Let’s Movie CLXXXV

Let’s Movie CLXXXV

PASQUALINO SETTEBELLEZZE
di Lina Wertmuller
Italia, 1975, 114’
Mercoledì/Wednesday 23
Ore 21:00/9:00 pm
Dal Mastro/Astra
Ingresso 5 Eurini

Mincavolo Moviers,

quando sento parole nere uscire dalle bocche dei ventenni, quando vedo ventenni con l’Iphone e una svastica sotto il risvolto del berretto ―Iphone e svastiche sono un mismatch storico, l’arrivo dell’uno dovrebbe implicare l’impossibilità dell’altro, pensateci. Quando alla radio sento onesti cittadini sottolineare la necessità di restituire l’Italia agli italiani perché loro sono onesti cittadini, e il futuro dei loro figli ha la precedenza su tutti quelli che vengono da fuori, che non gliel’ha mica chiesto nessuno di venire qui, che poi gli diamo pure 50 Euro al giorno.
La cronaca entra nell’etica, Fellows, e in Let’s Movie. Perdonate, non posso tacere. Stiamo assistendo a una regressione umana che va oltre il puro nazionalismo/campanilismo. Inumare una salma, gestire 366 morti affogati, quelli sono problemi, pur penosi, di carattere pratico. Il VERO problema che dobbiamo affrontare è capire come trattare la disumanità che si vede e si sente in giro. Nei giornali troviamo nobili editoriali sulla parità e il diritto di tutti ad essere trattati con dignità, la politica si scioglie in fiumi di uguaglianza e iniziative di solidarietà. Poi però i blog, le pagine facebook, le radio (locali e non), i muri delle città, i corridoi nei supermercati, provano tutt’altro. Boia chi molla e l’Italia agli Italiani. Io allora combino i fatti, una strage in mare e un generale nazi, e mi rifugio in Let’s Movie anche per scappare da questi slogan: quelli relativi al Fascio sanno di un’epoca che non abbiamo vissuto anagraficamente, ma psichicamente sì: tutti portiamo la memoria della storia dentro: c’è chi la ignora e c’è chi la riconosce. Gli slogan relativi all’immigrazione non sono solo tinta verde padania ― il nazionalismo non indossa più colori ormai. Scappo in Let’s Movie ma la storia passata, che è presente, e invadente, e il presente, che sta già diventando storia, mi rincorrono e chiedono spazio. Potrei tranquillamente utilizzare il laisser-couler, far scivolare via tutto inosservato e fare il silly Board di sempre. Ma le concedo un po’ di spazio perché mi vergogno del livello a cui siamo arrivati. La vergogna va detta ―  e per quanto la distanza che separa me da uno che pensa Italia agli Italiani è pari a quella che separa Adriano Pappalardo da Lawrence Olivier (giusto per buttarla in matematica cinematografica), siamo tutti fatti della stessa pasta umana. E cavolo, quelle parole riverberano in me e suonano una musica infame.
Hannah Arendt scriveva: “Gli uomini devono assumersi la responsabilità per tutti i crimini commessi dagli uomini e tutte le nazioni condividono il peso del male commesso da tutte le altre. Il sentimento di vergogna di fronte al fatto stesso di essere uomini non è altro che l’espressione puramente individuale e non ancora politica di questa intuizione”.
La manipolazione storica troverà sempre nuovi adepti? Il limes avrà sempre la meglio sull’homus?, mi chiedo. Vi giro le domande, così come sono.

Quanto successo a Lampedusa una settimana fa riecheggia la storia di Dani, uno dei protagonisti de “La prima neve”. Il film, purtroppo, non mi ha convinto affatto. 🙁 E dico purtroppo con quattro P, perché mi spiace: c’era una bella atmosfera venerdì dal Mastro, che per l’occasione ha raddoppiato la proiezione e riempito due sale vista la curiosità intorno al film. E c’erano tanti tantissimi Moviers! La Fellow Chocolate, che ormai dopo 17 film (diciassette) tra Religion Today Film Festival e vari&eventuali è diventata l’Hulk Hogan di Lez Muvi (i film del Religion Today Film Festival non erano proprio pellicole da passeggio, vi dico solo che io dopo “Su Re” ero pronta per la Golgota Sky Marathon); la Fellow Vanilla, che ritrovo con grandissimo piacere e che purtroppo ho perso all’uscita, trascinata via dalla fiumana di spettatori che defluivano (defluivano??) dalla sala; la Fellow Milanie de Monaco, anche lei regal presenza rivista dopo tanto tempo (ma si sa, gli impegni nobiliari hanno un loro protocollo ben preciso); l’Anarcozumi, brava&brave allo stesso tempo perché provateci a scarrozzare in giro guests e mica-guests con 38 di febbre (Zu, tutto questo ti verrà restituito prima o poi…no, non in Tachipirina, ma in forme che al momento non siamo in grado di definire, ma che si materializzeranno, te lo garantisco); e il last-minute WG Mat, che è riuscito a infilarsi all’ultimissimo, il gaglioffo, complice la coppia Mastro&Robin cui vanno i nostri ringraziamenti per il nullaosta al last-minute. Ringrazio anche la Fellow Francesca-ae.f. che ha visto il secondo spettacolo, prenotando con largo anticipo, non come il gaglioffo…
E ringrazio naturalmente l’Honorary Member Mic che andrà  a vederlo stasera nella sala lezmuviana vicentina ― la sala vicentina non sa di essere diventata proprietà lezmuviana, quindi la Mic, stealthy Mic, opera ancora nell’ombra… 😉

