Posts made in aprile, 2013

Let’s Movie CLXVI

Let’s Movie CLXVI

TRENO DI NOTTE PER LISBONA
di Bille August
Danimarca 2013, 110’
Mercoledì 1/Wednesday 1
Ore 18:00/6:00 pm
Astra/Dal Mastro

e…

DIE WAND
di Julian Pösler
Germania 2012, 108’
Venerdì 3/Friday 3
21:30/9:30 pm
Multisala Modena/Lo Smelly

Mille Miglia Moviers,

Ho un argomento brutto e un argomento bello che mi guardano ora dal tavolo. Quale scelgo per primo? Mmm… Decido di seguire la filosofia “fuori il dente fuori il dolore”, sia per le vicissitudini giudiziarie che hanno caratterizzato la mia arcata dentaria nei giorni scorsi (and still going on…), sia perché così poi passiamo alle spiagge libere del fun selvaggio.
Dunque martedì scorso, dopo la visione di quel film da sei milioni di dollari ― altroché uomo-da ― che mi si è rivelato essere, alquanto inaspettatamente, “Nella casa”, la squadra di Guardian Angels di Let’s Movie, composta dalla Honorary Member Mic, dal Sergente Fed FFF e dal WG Mat ― mancava solo l’Anarcozumi, ma quando il Trento Film Festival chiama, la Zu non può mettere la segreteria, capirete ― squadra di angeli custodi, dicevo, la cui visione è davvero una cherubica visione e fa effetto “Ecce Ancilla Domini” (aaargh!), dopo tutte queste visioni insomma, usciamo dalla sala e vediamo Robin armeggiare con una pizza. E io non avevo mai visto una pizza vera, pellicola e supporto metallico. Pensavo fosse più piccola, tipo taglia pizzeria per capirci, invece no, è più grande, più grande persino di una maxi da asporto. Ma sizes matter not, come diceva qualcuno di sommo, verde e nano (*); what matters, è la notizia che ci dà il Mastro.
“Questa è l’ultima pizza. D’ora in poi, solo proiezioni in digitale”.
E noi eravamo lì, noi Moviers, e assistevamo alla fine di un’era, che è un’espressione abusata tipo “disagio giovanile”, ma questo era, la fine di un’era. Basta rotoli di pellicole che percorrono l’Italia scarrozzando la settimana arte su un supporto che sapeva di Meliès e Lumière, di treni che sfondano un telo bianco e fotogrammi velocissimi di comici buffi e muti, basta bombette e bastoni.
So sad. In fondo la pellicola era il legame ― fisico e metaforico e pure metafisico― che univa quel cinema al cinema di adesso. Un cordone ombelicale tra passato e presente che dava una continuità, e che è stato tagliato, martedì scorso, e che il Mastro, mesto mesto, ci ha comunicato. S’è cercato di sdrammatizzare eh, the show must go on, mica finisce il cinema, no? Allora Robin, premuroso come solo Robin sa essere, mi regala un nido di pellicola per ricordo (che ora campeggia sopra la mia cappa, e mi guarda), e il Mastro, uomo di sogni e pratica, mi scatta una foto, per immortalare quel momento nel tempo.
Però io non ho potuto fare a meno di pensare a tutte le pizze che hanno corso il mondo in lungo e in largo. Da Cinecittà, agli Studios hollywoodiani, da Bollywood a Ciancaldo… Lo sfarfallio della pellicola, quel marchingegno dalla magia leonardesca che è il cineproiettore. Ora abbiamo le new technology, la nitidezza dei colori, 3D e 4D e fra un po’ vedremo invadere il cinema anche dalla realtà aumentata. Ma la pellicola, Meliès&Lumière…cavolo…
Questa era la brutta notizia. Per me lo è, ma la porgo a voi semplicemente come food-for-thoughts…
Di notizie belle, invece, e quelle sono indiscutibilmente belle per tutti, ne abbiamo a quintali! Partirei con il classico zigzag con cui io la Honorary Member Mic ci corriamo incontro martedì, suscitando l’ilarità dei passanti :-), perché la Mic mi fa una sorpresona pazzesca, e mette Let’s Movie in coda al suo corso di yoga. Continuo con l’arrivo del Sergente e del WG Mat, anche loro, sorprendenti. Senza zigzag, loro, ma sorprendenti.
Proseguiamo con “Nella casa”. Ah quelle joie, mes amis! Quando i cugini francesi fanno qualcosa di benfatto costa un po’ ammetterlo ― Asterix fa eccezione e simpatia, ma la querelle Romani vs Galli è risaputa. Però quando fanno qualcosa come “Nella casa”, e quando la settimana prima sei andato/a a vedere “La migliore offerta” di Tornatore, centroavanti in crisi della nazionale italiana registi, be’ non puoi sottrarti all’evidenza e non riconoscere la superiorità nell’inventiva e nella sostanza che caratterizzano il film di Ozon ― per quanto gallico, per quanto cugino di Zidane.
“Nella casa” è un film anomalo e coraggioso perché parla di scrittura. E sapete quanto sia difficile parlare dello scrivere?? Un sacco difficile! Lo scrivere si fa. Dirlo, è un’operazione complessa, e noiosa ai più. Scrittura e cinema risultano incompatibili. Come si fa a guardare lo scrivere? A descriverlo tramite le immagini? Per questo i film sugli scrittori non sono molti ― se consideriamo a quanti scrittori hanno popolato la storia nel corso dei secoli, be’, avremmo una lista lunga così di sogetti, e invece i film su di loro sono pochi pochi. Ci si è provato qualche volta eh, e alcuni risultati sono stati buoni, molto buoni: mai mi stuferò di tessere le lodi di “The Hours”, “Il postino”, “Bright Star”, e  pure “Wilde”. Ma vedete, anche questi film non sono tanto sullo scrivere in sé, quanto sugli scrittori e le loro autobiografie (Virginia Wolf, Pablo Neruda, John Keats e Oscar Wilde, per la precisione). Invece “Nella casa” è il monitoraggio, fedele e giornaliero, scientifico e lucido, della produzione di un romanzo attraverso l’osservazione, anche lei fedele e giornaliera, scientifica e lucida, di Claude, giovane scrittore in erba, guidato e consigliato dal suo professore. Claude, il ragazzo, inquietante come pochi prima, comincia a frequentare la casa di un suo compagno di classe, Raffà, e a scriverne. Scrive del padre del ragazzo, della madre… Soprattutto della madre, la bella Estère… Il professore si lascia intrigare da quello che comincia come un esercizio letterario e si trasforma, tema dopo tema, in una dipendenza quasi morbosa verso il voyeuristico “qu’est-ce qu’il passe” (che vuol dire “il che succede” così mi famigliarizzate un po’ con la lingua dei cugini di campagna) dans la maison. E noi siamo il professore: assolutamente stregati, e in egual misura intimoriti, da questo Claude, diavolo con la faccia d’angelo che solletica la nostra curiosità e la voglia di sapere “come va avanti” ― e questo è il motore che ci spinge a divorare un buon libro, oltre che un buon film…
Inoltre il film usa un sistema a incastro in tempo reale molto intelligente. Noi spettatori guardiamo un giovane scrittore che costruisce una storia attorno a dei personaggi “veri” con cui interagisce, ma che sono al contempo anche materia fittizia del suo scritto, e di loro può decidere… Ed è come vedere un romanzo che prende forma in tempo reale, e che viene aggiustato e ritoccato da Claude e dal professore. Una myse-en-abime (aaaargh di nuovo!) mica da ridere eh: finzione (film) che parla di finzione (scrittura) che prende spunto da una realtà che diventa materia di finzione…
Secondo “inoltre”. “Nella casa” se ne esce con un manifesto tipo WANTED dello scrittore (inteso come figura generale, non lo scrittore Claude), mostrando i tratti caratteristici di quel mestiere/carattere ― ci aveva provato anche David Koepp nel 2004 con “Secret Window”, starring Johnny Depp, non in maniera eccelsa ma nemmeno da trash-bin. Lo Scrittore è diabolico, morboso, curioso, invadente, inquieto e inquietante. Tutti gli scrittori sono un po’ di tutto questo, e il diavolo dai capelli d’oro e gli occhi di mare Claude è una sintesi perfetta di tutti questi tratti distintivi.
Insomma per chi di voi vuole un titolo che si svincola dai soliti e che riflette anche sulle spinte psicologiche sottose alle coppie, alle dinamiche famigliari, sociali e scolari, vada a vedere “Nella casa”. Non rimarrete delusi. Per non essere tacciata di censura ― non sia mai! ― devo riportare che la reazione del WG Mat è stata tiepidina nei confronti del film, mentre quella del Sergente un po’ più caldina ma pur sempre nei limiti dello scaldabagno. Io e la Mic invece siamo state molto Misses Fahrenheit durante il film e nell’uscita sala e caldeggiamo caldamente per il film.
Ma ecco che arriva un’altra bella notizia. Il Trento Film Festival ha risvegliato Trentoville, portando non solo corto e lungometraggi, ma anche una serie di eventi, conferenze, incontri e letture parallele che sono delle botte di vitalità caffeiforme alla narcosi trentina. Di questo ringraziamo l’Anarcozumi da qui e l’eternità. 😉
Dato che per questa settimana raddoppieremo l’appuntamento lezmuviano proprio in onore al TFF, non sto qui a elencarvi tutti gli eventi done a cui ho avuto modo di partecipare (e anche questa dovrebbe essere una buona notizia!), però nel Movie Maelstrom vi riporto quattro o cinque random quotes che ho raccolto venerdì, insieme alla Honorary Member Mic e alla Fellow Lover Killer durante lo spettacolo di apertura al Teatro Sociale ― anche qui, per amor di cronaca, la Fellow Lover Killer ha molto sibilato “Frunerquestamelapaghi” dopo lo spettacolo, ma in fondo in fondo, dietro alle minacce di fingere attacchi di sangue da naso per filarsela, confidiamo che la Fellow abbia apprezzato un pochino, almeno un pochino…. 🙂
Ma veniamo a noi. Alla doppietta per la settimana.
Si comincia con il Mastro

