Posts made in giugno, 2013

Let’s Movie CLXXV

Let’s Movie CLXXV

PASSIONI E DESIDERI
di Fernando Meirelles
USA, 2011, 90’
Martedì 2/Tuesday 2
21:00/9:00 pm – da confermare (per l’ora confermata chiamate il Mastro allo 0461-829 002)
Astra/Dal Mastro

Meaulnes Moviers,

Giovedì è andato in onda sugli schermi di Via Santa Croce il primo Let’s Movie Ex3me della storia lezmuviana ― e sospetto che non sarà l’ultimo, vista la non-estate che ci sta propinando. Intorno a ore 6:57 pm attacca una pioggia di quelle fredde fredde da menomale-che-c’ho-le-caldarroste-nel-forno-e-il-plaid-sulle-ginocchia (tenete a mente il dettaglio “plaid sulle ginocchia”, please). Fra me e me dico, tranqua, è estate, il film comincia alle 9:30 pm, take it easy man. E allora I take it easy, man, e inganno il tempo (ma non il meteo) sfoggiando della sprezzante indifferenza nei confronti di una tempratura pressoché autunnale e un acquazzone che ricorda in tutto e per tuffo “Platoon”.
Certo non smetto di pensare cavolo per una volta che c’è Let’s Movie outdoor, ma come da accordi, la prendo easy, man. L’indifferente sprezzo continua, mentre nel frattempo sento l’Anarcozumi, secondo la quale il livello di guardia del Giardino Santa Chiara potrebbe impedire la proiezione del film. Nel frattempo anche il Sergente Fed FFF si consulta con il Board e anche il Fellow D-Bridge ― quest’ultimo ormai proiettato sul divano pronto a guardarsi la partita. L’ora X arriva e io non posso più né sfoggiare indifferenza, né prenderla easy. Esco al freddo e al gelo senza bue e asinello e mi dirigo alla volta del Giardino, sperando almeno nel Sergente, dato che il D-Bridge ormai è con la testa in nazionale e il plaid sulle ginocchia ― tenuto a mente il dettaglio? 🙂
Quando arrivo al Giardino la situazione che mi si prospetta è numero 6 por’anime intirizzite che attendono il play. Io mi dico, questi sono persino più pazzi di me, dacché io ho un dovere professionale, prim’anco che morale (prim’anco??), nei confronti dei miei Moviers, invece questi, questi non hanno alcun dovere professionale né presumo morale per uscire di casa con 13 gradi e guardarsi un film con 13 gradi. Mi prende la voglia di distribuire dei biglietti da visita di Let’s Movie ― il loro masochismo li renderebbe dei Fellows perfetti ― ma accidenti-a-me devo ancora farli ristampare, quindi niente marketing, niente advertising, gniente de gniente. L’unico vantaggio dei 13 gradi e dell’umidità al 102.3%, sta nell’ampia scelta di posti vuoti. Scelgo la terza fila ― sempre sognai di sostituirmi a Maldini Paolo sulla fascia, un giorno.
Dopo poco arriva il Sergente e spiega che l’acquazzone l’ha colto nella discesa su due ruote da Povorock, quindi pioggia ne ha presa discretamente abbastanza. Ciononostante, eccolo a Let’s Movie. A me si spalancano le porte della gratitudine come dei gates celestiali e di nuovo mi si ripropone la domanda “is all this really possible?” a cui solo Platone o Socrate potrebbero rispondermi, se non trovassi sempre la segreteria telefonica quando li chiamo. 🙁
Dal divano di casa, il D-Bridge attua dell’astuto terrorismo psicologico che viene prontamente rispedito al mittente con la cartolina “Il film lo fanno, saluti e baci”. 😉 E sì, il film, con 13 gradi, 102.3% di umidità, 8 persone, 2 passanti con la testa 1 dubbio esistenziale avente per oggetto noi e “perché faranno tutto questo?”, il film lo fanno! 😮
Emmenomale per noi. “L’intervallo” è un oggetto che NON deve andare smarrito PER NESSUN MOTIVO! Peccato averlo visto in quelle condizioni, con la pioggia, il freddo, il vento e l’istinto di guardare l’orologio ogni 5 minuti e attendere il via-libera al back-home e al suo calduccio. Salvatore e Veronica sono due adolescenti di Napoli, non la Napoli delle Vele e di Scampia, niente narco-traffico, ma pur sempre della camorra e regolamenti di conti. Salvatore è il carceriere di Veronica, e Veronica una teenager dalbelcaratterino che ha commesso qualche sgarro, non proprio a qualche industria di caffè, ma pur sempre a quelli della mala. I due sono costretti a stare rinchiusi in un ex collegio dismesso, nella periferia napoletana, luogo fatiscente ma estremamente evocativo, una serie di stanze vuote piene di misteri (veri o presunti tali), giardini rigogliosi che ricordano quello segreto di Frances Hodgson Burnett, interrati che ricordano i passaggi sotterranei dei Goonies (ormai erti a canone, facciamocene una ragione). E queste due anime pure sull’orlo della corruzione ― Salvatore e Veronica sono due Emile rousseaiani ma impiantati in una realtà partenopea che li espone ogni istante alla perdita dell’innocenza, e forse, forse, la loro innocenza l’hanno già persa, non lo sappiamo bene ― queste due anime si ritrovano a vivere un giorno lontano dalla strada e dalle logiche del quartiere, dalle minacce di quel mondo che vuole sporcarli una volta per tutte. Vivono un intervallo, una sospensione dalla loro esistenza, e vivono la possibilità di sfogare un universo di puerile fantasia che ancora popola il loro immaginario. La giornata è scandita da quello che il nostro fido Todorov deviniva “fantastico strano” (Ivà&Jessssica sarebbero impazziti!) caratterizzato da quel genere di avvenimenti che nel corso della storia “sembrano soprannaturali ma che ricevono alla fine una spiegazione”. Tutto è spiegabile nelle stanze che i due perlustrano e nei misteri in cui s’imbattono girovagando per l’ex collegio abbandonato. La storia dell’allieva rimasta incinta che venne abbandonata da tutti e si suicidò. O lo strano rumore che proviene dalle cantine, e che risulta essere una cagna con dei cuccioli. Ma vedete, sempre come insegna il fido Todorov, la semantica del fantastico è composta da elementi “strani”. Il loro scopo è quello di creare suspanse, e anche di farci parteggiare per i personaggi, còlti come sono in uno stato di non-normalità. Il mondo di fantasia a cui i sue si lasciano andare, e che così profondamente stride con il mondo là fuori, permette ai due di riappropriarsi della loro fanciullezza senza vergognarsene. Salvatore, grande e grosso, non si vergogna di mettersi al timone immaginario di un barchino distrutto, giù nell’interrato del palazzo, e di costruirci tutta una narrazione salgariana intorno. Veronica, dal canto suo, non si vergogna d’impersonare una concorrente de “L’isola dei famosi” che argutamente fa il verso al programma, a se stessa e a Salvatore in un atto spontaneo di riscrittura della (a)cultura mediatica contemporanea, senza ricorrere a due punti aperte virgolette. È come se i due giocassero a “facciamo finta che siamo” ma senza far finta, sfruttando il loro day-off dal lavor(i)o dell’esistenza e riappropriandosi, per un giorno, di una dimensione verso cui sentono forte la nostalgia. E si vede questo, dai loro gesti, dai loro comportamenti, il nostos verso un periodo che non hanno potuto vivere fino in fondo: Salvatore che canta una canzone per far fare pipì a Veronica, e che la prende sulle spalle per non farle bagnare i piedi, Veronica che disinfetta con la saliva un taglio di Salvatore e che lo interroga, ecche-vuoi-fare-tu-da-grande?
Ne “L’intervallo” ci si consente ― ed è consentito ai due protagonisti ― di camminare il bosco incantato del fantastico per 12 ore, terminate le quali siamo rigettati nella selva del nostro reale ― e di quello dei protagonisti, il quartiere con le sue leggi per Veronica, il carretto di granatine per Salvatore. Quello che è avvenuto in quelle 12 ore rimane in quello spazio chiuso soffuso d’onirico e di poesia. È un po’ quello che succedeva nel romanzo di Alain-Fournier, “Il grande Meaulnes” in cui il narratore vive un’avventura tra sogno e realtà, tra romanticismi e docce-fredde-da-reale insieme a questo personaggione misterioso, “le grande Meaulnes”…Mai sentito? È un classico della letteratura francese del primo 900, non so se qui in Italia sia molto conosciuto… Se volete fare il botto, consiglio film e libro insieme. Le trame sono molto diverse, diversissime, ma le atmosfere sono le stesse, e Salvatore e Veronica potrebbero essere benissimo due Meaulnes e Yvonne napoletani, cent’anni dopo…
E come tutti i sogni, e come tutti i giorni anche il sogno e il giorno regalato ai due ragazzi finiscono. Il quartiere aspetta lei, il carretto delle granite lui. Gli aerei che per tutto il film amplificano il desiderio di fuga dei due ragazzi (soprattutto di Veronica), continuano a solcare i cieli. E così si chiude il film ― che in realtà capisco ora essere verosimilmente un romanzo illustrato ― un aereo che passa, un fermo immagine sulla città. Evasione e prigione. La diade che cinge i polsi dell’esistenza a tutti noi.
E per ripigliarci dal Let’s Movie Ex3me, concediamoci un po’ di sana Spa dal Mastro con

