Let’s Movie CLXVII

Let’s Movie CLXVII

VIAGGIO SOLA
di Maria Sole Tognazzi
Italia, 2013, 85′
Martedì 7/Tuesday 7
21:00/9:00 pm
Astrantonio/Dal Mastro

Maria Sole Tognazzi e Ivan Cotroneo (sceneggiatore) presenti in sala! 🙂

May First Movier Fellows,

Giornate di soli e temporali, serate che parlano di mari fra i monti, e terrazzi che ripropongono la formula grazie a una sdraio e del bel tempo a tratti.
Ebbene sì, m(a)y Moviers. Durante una serata al Sociale (Teatro non Centro, per una volta da plebei ci facciam patrizi) si parlava di Dolomiti e UNESCO e patrimonio dell’Umanità e triassico e giurassico e tanti altri -assici che non ricordo, io e la Honorary Member Mic scopriamo che 230 milioni di anni fa, al posto del Gruppo Sella, che sta da qualche parte fra la Val Venosta e il Massiccio del Gran Sasso ― geografia creativa, sì ― sorgeva un atollo maldiviano. L’immagine proiettata sullo schermo mostrava per metà il Gruppo Sella attuale e per metà l’atollo maldiviano come avrebbe dovuto apparire 230 milioni di anni fa. Io me ne sto lì seduta, rimirando la metà della mela che la geologia ha fatto la beffa di portarmi via. Cioè la geologia mi rema contro sin dalla notte dei tempi! Pensate cosa sarebbe stato, se quell’atollo fosse rimasto. Al posto delle ferrate avremmo pontili, e piedi mollemente ciondolanti dai pontili! Adesso lo so che i Fellows fissati con le/sulle ferrate organizzeranno rivolte contro di me, pesce di mare perennemente fuor d’acqua che sono, ma voi ve li immaginate, che razza di cubalibre ci saremmo sparati su quel pontile! (Io e la Mic ce li siamo immaginati). E invece i canederli! I canederli al posto del cubalibre! AAARGH! 🙁
Questo evento stava ovviamente all’interno della scatola magica del TFF, che in questi dieci giorni ci ha regalato di tutto e di più. Fra gli entusiasti che ci hanno ravanato dentro con me la Honorary Member Mic e il Fellow Pa ― mai dimenticheremo la frenesia esistenziale degli observers sul Mount Washington, Premio della Critca, peraltro… 🙁 Ovviamente un GRAZIE formato Times New Roman 72 all’Anarcozumi: 🙂 non solo si è sbattuta come pochi possono sbattersi per dieci giorni senza impazzire (dubitate ancora dei miei trascorsi da pasticciera??) per stare appresso a tutto quello che può capitare in dieci giorni di Festival, ma si è pure sbattuta un sacco per cercarci ―e trovarci in tempo zero― posti liberi all’ultimo anche ad eventi molto V.I.P, tipo quello durante il quale si è saputo delle Maldive e dei cubalibre perduti.
Come anticipato la settimana è stata impegnativa anche per via della duplice programmazione lezmuviana.
Il treno di notte per Lisbona è partito mercoledì e a bordo ospitava la Fellow Junior ― assente giustificata in quest’ultimo periodo per via dell’esplorazioni nelle nuove colline Trentorising 🙂 ― il WG Mat, che ha deciso di coronare il primo maggio tornando in Portogallo per la quarta volta ma stavolta con noi, e la Honorary Member Mic, che si era pure sciroppata una conferenza sul sussurro degli alberi (abbiamo proprio avuto dei gran ravanatori durante questo Film Festival ;-)).
Diciamo che il treno per Lisbona ha subìto qualche piccolo guasto durante il percorso… A destinazione c’è arrivato, eh, ma ha faticato un po’… 🙁
Ci sono un po’ troppe forzature a livello di trama che purtroppo compromettono la credibilità della storia ― già sottoposta a pericolo credibilità-carente dall’assunto su cui il film si basa: il caso detta legge.
Il protagonista è un professore svizzero assai grigio e insignificante che trova per caso un libro e decide, di punto in bianco, di ripercorrere la vita dell’autore che lo scrisse. Molla la scuola, prende un treno e se ne va a Lisbona a fare il detective, rispolverando una storia che coinvolge amore, politica, dramma, mistero. Gli elementi, come potete vedere, ci sono tutti. Però se durante un film cominci a porti più di tre domande che cominciano con “Ma come faceva a sapere che…?” vuol dire che c’è qualcosa che non va a livello meccanico. La cosa fastidiosa è che sarebbe bastato davvero poco, una tirata di bulloni di qui e una sistematina alle viti di là, a risolvere quei problemucci di tenuta… Io parto dalla convinzione che un regista navigato dovrebbe avere il cacciavite facile. Invece a quanto pare non è così ― e s’è visto anche con Tornatore ― quindi a questo punto credo che ad essere sbagliata sia la mia convizione, non la manualità dei registi… Bah…
