Let’s Movie CLXVIII

Let’s Movie CLXVIII

CONFESSIONS
di Tetsuya Nakashima
Giappone, 2010, 106′
Martedì 14/Tuesday 14
21:15/9:15 pm
Astra/Dal Mastro

Frotte di Fellows e Moviers a Mucchi,

Quando succede così, it’s bliss.
Quando succede la giornata di lavoro e poi English teaching e poi scappar via dall’aula e mollare il registro e infilare la tenuta da Board e via verso il Mastro che ti aspetta lì, e c’è tutta la frenesia dell’evento fuori dal cinema, gli spettatori che hanno prenotato, e che hanno quell’espressione da Buddha tibetano che un posto assegnato può darti, e poi gli spettatori che non hanno prenotato, e che hanno quell’ansia da Lauramorante e scalpitano attorno alla zona off-limits presieduta dal team dei Mastrantonios.
Quando succede tutto questo e io arrivo, e vedo tutto questo, il movimento e i sorrisi, la gente che finalmente si è chiusa l’ufficio alle spalle e può pensare ad altro, aprire la mente su altro, e vedo gli sguardi d’intesa, e sento “Eccoti qui, finalmente” di un vecchino a una vecchina, oppure una ragazza che aspetta trepidante sulla panchina, quando vedo tutto questo, io provo una sensazione, Fellows, che potrei spiegarvi soltanto ricorrendo alla storia e immaginando la sensazione che devono aver provato gli antichi davanti al primo arcobaleno del creato. O un geek davanti all’I-phone 2 dopo l’avvento dell’1. 🙂
Tra la folla spuntano sorridenti due facce. Il Fellow Andy Candy è arrivato diretto da Monaco ― non quello Cote Azur della nostra Fellow Milanie de, quello molto più in-Deutschland-geboren. Aveva anticipato un “non-jeafò” a cui il Board aveva risposto un “dai-che-jeafai”, e per fortuna una volta su un milione la azzecco. 🙂 Poi ecco la Honorary Member, filamente yoga-free ― che yogare va bene ma limita il raggio d’azione lezmuviano,e questo non va tanto bene. E lì accanto a loro c’è una preda, Daniele, che ben si trasformerà in un Fellow, il Fellow Sunrise, perché lui non c’entra con il rising di Trentorising, lui è per il sun senza rise. 😉 Ringrazio il fantastico lavoro di squadra del Fellow Andy Candy e della Honorary Member Mic, che hanno visto del potenziale “Movier” in Daniele e hanno venduto magistralmente la diavoleria Let’s Movie. 🙂
In pianta standa dalle 6 pm dal Mastro, l’Anarcozumi, che finalmente riesce a interloquire con le persone in maniera normale dopo l’eccesso di sovraesposizione umana a cui è stata sottoposta durante il Festival. In extra extremis giunge anche il Sergente Fed FFF, e grazie all’abilità di Robin con il tetris dei posti, riesce a rimediare una poltrona libera. Dentro in sala troviamo la Fellow Francesca-ae, con la quale scambiammo solo un bacio aereo, dacché il buio in sala incalzava. Con lei il Guest Massimo, anche lui potenziale preda, che spero ricapiti sul mio sentiero quanto prima ― la mia fame di Movier non si placa mai… Un ringraziamento speciale va alla Fellow Giuly-Jules, che avrebbe tanto voluto esserci ma è stata bloccata on the way. Ma keep trying, diciamo alla nostra Fellow!
Se dovessi descrivere sinteticamente com’è “Viaggio sola”, direi onesto, ben fatto e con un gran bel personaggio come protagonista. Fortunatamente non devo fare nulla sinteticamente, quindi se permettete, me la prendo un po’ con calma per ragionare sulla protagonista.
Nella vita Irene (Margherita Buy) fa l'”ospite a sorpresa”, ovverosia il cliente in incognito che si presenta negli alberghi di lusso per giudicarne gli standard.
