Let’s Movie CLXXX

Let’s Movie CLXXX

THE GRANDMASTER
di Wong Kar-wai
Hong-Kong, 2013, 133′
Martedì/Tuesday 24
Ore 21:00/9:00 pm
Astra/Dal Mastro

Marte Moviers,

Ogni giorno porta un dio in petto, e noi ci scarrozziamo l’abbinamento per 54 settimane all’anno. Credo che basti per farcelo entrare in testa. Il fato ha voluto che Lez Muvi cadesse di martedì, e in effetti il giorno è partito sul piede di guerra. Fastidiose divergenze d’opinioni con l’Agenzia delle Entrate, un’interlocutrice rinomatamente avversa a qualsiasi forma di dialogo costruttivo. Poi certo tutt’una sfilza di altre questioncine/one che tutti voi avrete sicuramente vissuto e che non vale la pena di rivivere in questo nostro angoletto di sogno. Qui no, please. Qui c’è Venere che gioca a racchettoni con Saba ― mitologicamente il weekend nasce da del fun divino su una spiaggia letteraria, sicuramente lo sapevate, no? 😉 Tutto il resto che giunge sospinto qui dal noioso mondo della ferialità non è che un brusio verso il quale noi Moviers rivolgiamo orecchie da mercante…
E poi guardate, ho capito questa cosa. L’ho capita mercoledì ―giorno riservato mitologicamente a Mercurio, quello in fissa coi termometri. Mercoledì Mr Google festeggiava il 194esimo anniversario dalla nascita di Foucault con un doodle a forma di pendolo, c’avrete giochicchiato tutti immagino. Di Foucault, costretto a letto da una malattia che poi l’avrebbe portato alla morte, si racconta che si fece sistemare, proprio accanto al letto, uno specchio per osservare le stelle.
Per tutti gli skazzi che i giorni possono riservarci, per tutti i troubles, per tutte le delusioni, vere-presunte-assunte, per tutti i piedi storti e passi di guerra, per tutte le fette biscottate che cadono dal lato marmellata, per tutte le pozzanghere schizzate sull’abito immacolato, per tutti i no, per tutti gli abbracci rotti (non spezzati, Almodovar mi chiederebbe i diritti), per tutto quello che vorremmo fosse e poi non è, per tutto questo, c’è un Foucault in fin di vita con uno specchio sul comodino per guardare le stelle… Mi sono fatta un appunto mentale: non dimenticarti mai dello specchio per le stelle di Foucault.
E arrivo un po’ sommessa dal Mastro, con quella faccia un po` cosi,’ quell’espressione un po’ cosi` che abbiamo noi prima di andare a Lez Muvi in un martedì di guerra dichiarata (e qui sì dovrò pagare i diritti alla Donzelli, e a Jannacci). Là davanti però c’è il WG Mat, lo vedo svettare sul marciapiede: ha tutta l’aria del Nanga Parbat, ma in realtà è il nostro campo base. 🙂 Il Mastro è lì, e con lui Robin. E il fatto che ci siano, che occupino sempre quello spazio, anche quello fa l’effetto dello specchio per le stelle di Foucault.
“L’arbitro” rientrerà nella categoria “non è tutto sto film”/ sottocategoria ottimistica “senza infamia senza lode ma se non altro di qualità”/ sottocategoria pessimistica “se proprio proprio non vuoi buttarti sul docu-reality degli One Direction”…
“L’arbitro” è uno spin-off di un cortometraggio, come m’informava il Mastro. “Spin-off” forse non è il termine più corretto. È una propaggine di un corto… un corto sottoposto a stretching. Ma come tutti gli elementi sottoposti a stretching, essi permangono in uno stato di sforzo costante (è fisica applicata, Moviers, non guardatemi con quell’aria da Lorenzo con cui Guzzanti guardava la Dandini). E questo è evidente. Il corto era la mise perfetta; il lungo, meglio non infilarlo… Il regista però l’ha infilato, aggiunge minuti su minuti, ma tenendo invariata la quantità di materiale. E per riempire il tempo in più, si lascia andare alle scelte manieriste, le inquadrature da cinema di qualità che piace tanto a una parte della critica che scriverà cose tipo “rappresentazione epica e insieme grottesca, astratta e insieme concreta, di una condizione universale”…
Diciamo che è un film che non racconta una vera e propria storia, ma esibisce una serie di situazioni e soprattutto personaggi che, per il modo in cui sono tagliati e ben interpretati, tendono a rimanere impressi nella memoria. Come Cruciani, “il Principe”, alias Accorsi, l’arbitro perfettino che dai fasti di una semifinale europea, finirà ad arbitrare un campionato di dilettanti nella Sardegna profonda di matrice aiò. Oppure Pannofino, un Byron Moreno (e il personaggio si chiama proprio così, Moreno) che più Byron Moreno di così non si può ―e tutti lo ricordiamo, Byron Moreno, vero??
Io, più che alle vicende sul calcio ― il film sostanzialmente racconta della rivalità tra due squadre amatoriali sarde, L’Atletico Pabarile e il Montecastru― mi sono divertita un sacco davanti al corteggiamento molto buffo tra Matzutzi, la stella dell’Atletico Pabarile, e la fioraia del paese, una Geppi Cucciari davvero insospettata. I due rappresentano un po’ quel misto indefinibile di tenerezza, scontrosità e dinamica gatto-topo tipica dell’uomo cotto e della donna cotta che si cercano e si negano, si ricercano e si sfuggono e alla fine, si spera, soccombono.
Insomma, io tutta questa cosa del “calcio metafora della vita” non l’ho proprio trovata, nonostante l’esplicita dichiarazione di poetica rivolta in questa direzione all’inizio del film: “Tutto quello che so della vita, l’ho imparato dal calcio”, citazione by Albert Camus ― bah, io pensavo che lo sapesse grazie a Plotino, Sant’Agostino, e un po’ di sisifiano esistenzialismo, ma evidentemente sbagliavo. Non ho trovato nulla che tendesse all’universale. E il bianco&nero non serve in questo senso.
A proposito di bianco&nero. Mi sono chiesta chenne sarebbe stato del film se si fosse deciso di lasciargli i colori. Probabilmente sarebbe passato inosservato ―e qui s’è concordato tutti, a fine proiezione. E allora mi chiedo (one more time), un film può poggiare solo su quello, su una forma, quando il contenuto, strucca-strucca (=stringi-stringi), non (sos)tiene? Not that hard to tell… Per quanto il bianco&nero sia appealing, esteticamente molto accattivante nonché abito stilistico perfetto con cui rivestire l’arbitro (portatore sano di divisa black&white), non può sor(reggere) tutt’un film. Se prendiamo “The Artist”, capolavoro 2012 che ha riportato il bi-color in auge, vedremo che il bi-color era supportato da una storia travertina da raccontare… Utilizzare il bianco&nero per sedurre lo spettatore, oppure per proiettare il film in un senza-tempo, così come inframezzare l’esile tramolina del film con momenti-sospensioni in cui due pastori siedono sulle rocce e si pongono domande nonsense alla Didi e Gogo (“L’hai visto Gavino?” “No” “l’hai visto Antoneddu?” “Nemmanco”), non bastano a muovere il film in una dimensione cui platealmente aspira. “L’arbitro” rimane per terra, ancorato alle terre sarde,e ai personaggi grotteschi e spiritosi ma sostanzialmente macchiette; non c’è niente di male in questo. E di certo è piacevole farsi due risate su un oggettino ben confenzionato. Ma non vi aspettate di trovare l’oro in bigiotteria…