Del Tyson-vs-Holyfield (dubitate ancora dei miei trascorsi da pugile??) che si è disputato dopo il film sui marciapiedi fuori dal Mastro, solo i marciapiedi possono dire. Diciamo che il WG Mat non tornerà a rivederlo… 🙁 E nemmeno la Fellow Junior, temiamo. E nemmeno io e la Mic credo, solo che noi due siamo state forse più morbide ― sarà anche che veniamo da dieci giorni di cortometraggi, lungometraggi, documentari che hanno messo alla prova la nostra tempra da spettatrici, su tutti, il film muto del 1917 musicato live da una band folk-psicadelica turca (lo so lo so, fa spavento solo a sentirlo).
“Il vero regista della nostra vita è il caso”. Questa è il perno attorno al quale tutto il film ruota, come accennavo prima. Tutto quello che accade sembra accadere per provare questa grande verità ― e anche lì c’è un po’ di forzatura. Potranno pure esserci fior fiore di matematici che mi spiegano il calcolo delle probabilità e mi dicono che in una data condizione ci sono x possibilità che un determinato episodio possa verificarsi. Potranno esserci anche fior fiore di Mat che mi ripetono esasperati “Ma quante possibilità c’erano che una donna che vuole buttarsi da un ponte sia nipote del boia che ha segnato la vita di tutti i personaggi che ruotavano intorno all’autore del libro???”.  Se ci fermiamo a quella domanda, non ci sarebbe più la letteratura, ne tantomeno il vivere… Quante possibilità c’erano che io e la Zu ci conoscessimo a Los Angeles, ci perdessimo e ci ritrovassimo per finire a fare il Board e l’Anarcozumi dentro Let’s Movie? Questa è un esempio, ma ne avrei infiniti, specie dell’ultimo periodo…
Quindi Mat, possiamo pure proseguire il discorso, ma tanto la Forza è con me e su questa non è che puoi farci molto… 😉
Poi guardate, il film si salva anche solo per il finale. Giusto giustissimo, aperto e chiuso, irrisolto e coerente. E aggiungo che sono per la salvaguardia delle stazioni dei treni, dove si leggono autocoscenze e si trovano le strade. Si salva anche per quel fascinoso di Jeremy Irons, che è sempre una gioia vedere in azione. Compassato, raffinato, persino nei panni di uno scialbo insegnante di Berna.
E un’ultima cosa, magari tutti i ring fossero come il marciapiede fuori dal Mastro! E per il secondo round di Tyson-vs-Holyfield aspetto il prossimo film. 🙂
Quanto al secondo Let’s Movie della settimana, “Die Wand”, titolo all’interno della programmazione TFF, per me questo e’ inquestionabilmente il miglior film del TFF. Ringrazio la Honorary per averlo visto side-my-side e la Fellow Francesca-ae.f. per 1) essere venuta; 2) per essere venuta con il Guest Andrea; essere venuta con il Guest Andrea e con uno strepitoso giacchino Moschino vintage salvato dalle grinfie di un outlet. 🙂
Perché “Die Wand” è inquestionabilmente il miglior film del TFF? Innanzitutto perchè è un film esistenziale, e forse anche un po’ esistenzialista…Fa parte di quelle storie fuori dal tempo e dallo spazio che propongono delle situazioni anomale e da lì costruiscono derive narrative inquietantissime. Come in “Funny Games” e “The Cube”, ma giusto per citarne qualcuno; e, in letteratura, “Il signore delle mosche” di Golding, “Cecità” di Saramago e “La strada” di MacCarthy, ma anche qui giusto per citarne qualcuno.
Uno si aspetta che la “Wand” del titolo, sia una parete rocciosa ― in fondo siamo in pieno TFF, il tema e’ montano. Invece il muro del titolo e’ una barriera invisibile (tipo vetro dei mimi, per capirci) che impedisce alla protagonista qualsiasi contatto con gli altri. La giovane donna finisce su una montagna, insieme a un cane, un gatto e una mucca, e per qualche strano motivo che non è dato sapere, si trova isolata dal mondo. La bolla che la circonda è infrangibile, lei non ha contatti con nessuno (ma esisterà ancora qualcuno con cui avere contatti?, questa è un’altra bella domanda) e passa le giornate cercando di sopravvivere: va a caccia, raccoglie il fieno, coltiva l’orto. Le uniche tre entità con cui comuncia sono il cane, il gatto e la mucca. E il suo diario, in cui riversa tutti i suoi pensieri/paure. Il diario è il supporto scenico: in realtà i suoi interlocutori siamo noi.
Esistenzialista perchè mi sembra il mito di Sisifo, che tanto fascino esercitò sul movimento di Sartre&Friends. Sisifo era quel povero cristo condannato a spingere un masso su per una montagna per vederselo rotolare giù una volta in cima, e lui a tornare giù e rispingerlo su. Per l’eternità. Nell’insensatezza di questo gesto, troviamo il denominatore comune con la storia della protagonista di “Die Wand” (non ha caso senza nome), destinata a portare avanti attività quotidiane il cui significato, in un’ottica più universale, è pari a zero… In più c’è tutto il tema della solitudine, del rapporto con gli altri, con la natura, totalmente indifferente alle sue tribolazioni…
È un film difficile che vi fa vacillare sulla via del ritorno a casa… Ma io l’ho apprezzato PROPRIO per questo…

