Let’s Movie CLXXIV

Let’s Movie CLXXIV

L’INTERVALLO
di Leonardo Di Costanzo
Italia, Svizzera, Germania, 2012, 90’
Giovedì 27/Thursday 27
Giardino Santa Chiara, Via S. Croce
21:30/9:30 pm
Ingresso gratuito/Free entry

Frères Mongolfier Fellows Moviers,

Il Monday è stato manic nel modo corretto. Voi vi chiederete, e qual è il modo corretto dell’istituzione Manicmonday, (nolenti o nolenti, È un’istituzione)? Il modo corretto del Manicmonday è quando gli eventi vincono sul lunedì, il matto che infuria a inizio settimana..
Dopo lavoro domo il dragon-boat per un’ora e mezza, dando finalmente una parvenza di senso a quel Lago di Caldonazzo (neppue l’UNESCO, con tutta la sua bontà, riesce a giustificarne all’umanità la totale mancanza di patrimonio) copro con velocità abbastanza sostenuta ma pur nel rispetto dei limiti (ts, che ridere Board :-)) la tratta Caldonazzo-Trentoville e mi dirigo, post-doccia, allo Smelly Modena ― ‘cause the Modena smells and the Board scents, here is the difference ;-). Nel corso della tratta, oltre ad aver rispettato i limiti, scambio della gran messaggistica con dei Moviers da Premio Nobel, che mi fanno capire quanto sono bloody lucky e quanto voialtri Moviers siate una specie ultra, terrena e ultraterrena tutt’insieme. 😉 L’Anarcozumi deve fare i compiti per la Trentino Film Commission, quindi deve, a malincuore saltare la gita a Let’s Movie. 🙁 Della Fellow Cap, la nostra donna-duu-sudd, apprezziamo l’onestà: “è arrivato il caldo sfiancante” ― mi pare di sentirla, “Francé-fa-caaaldo”, e la CAPiamo, ovviamente. 🙂 Il WG Mat ci lascia senza parole: dopo aver provato tutte le combinazioni possibili di cinema-titoli-orari in città, rimbalzando da una parte all’altra della città e fissandosi accanitamente su “Sinestesia”+ore 9 pm+dal Mastro, ha finalmente scoperto che il film era “USA contro John Lennon”+10 pm+allo Smelly! 🙁 Lo ringraziamo per non aver ceduto al flipper ed essersi presentato, nonostante la salivazione azzerata. Combatte temeraria il caldo torrido, pure raggiungendo lo Smelly in bici, la Fellow Francesca-ae f. che a voler ben guardare, di Moser porta il nome ― e a questo punto credo non sia un caso… 😉
La Honorary Member Mic ci raggiunge con un messaggino, da Vicenza, in cui assicura che è con noi e John ― e io rassicuro, sì Mic, sei lì con noi e John.
Numero di anime in sala: 8, Moviers inclusi. 🙁 E la sala è la più grande, 230 posti. Dato che non soffriamo di agorafobia e gli spazi liberi (soprattutto dallo smell), ci gustano mucho, contempliamo la distesa a perdita d’occhio di poltrone vuote ―se l’avesse scorto Monet, questo peasaggio, ts, altro che ninfee.
“USA contro John Lennon” non può non piacere. Parto da questo commento delle elementari su cui poggio l’opinione che mi sono costruita a proposito del film. Premesso che il documentario ha un valore in sé per tutta la serie di immagini, rivelazioni, dettagli, contributi inediti che raccoglie, non posso svincolarlo dalla figura che racconta, a tratti esaltandala. “USA contro John Lennon” è John Lennon ― cavoli stasera sei da rivelazioni, eh Board ― John Lennon nel passsaggio dal caschetto beatles alla camicia verde militare all’occhialetto gandhi: da pop-star ad attivista politico a guru della pace. Ripercorrendo questa sua trasformazione identitaria, i registi raccontano anche la persecuzione che Jonh subì negli Stati Uniti dove negli anni ’70 era considerato un personaggio da pericolo-rosso e inserito per questo nel libro-nero dell’Amministrazione Nixon, affrontando il processo per essere espulso dal paese.
Mi ero ripromessa di non utilizzare mai espressioni come “tuffo nel passato” (ché, nel presente non nuotiamo??), ma questo lo è. E non c’è nostalgia, nello sguardo dei due registi, e nelle loro mani che pazienti cuciono la situazione storica, musicale, politica del periodo. Ma non c’è nemmeno pura fattualità, una carrellata di fatti, date, numeri. Siamo nella zona della riflessione emozionale ― ma posso inventarmi ‘ste robe io? Intendo, con questo, a quando ti fanno ripensare qualcosa che non conosci, che non hai vissuto. Come noi, generazione post ’70, quelli che si sono persi tutto il fun! 🙁  …Tranquilli tranquilli, non mitizzo i 60s, anche se la tentazione ci sarebbe, ve lo confesso.
Sapete, manca qualcosa, nella nostra generazione: l’ideale. Oggi noi giochicchiamo con il virtuale. Pensateci un po’, alla differenza…Can you see it? E poi c’è anche la questione del collettivo vs soggettivo. Allora, comuni e Woodstock, ora monolocali e i-pod.
E poi c’è anche la questione della perdita del divino terreno. Guardando le immagini registrate durante la veglia dopo la morte di John, con tutte le persone in lacrime, centinaia di migliaia di persone in lacrime, ho sentito la lontananza tra la mia generazione (e quelle successive alla mia, presumo) e la generazione che ha vissuto quegli anni. Mi sono chiesta per quali personaggi, noi, piangeremmo così. E ho realizzato, con una certa tristezza, che per nessuno, noi piangeremmo così.
“Saviano?” ha proposto astuta la Fellow Francesca-ae.f… No, non credo, nemmeno lui. 🙁 Nonostante il rispetto, la gratitudine e l’amore patrio che proviamo per lui in quanto patria…. E se lacrime fossero, sarebbero più di stizza, di rabbia verso lo stato (delle cose)…