TRENO DI NOTTE PER LISBONA
di Bille August

Non perdete il treno per Lisbona, si sente dire in giro. Quindi noi Moviers, che siamo gente di udito e cervello fino, facciamo il biglietto e saliamo a bordo. E poi c’è Jeremy Irons, con quell’aria logora da figurina giacomettiana, quell’eleganza British che lo contraddistingue sempre, e quella sensazione di precarietà che emana e che lo trasforma in persona(ggio) tremendamente contemporanea(o). Presentato fuori concorso all’ultima Berlinale, il regista è quello de “Il senso di Smila per la neve”, lo ricordate? il film si basa sul best-seller di Pascal Mercier, che nel 2007 si aggiudicò il Premio Grinzane-Cavour. Quindi fatemi dire “Tutti in carrozza, si parte!”.

Doppietta, dicevamo… Ebbene sì, perché concludiamo la settiamana con un film targato TFF.

DIE WAND
di Julian Pösler

Presentato anche questo al Festival internazionale del Cinema di Berlino 2012 nella sezione Panorama, anche questo come “Treno di notte per Lisbona”, è tratto da un best seller: l’omonimo romanzo di Marlen Haushofer. La storia m’ispira e credo che potrebbe ispirare anche voi…
Mi raccomando, comprate il biglietto in anticipo presso lo Smelly Modena, che i posti per gli spettacoli serali vanno via come il pane.

Ecco Moviers, adesso potete quasi quasi riprendere fiato, dopo aver corso tutti ‘sti po’ po’ di kilometri che vi ho fatto correre. Quasi quasi perché c’è ancora la parete nord del Movie Maelstrom da scalare ― fingo un po’ di dimestichezza con una terminologia montana di cui non ho dimestichezza alcuna. E poi i riassunti, che sono come la discesa per uno sky-runner…. ‘Na noia…
Riguardo ai km…Il Mastro dice che per leggere le mie mail bisogna prendersi una settimana di ferie. Il Fellow Big, che le mail di Let’s Movie sono più lunghe de “La coscienza di Zeno”… Io me la rido un sacco quando ricevo questi commenti e penso, ah quanta fantasia, nella testa dei miei Moviers…! 🙂 🙂
E ora ecco i miei ringraziamente, infiniti, sempre, e i miei saluti, distanziometricamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

(*) AdoY…

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dalla serata d’apertura del TFF, un po’ random…
“Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità”, Pablo Neruda
“Siamo apolidi in fuga… Conta solo il dova vai”, Paolo Rumiz
“Il mare è l’infinito vivente”, Jules Verne ― cioè, “l’inifinito vivente”…
“Uno è dove si sente meglio”, Sepulveda

Da una conferenza, sabato, che ospitava Tony Wheeler… Mai sentito nominare Tony Wheeler? A parte essere la versione agé di Harry Potter, Tony Wheeler è il creatore e fondatore della Lonely Planet. Sì sì proprio lei, LA Guida!
Una curiosità. “Lonely Planet”, il nome, è frutto di un errore! Tony e la moglie amavano una canzone di Joe Cocker, “Space Captain”, i cui primi versi sono “Once I was traveling across the sky/This lovely planet caught my eye” e decisero di prendere il nome da lì… Ma era loVEly non LoNEly! …Mammamia ma ci pensate? Un impero costruito su un refuso!

