Let’s Movie CXCII – THE LUNCHBOX

Let’s Movie CXCII – THE LUNCHBOX

THE LUNCHBOX
di Ritesh Batra
India, 2013, 105′
Lunedi’/Monday 9
21:15/9:15 pm
Astra/ dal Mastro

Mavelimmaginate Moviers

quando il management trentino ha scoperto che Trentoville è stata eletta Città più vivibile d’Italia 2013?? Velimmaginate i fiumi di brulè versati e le cene pianificate al Pedavena (per i non-trentini, il “Pedavena” è un localaccio tutto crauti e setting Robin Hood che il Board teme sin dal giorno in cui mise piede in questa città, e che i trentini considerano un punto di riferimento storico, non si sa bene perché**)? Come si celebrerà questo primato? Si punterà a valorizzare di più i Mercatini di Natale, visto che la loro presenza passa PRATICAMENTE INOSSERVATA per quella QUARANTINA di giorni in cui sono operativi? Oppure, come da spirito montano votato al silenzio, non vi sarà alcuna reazione pubblica alla notizia, ma tutt’un’insurrezione di moti d’orgoglio interiori?
Appresa la notizia, io ho riso assai, pensando a certa diffidenza con cui i trentini sono usi accogliere l’altro da sé…Sì sì lo so, i parametri sono altri ―tenore di vita, ambiente, servizi, tempo libero, ecc… E sì sì, lo so, sono una serpe. Ma sapete com’è, temo la fuoriscita dei moti d’orgoglio e ondate di campanilismo di cui non c’è bisogno…
Comunque io vorrei far sapere ai redattori della classifica del Sole 24 Ore che il concetto di “vivibilità” dovrebbe tener conto anche di altri fenomeni, tipo: la cacciata dei clienti dai negozi alle ore 18:51, l’ossessione per la territorialità (di ossessione si tratta e sì, Houston we have a problem) e il terrore verso il rumore molesto (= ogni locale con della musica, del divertimento, della gente). Ne ha fatto le spese persino la Cantinota, il secondo punto di riferimento storico della città (e anche qui non si sa bene il perché). Certo, i servizi ci sono, in Comune non fai la fila, le aiuole fiorate tendono a riproporre geometrie cartesiane, e la preparazione del cittadino alla raccolta differenziata si accosta al training degli astronauti in partenza per lo spazio, ma andiamoci piano con l’abbozzar paradisi!
Mi chiedo come stiano vivendo il secondo posto a Bolzano-ja…Ih ih ih… 🙂

E adesso lascio l’urbe e metto piede nel mondo funambolesco di “Les Enfants du Paradis”. Martedì con me c’era l’Anarcozumi la quale, sostenendo i 189 minuti della proiezione da Movier inossidabile, si guadagna la targa in acciaio inox 18/10 “La Movier Inossidabile”. Il WG Mat che all’ultimo desistì, nonostante le accettabili ragioni, si aggiudica una fornitura di tonno Rio Mare così tenero che si taglia con un grissino ―hai scordato, Mat, che noi non accettiamo ragioni?? 🙂
La sala era abbastanza affollata; non il pienone de “Il Gattopardo”, ma pur sempre una buona presenza per essere un bianco&nero del 1945 in lingua originale coi sottotitoli ―i sottotitoli spaventano ancora un sacco di pubblico italiano. Io e la Zu abbiamo notato subito che, tranne qualche sparuto giovane, l’età degli spettatori si aggirava intorno ai 60-64, il che ci rendeva delle pischelle ancor più di quelle che ci sentiamo, e che oggettivamente siamo. 😉

