Posts made in Agosto 25th, 2013

Let’s Movie CLXXVI

Let’s Movie CLXXVI

FOXFIRE – RAGAZZE CATTIVE
di Laurence Cantet, 2013
Francia, Canada, 143’
Giovedì 28/Thursday 28
21:00/ 9:00 pm
Astra/Dal Mastro (Hurray!)       

Montecarlo&Menton Moviers,

Sì sì stavo proprio lì, il progetto “Il Board costazzurra” (voce del verbo, evidamment :-)) s’è concretizzato, e per tre-quattro giorni ho sperimentato la Costa Azzurra. Che è proprio azzurra. Voi ironizzate, ecche t’aspettavi il Grand Canyon?? No, quello no, ma pensavo che la Cote d’Azur fosse azur solo nel nome e non nel fatto e che anche per lei valesse la regola della Pensione Belvedere di Cesenatico, che di belvedere non ha il fatto ma solo il nome, vecchio rettaggio, probabilmente, di un panorama ingoiato dall’iper-fertilità edilizia degli anni ’60.
Sono stata molto liciacolò, molto perlustrativa nella geografia costazzurrina. 😉 Menton è un tesoro di giallo e rosso mattone, di vicoletti in salita, case gentili con gli usci spalancati, vasi di basilico, e panni stesi che sembrano appena usciti dalle fontane del dopoguerra. E Nizza, ollalla quelle surprise la ville! Non so perché, m’immaginavo una sorta di Riminì, di dimensioni più grandi certo, ma sostanzialmente quel tipo di città tutto turismo ciabattato e discotecaro. Ci sarà anche quello lungo la spiaggia eh, non dubito. Ma io ho optato per il Marché des Fleurs, per la stradina che ti porta al colle del Castello, la Nizza alta, da cui domini tutta la città, con quel suo sorriso turchese che offre al mare… E poi la vielle Nice, anche lei con questi muri ocra e cotto, con queste vie medievali tra ombra e luce…
E ora, Licia Colò, ti prego lascia il mio corpo! 🙂 🙂
Montecarlo è un’altra storia, Moviers. Montecarlo è extra-re(g)ale nel senso che eccede i limiti di sagoma e massa del reale. Il luogo in sé, con i palazzi dorati al sapor di Don Perignon, è davvero imponente, nulla da dire. Ma ci sono le persone… Se ne vedono un po’ di tutti i colori, ma più che altro mandrie di turisti nippo-americani –con quegli ombrellini prendisole da cocktail, con quelle magliette born-in-the-USA ma senza traccia di (Hugo) Boss. Di autoctoni, molto pochi. Molti che vorrebbero esserlo, sì, bien sure. E Montecarlo è pericolosa perché stordisce. Dicevo all’Anarcozumi (lei molto pratica di Cannes, chevvelodicoaffare), che Montecarlo è come mangiare qualcosa di potentemente zuccherato, e andare in shock iperglicemico per qualche istante, e poi sentirsi come sdilinquiti….Macchinoni troppo imbarazzantemente –oni; vetrine in cui le scarpe non costano 125 Euro, guardate bene i numerini scritti piccoli piccoli, ne costano 1250; panfili senza ritegno: non ci possono stare sei divani a babordo: “sei divani a babordo” dovrebbe essere vietato da Schengen, se non ricordo male.
Montecarlo va affrontata in scarpe e braghe di tela, perché le Gucci-Prada-whatever che ti metterai non saranno mai abbastanza. Ci sarà sempre qualcuno dallo yacht con più divani, dalla casa con più filippini, dai tacchi da 1251 Euro… No, Montecarlo va presa con il low-profile, il keep-it-simple: le uniche armi per combattere l’extra-re(g)ale e mantenere i piedi per terra, la glicemia nei parametri. Nonché l’io ― oltre che l’amor ― proprio.
Tra l’altro non possiamo nemmeno dire che è una città cinematografica. È talmente, smaccatamente esposta, rivelata, fotografata, da risultare scontata come set. Come posso dire…  Pornografica. Ecco sì! Montecarlo è pornografica! 🙂 Tutta lì, nuda e cruda sotto gli occhi e gli obbiettivi di tutti. Certo, avrà i suoi angoli reconditi da qualche parte, i cantuccetti speciali, ma se già le zone battute sono vietate ai più, figuratevi i cantuccetti speciali… 🙁
Fate una prova: digitate “film ambientati a Montecarlo”…Vedete un po’ che deserto del gobi vi esce… (E quando guardi il “Maggiolino Tutto Matto”, guardi lui, Herbie, non Montecarlo!).

