Let’s Movie CLXI

Let’s Movie CLXI

UN GIORNO DEVI ANDARE
di Giorgio Diritti
Italia-Francia, 2013, 110’
Giovedì 28/Thursday 28
Ore 21:00/9:00 pm
Astra/Dal Mastro
Tel. 0461-829002 (forse è meglio se prenotate/RSVP highly suggested)

Moonboot Moviers,

A tre giorni dall’equinozio (o è il solstizio?) di primavera, quando tutti ormai ragioniamo in termini puramente fiori-rosa-fiori-di-pesco e tiriamo fuori gli spolverini leggeri e mettiamo via i maglioni pesanti (mai avuto maglioni pesanti) e ci congratuliamo con noi stessi per aver scavallato il picco dell’inverno come Annibale con l’Alpe e ci ripetiamo dei giocondi “bravo/a bravo/a bravo/a brava/o” (così con questa cadenza a quattro tempi) immaginandoci saltellanti su prati finalmente snow-free, la fronte cinta da coroncine floreali ilonastaller, bucolici come mai potremmo essere in qualsiasi altro momento dell’anno, noi che viviamo di monossido e asfalto, a tre giorni da questi scenari di Arcadia, noi-ragazzi-di-oggi-noi, ci alziamo un mattino e ci ritroviamo in piena Lapponia, con il Dottor Zivago che spala la neve nel vialetto. Allora ti fermi un attimo, fai 2+2, e dici ah be’ certo, Let’s Movie ha proposto “Anna Karenina”, non poteva esserci clima primaverile con un film ambientato nel profondo inverno russo…Impossibile, con quei parallellismi meteo-celesti che Lez Muvi è in grado di stabilire con la meteo-celestialità.  😉
E poi pensi, ma che cavolo aspetta quel babbeo d’un Board a proporre “Spring Breakers” visto che di springtime c’è voglia?!
Quel babbeo d’un Board fa ammenda, ma voleva proteggervi da un film che il WG Mat ha scordato nell’istante in cui è uscito dalla sala! 🙁 Io non lo butterei via tutto tutto, differenzierei… diciamo che è una cartolina pop dal paese dei balocchi dello sballo USA…ma certo non rimarrà negli annali della cinematografia).
Tornando alla Lapponia… La nevicata di lunedì avrebbe spaventato tutti, della serie mettete al riparo donne, vecchi, bambini e non aprite a nessuno ― e fatemi aggiungere, molto meglio la November Rain delle nevicate*… 😉
Però io sono un Board dalla fortuna sfacciata dacché:

1. Posso contare su un Sergente di nome Fed FFF che all’evenienza lascia in garage il carroarmato e tira fuori il tassì, trasformandosi in un perfetto taxi-driver ― ma senza le turbe di Bobby De Niro ― e passa a raccattare me e il mio ombrello rotto sul portone di casa.
2. Posso contare sulla Honorary Member Mic e le sue tribolazioni professionali, che la spingono a percorrere A PIEDI la Terra-di-Mezzo tra Roncabronx e l’Astra, incurante dei Gollum del quartiere e delle insidie da marciapiede (=piciopacio, non viados). A lei s’è promessa una statua “in-da-block” che farà sfigurare quella della Arcuri a Latina (“La statua dell’Arcuri a Latina segna l’inizio del periodo noto come ‘Decadenza Pre 2.0’” così studieranno i ragazzi del 2235).

Ma la nevicata della giornata è stata ben poca cosa se paragonata alla lavata di capo che mi son presa dal Mastro! Diciamo che “Amiche da morire” non è stata la scelta del Board che l’ha maggiormente entusiasmato… 🙁
Allora io dico, Mastro, vengo in pace e con il capo cosparso di cenere! Ma tu sii un Mastro magnanimo, e da’ una possibilità al film della piccola Giorgia Farina! I tuoi standard sono alti e tu ti muovi nell’empireo del cinema d’alta scuola (fai tutto in quota insomma), ma please, cerca di essere indulgente nei confronti dei film più terra terra… Io vengo sistematicamente ripresa dai miei Moviers per le scelte troppo “engagées” (altrimenti dette “paccose”) che propongo, quindi CHI meglio di me puoi capirti?!? Però sto imparando a controllare il tasso di pregiudizi nel sangue, cercando di aprirmi anche a quello verso cui non avrei MAI pensato di aprirmi ― “Star Wars” è stata l’opening più eclatante (alla presenza di Darth Vader e sotto gli auspici di Master Yoda) ― ma c’ho guadagnato una cifra in termini pneumatici di respiro cinefilo (nonché di know-how intergalattico). Quindi sì, ecco, vengo a te con il capo spolverato di cenere e le mani piene di Farina… 🙂