Con “Les enfants du Pardis” ti accorgi subito di essere davanti a una creatura speciale, in bilico fra narrativa, teatro, poesia, sogno e realtà. Una creatura che passa dalla grazia di un personaggio come il mimo Baptiste, di cui mi sono perdutamente innamorata nell’istante in cui l’ho visto ―un coup de foudre, comme on dit― alla meschinità dell’essere umano attraverso lo scrivano/bandito sanguinario Lacernaire, dall’ineffabile Garance, donna troppo bella troppo ambìta troppo timorosa di perdere la propria libertà tanto da fuggire persino l’amore assoluto di Baptiste (il mi(m)o Baptiste!), a Nathalie, donna troppo umile, troppo follemente innamorata di Baptiste tanto da tenerlo ad ogni costo, anche se il cuore di lui è altrove. E ancora dall’attore istrionico Frédéric Lemaître, irriverente dongiovanni, a Jerico, il robivecchi un po’ uccello del malaugurio, un po’ grillo parlante un po’ iettatore ―secondo Prévert, che scrisse la sceneggiatura del film (nientepopodimenoche), doveva rapprensentare il destino e il nefasto di cui è foriero…
“Les Enfants du Paradis” è come leggere “La comedie humaine” di Balzac (non penserete mica che l’abbia letta tutta eh?!), ma passando per il realismo magico di un Marquez e la poesia primitiva e magica di Meliès all’alba della cinematografia, un universo che verrà ripreso e ricostruito nei circhi e nei teatri di un certo Federico Fellini…
Parigi è spaccata fra il Boulevard Du Temple, dove regna il Theatre du Funambules, con i suoi artisti, saltimbanchi, clown e sognatori, e il Boulevard Du Crime, con i suoi loschi individui, gli espedienti, le risse e il sangue. E “les enfants du Paradis”, i ragazzi del Paradiso, sono i frequentatori del Teatro, che dal loggione applaudono o criticano gli spettacoli in cui recitano i personaggi descritti poco sopra.
La storia entra ed esce da questi due poli fisici contrapposti, che oggettivano la natura dicotomica della vita, tirata fra sogno/rappresentazione e realtà/azione, e che fungono da contraltare alle due grandi sezioni che compongono il film. Sì, perché in realtà il film sono 2 film (al prezzo di uno, già). Il primo episodio s’intitola proprio Le Boulevard du Crime e il secondo L’homme blanc, dove il secondo ritrova i personaggi e le vicende del primo, dieci anni dopo: Baptiste si è fatto andare bene Nathalie, Garance ha piegato il capo alla protezione di un ricco conte, Lacernaire continua a tramacciare e Frédérick a calcare le scene. Poi un giorno Baptiste e Garance, gli amanti perduti, finalmente si trovano, ma giusto una notte, per poi riperdersi ancora ―verosimilmente per sempre― nella drammatica e riuscitissima scena finale, dove Baptiste insegue disperatamente/inutilmente l’amata, trascinati entrambi dalla fiumana di persone in strada per il Carnevale…
Questo film è in grado di osservare e analizzare l’amore e di illustrarlo con una semplicità che è propria dei grandi film/libri. A un certo punto Baptiste, perdutamente innamorato di Garance (perdutamente come io di lui, sì) sospira: “Ah, l’amour est si simple”. Eppure tutte le circostanze attorno a questa affermazione non fanno che smentirla, e Baptiste e Garance finiscono per NON viversi. E l’amore in effetti è proprio così, se ci pensate: semplice in sé, incasinatissimo intorno.
E non sto qui a dirvi dell’intertestualità dell’opera, in cui il teatro ―per esempio Shakespeare― è infuso e trasfuso nei personaggi stessi, che a loro volta diventano portatori di commedie e tragedie, e non solo perché “Otello” viene messo in scena da Frederic ―impossibile, tra l’altro, non vedere Romeo e Giulietta in Baptiste e Garance, Iago/Shylock in Lacernaire― ma perché la morale del film poggia tutta su un verso shakespeariano, che se siete dei laureati in Inglese non potete non sapere… “Il mondo è un palcoscenico in cui uomini e donne sono gli attori”… “As you Like it”… 😉
Se a scuola si leggono i classici della letteratura, Dante, i Promessi Sposi e Amleto, si dovrebbero mostrare anche i classici della cinematografia. “Les Enfants du Paradis” dovrebbe essere messo nel piano di studi di ogni liceo. E la scuola dovrebbere imparare, e questo me l’ha insegnato l’Anarcozumi, che il cinema è un mezzo di apprendimento da sfruttare proprio sui banchi.
A proposito della Zu, oltre alla targa Inox 18/10, il premio all’Inossidabilità include anche questa, http://www.youtube.com/watch?v=R1a_QBSGO_w. Certo, interpretata da lei dopo il film, nel tratto in macchina dall’Astra a casa del Board, era tutt’altra cosa, ma speriamo apprezzi ―caso mai ve lo steste chiedendo, sì la Zu è una rinomata aficionada del mondo country. 🙂

E questa settimana voliamo in India (ma niente Bollywood) con

THE LUNCHBOX
di Ritesh Batra

Se ne parla un gran bene in giro, di questo film ―oltre ad aver vinto il Premio del Pubblico all’ultimo Festival di Cannes. Mi ha colpito e gli do fiducia. Spero non mi si rivolti contro…