PASSIONI E DESIDERI
di Fernando Meirelles

M’ispira, questo film uscito un paio d’anni fa. È un incrocio di storie diverse unite da un filo conduttore che tutti siamo chiamati a tastare prima o poi ― passioni e desideri. Un po’ di ripasso teorico non fa mai male, quindi perché non calendizzare (mio dio che verbi uso?!?!) un bel Join-The-Board per il vostro martedì sera? Io ci farei un pensierino, poi fate vobis (io intanto attuerò l’hora pro nobis).
E su quest’exploit latinista che farà la felicità della nostra latinista di fiducia, la Fellow Francesca-ae.f., sguazzo in un brodo di giuggiole nel darvi la notizia del secondo baby-Movier della cine-family lezmuviana! Il 27 giugno è arrivato Noè, con somma gioia della neo-mamma Katrin, la nostra Fellow Archibugia, e del CapitanCampetti, al secolo Davide, che a guardar bene non vi ho mai presentato ― il Capitano Nemo del Lago di Garda e del Lago di Let’s Movie (ce l’avremmo pure noi uno straccio di lago, no? Ce l’hanno pure a Caldonazzo!). Noè, un frugoletto serafico in pace con il mondo e che navigherà il mondo con la maestria iscritta nel suo nome, si unisce al mini-Movier Pablito, il pargolo dei Fellow Giuly Jules e Pilo, un capolavoro di scienza e tecnica che sta crescendo a occhio nudo. E non scordiamoci il Mini-Mate, Nicolò, di anni 3, il piccolo del Movier Iak-the-Mate, che ormai va sugli sci e fra un po’ scalerà la sua prima parete (anni 3, ricordo)…Insomma Let’s Movie vanta un comparto “mini” da far invidia agli dei, come mi disse un giorno qualcuno… 😉
Ok, ora shush shush Board, basta chiacchiere dai, falli andare a letto, ‘sti Moviers…
Vi ringrazio delle vostre sante orecchie che santificano le mie parole :-), vi sconsiglio il riassunto, mentre il Movie-Maelstrom, quello lo consiglio sempre. I saluti che vi mando, stasera, sono francofo(to)nicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Questa settimana il Movie-Maelstrom è tutt’uno sperticato elogio nei confronti di tre Moviers che hanno affrontato un postaccio (=lago di Levico) durante una giornata di finto giugno e vero ottobre per supportarmi durante la prima gara di dragon-board, ehm, dragon-boat, della mia carriera (ts) da dragonboattista. Lo sperticato ringraziamento va al Sergente Fed FFF, artefice dell’iniziativa fRun-club e fotografo ufficiale, l’Anarcozumi, supporter-number-uan che sempre mi supportò in ogni mia mattata, e il Fellow Pa, compagno di avventure nonché ex-dragonboattista che guardava con occhio esperto lo svolgersi della gara. I tre meravigliosi hanno esibito uno striscione ― l’unico fra il pubblico presente in spiaggia, quando si dice distinguersi dalla massa 😉 ― che rimarrà un vanto per tutta la mia vita: “Daje Fru!” rimarrà un vanto per tutta la mia vita. Unquestionably! Quindi sì, magari l’evento non lascerà un gran segno nella storia mondiale (!), ma in quella mia personale rimarrà scolpito ad aeternum. 🙂 🙂
Daje Moviers!!! 🙂

PASSIONI E DESIDERI: Ambientato ai giorni nostri tra Vienna, Londra, Parigi, New York, l’Arizona e Rio de Janeiro. Liberamente tratto da La Ronde di Schnitzler, il film racconta una serie d’incontri d’amore e di sesso. Un’indagine a 360 gradi sulla morale sessuale delle diverse personalità che appartengono ai più differenti ceti sociali.

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Let’s Movie CLXXIV

Let’s Movie CLXXIV

L’INTERVALLO
di Leonardo Di Costanzo
Italia, Svizzera, Germania, 2012, 90’
Giovedì 27/Thursday 27
Giardino Santa Chiara, Via S. Croce
21:30/9:30 pm
Ingresso gratuito/Free entry