Che c’azzecca Lampedusa con il film ambientato nel profondo Trentino di Segre? C’azzecca in un personaggio, il libanese Dani, e nel passato drammatico che lo porta in un paesino della Val dei Mocheni, in attesa di ricevere i documenti autorizzanti l’asilo politico. Dani perde la giovane moglie incinta durante la traversata per raggiungere l’Italia: perde lei, Layla, ma non la bambina che porta in grembo, che riuscirà miracolosamente a sopravvivere; il miracolo non impedisce tuttavia a Dani di rivedere la moglie nella bambina, e sentirsi inadeguato come padre. Ma il film non è “yet another movie on immigration”, né una riflessione sull’integrazione raziale di un emigrato in Trentino ― come ha giustamente commentato il regista. È piuttosto la storia di due dolori non-detti che si trovano e riescono a “dirsi”. L’altro dolore è quello di Michele, ragazzino mocheno che non riesce a superare la perdita del padre e sfoga la rabbia nei gesti tipici dei ragazzini che presentano rabbia repressa: bravate, scontrosità con la madre (cui addossa la colpa della morte del padre) e una spericolatezza che lo porta a sfidare il limite, a stuzzicare la morte. Del poco del film che salvo, salvo proprio lui, il “Danni un diavoletto biondo sei” di Fierozzo (Mochental), un talento senza il quale il film non avrebbe potuto esistere ― e qui sorge spontanea una domanda (assieme allo spettro di Lubrano): può un film reggersi SOLO ed esclusivamente su un attore? Abbiamo fior fiore di esempi al riguardo, però il dubbio rimane comunque…
Per il resto il film è assai banale nella sceneggiatura ― arriverei a dire che la sceneggiatura sostanzialmente manca ― è telefonato, e non solo nella trama, ma anche nel modo in cui la traduce in immagini. La fotografia, che avrebbe potuto prendere il bosco e cavarci fuori del nuovo ― il bosco è il luogo del magico, del fantastico, non solo delle corse e della raccolta legna ― è scontata pure lei. Il paesaggio è ovviamente suggestivo ―per chi si suggestiona davanti a gole, boschi, alberi, legna, e trentinate simili― ma s’è deciso di mostrarlo in maniera del tutto classica. Persino il sogno di Michele, in cui ci si sarebbe potuti sbizzarrire con trovate più visionarie o immaginifiche, rimane ancorato allo schemino gola-bosco-albero-legna. Non parliamo poi delle psicologie dei personaggi, così prevedibili da renderli delle etichette ― il ragazzino arrabbiato, la madre insicura, il nonno saggio, il rifugiato travagliato. Uno aspetta un colpo di scena che è consapevole non arriverà mai, quindi non fa che attendere la fine, digerendo l’ennesimo simbolo telefonato: la prima neve… Rappresenterà mica una sorta di pagina bianca su cui Dani e Michele potranno scrivere un nuovo inizio??
Che fine avranno mai fatto l’originalità, la delicata profondità di “Io sono Li”? Ho tappezzato tutta la città con poster “Wanted”.
Il film ha riempito tre sale a Pergine e due qui a Trentoville. Durante la nostra proiezione molti spettatori ridevano divertiti. Sentir parlare in dialetto  (peraltro un dialetto molto marcato che ha necessitato dei sottotitoli) e ritrovare la dimensione tipicamente trentina sul grande schermo ha galvanizzato gli spettatori: non avevano mai sentito e visto il loro linguaggio ― inteso come parola e presenza ― sul grande schermo: non si sono mai trovati raccontati, per quanto nella loro immagine più esasperata, dal mezzo espressivo del cinema. E l’euforia è comprensibile.
Ma quello che mi chiedo io è: un toscano o un romano che vanno a vedere questo film, cosa pensano? Pensano che il Trentino sia questo? Riusciranno a distinguere, a capire che questa è UNA parte del Trentino e che c’è dell’altro? Che non siamo dei mangia-melinde con la fissa della caccia e le cataste calibrate al millimetro sotto balconi rosso geranio? Oppure prenderanno la parte e ne faranno il tutto?
Sono consapevole che lo stereotipo è alimentato dall’ignoranza: il toscano e il romano “educated” sanno, spero, che il Trentino non è solo questo, così come la Sicilia non è solo Corleone e Roma er Colosseo. Sono consapevole che anche la rappresentazione di Chioggia di “Io sono Li” correva lo stesso rischio di passare attraverso lo specchio deformante del cliché. Ma lì c’era una sceneggiatura forte, il focus era altrove, e questo fa la differenza. In “La prima neve” è come se l’ala estrema della trentinità avesse preso il sopravvento e occupato tutta la scena, attraverso un esubero di (s)oggetti tipici ― l’orso, il miele, le motocross, il valligiano che vorrebbe l’altrove ma non riuscirà ad andarci, il vecchio gemello omozigote del nonno di Heidi… Questo è senz’altro dovuto alla mancanza di una storia forte ― che quindi lascia lo spazio al resto ― ma può essere anche dovuto alla mia nota avversità nei confronti dell’ala estremista della trentinità, con cui non farò mai pace. Quindi prendetemi con le pinze :-)… Sta di fatto che il malcontento s’è sentito purtroppo anche in altri Moviers 🙁
Peccato, avrebbe potuto essere un amore, e invece anche stavolta, mannaggia, era un calesse…
Ma menomale che c’è il Mastro che mi tira su il morale e riapre le porte a una rassegna ormai diventata appuntamento fisso “Uomini e donne. Istruzioni per l’uso”… Guardate cosa ci tira fuori dal cassetto