A ogni modo, tutte ‘ste falde di kilimangiaro, per giustificare la mia assenza a “Blow Out”, martedì 14! 🙁 Assenza cui s’è cercato di rimediare con la presenza a “L’australiano”, martedì 20. 🙂
Dopo essere scesa a Rovereto a quella velocità da emoraggia-punti-patente che dovrebbe essere curata con terapia farmacologica, ho trovato quanto mai confortante rifugiarmi nella cantina del Locos per “Cinema in the Cave” … un po’ come riparare nella bat-caverna dopo aver seminato il Joker.
Lì trovo i due Magicians in splendida forma, e con loro Sonia, la mia bibliotecaria di fiducia, che mi racconta meraviglie dell’Alsazia facendomi venire voglia di googlare itinerari su itinerari…
Che dire di “L’australiano”? Innanzitutto che “L’australiano” c’entra come i cavoli a merenda con il titolo originale, “The Shout” ― tradurre con “Urlo” faceva troppo Munch, troppo Ginsberg? Lasciare “Shout” troppo Tears for Fears, troppo Tamarà Donà (qui vi voglio… ;-))? Fatemi capire….
L’urlo è quello di Crossley, un oscuro personaggio che ha vissuto per diciotto anni con gli aborigeni nell’outback australiano, apprendendo dagli stregoni del posto tutta una serie di riti e magie, fra cui la capacità di emettere un urlo “terrifico” in grado di uccidere (senza aver mangiato la bagnacauda). Crossley s’insinua nel menage di una coppia sposata molto sole-cuore-amore, che, aggiungendo un posto a tavola per il misterioso visitatore, finisce per depennare il “deux” e mettere un “trois” in coda al menage, if you know whatta I mean… Tutto questo non avviene nel tempo del racconto, ma è frutto di un resoconto che lui, Crossley, propone a un giovane interlocutore (un imberbe Tim Curry) durante una partita di cricket che si svolge tra pazienti e dipendenti di una clinica psichiatrica nella campagna inglese… Allora, già siamo disorientati da questo boogy-man di Crossley, da moglie&marito che cominciano a comportarsi in maniera bizzarra e incomprensibile, attacchiamoci pure il cricket ― sport bizzarro e incomprensibile di per sé ― in una partita tra pazzi e personale… Insomma, avete capito che non è il genere di film che si lascia guardare agilmente.
Ed è un film che lascia sgomenti. Ecco sì, così definirei me stessa dopo la proiezione ― me stessa e gli altri spettatori, giudicando le facce, gli sguardi sul flashato andante. Lo sgomento scaturisce dalla questione del suono (e mi si spiega il sottotitolo della rassegna, “SSSSILENCE…Vite pericolose di raccoglitori di suoni”, mica Marco&Matteo son dei Magicians a caso, eh ;-)). Crossley è portatore di un suono primordiale, belluino, che nasce dalle tenebre dell’essere. E si contrappone invece alla ricerca formale del marito, che invece passa le giornate a registrare pedissequamente ogni tipo di rumore, e a sezionarli, per costruire una sua musica ― che Crossley, guarda caso, definirà “vuota”. Sono due modi opposti di approcciare l’esperienza sonora ― il Mondo dell’Esperienza. Il film per questo è molto allegorico (non soltanto ermetico et cervellotico). Ma pur nella lingua allegorica che sceglie, non punta all’associazionismo da spiaggia, in cui questo sta banalmente per quello. Non c’è nessuna correlazione fra l’anima di Crossley che si frantuma al frantumarsi di una pietra, né tra la fibbia perduta di un sandalo e la caduta libera degli eventi. La suggestione impera, non so se mi spiego (no)….Mmm, per rendervela più comprensibile, il film usa le lezioni del surrealismo, dove lo spaventevole, il perturbante, rinvia in maniera non razionalmente causale alle istanze profonde racchiuse nel nostro es. Il film di Skolimowski funziona un po’ secondo questo meccanismo. Rivela ed esaspera dei rumori che troviamo angoscianti perché richiamano situazioni subscientemente angoscianti. Avete presente certi quadri di Dalì? Il fastidio che evocano fruga i non-detti e i rimossi che gonfiano le sacche oscure sopra cui poggia la nostra razionalità… Lo stesso dicasi per l’urlo mortifero e spacca-orecchi di Crossley, e per certe immagini ―e certi suoni― sgredevoli del film.
Aggiungete anche certe scene alla Kubrik, “Shining”, per la precisione. O certi dettagli, certe “atmosfere”, come dicono i cinefili dolcevita&toppe… C’è qualcosa anche di Lynch (Mulholland e “Velluto blu”, per la precisione), nella scena in cui la coppia si risveglia da un incubo sulla spiaggia, con la sensazione di essere stata braccata da un uomo…Se avete bisogno di rivestire l’onirico di panni inquietanti, Lynch è il sarto che fa per voi.
E vi assicuro, sono risalita dalla bat-caverna con lo stomaco sottosopra e una cifra di domande nella testa. Dove risiede, se esiste, l’anima dell’uomo? (Domanda che, non a caso, assilla Crossley). È possibile uno scambio di anima come succede al personaggio del marito e al calzolaio del paese? L’anima disintegrata porta inevitabilmente a un’incurabile follia? All’entropia di corpo, io, es e superes, come rappresentato dal finale?
Rovereto non mi è parsa mai così allucinata come nel tragitto tra la bat-caverna e la board-mobile.