La scorsa settimana ho scritto che John è una specie di Jesus Christ intergenerazionale, e che saperne di più su di lui è come aggiungere un capitolo alla Bibbia del ‘900. Credo che sia così. E ho capito che siamo orfani di dei con la testa piena di ideali (magari un po’ strampalati eh), e di progetti iper-pacifisti iper-utopici (sicuramente strampalati eh). Ho capito che viviamo in un orfanotrofio pieno di finti tutori dai talenti sbiaditi….
Francesca e Mat hanno cercato di riportarmi coi piedi per terra ― io sempre troppo mojngolfiera, con la testa nell’aria e i piedi nel vuoto. Il culto della personalità non va mai bene: ha portato a delle catastrofi storiche indicibili. Sono d’accordo, my beloved Fellows… Eppure questa sacra mancanza di figure di riferimento, non posso impedirmi di provarla…
Ora, per sdrammatizzare un po’. E’ vero che John era un hero, un grande, un figo tutto quello che volete. È vero che promuoveva la necessità di maggior consapevolezza politica, è vero che era tanto smart da capire che il suo primo lavoro era fare l’artista, e solo dopo il politico. Però, Moviers, cavolo, sentite cosa ha detto, descrivando il suo magico incontro con Yoko Ono: “L’idea che tutto quello che Yoko sapeva venisse da una donna mi sconvolgeva”. John, hero, grande, figo, E MASCHILISTA??!! Macchecavolo!! 🙁
Vorrei continuare a parlare delle tante annotazioni finite sul mio squadernino durante il documentario, ma decido di sistemare un juke-box nel Movie Maelstrom ― l’unico al mondo senza l’obbligo di monetina ― e passo allo STUNNING EVENT di mercoledì dal Mastro! Seratona sold-out con il regista Erik Bernasconi e il protagonista Alessio Boni (sì, lui, un omen un nomen), che sono stati con noi prima e dopo la proiezione. L’atmosfera era molto Première, ma molto relax&chill-out, anche. I Mastrantonios, che discreti e attenti scivolavano da una parte all’altra dell’Astra, e una vagonata di Moviers!
Ringrazio, nell’ordine il Fellow D-Bridge, la cui messaggistica è caratterizzata da strani codici che ricordano la dialettica di Mark Zuckerberg in stato confusionale; il Fellow Presidente, detto anche Monsieur Le President, la cui presenza, data la carica che riveste, non può proprio mancare in queste occasioni mondane; la Fellow Francesca-ae f. (twice this week?! Fantafrancesca!) che è riuscita a liberarsi, infilare un abitino vintage con inserti carta da zucchero (inserti carta da zucchero?? Ma chi sono, Marie Claire?) e pedalare al cinema, dove trova l’amica Stefania, che spero diventi una Movier ― con quei capelli di rame lì, sarebbe una perfetta Fellow Copper ;-); e naturalmente lei, l’Anarcozumi, che supervisionava lavori, tempi ― persino la Federal Reserve, ci giunge voce. 🙂
“Sinestesia” è un film di quelli tiny-tiny ― come piace dire a me ― di quelli che si girano in pochi giorni ma con tanto entusiasmo, come ricordava Alessio a fine proiezione. Purtroppo molto spesso sono così tiny-tiny che la distribuzione se li lascia scivolare fra le mani, rintronata com’è dai colossal che le sbattono addosso dagli States…
È un film letterario, tremenadamente compatto, in cui tutto si tiene, merito di un lavoro molto attento sulla sceneggiatura. Struttura a capitoli con epilogo alla fine, più un classico à rebour che riporta lo spettatore al punto di partenza, ma concedendogli la gnosi dei fatti. Il trigger narrativo è un incidente in motocicletta che riduce Alan (Alessio) sulla sedia a rotelle. Ma niente lacrimevolezze e pietismi, eh ― troppo banale sarebbe stato scadere nel sentimentalismo, e il regista evita (un bravo-bene-bis per lui). Non ce n’è nemmeno lo spazio: il film è fatto dai racconti che vedono come protagonisti i personaggi che ruotano attorno ad Alan: la moglie, l’amante, il migliore amico. E tutti gli eventi tornano e ritornano visti da altre prospettive e in altri momenti, determinando mano a mano una stratificazione narrativa la cui variegata compattezza ricorda, per usare un’immagine, quelle sezioni della crosta terrestre con tutti gli strati colorati diversi… Un’opera palinsestica, insomma, che si struttura per accumulazione.
È anche un film dai temi difficili. Come ho detto in sala, quella di Alan è soltanto UNA forma di handicap. Ce ne sono ben altre: la menomazione è una condizione esistenziale. Tutti lo siamo, menomati, in un certo momento della vita, in un certo ambito. E tutti i personaggi del film vengono colti nel momento in cui devono affrontare una difficoltà fisica più una difficoltà psichica: chi una persecuzione nevrotica combinata a una gravidanza (la moglie), chi una riabilitazione in concomitanza con la fine brusca di un amore (l’amante), chi l’inizio di un amore e un infarto (il migliore amico).
Imprevedibilità del destino ― il tronco d’albero rotolato giù per un pendio e che travolge la moto di Alan ― fragilità umana e istinto d isopravvivenza ― la disperata retromarcia di Alan in macchina, alla fine ― sono altri argomenti cui questa storia, che definisco quadriangolare, costringe a riflettere.
Il bravo-bene-bis ad Alessio per il talento interpretativo non c’è nemmeno bisogno di invocarlo, vero?! 🙂 E ricordo fugacemente ai miei Guys di Los Angeles, la prima di “Caravaggio” ― starring Alessio  ― che andammo a vedere all’UCLA nel 2007, insieme a un certo Vittorio Storaro…Ma che razza di vita facevamo in quel posto, Guys?!? 😉