Frères Mongolfier Fellows Moviers,

Il Monday è stato manic nel modo corretto. Voi vi chiederete, e qual è il modo corretto dell’istituzione Manicmonday, (nolenti o nolenti, È un’istituzione)? Il modo corretto del Manicmonday è quando gli eventi vincono sul lunedì, il matto che infuria a inizio settimana..
Dopo lavoro domo il dragon-boat per un’ora e mezza, dando finalmente una parvenza di senso a quel Lago di Caldonazzo (neppue l’UNESCO, con tutta la sua bontà, riesce a giustificarne all’umanità la totale mancanza di patrimonio) copro con velocità abbastanza sostenuta ma pur nel rispetto dei limiti (ts, che ridere Board :-)) la tratta Caldonazzo-Trentoville e mi dirigo, post-doccia, allo Smelly Modena ― ‘cause the Modena smells and the Board scents, here is the difference ;-). Nel corso della tratta, oltre ad aver rispettato i limiti, scambio della gran messaggistica con dei Moviers da Premio Nobel, che mi fanno capire quanto sono bloody lucky e quanto voialtri Moviers siate una specie ultra, terrena e ultraterrena tutt’insieme. 😉 L’Anarcozumi deve fare i compiti per la Trentino Film Commission, quindi deve, a malincuore saltare la gita a Let’s Movie. 🙁 Della Fellow Cap, la nostra donna-duu-sudd, apprezziamo l’onestà: “è arrivato il caldo sfiancante” ― mi pare di sentirla, “Francé-fa-caaaldo”, e la CAPiamo, ovviamente. 🙂 Il WG Mat ci lascia senza parole: dopo aver provato tutte le combinazioni possibili di cinema-titoli-orari in città, rimbalzando da una parte all’altra della città e fissandosi accanitamente su “Sinestesia”+ore 9 pm+dal Mastro, ha finalmente scoperto che il film era “USA contro John Lennon”+10 pm+allo Smelly! 🙁 Lo ringraziamo per non aver ceduto al flipper ed essersi presentato, nonostante la salivazione azzerata. Combatte temeraria il caldo torrido, pure raggiungendo lo Smelly in bici, la Fellow Francesca-ae f. che a voler ben guardare, di Moser porta il nome ― e a questo punto credo non sia un caso… 😉
La Honorary Member Mic ci raggiunge con un messaggino, da Vicenza, in cui assicura che è con noi e John ― e io rassicuro, sì Mic, sei lì con noi e John.
Numero di anime in sala: 8, Moviers inclusi. 🙁 E la sala è la più grande, 230 posti. Dato che non soffriamo di agorafobia e gli spazi liberi (soprattutto dallo smell), ci gustano mucho, contempliamo la distesa a perdita d’occhio di poltrone vuote ―se l’avesse scorto Monet, questo peasaggio, ts, altro che ninfee.
“USA contro John Lennon” non può non piacere. Parto da questo commento delle elementari su cui poggio l’opinione che mi sono costruita a proposito del film. Premesso che il documentario ha un valore in sé per tutta la serie di immagini, rivelazioni, dettagli, contributi inediti che raccoglie, non posso svincolarlo dalla figura che racconta, a tratti esaltandala. “USA contro John Lennon” è John Lennon ― cavoli stasera sei da rivelazioni, eh Board ― John Lennon nel passsaggio dal caschetto beatles alla camicia verde militare all’occhialetto gandhi: da pop-star ad attivista politico a guru della pace. Ripercorrendo questa sua trasformazione identitaria, i registi raccontano anche la persecuzione che Jonh subì negli Stati Uniti dove negli anni ’70 era considerato un personaggio da pericolo-rosso e inserito per questo nel libro-nero dell’Amministrazione Nixon, affrontando il processo per essere espulso dal paese.
Mi ero ripromessa di non utilizzare mai espressioni come “tuffo nel passato” (ché, nel presente non nuotiamo??), ma questo lo è. E non c’è nostalgia, nello sguardo dei due registi, e nelle loro mani che pazienti cuciono la situazione storica, musicale, politica del periodo. Ma non c’è nemmeno pura fattualità, una carrellata di fatti, date, numeri. Siamo nella zona della riflessione emozionale ― ma posso inventarmi ‘ste robe io? Intendo, con questo, a quando ti fanno ripensare qualcosa che non conosci, che non hai vissuto. Come noi, generazione post ’70, quelli che si sono persi tutto il fun! 🙁  …Tranquilli tranquilli, non mitizzo i 60s, anche se la tentazione ci sarebbe, ve lo confesso.
Sapete, manca qualcosa, nella nostra generazione: l’ideale. Oggi noi giochicchiamo con il virtuale. Pensateci un po’, alla differenza…Can you see it? E poi c’è anche la questione del collettivo vs soggettivo. Allora, comuni e Woodstock, ora monolocali e i-pod.
E poi c’è anche la questione della perdita del divino terreno. Guardando le immagini registrate durante la veglia dopo la morte di John, con tutte le persone in lacrime, centinaia di migliaia di persone in lacrime, ho sentito la lontananza tra la mia generazione (e quelle successive alla mia, presumo) e la generazione che ha vissuto quegli anni. Mi sono chiesta per quali personaggi, noi, piangeremmo così. E ho realizzato, con una certa tristezza, che per nessuno, noi piangeremmo così.
“Saviano?” ha proposto astuta la Fellow Francesca-ae.f… No, non credo, nemmeno lui. 🙁 Nonostante il rispetto, la gratitudine e l’amore patrio che proviamo per lui in quanto patria…. E se lacrime fossero, sarebbero più di stizza, di rabbia verso lo stato (delle cose)…
La scorsa settimana ho scritto che John è una specie di Jesus Christ intergenerazionale, e che saperne di più su di lui è come aggiungere un capitolo alla Bibbia del ‘900. Credo che sia così. E ho capito che siamo orfani di dei con la testa piena di ideali (magari un po’ strampalati eh), e di progetti iper-pacifisti iper-utopici (sicuramente strampalati eh). Ho capito che viviamo in un orfanotrofio pieno di finti tutori dai talenti sbiaditi….
Francesca e Mat hanno cercato di riportarmi coi piedi per terra ― io sempre troppo mojngolfiera, con la testa nell’aria e i piedi nel vuoto. Il culto della personalità non va mai bene: ha portato a delle catastrofi storiche indicibili. Sono d’accordo, my beloved Fellows… Eppure questa sacra mancanza di figure di riferimento, non posso impedirmi di provarla…
Ora, per sdrammatizzare un po’. E’ vero che John era un hero, un grande, un figo tutto quello che volete. È vero che promuoveva la necessità di maggior consapevolezza politica, è vero che era tanto smart da capire che il suo primo lavoro era fare l’artista, e solo dopo il politico. Però, Moviers, cavolo, sentite cosa ha detto, descrivando il suo magico incontro con Yoko Ono: “L’idea che tutto quello che Yoko sapeva venisse da una donna mi sconvolgeva”. John, hero, grande, figo, E MASCHILISTA??!! Macchecavolo!! 🙁
Vorrei continuare a parlare delle tante annotazioni finite sul mio squadernino durante il documentario, ma decido di sistemare un juke-box nel Movie Maelstrom ― l’unico al mondo senza l’obbligo di monetina ― e passo allo STUNNING EVENT di mercoledì dal Mastro! Seratona sold-out con il regista Erik Bernasconi e il protagonista Alessio Boni (sì, lui, un omen un nomen), che sono stati con noi prima e dopo la proiezione. L’atmosfera era molto Première, ma molto relax&chill-out, anche. I Mastrantonios, che discreti e attenti scivolavano da una parte all’altra dell’Astra, e una vagonata di Moviers!
Ringrazio, nell’ordine il Fellow D-Bridge, la cui messaggistica è caratterizzata da strani codici che ricordano la dialettica di Mark Zuckerberg in stato confusionale; il Fellow Presidente, detto anche Monsieur Le President, la cui presenza, data la carica che riveste, non può proprio mancare in queste occasioni mondane; la Fellow Francesca-ae f. (twice this week?! Fantafrancesca!) che è riuscita a liberarsi, infilare un abitino vintage con inserti carta da zucchero (inserti carta da zucchero?? Ma chi sono, Marie Claire?) e pedalare al cinema, dove trova l’amica Stefania, che spero diventi una Movier ― con quei capelli di rame lì, sarebbe una perfetta Fellow Copper ;-); e naturalmente lei, l’Anarcozumi, che supervisionava lavori, tempi ― persino la Federal Reserve, ci giunge voce. 🙂
“Sinestesia” è un film di quelli tiny-tiny ― come piace dire a me ― di quelli che si girano in pochi giorni ma con tanto entusiasmo, come ricordava Alessio a fine proiezione. Purtroppo molto spesso sono così tiny-tiny che la distribuzione se li lascia scivolare fra le mani, rintronata com’è dai colossal che le sbattono addosso dagli States…
È un film letterario, tremenadamente compatto, in cui tutto si tiene, merito di un lavoro molto attento sulla sceneggiatura. Struttura a capitoli con epilogo alla fine, più un classico à rebour che riporta lo spettatore al punto di partenza, ma concedendogli la gnosi dei fatti. Il trigger narrativo è un incidente in motocicletta che riduce Alan (Alessio) sulla sedia a rotelle. Ma niente lacrimevolezze e pietismi, eh ― troppo banale sarebbe stato scadere nel sentimentalismo, e il regista evita (un bravo-bene-bis per lui). Non ce n’è nemmeno lo spazio: il film è fatto dai racconti che vedono come protagonisti i personaggi che ruotano attorno ad Alan: la moglie, l’amante, il migliore amico. E tutti gli eventi tornano e ritornano visti da altre prospettive e in altri momenti, determinando mano a mano una stratificazione narrativa la cui variegata compattezza ricorda, per usare un’immagine, quelle sezioni della crosta terrestre con tutti gli strati colorati diversi… Un’opera palinsestica, insomma, che si struttura per accumulazione.
È anche un film dai temi difficili. Come ho detto in sala, quella di Alan è soltanto UNA forma di handicap. Ce ne sono ben altre: la menomazione è una condizione esistenziale. Tutti lo siamo, menomati, in un certo momento della vita, in un certo ambito. E tutti i personaggi del film vengono colti nel momento in cui devono affrontare una difficoltà fisica più una difficoltà psichica: chi una persecuzione nevrotica combinata a una gravidanza (la moglie), chi una riabilitazione in concomitanza con la fine brusca di un amore (l’amante), chi l’inizio di un amore e un infarto (il migliore amico).
Imprevedibilità del destino ― il tronco d’albero rotolato giù per un pendio e che travolge la moto di Alan ― fragilità umana e istinto d isopravvivenza ― la disperata retromarcia di Alan in macchina, alla fine ― sono altri argomenti cui questa storia, che definisco quadriangolare, costringe a riflettere.
Il bravo-bene-bis ad Alessio per il talento interpretativo non c’è nemmeno bisogno di invocarlo, vero?! 🙂 E ricordo fugacemente ai miei Guys di Los Angeles, la prima di “Caravaggio” ― starring Alessio  ― che andammo a vedere all’UCLA nel 2007, insieme a un certo Vittorio Storaro…Ma che razza di vita facevamo in quel posto, Guys?!? 😉

