Posts made in novembre 10th, 2013

Let’s Movie CLXXXVII – IL CASO KERENES

Let’s Movie CLXXXVII – IL CASO KERENES

IL CASO KERENES
di Calin Netzer
Romania, 2013, 112′
Giovedì/Thursday 14
21:00/9:00 pm
Supercinema Vittoria/Viktor Viktoria

Mayor Moviers,

È proprio un fatto, non c’è big talk che tenga. There they can.
Mi riferisco all’elezione di Bill De Blasio là dove le stelle e le strisce non sono celesti né pedonali ma sacralizzano una bandiera. Il fatto che Bill abbia origini italiane e sia diventato sindaco non stupisce: gli USA sono un paese di migranti, il 100% americano non esiste ―se lo mettano in testa pure loro ‘na buona volta. Quindi un italoamericano può tranquillamente diventare sindaco di New York, così come un keniotamericano può tranquillamente diventarne Mister President. Quello che mi sorprende, e guardate, mi ha PROPRIO sorpreso, è la scelta, e unanime, degli americani: il fatto che abbiano scelto in massa un “rosso” senza temerne più il pericolo. È cosa nota che il lavaggio del cervello che gli anni ’50 avevano fatto alla società americana non si sia esaurito con quel decennio ma abbia influenzato le crocette che i votanti yankee hanno poi apposto sulle cartelli elettorali negli anni a venire. Il rosso difficilmente si sposa con le boiserie padripellegriniane della politica washingtoniana. E invece toh, 2013, plebiscito per Bill. E il plebiscito non ha scelto una famiglia né WASP né politicorrettamente “multicultural” di facciata: la moglie afroamericana di Bill ha un passato da lesbica, ed è da sempre impegnata per i diritti dei gay. Non è esattamente Hillary Clinton, o Michelle Obama. Eppure plebiscito.
Quindi sì, gli americani saranno dei gran zucconi, e New York City non è Wichita Falls, Kansas, va detto, e non è aspetto da poco. Ma sono loro che riescono a cambiarsi, prima di cambiare. Mentre noi italiani, boh, sembriamo sempre immobilizzati dentro i nostri pattern millenari. Come se non riuscissimo a liberarci dal marmo che ci circonda. Il marmo è travertino, michelangiolescamente bellissimo, ma è marmo, damn it. Quindi per una volta chapeau agli yankee.
E chapeau a Dante, il figlio di Bill, che di cappelli non ha proprio bisogno, dacché sfoggia una meravigliosa zazzera black-panther che manco Angela Davis negli anni ’70! New York è anche questo: un Dante mulatto dai contorni afro e le radici italo.

Quell’immobilità di cui accennavo al piano di sopra si percepisce tutta, ma proprio tutta tutta, nel Gattopardo, capolavoro dei capolavori dei capolavori, se qualcuno ancora oggi non se ne fosse accorto ―tipo me prima di martedì sera (il Board sceglie il look all-blind per l’autunno-inverno 2013-14…). Quel gran figo di Don Fabrizio Corbera, Principe di Salina, Duca di Querceta, Marchese di Donnafugata, alias Burt Lancaster ―e chi non lo vorrebbe, un treno di nome così?!?― comprende, nel corso del film, il destino d’inerzia che caratterizzerà il neonato stato italiano in cui “si cambia perché tutto rimanga come prima”… Perché alla fin fine sono gli italiani che fanno l’Italia… E quindi sì a Garibaldi, sì alle rivoluzione, power to people e votazioni democratiche (o pseudo), per poi ritornare in strutture gerarchiche molto simili a quelle appena smantellate. Destino di Tancredi, nipote del “principone”, giubba rossa che finisce per infilare i panni del bravo soldatino.
A un certo punto c’è una splendida carrellata sulla famiglia dei Salina in chiesa: sono appena arrivati a Donnfugata da Palemmo, e sono tutti impolverati ―la polvere assume un carattere metaforico molto marcato nel corso del film. Lo sguardo di Visconti ci’invita al ragionamento, ci dice, guardateli, questi personaggi sono dei porta-polvere: sono fermi, vecchi, appartengono al passato, il futuro è altrove, ma non brilla neppure quello, a guardarlo bene… Don Fabrizio ne prende consapevolezza nella seconda parte, e assistiamo a un cambio radicale nel suo personaggio: tanto ribaldo&spavaldo nella prima metà, quanto mesto&fosco nella seconda. Il finale poi è il punto di alienazione massima del principe: vaga per le ricche sale del palazzo della principessa Margherita, in mezzo a ricchi premi e cotillon, nuvole di vestiti e gentiluomini in frac, vaga estraniato, tristemente conscio di appartenere a un mondo passato ―sì Antonio,un piccolo mondo antico― e anche deluso nel vedere nella nuova borghesia un nuovo cinismo, una nuova meschinità. E anche sulla morte, il principe ragiona, sollecitato da un dipinto.
Il ballo pertanto, che dovrebbe essere il climax della gioia, il momento dello scioglimento finale, con Tancredi a un passo dalle nozze con la bella Angelica, l’Italia appena battezzata, l’euforia generale, diventa invece incubatore di nostalgia, di amara delusione e senso di decadenza, che di fatto aleggia quasi fisicamente in tutta la sala ―qualcuno avrà mai notato che il gran caldo che angustia e disfa letteralmente gli invitati (soprattutto il tutto-d’un-pezzo principe) non è solo “gran caldo”??
Ma trascinata dall’entuisiasmo, mi rendo conto solo ora di non avervi detto cosa e chi mi ha accolto martedì dal Mastro (Don Gesualdo potremmo aggiungere, per attinenze veriste al materiale in oggetto :-)). Martedì dal Mastro mi ha accolto un cartello. “I posti per il Gattopardo sono esauriti”. Che, per voi inglesofili, vuol dire “sold-out”, e che a me fa aggiungere un nuovo capitolo al discorso iniziato due Lez Muvi fa sulla pratica dilagante di disertare i classici al cinema. Evidentemente “Il Gattopardo” di Visconti Luchino restaurato da Scorsese Martin interpretato da una quantità di attori colossali quali Lancaster Burt, Delon Alain e Cardinale Claudia, fa eccezione. Vi dirò di più. Gli spettatori che sono rimasti senza biglietto erano talmente numerosi che il Mastro ha organizzato una proiezione straordinaria domani, lunedì, alle 20:00 (per chi volesse favorire…).