Irene è un personaggio che mi è piaciuto molto e mi fa dire “menomale” che finalmente hanno puntato una cinepresa su questa donna, perché di donne come Irene ce ne sono tante, ma proprio tante tante. Irene è una indipendente, viaggia sola (per lavoro e nella vita), è single ma senza i piagnistei di Bridget Jones, è una zia affettuosa ma non usa le nipoti come surrogato delle figlie che non ha (avuto): di figli non ne vuole, e di questo è consapevole. Nel dibatto post-film ― gran dibattito post-film, durato più di un’ora!― la regista Maria Sole Tognazzi e lo sceneggiatore Ivan Cotroneo hanno spiegato che Irene è un personaggio che non subisce nessun cambiamento, che rimane se stessa fino alla fine. Sono d’accordo, rimane se stessa fino alla fine, però secondo me ― e mi scuseranno i Moviers presenti per aver già sentito queste mie parole in sala ― secondo me Irene compie un percorso, che è tutto costellato da situazioni che cercano di farla vacillare, che cercano di farla rientrare nella griglia dei modelli in cui la società vuole incastrarla. Come se ci fossero degli agenti finalizzati alla standardizzazione del personaggio che lei, in qualche modo è costretta ad affrontare per rimanere se stessa.
E lei, Irene, nel (per)corso del film impara non solo ad affrontare questi agenti e neutralizzarli, ma anche non doversi giustificare con il resto del mondo per com’è. Il resto del mondo ti vorrebbe con un compagno o dei figli o comunque disperante se non hai né l’uno né gli altri. Invece la conclusione (rincuorante!) cui il film giunge è che si è come si è, punto, e non possiamo/dobbiamo imporci graticole che non ci appartengono solo per non disturbare la società con l’ennesimo “altro” da somatizzare…
La storia di Irene mi ha portato inevitabilemente a riflettere alla storia di tante donne come lei. Non so voi che ne pensiate, Fellows, ma io non parlo tanto di solitudine, che ha sempre quel sapore di stanze grige, limoni raminghi in frighi deserti. Io parlo piuttosto di autonomia, la capacità che sviluppi ―a fatica, eh― di stare sulle tue gambe, senza bisogno di appoggiarti a qualcuno. Se poi quel qualcuno c’è, tanto meglio, ma la sua mancanza non può determinare il crollo della tua vita. Questo penso io. Penso anche che ogni tanto la soitudine venga demonizzata  e strumentalizzata, e che ci sia bisogno di una revisione delle conformazioni di coppia e delle strutture famigliari ― ma qui divago.
Se devo trovare un difetto al film ―per la verità devo ancora decidere se sia un difetto oppure una gran furbata da parte di Tognazzi&Cotroneo ― è il dibattito che inevitabilmente questo personaggio solleva e che, in un certo senso, supera il fil stesso. Il film deve avere un valore intrinseco quale opera d’arte ― anche nel suo piccolo; non può essere solo un corollario di spunti di discussione…Ma mi sembra di averlo già detto in passato, questo…
Insomma, non ho trovato molta arte in “Viaggio da sola”, ma non si può avere tutto, lo sappiamo… C’è anche un problemino con il personaggio dell’antropologa inglese che Irene incontra in uno dei suoi tanti soggiorni alberghieri. Kate è troppo palesemente un personaggio cartaceo, nel senso che parla troppo come un libro stampato. E anche la sua morte, che allude a una potenziale fine scampata di Irene, mi pare una scelta un po’ naif, di cui si sarebbe potuto fare a meno. Quindi, tolto il personaggio di Kate, e anche la tendenza del film, ad essere troppo esplicit(at)o, “Io viaggio sola” è un progetto che appoggio. Anche solo per la decisione di puntare quella cinepresa verso un territorio femminile che non va guardato con commiserazione (sulla commiserazione con cui i camerieri guardano i single ― uomini e donne― nei ristoranti, Cotroneo ha tristemente scherzato!), né con diffidenza, né tantomeno con mire di addomesticamento. Perchè al mondo coesistono pacificamente i prati inglesi e le giungle…
E non per essere ripetitiva, ma vi prego, cercate di non perdere gli appuntamenti con il regista in sala: i fabbri(catori) del cinema ti permettono di sbirciare dentro l’officina…
E adesso ci trasformiamo tutti in perfetti giapponauti e ci spariamo questa bomba di film