E questa settimana, Fellows, si ritorna explorers e ci si getta nell’outdoor con

L’INTERVALLO
di Leonardo Di Costanzo

Come “The Guard” due settimane fa, “L’intervallo” è un oggetto smarrito, scivolato nel baratro fra produzione e distribuzione, questa volta tutte italiane…. Presentato con plauso alla Sezione Orizzonti all’ultima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, il film ha conquistato la critica per l’originalità e il linguaggio nuovo che ha adottato per raccontare un rapporto tra due adolescenti a Napoli.
Da vedere. Non serva che aggiunga altro. 🙂

E anche per oggi, è tutto, my Moviers, mongolfieri e non, volatili e terragni, whichever you are. Il juke-box vi attende nel Movie-Maelstrom, i ringraziamenti sono d’ordinanza e i saluti, aerostaticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Come dicevo, niente monetine per far funzionare il juke-box.
Basta fare “click”

Working-class Hero – http://www.youtube.com/watch?v=njG7p6CSbCU
Revolution – http://www.youtube.com/watch?v=SMEgGGnZ43Y
Give Peace a Chance – http://www.youtube.com/watch?v=rhyiqGIJQus
War is Over – http://www.youtube.com/watch?v=z8Vfp48laS8

L’INTERVALLO: Veronica è prigioniera in un ospedale abbandonato di Napoli, guardata a vista da un ragazzo obbligato con la forza a farle da carceriere per un giorno. Tra fondamenta allagate, giardini trascurati, rottami, detriti e calce i due ragazzi parlano, si odiano e si rispecchiano l’uno nell’altro fino all’inevitabile confronto finale con la ragione della loro reclusione. Una giornata di vacanza dalla quotidianità che li schiaccia, una favola senza consolazione né eroismo, solo sottomissione al sistema.

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Let’s Movie CLXIII

Let’s Movie CLXIII

U.S.A. CONTRO JOHN LENNON
di David Leaf e John Scheinfeld
USA, 2006, ‘99
Lunedì 17/Monday 17
22:00/10:00 pm
Multisala Modena/Smelly Modena

Flexible Fellows,

Finalmente è arrivata. Sì sì lei, l’estate. Avevamo già allestito per il funerale qualche giorno fa, pòsti davanti alla triste evidenza per cui le giornate sarebbero andate accorciandosi prim’ancora di cominciare ad allungarsi ― fenomeno noto a tutti con il termine di “inversione elastica”. Fortunatamente abbiamo riposto le condoglianze nel cassetto e abbiamo tirato fuori le braghette corte, e questo ha coinciso con il primo Let’s Movie outdoor della stagione ― a perfect sense of timing eh. 🙂
Qui dobbiamo riflettere un attimo sulla location “Giardino Santa Chiara”. Il locus è aeomenous, ormai lo conoscete tutti, anche quelli che di Trentoville hanno solo un’idea concilio-caprette-canederli ― non poi così lontana dal vero, peraltro…Come forse ricorderete, al Giardino Santa Chiara si svolgono tutti quei concerti +/- felici ― della cui eventuale infelicità né la matematica, né il Signor Giardini Santa Chiara, ahimé rispondono ― che la Trento Summertime ci propone. E la location va bene, benissimo, per un concerto. Ma purtroppo le cose cambiano quando parliamo di cinema: c’è un viavai di ragazzaglia eterogenea che transita per lo spazio e che si diverte a far baccano giusto per il piacere di far baccano ― “persona dal livello intellettivo inferiore alla media”, il dizionario dice così alla voce “deficiente”, e mi sembra che ci siamo. Quindi l’acustica non è il massimo, bisogna adattarsi un po’. E possono verificarsi dei disguidi tecnici che ritardano il “play” di quella mezz’oretta o giù di lì. Insomma, bisogna essere un po’ elastici, come l’inversione. Noi siamo abituati dal Mastro, ed è un po’ come passare dal Ritz alla Pensione Da Rosa, per abbozzare un paragone di categoria accommodation. Ma diciamo che ogni tanto fa bene, scendere dall’Olimpo e rimettere i piedi per terra, nonostante le persone dal livello intellettivo inferiore alla media ― di’ pure “deficienti”, Board, feel free to. Quindi superato lo scoglio “distrazione”, ci si può abbandonare al cinema all’aperto, che ha quella dimensione esotica, quell’aria vacanziera…non so ma è come quando, alle elementari, ti portavano in gita…Ecco sì, il cinema all’aperto è come andare in gita, pros&cons ivi annessi e connessi.