Come promesso, ho guardato chi era in sala, e l’età media si attestava intorno ai 60…Diciamo che noi Movier s’era i Tancredi+Angelica della situazione… Ma chi erano, questi Moviers?! Be’, l’Anarcozumi, scampata per tre ore e mezza al room-switching che le sta rivoluzionando casa in questi giorni (potrebbe la casa di un’Anarco della stirpe degli Zumi NON generare rivoluzioni??); il WG Mat, la cui attenzione calò sensibilmente in alcuni momenti abbastanza “insistiti” del film, per poi riprendersi però nelle battaglie epiche e spassosissime, piene di quei gesti esasperati e comicamente teatrali degli attori con cui il WG ha fatto molto molto ridere il Board :-); il Fellow Ferro con la Fellow Faith, e la frugola Fellow che le guizza in pancia :-), che credo non siano tecnicamente dei Moviers, ma per me lo sono, e un bel “chissene” alla tecnica.
L’Anarco, mentre guardavamo il film, mi faceva notare gli strepitosi piani sequenza con cui il regista sembra non tirare mai il fiato…Anche nella scena del ballo è così, e c’è questa sensazione di stordimento, di dizzyness (sempre per voi inglesofili), che poi è somatizzata a livello psico-fisico dal Principe. Io e la Zu si commentava anche sugli attori, iiiih beddi beddi! Tra Delon, Lancaster, s’infila anche Giuliano Gemma per un delizioso cameo ―una vera bellezza. E anche Terence Hill, che veste i panni di un sempliciotto brianzolo che gli riesce proprio bene. Claudia Cardinale è quel misto esplosivo di femme fatale e Heidi che mi si dice faccia impazzire gli uomini…. Ho trovato la sua ricerca di sensualità un filo troppo calcata in certi momenti. Chelle serviva mordersi le labbra insistentemente, come qualsiasi britneyspears di Sunset Blvd? Le bastava semplicemente riempire lo schermo, con quella fisicata prorompente, quegli occhi profondissimi… E quella risata lunga dalla forza dirompente e seduttiva che spacca la cena a Palazzo Salina e conquista Tancredi più di qualsiasi coquetterie da britneyspers di Sunset Blvd ―da nota iena ridens molto loudens qual sono, l’ho apprezzata assai.
E ho anche apprezzato assai la comicità del Gattopardo. Proprio di lui, o’ Principe. Martedì, presa dall’entusiasmo ―di cui hanno fatto le spese dei poveri malcapitati che discorrevano col Mastro― ho sbottato con un “ma ci si schianta dalle risate con il Gattopardo!!”. Ora voi sapete bene quanto io ami avvolgere bricioline di pensiero dentro nuvole di nulla, sapete quanto ami iperbolizzare… Mi riferivo semplicemente al sarcasmo tutto siculo del Principe, al suo piglio burbero, così smaccatamente sessista, a tratti dispotico e insopportabile, a tratti tenerissimo… Mi riferivo semplicemente al fatto che non t’aspetti di ridere ne “Il Gattopardo”, tre ore e passa di film tratto da un tomo dell’800 italiano, la cui letteratura non brilla di gran comicità, diciamocelo…

Comunque non temete, ci saranno altri classici nelle prossime proposte lezmuviane, complice il Mastro… Mai sentito parlare di “Les Enfants du Paradis”? 😉 Stay tuned…
Questa settimana devo ringraziare il Viktor Viktoria per aver ripescato questo film che m’era sfuggito dalle mani il maggio scorso

IL CASO KERENES

di Calin Netzer

Sì sì bravi, è lui, il Vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino 2013, good memory, Moviers!
Non aggiungo altro se non che ho fatto la testa così a tutti, con questo Cacchio di Caso Kerenes… Quindi v’aspetto!