TRENO DI NOTTE PER LISBONA: La vita di Raimund Gregorius è ben organizzata, ma monotona e prevedibile. Il 57enne professore di latino vive in un piccolo appartamento a Berna, ogni giorno si reca a scuola dove insegna una materia che suscita poco interesse negli studenti, la sera, non potendo dormire, gioca da solo a scacchi. Il giorno che cambierà per sempre la sua vita inizia come qualsiasi altro… Mentre Raimund attraversa il ponte che lo conduce a scuola vede una giovane donna con un cappotto di pelle rossa che si sta per gettare nel fiume. Le salva la vita, ed inconsapevolmente, lei salva la sua………

DIE WAND: Una donna e una coppia in viaggio trovano riparo in un capanno sulle montagne. Quando arriva la sera, i suoi amici si recano nel pub del villaggio e la donna rimane in casa con il cane. Quando, al mattino dopo, la coppia non ritorna lei si reca al villaggio e fa un’allarmante scoperta: un muro invisibile, oltre il quale sembra non esserci alcun segno di vita, adesso la separa dal resto del mondo. Lasciata fuori con un cane, un gatto e una mucca deve cercare di sopravvivere da sola nella foresta. Fa un registrazione dei suoi pensieri, delle sue paure e i bisogni di cui soffre sebbene nessuno potrà mai leggere i suoi sfoghi.

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Let’s Movie CLXV

Let’s Movie CLXV

NELLA CASA – DANS LA MAISON
di François Ozon
Francia, 2013, ‘105
Martedì 23/Tuesday 23
21:15/9:15 pm
Astra/Dal Mastro