Se Crossley utilizzava l’urlo per ammazzare persone e pecore, io lo utilizzo per scopi ben più pacifici. Lo rivolgo a tutta gola all’Anarcozumi. “GRAAAANDEEE ZUUU!!”: perché ha pedalato sei giorni sei lungo la Drava, un fiume che fa venire in mente l’area prussa (chi ha mai saputo dove fosse la Prussia??), e invece sta in Austria. Rientrata pedalantemente vittoriosa con giornalieri di 86 km, piogge e venti, cotolette e dislivelli Coppi-Bartali, il Board s’è sciolto in un brodo d’orgoglio per la sua impresa.
J’aj dato, Zu!! 🙂

Altre imprese sportive vedono il Mastro impegnato all’Elba. Come un druggy alla disperata ricerca del suo pusher di fiducia, lo chiamo per sentire se giovedì mi libererà dall’astinenza cinematografica che mi rende irrequieta oltre i livelli consentiti dalla legge. Trovo lui e la Maddy Mastrantonio in versione Federer-Sharapova, a farsi una partitella a bordo spiaggia. “Che’ riapri giovedì, VERO, Mastro???!?” “Mah, non so…si sta così bene qui…”, scherza lui, non sapendo di rigirarsi la mia sanità psicofisica sulle punte delle dita. 🙁
Masssììì che riapre! E Let’a Movie perde il random e ritorna l’appuntamento domenical-fluviale di sempre. Hurray! 🙂
A questo proposito fatemi ringraziare tutti  i Moviers che hanno espresso affetto nei confronti di Lez Muvi, tra cui la Fellow Alice Mare&Miele (sintetizzatrice ufficiale della movie-mail per il maritino Antonio), il Fellow President (il cui status sociale non gli impedisce di sfrecciare insieme al Board a 70 km/h in galleria…in bici), la Fellow Francesca-ae (la cui proficua attività di “passaparolar Lez Muvi” tra i suoi colleghi professori permette al Board di confermare la massima “Il mondo è piccolo, Trentoville deppiù”), il Fellow D-Bridge (momentaneamente in Nord America, dove non hanno bisogno di tenso e infra strutture, quindi veda di tornare), il Fellow Andy Candy (la cui candiness esistenziale non gli vieta di riconoscere che chi ha il pane non ha i denti e viceversa…), e tutti quelli che mi leggono. Moviers e non. 🙂

