con il capo spolverato di cenere e le mani piene di Farina… 🙂

Passando ad “Anna Karenina”….
Faccio la faccia che faccio (ma un sinonimo no?) quando qualcosa di very good è contaminata da qualcosa di very bad. Come servire un cup-cake di palladiana perfezione nel piatto in cui avete appena mangiato la trippa (so disgusting, Board). Anche la parte very good risente del very bad, e viene fuori un miscuglio, un macello, un mess-up (adesso enne sinonimi, la via di mezzo mai eh).
Il cup-cake per me coincide con l’originalità e l’inventiva di ambientare gran parte delle scene in un teatro di posa. Come posso spiegarvi….E’ come se tutta la storia del romanzo “Anna Karenina” ― ovvero l’innamoramento dell’eroina con Vronsky, la crisi con il marito, la tragedia verso cui la condurrà, e la storia parallela del tormento di Costia per Kitty ― venisse mostrato nella sua artificiosità e portato in un immenso teatro. Questo teatro è talmente immenso che si confonde con l’esterno ― o forse è l’esterno che entra nel teatro, chi lo sa ― e apre a paesaggi innevati, campi verdi o gialli che si estendono a perdita d’occhio. Io ho trovato molto Brecht in questo modo estraniante di raccontare le vicende ― vedere l’artificio della storia nel suo farsi permette di allontanarsi dalla storia stessa e godere di un punto di vista più lucido: era quello che faceva Brecht con il suo teatro politico. Del resto non c’è da stupirsi. Lo sceneggiatore di “Anna Karenina” è Tom Stoppard, grande genio del teatro sperimentale postmoderno made-in-UK che non avrebbe mai concepito una trasposizione naturalistica del romanzo…
Quindi tutto quello che succede, succede in un grandissimo set in movimento. I personaggi stessi si trovano a dialogare dietro le quinte, tra funi e carrucole e negli interstizi fra le scenografie e il palco. Un film così, capirete, conquista immediatamente l’attenzione di uno spettatore che ha voglia di sentire un classico della letteratura raccontato da una voce nuova, mai udita prima… Ovviamente il regista corre dei rischi: chi si aspetta una narrazione canonica, rimane spiazzato da questa ambientazione teatrale che mette in discussione le leggi di realtà e finzione.
Impressionante anche l’attenzione alle scene “esterne” che si presentano con una componente artistica spiccata che vi fa dire “ma aspetta un secondo, io quell’immagine lì l’ho già vista”…. Sì, hai visto “le Dejeuner sur l’Herbe” di Monet nella scena in cui Vronsky e Anna sono sdraiati in un prato, e Renoir con le sue folle maculate di luce e ombra nello sfondo della scena in cui Vronsky corre a cavallo all’ippodromo, e naturalmente Van Gogh nei campi gialli di granturco e nei girasoli e nelle distese innevate… L’arte entra nel teatro che entra nel cinema…
Notevole anche l’interpretazione di Aleksej Karenin, marito di Anna, da parte di Jude Law. Eh dovremmo dire il padre di Jude Law! Trucco&parrucco hanno fatto un lavoro spettacolare su di lui, invecchiandolo di vent’anni buoni! E lui è riuscito a non colorire troppo il personaggio, a lasciargli quella quieta mestizia e quell’aurea di sconfinata pacatezza di un uomo dalla natura mansueta che viene tradito, ma che tuttavia è disposto ad accettare tutto, tanto è l’amore che prova per la moglie adultera ― e il desiderio di smorzare gli scandali.

Fin qui tutto molto cup-cake, molto Palladio.
Adesso arriva la trippa.
La domanda che continuavamo a ripeterci io e la Mic in un pissi-pissi da comari era, ma chi caspita l’ha fatto, il casting per questo film?? No perché dovreste vedere “Anna Karenina” solo per sperimentare fino a quale livello di sapidità può arrivare un attore e la sua prestazione attoriale. 🙁

Ora. Prendiamo Vronsky, il Conte che rimbambisce completamente Anna, che le farà perdere la testa, il marito, la faccia, l’onore, e tutto quello che di perdibile vi viene in mente, you name it. Ora, come ve lo immaginate uno così? Un Justin Bieber del 4.0? Certochenno. Come minimo un Brad Pitt ai tempi di “Vento di passioni” (ma anche di “Burn After Reading”, lui va bene sempre dovunque e comunque), insomma, uno con una certo quantitativo di fascino attorno, una presenza scenica importante. Un figo insomma. Invece ci becchiamo ‘sto ragazzotto biondo Lowell (non il poeta Robert, bensì il biondino di “Georgie”) dai movimenti scordinati e il carisma sotto le suole delle scarpe che spegne tutta l’alchimia tra i due… La scena in cui lui e Anna ballano, che dovrebbe sprizzare fuoco ― perché la fiamma che devasta la vita di Anna parte proprio da lì, da quel ballo ― in realtà è rovinata dalle sue movenze goffe, dalla sua assoluta mancanza di musicalità, di passionalità ― una doccia fredda che smorza la scintilla fra i due.
Il colmo dei colmi è che lui, tale Aaron Johnson, nasce come ballerino! La Honorary Member Mic, che si occupa anche del Dipartimento R&D di Lez Muvi, l’ha scovato nel video “Uberlin” dei REM (link nel Juke-box Movie Maelstrom)! E lì, irriconoscibile come non mai, non è affatto male! Evidentemente il passo a due e le quadriglie non sono la sua specialità (così come la recitazione…). Magari gli consigliamo delle ripetizioni presso la Scuola di Amici, dove Garrison potrebbe seguirlo da vicino.
Ma non è solo l’interpretazione di Johnson a non convincere. Anche quella di Keira Knightley, mi lascia perplessa. Risulta eccessiva. E’ come se mostrasse le emozioni più che sentirle, come se forzasse sempre l’interpretazione per dimostrare che “sente”. E questa pantomima si vede. Avevo avuto quella stessa impressione in “A Dangerous Method” ― e non solo io, ma anche, se non ricordo male, il Fellow Testone che ne aveva giustamente notato il “molto mento” 🙂 ―  dove esasperava al massimo per dare credibilità al personaggio pazzo che interpretava. Forse Keira dovrebbe prendersi un bel calmante prima di andare in scena. O forse dovrebbe passare anche lei dalla Scuola di Amici, non so…
Ma ripeto, è colpa anche di chi ha fatto il casting. Confesso di non aver letto “Anna Karenina”, solo alcuni frammenti qua e là. Ma l’idea che ne ho in testa, e che poi mi è stata confermata googlando, è quella di una figura, dal “corpo opulento”…Keira ― pur bellissima ― non ha quel tipo di bellezza. E’ più androgina, più sbarazzina anche ― e con tutte le smorfie che fa poi… Non escludo che la scelta sia ricaduta su di lei proprio per dare una versione completamente diversa e, se vogliamo, più moderna, del personaggio. Però sarebbe come scegliere Kate Winslet per interpretare Madame Bovary, che Flaubert descrive “bruna, esile, graziosa”…Noi apprezziamo mooooolto la rinascimentale Kate, ma i panni di Emma Bovary le starebbe mooolto più stretti di qualsiasi apprezzamento potremmo provare nei suoi confronti…Certi personaggi della storia della letteratura hanno delle caratteristiche stabilite dal loro autore, e modificarle non è cosa da prendersi sotto gamba…  Vous comprenez quest’ce que je veux dire?
Purtroppo due insufficienze alla coppia di attori nel ruolo dei due protagonisti, capirete, impediscono la promozione del film. Ed è un peccato. Perché la parte cup-cake, è davvero interessante e a Joe Wright, il regista, va riconosciuto il coraggio di aver preso una pietra miliare ― altrimenti detta “mattone” ― della letteratura russa e averlo rivisto in chiave post-post-moderna. Bravo Joe, la prossima volta però rivolgiti all’Anarcozumi se vuoi organizzare un casting come si deve.