Prima di salutarvi, volevo fare degli auguri di compleanno. No no tranquilli, non uso il Baby Blog pubblico a fini privati ―quello lo faccio già, trasformando il privato in pubblico 🙂
Volevo fare gli auguri a Let’s Movie, che in questo dicembre compie 4 anni. Eh posso proprio dirlo, ne abbiamo vistI di tutti i colori!
Quest’anno mi manca la mia Honorary Member Mic a intonarmi “Happy birthday” fuori dal Mastro, ma so che sta facendo un gran lavoro di okkupazione sale cinematografiche vicentine, e questo compensa, riempiendomi di cine-orgoglio. 🙂
Vorrei ringraziare tutti i Moviers, dal primo all’ultimo. Quelli che vengono a Let’s Movie regolarmente (who??), queli che ci vengono una volta ogni tanto, quelli che ci sono venuti solo una volta ―per poi fuggire al sicuro. 🙂 E ringrazio anche i Moviers che mi leggono e basta (il che è un gran atto di coraggio di in sé), e che magari si fanno quattro risate, il lunedì mattina, prima di affrontare il mondo vero là fuori. Li ringrazio dei feedback che mi mandano, quando li mandano via mail o via good vibes. Lez Muvi continua anche per questo. E perche’ salva dal tempo e dall’oblio.
Non posso nominare tutti ―siete 132!― ma lo storico trio lo devo nominare: l’Anarcozumi, il WG Mat e la Honorary. E naturalmente il mio Mastro ― e non è retorica se dico che senza il suo trisavolo e le sue 3 Sale, tutto questo difficilmente, molto difficilmente, avrebbe potuto essere.
Thanks!!

E ora, dopo l’angolo Kleenex, rinfilo i panni di Dracon Board e vi intimo il Movie Malestrom, e pure il riassunto, stasera. E vi mando dei saluti, che sono celebrativamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

**Mi perdonerà, il Fellow Fuzz, spero… 🙂

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Ecco a voi un po’ di notizie sparse…

  • Il Vincitore del Festival CinemaZERO (lo ricordate,vero?? http://www.festivalcinemazero.it) secondo la Giuria è risultato essere “Avant la nuit” di Chiara Caterina. Il vincitore secondo il Pubblico, “De rerum”, di Francesco Castellini e Stefano Zampini. Io ho visto quest’ultimo, “De rerum”, e sì, il suo carattere sanguigno, non patinato, e il modo in cui la semplice liberazione di un fagiano schiuda al metaforico, spiegano il riconoscimento guadagnato. Tengo in modo particolare a segnalare l’opera “Folder” del regista Cosimo Terlizzi. È qualcosa che non avevo mai visto prima, una specie di diario, un collage di ricordi che racconta una storia, raccontandone infinite altre attraverso frammenti d’immagini spurie, ma che invitano a riflessioni profonde. Cercatelo… 😉
  • Un lunedi’ lonely sono andata a vedere “Prisoners“, un thriller che consiglio a tutti i fan del genere (Big, segna!) ―anche il WG Mat, che lo vide tempo fa, approva di brutto. Il film è un po’ lungo (150 minuti!), ma è ben costruito, non scontato e interpretato divinamente da quell’amore di ragazzo che è Jack Gyllenhaal, altrimenti noto come Donnie Weloveyou Darko.
  • Se vi sono piaciuti “Confessions” e “Pietà” (parlo in particolare alla Honorary Member Mic e al Fellow TT), se vi piace l’efferatezza, e il frugar nell’abominio così come solo i coreani sanno fare, non perdetevi “Old Boy” di Spike Lee ― rivisitazione dell’opera di Chan-wook Park… Una botta allucinante, ma wow, se merita… 😉

THE LUNCHBOX: Ila prepara tutti i giorni il pranzo al marito, lo impacchetta in una lunchbox e lo consegna a chi glielo porterà. Per un errore però il suo pacchetto comincia ad essere recapitato ad un’altra persona, Saajan. Visto che suo marito non si accorge di ricevere cibo preparato da un’altra donna e visto che ha cominciato a mandare biglietti dentro il pasto a Saajan (che risponde), Ila decide di continuare, scoprendo di più su un uomo che ha da tempo smesso di cercare qualcosa nella vita, e di converso scoprendo che forse è il momento anche per lei di cambiare qualcosa.

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