Let’s Movie CLX

Let’s Movie CLX

ANNA KARENINA
di Joe Wright
UK, 2013, 130’
Lunedì 18/Monday 18
21:00/9:00 pm
Multisala Astra/Dal Mastro

Mojito Moviers,

Ma mi fa un po’ ridere questa storia che il nuovo Papa parli come Belen e abbia quei secondi nomi-cognomi-e-altro che fanno molto soap-opera e calcio sudamericano…Se dico Edson Arantes do Nasimiento capite tutti a chi mi riferisco eh ― e assicuro di non aver googlato, sono cresciuta con il Fellow Big, brother appassionato di calcio from-womb-to-tomb. 🙂 Sì, “Francesco I” c’ha quel totti di classe che non guasta mai (!!), quella romanità da bucatino de Trastevere…Però peccato, Papa Pelé suonava così bene…
Comunque dei dubbi mi attanagliano, as usual. Ma il TFR di Papa Ratzinger? E la convivenza? L’estate si divideranno Castelgandolfo, a luglio ci sto io, ad agosto ci vai tu? E la papa mobile? (Be’ Board, su quella no problem, Francesco usa i mezzi, non s’era capito??). Nei momenti di bad mood si rimbalzeranno “Papa don’t preach” da un angolo all’altro del Lotto San Pietro? Bah…
Ho elencato qui un po’ di quesiti idioti che rispecchiano, nel livello, l’idiozia di taluni (taluni?) servizi televisivi, telegiornali e trasmissioni, popolati da giornalisti o presunti tali pronti a strapparsi dai taccuini le idiozie che tanto li mandano in estasi in questi giorni, tipo la suolatura delle scarpette rosse di Rotkapchen Ratzinger ― l’emerito in panciolle― oppure la meccanica cromatica nascosta dentro le stufe da fumata bianca e le stufe da fumata nera ― caso mai valutassimo un sistema di riscaldamento alternativo e tono su tono con la zona giorno e la zona notte.
Va be’, spero che il delirio “New Pope Ieh Ieh Ieh” vada pian piano scemando perché onestamente né abbiamo pieni i camerlenghi di sorbirci la micro-aneddotica di Casa-Vianello-in-Vaticano, quando invece vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa Franceschito intenda per, e cito, “vivere con irreprensibilità”… Ma “irreprensibilità” in che senso? In generale? Nel particolare? Verso il nuovo? Verso Vatileaks? Catto-pedofilia? I matrimoni gay??! Faccecapì Francé…. 🙁
Direi che la papa-parentesi è stata sufficientemente volumetrica, e presento richiesta di chiuderla ― tanto si sa che noi Moviers facciamo sempre il bello e il cattivo tempo, anche a livello di piano regolatore interno.

Il Let’s Movie di mercoledì ha visto un piacevole rovesciamento delle parti! Questa volta ero io, insieme alla Honorary Member Mic appena-mangiata, ad aspettare il Sergente Fed FFF di là dalla vetrata, e a vederlo sopraggiungere allo Smelly… ma senza aria dik-dik e Bertha Mason, lui…lui molto più posato, andatura tranzolla stress-free che invidiamo potentemente. 🙁 Dopo lo scambio dei biglietti, prendiamo posizione, e sopraggiungono (ma basta!) l’Anarcozumi e la missed-her-much Fellow Cap reduci da un fast-meal al fast-food più red-neck di Trentoville (il fast-food più red-neck di Trentoville è tale Boston Bar, che di Boston (=chic) ha solo il nome, e potrebbe chiamarsi tranquillamente come il locale più American-squallor mai frequentato a Los Angeles, tale Apple Pan ― 10801 W Pico Blvd, così lo evitate ― quando i miei guys from L.A. e vostri Fellow Moviers mi trascinavano bonariamente in questi locali American-squallor e dintorni…Ah gli anni d’oro delgrandereal… :-)).
Che ridere, “Amiche da morire”! 🙂 Do ragione al Sergente: è un film di cui magari scorderemo il titolo, oppure la trama ― non è Kurosawa insomma, per quanto ci si scordi titoli e trame anche di Kurosawa. Però il film di Giorgia Farina vi fa ridere tanto! È scritto e diretto bene ― ricordiamo che la regista ha 28 anni, una Shirley Temple nel panorama registico italiano, dove gli over-50 vengono fatti rientrare nella categoria “giovanissimi emergenti della nuova generazione”. Le tre attrici funzionano a meraviglia insieme! Interpretano tre macchiette, ma lo fanno senza rimanerne intrappolati ― il rischio con le macchiette è finirne soffocati…. La Capotondi interpreta la parte dell’ingenuotta svampa, che sotto sotto tanto svampa non è, e devo dire che le riesce proprio bene. La Gerini è la escort del paese ― con due escort sul davanti mai viste prima sui vostri schermi! ― il profilo di malafemmena intraprendente e un po’ tamarra in cui ritroviamo dei tratti molto Gesssssicca di Ivà&Gessssica, (“Che c’hai mmmente, Ivà?” “Riempieti i polmoni e gettete in acqua. Ah vojo fa’ strana quella pupa”, citarono a fine film l’Anarcozumi e il Board, a riprova che “Viaggi di nozze” rimane una pietra miliare della cinematografia italiana). La Impacciatore è Crocetta, la bruttina stagionata del trio: zitella per colpa dei completi anni ’80 che porta (!) e della madre (che la vorrebbe tanto sposata, ma anche no), operaia in una fabbrica di tonni (“tonnata dentro sono”) e con il sogno di trovare un uomo che se la pigli. Le tre, così diverse e all’inizio ostili fra loro, finiscono per trovarsi coinvolte in tre omicidi, che loro stesse commettono ― che l’ingenua svampa commette! E le situazioni che si vengono a creare, tra teatralità e commedia all’italiana di una volta, regalano 90 minuti di spasso. I dialoghi sono scritti con astuzia e funzionano, e questo anche grazie all’intesa fra le tre protagoniste che s’incastrano alla perfezione ― non una scena di forzatura o goffaggine intra-interpretativa (intra-interpretativa?? Ma la smetti?!).

