Let’s Movie CLXXV

Let’s Movie CLXXV

PASSIONI E DESIDERI
di Fernando Meirelles
USA, 2011, 90’
Martedì 2/Tuesday 2
21:00/9:00 pm – da confermare (per l’ora confermata chiamate il Mastro allo 0461-829 002)
Astra/Dal Mastro

Meaulnes Moviers,

Giovedì è andato in onda sugli schermi di Via Santa Croce il primo Let’s Movie Ex3me della storia lezmuviana ― e sospetto che non sarà l’ultimo, vista la non-estate che ci sta propinando. Intorno a ore 6:57 pm attacca una pioggia di quelle fredde fredde da menomale-che-c’ho-le-caldarroste-nel-forno-e-il-plaid-sulle-ginocchia (tenete a mente il dettaglio “plaid sulle ginocchia”, please). Fra me e me dico, tranqua, è estate, il film comincia alle 9:30 pm, take it easy man. E allora I take it easy, man, e inganno il tempo (ma non il meteo) sfoggiando della sprezzante indifferenza nei confronti di una tempratura pressoché autunnale e un acquazzone che ricorda in tutto e per tuffo “Platoon”.
Certo non smetto di pensare cavolo per una volta che c’è Let’s Movie outdoor, ma come da accordi, la prendo easy, man. L’indifferente sprezzo continua, mentre nel frattempo sento l’Anarcozumi, secondo la quale il livello di guardia del Giardino Santa Chiara potrebbe impedire la proiezione del film. Nel frattempo anche il Sergente Fed FFF si consulta con il Board e anche il Fellow D-Bridge ― quest’ultimo ormai proiettato sul divano pronto a guardarsi la partita. L’ora X arriva e io non posso più né sfoggiare indifferenza, né prenderla easy. Esco al freddo e al gelo senza bue e asinello e mi dirigo alla volta del Giardino, sperando almeno nel Sergente, dato che il D-Bridge ormai è con la testa in nazionale e il plaid sulle ginocchia ― tenuto a mente il dettaglio? 🙂
Quando arrivo al Giardino la situazione che mi si prospetta è numero 6 por’anime intirizzite che attendono il play. Io mi dico, questi sono persino più pazzi di me, dacché io ho un dovere professionale, prim’anco che morale (prim’anco??), nei confronti dei miei Moviers, invece questi, questi non hanno alcun dovere professionale né presumo morale per uscire di casa con 13 gradi e guardarsi un film con 13 gradi. Mi prende la voglia di distribuire dei biglietti da visita di Let’s Movie ― il loro masochismo li renderebbe dei Fellows perfetti ― ma accidenti-a-me devo ancora farli ristampare, quindi niente marketing, niente advertising, gniente de gniente. L’unico vantaggio dei 13 gradi e dell’umidità al 102.3%, sta nell’ampia scelta di posti vuoti. Scelgo la terza fila ― sempre sognai di sostituirmi a Maldini Paolo sulla fascia, un giorno.
Dopo poco arriva il Sergente e spiega che l’acquazzone l’ha colto nella discesa su due ruote da Povorock, quindi pioggia ne ha presa discretamente abbastanza. Ciononostante, eccolo a Let’s Movie. A me si spalancano le porte della gratitudine come dei gates celestiali e di nuovo mi si ripropone la domanda “is all this really possible?” a cui solo Platone o Socrate potrebbero rispondermi, se non trovassi sempre la segreteria telefonica quando li chiamo. 🙁
Dal divano di casa, il D-Bridge attua dell’astuto terrorismo psicologico che viene prontamente rispedito al mittente con la cartolina “Il film lo fanno, saluti e baci”. 😉 E sì, il film, con 13 gradi, 102.3% di umidità, 8 persone, 2 passanti con la testa 1 dubbio esistenziale avente per oggetto noi e “perché faranno tutto questo?”, il film lo fanno! 😮
Emmenomale per noi. “L’intervallo” è un oggetto che NON deve andare smarrito PER NESSUN MOTIVO! Peccato averlo visto in quelle condizioni, con la pioggia, il freddo, il vento e l’istinto di guardare l’orologio ogni 5 minuti e attendere il via-libera al back-home e al suo calduccio. Salvatore e Veronica sono due adolescenti di Napoli, non la Napoli delle Vele e di Scampia, niente narco-traffico, ma pur sempre della camorra e regolamenti di conti. Salvatore è il carceriere di Veronica, e Veronica una teenager dalbelcaratterino che ha commesso qualche sgarro, non proprio a qualche industria di caffè, ma pur sempre a quelli della mala. I due sono costretti a stare rinchiusi in un ex collegio dismesso, nella periferia napoletana, luogo fatiscente ma estremamente evocativo, una serie di stanze vuote piene di misteri (veri o presunti tali), giardini rigogliosi che ricordano quello segreto di Frances Hodgson Burnett, interrati che ricordano i passaggi sotterranei dei Goonies (ormai erti a canone, facciamocene una ragione). E queste due anime pure sull’orlo della corruzione ― Salvatore e Veronica sono due Emile rousseaiani ma impiantati in una realtà partenopea che li espone ogni istante alla perdita dell’innocenza, e forse, forse, la loro innocenza l’hanno già persa, non lo sappiamo bene ― queste due anime si ritrovano a vivere un giorno lontano dalla strada e dalle logiche del quartiere, dalle minacce di quel mondo che vuole sporcarli una volta per tutte. Vivono un intervallo, una sospensione dalla loro esistenza, e vivono la possibilità di sfogare un universo di puerile fantasia che ancora popola il loro immaginario. La giornata è scandita da quello che il nostro fido Todorov deviniva “fantastico strano” (Ivà&Jessssica sarebbero impazziti!) caratterizzato da quel genere di avvenimenti che nel corso della storia “sembrano soprannaturali ma che ricevono alla fine una spiegazione”. Tutto è spiegabile nelle stanze che i due perlustrano e nei misteri in cui s’imbattono girovagando per l’ex collegio abbandonato. La storia dell’allieva rimasta incinta che venne abbandonata da tutti e si suicidò. O lo strano rumore che proviene dalle cantine, e che risulta essere una cagna con dei cuccioli. Ma vedete, sempre come insegna il fido Todorov, la semantica del fantastico è composta da elementi “strani”. Il loro scopo è quello di creare suspanse, e anche di farci parteggiare per i personaggi, còlti come sono in uno stato di non-normalità. Il mondo di fantasia a cui i sue si lasciano andare, e che così profondamente stride con il mondo là fuori, permette ai due di riappropriarsi della loro fanciullezza senza vergognarsene. Salvatore, grande e grosso, non si vergogna di mettersi al timone immaginario di un barchino distrutto, giù nell’interrato del palazzo, e di costruirci tutta una narrazione salgariana intorno. Veronica, dal canto suo, non si vergogna d’impersonare una concorrente de “L’isola dei famosi” che argutamente fa il verso al programma, a se stessa e a Salvatore in un atto spontaneo di riscrittura della (a)cultura mediatica contemporanea, senza ricorrere a due punti aperte virgolette. È come se i due giocassero a “facciamo finta che siamo” ma senza far finta, sfruttando il loro day-off dal lavor(i)o dell’esistenza e riappropriandosi, per un giorno, di una dimensione verso cui sentono forte la nostalgia. E si vede questo, dai loro gesti, dai loro comportamenti, il nostos verso un periodo che non hanno potuto vivere fino in fondo: Salvatore che canta una canzone per far fare pipì a Veronica, e che la prende sulle spalle per non farle bagnare i piedi, Veronica che disinfetta con la saliva un taglio di Salvatore e che lo interroga, ecche-vuoi-fare-tu-da-grande?
Ne “L’intervallo” ci si consente ― ed è consentito ai due protagonisti ― di camminare il bosco incantato del fantastico per 12 ore, terminate le quali siamo rigettati nella selva del nostro reale ― e di quello dei protagonisti, il quartiere con le sue leggi per Veronica, il carretto di granatine per Salvatore. Quello che è avvenuto in quelle 12 ore rimane in quello spazio chiuso soffuso d’onirico e di poesia. È un po’ quello che succedeva nel romanzo di Alain-Fournier, “Il grande Meaulnes” in cui il narratore vive un’avventura tra sogno e realtà, tra romanticismi e docce-fredde-da-reale insieme a questo personaggione misterioso, “le grande Meaulnes”…Mai sentito? È un classico della letteratura francese del primo 900, non so se qui in Italia sia molto conosciuto… Se volete fare il botto, consiglio film e libro insieme. Le trame sono molto diverse, diversissime, ma le atmosfere sono le stesse, e Salvatore e Veronica potrebbero essere benissimo due Meaulnes e Yvonne napoletani, cent’anni dopo…
E come tutti i sogni, e come tutti i giorni anche il sogno e il giorno regalato ai due ragazzi finiscono. Il quartiere aspetta lei, il carretto delle granite lui. Gli aerei che per tutto il film amplificano il desiderio di fuga dei due ragazzi (soprattutto di Veronica), continuano a solcare i cieli. E così si chiude il film ― che in realtà capisco ora essere verosimilmente un romanzo illustrato ― un aereo che passa, un fermo immagine sulla città. Evasione e prigione. La diade che cinge i polsi dell’esistenza a tutti noi.
E per ripigliarci dal Let’s Movie Ex3me, concediamoci un po’ di sana Spa dal Mastro con

