Let’s Movie CXC – VENERE IN PELLICCIA e FRANKENSTEIN JUNIOR

Let’s Movie CXC – VENERE IN PELLICCIA e FRANKENSTEIN JUNIOR

VENERE IN PELLICCIA
di Roman Polanski
Francia, 2013, ’96
Monday 25/Lunedi’ 25
21:15/9:15 pm
Multisala Astra/Dal Mastro

Fanatici Fellows,

Parto da qui perché sono finita in trip per un’etimologia, come spesso accade sia mentre non sto facendo nulla di speciale, sia mentre rimugino sul film che abbiamo visto a Let’s Movie ―e anche questo accade spesso. Pensavo ai santi e ai miti. Ai personaggi che hanno fatto la storia, e che la storia li ha fatti santi e miti. Pensavo al culto nato attorno a loro, alla fascinazione trasformata in venerazione nei loro confronti. Fanatismo. La parola guizza in testa come un pesce un po’ ingombrante, tipo la scultura di Gehry, spiaggiata sul lungomare di Barcellona ―so che tutti sapete di che parlo (la Fellow Katrin l’Archibugia di sicuro). 🙂
Fanatismo. Sapete da dove deriva? No? Nemmeno io prima di consultarmi con Wikipedia “L’etimologia della parola fanatismo – usata quasi sempre in accezione negativa – deriva dalla sfera religiosa e porta al latino «fanaticum, “ispirato da una divinità, invasato da estro divino”, derivato di fanum “tempio” ―e finalmente ci spieghiamo una volta per tutte le velleità che spinsero i gestori dell’omonima discoteca accanto a Rovereto a chiamarla così…. Il fanatismo ha qualcosa di religioso, di cultuale ―non cultuRale eh, e assolutamente non culturista, non mi confondete i derivati! Il caso Jobs ne è un esempio rappresentativo: dopo aver rivoluzionato il modo di fruire l’information technology delle masse, il messia californiano Steve è diventato il fanum, il tempio da venerare. E il mondo si è riempito di accoliti.
Mi piacerebbe adesso uscirmene con una di quelle affermazioni d’effetto da brava critica che NON sono, tipo “…E il biopic su di lui cattura e restituisce cinematograficamente lo charme―o forse dovremmo dire “aura” visto il contesto― che la sua figura ha esercitato su generazioni di geek, startupper, businessmen e mortali qualunque”. Purtroppo niente affermazioni d’effetto. Il biopic è “bio” nel senso d’insulso come certi prodotti biologici, perché sarà anche très chic dire che il tuo balsamo alle germe di grano è fatto con germe di grano 100% pesticides-free, ma se poi ti ritrovi una testa da Tina Turner in “Simply the best”… Insomma il succo è che “Jobs” non funziona, né alla radice né sulle punte. Non è un’opera cinematografica: manca tutta la creatività che lo story-telling di un’opera cinematografica offre. Non è un documentario: manca troppo del materiale che lo renderebbe tale, offrendo una panoramica complessiva della sua vita dalla culla al camposanto. Non è un chiaro “liberamente tratto da” e nemmeno un dichiarato “fedele alla versione di”. Non saprei di preciso dire che d’è. Credo che “fiction in due episodi tranquillamente accorpabili in uno per un pomeriggio invernale o alternativamente un prime-time estivo su Rete 4” potrebbe avvicinarsi alla definizione che ne darei. E guardate mi scoccia essere così tagliente, ma do voce a una delusione (peraltro preventivata) dai Moviers che erano con me (e anche dalla Honorary Member Mic da remoto :-)).
Squadra che vince non si cambia, quindi con me c’erano il Fellow Andy the Candy ―o Candy the Andy, come volete 🙂 ― dato che le colline Trentorising sorgono su un massiccio IT, e il WG Mat, geekologo di fama internazionale, che s’è dimostrato un jobsiano disincantato e lucido, la cui venerazione verso il messia non gli impedisce di valutare con obbiettività gli schizzi da invasato di cui soffriva nonché la sua naturale propensione all’essere un “bloody bastard” (inglesismo a scopo detox). Insomma, lo Smelly, in quinta fila sulla destra, accoglieva un sandwich di Moviers con un Board in mezzo.:-)