Fujiko Fellows, Margot Moviers,

Lunedì capisco che la settimana si svilupperà all’insegna dell’entropia. Dopo una serata di grasserisate in zona Busa-Bel-Air dalla nostra Fellow Archibugia che adesso ― e maiuscolizzo ADESSO ― ha un motivo per mancare Let’s Movie, e il motivo si chiama temporaneamente “Alien” e le guizza nella pancia come un baby forsennato e presto farà del Board una zia molto molto orgogliosa :-), rincaso in territorio Trentoville accompaganata da spizzichi e bocconi radiofonici che sanno di brutto presentimento. “Quello che è successo a Boston” non fa pensare a nulla di buono….E infatti una volta a casa, internet conferma i presagi. Basta la parola ordigno a far tremare le ginocchia.
Ogni attentato è un atto vigliacco e mostruoso, su questo siamo d’accordo tutti. Questo atto però, particolarmente mostruoso e vigliacco. Forse lo dico per via di sensibilità e solidarietà runner, non so. Quando corri pensi solo a correre, sei vulnerabile, non t’immagini che una bomba possa coglierti proprio lì, mentre fai andare le gambe e ti senti tutt’uno con l’aria ― questo aggiungete ai motivi “perché corri?”…. Ma questo vale anche per chi viene sorpreso da un atto terroristico quando lavora, viaggia, va a scuola… Però quando corri, cavolo, voli. E lunedì, una pentola a pressione di chiodi e polvere nera ha spezzato le ali a uno stormo di gabbiani. 🙁
E poi va be’, Boston, “the garden of the United States”, il gioiellino che mi aveva ospitato un anno e mezzo fa, proprio Copley Square, dove avevo corso, un anno e mezzo fa… Una bomba in giardino tra uno stormo di gabbiani… 🙁 🙁
L’entropia prosegue nella mia bocca, con un dente del giudizio che decide di piazzare un’infezione sopra il giudizio. E lo so che questo non è luogo per lamentarsi delle entropie personali, al massimo di quelle collettive… ma il dolore è un’esperienza totalizzante che si ripercuote, pur indirettamente, anche su chi ti circonda ― presente la teoria delle onde di Schmidt, sì vero? 😉 Quindi signorina, ora mi fa quattro giorni di antibiotici ― tutti e quattro, mi raccomando Signorina ― e solo dopo s’interviene. E io, okay okay GLIELI faccio i quattro giorni Dottore, e se adesso vuole scusarmi mi levo la cresta da Board, e me ne vo mogiamogia. 🙁 🙁 🙁
Vista la piega che aveva preso la settimana, come poteva prospettarsi il Let’s Movie, se non come una landa desolata sotto un film desolante? I guardian angels lezmuviani erano tutti out of reach: la Honorary Member Mic in trasferta nel vicentino per gestire una nostra affezionatissima (im)paziente (la cui Forza le permetterà di superare qualsiasi attacco da galassie nemiche), l’Anarcozumi in ventilazione pre-immersione Trento Film Festival, il Sergente Fed FFF in fase decompressione dopo un’immersione lavorativa in mare romano ― tutti molto sub, questi miei Moviers, come vedete. 🙂
Però ogni tanto anche l’entropia si stanca di se stessa e fa una pausa. E allora il Board trova il WG Mat ― sì, quello più busy-bee di tutto l’alveare 🙂 ― lì fuori dal Viktor Viktoria, dopo aver startuppato e sprizzato sui colli Trentorising. Guardate, quando l’entropia si stanca di se stessa e l’ordine torna, vi vien voglia di ballare sul mondo e fare fandango… Ed è proprio lì, quando abbassi la guardia, e stai per seguire i consigli del Liga, che rimani fregato! Perché l’entropia è un herpes, ritorna sempre…. Questa volta, assumendo le sembianze dell’ultimo film di Tornatore.
Menomale che ero con il WG Mat, e s’è riso ― ormai l’avete capito il meccanismo, no? Non c’è pharmakon (pharmakon l’hai già detto, Board!) migliore della risata contro un film deludente che fa acqua da tutte le parti, che butta un’intera macelleria sul fuoco, che ambisce al grande dramma pur utilizzando schemi da piccolo thriller, che vorrebbe costruire discorsoni sugli universali e si perde nel soggetto-verbo-complemento della verosimiglianza, che non c’azzecca in nessun genere, e che mi costringe a questa sfilza di che-che-che, e io non ho una gran opinione delle proposizione relative, se proprio volete saperlo.
Ma vi prego contattiamo Federica Sciarelli, perché chi l’ha visto Tornatore Giuseppe? Che razza di fine ha fatto? Dov’è finito quello che spiegava la magia del cinematografo attraverso il personaggio di Alfredo (il cui dna è condiviso dal nostro Mastro, e lo dice il genoma, mica io)? Quello che ha avuto modo di leggerci sullo schermo la leggenda di un pianista sull’oceano? Quello che è capace di commuovermi quasi fino alle lacrime (quasi) con un film come “La sconosciuta”, duro&crudo ma schietto e anche imperfetto, ma cavolo, schietto? Che cavolo di fine ha fatto Tornatore Giuseppe, nato a Bagheria (PA), e che in Baharia ha cominciato a perdersi?
Per spiegare cos’è “La migliore offerta” ho bisogno di sapere se ricordate il capolavoro di fine anni ’80 “Scuola di Ladri”,  starring Paolo Villaggio, Massimo Boldi ed Enrico Maria Salerno per la regia di Neri Parenti. Se lo ricordate ― io lo ricordo imbarazzantemente bene ― non c’è bisogno che andiate a vederne la versione drammatica, ovvero “La migliore offerta”. Molto meglio che rimaniate con quella comica…
“La migliore offerta” è la storia di una colossale truffa ai danni di un truffatore, Sir Oldman ― quanta originalità eh ― che nella vita compra e vende opere d’arte. E’ un truffatore: tramite un amico complice, acquista i quadri delle aste che bandisce… Un complice che poi alla fine lo frega di brutto, in accordo con un’avvenente squinzia dai modi gattamorta che lo conquista, coi modi gattamorta ovviamente. Ora, se non vi viene in mente “Scuola di ladri II”, vi verrà in mente sicuramente Lupin III, vi verrà in mente sicuramente Margot/Fujiko (ma Margot o Fujiko??)… Il pattern è lo stesso: piano diabolico+protagonista pollo che si crede un gallo + amico che in realtà è un falso amico che architetta il piano diabolico per fregare il pollo-gallo + innamorata che in realtà è una (britney) bitch in combutta con l’amico + pollo&gallo derubato che finisce i suoi giorni in manicomio…
A parte il manicomio e a parte l’ambizione di fare del film un trattato sulle dicotomie autenticità-finzione/menzogna-verità in amore/lavoro/amicizia, la trama è parapara a quella di “Scuola di Ladri II”. Solo che lì, così come in Lupin III, I get what I buy. E allora posso travarmi anche davanti a  situazioni poco o affatto credibili, o davanti alla sospensione della verosimiglianza. Ci sta. Ma se vado a vedere un film di Tornatore che parte come un thriller, mi aspetto di trovare un rigore narrativo tale da consentirmi di credere alla verità che il film mi sta raccontando. Invece la trama è tutta tarmata: ci sono talemente tante falle che elencarle qui sarebbe un supplizio per voi e per me… il protagonista, Sir Oldman, un navigato battitore d’asta di alto bordo con anni di esperienza sulle spalle si lascia turlupinare da una squinzia (sì la gattamorta) 40 anni più giovane di lui, e lui, come uno scolaretto, confessa le sue pene d’amor perdute a una specie di riparatutto ― anche lui 40 anni più giovane di lui ― che non è altri che un complice del piano ordito alle sue spalle dall’amico+gattamorta; nessuno si accorge del furto di 80 quadri dalla stanza segreta di Oldman, casa in centro, ultimo piano, con servitù presente, bah; l’androide del ‘700 riportato alla vita (e questo è un prestito ― furto?? ― bell’e buono da “Hugo Cabret”) la cui presenza all’interno del film è molto più che tirata per i capelli: è assultamente ininfluente ai fini della storia, e sembra solo un puntiglio “lo voglio nella trama a tutti i costi” da parte del regista…
Sfilacci narrativi a parte, il film è freddo. Non coinvolge. Non parteggiamo né per lui né per lei, non ci appassioniamo alla storia ― troppe falle, troppe tarme. Il vero grande problema è che stiamo guardando un film consci di guardare un film: non siamo “nel” film, come capita invece nelle storie in cui perdi contatto con la realtà e sei NELLA realtà altra della finzione. Rimaniamo fuori.
E poi irritanti, oh my God soooo irritanting, le muische di Ennio Morricone! Non avrei mai pensato di dirlo, per l’ammirazione che da sempre nutro per lui, ma stavolta Morricone non ha fatto che (ri)fare se stesso. Addirittura penso che abbia aperto un cassetto, ripescato quattro cinque pezzi con il marchio Morricone-branded sopra, e li abbia proposti a Tornatore… Le musiche sono a tratti troppo enfatiche, ed enfatizzano momenti in cui la tensione dello spettatore è ai minimi storici. A tratti sono troppo liriche, e aspirano a mimare sonoramente una poesia visiva che purtroppo non c’è sullo schermo. E a tratti sono troppo c’eraunavoltainamerica… In certi passaggi Morricone sembra davvero plagiare se stesso, e questo, estremizzando, è anche peggio che plagiare un altro ― quando plagi un altro rivolgi all’altro la tua ammirazione, e per questo lo saccheggi: quando plagi te stesso non fai che ammirare te stesso… 🙁
Insomma, non ci siamo. No, no, no, e ancora no. E se per caso la Sciarelli o voialtri riuscite ad avvistare Tornatore Giuseppe, nato a Bagheria (PA) e perso da qualche parte fra Baharia e “La migliore offerta”, vi prego, avvertiteci rightaway.
Ed ora buttiamoci entropia e sogni di grandiloquenza alle spalle, e tiriamoci su il morale… Questa settimana si torna dal Mastro per un film che yum yum, pregusto da qualche tempo 🙂

NELLA CASA – DANS LA MAISON
di François Ozon

Dunque, Google mi conferma che il film è stato presentato ai festival di Toronto, San Sebastián (dove ha vinto il Golden Shell Award, oltre al Gran Premio della Giuria per la miglior sceneggiatura) e di Londra, ma io non ho ricordo del film (né del Festival si San Sebastian, se è per quello). Però ho ricordo di averlo sentito nominare, e di aver pensato, yum yum, questo me lo cucino a Let’s Movie. Pertanto, seguendo la traccia di un’impressione ― ma anche la strada battuta dal Mastro che ha inserito il film nel suo menu settimanale ― provo a porgervelo, sperando che non lo lasciate cadere… NON lo lasciate cadere, please…
E prima di salutarvi, consigliandovi una sbirciatina nel Movie Maelstrom, e un gran sguardo di superiorità scuola Clarke Gable al riassunto, volevo ricordarvi che giovedì 25 aprile parte la 61esima Edizione del Trento Film Festival, http://www.trentofestival.it/! E cosa vuol dire questo? Sostanzialmente la sparizione dell’Anarcozumi per dieci giorni (5 maggio, Napoleone permettendo) ― ma ho già avvertito “Chi l’ha visto?” dell’assoluta ordinariaamministrazione del fatto. Sostanzialmente l’abbuffata cinematografica, e la rianimazione di Trentoville, che libera la stiamo perdendo e, come dice sempre il Fibra, è l’ultima cosa che vogliamo sentire…
Sperando d’incrociare la Zu serendipitamente durante i giorni festivalieri, ora vi ringrazio dell’attenzione e vi porgo dei saluti, che stasera non possono che essere zenigatamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Allora, sentite qua cosa mi è capitato nelle cuffiette un paio di giorni fa…  https://www.youtube.com/watch?v=On98e0jINwE
Unendo Nina Simone, il remix di Groovefinder e questi omini stilizzati tutto-fun, è ottima per neutralizzare l’entropia… Give it a try  😉

DANS LA MAISON: Un ragazzo di 16 anni si insinua nella casa di un suo compagno di classe per trovare ispirazione per i suoi componimenti scolastici. Colpito dal talento e dall’indole insolita dello studente, il suo professore di francese ritrova il gusto dell’insegnamento, ma l’intrusione scatenerà una serie di eventi incontrollabili.