E questa settimana, Fellows, si ritorna explorers e ci si getta nell’outdoor con

L’INTERVALLO
di Leonardo Di Costanzo

Come “The Guard” due settimane fa, “L’intervallo” è un oggetto smarrito, scivolato nel baratro fra produzione e distribuzione, questa volta tutte italiane…. Presentato con plauso alla Sezione Orizzonti all’ultima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, il film ha conquistato la critica per l’originalità e il linguaggio nuovo che ha adottato per raccontare un rapporto tra due adolescenti a Napoli.
Da vedere. Non serva che aggiunga altro. 🙂

E anche per oggi, è tutto, my Moviers, mongolfieri e non, volatili e terragni, whichever you are. Il juke-box vi attende nel Movie-Maelstrom, i ringraziamenti sono d’ordinanza e i saluti, aerostaticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Come dicevo, niente monetine per far funzionare il juke-box.
Basta fare “click”

Working-class Hero – http://www.youtube.com/watch?v=njG7p6CSbCU
Revolution – http://www.youtube.com/watch?v=SMEgGGnZ43Y
Give Peace a Chance – http://www.youtube.com/watch?v=rhyiqGIJQus
War is Over – http://www.youtube.com/watch?v=z8Vfp48laS8

L’INTERVALLO: Veronica è prigioniera in un ospedale abbandonato di Napoli, guardata a vista da un ragazzo obbligato con la forza a farle da carceriere per un giorno. Tra fondamenta allagate, giardini trascurati, rottami, detriti e calce i due ragazzi parlano, si odiano e si rispecchiano l’uno nell’altro fino all’inevitabile confronto finale con la ragione della loro reclusione. Una giornata di vacanza dalla quotidianità che li schiaccia, una favola senza consolazione né eroismo, solo sottomissione al sistema.

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