Interessanti per me anche la dimensione atemporale e ageografica che Giorgia Farina è riuscita a costruire. Siamo in Sicilia, ed è evidente (anche se il film è stato girato in Puglia!), ma l’isola su cui si svolgono le vicende non esiste, è inventata. Possiamo dire che è il luogo immaginario della sicilianità: un misto fra il paesino di Corleone e gli spot di Dolce&Gabbana e quello che “Sicily” vi fa venire in mente ― case bianchissime e arroccate, mare azzurrisimo e scogli, pesce fresco on-the-stall e salsedine in-the-air. Non fosse stato per i telefoni cellulari, il riferimento a internet (Meetic, ma giusto per fini pubblicitari), e i riferimenti a microfoni ambientali&luminol (Crocetta patita di CSI), tutti elementi peraltro non funzionali all’evoluzione della trama, non avremmo affatto collocato la commedia in quest’ultimo decennio. L’avremmo piazzata negli anni ’50 o giù di lì: quella è l’atmosfera evocata. Anche se devo dire che definirei boccaccesca l’intraprendenza femminile di certi personaggi e shakespeariana quella favolosa arguzia ai limiti della meschinità che caratterizza certe figure femminili del Bardo…Sì okay, magari scomodare Boccaccio e Shakespeare è un po’ azzardato, ma fate finta che parliamo per iperboli… 😉 E, sempre iperbolando, c’è pure un po’ di Verga: è vero che le tre protagoniste sono furbe e tagliate e alla fine riescono a farla franca, ma è anche vero che tutte e tre vivevano in uno stato di perenne interdipendenza con l’altro sesso in un contesto sociale da Aci Trezza ― e di perenne (interdi)pendenza: una pende dalle labbra di un pessimo marito, l’altra da quelle dei prendenti che non ha e l’altra ancora dai conti correnti dei clienti che si fa…
L’isola è popolata da donne matrone con grembiuli e chili di troppo che sorvegliano il paese, fanno le madonne ma che tutto vedono, nulla sanno e mute stanno. In questa sorta di ginarchia (sì, esiste) gli uomini ne escono un po’ massacrati: sono dei sempliciotti, o volgari, o delinquenti, o traditori o approfittatori o semplicemente dei polli. Ma ci sta. “Amiche da morire” non ha pretese sociologiche o di critica di genere ― menomale, le opere a tesi hanno fatto il loro tempo ― mi sembra più che altro una sorta di favola un po’ pink un po’ black ― altrimenti detta favola “pink panther” ― che consiglio di vedere se volete ridervela di gusto e gustarvi del riso (cavolo ma questo è un chiasmo?!?).

E per questa tornata settimanale, finiamo dritti dritti nell’800 tra quadriglie, trojke e dasvidania con

ANNA KARENINA
di Joe Wright

 

E diciamola tutta…avei potuto vivere benissimo senza “Anna Karenina”: ma voglio tornare dal Mastro! Cosi la prossima volta potrò finalmente plagiare Alfieri Vittorio e declamare “Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli” tornare all’Astra! 🙂 Ma tranquilli. Il Board sembra che butti lì i film così, un po’ random un po’ Endor (devo uscire dalla galassia Star Wars prima o poi, lo so), ma in realtà ha delle orecchie lunghe lunghe e ascolta unsaccounsacco… 🙂 Di questa versione di “Anna Karenina” si parla in termini assai entusiastici, e anche l’Anarcozumi, l’always-updated Anarcozumi, è andata a vederlo appena uscito e ne rimase colpita. Quindi, viste queste premesse, visto Alfieri Vittorio e Zumi Anarco, questa settimana si tirano fuori i cotillon ― che non s’è mai capito cosa siano, menomale che ci sono frizzi&lazzi ― e ci trasferiamo tutti quanti nella grandemadrerussia, da da. 😉