Passando ad “Anna Karenina”….
Faccio la faccia che faccio (ma un sinonimo no?) quando qualcosa di very good è contaminata da qualcosa di very bad. Come servire un cup-cake di palladiana perfezione nel piatto in cui avete appena mangiato la trippa (so disgusting, Board). Anche la parte very good risente del very bad, e viene fuori un miscuglio, un macello, un mess-up (adesso enne sinonimi, la via di mezzo mai eh).
Il cup-cake per me coincide con l’originalità e l’inventiva di ambientare gran parte delle scene in un teatro di posa. Come posso spiegarvi….E’ come se tutta la storia del romanzo “Anna Karenina” ― ovvero l’innamoramento dell’eroina con Vronsky, la crisi con il marito, la tragedia verso cui la condurrà, e la storia parallela del tormento di Costia per Kitty ― venisse mostrato nella sua artificiosità e portato in un immenso teatro. Questo teatro è talmente immenso che si confonde con l’esterno ― o forse è l’esterno che entra nel teatro, chi lo sa ― e apre a paesaggi innevati, campi verdi o gialli che si estendono a perdita d’occhio. Io ho trovato molto Brecht in questo modo estraniante di raccontare le vicende ― vedere l’artificio della storia nel suo farsi permette di allontanarsi dalla storia stessa e godere di un punto di vista più lucido: era quello che faceva Brecht con il suo teatro politico. Del resto non c’è da stupirsi. Lo sceneggiatore di “Anna Karenina” è Tom Stoppard, grande genio del teatro sperimentale postmoderno made-in-UK che non avrebbe mai concepito una trasposizione naturalistica del romanzo…
Quindi tutto quello che succede, succede in un grandissimo set in movimento. I personaggi stessi si trovano a dialogare dietro le quinte, tra funi e carrucole e negli interstizi fra le scenografie e il palco. Un film così, capirete, conquista immediatamente l’attenzione di uno spettatore che ha voglia di sentire un classico della letteratura raccontato da una voce nuova, mai udita prima… Ovviamente il regista corre dei rischi: chi si aspetta una narrazione canonica, rimane spiazzato da questa ambientazione teatrale che mette in discussione le leggi di realtà e finzione.
Impressionante anche l’attenzione alle scene “esterne” che si presentano con una componente artistica spiccata che vi fa dire “ma aspetta un secondo, io quell’immagine lì l’ho già vista”…. Sì, hai visto “le Dejeuner sur l’Herbe” di Monet nella scena in cui Vronsky e Anna sono sdraiati in un prato, e Renoir con le sue folle maculate di luce e ombra nello sfondo della scena in cui Vronsky corre a cavallo all’ippodromo, e naturalmente Van Gogh nei campi gialli di granturco e nei girasoli e nelle distese innevate… L’arte entra nel teatro che entra nel cinema…
Notevole anche l’interpretazione di Aleksej Karenin, marito di Anna, da parte di Jude Law. Eh dovremmo dire il padre di Jude Law! Trucco&parrucco hanno fatto un lavoro spettacolare su di lui, invecchiandolo di vent’anni buoni! E lui è riuscito a non colorire troppo il personaggio, a lasciargli quella quieta mestizia e quell’aurea di sconfinata pacatezza di un uomo dalla natura mansueta che viene tradito, ma che tuttavia è disposto ad accettare tutto, tanto è l’amore che prova per la moglie adultera ― e il desiderio di smorzare gli scandali.