Hanno fatto firmare l’autorizzazione ai genitori e si sono presentati al punto di ritrovo Let’s Movie, il Fellow D-Bridge, attentissimo tra le prime file (e pronto a utilizzare contro il Board Gigi D’Alessio come arma castiga-ritardi…non male a temerarietà, il Fellow eh ;-)), l’Anarcozumi, che teneva posti per tutti (sottraendoli con mestiere a un povero malcapitato :-)); la Fellow Cap, che dopo il trasferimento dell’Honorary Member Mic ha promesso più partecipazione e sta brillantemente mantenendo la promessa; il Fellow Spaccato, che mancava da quei due anni o giù di lì, ma del resto lui è uno che bazzica la fisica di Povorock, e pure in contesti architettonici di vera upper-class, quindi non ci meravigliamo :-); insieme a lui il Guest Mirko, di cui non so nulla, se non che gli è rimasta impresso “Se corri come un fulmine ti schianti come un tuono” (e questo ci piace ;-)). Tra l’altro mi pare di aver intravisto tra la folla ―sì, “folla”, io pensavo di trovare file e file di posti vuoti, e invece…(l’ascendente dell’agggratis non ha eguali) ― insomma tra la calca mi pare di aver intravisto la Fellow Marie-Thérèse l’Imperatrice e forse con lei la Fellow Mailena, vista pochi giorni fa a fare incetta di dvd in biblioteca… Chissà se ho avuto le traveggole oppure se erano la Movier regale e la Movier postale in carne ed ossa? Difficile a dirsi…
“Un poliziotto da happy hour”, che d’ora in avanti chiamerò con il titolo originale “The Guard” per non perpetrare l’oltraggio che la traduzione italiana infligge al film facendolo passare per prodotto made-in-Vanzina, è stato un battesimo quanto mai felice per la location. Una commedia taglientissima, 90 minuti di pura, guduriosissima e godibilissima anti political-correcteness, con battute disincantante e razziste…ma quel razzismo dei luoghi comuni da Bar Sport che non incendia i quartieri o perseguita le genti…Il protagonista è questo poliziottone irlandese eccentrico e sboccato, colto e rozzo, come si sul dire tutto e il contrario di tutto. Quando t’imbatti in personaggi così sfuggenti alle definizioni, eppure tanto finemente caratterizzati, che rimangono così impressi e identificano un tipo (forse qui potremmo anche azzardare un “arche” davanti), significa che siamo davanti a una lavorazione del personaggio che non punta al risparmio, quanto invece al massimo dello sfaccettato, del multiforme ― noi uomini del 21esimo secolo non siamo mica monodimensionali, con buona pace di Markuse. Il soggetto ottenuto, il Sergente Boyle, potrebbe essere il discendente diretto di Jeffrey “Drugo” Lebowsky, quel genere di eroe-manco-pe’-gnente (dire “antieore” mi sembra quasi riduttivo) pieno di vizi e imperfezioni ― Boyle beve, si droga, va a prostitute, smercia armi di contrabbando (!), ed è tutto questo invidiabile curriculum di sregolatezza e anti-copness, unite a un lato di spiccata umanità (l’amore verso la madre, e l’amicizia verso l’agente dell’FBI venuto dagli USA) a rendercelo così maledettamente congeniale. Boyle è fondamentalmente un diverso, uno non-etichettabile, uno di quegli individui che la società etichettatutto in cui viviamo guarda con sospetto e superiorità. E che noi, Board, tanto adoriamo… (Ma esisterà un canile per gli underdog del cinema?? Se non esiste, cavolo, lo apriamo in Let’s Movie. ;-))
E poi davvero bastano tre battute ben assestate a tirare fuori dall’anonimato e dal banale una persona(lità) che lascia il segno… “Ah non sapevo che anche i neri sciassero”, oppure “Sono irlandese, il razzismo fa parte della nostra cultura”, oppure “Anch’io un giorno vorrei farmi una famiglia, ma drogarmi e andare a puttane mi prende troppo tempo”… Oppure la scena iniziale: motociclista morto schiantato sulla strada, Boyle gli si avvicina, gli fruga in tasca, trova dell’LSD, scrolla le spalle e sentenzia, con fare paterno: “Non credo che tua madre approverebbe”. Poi si allontana due passi, prende una pasticca dal sacchetto, se la infila in bocca, guarda il panorama all’orizzonte, ed esclama “What a beautiful fuc**ng day!”. Impagabile!
In realtà il film ha qualcosa del western. Anche online viene descritto così. Ed in effetti il Sergente Boyle è una specie di Grinta (quello dei Fratelli Coen), ma ancora più dissacrante e imprevedibile, se possibile. E il personaggio-spalla (Don Cheedle, sempre impeccabile, nei panni di un agente dell’FBI in trasferta a Galway per indagare su un caso di narcotraffico) che non serve ad altro se non a far splendere ancora di più il personaggio di Boyle; e i tre “cattivi” (esilaranti pure loro); e la pistolettata conclusiva, con il corpo mai ritrovato di Boyle; e il finale aperto (sarà morto, and his legend will live on, oppure sarà vivo, a spassarsela tipo in Messico?!). Quindi vedete come dei film piccoli piccoli come questo, e cannibalizzati da un titolo infame, si rivelino delle idee da regalare agli altri Moviers ― tipo anche a Natale, se non sapete cosa comprare a qualche vostro amico, optate per il dvd. E a proposito di Moviers…. Sono ― siamo ― rimasti tutti contenti contentoni, persino il Movier D-Bridge, partito titubante e arrivato giubilante. 🙂
E ora Fellows, vi voglio attivi già da inizio settimana con

U.S.A. CONTRO JOHN LENNON
di David Leaf e John Scheinfeld

Yet another documentary on John Lennon??? Mi par di sentirvi sbuffare, English-complaining come non mai! 🙂 E invece guardate bene tra le pieghe del grassetto lassù… Il film è del 2006…Sempre il solito problema di sfasamento tra produzione americana e distribuzione italiana…Non capisco bene come e perché, ma il film verrà proiettato in alcune sale in giro per l’Italia in quest’unica data. Non è proprio possibile perderlo!
Definito come 50% inchiesta giornalistica e 50% ricostruzione storica, il documentario si concentra sulla persecuzione (con arresto e minaccia di espulsione) subita da John Lennon da parte dell’Amministrazione Nixon, che vedeva in lui uno spietato comunista mangia-bambini, un nemico pubblico da rispedire in terra d’Albione…
Non penso che occorra molto per convincervi… John è una specie di Jesus Christ intergenerazionale… Saperne di più su di lui è come aggiungere un capitolo alla Bibbia del ‘900… 😉

Ma vi segnalo anche un altro STUNNING EVENT, in questa Trentoville che in queste settimane s’è trasformata in tutta-vita-Trentoville (concerti dei Motel Connection elettronicamente CO-LOS-SA-LI, Castelli del Buonconsiglio modalità unz-unz, inaugurazioni circoli(ni) tennistici (un pensiero al compianto tennista Rag. Filini è di rigore), notti bianche prossime venture (sabato 22)… Il Mastro, in combutta con l’Anarcozumi, organizza la proiezione straordinaria di “Sinestesia”, di Erik Bernasconi (Svizzera, 2010, 90’), mercoledì 19, alle ore 21:00, alla presenza di…alla presenza di… di… (dovrò pure inventarmi un po’ di suspence!?)… di Alessio Boni!! Sì lui, lui, quello talentuosissimo che porta inciso nel cognome il suo pulcherrimo destino…
Consiglio: PRENOTATE con largo anticipo telefonando al Mastro (0461-829 002) e dicendo “tienimi un posto per il film con quello talentuosissimo che porta inciso nel cognome…  🙂

Be’, mi sembra di avervi riempito l’agenda a sufficienza per stasera, voi che dite?! Perciò taglierò corto…
Ringraziamenti. (Tanti)
Movie-Maelstrom. (Come no)
Riassunti.(Anche no)
E saluti, pieghevolmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

E questa è per quel gran figo del Sergente Boyle, enjoy! http://www.youtube.com/watch?v=BTXuSMY-7xc


USA CONTRO JOHN LENNON
: Uno sguardo alla trasformazione di John Lennon da musicista adorato dalle masse ad attivista pacifista, fino a icona ispiratrice di pace, che getta luce anche sui veri motivi e modi in cui il governo Usa tentò di metterlo a tacere. Non si è trattato di un episodio isolato nella storia degli Stati Uniti: le problematiche e le lotte di quell’epoca restano valide ancora oggi…

SINESTESIA: “Sinestesia” segue le vicissitudini di quattro giovani adulti in due momenti della loro vita, a ridosso di due episodi drammatici separati l’uno dall’altro da tre anni. In questo lasso di tempo i personaggi sono confrontati con le gioie della quotidianità e con le normali difficoltà della vita. Ma si trovano anche a reagire ai colpi di quel destino che ogni tanto, in modo aleatorio, decide di mettere un bivio nelle vite delle persone. Il personaggio centrale è Alan. Attorno a lui sua moglie Françoise, la sua giovane amante Michela e Igor, il suo migliore amico.

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Let’s Movie CLXXII

Let’s Movie CLXXII

THE GUARD (UN POLIZIOTTO DA HAPPY HOUR)
di John Michael McDonagh
Irlanda, 2011, 96’
Giovedì 13/Thursday 13
Giardino Santa Chiara, Via S. Croce
21:30/9:30 pm
Ingresso gratuito/Free entry