E questa settimana, V.I.P. Moviers, spolverate smoking e abito lungo perché siamo di Première con tanto di regista e produttori dal Mastro

UN GIORNO DEVI ANDARE
di Giorgio Diritti

Naturalmente quando si parla di Première e di registi-in-sala di chi troviamo lo zampino? Be’, ma di loro due, Mastrantonio che apre le porte a questi po’ po’ di personaggi, e la nostra Anarcozumi, che riesce sempre a portare la macchina del cinema in sala, con un lavoro di networking, planning, rogne-solving che non potete nemmeno immaginare!

Dovete sapere che il film è stato girato in Amazzonia e in Trentino (Amazzonia e Trentino, un’accoppiata insolita ma non così improbabile poi….). Quindi Fellows, non lasciatevi sfuggire la possibilità di vedere il film in anteprima e beneficiare della presenza del regista in sala ― sapete quanto sono fissata con i registi in sala, e non voglio diventare ripetitiva (!), ma credetemi quando vi dico che sono esperienze illuminanti che vanno sfruttate il più possibile…

Stasera ho davvero abusato di voi, Moviers, sareste autorizzati a denunciarmi se esistessero dei cine-cops all’interno di Let’s Movie, ma grazie a Dio NON esistono… Prima di chiudere però, voglio ringraziare il Fellow Andy Candy per il lavoro di Movier-recruiting che ha svolto con una tale scioltezza che pareva avesse fatto il Movier-recruiter da una vita. È riuscito ad accalappiare Andrea, d’ora in avanti, il Fellow Padovan Con la V (con la V perché non s’ha da confonderlo con degli stagisti mediocremente senza V), neo-Movier che come capirete non viene da Barletta, ma da un posticino ameno nella pianura padana, pieno di pianura, Padania e zanzare. Benvenuto Fellow, vedrai che Let’s Movie ti aiuterà a combattere la nostalgia per quel posticino così ameno! 🙂

Ok ok ok. Ho finito. Ripongo nel cassetto “La prossima volta” alcune chicche che ho raccolto durante la settimana ― settimana Tutta-vita-Trentoville con un sacco di eventi-cose-persone. Nel Movie-Maelstrom trovate un po’ di musica. Vi prego, non lasciatela lì, inascoltata. È un peccato. Il riassunto invece, quello potete pure lasciarlo lì ad agonizzare, il miserabile ― sì, è un trasfert: trasferisco il mio deficit di sintesi nell’odio per i riassunti, che-ci-volete-fare.

Vi ringrazio tutti, my milion-dollar Moviers, dal primo all’ultimo, dal più presente al più latitante. E i saluti di stasera sono extrastagionalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Ringrazio la Honorary Member Mic e le sue indagini, che permettono ad Aaron Johnson di riacquistare qualche punto nella categoria “ballo” ― Mic, dovrebbe essere Aaron a ringraziarti, ma da lì non ne viene fuori niente, l’abbiamo capito… http://www.youtube.com/watch?v=ZITh-XIikgI

* http://www.youtube.com/watch?v=8SbUC-UaAxE Questa perché la primavera a volte riporta neve, a volte Roses ‘N Guns… 😉

UN GIORNO DEVI ANDARE: Dolorose vicende familiari spingono Augusta, una giovane donna italiana, a mettere in discussione le certezze su cui aveva costruito la sua esistenza. Su una piccola barca e nell’immensità della natura amazzonica inizia il suo viaggio accompagnando Suor Franca, un’amica della madre, nella sua missione presso i villaggi indios. Il percorso di Augusta sembra mosso solo dalle domande per cui non ha risposte. Lasciata Franca, Augusta si cala nella realtà delle favelas di Manaus: qui nell’incontro con la gente semplice del luogo torna a percepire la forza atavica dell’istinto di vita, interpretando il “suo” viaggio fino ad isolarsi nella foresta, accogliendo il dolore e riscoprendo l’amore, nel corpo e nell’anima. In una dimensione in cui la natura assume un senso profetico, scandisce nuovi tempi e stabilisce priorità essenziali, Augusta affronta l’avventura della ricerca di se stessa, incarnando la questione universale del senso dell’esistenza umana. Le riprese si sono svolte in Amazzonia, mentre la parte italiana è stata girata nell’inverno 2011 in Trentino ― fra la città di Trento, la funivia di Sardagna e il Santuario di San Romedio in val di Non.

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Let’s Movie CLX

Let’s Movie CLX

ANNA KARENINA
di Joe Wright
UK, 2013, 130’
Lunedì 18/Monday 18
21:00/9:00 pm
Multisala Astra/Dal Mastro