CONFESSIONS
di Tetsuya Nakashima

Nominato all’Oscar come Miglior Film Straniero nel 2011, e acclamato in Giappone e all’estero, il film sbarca da noi con quel ritardo trenitalia di tre anni ― meglio non commentare. Anche qui, vado d’intuito e ispirazione. E anche di rigore. Il cinema giapponese ha quel minimalismo lapidario che spesso a noi italiani ― ehm, a noi barocchi Board ― manca. Quindi preparatevi una bella thermos di tè verde (o di sakè, fate voi) e raggiungetemi dal Mastro-San. 🙂
Ah e last but not least…Questa scintilla che vedete in questo istante, guardando dalla mia parte, non è la luccicanza di Danny, no no, è la scintilla blin-blin del mio sorriso 32 denti: dal 9 al 16 maggio si celebra la Festa del cinema, e il biglietto per l’ingresso nelle sale cinematografiche di tutta Italia (festa per tuuuuutti i Moviers in tuuuuuuutti gli angoli del paese) sarà a prezzo ridotto: 3 € per i film in 2D e 5 € per quelli in 3D.
Quindi, Moviers, non avete più nemmeno la scusa della pecunia (assenza di) per evitare il cinema. La pigrizia, quella la stiamo combattendo da tre anni e mezzo e con risultati incoraggianti. Quindi, on the top of my tips, metto sen’altro questo “farsi qualche caffettino in meno e qualche cinemino in più”. 😉

E dopo questa notiziona da tesoretto, Movie-Maelstrom, riassunto e…Sto dimenticando qualcosa? Ah già certo, i saluti, stasera, numerosamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

In questo weekend s’è approfittato molto della citata Festa del Cinema, mettendo a segno una tripletta cominciata con “Effetti collaterali” di Soderbergh, proseguita con “Kiki. Consegne a domicilio” di Myazaki (mai imparerò a scriverlo) e coronata con “Miele” di Valeria Golino. Il primo è un thrillerone benfatto che piacerà a tutti gli appassionati del genere (e di Jude Law); il secondo riconferma ancora una volta la magia dell’universo poetico di Miazaki (no, non imparerò mai a scriverlo), per quanto il finale sia un po’ così; il terzo, “Miele”, non mi ha convinto affatto, purtroppo, ma mi permette di FARE PUBBLICA AMMENDA IN STAMPATELLO MAIUSCOLO CON L’ANARCOZUMI ALLA QUALE NON HO DATO AGGIORNAMENTI SULL’ORARIO DEL FILM E PER COLPA, COLPISSIMA, COLPISSIMISSIMA MIA SE L’È PERSO (MENO MALE CHE ERA “MIELE” E NON “CONFESSIONS” ALTRIMENTI NON ME LO SAREI MAI PERDONATO!). ZU, I AM DOWN ON MY KNEES! 🙁 🙁

E ORA, SE VOLETE SCUSARMI, HO UN CILICIO CHE MI ATTENDE…!

CONFESSIONS: Siamo in marzo al termine dell’anno scolastico giapponese e la professoressa Moriguchi (Takako Matsu) che ha perso la sua figlioletta di 4 anni, annuncia che sta per lasciare l’insegnamento. In una lunga confessione davanti a tutta la classe racconta la sua versione dei fatti, secondo cui la figlia sarebbe stata uccisa da due studenti che la professoressa decide di rovinare attraverso una vendetta tanto gelida quanto crudele. Ma non sempre le cose sono come appaiono e la ripresa dell’anno scolastico sarà l’occasione per altre confessioni di alcuni studenti implicati nella tragedia.

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2 Comments

  1. ..considerata la pubblica ammenda, CONSIDERO LA QUESTIONE RISOLTA! Ih Ih Ih love you Board!!

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    • Huuuuge sight of relief!!
      LOV YA TOO, my Anarco 😉
      TB

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