Let’s Movie CLVIII

Let’s Movie CLVIII

TUTTI CONTRO TUTTI
di Rolando Ravello
Italia 2013, 100′
Martedì 5/Tuesday 5
20:00/8 pm
Multisala Modena/Lo Smelly

MacFarlane MovierFellows,

Noi ci lamentiamo della televisione di casa nostra ― e facciamo bene ― ma anche quella made-in-USA, ragazzi miei… Come annunciato, domenica scorsa, nel cuore della notte, ho guadagnato i territori apocalypsenow di Trento Nord e insieme alla Honorary Member Mic (sveglia per l’occasione & redbull-free!) abbiamo assistito alla cerimonia degli Oscar (dalle 2:30 am alle 6 am, MAMMAMIA).
Naturalmente il momento clou non è stata la consegna della statuetta al caro Quentin per la miglior sceneggiatura di “Django” (WG Mat, prendi e porta a casa, please :-)), o a Christoph Waltz per il suo wunderbar Doktor Schultz (WG Mat, prendi e porta a casa per due 🙂 ); e nemmeno la bocca asciutta e spalancata di Steven Spielberg (ih ih ih) davanti alla vittoria dell’Abominevole-Argo-delle-nevi proclamata da udiamo-udiamo Michelle Obama. Il momento clou è stato vedere Jennifer Lawrence rovinare sotto la saint-honoré del suo vestito sulle scale del Dolby Theatre; una caduta in mondovisione è una perla rara che finisce dritta dritta nello scrigno “Io c’ero quando quella-che-è-caduta-agli-Oscar è caduta agli Oscar (Jennifer Lawrence sarà Quella-caduta-agli-Oscar per tutto il mondo, per tutta la vita davanti, per ora e per sempre, amen). 🙂