Mojito Moviers,

Ma mi fa un po’ ridere questa storia che il nuovo Papa parli come Belen e abbia quei secondi nomi-cognomi-e-altro che fanno molto soap-opera e calcio sudamericano…Se dico Edson Arantes do Nasimiento capite tutti a chi mi riferisco eh ― e assicuro di non aver googlato, sono cresciuta con il Fellow Big, brother appassionato di calcio from-womb-to-tomb. 🙂 Sì, “Francesco I” c’ha quel totti di classe che non guasta mai (!!), quella romanità da bucatino de Trastevere…Però peccato, Papa Pelé suonava così bene…
Comunque dei dubbi mi attanagliano, as usual. Ma il TFR di Papa Ratzinger? E la convivenza? L’estate si divideranno Castelgandolfo, a luglio ci sto io, ad agosto ci vai tu? E la papa mobile? (Be’ Board, su quella no problem, Francesco usa i mezzi, non s’era capito??). Nei momenti di bad mood si rimbalzeranno “Papa don’t preach” da un angolo all’altro del Lotto San Pietro? Bah…
Ho elencato qui un po’ di quesiti idioti che rispecchiano, nel livello, l’idiozia di taluni (taluni?) servizi televisivi, telegiornali e trasmissioni, popolati da giornalisti o presunti tali pronti a strapparsi dai taccuini le idiozie che tanto li mandano in estasi in questi giorni, tipo la suolatura delle scarpette rosse di Rotkapchen Ratzinger ― l’emerito in panciolle― oppure la meccanica cromatica nascosta dentro le stufe da fumata bianca e le stufe da fumata nera ― caso mai valutassimo un sistema di riscaldamento alternativo e tono su tono con la zona giorno e la zona notte.
Va be’, spero che il delirio “New Pope Ieh Ieh Ieh” vada pian piano scemando perché onestamente né abbiamo pieni i camerlenghi di sorbirci la micro-aneddotica di Casa-Vianello-in-Vaticano, quando invece vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa Franceschito intenda per, e cito, “vivere con irreprensibilità”… Ma “irreprensibilità” in che senso? In generale? Nel particolare? Verso il nuovo? Verso Vatileaks? Catto-pedofilia? I matrimoni gay??! Faccecapì Francé…. 🙁
Direi che la papa-parentesi è stata sufficientemente volumetrica, e presento richiesta di chiuderla ― tanto si sa che noi Moviers facciamo sempre il bello e il cattivo tempo, anche a livello di piano regolatore interno.

Il Let’s Movie di mercoledì ha visto un piacevole rovesciamento delle parti! Questa volta ero io, insieme alla Honorary Member Mic appena-mangiata, ad aspettare il Sergente Fed FFF di là dalla vetrata, e a vederlo sopraggiungere allo Smelly… ma senza aria dik-dik e Bertha Mason, lui…lui molto più posato, andatura tranzolla stress-free che invidiamo potentemente. 🙁 Dopo lo scambio dei biglietti, prendiamo posizione, e sopraggiungono (ma basta!) l’Anarcozumi e la missed-her-much Fellow Cap reduci da un fast-meal al fast-food più red-neck di Trentoville (il fast-food più red-neck di Trentoville è tale Boston Bar, che di Boston (=chic) ha solo il nome, e potrebbe chiamarsi tranquillamente come il locale più American-squallor mai frequentato a Los Angeles, tale Apple Pan ― 10801 W Pico Blvd, così lo evitate ― quando i miei guys from L.A. e vostri Fellow Moviers mi trascinavano bonariamente in questi locali American-squallor e dintorni…Ah gli anni d’oro delgrandereal… :-)).
Che ridere, “Amiche da morire”! 🙂 Do ragione al Sergente: è un film di cui magari scorderemo il titolo, oppure la trama ― non è Kurosawa insomma, per quanto ci si scordi titoli e trame anche di Kurosawa. Però il film di Giorgia Farina vi fa ridere tanto! È scritto e diretto bene ― ricordiamo che la regista ha 28 anni, una Shirley Temple nel panorama registico italiano, dove gli over-50 vengono fatti rientrare nella categoria “giovanissimi emergenti della nuova generazione”. Le tre attrici funzionano a meraviglia insieme! Interpretano tre macchiette, ma lo fanno senza rimanerne intrappolati ― il rischio con le macchiette è finirne soffocati…. La Capotondi interpreta la parte dell’ingenuotta svampa, che sotto sotto tanto svampa non è, e devo dire che le riesce proprio bene. La Gerini è la escort del paese ― con due escort sul davanti mai viste prima sui vostri schermi! ― il profilo di malafemmena intraprendente e un po’ tamarra in cui ritroviamo dei tratti molto Gesssssicca di Ivà&Gessssica, (“Che c’hai mmmente, Ivà?” “Riempieti i polmoni e gettete in acqua. Ah vojo fa’ strana quella pupa”, citarono a fine film l’Anarcozumi e il Board, a riprova che “Viaggi di nozze” rimane una pietra miliare della cinematografia italiana). La Impacciatore è Crocetta, la bruttina stagionata del trio: zitella per colpa dei completi anni ’80 che porta (!) e della madre (che la vorrebbe tanto sposata, ma anche no), operaia in una fabbrica di tonni (“tonnata dentro sono”) e con il sogno di trovare un uomo che se la pigli. Le tre, così diverse e all’inizio ostili fra loro, finiscono per trovarsi coinvolte in tre omicidi, che loro stesse commettono ― che l’ingenua svampa commette! E le situazioni che si vengono a creare, tra teatralità e commedia all’italiana di una volta, regalano 90 minuti di spasso. I dialoghi sono scritti con astuzia e funzionano, e questo anche grazie all’intesa fra le tre protagoniste che s’incastrano alla perfezione ― non una scena di forzatura o goffaggine intra-interpretativa (intra-interpretativa?? Ma la smetti?!).

Interessanti per me anche la dimensione atemporale e ageografica che Giorgia Farina è riuscita a costruire. Siamo in Sicilia, ed è evidente (anche se il film è stato girato in Puglia!), ma l’isola su cui si svolgono le vicende non esiste, è inventata. Possiamo dire che è il luogo immaginario della sicilianità: un misto fra il paesino di Corleone e gli spot di Dolce&Gabbana e quello che “Sicily” vi fa venire in mente ― case bianchissime e arroccate, mare azzurrisimo e scogli, pesce fresco on-the-stall e salsedine in-the-air. Non fosse stato per i telefoni cellulari, il riferimento a internet (Meetic, ma giusto per fini pubblicitari), e i riferimenti a microfoni ambientali&luminol (Crocetta patita di CSI), tutti elementi peraltro non funzionali all’evoluzione della trama, non avremmo affatto collocato la commedia in quest’ultimo decennio. L’avremmo piazzata negli anni ’50 o giù di lì: quella è l’atmosfera evocata. Anche se devo dire che definirei boccaccesca l’intraprendenza femminile di certi personaggi e shakespeariana quella favolosa arguzia ai limiti della meschinità che caratterizza certe figure femminili del Bardo…Sì okay, magari scomodare Boccaccio e Shakespeare è un po’ azzardato, ma fate finta che parliamo per iperboli… 😉 E, sempre iperbolando, c’è pure un po’ di Verga: è vero che le tre protagoniste sono furbe e tagliate e alla fine riescono a farla franca, ma è anche vero che tutte e tre vivevano in uno stato di perenne interdipendenza con l’altro sesso in un contesto sociale da Aci Trezza ― e di perenne (interdi)pendenza: una pende dalle labbra di un pessimo marito, l’altra da quelle dei prendenti che non ha e l’altra ancora dai conti correnti dei clienti che si fa…
L’isola è popolata da donne matrone con grembiuli e chili di troppo che sorvegliano il paese, fanno le madonne ma che tutto vedono, nulla sanno e mute stanno. In questa sorta di ginarchia (sì, esiste) gli uomini ne escono un po’ massacrati: sono dei sempliciotti, o volgari, o delinquenti, o traditori o approfittatori o semplicemente dei polli. Ma ci sta. “Amiche da morire” non ha pretese sociologiche o di critica di genere ― menomale, le opere a tesi hanno fatto il loro tempo ― mi sembra più che altro una sorta di favola un po’ pink un po’ black ― altrimenti detta favola “pink panther” ― che consiglio di vedere se volete ridervela di gusto e gustarvi del riso (cavolo ma questo è un chiasmo?!?).

