Let’s Movie CLXXVIII

Let’s Movie CLXXVIII

L’INTREPIDO
di Gianni Amelio
Italia, 2013, 104′
Lunedì 9/Monday 9
Ore 21:30/9:30 pm
Multisala Astra/Dal Mastro

Fermat(emi) Fellows,

Una precisione materialmente matematica per non dire geograficamente svizzera, esalta il Let’s Movie di martedì, per altro minacciato (no-togliete-una-sillaba) minato dai cambiamenti d’orario che hanno impedito a Fellows esimi quali la Junior, il WG Mat, Andy The Candy e il Movier TT di dirottare la loro serata in zona Smelly Modena ― i film alle 8 pm pagaiano contro ogni umana forma di calendarizzazione del leisure-time di ognuno di noi. 🙁
La precisione è quella mia e della Honorary Member Mic, che ce ne infischiamofrancamente della distanza TN-VI, ci sincronizziamo con sale, orari e whatsapp, e realizziamo il primo vero wow-wow-wow Let’s Movie In Sync della storia! Contro i gestori dei cinema vicentini ha funzionato la strategia “Scaring-Hell-Out-Of-Them” (SHOOT), e così la Mic ha potuto vedere “In Trance” al Cinema Roma di Vicenza (noto d’ora innanzi anche come il Romanino ―viste le dimensioni arrietty delle sale― da non confondersi con il Porno Roma, il nostro scandaloso di Trentoville) mentre noi Moviers lo guardavamo allo Smelly (semper lù).
Ora, perché mai la faccio tanto lunga su questo punto? La faccio tanto lunga su questo punto perché 1. Sono il Board, e considero la brevità una cripto-minaccia della società webbizzata affetta da crono-deficienza in cui viviamo (ollà, l’ho detto); 2. Quando esorto i Moviers sparsi in giro per l’Italia a vedere i film, il mio sincero augurio sarebbe che ci andassero, il mio sogno proibito che ci andassero in contemporanea con me. 🙂
Avevamo già avuto modo di affrontare il fenomeno flash-mob al tempo di “Rocky Horror Picture Show”, lo scorso ottobre, quando organizzarono quello abbastanza casalingo (checché cute) qui a Trentoville. In realtà i veri flash-mob, quelli “seri” e pianificati in grande, hanno come molla e motore la simultaneità in più punti del mondo: succedere in posti diversi, coinvolgendo gente diversa e lontana, ma resa uguale e vicina perché unita dalla stessa esperienza, e spinta dallo stesso “drive”. Questa modalità di espressione+condivisione mi affascina terribilmente, quindi l’aspirazione massima lezmuviana ― che ahivoi riflette le mie terribili fascinazioni 😮 ― tende proprio al sincronismo, attraverso il quale si realizza l’empatia dell’esperienza cinematografica. Al cinema, naturalmente. La dimensione della Sala, e non del salotto (!), è necessaria ― i cartelli sparsi per il pratoinglese lezmuviano dicono “No couch-potatoeing, please”, e i tuberi non c’entrano.
Ebbene stavolta io e la Mic ci siamo riuscite. Chissà che L’In-sync non prenda piede, inaspettatamente, miracolosamente…E non eravamo sole! Dopo aver incontrato per puro caso in zona Smelly il Non-Movier Marchese, noto cane sciolto amante del cine ma insofferente alle mailing-list ―insomma, un perfetto cinefilo cinofilo― e averlo introdotto al suo primo Let’s Movie, ecco già posizionata in penultima fila la Fellow Giuly Jules, che trovo in forma fit-for-fun dopo aver gestito con scioltezza il primo giorno di nido del mini-Movier Pablito ― e scusate se è poco. Lì accanto a lei, la sua mammy, che pur di accompagnare la figlia al cine, s’è persa la danza di OrienteOccidente (sicuramente pentendosene!) ― adesso, dopo averla vista, capisco da dove la Jules abbia preso il portamento… Stirpe giulia mica pe’ gniente. 😉
Dunque io e la Jules, e anche la Mic-in-sync, abbiamo apprezzato “In trance” ― il Marchese no, ma lui ha il palato complicato mentre noi siamo orgogliosamente di bocca buona. 🙂 Credo che ci sia piaciuto per via di una piacevole combinazione di ritmo e gioco cerebrale che ti tiene fisso alla poltrona e non ti lascia il tempo di pensare ad altro. Vedete, anche quello è un aspetto che un film non dovrebbe mai ignorare: mantenere il cervello occupato e il corpo in tensione. Perché quand’è che i film ci annoiano? 1. Quando lasciano il tempo alla mia realtà di penetrare la realtà del film, riportandomi agli impegni del giorno dopo, a Tokyo 2020, alle tasse record ottobre 2013, e alla Posta che mannaggia mi chiude presto e domani non arrivo… 2. Quando le mie sinapsi sonnecchiano invece di ballare la break. 😉
Il film di Danny Boyle ci è riuscito. Il ritmo incalzante batte sin dal primo minuto e non molla il film. E qui vediamo la scafataggine del vecchio-boyle-di-mare, che fin da Trainspotting, passando per Slumdog Millionaire e 127 ore, sa quanto sia cruciale la musica nell’influenzare lo scorrere di un film. Sin dal primo minuto si alternano suoni psico-drammatici e martellanti ― e forse sono loro che ti inchiodano lì ― come questo http://www.youtube.com/watch?v=KgyfAvpQDmA; visionari e baustelliani come il pezzo di Moby, http://www.youtube.com/watch?v=0JSVaSpD9xo, e brani seducenti e felini, come questo, che regalo al WG Mat e a Mario Il Menagramo, perché a loro “Sandman” sta gaimanamente a cuore, http://www.youtube.com/watch?v=GUuG1OMTRUg. 😉