Mi do una pacca sulla spalla per celebrare la stringatezza di oggi, che ha il suo perché. Volevo salvare un po’ della vostra lucidità e indirizzarla nel Movie Maelstrom, che questa settimana merita davvero di essere esplorato dal vostro glittering eye*.
Emanuela, “film-maker, docente e quant’altro” che ci conosce da Roma grazie al brillante lavoro di networking della Fellow Chocobar ;-), e che assicura di seguirci sempre sul web, ha un suo progetto di cortometraggio da presentarci, “Safari”. Dato che ci segue SEMPRE SUL WEB (mammamia!) e che si è iscritta a Let’s Movie di sua spontanea volontà, senza passare dalle mani del Board o subire coercizioni di sorta, la sua cine-identità avrebbe dovuto essere “Fellow Santa Subito”. Ma:

1. Con il Vaticaos di questi giorni non è ancora chiaro chi si occuperà dei diritti di espressioni quali “Santo/a subito”, quindi meglio lasciar stare per il momento.
2. Grazie a un cognome che suona con il suo nome come un limerick irlandese, cine-battezziamo la ragazza, Movier Emalive pronunciato e scritto Emalaiv.

Benvenuta a bordo, Emalaiv! 🙂 Mandaci cine-progetti, oggetti, tutto quello che ti pare, noi si getta con molto piacere nel Movie Maelstrom, il calderon-senza-barca nato appunto per questo ― far circolare progetti, oggetti e tutto quello che ci pare. 😉

Ahimè, la stringatezza s’è allargata un po’ ― ma che volete farci, è lo spread…
Grazie foreva&eva (® Fellow Fiiii), il riassunto sta ventimilaleghe sotto il Movie Maelstrom, ed eccovi tanti saluti, che questa sera sono papaholicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

*Il “glittering eye” ce l’aveva il vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge…(E se non vi va di leggervi il poema, almeno guardatevi il film “Bright Star” prima del tema in classe, che vi getta in pieno Romanticismo inglese… ;-)).

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Ho chiesto alla Fellow Emalaiv di descriverci il suo progetto di cortometraggio, dando modo a me di cimentarmi nella pratica del copia-incolla e a voi di farvi un’idea di cosa sia “Safari”.
Vi giro anche i link alla pagina di facebook, al teaser in italiano e al teaser in inglese. Fateli girare anche voi ― dopotutto siamo nel Movie-Maelstrom….

http://www.facebook.com/pages/Safari/432012153537948?ref=stream

Ah quanto ci piacciono le sperimentazioni! Brava Emalaiv! 🙂

“Safari è un progetto per shortfilm ancora da realizzare.
Da qui si è sviluppato uno spin-off performativo per cui Safari sta diventando anche un live (musica, recitazione, videoproiezioni tutti rigorosamente dal vivo).
In genere la prima cosa che si chiede è: si, ma di cosa parla?
E’ giusto. Ecco qui: “Safari racconta la rivolta. Non si basa su un evento specifico ma è una storia vera. L’eroe e l’antieroe. L’inconsapevole atto di una passante. Suggestioni letterarie e cinematografiche. Flashback e flashfoward per un tempo che si ripete uguale a se stesso.
In un’ora zero di un giorno come un altro, in una città come un’altra, l’Uomo racconta come e perché quella che sembrerebbe una scelta per lui è di fatto un obbligo. E come è diventato il Cacciatore di Esseri.”
L’Uomo/Cacciatore è un simbolo, rappresenta tutti coloro che sono stanchi di ogni sopraffazione, per questo la storia narrata in Safari è universale.
Noi Safaristi siamo già nella jungla.
Seguiteci per avere news sul progetto e per sapere come diventare Safaristi. E perché parliamo di jungla.
Partecipate quanto volete magari rispondendo da subito a una domanda: voi, a cosa dite no?”

ANNA KARENINA: La storia si svolge nella sua versione originale nel tardo 19° secolo in Russia, ambientata nell’alta società ed esplora con forza la capacità di amare che sorge nel cuore dell’uomo, dalla passione tra adulteri al legame tra una madre ed i suoi figli. Quando Anna (Knightley) si porrà delle domande sulla sua felicità, il cambiamento arriverà nella sua famiglia, tra i suoi amici e nella comunità.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

1 Comment

  1. vi benedico! 
    Emaliv (lelalive) tra le altre cose santa 🙂

    Current score: 0
    GD Star Rating
    loading...
    GD Star Rating
    loading...

Leave a Reply