Ed eccomi finalmente alla riapertura della stagione luzmuviana! In attesa del Feastival del Cinema di Venezia 2013, in attesa soprattutto dell’ultimo di Sophia Coppola (“Bling bling ring”), scaldiamoci i muscoli con

FOXFIRE – RAGAZZE CATTIVE
di Laurence Cantet, 2013
    

Dunque il regista è quello di “La classe – entre les murs”, un documentario di finzione sulla scuola media francese che ci era molto piaciuto ― ed era molto piaciuto ai mesiuers du Festival de Cannes, che l’avevano premiato con la Palma d’Oro nel 2008. Ma prima ancora di quello, Cantet ha girato, nel 2001, un film che consiglio à tout le monde: “A tempo pieno”, storia di un uomo che perde il lavoro e, non avendo il coraggio di rivelarlo alla famiglia, si costruisce un’esistenza parallela tutta menzogne, loschi tramacci e sensi di colpa…(Attenzione: non è un film che l’ordine dei dentisti italiani consiglierebbe per sponsorizzare il bianco del sorriso a seguito di una corretta igiene orale…again, you know whatta I mean…).
Quindi Moviers, io vi aspetto giovedì, dal Mastro, che nel frattempo spero appenda la racchetta al chiodo e riapra i golden gate del Cinema Astra.

E per ora è tutto, augustei Fellows. Al solito scalzo il riassunto più lontano possibile, e vi invito a prendere in considerazione il Movie Maelstrom, che non apporterà dei sonori cambiamenti nella vostra vita, ma potrebbe tuttavia far tremare i capisaldi della filosofia filo-fantozziana che noi tutti, omini del 21esimo secolo tarati sul 9am-to-5pm e oscillanti fra barba&bidé sveglia&caffè perseguiamo, inconsapevolmente o meno.
Dopodiché i ringraziamenti, numerosissimi. E i saluti, oggi, frUncofonicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dopo i giorni di celeste mollezza della Cote d’Azur mi son detta, ok ora sei nella condizione psicofisica ideale per affrontare Eisenstein e smentire Fantozzi. Now or neva! Così qualche notte fa, ho fatto play su “La corazzata Potemkin”! E davvero smentisco il ragionier Ugo, perché non è affatto una “caVOLata pazzesca”, come commentava il ragionier Ugo (ripulito dal Board) riferendosi al Kotiomkin…
Innanzitutto la Potemkin è un’imbarcazione ― io testa-di-rapa chissà che mi pensavo… E il film risulta essere un “Ammutinamento del Bounty” ante litteram! Il primo caso di occupazione, no okkupazione, di suolo statale (balneare). Senza gli striscioni, la pizza da asporto, e i dibattiti in aula magna, ma è proprio un’okkupazione! Io lo consiglio eh: è molto drammatico, pieno d’azione, affatto noioso. E poi non c’è solo la carrozzina che rovina giù per la scalinata. Non ci sono solo i primi piani di certi personaggi disperati, il simbolismo, la struttura da tragedia classica dentro un impianto da cinegiornale in presa diretta ― siamo nel 1926, tenetelo a mente, il cine esisteva da una ventina d’anni non di più. Per far contenti anche i Moviers sostenitori del cinema no-gloom no-fighting, c’è l’happy-ending (uno dice “Potemkin” e pensa al Naufragio della Speranza!).
E, last but not least, c’è pure la colonna sonora di Sostakovic ― che se siete impazziti per il ritorno delle Lollipop magari non è proprio cosavostra, ma io mi limito a segnalare. 😉

FOXFIRE – RAGAZZE CATTIVE: Stati Uniti, anni Cinquanta. In un sobborgo operaio di una cittadina dello Stato di New York vive un gruppo di ragazze adolescenti – Legs, Maddy, Lana, Rita e Goldie – che sogna un mondo in cui siano loro a dettare le leggi sconfiggendo il violento strapotere degli uomini. Così, stanche di essere continuamente umiliate e discriminate, sia per essere donne che per essere povere, stringono tra loro un patto di sangue (suggellato dalla fiamma che si tatuano sulle spalle) e formano una gang femminile: le Foxfire…

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