My Mic, Honorary Member since 2009, Honorary Life Member since 2013,

La presente per formalizzare l’acquisizione di “Life” nel titolo, e confermarti con questo che rimarrai Honorary Member di Let’s Movie a vita ― come i senatori, ma senza barbieri&buvette. Anche se ora torni a Vicenza ― mai così nemico risuonò il suolo veneto ― e Let’s Movie potrà succedere solo a distanza, con me dal Mastro e te al Cinema Odeon, che sarà pure dignitoso, ma mai stiloso quanto il Mastro… 🙁
Una comunicazione interna non è il luogo ideale per fare il punto e guardare all’operato di questi quattro anni. Eppure proprio non riesco a NON pensarci, a questi quattro anni lezmuviani. Sei stata nella primissima mail di Let’s Movie. Hai visto cose che gli altri Movier non avrebbero tollerato, salvandomi così dal pubblico linciaggio. Con “C’era una volta in Anatolia” abbiamo toccato gli abissi della disperazione, così come con “Winter’s Bone”; con “Le Mystere Picasso” (ormai leggendario) s’è sfiorata la polmonite (e forse sarebbe stato anche meglio, morire lì nel gelo buio dello Spazio Off pre-riscaldamento, prima della fine del documentario che sembrava non finire mai). Con “Inception” siamo andate via di testa (due drogate fuori dal Porno-roma) e dopo “Le idi di marzo” abbiamo capito che George Clooney accanto a Ryan Gosling potrebbero risanare il debito pubblico che il genere maschile deve pagare nei confronti del genere femminile (ih ih ih). Con “Lincoln” abbiamo celebrato il funerale di un regista, e scoperto che Daniel Day Lewis potrebbe essere il figlio illegittimo di Stanlio. 🙂
E tutte le serate estive ai Giardini Santa Chiara, quando l’estate si portava via il cinema e ci lasciava con le notti da riempire a suon di band troppo folk o troppo concept o troppo Irish o troppo Puglia. E tutte quelle idiozie che ci siamo trascinate a vedere… Spettacoli teatrali improbabili, conferenze-sofferenze, rivisitazioni e musicazioni (la più recente, per cronologia e dolore subìto, il fatale abbinamento del sound turco sul mattone austriaco del ’17 ― con la complicità dell’Anarcozumi, che abbiamo scoperto essere immune a qualsiasi forma di sound turco e mattone austriaco).
Non parliamo poi delle serate movie-at-home. 8 Mile + marshmellows per sollevare un periodo non troppo “simpatico”, la serata “Goonies” per capire che il livello di certi capolavori non potrà mai essere eguagliato e che gli effetti speciali, in fondo, in fondo in fondo, machissenefrega… E i CdA davanti alla notte degli Oscar (che poi è l’alba degli Oscar), quando tutto il mondo ci diceva, voi siete matte, e noi mute ―non c’è molto da commentare davanti all’evidenza.
Let’s Movie continuerà e ti prometto che continuerò a rapire ignari amanti del cinema o anche solo ignari qualunque per gettarli, inconsapevoli, in quest’antro colorato di sogni e parole. Ma nessuno zigzagherà sul marciapiede fuori dal Mastro come abbiamo zigzagato noi. Nessuno mi verrà incontro con una candelina accesa cantando Happy Birthday per il centenario di Let’s Movie…
Sai, Honorary, a volte le anime affini si calamitano e si trovano. Mai perdonerò Trentoville per non averti saputo riconoscere a sufficienza, ma ciononostante, è proprio lì, qui, a Trentoville che ci siamo calamitate e trovate. Due cafoscarine tendenti al catastrofico, a tratti all’ipercomico, silly al punto giusto, cerebrali al punto sempre sbagliato. 🙂
La prima che scova la ricetta della serenità esistenziale fa un editto e la distribuisce prima all’altra, poi ai Moviers, e infine a tutto il mondo.
La prima che conquista Eminem se lo piglia. 😉
Con gratitudine per il servizio reso, per le ore spese, per aver creduto a questo parco giochi improbabile e vero/simile che è Let’s Movie,

Your Board NMG (No Matter Geography)

Farewell Fellows,

Questa sopra è la lettera del Management di Let’s Movie per la Honorary Member Mic. 🙁 Non muore nessuno eh, e Vicenza sta a un’ora di macchina (due di bici) e ci si trova, ci si sente. But still, questo è un cambiamento non da poco. Quindi ho pensato di trasformare la lettera in una circolare e farla girare pubblicamente tra voi Moviers. Varie congiunture mi stanno portando sulle rive del fiume eracliteo, quello in cui tutti ci bagnamo e siamo in devinire… Oddio, i Take That cantavano “Everything Changes But You”, opponendosi strenuamente al panta rei… Ma del loro anti-eracliteismo discuteremo in altre occasioni…
Questo pensiero ha influito sul Let’s Movie di lunedì sera. La serata è stata molto sweet, checché da melancholy blues ― e se volete, favorite pure, http://www.youtube.com/watch?v=yfvSvsCOA2I. L’Anarcozumi mi aspetta appoggiata al bancone del Mastro, ed è lì, no matter headaches and whatever. Il Mastro mi mostra la foto che mi ritrae con l’ultima pizza cinematografica della storia, e si ride… Poi arrivano la Fellow Francesca-ae f. e la Honorary Member, entrambe pant-pant, la prima post-bici, la seconda post-trasloco.
E non avrebbe potuto esserci film migliore per dire ciao alla Mic!
“To be or not to be” è stata una piccola grande sorpresa ― così come lo stesso regista, Lubitsch, che non conoscevo affatto. È una satira sul nazismo, e mescola politica, sentimenti, teatro, e molto altro e, my amazed Fellows, è del 1941! Del 1 9 4 1! 😮 Tipo appena dopo Pearl Harbour! In piena guerra mondiale. In pieno terrore nazista, Lubitsch se ne esce con una commedia irriverentissima sia su Hitler come persona(ggio) che sul nazismo come macchina sforna-dementi. Un po’ quello che fece Chaplin con “Il grande dittatore” che è di un paio d’anni prima, del 1940 ― e pure Tarantino nella “discesa dei deficienti” del Ku Klux Klan in “Django Unchained”… 😉
Spiegare tutto l’intrigo sarebbe troppo lungo, e anche inutile: questi plot scoppiettanti vanno goduti “live”, dallo schermo…Siamo a Varsavia nel 1939. Protagonista delle vicende è una compagnia teatrale che porta in giro Shakespeare, ma gli attori, a un certo punto, per varie vicissitudini, si ritrovano costretti a recitare il ruolo di veri partigiani e a organizzare un complotto antinazista. Equivoci, scambi, imprevisti, non manca nulla della comedy shakespeareana classica, ed è evidente anche nel titolo e nei continui rimandi alle opere del Bardo (come “Il mercante di Venezia” e il tormentone Shylock di uno dei personaggi che lo vuole interpretare a tutti i costi). Ciò che colpisce è che la finzione non risulta essere una ricerca di evasione dalla realtà, quanto piuttosto un ragionamento sulla realtà, che utilizza i suoi stessi strumenti per analizzarla. Il risultato è l’arte che fa il verso alla vita, scoperchiandola, facendocela vedere in tutta la sua nuda e cruda perversione quando dominata da un potere perverso come quello dittatoriale.
Ora, vediamo se vi viene in mente un film affine, un’opera che prende la storia, ci gioca sopra, ci RIDE sopra e ce la restituisce così, spogliata di qualsiasi political correctness… Un complotto antinazista, dissacrazione anti-Hitler… Think about it… Un sergente di nome Aldo Raine, anzi, Raaaaaaine, con quell’accento del Sud riuscito così bene a un certo Brad Pitt…Sì sì, avete indovinato, ancora lui, Quentin, con il suo “Unglorious Basterds”! Perché anche lì siamo in piena finzione e farsa, e anche lì c’è il gusto estremo dell’irriverenza, del bouleversement: far ridere sguaiatamente di ciò su cui ridere sguaiatamente non è pensabile.
Noi Moviers siamo rimaste parecchio interdette dal coraggio alla base di un film del genere, dove il tempo narrativo coincide praticamente con il tempo storico. Non è cosa da poco, nel 1941, guardare e dire il 1941, e concepire un film che non è mai tramontato, che sembra sempre valido, che non perde mai l’appeal, il gusto del motteggio, e la riflessione.
Ma quanti Lubitsch ci saranno là fuori che ancora non conosco, seppelliti sotto l’anonimato, o semplicemente sotto la mia ignoranza, mi chiedo!?! Menomale che l’Anarco ― che è una specie di Eurobriko del cinema, da lei trovi tutto 😉 ― ha avuto, per vie traverse (di cui meglio non demandare), l’opera completa del regista. E questo richiederà delle session di Movi(e)ng-to-Sopramontown… 🙂
Ma veniamo a questa settimana… Non giudicate il film dal titolo italiano, che relego a spregio fra parentesi. Andate oltre le cattive traduzioni, e questa volta, date uno sguardo anche al riassunto giù da basso…