Fin qui tutto molto cup-cake, molto Palladio.
Adesso arriva la trippa.
La domanda che continuavamo a ripeterci io e la Mic in un pissi-pissi da comari era, ma chi caspita l’ha fatto, il casting per questo film?? No perché dovreste vedere “Anna Karenina” solo per sperimentare fino a quale livello di sapidità può arrivare un attore e la sua prestazione attoriale. 🙁

Ora. Prendiamo Vronsky, il Conte che rimbambisce completamente Anna, che le farà perdere la testa, il marito, la faccia, l’onore, e tutto quello che di perdibile vi viene in mente, you name it. Ora, come ve lo immaginate uno così? Un Justin Bieber del 4.0? Certochenno. Come minimo un Brad Pitt ai tempi di “Vento di passioni” (ma anche di “Burn After Reading”, lui va bene sempre dovunque e comunque), insomma, uno con una certo quantitativo di fascino attorno, una presenza scenica importante. Un figo insomma. Invece ci becchiamo ‘sto ragazzotto biondo Lowell (non il poeta Robert, bensì il biondino di “Georgie”) dai movimenti scordinati e il carisma sotto le suole delle scarpe che spegne tutta l’alchimia tra i due… La scena in cui lui e Anna ballano, che dovrebbe sprizzare fuoco ― perché la fiamma che devasta la vita di Anna parte proprio da lì, da quel ballo ― in realtà è rovinata dalle sue movenze goffe, dalla sua assoluta mancanza di musicalità, di passionalità ― una doccia fredda che smorza la scintilla fra i due.
Il colmo dei colmi è che lui, tale Aaron Johnson, nasce come ballerino! La Honorary Member Mic, che si occupa anche del Dipartimento R&D di Lez Muvi, l’ha scovato nel video “Uberlin” dei REM (link nel Juke-box Movie Maelstrom)! E lì, irriconoscibile come non mai, non è affatto male! Evidentemente il passo a due e le quadriglie non sono la sua specialità (così come la recitazione…). Magari gli consigliamo delle ripetizioni presso la Scuola di Amici, dove Garrison potrebbe seguirlo da vicino.
Ma non è solo l’interpretazione di Johnson a non convincere. Anche quella di Keira Knightley, mi lascia perplessa. Risulta eccessiva. E’ come se mostrasse le emozioni più che sentirle, come se forzasse sempre l’interpretazione per dimostrare che “sente”. E questa pantomima si vede. Avevo avuto quella stessa impressione in “A Dangerous Method” ― e non solo io, ma anche, se non ricordo male, il Fellow Testone che ne aveva giustamente notato il “molto mento” 🙂 ―  dove esasperava al massimo per dare credibilità al personaggio pazzo che interpretava. Forse Keira dovrebbe prendersi un bel calmante prima di andare in scena. O forse dovrebbe passare anche lei dalla Scuola di Amici, non so…
Ma ripeto, è colpa anche di chi ha fatto il casting. Confesso di non aver letto “Anna Karenina”, solo alcuni frammenti qua e là. Ma l’idea che ne ho in testa, e che poi mi è stata confermata googlando, è quella di una figura, dal “corpo opulento”…Keira ― pur bellissima ― non ha quel tipo di bellezza. E’ più androgina, più sbarazzina anche ― e con tutte le smorfie che fa poi… Non escludo che la scelta sia ricaduta su di lei proprio per dare una versione completamente diversa e, se vogliamo, più moderna, del personaggio. Però sarebbe come scegliere Kate Winslet per interpretare Madame Bovary, che Flaubert descrive “bruna, esile, graziosa”…Noi apprezziamo mooooolto la rinascimentale Kate, ma i panni di Emma Bovary le starebbe mooolto più stretti di qualsiasi apprezzamento potremmo provare nei suoi confronti…Certi personaggi della storia della letteratura hanno delle caratteristiche stabilite dal loro autore, e modificarle non è cosa da prendersi sotto gamba…  Vous comprenez quest’ce que je veux dire?
Purtroppo due insufficienze alla coppia di attori nel ruolo dei due protagonisti, capirete, impediscono la promozione del film. Ed è un peccato. Perché la parte cup-cake, è davvero interessante e a Joe Wright, il regista, va riconosciuto il coraggio di aver preso una pietra miliare ― altrimenti detta “mattone” ― della letteratura russa e averlo rivisto in chiave post-post-moderna. Bravo Joe, la prossima volta però rivolgiti all’Anarcozumi se vuoi organizzare un casting come si deve.