La trama è avvincente, come si scriveva una volta nei temi d’italiano. Per quanto non originalissima: questo Simon (che è James McAvoy, che è il tipo di “Espiazione” e “L’ultimo re di Scozia” ― tra i due scegliete la Scozia ;-)) fa l’assistente di una casa d’aste, e il gambler a tempo perso. Per saldare i debiti di gioco accumulati, si unisce a una banda capeggiata dal boss Frank (che è Vincent Cassel, quello che fa discretamente impazzire la Jules e il Board, ma non più la Bellucci a quanto pare…tracciate voi eventuali collegamenti tra i due fenomeni… ;-)), e architettano il furto di un Goya d’inestimabile valore. Durante la rapina viene però colpito alla testa e quando si risveglia non ricorda nulla di nulla: l’amnesia ha cancellato pure il ricordo del luogo dove ha nascosto il quadro rubato. Quindi Frank lo manda da un’ipnoterapeuta, e qui, apriti cielo! L’ipnoterapeuta è una Rosario Dawson di una bellezza da attentato coronarico! C’è una scena in cui la si vede nude-look (e intendo proprio nude-nude-very nude), che secondo me ha fatto partire qualche valovola mitrale ai pochi uomini presenti in sala! Cioè è talmente tanta in ogni dove del suo corpo da non sapere da che parte orientare lo sguardo per abbracciarla tutta, complimenti a mamma Dawson (anche se però, chiamarla “Rosario”, signoramia)… E volete che un’ipnoterapeuta del genere lasci indifferenti Simon e Frank?? Of course not…
Tutto è complicato poi dai due binari su cui il film viaggia. Da una parte c’è il rimosso di Simon relativo al quadro da portare alla luce, e dall’altra c’è il suo rimosso sentimentale. E qui non posso svelarvi troppo altrimenti vi tolgo il godimento del film… Sappiate comunque che l’ipnoterapeuta è coinvolta… Così come in questo film è coinvolta la trama di  “Se mi lasci ti cancello” di Michel Gondry, a mio parere ben più di “Inception” di Christopher Nolan, a cui il film è biologicamente legato da un’affinità strutturale più che patente. Il film di Gondry e quello di Boyle condividono l’ipotesi dell’oblio come strumento di auto-salvazione da una situazione sentimentale che ad un certo punto si è (cor)rotta: la soluzione proposta è cancellare i ricordi, e con essi, l’amore e il dolore, dalla propria memoria. Ma non è così easy-easy….La conoscenza di noi stessi è strettamente legata al ricordo. E infatti a un certo punto del film la dottoressa lo dice: “Conoscere se stessi è ricordare se stessi. Noi siamo la somma di quello che abbiamo detto, fatto, vissuto e provato”. Se noi rimuoviamo, finiamo per agire di transfert in tranfert e per confondere verità e menzogna, reale e cerebrale ― che poi è quello che succede in “In Trance”.
I due film, quello di Gondry e Boyle, sono gemelli anche nella struttura a incastri che offrono e nella modalità non-lineare con cui alternano dimensione cerebrale e dimensione reale, e lo sconfinamento dei piani rappresentativi gli uni negli altri. Ma certo il film di Gondry è una piccola chicca di cinema d’autore (passato in sordina in Italia anche per colpa di un titolo dalle tinte demenziali che snatura la poesia di Alexander Pope da cui Gondry aveva preso in prestito il verso, “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” per il suo titolo). Il film di Boyle aspira forse a una profondità che quello di Gondry e Nolan raggiungono, e forse si compiace un po’ troppo dello psycho-puzzle che porge allo spettatore. C’è anche un certo lasciarsi prendere la mano nello splatter gratuito, come la scena “cerebrale” in cui un colpo di pistola spappola metà testa di Frank ― del resto, che Boyle sia sensibile al fascino dell’effetto speciale è ben noto (si veda “127 ore”), ma ci può stare. Quello che magari può non starci troppo è il ricorrere al solito espediente della botta in testa, della perdita della memoria, e delle conseguenze delle ossessioni sull’individuo ― l’amore come ossessione, il gioco d’azzardo, il danaro… Magari gli sceneggiatori potevano stupirci un po’ di più, ragionare più in termini gondryani o nolaniani ― l’invettiva di “Inception, così come quella di “Se mi lasci ti cancello” sono ben altre.
Ma sapete checcè? Io, nonostante questi limiti, lo promuovo. Anzi, lo promuovo proprio per questi limiti. Perché mi dimostra che le pagelle hanno tanti riquadri da compilare, e se da un lato posso scrivere “suff.” o “più che suff.” (con riferimento a coerenza/consistenza della trama, originalità, struttura) dall’altra opto per “distinto” e “più che distinto” (con riferimento a empatia con lo spettatore, tenuta ritmica, fun). E questo mi conferma che i film sono entità composite che non possono essere liquidati in un semplicistico “bello” o “brutto” ― nonostante le cripto-minacce della società webbizzata affetta da crono-deficienza in cui viviamo… 😉
Detto questo, per la programmazione di questa settimana andiamo a pescare direttamente in Laguna