E per questa tornata settimanale, finiamo dritti dritti nell’800 tra quadriglie, trojke e dasvidania con

ANNA KARENINA
di Joe Wright

 

E diciamola tutta…avei potuto vivere benissimo senza “Anna Karenina”: ma voglio tornare dal Mastro! Cosi la prossima volta potrò finalmente plagiare Alfieri Vittorio e declamare “Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli” tornare all’Astra! 🙂 Ma tranquilli. Il Board sembra che butti lì i film così, un po’ random un po’ Endor (devo uscire dalla galassia Star Wars prima o poi, lo so), ma in realtà ha delle orecchie lunghe lunghe e ascolta unsaccounsacco… 🙂 Di questa versione di “Anna Karenina” si parla in termini assai entusiastici, e anche l’Anarcozumi, l’always-updated Anarcozumi, è andata a vederlo appena uscito e ne rimase colpita. Quindi, viste queste premesse, visto Alfieri Vittorio e Zumi Anarco, questa settimana si tirano fuori i cotillon ― che non s’è mai capito cosa siano, menomale che ci sono frizzi&lazzi ― e ci trasferiamo tutti quanti nella grandemadrerussia, da da. 😉

Mi do una pacca sulla spalla per celebrare la stringatezza di oggi, che ha il suo perché. Volevo salvare un po’ della vostra lucidità e indirizzarla nel Movie Maelstrom, che questa settimana merita davvero di essere esplorato dal vostro glittering eye*.
Emanuela, “film-maker, docente e quant’altro” che ci conosce da Roma grazie al brillante lavoro di networking della Fellow Chocobar ;-), e che assicura di seguirci sempre sul web, ha un suo progetto di cortometraggio da presentarci, “Safari”. Dato che ci segue SEMPRE SUL WEB (mammamia!) e che si è iscritta a Let’s Movie di sua spontanea volontà, senza passare dalle mani del Board o subire coercizioni di sorta, la sua cine-identità avrebbe dovuto essere “Fellow Santa Subito”. Ma:

1. Con il Vaticaos di questi giorni non è ancora chiaro chi si occuperà dei diritti di espressioni quali “Santo/a subito”, quindi meglio lasciar stare per il momento.
2. Grazie a un cognome che suona con il suo nome come un limerick irlandese, cine-battezziamo la ragazza, Movier Emalive pronunciato e scritto Emalaiv.

Benvenuta a bordo, Emalaiv! 🙂 Mandaci cine-progetti, oggetti, tutto quello che ti pare, noi si getta con molto piacere nel Movie Maelstrom, il calderon-senza-barca nato appunto per questo ― far circolare progetti, oggetti e tutto quello che ci pare. 😉

Ahimè, la stringatezza s’è allargata un po’ ― ma che volete farci, è lo spread…
Grazie foreva&eva (® Fellow Fiiii), il riassunto sta ventimilaleghe sotto il Movie Maelstrom, ed eccovi tanti saluti, che questa sera sono papaholicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

*Il “glittering eye” ce l’aveva il vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge…(E se non vi va di leggervi il poema, almeno guardatevi il film “Bright Star” prima del tema in classe, che vi getta in pieno Romanticismo inglese… ;-)).

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Ho chiesto alla Fellow Emalaiv di descriverci il suo progetto di cortometraggio, dando modo a me di cimentarmi nella pratica del copia-incolla e a voi di farvi un’idea di cosa sia “Safari”.
Vi giro anche i link alla pagina di facebook, al teaser in italiano e al teaser in inglese. Fateli girare anche voi ― dopotutto siamo nel Movie-Maelstrom….

http://www.facebook.com/pages/Safari/432012153537948?ref=stream

Ah quanto ci piacciono le sperimentazioni! Brava Emalaiv! 🙂

“Safari è un progetto per shortfilm ancora da realizzare.
Da qui si è sviluppato uno spin-off performativo per cui Safari sta diventando anche un live (musica, recitazione, videoproiezioni tutti rigorosamente dal vivo).
In genere la prima cosa che si chiede è: si, ma di cosa parla?
E’ giusto. Ecco qui: “Safari racconta la rivolta. Non si basa su un evento specifico ma è una storia vera. L’eroe e l’antieroe. L’inconsapevole atto di una passante. Suggestioni letterarie e cinematografiche. Flashback e flashfoward per un tempo che si ripete uguale a se stesso.
In un’ora zero di un giorno come un altro, in una città come un’altra, l’Uomo racconta come e perché quella che sembrerebbe una scelta per lui è di fatto un obbligo. E come è diventato il Cacciatore di Esseri.”
L’Uomo/Cacciatore è un simbolo, rappresenta tutti coloro che sono stanchi di ogni sopraffazione, per questo la storia narrata in Safari è universale.
Noi Safaristi siamo già nella jungla.
Seguiteci per avere news sul progetto e per sapere come diventare Safaristi. E perché parliamo di jungla.
Partecipate quanto volete magari rispondendo da subito a una domanda: voi, a cosa dite no?”

ANNA KARENINA: La storia si svolge nella sua versione originale nel tardo 19° secolo in Russia, ambientata nell’alta società ed esplora con forza la capacità di amare che sorge nel cuore dell’uomo, dalla passione tra adulteri al legame tra una madre ed i suoi figli. Quando Anna (Knightley) si porrà delle domande sulla sua felicità, il cambiamento arriverà nella sua famiglia, tra i suoi amici e nella comunità.