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Let’s Movie CLXIV

Let’s Movie CLXIV

LA MIGLIORE OFFERTA
di Giuseppe Tornatore
Italia, 2013, 124’
Giovedì 18/Thursday 18
21:00/9:00 pm
Supercinema Vittoria/Viktor Viktoria

Memo Moviers,

Siccome mi ritrovo sempre a combattere con la volumetria delle mail di Let’s Movie, nonché con il terrorismo psicologico che avete giustamente adottato quale arma per difendervi dalle miglia&più di chiacchiere con cui vi asfalto la domenica sera, mi capita di accumulare una quantità non indifferente di cose da dirvi che devo, nolente o nolente, dilazionare nel tempo, come le scorte quando si stava in austerity ― tutti ricordate, vero? Quindi sappiate che c’è una mole pressoché antonelliana di aneddotica&altro che aspetta di esservi rivelata e che nel frattempo riposa nel silos Aneddotica&Altro. Per esempio rimando da quasi tre settimane di raccontarvi della gita che un tipo, un Sir per la precisione, di nome Tim Berners-Lee fece in quel di Trentoville durante gli ICT Days ― la tre-giorni di geek bazzicanti in area Trentorising verso il 20 marzo. Ecchi è costui? Costui è il dad del worldwideweb ― assonanza inclusa. Una specie di Steve Jobs, ma senza il suo carisma, purtroppo, quel talento d’incantare folle e stregare masse, quello non c’era, purtroppo…but still, se n’è uscito con un paio di cosucce che mi hanno fatto pensare ― oltre al confermare ancora una volta la capacità tutta trentina di far passare eventi come questo in sordina. 🙁
Quello che mi ha fatto pensare, e nello specifico a voi, durante lo speech che Tim ha tenuto, è stato il concetto di “Stretch-friend”. Ecche d’è staroba? Lo stretch-friend ― sì, “stretch”, come quello che DOVRESTI fare, Board, prima di ogni allenamento ― è la nuova modalità di estensione delle conoscenze che il web permette, attraverso, per esempio, google, che ti dice “Ecco x persone che potresti conoscere”. “A stretch-friend is like you, but is different from you”, nota Tim, e aggiunge, “it makes you enter a discomfort to discover something new and cross your barrier”…Credo che Let’s Movie rientri proprio in questa sana pratica del friend-stretching ― in fondo un Movier è uguale a me e diverso da me, e allarga i miei orizzonti (oltre ad allungare la mailing-list ;-)). E Tim chiude il discorso così, “you have to try to understand how to stretch yourself and cross barriers”. Non è propriamente la scoperta dell’acqua calda, commenterebbero gli idropuristi, ma questa cosa del discomfort e del same-but-different e dello stretch-friend mi ha fatto dire, cavolo, ho una letteratura da citare quando spiego che diavoleria è Let’s Movie. 🙂 🙂
Questa premessa teorica per passare alla pratica… Questa settimana tre Fellows tre si guadagnano la targa del Recruiter-del-mese per aver fatto opera di Stretch-friending e Lezmuvi-disseminating.
La Fellow Vaniglia ha abilmente introdotto a Let’s Movie Ingrid, ovverosia Ingrid BergWOman, che d’ora in avanti sarà la Responsabile Lez Muvi dell’area bolzanina ― con una cine-identità del genere, così ricca di storia del cinema dentro, farà un ottimo lavoro, ne siamo certi. E speriamo d’incontrarla presto anche qui a Trentoville, magari in una serata da scontro targa stradale TN-BZ. 😉
Il Fellow Fiiii ha il merito di aver diffuso il verbo lezmuviano (mammamia Board, mammamia) a Roma. Quindi oltre alla nostra amata cine-doc(umentarista) la Fellow Emalaiv e al nostro forense vip il Fellow Testone, la zona capitolina ora vede anche la collaborazione di Veronica, che nel nostro universo sarà la Fellow V, anche lei per motivi di storia della cinematografia ― ricorderete tutti “V per Vendetta” ― e per motivi cromatici ― “…vermiglio il suo volto si fece quando ad essa favella si proferì”, documenta il nostro nuovo stagista reporter, Alighieri Dante. Sono molto contenta di avere una V in Let’s Movie: gli scrittori sono tutti un po’ Vendicatori e un po’ Vermigli, Veronica… 😉
Il WG Mat per una volta ha fatto il suo dovere 🙂 e ci ha presentato Anna, veronesa trapiantata a Trentoville per via di un esperimento non botanico bensì avvocatesco, che ribattezziamo Fellow Dalla-Anna-alla-Zeta per via dell’alfabeto che si porta nel nome&cognome e, inoltre, di un cognome molto africano che piacerebbe tanto, ma proprio tantissimo, al nostro rettilologo/erpetologo di fiducia, il Movier Magnanimo. 😉
Provvederemo quanto prima a spedire la targa premio ai recruiter. Ai baby Moviers appena nati, diamo un caloroso benevenuto (“caloroso benvenuto” temo risalga a Portobello) e dico loro di prepararsi ai km di asfalto domenicali e chiedo di cercare di seguire/promuovere la programmazione lezmuviana nelle loro aree geografiche. E aggiungo, se volete spedirmi commenti/suggerimenti/lamenti/tormenti fatelo pure scrivendo a [email protected]. Come i Moviers Senior ormai sanno bene, il copia-incolla da una mail di un Movier alla mia mail domenicale è fonte di gaudium molto magnum. 🙂
Esaurita anche la parte pratica dopo quella teorica, entriamo finalmente nel vivo. Il Let’s Movie di mercoledì mi ha regalato la presenza della Honorary Member Mic, che non poteva certo resistere al richiamo della canotta (di Ryan Gosling, e-di-chi-sennò), e la Fellow Vaniglia, che non vedevamo da un po’ ― lei sostiene per via di didattiche serali, ma noi, vista la stunning tan con cui si è presentata, e che lei sostiene essere frutto di un terrazzo in pausa-pranzo, siamo convinti che sia stata in qualche località da mari del Sud, quei paesaggi cortomaltesiani che vediamo sui depliant delle agenzie oppure dentro la nostra immaginazione :-). Dopo essermi detta “you, lucky Board”, ci gettiamo nel mondo promiscuo del Pornoroma, che mai e poi mai si spoglierà di quel sapore promiscuo, quell’aria da cinema di solitudine e lussuria che lo spedisce anniluce dalla purezza castadiva dell’Astra del nostro Mastro.
“Come un tuono” ha diviso la critica lezmuviana. La Fellow Vaniglia non ne è rimasta colpita, mentre la Honorary Member Mic sì ― e non solo per via della canotta che, credetemi, richiamava di brutto. Io in questo caso angolodellabilancia ― voce del verbo, caso mai non sapeste ― e propendo dalla parte della Mic.
A un primo sguardo si potrebbe dire che sono due film. Nella prima parte, lo sbandato&canottato Luke scopre di essere padre e cerca di ricucire un rapporto con il bambino e la madre del bambino. È uno sbandato perché sbanda nella vita, con la sua moto da cross e la sua vita di espedienti e rapine. Questa prima parte si chiude con il colpo di scena dei colpi di scena ― un sussulto formato triplo si alzò dalla squadra lezmuviana ― e apre la seconda parte in cui il protagonista è il poliziotto responsabile del colpo di scena dei colpi di scena (che a questo punto avrete capito tutti, no?). Questo poliziotto, Avery Cross, alias Bradley Cooper ― che convinse la Fellow Vaniglia 😉 ― pur non dandosi pace per la fine di Luke di cui si sente responsabile, si costruisce una carriera di successo e cresce un figlio, guarda caso proprio dell’età del figlio di Luke. Guarda caso, i due figli finiscono per frequentare la stessa scuola e…. E se volete vedere come va avanti, recuperate questo Let’s Movie e andate al cinema.
Due film al prezzo di uno, dicevamo, perché c’è una vera e propria cesura anche a livello di ritmo nelle due parti: la prima è molto lenta, molto intrisa di silenzi e poca azione, a eccezione delle rapine di Luke e le sue peregrinazioni in moto; la seconda è molto più cinetica e ha per protagonista il poliziotto Avery, la sua vita, e il cambiamento che la sua vita subisce dopo l’accaduto. È come se il fatto, nonostante le medaglie al valore e le scene di delirio tipico-americano “here-it-is-our-hero” della comunità in cui vive, macchiasse per sempre il suo presente, e anche il suo futuro. Una macchia incancellabile. Ed è un messaggio sottile, questo, infilato in un montaggio pieno di sottigliezze e di rimandi, di scene che ritornano e si sovrappongono, come le strade prima percorse da Luke sulla sua moto e poi da suo figlio Jason in bicicletta, oppure da sapienti incroci di caratterizzazioni dei personaggi, come quella del figlio di Avery, A.J., ricco adolescente viziato e prepotente che cresce “male” nonostante la presenza di un padre che gli ha dato tutto, e quella di Jason che, nonostante l’assenza del padre biologico, cresce “male” per via del vuoto che sente dentro. Per certi versi i due ragazzi sono una coppia sventurata di gemelli nello spirito: ad A.J. manca l’affetto del padre, troppo impegnato a far carriera nella stessa misura in cui a Jason manca quello del suo padre naturale, Luke. Sapete, ora che faccio mente locale, penso che “Come un tuono” contenga tre film, non due. La storia di Jason e A.J. ha una sua indipendenza strutturale che deve molto anche alla mano del regista, che in poche scene ha saputo tratteggiare molto bene i due ragazzi.
Mi sembra di poter dire che “Come un tuono” sia molto caratterizzato dal tropo (sì lo so, non dite nulla) de “le colpe dei padri ricadranno sui figli” e della circolarità degli eventi. Non c’entra nulla con questo, ma la circolarità mi riporta alla mente una delle scene iniziali del film: Luke, in sella alla sua moto, che gira vorticosamente dentro una sfera-gabbia di metallo in uno show da motociclisti… L’immagine è molto forte, e fastidiosa, sia per il rumore assordante del motore, sia per il significato a cui rimanda. Il tentativo di Luke di uscire dalla gabbia ― la gabbia è la provincia americana, squallida come non mai ― e di costruire qualcosa nella legalità, riprendendosi la sua famiglia, non è realizzabile, e lo porta a investire il suo talento da centauro in scopi criminali. Luke è una figura estremamente interessante, il reietto degli anni ’90, Metallica su magliette lise e anfibi cattivi, fisicità importante con dentro un cuore di panna, occhi canini, tristi e dolcissimi, che portano iscritti il fallimento verso cui stanno andando incontro….
Menzione speciale a Luke/Ryan, la cui schiena, o meglio, il ricordo della di lui schiena che apre il film (mille punti per il regista, mille), basterà a me e alla Honorary Member per i prossimi 6-7 mesi :-), e anche a Bradley Cooper, specie nella scena dallo psicologo ― gli riescono bene, le scene dallo psicologo, a Bradley, come ne “Il lato positivo” (il Fellow Fiiii concorderà).
E questa settimana recuperiamo quello che avevamo perso per strada…