THE GUARD (UN POLIZIOTTO DA HAPPY HOUR)
di John Michael McDonagh

Presentato nel 2011 ai Festival di Berlino, Tribeca e Sundance “The Guard” è un “oggetto smarrito”: fa parte dell’omonima rassegna che, cito, “porterà all’attenzione degli appassionati del cinema di qualità pellicole mai presentate nelle sale cittadine, o comunque meritevoli di essere recuperate dopo una fuggevole apparizione”. Il film è stato considerato una delle migliori commedie amare del 2011… Noi Moviers possiamo smarrirlo?? Possiamo?? Of course NOT! 🙂

Ah ma prima di lasciarvi, sentite qua cosa ci(ne) capita a Trentoville, un venerdì tardo pomeridiano d’inizio giugno. Uno a caso ― mettiamo un Board ― esce di casa e si dirige downtown quando, nel bar sottocasa, trova il Mastro e la Lady Mastrantonio in borghese mentre sorseggiano, in mood Cinecittà, un aperitivo in compagnia di Alessio Boni…. Sì, Alessio Boni. Quello de “La meglio gioventù”, di “Caravaggio”, di “Quando sei nato non puoi più nasconderti” (film che mi piacque moltissimo, quando uscì!)… Quello che se volessimo fare del facile umorismo diremo, un cognome una garanzia. 🙂
È qui per girare un film ― l’Anarcozumi naturalmente è nel business e aveva già fatto la conoscenza di Alessio da un pezzo. Certo, uno a caso ― mettiamo un Board ― non si aspetta d’incontrarlo nel bar sottocasa! ― così come Emanuele Crialese in Piazza Max Mara a novembre…
Il Mastro, da grande cerimoniere qual è, ha fatto le presentazioni del caso, e subito s’è finiti a parlare di svariati argomenti, fra cui Let’s Movie e l’iperattività del Board, che s’è scoperto non essere un Board, ma Virgola, personaggio uscito dal fumetto, “Le Avventure di Virgola”… 🙂 🙂
Da un venerdì tardo pomeridiano d’inizio giugno ho imparato che: 1) Il Mastro esiste anche al di fuori del cinema Astra e fa delle magie anche fuori dal cinema Astra; 2) I boni sono bravi, e alla mano ed easy e sporty e davvero nice :-); 3) La serendipity salva l’uomo dal piano regolatore del quotidiano ― perciò serendipity a OLTRANZA! 😉

Ed è tutto anche per stasera, my Fellows, vi ringrazio as usual. Del riassunto ho già detto, e del Movie Maelstrom dico ora ― fate play sul link, ma prima, pump up the volume. Prendetevi anche questi saluti, oggi melancolicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Questo masterpiece è per la Mic http://www.youtube.com/watch?v=TBCXWdL7Wb8 e per tutti noi… 🙂

THE GUARD: Non fatevi fuorviare dall’orrendo e inappropriato titolo italiano: “The Guard” (questo il titolo originale) è infatti un film insolito, ironico, tutt’altro che scontato, persino nel panorama della commedia acida anglosassone. Ufficiale di polizia in una cittadina della costa ovest d’Irlanda, il sergente Gerry Boyle ha diverse particolarità: umorismo, passione per droghe e prostitute, insofferenza verso i superiori. Per sgominare una banda di trafficanti di cocaina arriva dagli Usa l’agente del FBI Wendell Everett che non ha vita facile con il razzista e disinteressato Boyle. Ma più lavorano insieme più emerge un codice morale condivisibile che porta ad un finale da film western.

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Let’s Movie CLXXI

Let’s Movie CLXXI

TO BE OR NOT TO BE
di Ernst Lubitsch
USA, 1942, 99’
Lunedì/Monday 3
Ore 21:15/9:15 pm
Astra/Dal Mastro
In lingua originale con sottotitoli!!