PASSIONI E DESIDERI
di Fernando Meirelles

M’ispira, questo film uscito un paio d’anni fa. È un incrocio di storie diverse unite da un filo conduttore che tutti siamo chiamati a tastare prima o poi ― passioni e desideri. Un po’ di ripasso teorico non fa mai male, quindi perché non calendizzare (mio dio che verbi uso?!?!) un bel Join-The-Board per il vostro martedì sera? Io ci farei un pensierino, poi fate vobis (io intanto attuerò l’hora pro nobis).
E su quest’exploit latinista che farà la felicità della nostra latinista di fiducia, la Fellow Francesca-ae.f., sguazzo in un brodo di giuggiole nel darvi la notizia del secondo baby-Movier della cine-family lezmuviana! Il 27 giugno è arrivato Noè, con somma gioia della neo-mamma Katrin, la nostra Fellow Archibugia, e del CapitanCampetti, al secolo Davide, che a guardar bene non vi ho mai presentato ― il Capitano Nemo del Lago di Garda e del Lago di Let’s Movie (ce l’avremmo pure noi uno straccio di lago, no? Ce l’hanno pure a Caldonazzo!). Noè, un frugoletto serafico in pace con il mondo e che navigherà il mondo con la maestria iscritta nel suo nome, si unisce al mini-Movier Pablito, il pargolo dei Fellow Giuly Jules e Pilo, un capolavoro di scienza e tecnica che sta crescendo a occhio nudo. E non scordiamoci il Mini-Mate, Nicolò, di anni 3, il piccolo del Movier Iak-the-Mate, che ormai va sugli sci e fra un po’ scalerà la sua prima parete (anni 3, ricordo)…Insomma Let’s Movie vanta un comparto “mini” da far invidia agli dei, come mi disse un giorno qualcuno… 😉
Ok, ora shush shush Board, basta chiacchiere dai, falli andare a letto, ‘sti Moviers…
Vi ringrazio delle vostre sante orecchie che santificano le mie parole :-), vi sconsiglio il riassunto, mentre il Movie-Maelstrom, quello lo consiglio sempre. I saluti che vi mando, stasera, sono francofo(to)nicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Questa settimana il Movie-Maelstrom è tutt’uno sperticato elogio nei confronti di tre Moviers che hanno affrontato un postaccio (=lago di Levico) durante una giornata di finto giugno e vero ottobre per supportarmi durante la prima gara di dragon-board, ehm, dragon-boat, della mia carriera (ts) da dragonboattista. Lo sperticato ringraziamento va al Sergente Fed FFF, artefice dell’iniziativa fRun-club e fotografo ufficiale, l’Anarcozumi, supporter-number-uan che sempre mi supportò in ogni mia mattata, e il Fellow Pa, compagno di avventure nonché ex-dragonboattista che guardava con occhio esperto lo svolgersi della gara. I tre meravigliosi hanno esibito uno striscione ― l’unico fra il pubblico presente in spiaggia, quando si dice distinguersi dalla massa 😉 ― che rimarrà un vanto per tutta la mia vita: “Daje Fru!” rimarrà un vanto per tutta la mia vita. Unquestionably! Quindi sì, magari l’evento non lascerà un gran segno nella storia mondiale (!), ma in quella mia personale rimarrà scolpito ad aeternum. 🙂 🙂
Daje Moviers!!! 🙂

PASSIONI E DESIDERI: Ambientato ai giorni nostri tra Vienna, Londra, Parigi, New York, l’Arizona e Rio de Janeiro. Liberamente tratto da La Ronde di Schnitzler, il film racconta una serie d’incontri d’amore e di sesso. Un’indagine a 360 gradi sulla morale sessuale delle diverse personalità che appartengono ai più differenti ceti sociali.

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