PASQUALINO SETTEBELLEZZE
di Lina Wertmuller

La vergogna, ancora… L’unico film di Lina Wertmuller che ho visto è “Travolti da un insolito destino” ― con il duo fenomenale Melato-Giannini. Shame on you, Board! Urge rimediare! Tra l’altro “Pasqulino Settebellezze” è il primo film candidato all’Oscar diretto da una donna :-)…sono dettagli da non sottovalutarsi…
Ora, siccome Giannini è uno degli attori più bravi che abbiamo in Italia (Sir Servillo non sia geloso, e nemmeno Fabrizio Bentivoglio-eccome, c’è spazio per tutto il talento+fascino del mondo), cosa c’è di meglio di vederlo recitare nel film che ne consacrò il sodalizio con quella cavallamatta della Wertmuller??
V’aspetto, quindi. Non c’è molto altro da aggiungere. 😉

Prima di scappare a vedere “Il vigile”, è con onore che vi presento Andrea, più noto alle cronache come Re dei Fauni, ovvero il leader maximo della scuola del Faunismo (nonché simposiarca di chiara fama), vostro nuovo compagno Movier a cui speriamo il titolo di Fellow Fuzz, trasportato dalle clare fresche et dolci acque dei flutti lezmuviani, giunga come cosa vieppiù gradita. Gli ricordiamo che la partecipazione è obbligatoria e che questa profusione di arcaismi è assolutamente funzionale alla sua partecipazione al cinema, e che il Board è un maledettissimo opportunista… 🙂

Una cosuccia ancora. L’altra sera dal Mastro mi si avvicina una perfetta sconosciuta ― e capirete fra poco perché perfetta ― e mi bisbiglia: “Mi diresti come si chiama il tuo blog? Vorrei leggerlo”.
Lei era sconosciuta ― ora capite perché perfetta?! ― non amica di amica di amico di tizio che conosce tizia che le ha accennato di Lez Muvi… Se adesso conquistiamo anche gli estranei senza ricorrere al nepotismo, dovrei uscirmene con motti G.I. Joe tipo “Mondo aspettaci stiamo arivvando”?!
No eh.
No.
Va be’, era solo per aggiornarvi sul fatto che, aiuto, la follia lezmuviana dilaga. 😉

Spero di aver tirato un po’ su le sorti della serata, dopo un inizio così serioso… Ricordate sempre che Lez Muvi è all fun, ma never fool… 😉
E ora ringraziamenti, taaaac. Riassunto taaaac, Movie Maelstrom taaaaaaaaaac e saluti, sdegnosamente cinematografici.
Taaaaaaaaaac.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Se “La prima neve” mi ha deluso, “Stoker”, film del coreano Chan-wook Park mi ha convinto ― lo ricorderete per film dall’alto tasso “angoscia” come “Lady Vendetta”. Cura stilistica, protagonisti tutti inquietanti a modo loro, tara tramandata di generazione in generazione, eros e thanatos in combattimento per buona parte del film, qualche sporcatura nella seconda parte magari, ma nulla di ché… Il Board consiglia, il WG Mat ―per una volta!― approva… So Moviers, give it a chance 😉

PASQUALINO SETTEBELLEZZE: È la storia di Pasqualino Settebellezze (interpretato magistralmente da Giancarlo Giannini) giovane malavitoso napoletano che decide di commettere un crimine per farsi un nome in quel mondo. Tra le diverse traversie successive conosce le peggiori nefandezze della guerra e, per sopravvivere, deve perfino fingere di innamorarsi della perfida, grassa ed orrenda comandante di un lager. Musiche di Enzo Jannacci.

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