Un’ultima cosuccia per riempire la vostra agenda settimanale… Si è aperto questa settimana e continuerà per tutta la prossima, il Festival Tutti nello stesso piatto, “occasione di incontro con il cinema e la cultura di Europa, Asia, Africa e America Latina, con i loro cineasti e protagonisti, attraverso i temi del cibo, della biodiversità, della sovranità alimentare, dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile”, http://www.tuttinellostessopiatto.it/.
Martedì  prevedo di spararmi il documentario “Un Mondo in pericolo. More than honey“, di Markus Imhoof, documentario che ha fatto manbassa di premi in tanti concorsi, e tratta il tema della sparizione delle api dal mondo e le conseguenze disastrose che questo provocherebbe. Per insaporire il piatto con un po’ di salsa thriller, vi riporto questo, “Albert Einstein avrebbe detto: «Se un giorno le api spariranno, l’estinzione del genere umano seguirà quattro anni più tardi». Scary eh?
Il docu viene proiettato alle ore 21:30 al MUSE, e questo dà l’occasione a Let’s Movie di testare la creazione by Renzo Piano. Certo noi non la perdiamo, l’occasione ― e magari chissà, potremmo trovarci il nostro Movier Magnanimo, che al MUSE ci lavora e realizza progetti “molto fichi”, come direbbe lui 😉

Se invece siete ancora per i classici di qualità, c’è solo l’imbarazzo della scelta questa settimana, Fellows… Consultate qui… http://www.crushsite.it/it/notizie/avvisi-comunicati/2013/la-provincia-autonoma-di-trento-per-il-cinema-di-qualita.html So men, get out from your crib!

E tra felini e api oggi stiamo allo zoo! Per mantenere fede all’ambientazione ho rinchiuso il riassunto nella gabbia dei licaoni (i licaoni??), mentre ho sostituito la pozza degli ippopotami con il Movie Maelstrom… Io vi ringrazio, vi auguro buon tour, e vi porgo dei saluti sindacalmente cinematografici.

Let’ Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

“Credo tu debba spendere due righe per il fenomeno psico socio culturale prima ancora che cinematografico di checco zalone”. Come posso non raccogliere l’esortazione del Fellow Presidente, sempre attentissimo ai fenomeni psico socio culturali prima ancora che cinematografici? 🙂 Peraltro l’esortazione del Presidente si allinea a certe mie elucubrazioni scaturite dagli incassi record di “Sole a catinelle”.
Cosa ci trovano gli italiani? Questa è la domanda. O forse la domanda è: gli italiani hanno così tanta voglia di ridere da cercare il riso in un film mediocre, decisamente inferiore rispetto ai precedenti zeloniani? E questo a detta di tanti spettatori, ma soprattutto del nostro inviato speciale lezmuviano, il Fellow Robeywatch, il baywatch che a tempo perso direziona il Board sul golgota dell(‘o)stile libero, e che conferma gli esiti scarsi del film ― “come se cercasse di far ridere a ogni costo”, le parole del Fellow riassumono il film alla perfezione.
La risposta è sì, gli italiani hanno tanta voglia di ridere, e 8 euro per 2 ore di spasso li sborsano di buon grado. E credo che il fenomeno da investigare non sia tanto lui, quanto la necessità che questo paese sente di produrre un Checco Zalone. Perché questo è, a mio parere, Checco Zalone: un prodotto prodotto per sopperire a una mancanza.
Nutella cinematografica a scopo compensativo.
Contenti noi…

IL CASO KERENES: Cornelia è una donna benestante dell’alta società a cui non manca nulla, se non l’affetto del figlio Barbu, al quale dedica tutte le sue attenzioni in maniera ossessiva. Quando Barbu è coinvolto in un tragico incidente, Cornelia si dimostrerà pronta a tutto pur di evitare che finisca in prigione, senza capire che la vera libertà a cui il figlio aspira può concederla solo lei stessa..

UN MONDO IN PERICOLO. MORE THAN HONEY: La storia della famiglia Imhoof, nutrita da generazioni dalle api e dal loro incessante lavoro. Col suo documentario premiato e visto in oltre 40 festival internazionali, il regista Markus Imhoof ne impreziosisce il racconto partendo dall’esperienza del nonno, apicoltore devoto ed esperto. Interviste, paesaggi e l’armonia della “laboriosità” prodotta da questi insetti amati/odiati dagli esseri umani, il cui operato è a rischio. Imhoof entra negli alveari – oggi pericolosamente in fase di svuotamento – ma punta gli occhi anche verso il cielo, ove seguire l’accoppiamento di un’ape regina.

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