Uno rimane infastidito anche dallo sfoltimento e dalla semplificazione. Con “sfoltimento” (oggi tricologia) intendo il processo per cui s’è scelto di togliere molto. Ovvio, una scelta andava fatta, la carne al fuoco era davvero troppa. Ma badiamo bene a quello che sfoltiamo, direi al regista Joshua Michael Stern, che forse è Jean Louis David alle prese con la macchina da presa visti i risultati :-(… Per esempio i rapporti controversi ―e per questo gustosissimi!― con la figlia riconosciuta solo in tarda età, o con Bill Gates, o la sua immensa solitudine (cercata e originata da una personalità fondamentalmente autistica) sono stati ridotti a poco più che una manciata di scene. Bill Gates addirittura liquidato in una telefonata. Gli schizzi da invasato ci sono, vero. Ma non c’è il tentativo di andarci dentro. C’è solo un semplice atto di mostrare, di depennare dalla lista, tipo, “personalità maniacale bipolare”: ce l’ho; “carattere di m _ _ _ a: ce l’ho; Bill Gates: poco ma ce l’ho”… Peccato che Jean Louis David non abbia gettato l’occhio alla colonna del “manca”.
E sapete anche cosa da molto ma molto fastidio? (Al WG Mat, molto molto fastidio)? L’uso banalissimo della musica. La colonna sonora include giganti come Bob Dylan e Cat Stevens, e altre canzoni familiari ma di cui onestamente non saprei dare i titoli e i cantanti. Ma è l’assoluta prevedibilità con cui viene utilizzata, e abbinata a scene platealmente a caccia di commozione, a rovinare l’effetto…E Steve in estasi pei campi di grano (bio, of course :-)) e Steve esaltato alla convention del 198qualcosa… Rielaborazione originale del sonoro e del visivo: MANCA!
In cima al fastidio massimo, e mi duole ammetterlo perché il ragazzo non è un brutto vedere tutto sommato, in cima al fastidio massimo troneggia lui, Ashton Kutcher. Purtroppo il metodo Stanislasky con lo studio meticoloso del personaggio non ha dato i frutti sperati. La recitazione troppo irritantemente recitata disvela la fallimentarietà dell’approccio mimetico con un personaggio del genere. O sei Michelle Williams che interpreta Marilyn, o Meryl Streep in quelli della Tatcher, o ancora Val Kilmer 40 kg fa nella suprema interpretazione di Jim Morrison, oppure sei destinato a fare la triste fine di Naomi Watts nei panni di Lady Diana. Non è detto che mimare la persona in maniera pedissiqua sia la strada giusta — il personaggio va penetrato nella sua essenza più profonda, piuttosto che nei suoi tic e nelle sue pose esterne, ma naturalmente io non sono Lee Strasberg…. Ashton vuole essere Steve a tutti i costi, camminata (insopportabile!), smorfia sorrido-ma-non-rido, avambracci da giovane vecchio (non so come altro spiegarlo, se vedete il film sono certa capirete). E per quanto la somiglianza fisica sia indubbia, e alcuni schizzi da matto gli riescano obbiettivamente bene, il risultato complessivo per me non raggiunge la sufficienza 🙁 Diciamo che la nuova carriera intrapresa da Ashton –laureato in ingegneria biochimica, ricordiamolo– presso un’azienda cinese del settore potrebbe rivelarsi un riciclo mooooolto felice per lui…
In ogni caso mi ha fatto piacere vedere “Jobs”. E vedrò anche il prossimo, in preparazione e in uscita nel 2014. E vedrò pure “I pirati della Silicon Valley”― low-budget e forse un tantino naif, ma comunque suggerito dal nostro WG Mat. 🙂
Jobs ha riscritto un nuovo modo non solo di intendere l’IT―-n termini di accessibilità, fruibilità, bellezza― ma anche la nostra vita. E mi astengo dal dare giudizi sulla persona. Diciamo solo che a lui preferisco il suo ex socio alla Apple, Steve Wozniak, genio dal cuore buono, che secondo me meriterebbe un film a parte. Così come non entro in merito al processo di santificazione iniziato dopo la sua morte e che l’ha reso più fanum di quello che era negli ultimi anni della sua vita per un sacco di nerd. Perché mi chiedo, si può essere fan(atici) di un personaggio dall’umanità così inesistente? Non parlo di ego –quello, i grandi, ce l’hanno tutti grande. Ma di umanità. E chiudo il discorso su un dilemma con cui ci si è salutati lunedì scorso. Meglio essere dei bloody bastards e cambiare la STORIA, oppure fare la propria parte, piccola e meno impattante, e rimanere nella MEMORIA di quelli che abbiamo intorno? Storia globale o memoria locale? Jobs o Wozniak? Beatles o Rolling Stones? (No l’ultima toglietela).
You Moviers, you answer…
E per inciso…Meglio essere fUnatici che fanatici…io per lo meno la penso così 🙂
E adesso siete pronti??? No perché adesso v’invado l’agenda!