Flaiano Fellows,

Ennio sosteneva: “Il cinema è l’unica forma d’arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile”. Ennio si riferiva naturalmente al momento della sala ― e come dargli torto: dopotutto il cinema, quello benfatto (“Confessions”!), è andare a una mostra senza dover scarpinare su e giù per il museo, meglio di così? L’arrivo-alla-sala invece vede tutta una movimentazione umana, un formicolio di orari diversi che si studiano, agende che s’incastrano, macchine che si escono (“uscire la macchina”, quando dall’intransitivo sboccia mediterraneo un transitivo) e si parcheggiano, città che di corsa si attraversano. Raggiungere il cinema mette alla prova la capacità e la volontà dei Fellows di combattere lo spazio-tempo ―che come sappiamo rema contro di noi sin da quando qualcuno decise di pigiare il giorno e la notte in 24 ore. E martedì quattro agende diverse sono riuscite a convergere in zona Viktor Viktoria per incontrare il Grande Gatsby.
Per prima la Fellow Junior, che è molto più senior e coscienziosa del super senior Board quanto ad anticipo e abilità di calcolo d/t. Poi arriva il Board, inverosimilmente 4 minuti prima dell’inizio (e ciononostante, dolcemente cazziato dalla senior Junior :-)). Da Via del Suffragio spunta dinoccolante e languida, tra sogno e realtà, l’Anarcozumi ― “allucinazione immensa” sbotterebbe il nostro amato Yoda toscano, se l’avesse vista**. 🙂 E per ultima, di corsa che più corsa non si può, provando che la maternità ha soltanto messo in stand-by quella tempra sportiva leonina che si cela dentro il suo corpo, la Fellow Giuly Jules, o la Diva Giulia (paillettes da gran diva in petto per la serata). Ci guardiamo e ci diciamo, ma che è stasera? Sex&The City?! 🙂 🙂 Sì perché abbiamo tutte quel look un po’ cool-but-relaxed, quell’aria da uscita fuori tra girls, e per una sera (una su milione da qualche tempo) non piove, e si respira qualcosa d’estate, se non nella temperatura, nel modo in cui ci guardiamo e ce la ridiamo, leggere. E siamo contente, ma veramente contente, tutte e quattro di essere lì in quel momento ― i pc finalmente spenti, le macchine uscite e parcheggiate, la sala raggiunta in tempo. Okay, il Sex non c’era, e men che meno la City (Via Manci come Quinta Strada proprio no eh, proprio NO 🙁 ), e neppure Miranda, Charlotte, Samantha e Carrie. C’erano l’Anarco, la Jules, la Junior e il Board. Un altro tipo di spettacolo… 😉
E di “spettacolo” dovremmo parlare anche in relazione al film. Nel senso di “show”. “Il Grande Gatsby” di Baz Luhrman è un circo, un carnevale, un’occasione per immergersi ― lui, Luhrman Baz, primo fra tutti, agognava d’immergersi ― nella dimensione del sogno e del cinematografico. Se prendete per esempio le scene delle feste che Jay Gatsby organizza nel suo villone megagalattico a Long Island, se le prendete e le guardate, vedrete un manifesto del modo luhrmaniano di fare film. I colori, la maniacalità del dettaglio, del costume, del movimento caleidoscopico. Però se la cosa gli era riuscita bene in “Moulin Rouge”, o super-bene in “Romeo+Juliet”, dove l’innovazione era totale ― aveva deciso di stravolgere completamente l’ambientazione, lasciando Shakespeare pressoché inalterato ―  in “Il Grande Gatsby”, Luhrman non fa nessuna scelta radicale. E il circo, il carnevale, sono solo a metà.
Rimuginandoci sopra tre giorni, ho capito cosa non (mi) va del film (e chiedo perdono in anticipo all’Anarcozumi, che spero non armi di tritolo nessuno degli spazi in cui sono usa muovermi :-(). Luhrnman non decontestualizza la storia ri-contestualizzandola in un setting nuovo e imprevedibile ― come per “Romeo+Juliet”, dicevamo. Luhrman prende le feste di Gatsby e le esagera un po’, le gonfia, le fellinizza, sperando, con questo, di suscitare quella sorpresa che aveva suscitato trasferendo i due piccioncini da Verona (Veneto region, Italy) a Verona Beach (Los Angeles, California). Ma sostanzialmente non stravolge nulla ― sì forse la musica, portando Jay Z, Byoncé e Lana del Rey nel villone, ma l’effetto non è paragonabile a quello shocking di un John Legend nell’’800 di “Django Unchained”. No, non stravolge nulla. Gli anni sono i ’20. I costumi, quelli, non ci sono grosse novità. Il risultato tuttavia ne risente: si rimane un po’ infastiditi dal modo in cui le feste raffinate e leggendarie del leggendario e raffinato Jay Gatsby sono state lelemorizzate ― in quelle feste ho ritrovato molto dei party discotecari trash di “La grande bellezza”, e nel villone megagalattico, la mansion di un Hugh Heffner affetto da manie di grandezza…
Chi ha letto il libro sa che il protagonista e l’ambiente che lo circonda, emanano eleganza e charme da tutti gli angoli ― come tradurre in immagine ”la musica gialla” che si sente dalla villa di Gatsby?? Sarei stata disposta a rinunciare a questa raffinatezza, se in cambio avessi avuto della rivoluzione. Tit for tat. Insomma Baz, sei Luhrman, cavolo, hai rielaborato in chiave post-moderna il capolavoro di Shakespeare, mi aspetto che tu osi fino in fondo anche con il capolavoro di Fitzgerald. Rinuncio all’essenza del romanzo se mi dai dell’altro, e le feste ritoccate chirurgicamente a suon di colori saturi e musiche contemporanee ― che finiscono per diventare dei grossi sipari a sé stanti ― non sono abbastanza. L’Anarcozumi ti adora e ha adorato il film ― ti ha pure mandato ripetuti CV, li avrai notati, quindi fa’ ‘n favore, scrivile due righe in risposta. 🙂 E anche la Giuly e la Junior sono rimaste soddisfatte. Con me purtroppo non attacca, vecchio mio
Rivisitare un classico è sempre pratica rognosa. Si rischia di connotarlo troppo, di non connotarlo affatto, di snaturarlo, di tradirlo, sminuirlo, mitizzarlo. Certo, la rivisitazione non la ordina il dottore ai registi, saranno pure gatsby loro, fate spallucce voi Fellows… 🙂 E le trappole sono davvero DAVVERO tante. Pensate anche solo all’assegnare una faccia vera a Gatsby, l’incarnazione dello charme e del mistero. Per quanto bravo Leonardo Di Caprio, per quanto bravo Robert Redford prima di lui, Jay Gatsby è un’entità letteraria che ha segnato l’immaginario dal 1925 in poi. S’è mai dato un volto alla Beatrice di Dante? All’Ulisse di Joyce? Guardate che disastro hanno combinato cercando di dare un volto ad Anna Karenina, e non parliamo poi di Vronsky…il bamboccio… 🙁
Se decidi di raccogliere la sfida “classici” devi farti venire un’ideona ona ona per tirare fuori dalla teca da museo il prezioso che sta in bella mostra… A Baz è mancato il coraggio di fare una scelta netta: il film non è né una lettura fedele del romanzo, né una rilettura che sovverte/di-verte. Ondeggia nel mezzo. No fish, no meat.
Diversa l’operazione della citata “Anna Karenina”. Se il casting era stato rovinoso, la decisione di comprimere le vicende all’interno di un teatro di posa (ricorderete, CERTO…) ci aveva convinto in toto. Il regista aveva sovvertito e di-vertito.
Ma se non altro “Il Grande Gatsby” È un film. Non come “L’industriale”, una fiction che si sarebbe potuto benissimo fare a meno di girare, e spacciare poi per FILM. 🙁 Amarissima delusione, le Fellows! Credevo fosse amore, e invece era un calesse, sort of… Un imprenditore con la fabbrica sull’orlo del fallimento, la moglie sull’orlo di una crisi di nervi, un guazzabuglio di depressioni da crisi finanziaria e coniugale, l’industriale a metà fra Giovanni Rana e Otello ― interpretato da un Favino sempre uguale a se stesso ― la ricerca stilistica di un bianco e nero che non è un bianco e nero ma una coloritura smorta che a me sembra solo wanna-be… Oh mamma, ‘na sofferenza… 🙁
Menomale che a uscita sala mi son fatta quattro sane chiacchiere con il Mastro e la Lady Mastro, due anime dolci che hanno risollevato l’umore post-amaro ― e in coda è arrivata anche quel fiore della Maddy Mastrantonio a far sbocciare la serata, cosa voglio di più? 🙂
E questa settimana si classicheggia…

TO BE OR NOT TO BE
di Ernst Lubitsch

Pare sia un cult della commedia anni ‘40, questo “To be or not to be”, che torna nelle sale nella versione restaurata e rimasterizzata dopo 70 anni. Io non ne so assolutamente nulla, ma ho fede… E poi, per una volta che abbiamo l’occasione di vedere un film in lingua originale con sottotitoli, vogliamo non andare a vederlo!?! A tali condizione non v’è scelta, come si diceva in Lear ― Re, non Amanda. 🙂 🙂
Ah, prima di concludere, diamo il benvenuto a Carmelo, Movier calamitato ieri sera al birthday party dell’Anarcozumi (ora ventiduenne ;-)) ― non plus ultra, as usual, sia la festa a tema “Colors”, che la festeggiata. Carmelo sarà il Fellow Farmacista, per via non già di un hobby, non già di uno sport, ma di un lavoro, che l’ha portato a trasferirsi a Trentoville. Come sapete, tra le fila di Moviers si muovono architetti, avvocati, registi, showbiz operators, anarchici, sergenti, gelatai, professori, geeks, killer, vaniglie&cioccolati, critici, testoni, comici, e quant’altro…  Un Fellow Farmacista ci mancava, ed è pure allitterante, ecche vogliamo deppiù? 😉
Stasera invito (=rompo) più del solito a fermarvi nel Movie Maelstrom: la Fellow Emalaiv ― regista, cine-docente e molto molto altro, di base a Roma ― ha chiesto il nostro aiuto. E quando un Movier lancia un S.O.S., il Board ― e per contagio tutto Let’s Movie ― corre, accorre e soccorre! 🙂
Ringraziandovi tutti, uno a uno, mie adorate pesti di Moviers, vi ricordo di evitare il riassunto come la peste (che già lo siete voi) e di acettare questi saluti, stasera, elzeviramente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

**Per non dimenticare mai, http://www.youtube.com/watch?v=QdaNcUDOlJo. 🙂

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Indìco ufficialmente la mission “Save Safari”, per aiutare il corto di Emanuela, la nosra cara Fellow Emalaiv, a non perdersi nel Maelstrom (quello vero e spaventoso) delle occasioni mancate.
Cliccate http://www.indiegogo.com/projects/safari-the-film/x/203323 per contribuire e sostenere “Safari” in questi ultimi sei giorni. Fatelo girare, fatelo conoscore, spargete il verbo, sfruttate quei social networks che sono tanto c(hi)ari a voi quanto oscuri a me.
Let’s the mission be a success, crew! 😉

TO BE OR NOT TO BE: Joseph Tura e la sua compagnia di attori polacchi rimangono senza lavoro dopo l’invasione tedesca finché sono coinvolti in un complotto antinazista in cui mettono a frutto le loro capacità di interpretazione scenica. Il retorico titolo italiano tradisce lo spirito di un film delizioso e grottesco dove la tematica antinazista è ricondotta nell’universo della commedia, Hitler è combattuto con le barbe finte e i nazi sono soprattutto cattivi attori. Un elogio dell’illusione scenica.

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