E per questa settimana rispondiamo con un RSVP collettivo all’invito del Mastro

VIAGGIO SOLA
di Maria Sole Tognazzi

Ma il Mastro non c’invita così, senza renderci tutto più appetitoso…Oltre al film, ci offre la presenza della regista, Maria Sole Tognazzi e dello sceneggiatore, Ivan Cotroneo, che avevamo già avuto il piacere di conoscere per la prima di “La kriptonite nella borsa” l’anno scorso, ricordate? 🙂
Avrei voluto proporvi il film indipendentemente dall’optional esclusivo regista+sceneggiatore. Ora che abbiamo tutto all-inclusive, cosa chiedere di più?

Ma adesso che il TFF è finito che ne sarà dell’orso animato mascotte che ha intenerito file e file di spettatori, che ne sarà di lui, Zu?? Aspetteremo l’anno prossimo…
E nel frattempo, ci consoliamo con Let’s Movie… E anche con il Movie Maelstrom, che ospita un pazzo…
Ora come da tre anni e mezzo a questa parte (!), vi lascio liberi di tornare alle vostre vite, vi chiedo scusa in anticipo del riassunto (l’UNICA sezione lezmuviana che potrebbe essere tranquillamente soppressa), ve lo faccio precedere dal Movie Maelstrom  (l’unica sezione lezmuviana che parla della qualunque..no be’, tutto Let’s Movie in realtà parla della qualunque solo che nel Movie Maelstrom la cosa è formalizzata), e vi mando dei saluti, stasera un po’ prima, laboriosamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dunque mi sa che l’avete capito che io e la montagna non siamo esattamente sulla stessa lunghezza d’onda. Cioè, io vorrei l’onda e basta…. La freddezza che provo nei suoi riguardi non m’impedisce tuttavia di entusiasmarmi per pazzie che la vedono protagonista, come quella che coinvolge questo ragazzetto di 26 anni, tale Alex Honnold, che in 18 ore e 50 minuti ha scalato in libera le tre pareti più imponenti dello Yosemite.
Ecovi il teaser del documentario “Honnold 3.0” http://www.outsidetelevision.com/video/teaser-honnold-30-part-1
Ve lo riporto perché il documentario ha un ritmo sincopato e divertente, e potrebbe piacervi ― chiedo scusa in anticipo per l’uso smodato dell’americano.
Ah, il commento di Alex, dopo essere salito per 7.000 piedi (fate voi la conversione?) senza sicura, per 18 ore, giorno e notte non stop, è stato “Yeah, I’m kind of tired”.

“Kind of tired”?????

VIAGGIO SOLA: Irene ha superato i quarant’anni, niente marito, niente figli e un lavoro che è il sogno di molti: Irene è l’“ospite a sorpresa”, il temutissimo cliente in incognito che annota, valuta e giudica gli standard degli alberghi di lusso. Oltre al lavoro, nella sua vita ci sono la sorella Silvia, sposata con figli, svampita e sempre di corsa, e l’ex fidanzato Andrea. Irene non ha alcun desiderio di stabilità, si sente libera, privilegiata. Ma è vera libertà la sua? Qualcosa metterà in discussione questa certezza…

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