E questa settimana, V.I.P. Moviers, spolverate smoking e abito lungo perché siamo di Première con tanto di regista e produttori dal Mastro

UN GIORNO DEVI ANDARE
di Giorgio Diritti

Naturalmente quando si parla di Première e di registi-in-sala di chi troviamo lo zampino? Be’, ma di loro due, Mastrantonio che apre le porte a questi po’ po’ di personaggi, e la nostra Anarcozumi, che riesce sempre a portare la macchina del cinema in sala, con un lavoro di networking, planning, rogne-solving che non potete nemmeno immaginare!

Dovete sapere che il film è stato girato in Amazzonia e in Trentino (Amazzonia e Trentino, un’accoppiata insolita ma non così improbabile poi….). Quindi Fellows, non lasciatevi sfuggire la possibilità di vedere il film in anteprima e beneficiare della presenza del regista in sala ― sapete quanto sono fissata con i registi in sala, e non voglio diventare ripetitiva (!), ma credetemi quando vi dico che sono esperienze illuminanti che vanno sfruttate il più possibile…

Stasera ho davvero abusato di voi, Moviers, sareste autorizzati a denunciarmi se esistessero dei cine-cops all’interno di Let’s Movie, ma grazie a Dio NON esistono… Prima di chiudere però, voglio ringraziare il Fellow Andy Candy per il lavoro di Movier-recruiting che ha svolto con una tale scioltezza che pareva avesse fatto il Movier-recruiter da una vita. È riuscito ad accalappiare Andrea, d’ora in avanti, il Fellow Padovan Con la V (con la V perché non s’ha da confonderlo con degli stagisti mediocremente senza V), neo-Movier che come capirete non viene da Barletta, ma da un posticino ameno nella pianura padana, pieno di pianura, Padania e zanzare. Benvenuto Fellow, vedrai che Let’s Movie ti aiuterà a combattere la nostalgia per quel posticino così ameno! 🙂

Ok ok ok. Ho finito. Ripongo nel cassetto “La prossima volta” alcune chicche che ho raccolto durante la settimana ― settimana Tutta-vita-Trentoville con un sacco di eventi-cose-persone. Nel Movie-Maelstrom trovate un po’ di musica. Vi prego, non lasciatela lì, inascoltata. È un peccato. Il riassunto invece, quello potete pure lasciarlo lì ad agonizzare, il miserabile ― sì, è un trasfert: trasferisco il mio deficit di sintesi nell’odio per i riassunti, che-ci-volete-fare.

Vi ringrazio tutti, my milion-dollar Moviers, dal primo all’ultimo, dal più presente al più latitante. E i saluti di stasera sono extrastagionalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Ringrazio la Honorary Member Mic e le sue indagini, che permettono ad Aaron Johnson di riacquistare qualche punto nella categoria “ballo” ― Mic, dovrebbe essere Aaron a ringraziarti, ma da lì non ne viene fuori niente, l’abbiamo capito… http://www.youtube.com/watch?v=ZITh-XIikgI

* http://www.youtube.com/watch?v=8SbUC-UaAxE Questa perché la primavera a volte riporta neve, a volte Roses ‘N Guns… 😉

UN GIORNO DEVI ANDARE: Dolorose vicende familiari spingono Augusta, una giovane donna italiana, a mettere in discussione le certezze su cui aveva costruito la sua esistenza. Su una piccola barca e nell’immensità della natura amazzonica inizia il suo viaggio accompagnando Suor Franca, un’amica della madre, nella sua missione presso i villaggi indios. Il percorso di Augusta sembra mosso solo dalle domande per cui non ha risposte. Lasciata Franca, Augusta si cala nella realtà delle favelas di Manaus: qui nell’incontro con la gente semplice del luogo torna a percepire la forza atavica dell’istinto di vita, interpretando il “suo” viaggio fino ad isolarsi nella foresta, accogliendo il dolore e riscoprendo l’amore, nel corpo e nell’anima. In una dimensione in cui la natura assume un senso profetico, scandisce nuovi tempi e stabilisce priorità essenziali, Augusta affronta l’avventura della ricerca di se stessa, incarnando la questione universale del senso dell’esistenza umana. Le riprese si sono svolte in Amazzonia, mentre la parte italiana è stata girata nell’inverno 2011 in Trentino ― fra la città di Trento, la funivia di Sardagna e il Santuario di San Romedio in val di Non.

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