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Let’s Movie CLIX

Let’s Movie CLIX

AMICHE DA MORIRE
di Giorgia Farina
Italia 2013, 103′
Mercoledì 13/Wednesday 13
Ore 20:00/8:00pm
Multisala Modena/Lo Smelly

Feuilleton Fellows,

Che angoscia martedì! Innanzitutto tu, Board-dei-miei-stivali, devi ancora imparare a risolvere il problema di pag. 11 “Scarpe-spazio-tempo” che il testo “Fisica Creativa” ti propone a ogni Let’s Movie. 🙁 Non puoi uscire di casa quando il campanile non-sai-dove rintocca le OTTO quando il film attacca alle OTTO! E soprattutto NON puoi infilare quei trampoli lì con una caviglia mezza gonfia ― questa è una storia troppo lunga anche per voi amanti dei romanzi d’appendice ― e sperare di correre allo Smelly come se niente fosse, you, Board-dei-miei-stivali-anzi-trampoli che non sei altro! Ringrazia che il Sergente Fed FFF s’è organizzato 54 secondi prima di te ed è riuscito a prenderti il biglietto e a vederti sopraggiungere, con andatura dik-dik* (qui o tentate di indovinare o consultate le note a pié di pagina o mi mandate a) e la solita aria da Bertha Mason** (anche qui o tentate a indovinare o consultate le note a pié di pagina o mi mandate a). 🙁
Per me vedere il Sergente là, dietro la vetrata, che mi guarda sopraggiungere tra dik-dik e Bertha Mason, scuote il capo e se la ride, è stato come tornare sana e salva a Naboo dopo aver perlustrato la Morte Nera… 😉
Ci precipitiamo senza precipitarci in sala ― tanto ormai eravamo sani e salvi a Naboo ― per scoprire che la Sala 2 dello Smelly, la più importante in termini di posti&puzza, conta tipo 5 spettatori. “Un pienone di Moviers stasera eh”, commenta il Sergente, con navigata ironia. Il Board non riesce a soffocare una risata raffaellacarrà che rotola giù per tutto il pendio desolato della sala…Uah uah uah… 🙂
Purtroppo il Fellow Andy Candy s’è visto negare l’accesso alla Sala 2 per via del misero ritardino con cui s’è presentato alla porta… Lui ha avuto qualche difficoltà con il problema di pag 12 “Ufficio-spazio-tempo”…  Lo ringraziamo tuttavia della picchiata downtown: per noi la picchiata tentata vale quanto la picchiata riuscita. Ritenta, Andy Candy, e vedrai che sarai più fortunato! 😉

“Tutti contro tutti” ci ha fatto: sor&ridere, preoccupare, riflettere, stupire, e s’è guadagnato la promozione da parte del comitato straordinario Sergente+Board (che “Troupa d’Elite”! Che terrore! :-)). Sono stata così contenta, ma così contenta, di trovare Gulliver in un film Lilliput! L’opera prima di Ravello testimonia quanto il low-budgeting non sia la morte nera (aridajje) del far cinema. L’idea è tutto ― e lo dice David Lynch, non Silvio Muccino. E se la tua idea non è mostrare esseri azzurri che zompettano in una foresta fuori dal tempo (no, non i Puffi, quelli erano molto più cheap&done degli avatar di Zemeckis), non è che servano grandi finanziarie per fare un film.
Sì Mister Lynch, l’idea è proprio tutto. 😉
Rolando Ravello ha tratto ispirazione dalla vicenda assurda capitata a un suo amico ed è riuscito a coglierne e restituirne lo spirito di quella che oggi i critici che ne sanno chiamano “dramedy”, quella combinazione 50% drama, 50% comedy che risulta in un 100% lacrime di fun&pain. Il fatto che sia tratta da una storia vera non è un elemento funzionale alla riuscita del film ― il film sarebbe riuscito anche se la storia fosse stata finzione pura ― ma il fatto che l’episodio trattato sia vero contribuisce ad accrescere l’angoscia… Cercate di immaginarvi cosa succede al protagonista, e immedesimatevi un po’…Di ritorno dalla Comunione del figlio, la serratura di casa non risponde più alle chiavi… Accostando l’orecchio alla porta, Agostino sente che dentro casa sua ci sta qualcun’altro…. Persone (be’, parassiti) che gli hanno rubato casa!

Uno non ci pensa, al furto della casa. Possono portarti via la macchina, la bici (Angel R.I.P.), il lavoro (very bad anche quello), ma NON le mura domestiche! Cavolo, è calcestruzzo! L’idea che non basti più chiudere a chiave una porta per chiudere sottochiave il tuo spazio, proteggere quella manciata di metri quadri che l’immobiliarità strozzina a stento ti concede oggigiorno, be’, mette in discussione una delle poche “certezze” che ci raccontiamo.
Noi italiani siamo fissati col mattone, e si sa. Nella mentalità anglosassone una casa vale l’altra. Il cambio-casa è una pratica molto più easy, meno “drama”, anche burocraticamente. Qui in Italia ― forse anche per via del burocraticamente ― cambiare casa diventa più complesso… E poi noi di solito ci mettiamo il piezz ‘e còre, tendiamo ad attaccarci emotivamente allo spazio… Insomma, facciamo dello sturm-und-drang anche a livello catastale! Pensate se vi sottraessero casa senza avervi dato il tempo di elaborato il distacco. Un colpo (al cuore) e via, di punto in bianco la casa, andata, gone baby gone. Per tutta la durata del film io non ho fatto che sussurrare al povero Sergente “matirendiconto??? cioématirendiconto???”. E io l’unico mattone con cui sto in fissa è quello del ballo!
Il regista è stato molto bravo con le dosi. Humour abbondante, tragedia nei limiti (ma presente), un bel po’ di reale&iperreale (le scarpe da comprare al figlio che costano 89 dolorosissimi Euro; il pacchetto di biscotti del Discount…tutti dettagli che costruiscono il quadro della situazione senza tante parole), una buona spolverata di surreale (il Sergente suggeriva giustamente che si respira un certo mood di “L’erba di Grace”, e concordo a pieno ;-)).

Gli è riuscito questo film che mette in piazza il nuovo volto dell’homo-homini-lupus: di solito lo vediamo declinato nel lavoro ma non nell’ambito immobiliare… E ha individuato delle gran questioni presenti nella nostra società, come quella della lotta per lo spazio (il metro quadro), e della prevaricazione sulle persone, che si calpestano in base alla logica “mors-tua-vita-mea”… La prepotenza tocca tanti personaggi del film, ma non si tratta solo di una “semplice” prepotenza fine a se stessa, il bullismo (che peraltro il ragazzino cotto della figlia di Agostino subisce), è una prepotenza nuova, dettata dalla disperazione, come il finale GENIALMENTE propone (il finale è davvero da bocca spalancata, 100 punti per Ravello!). E finiamo per essere effettivamente “tutti contro tutti”… Italiani contro italiani, extracomunitari contro italiani, italiani contro extracomunitari, cognati contro cognati, tre tigri contro tre tigri (you silly Board)…
Mi piace molto anche la disposizione nucleare dei personaggi. Nucleare?? Sì, nucleare… Il nucleo famigliare di Agostino, quello della sorella, quello degli strozzini razzisti, quello dei tre perdigiorno seduti sulla panchina fuori dal condominio dove i fatti si svolgono, che osservano, inerti, il dramma in corso…Micro nuclei che agiscono non individualmente, ma nuclearmente… In quello del trio dell’accidia ― che ben rappresenta l’ozioso italiano medio, colui che osserva i fatti senza muovere un dito ― c’è più società italiana che qualsiasi Muccino (Gabriele stavolta) possa sperare di mettere insieme. Quando alla fine i tre daranno una mano al protagonista, ci si accende un barlume di speranza… Forse aiutarsi, in quest’Italia da far west, è ancora possibile… Se non sempre, almeno a momenti…
Coraggiosa e giusta la scena in cui Agostino perde la fede. La Chiesa a volte è davvero fuori luogo con i suoi consigli teorici quando stiamo soffocando in una melma (altrimenti detta…) di problemi pratici….