L’INTREPIDO
di Gianni Amelio

Il film va guardato anche solo per la sua partecipazione alla 70esima Mostra del Cinema di Venezia, che ha visto così pochi italiani in concorso. Amelio è Amelio, e Albanese Albanese. Talentuosi entrambi. Ci vado cauta perché se n’è già parlato molto in giro e mi appello al principio lezmuviano del Test-Then-Talk ―che si rifa platealmente al metodo sperimentale galileiano, l’avrete notato tutti no. 😉
Uh mi sono dilungata un pochino oggi ―OGGI!― quindi ora me la batto prima del vostro giustificatissimo “Buuu Board Buuu”… Però, fatemi la grazia di portarvi a casa i miei ringraziamenti, di accettare pure un salto nel Movie-Maelstromm per rendere omaggio all’Anarcozumi e alla 70esima Mostra del Cinema di Venezia, di bruciare sul rogo il riassunto e di conservare questi saluti, che stasera sono teorematicamente cinematografici….

Let’s Movie
The Board


MOVIE-MAELSTROM
– “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Finalmente l’Anarcozumi è tornata da una 10-giorni lagunare di grandi soddisfazioni e grande busyness. Film in cui la Trentino Film Commission ha investito hanno incassato risultati da go-Zu-go-go-go: mi riferisco nello specifico ai 15 minuti di applausi (cioè 15) per l’ultimo film di Andrea Segre “La prima neve” girato sulle montagne trentine, che il nostro Mastro presto porterà in sala (spero!).
Ma la Mostra ha riservato grandi sorprese italiane! Come sapete, il Leone d’Oro è andato a Gianfranco Rosi con il docu-film sul Raccordo Anulare “Sacro Gra”, e la coppa Volpi per la miglior attrice femminile a Elena Cotta ― 82enne sprint, per insegnarci che c’è tempo ― protagonista di “Via Castellana Bandiera” di Emma Dante. Speriamo che il Mastro li porti qui entrambi… E che magari aggiunga anche “Kill Your Darlings – Giovani Ribelli”, film d’esordio di John Krokidas sulla Beat Generation…Sarebbe too-good-to-be-true… 😉
Miyazaki non ha bisogno di premi e riconoscimenti ― per altro aveva già vinto il Leone d’Oro alla Carriera qualche anno fa. La poesia scritta nelle sue storie continuerà a volarci in casa attraverso i suoi film, che non sono “film”, né cartonianimati, sono macchine magiche che viaggiano tra l’onirico e il mondo. Il suo ultimo “Si alza il vento” la porta anche nel titolo, la poesia: un verso tratto da una lirica di Paul Valery. ‘Le vent se leve, il faut tenter de vivre‘, S’alza il vento, dobbiamo provare a vivere.
Ci proviamo, Hayao. Grazie.

L’INTREPIDO:  In una Milano nel pieno della crisi economica, il quarantenne disoccupato Antonio Pane sbarca il lunario come può: autista di tram, cameriere, muratore, Antonio sembra però non perdere mai la speranza, alla ricerca di una vita migliore. Fino a quando non gli accade qualcosa che metterà a dura prova il suo innato ottimismo.

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