LA MIGLIORE OFFERTA
di Giuseppe Tornatore

Lo ammetto, non salto di gioia. Ma Tornatore va visto, non foss’altro per quel “Nuovo Cinema Paradiso” che abbiamo tutti tutti tutti scritto nel cuore. E anche “La sconosciuta”, che a me era piaciuto tanto tanto. Immagino che parecchi di voi abbiamo già visto “La miglior offerta”, dato che uscì a gennaio, ma se in mezzo a voi c’è qualcuno che se l’è perso, questa è l’occasione giusta per rimediare. E se c’è qualcuno che vuole tornare a vederlo, faccia pure il tornatore e torni. 😉
Prima di salutarvi, volevo dire al Mastro che è sempre sempre deep-in-my-heart e che il film “Tutto parla di te” non so se riesco a vederlo, ci penso, ma esorto comunque ufficialmente i Fellows a farlo…
Ed ora è proprio ora di andare, my stretch-friend Fellows, anche se il silos è sempre pienissimo di cose, tipo, l’alone cinematografico attorno al furto dei lingotti d’oro dell’altro giorno in zona comasca (che si riallaccia benissimo alle rapine di Luke nel Let’s Movie di questa settimana!), oppure la mostr(iciattol)a fortografica che ho visto qualche tempo fa, oppure…
Va be’, meglio che vi lasci proseguire nel Movie Maelstrom e saltare il riassunto e ricevere i miei “tanti-grazie” e miei saluti, questa sera, mnemonicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

…Oppure la colonna sonora di “Come un tuono”, che contiene pezzi speciali, come questa canzone che ho ritrovato molto volentieri http://www.youtube.com/watch?v=129kuDCQtHs (tra Boss e Board ci s’intende alla perfezione, you know… :-)) e anche la Ninna Nanna per Adulteri, del nostro Ennio, http://www.youtube.com/watch?v=DBFIKLzmpk8
…E se avete 10 minuti di tempo, se siete nel mood, e volete bearvi/struggervi un po’, provate questa bellezza di Arvo Pärt, http://www.youtube.com/watch?v=Em66qzGfC1I

LA MIGLIORE OFFERTA: Virgil Oldman (Geoffrey Rush) è un genio eccentrico, esperto d’arte, apprezzato e conosciuto in tutto il mondo. La sua vita scorre al riparo dai sentimenti, fin quando una donna misteriosa (Sylvia Hoeks) lo invita nella sua villa per effettuare una valutazione. Sarà l’inizio di un rapporto che sconvolgerà per sempre la sua vita.