Io e la Mic siamo state abbastanza infastidite dal presentatore, un nome uno scotch whisky, quintessenza della successfulness americana: regista, produttore, inventore dei “Griffin”, spigliatezza, battuta pronta, physique alquanto du role su faccia latoxlato da terzo gemello Forrester. L’ensemble francamente rimaneva assai indigesto ai gusti molto più robertdowneyjunior del Management lezmuviano. L’aggettivo “robertdowneyjunior” indica tutto ciò che finisce sotto la categoria “fascinoso, raffinato, ammappa” e che, come immaginerete, origina dal sostantivo, anzi dalla sostanza (tanta) “Robert Downey Junior”, supremo vincitore del Best Outfit 2013 ― premio che due anni fa toccò alla sostanza di Christopher Bale alias Bruce Wayne alias Batman alias whoever-you-want-to-be-baby-be-it. 😉
Quindi sì, lamentiamoci pure delle starlettine e dei giletti di casa nostra, ma teniamoci bene a mente che “when America sneezes, Europe catches a cold” e che gli obbrobri che Hollywood partorisce finiscono dritti dritti nel(l’asilo) nido di qua dall’oceano. E infatti domenica non s’è risparmiato su gag, sketch, coreografie da bassa balera “Ballando con le stelle” e collegamenti con personaggi dall’oltre tomba tipo il Comandante Kirk (con cui noi Jedi non vogliamo avere nulla a che fare).
Del resto ognuno ha i Kirk che si merita…
Mi piacerebbe tirare dritto davanti alla questione “Elections”, far finta di nulla e proseguire verso un altrove più edificante. Ma come dice il personaggio di Giovanni in “Viva la libertà”: “La politica e il cinema non sono così lontani: il genio e il bluff coesistono”… S’è visto, nelle elezioni di quest’anno, quanto il genio (del male) e il bluff (i bluff) coesistano nella politica… Solo una cosa: domenica scorsa mi ero augurata che i nani tornassero a infestare i boschi, al massimo i giardini, MA non le Camere, né tantomeno i Senati… Macchecavolo! 🙁 🙁
Del resto ognuno ha i nani che si merita…. 🙁 🙁
Il Let’s Movie di mercoledì ha guadagnato il consenso mio e della Honorary Member, e il dissenso dell’Anarcozumi (che col dissenso, lo sappiamo, ci va a nozze :-)). La situazione allo Smelly così si delineava: la Zu sbuffava sulla destra, la Mic se la ridacchiava sulla sinistra, e io in mezzo, a gustarmi l’effetto pressoché doppler di due reazioni disegual e contrarie. 🙂
“Viva la libertà” ha delle debolezze, e su questo abbiamo convenuto tutte, consenzienti e dissenzienti. Alcune scene peccano d’ingenuità, anche banalità se proprio proprio vogliamo dirla tutta. Le due ragazzine gemelle incorniciate nella vetrina di un bar, che rinviano al rapporto gemellare tra i due protagonisti, Oliviero ed Giovanni (interpretati da un Toni Servillo versione Giano Bifronte), non servono a una cippa, anzi, infastidiscono, perché ricalcano una realtà doppia che lo spettatore ha ben chiara in testa dopo aver passato 70 minuti davanti a Servillo Giano Bifronte. Poi ci sono altri dettagli che tradiscono delle sviste che tuttavia non ci aspetteremmo da un regista non più in erba. Gli elmetti nuovi di zecca in testa agli operai, la tinta per capelli sparita dopo un bagno in piscina (e qui il Fellow Robaywatch può confermare dall’alto della sua esperienza natatoria from the White Madonna: il cloro non fa effetto candeggio dopo un singolo lavaggio, non è ACE! :-)).
Ma non sono stati questi particolari a infastidire la Zu. La Zu è stata infastidita dall’eccesso di…come si dice.. di manierismo, sì ecco, manierismo, di Servillo che, secondo lei, “over-act”, cioè iper-interpreta, insommma, ridondeggia, nei due ruoli che ricopre. Un po’ con Sir Servillo il rischio è quello, in effetti… È talmente TANTO in termini di elastica maxillofacciale che può dare quest’impressione di…come si dice, Zu… di manierismo, sì ecco. 😉
Io credo di essere la meno adatta a criticare Toni, perché credo di esserne invaghita sin dai tempi di Titta de “Le conseguenze dell’amore”… Come dicevo alla Mic e alla Zu, Servillo è uno di quegli uomini che vorresti frugassero una stanza con lo sguardo e fra tutti sorridessero a TE: quando sorride “the whole world stops and stares for awhile”, come cantava lo stellare Bruno Mars. Io l’ho trovato come al solito straordinario: interpreta due gemelli diversi (ma senza “Mary”) e immaginate quanto possa essere difficile interpretare due sé. Uno, Oliviero, segretario del partito di opposizione, flemmatico, serioso, algido, posato (incalcolabili furono ai Moviers i danni causati dalla sinonimia :-(), l’altro, Giovanni, filosofo pazzo (ma proprio pazzo vero, fresco fresco da manicomio), estroverso, guitto, acuto, umano, sopra le righe. Servillo si sdoppia nelle due facce della stessa moneta ― in fondo ogni uomo è 50% Oliviero e 50% Giovanni ― diventa Dottor Jeckyll e Mister Hyde e non cambia solo nel look (scarruffato e grigio Giovanni, azzimato e tinto Oliviero) ma anche nella camminata, nel viso, persino nelle rughe, nel modo di calcare sulle parole. L’eloquio e il comportamento di Oliviero è un flusso monocorde, una passeggiata in pianura Padana. Giovanni è un fiume in piena, una giostra di citazioni, ritornelli non-sense canticchiati nei momenti più improbabili, e andature a metà fra il commediante e il maniaco-compulsivo.
Oliviero a un certo punto non ce la fa più e di punto in bianco lascia tutto e tutti e sparisce: si rifugia da un ex amore in Francia, per ritrovare se stesso, o meglio, per trovare se stesso (fa troppo Herman Hesse, vero?) ― questa fuga è stata ben compresa dallo stesso Giovanni, che commenta “non mi meraviglio, Oliviero non ha mai imparato ad essere se stesso”. Data la somiglianza omozigote dei due, Giovanni viene ingaggiato come “sostituto” del fratello per tenere buona l’opinione pubblica, ma sorprendentemente, risulterà molto più convincente del fratello…anche qui, quanti spunti! Un pazzo in politica è meglio di un “sano”? (Viene in mente solo a me un parallelismo con la favola tutta italiana del grillo e del monti…???). Chi determina il confine tra sanità e pazzia? Amleto ― che viene (re)citato nel film da Giovanni e sulla locandina attraverso il motto boardiano “C’è del metodo nella sua follia”, e che funge da spalla drammaturgica di Giovanni ― è sano, e pazzo è il mondo che gli sta intorno? O viceversa? Per me la linea tra sanità e follia è uno spazio elastico tutto da sondare.
Giovanni prende il posto di Oliviero mentre Oliviero impara ad essere un po’ Giovanni in Francia ― riscopre l’umanità, il lavoro manuale, i sensi, tutti elementi che aveva scordato (o forse mai imparato). E Giovanni si diverte come un matto (appunto) a far innamorare di sé gli altri… La libertà del titolo è quella riconquistata da Oliviero, la libertà di lasciarsi andare un po’, di stare con una sconosciuta una notte, di vivere insomma. È la libertà di Giovanni che vive in una casa in cui le sedie non sono sedie, ma portalibri… La libertà di portare l’autenticità di se stessi (che a volte è follia) nella quotidianità, perché essere autentici vuol dire essere umani, e la politica manca di questo, di vicinanza all’umano…Rimane anni luce da noi, e forse è per questo che oggi come oggi siamo così nauseati da un pianeta lontano popolato da buvette e valletti (!) e che sembra non capire VERAMENTE in che stato versi lo Stato…
Insomma, per quanto mi riguarda il film è riuscito a farmi pensare a sufficienza, e questo è già un obbiettivo raggiunto. E se c’è del, come si dice…del …del manierismo, ecco sì, be’ lo pago volentieri, se questo è lo scotto. Alla mia Anarcozumi dico invece che sì, ha ragione da vendere quando mi prende in giro: l’inquadratura dall’alto sui due materassini in piscina non c’era solo in Melrose Place e Beverly Hills 90210, ma anche nel Principe di Bel Air e pure ne “Il laureato”… Board, ma ci faccia il piacere ci faccia! 🙂