E altri 100 punti per i titoli di coda, inseriti in un bel montaggio di campanelli animati, davanti ai quali io e il Sergente abbiamo sgranato tanto d’occhi.
W Lilliput, Moviers! 😉

E per questa settimana, in onore della settimana scorsa e dell’8 marzo e delle donne che dell’8 marzo se ne fregano ma se voi uomini Moviers ci fate degli auguri non ci offendiamo anzi siamo contente perché ora vi rivelo una gran rivelazione, se ci fate degli auguri non vuol dire che ci consideriate esseri inferiori o che ignoriate gli accomplishment del femminismo e la parità dei sessi e blahblahblah, no, se ci fate degli auguri vuol dire che vi siete fermati un attimo nella vostra giornata di frenetici Fellows e avete pensato a noi, nulla di più e nulla di meno (l’ho detta tutta d’un fiato perché ce l’avevo lì che ribolliva), insomma, per questa settimana propongo, impongo e sostengo

AMICHE DA MORIRE
di Giorgia Farina

28. Gli anni di Giorgia Farina, la regista, che debutta con un film tutt’altro che commediola usa-e-getta. In più, a quanto sento, le protagoniste funzionano alla grande insieme ― e io sono una sostenitrice della Sabrina Impacciatore (sì, “della”), che ci faceva scompisciare già dai tempi di “Non è la Rai” (perdonatemi) e Lara Croft.
Un’unica cosa…Non definiamola “commedia al femminile”, please… Avete mai sentito definire “al maschile” una commedia interpretata da attori uomini?? …Questo ce la dice lunga su chi sia IL canone. Chi sia dominante e chi recessivo..
Ovviamente mi sto riferendo ai piselli di Mendel.
🙂

E anche per oggi ho cianciato abbastanza, credo… Prima del Movie Maelstrom più panciuto della storia, e del riassunto più inutile della storia, prima di ricordare al mio Mastrantonio che è sempre deep in my heart 🙂 nonostante la lontananza, vi faccio trovare, come promesso, le note a pié di pagina, a cui voi, lettori accaniti del romanzo d’appendice siete usi… E ovviamente ecco i miei grazie, countless&endless, e i miei saluti, pickwickianamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

*Il termine dik-dik indica le piccole (adorabili) antilopi del genere Madoqua, così minute su quelle zampette di nulla, che si teme crollino da un secondo all’altro. http://www.animalinelmondo.com/animali/mammiferi/524/dik-dik.html

** Pazza esagitata del romanzo “Jane Eyre” di Charlotte Bronte, passata alla storia per la sua esagitata pazzia.

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Non fossi andata a vederlo quand’ero a New York, il film che proporrei-imporrei-sosterrei questa settimana sarebbe “Il lato positivo – Silver Linings Playbook” di David Russell. I tre attori che ci recitano, Bradley Cooper, Quella-caduta-agli-Oscar (Jennifer Lawrence) e Bobby De Niro sono eccezionali. Sarà che ho visto il film in lingua originale quindi la pirotecnia dei dialoghi non era smorzata in alcun modo dal doppiaggio, sarà che i due protagonisti fanno la parte di due loser, due sbandati (nel senso che “hanno sbandato” uscendo dalla careggiata del “normale” sociale) e io subisco molto il fascino e la fascinazione dei loser, sarà che vi farete delle grasse risate, sarà che finalmente Bobby ritrova il piglio del grande attore dopo aver presenziato scialbo in scialbe commedie, sarà che il titolo viene da un detto che in inglese mi piace proprio, “every cloud has a silver lining”, che suona un po’ come “non tutto il male viene per nuocere” in italiano, ma volete mettere la poesia che c’è nell’evocare il bordo argenteo di una nuvola?, sarà che stavo all’Angelika Film Center e tutto sembra un po’ angeliko all’Angelika Film Center al 18 di W Houston Street, sarà che se penso a un film da consigliarvi per farvi passare una serata in cui farvi divertire ma anche imparare che i loser possono essere più winner dentro di qualsiasi winner autentico mi viene in mente proprio questo film, sarà per tutti questi motivi, ma a me il film è proprio piaciuto. In alcuni punti è molto americano, e anche il finale, e ci sono delle imperfezioni eh…. Ma lo consiglio convinta: il botta-e-risposta tra i protagonisti e la bravura dello sceneggiatore dietro quel botta-e-risposta, vale di certo il prezzo del biglietto.
E quella-caduta-agli-Oscar, che poi ha vinto l’Oscar proprio per questa interpretazione, è davvero DAVVERO brava! 🙂

La Fellow Cap ci segnala proativissimamente un evento a cui noi parteciperemo di sicuro, organizzando un “Let’s Movie to Theater” in movier-massa a Verona, sabato 16 marzo, grazie allo spettacolo “Amleto in salsa piccante”.

Maggiori info qui, http://www.teatrosantateresa.org/TESTI/Volantino%20festivaluilt_fisarmonica.pdf

Grazie Cap! E voi, Moviers del veronese, nello specifico, Fellow Deportami, Fellow Reverendo e Fellow Tecnico, questa è l’occasione per rivedersi e fare il punto della situazione dopo uno storico capodanno all’insegna dello SporTmaggiore dalla Fellow Lover Killer… 😉

AMICHE DA MORIRE: Il film racconta una storia che si svolge d’estate su un’isoletta del sud Italia. In questa realtà, divisa tra modernità e retrogrado tradizionalismo, si snodano le vite di tre donne, che malgrado le notevoli diversità si trovano costrette a far fronte comune per salvarsi la pelle. Gilda (Claudia Gerini), una bellezza verace venuta dal continente, che da anni sbarca il lunario facendo il mestiere più antico del mondo; Olivia (Cristiana Capotondi), una giovane moglie da manuale, bella ed elegante che suscita le invidie delle donne per la sua vita idilliaca accanto a un bel marito; Crocetta (Sabrina Impacciatore) il brutto anatroccolo che si mormora porti iella a qualsiasi sventurato le si avvicini e tenti di conquistarla. A complicare la loro vita arriva un fiero quanto brusco commissario di polizia, Nico Malachia (Vinicio Marchioni). Il commissario intuisce che le tre nascondono un segreto…