 

 

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Let’s Movie CLXIII

Let’s Movie CLXIII

COME UN TUONO
di Derek Cianfrance
USA, 2012, 140′
Mercoledì 10/Wednesday 10
21:00/9:00 pm
Cinema Nuovo Roma/Pornoroma

Female Fellows and Male Moviers,

Ricordate l’allineamento che si verificava tra le scelte letsmovieane e il meteo? (“Anna Karenina”, il Dottor Zivago pala alla mano nel vialetto, e il fronte freddo che ha spazzato la primavera lontano lontano?). Lo stesso fenomeno è capitato mercoledì, solo che al posto del meteo c’era l’eterno ritorno dell’uguale ― copyright F. Nietzsche. Ma potete pure considerare tutte le linee che traccio tra Let’s Movie e il mondo là fuori come assurde e insane associazioni terra-aria con una gittata di raggio tanto ampio da raggiungervi ovunque vi troviate in questo preciso istante ― meglio di un missile, meglio di uno smart-phone. Il collante tra “Sfiorando il muro” e questi giorni è l’eterno ritorno dell’uguale perché in questi giorni si stanno riproponendo (come i peperoni, direbbe qualcuno…) dei linguaggi e delle operazioni che riportano il passato dritto dritto dentro il presente. Mi riferisco alle intimidazioni che quel tennis-da-tavolo di Pyongyang ha lanciato agli Stati Uniti. Ok ok, lo sappiamo, gli Stati Uniti non sono dei santarellini, le testate nucleari le d/hanno anche loro e i G.I. Joe americani d’istanza a Guam non è che ci stiano per i fanghi d’alga. Tuttavia rabbrividiamo davanti a esternazioni tipo: “le minacce americane saranno annientate da mezzi di attacco nucleare più efficaci, piccoli, leggeri e diversificati…. La spietata operazione delle nostre forze armate rivoluzionarie a questo riguardo hanno superato l’esame e la ratifica finale”.

Minacce? Annientare? Spietata? Sentire queste espressioni riporta a giorni che noi non abbiamo vissuto, ma che sappiamo risuonare di quella stessa spaventosa musica. Guardate un po’ come il linguaggio del braccio armato non cambi di una virgola nel corso del tempo. È buffo: viviamo l’epoca più camaleontica di sempre, assistiamo a un’evoluzione uber-uber-fast della tecnologia e dei media in generale, ma la modalità con cui la violenza bellica si pone è immutata. Il che conferma che la violenza è centripeta, nasce e muore affogando in se stessa, non contempla alcun tipo di progresso, solo auto-lesionistica masso-distruttivista involuzione.
Riporto queste parole del leader coreano e traccio un’associazione ― stavolta non troppo assurda, purtroppo ― con gli anni di piombo, protagonisti del docufilm di Silvia Giralucci. Sono stata molto contenta di condividere “Sfiorando il muro” con due Moviers che provengono da luoghi veneti limitrofi a quelli in cui il film è ambientato, ovvero Padova e dintorni. La Honorary Member Mic, vicentina da generazioni-et-generazioni, profonda estimatrice dei gatti, che quindi NON figurano nella sua dieta alimentare (almeno nella “sua”, quella delle generazioni-et-generazioni  chissà…), e il Fellow AndyCandy, dai natali bassanesi, momentaneamente prestato alle colline Trentorising, ma cresciuto all’ombra del ponte di ― New York ha Brooklyn, noi Bassano, non sottovalutiamo il prezioso elemento di sistership che la B rappresenta, please. 😉

Li ringrazio entrambi, la Mic per non aver soccombuto (“soccombuto” fa sempre molta impressione) alle grane che un mercoledì può riservare, e AndyCandy per essere sfuggito alle colline Trentorising dopo uno strategico coordinamento con il Board sulle specifiche della serata ― quando parlo così dovrei finire in prigione senza passare dal Via, altro che Imprevisti&Probabilità.
“Sfiorando il muro” tira fuori dall’armadio della Storia degli scheletri che questo paese vorrebbe tanto scordare. Non nascondere. Proprio cancellare. Non so se avete mai fatto caso a quanto poco si parli del terrorismo italiano, escludendo documentari a notte fonda e qualche special a maggio per commemorare la morte di Aldo Moro, o a dicembre sulla “solita” Piazza Fontana. Sì, negli ultimi decenni sono usciti parecchi film, innegabile. Ma prendete trasmissioni di approfondimento nazionalpopolare. Quanto s’è parlato del 7 aprile 1979? Sapete tutti cos’è successo il 7 aprile 1979? Io, prima di mercoledì scorso, no. E non mi vergogno a dirlo a voi, mi vergogno di non averlo saputo. Sì sì, oggi ci sono mille canali fra cui scegliere, e mille siti internet da consultare. Ma non dimentichiamo che la tv rimane uno strumento che raggiunge ancora le masse, nonostante il 5.0 (e io che pensavo fossimo arrivati al 4, obsoleta che sono) e il worldwideweb e il villaggio globale e tutti ‘sti nuovi media a disposizione. Io ritengo che proprio sulla massa si debba agire. Intorno a una testimonianza come quella della Giralucci si dovrebbe organizzare un approfondimento di qualche tipo, la si dovrebbe invitare, intervistare ― lei ha confessato che porta il film in giro per le scuole d’Italia, ma meriterebbe ben altri riflettori. La si dovrebbe invitare/intervistare non (solo) per commemorare, ma per fare opera di divulgazione e per stimolare la riflessione. E formulare paragoni ― il G8 di Genova è venuto in mente un po’ a tutti dopo la visione del film, e non smetterò mai, MAI, di insistere/stressare con la visione di “Diaz” urbi-et-orbi.
Succede che in Italia sappiamo sempre tutto senza mai sapere veramente niente. E no, non e’ un gioco di parole. 🙁
Il padre di Silvia, Graziano Giralucci, militante dell’MSI, fu ucciso dalle Brigate Rosse il 17 giugno 1974. Silvia aveva tre anni. Immaginate cosa dev’essere stato crescere con un’assenza così ingombrante, in un paese nel quale gli anni di piombo sono ancora gli scheletri nell’armadio. 32 anni dopo quel 17 giugno Silvia decide di girare “Sfiorando il muro”, il tentativo di fare un po’ di chiarezza, di radunare alcuni pezzi su un tavolo e cercare se non proprio di comporre un ordine, almeno di tirare fuori i pezzi: ecco allora che sfilano testimonianze di personaggi che hanno vissuto la Storia nella propria storia, e che la propria storia ha finito per esserne cambiata.