Decido di continuare sulla linea dei film piccolipiccoli… M’è capitato di vedere il supposed-to-be grandegrande “Zero Dark Thirty” in un martedì solitario e be’…me ne lamento giù nel Movie Maelstrom… Quindi anche per questa settimana let’s go Lilliput again

TUTTI CONTRO TUTTI
di Rolando Ravello

Sarà che la trama stuzzica e può riservare delle sorprese, sarà che dicono sia molto divertente ma anche amaro (e a noi ce piace), sarà che le opere prime vanno incoraggiate… Sarà poi che ho qualche dubbio nei confronti di “Educazione siberiana” (che dev’essere della scuola vince-ma-non-convince), ma io questa settimana rifuggo ancora i Gulliver e fuggo dal dio delle piccole cose…
E ancora rimarremo lontani dal Mastro, e ancora dovremmo farci andar bene l’orario da merenda trentina… La vita è uno stento dietro l’altro… 🙁 🙁

Ho parlato un sacco di “Viva la libertà” e temo di aver perso un sacco di voi Moviers on the way. Ringrazio perciò i superstiti che sono giunti sin qui, chiedo loro un altro piccolo sforzo fino a quella piccola radura laggiù, che i servivor prima di voi battezzarono “Movie Maelstrom”. Poi se vorrete potrete scegliere il riassunto, oppure stramazzare direttamente (a letto magari), e lo consiglio di cuore. Pregherei anche di accettare questi saluti, my hero Moviers, che questa sera sono jonathanswiftianamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Sì, martedì scorso, presa da un attacco di Mastrantonite ― forma acuta di nostalgia notturna da Mastrantonio, nella variante Mastrantonite o Matrantonight ― sono andata a vedere “Zero Dark Thirty”, la cronaca della cattura di Osama Bin Laden secondo Katheryn Bigelow. Non vi faccio il pippone che meriterebbe (vi siete già sorbiti quello su “Viva la libertà”…Some of them want to abuse you qui eh…)… Dico solo che un film così, per me, corre sul filo del rasoio. La Bigelow mostra le torture inflitte ai prigionieri iracheni senza denunciarle, facendole passare come atto necessario ― una specie di fine-giustifica-i-mezzi in chiave bellica che nemmeno Machiavelli, forse, avrebbe condiviso… Così facendo però, finisce per sfiorare (cadere nel?) giustificazionismo. Avrei preferito un film con una posizione netta, anche criticabile, ma pur sempre UNA posizione. Invece, come suggerisce giustamente la Mic, il film rimane neutro, sospeso… vola basso senza mai toccare un terreno che forse è troppo scottante… Dalla osannata Bigelow, mi sarei aspettata altro, honestly…

Se andate a vederlo, fatemi sapere che ne pensate…

E ora sweet dreams, da parte dell’adorabile Marilyn… http://www.youtube.com/watch?v=BHRyMcH6WMM

TUTTI CONTRO TUTTI: La lotta per mantenere un tetto sulla testa della propria famiglia può portare a fare cose folli e anche un po’ avventate. Lo sa bene Agostino, il protagonista di questa commedia contemporanea che, tornando nel suo appartamento di periferia dopo la Prima Comunione del figlio, trova la casa occupata da un’altra famiglia. Ci vorrà un piano davvero ingegnoso per rientrare nell’appartamento, anche se, proprio sul più bello, un ulteriore colpo di scena capovolgerà inaspettatamente gli eventi.

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2 Comments

  1. Che sia nero su bianco! gli oscar sono premi all’industria quindi se django li ha vinti non è del tutto meritorio a mio parere!
    e comunque, sto chiedendo a un sacco di gente cosa ne pensa di django, e tutti fanno quella faccia per dire “beh, ecco, bel film eh per carità… però…”

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    • The Board |

      Prendi e porta a casa, Mat…

      🙂 🙂

      TB

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