Questa settimana ringrazio il Mastro con il megafono (si Mat, quello che ho ingoiato) per aver tenuto in programmazione

VENERE IN PELLICCIA
di Roman Polanski

Se siete amanti del cinema d’alta scuola, se vi fidate del pubblico del Festival di Cannes che l’ha molto appludito lo scorso maggio, se siete appassionati del teatro portato al cinema (come nel suo stroardinario precedente “Carnage”), se v’intriga saperne di più sul romanzo erotico scritto nell’800 da Sacher-Masoch ―no non c’entra con la pasticceria austriaca e sì c’entra con il masochismo― cui il film s’ispira; se apprezzate talento&bellezza di Emanuelle Seigner; allora “Venere in pelliccia” è il VOSTRO film!
Se NON siete amanti del cinema d’alta scuola, se NON vi fidate del pubblico del Festival di Cannes che l’ha molto appludito lo scorso maggio, se NON siete appassionati del tetro portato al cinema (come nel suo stroardinario precedente “Carnage”), se NON v’intriga saperne di più sul romanzo erotico scritto nell’800 da Sacher-Masoch ―no non c’entra con la pasticceria austriaca e sì c’entra con il masochismo― cui il film s’ispira; se NON apprezzate talento&bellezza di Emanuelle Seigner; allora “Venere in pelliccia” potrebbe NON essere il VOSTRO film, ma lo scoprirete solo vedendo, come cantava il Board featuring Battisti 😉
Martedi’ 26 saro’ sicuramente a vedere “FRANKENSTEIN JUNIOR” di Mel Brooks al Modena/Smelly alle 21:00/9:00 pm!
Decorre il 40esimo anniversario del film (USA 1974) e per questa occasione dei pazzi funatici hanno organizzato la “Frankenstein Junior Week” con tutta una serie di iniziative a tema frankenstein (www.frankensteinjunior.it) 🙂 L’evento clou della Week sarà proprio la proiezione del film, in versione restaurata digitalizzata e solo per un giorno, in alcuni cinema italiani.
Ci perdiamo il one-shot?!? Non credo proprio!

E ancora…Se avete tempo mercoledi’ 27 alle 8:30 pm ― a me toccano i panni della Teacher e PURTROPPO non arrivo 🙁 ― il Mastro, l’Altra Venere ArciLesbica Trento e Arcigay Trento propongono “Lo sconosciuto del lago“, di Alain Guiraudie, all’interno del Cineforum LGBT. Il fim ha fatto mooooolto parlare all’ultimo Festival di Cannes, e io l’avrei visto moooolto volentieri… Andate voi al mio posto e sappiatemi dire. Non dico tutti i 132 che siete, Moviers 🙂 Ma almeno UNO! Uno su 132 ce la fa, dai! 🙂

Missione “Invasione Agenda Moviers”: riuscita. 🙂

Ora s’è fatta una certa, quindi vi lascio alle vostre dolci vite ―anche perché con ‘sto freddo. 🙂 Però non fuggite via subito. C’è qualcosa di piemontese nel Movie Maelstrom… E ci sono i miei ringraziamenti. E miei saluti, stasera, devozionalmente ma anche devotamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

La verità è che ieri e oggi ero a Torino e, per una felice coincidenza (molto felice e molto cinematografica!), mi sono ritrovata in pieno Torino Film Festival! Quindi mi sono goduta l’atmosfera festivaliera e tre film ―ho pure impallato Virzì (Direttore di quest’anno) e la Ramazzotti (moglie del Direttore di quest’anno) in una foto per la stampa! You clumsy Board!
I film “Blue Ruin” Le Demantelement” mi sono piaciuti molto, ma in “Big Bad Wolves” di Aharon Keshales, mi è piaciuto da matti! È un riuscitissimo thriller israeliano dai toni tra lo splatter e il dissacrante che ha fatto impazzire Tarantino, la sottoscritta e il pubblico in Sala 3 del Cinema Reposi… I patiti del genere, e in genere i patiti del cine, se lo segnino 🙂

VENERE IN PELLICCIA: In un teatro parigino, dopo una giornata passata a fare audizioni per trovare l’attrice che possa interpretare il lavoro che si prepara a mettere in scena, Thomas si lamenta al telefono del basso livello delle candidate. Nessuna di loro possiede lo stile necessario per il ruolo da protagonista. Mentre sta per uscire appare Vanda, un vero e proprio vortice di energia, sfrenata e sfrontata.
Vanda incarna tutto quello che Thomas detesta. E’ volgare e stupida e non si fermerà davanti a niente pur di ottenere la parte. Praticamente costretto, Thomas decide di lasciarla provare e con stupore vede Vanda trasformarsi. Non solo la donna si procura oggetti di scena e costumi, ma capisce perfettamente il personaggio (che d’altronde ha il suo stesso nome), di cui conosce tutte le battute a memoria. L’audizione si prolunga e diventa più intensa e l’attrazione di Thomas si trasforma in ossessione…

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1 Comment

  1. Volevo precisare che non ho una venerazione verso il messia jobs! anzi! ne subisco però il fascino / repulsione e sicuramente influenza, è stata una figura legata a tutto quello che ho amato / amo e con cui lavoro, una di quelle figure che, per usare le sue parole, puoi odiare, denigrare, amare, venerare ma di sicuro non puoi ignorare.
    volevo condividere questo, da prendere per quel che è, ma uno di quei messaggi che per l’appunto non si può ignorare !
    http://youtu.be/kYfNvmF0Bqw?t=10s

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