Il documentario è molto sobrio. Nonostante la violenza del materiale che lo costituisce, ha una sua delicatezza, una sorta di garbo che lo preserva dallo scadere nel vittimismo, o nel didattismo. Trovo che il vittimismo sia il maggior pericolo che corrono i documentari incentrati sui sopravvissuti o i parenti dei mortiammazzati, giocandosi così la possibilità di stimolare una riflessione sui fatti che sia obbiettiva e costruttiva e alternativa. Silvia è stata brava: non ha fatto del proprio dramma famigliare il cadavere da piangere. Ha scelto la via più tortuosa, quella che passa per l’ascolto delle fazioni opposte: quelli che si opponevano alla lotta armata dei gruppi più anarchici, quelli dei gruppi più anarchici costretti a emigrare e vivere sotto copertura ― “solo”, enfatizza la sua voce fuori campo, “solo”, riferendosi ad uno di loro trasferito in Francia da vent’anni ― e quelli che militavano a destra. Ma questa strada la porterà anche a capire che “bisogna guardare oltre il muro… trovare l’umanità dell’altro. Anche del nemico”, attribuendo alla pietas super partes il vero senso della sua tragedia famigliare.
Peccato per due aspetti. Uno. Se il documentario fosse stato più coraggioso in termini formali ― mi riferisco proprio alla tecnica di girato&montaggio, un po’ troppo standard e da documentario classico ― badando un po’ di più alla parte della confezione oltre che del contenuto, avrebbe lasciato un segno ancora più forte. Due. Se “Sfiorando il muro” fosse durato un altro quarto d’ora, l’avremmo gradito ancora di più. Finisce troppo presto! E anche se la regista ha un gran potere di sintesi (fortunata lei), ed è indiscutibile, sviluppare un po’ di più certi aspetti non ne avrebbe leso la sana economicità che lo caratterizza. Ma meglio così piuttosto che il contrario… Del resto less is more ― sentite da che pulpito …
Comunque io e i Moviers abbiamo apprezzato il film nella stessa misura in cui abbiamo apprezzato il dibattito post-film. Silvia si è dimostrata non solo donna di grande sensibilità e spirito critico, ma anche un’interlocutrice estremamente preparata sulla storia di quegli anni. Il Movie Maelstrom oggi fungerà da scaffale per un book-crossing virtuale da cui mi piace pensare che qualcuno (anche solo UNO di voi) prenderà a prestito un titolo…  😉
Detto questo, detto grazie al Fellow AndyCandy per aver partecipato in prima persona al dibattito e non aver lasciato solo quel lingualunga del Board (incapace com’è di tenersi le domande per sé), detto grazie all’Anarcozumi che passò APPOSITAMENTE a salutarci per poi fuggire verso altri domestici lidi, detto grazie anche all’associazione Note a Margine per aver aperto la rassegna “Che storia!” con professionalità e preparazione, detti tutti questi grazie, per i poteri conferitimi dalla legge, vi dichiaro… il film della settimana (paura eh)

COME UN TUONO
di Derek Cianfrance

Allora potrei dirvi che ho scelto il film perché il regista è quello di “Blue Valentine” e fa parte di quello sparuto gruppo di registi non-mainstream del panorama statunitense, passando così per quella informata dei fatti.
In realtà lo propongo per motivi legati alla pazzia. Impazzisco per Ryan Gosling, e non solo io naturalmente, anche la Honorary Member Mic e 14 milioni di altre Moviers sulla faccia della terra, e non per quei motivi fisici che pensate voi, malizia Moviers, ma per la strepitosa interpretazione in “Lars e una ragazza tutta sua”…

Impazzisco, letteralmente, per questa battuta del film, che tocca qualcuna delle mie corde… “Sai una cosa? Se corri come un fulmine, ti schianti come un tuono”…Mai parole furon più vere…

E impazzisco all’idea di ritrovare Bradley Cooper dopo “Il lato positivo” e vedere se mantiene lo stesso livello recitativo oppure se ritorna al solito venerdì da leoni.
Io impazzisco per queste cose, ma sono per la pars condicio. Le Fellow femmine impazziranno per Ryan e Bradley, mentre i Moviers maschi impazziranno per Eva Mendes. A ciascun gender la propria follia.
E anche per oggi, ho detto molto di più del tutto di quello che avrei dovuto. Ma tant’è, ormai un po’ mi conoscete (!). E visto che il Board vi chiede un dito e si prende tutto il braccio, vi ricordo di consultare lo scaffale del book-crossing nel Movie Maelstrom, di scegliere un titolo, e farlo girare. Vi chiedo anche di sbattervene, ma proprio altamente, del riassunto, e di accettare questi miei saluti, che stasera sono generalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Come promesso, trasformo il Movie-Maelstrom in uno scaffale per il book-crossing. Prendete pure quello che volete e fate girare. Sono tre titoli che ha suggerito Silvia durante il dibattito ― vi avevo detto che era molto informata, no?

Nel ripiano in fondo metto alcuni dvd, anche quelli, mandateli in giro per il mondo. 😉

“Spingendo la notte più in là”, di Mario Calabresi
“Con un piede impigliato nella stori”, di Ada Negri
“Ricordare stanca”, di Massimo Coco

“Buongiorno notte”, di Marco Bellocchio
“La meglio gioventù”, di Marco Tullio Giordana
“Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana
“Piazza delle Cinque Lune” di Renzo Martinelli
“La prima linea” di Renato De Maria (inZomma…)
Uh, guardate, c’è anche una copia di “Lars e la ragazza tutta sua” di Craig Gillespie…

COME UN TUONO: Luke è uno stuntman motociclista la cui vita viene sconvolta quando incontra la sua ex, Romina, e scopre di essere diventato padre. Luke decide di prendersi le proprie responsabilità di genitore, ma per superare le difficoltà economiche a cui deve far fronte inizia a rapinare banche. Questo lo porta a scontrarsi con Avery Cross, un ambizioso poliziotto…

 

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