Hoooong-Koooong…
Ah l’avete sentito il rintocco??? Annuncia il prossimo Let’s Movie!

THE GRANDMASTER
di Wong Kar-wai

Un’errata corrige pubblica a effetto gogna mediatica ai danni del Board: non ho visto “In the Mood for Love” ―il WG Mat starà gongolando tutto ora. Lo confondevo con “My Blueberry Nights – Un bacio romantico” (2007), che comunque è pur sempre di Wong Kar-wai, quindi non sono proprio così rimbamBoard come pensavo. S’era visto pure “2046”, ma non il succitato (“succitato” è osceno!) “In the Mood for Love” che risulta essere il suo capolavoro. Wong Kar-wai è uno di quei registi, insieme a Kiarostami, Kim Ki-duk e Malik, il cui esubero di kappa vi farà guadagnare punti su punti in qualsiasi universo cinéphile vi capitasse di trovarvi. In contesto Bar Sport, di contro, vi si guarderà con un misto di sospetto e commiserazione, sia per l’esubero di kappa che per il titolame dei loro film quanto mai improponibile. Dato che noi Moviers oscilliamo tra universi cinéphile e Bar Sport, ho pensato bene di puntualizzare. 🙂
E anche per stasera, miei Fellows del dì di festa, sono arrivata al capolinea. Proseguirei su questo binario eh, e vi farei visitare ancora qualche posticino, ma dato che non voglio vedervi gettare dai finestrini (che è pure vietato), vi saluto, imponendovi la lettura presidenziale del Movie Maelstrom e il boicottaggio del riassunto.
Accettatemi anche questi saluti però, stasera divinamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dedico tutto il whirpool del Movie Maelstrom e anche di più al Fellow Presidente, per avermi inviato le sue impressioni post-proiezione su “Rush”, l’ultimo film di Ron Howard (al secolo Ricky Cunningham), la cui uscita attendeva con presidenziale trepidazione sin da luglio.
Ebbene, il Fellow m’ha mandato le cosidette “impressioni fresche fresche a caldo” (principio del conflitto termico, sempre fisica, Moviers) che vi riporto di seguito, con non poco orgoglio:

“Il primo tempo è un polpettone informe, né cronaca né romanzo (5), una sorta di happy days della Formula 1. Il secondo tempo il fim prende corpo, è fedele alla realtà, scava nei sentimenti (7). Finale scontato ma commovente (6/7). Un 6+ finale ma solo perché sono appassionato della Formula 1 e per lo sforzo. Si poteva fare di meglio”.

Con questa dote naturale di sintesi, il Fellow sarebbe un Board perfetto per voi Moviers, amanti delle lunghezze twitter, ma essendo lui un “Presidente”, si presenterebbe un caso di conflitto d’interesse ― come avrete capito Lezmuviland non segue il costume italiano in base al quale un Presidente, chessò di un Consiglio, può anche amministrare un’“azienda privata attiva nell’ambito dei media e della comunicazione” chessò una Mediaset… Quindi mi sa che per board vi tenete il Board. 🙂 🙂
Ora, dopo un servizio da inviato speciale così (ma li avete notati i voti?!? Cioè, i voti!), ditemi come possa io NON adorare i miei Moviers, no, ditemelo… 😉

THE GRANDMASTER: La biografia di Ip Man, il famoso esperto di arti marziali che allenò l’adolescente Bruce Lee. Il film racconta il giovane Ip, iniziato alle arti marziali dal maestro Chen Heshun. Tra le sfide più ardue che Ip sarà chiamato ad affrontare, vi è quella contro Gong Er, la figlia di Gong Yutian, nobile che il giovane ha battuto. La ragazza desidera, infatti, vendicare il padre e riabilitare la reputazione del proprio clan, affrontando la misoginia che la circonda e tentando di mettere a tacere persino l’amore che prova per Ip.

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