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Let’s Movie CLVIII

Let’s Movie CLVIII

TUTTI CONTRO TUTTI
di Rolando Ravello
Italia 2013, 100′
Martedì 5/Tuesday 5
20:00/8 pm
Multisala Modena/Lo Smelly

MacFarlane MovierFellows,

Noi ci lamentiamo della televisione di casa nostra ― e facciamo bene ― ma anche quella made-in-USA, ragazzi miei… Come annunciato, domenica scorsa, nel cuore della notte, ho guadagnato i territori apocalypsenow di Trento Nord e insieme alla Honorary Member Mic (sveglia per l’occasione & redbull-free!) abbiamo assistito alla cerimonia degli Oscar (dalle 2:30 am alle 6 am, MAMMAMIA).
Naturalmente il momento clou non è stata la consegna della statuetta al caro Quentin per la miglior sceneggiatura di “Django” (WG Mat, prendi e porta a casa, please :-)), o a Christoph Waltz per il suo wunderbar Doktor Schultz (WG Mat, prendi e porta a casa per due 🙂 ); e nemmeno la bocca asciutta e spalancata di Steven Spielberg (ih ih ih) davanti alla vittoria dell’Abominevole-Argo-delle-nevi proclamata da udiamo-udiamo Michelle Obama. Il momento clou è stato vedere Jennifer Lawrence rovinare sotto la saint-honoré del suo vestito sulle scale del Dolby Theatre; una caduta in mondovisione è una perla rara che finisce dritta dritta nello scrigno “Io c’ero quando quella-che-è-caduta-agli-Oscar è caduta agli Oscar (Jennifer Lawrence sarà Quella-caduta-agli-Oscar per tutto il mondo, per tutta la vita davanti, per ora e per sempre, amen). 🙂

Io e la Mic siamo state abbastanza infastidite dal presentatore, un nome uno scotch whisky, quintessenza della successfulness americana: regista, produttore, inventore dei “Griffin”, spigliatezza, battuta pronta, physique alquanto du role su faccia latoxlato da terzo gemello Forrester. L’ensemble francamente rimaneva assai indigesto ai gusti molto più robertdowneyjunior del Management lezmuviano. L’aggettivo “robertdowneyjunior” indica tutto ciò che finisce sotto la categoria “fascinoso, raffinato, ammappa” e che, come immaginerete, origina dal sostantivo, anzi dalla sostanza (tanta) “Robert Downey Junior”, supremo vincitore del Best Outfit 2013 ― premio che due anni fa toccò alla sostanza di Christopher Bale alias Bruce Wayne alias Batman alias whoever-you-want-to-be-baby-be-it. 😉
Quindi sì, lamentiamoci pure delle starlettine e dei giletti di casa nostra, ma teniamoci bene a mente che “when America sneezes, Europe catches a cold” e che gli obbrobri che Hollywood partorisce finiscono dritti dritti nel(l’asilo) nido di qua dall’oceano. E infatti domenica non s’è risparmiato su gag, sketch, coreografie da bassa balera “Ballando con le stelle” e collegamenti con personaggi dall’oltre tomba tipo il Comandante Kirk (con cui noi Jedi non vogliamo avere nulla a che fare).
Del resto ognuno ha i Kirk che si merita…
Mi piacerebbe tirare dritto davanti alla questione “Elections”, far finta di nulla e proseguire verso un altrove più edificante. Ma come dice il personaggio di Giovanni in “Viva la libertà”: “La politica e il cinema non sono così lontani: il genio e il bluff coesistono”… S’è visto, nelle elezioni di quest’anno, quanto il genio (del male) e il bluff (i bluff) coesistano nella politica… Solo una cosa: domenica scorsa mi ero augurata che i nani tornassero a infestare i boschi, al massimo i giardini, MA non le Camere, né tantomeno i Senati… Macchecavolo! 🙁 🙁
Del resto ognuno ha i nani che si merita…. 🙁 🙁
Il Let’s Movie di mercoledì ha guadagnato il consenso mio e della Honorary Member, e il dissenso dell’Anarcozumi (che col dissenso, lo sappiamo, ci va a nozze :-)). La situazione allo Smelly così si delineava: la Zu sbuffava sulla destra, la Mic se la ridacchiava sulla sinistra, e io in mezzo, a gustarmi l’effetto pressoché doppler di due reazioni disegual e contrarie. 🙂
“Viva la libertà” ha delle debolezze, e su questo abbiamo convenuto tutte, consenzienti e dissenzienti. Alcune scene peccano d’ingenuità, anche banalità se proprio proprio vogliamo dirla tutta. Le due ragazzine gemelle incorniciate nella vetrina di un bar, che rinviano al rapporto gemellare tra i due protagonisti, Oliviero ed Giovanni (interpretati da un Toni Servillo versione Giano Bifronte), non servono a una cippa, anzi, infastidiscono, perché ricalcano una realtà doppia che lo spettatore ha ben chiara in testa dopo aver passato 70 minuti davanti a Servillo Giano Bifronte. Poi ci sono altri dettagli che tradiscono delle sviste che tuttavia non ci aspetteremmo da un regista non più in erba. Gli elmetti nuovi di zecca in testa agli operai, la tinta per capelli sparita dopo un bagno in piscina (e qui il Fellow Robaywatch può confermare dall’alto della sua esperienza natatoria from the White Madonna: il cloro non fa effetto candeggio dopo un singolo lavaggio, non è ACE! :-)).
Ma non sono stati questi particolari a infastidire la Zu. La Zu è stata infastidita dall’eccesso di…come si dice.. di manierismo, sì ecco, manierismo, di Servillo che, secondo lei, “over-act”, cioè iper-interpreta, insommma, ridondeggia, nei due ruoli che ricopre. Un po’ con Sir Servillo il rischio è quello, in effetti… È talmente TANTO in termini di elastica maxillofacciale che può dare quest’impressione di…come si dice, Zu… di manierismo, sì ecco. 😉
Io credo di essere la meno adatta a criticare Toni, perché credo di esserne invaghita sin dai tempi di Titta de “Le conseguenze dell’amore”… Come dicevo alla Mic e alla Zu, Servillo è uno di quegli uomini che vorresti frugassero una stanza con lo sguardo e fra tutti sorridessero a TE: quando sorride “the whole world stops and stares for awhile”, come cantava lo stellare Bruno Mars. Io l’ho trovato come al solito straordinario: interpreta due gemelli diversi (ma senza “Mary”) e immaginate quanto possa essere difficile interpretare due sé. Uno, Oliviero, segretario del partito di opposizione, flemmatico, serioso, algido, posato (incalcolabili furono ai Moviers i danni causati dalla sinonimia :-(), l’altro, Giovanni, filosofo pazzo (ma proprio pazzo vero, fresco fresco da manicomio), estroverso, guitto, acuto, umano, sopra le righe. Servillo si sdoppia nelle due facce della stessa moneta ― in fondo ogni uomo è 50% Oliviero e 50% Giovanni ― diventa Dottor Jeckyll e Mister Hyde e non cambia solo nel look (scarruffato e grigio Giovanni, azzimato e tinto Oliviero) ma anche nella camminata, nel viso, persino nelle rughe, nel modo di calcare sulle parole. L’eloquio e il comportamento di Oliviero è un flusso monocorde, una passeggiata in pianura Padana. Giovanni è un fiume in piena, una giostra di citazioni, ritornelli non-sense canticchiati nei momenti più improbabili, e andature a metà fra il commediante e il maniaco-compulsivo.
Oliviero a un certo punto non ce la fa più e di punto in bianco lascia tutto e tutti e sparisce: si rifugia da un ex amore in Francia, per ritrovare se stesso, o meglio, per trovare se stesso (fa troppo Herman Hesse, vero?) ― questa fuga è stata ben compresa dallo stesso Giovanni, che commenta “non mi meraviglio, Oliviero non ha mai imparato ad essere se stesso”. Data la somiglianza omozigote dei due, Giovanni viene ingaggiato come “sostituto” del fratello per tenere buona l’opinione pubblica, ma sorprendentemente, risulterà molto più convincente del fratello…anche qui, quanti spunti! Un pazzo in politica è meglio di un “sano”? (Viene in mente solo a me un parallelismo con la favola tutta italiana del grillo e del monti…???). Chi determina il confine tra sanità e pazzia? Amleto ― che viene (re)citato nel film da Giovanni e sulla locandina attraverso il motto boardiano “C’è del metodo nella sua follia”, e che funge da spalla drammaturgica di Giovanni ― è sano, e pazzo è il mondo che gli sta intorno? O viceversa? Per me la linea tra sanità e follia è uno spazio elastico tutto da sondare.
Giovanni prende il posto di Oliviero mentre Oliviero impara ad essere un po’ Giovanni in Francia ― riscopre l’umanità, il lavoro manuale, i sensi, tutti elementi che aveva scordato (o forse mai imparato). E Giovanni si diverte come un matto (appunto) a far innamorare di sé gli altri… La libertà del titolo è quella riconquistata da Oliviero, la libertà di lasciarsi andare un po’, di stare con una sconosciuta una notte, di vivere insomma. È la libertà di Giovanni che vive in una casa in cui le sedie non sono sedie, ma portalibri… La libertà di portare l’autenticità di se stessi (che a volte è follia) nella quotidianità, perché essere autentici vuol dire essere umani, e la politica manca di questo, di vicinanza all’umano…Rimane anni luce da noi, e forse è per questo che oggi come oggi siamo così nauseati da un pianeta lontano popolato da buvette e valletti (!) e che sembra non capire VERAMENTE in che stato versi lo Stato…
Insomma, per quanto mi riguarda il film è riuscito a farmi pensare a sufficienza, e questo è già un obbiettivo raggiunto. E se c’è del, come si dice…del …del manierismo, ecco sì, be’ lo pago volentieri, se questo è lo scotto. Alla mia Anarcozumi dico invece che sì, ha ragione da vendere quando mi prende in giro: l’inquadratura dall’alto sui due materassini in piscina non c’era solo in Melrose Place e Beverly Hills 90210, ma anche nel Principe di Bel Air e pure ne “Il laureato”… Board, ma ci faccia il piacere ci faccia! 🙂

Decido di continuare sulla linea dei film piccolipiccoli… M’è capitato di vedere il supposed-to-be grandegrande “Zero Dark Thirty” in un martedì solitario e be’…me ne lamento giù nel Movie Maelstrom… Quindi anche per questa settimana let’s go Lilliput again

TUTTI CONTRO TUTTI
di Rolando Ravello

Sarà che la trama stuzzica e può riservare delle sorprese, sarà che dicono sia molto divertente ma anche amaro (e a noi ce piace), sarà che le opere prime vanno incoraggiate… Sarà poi che ho qualche dubbio nei confronti di “Educazione siberiana” (che dev’essere della scuola vince-ma-non-convince), ma io questa settimana rifuggo ancora i Gulliver e fuggo dal dio delle piccole cose…
E ancora rimarremo lontani dal Mastro, e ancora dovremmo farci andar bene l’orario da merenda trentina… La vita è uno stento dietro l’altro… 🙁 🙁

Ho parlato un sacco di “Viva la libertà” e temo di aver perso un sacco di voi Moviers on the way. Ringrazio perciò i superstiti che sono giunti sin qui, chiedo loro un altro piccolo sforzo fino a quella piccola radura laggiù, che i servivor prima di voi battezzarono “Movie Maelstrom”. Poi se vorrete potrete scegliere il riassunto, oppure stramazzare direttamente (a letto magari), e lo consiglio di cuore. Pregherei anche di accettare questi saluti, my hero Moviers, che questa sera sono jonathanswiftianamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Sì, martedì scorso, presa da un attacco di Mastrantonite ― forma acuta di nostalgia notturna da Mastrantonio, nella variante Mastrantonite o Matrantonight ― sono andata a vedere “Zero Dark Thirty”, la cronaca della cattura di Osama Bin Laden secondo Katheryn Bigelow. Non vi faccio il pippone che meriterebbe (vi siete già sorbiti quello su “Viva la libertà”…Some of them want to abuse you qui eh…)… Dico solo che un film così, per me, corre sul filo del rasoio. La Bigelow mostra le torture inflitte ai prigionieri iracheni senza denunciarle, facendole passare come atto necessario ― una specie di fine-giustifica-i-mezzi in chiave bellica che nemmeno Machiavelli, forse, avrebbe condiviso… Così facendo però, finisce per sfiorare (cadere nel?) giustificazionismo. Avrei preferito un film con una posizione netta, anche criticabile, ma pur sempre UNA posizione. Invece, come suggerisce giustamente la Mic, il film rimane neutro, sospeso… vola basso senza mai toccare un terreno che forse è troppo scottante… Dalla osannata Bigelow, mi sarei aspettata altro, honestly…

Se andate a vederlo, fatemi sapere che ne pensate…

E ora sweet dreams, da parte dell’adorabile Marilyn… http://www.youtube.com/watch?v=BHRyMcH6WMM

TUTTI CONTRO TUTTI: La lotta per mantenere un tetto sulla testa della propria famiglia può portare a fare cose folli e anche un po’ avventate. Lo sa bene Agostino, il protagonista di questa commedia contemporanea che, tornando nel suo appartamento di periferia dopo la Prima Comunione del figlio, trova la casa occupata da un’altra famiglia. Ci vorrà un piano davvero ingegnoso per rientrare nell’appartamento, anche se, proprio sul più bello, un ulteriore colpo di scena capovolgerà inaspettatamente gli eventi.

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