Let’s Movie CXCIII – BLUE JASMINE

Let’s Movie CXCIII – BLUE JASMINE

BLUE JASMINE
di Woody Allen
USA, 2013, 98’
Lunedì 16/Monday 16
21:00/9:00pm
Supercinema Vittoria/Viktor Viktoria

Mismatching Moviers,

Lunedì scorso a Lez Muvi stavamo dentro la commedia degli errori. Shakespeare si sarebbe goduto lo spettacolo, appoggiato al bancone dell’Astra, iniseme al Mastro e a Robin, che hanno assistito, in carne e ossa, allo stato confusionale in cui versa questa nostra cine-esperienza oscillante tra reale e virtuale chiamata Let’s Movie.
Convinta che il film proposto sia “Risate di gioia”, la Movier More acquista il biglietto, prende posto in sala e premurosa mi chiama assicurandosi che io stia arrivando. Io naturalmente assicuro, sì, certo, mi sto precipitando, convinta che la Movier abbia preso posto per “The Lunchbox”… Una volta arrivata, scopro il mistero delle sale equivocate… Sbotto allora in una risata muscolosa ― sì, una di quelle che conoscete bene, che si fa strada in mezzo a tutto e tutti― e contemporaneamente do ragione al Mastro, anche lui divertito assaje dal misunderstanding. “Ma che gruppo di Moviers hai? Ognuno fa quello che vuole…Domina l’anarchia!” 🙂 🙂 Eh sì, Moviers, siamo il gruppo più sconclusionato, malorganizzato (meglio non citare qui le difficoltà del WG Mat ad abbinare sala giusta, film giusto, orario giusto), in una parola, più svampito, delle community cinematografiche ad oggi iscritte al sindacato delle community cinematografice… L’Armata Brancaleone del movie-going, la Flaviavento dei club cinefili, il fanalino di coda della…insomma avete capito.
Ma se non altro:

1. L’episodio ha decretato il trionfo dell’approccio “anarco” proposto dalla Zu (vuoi vedere che aveva ragione lei sin dal 2009??);
2. Io e la Movier More ci siamo spalmate su due fronti cinematografici opposti agevolando così due esperienze culturali diverse ―quando non sapete più che pesci pigliare, utilizzate espressioni tipo “spalmare” in senso figurativo, “fronti” in senso non-lukeperry e “agevolare” (ma non il filmato), che almeno confondono l’audience impedendogli di raggiungere conclusioni pericolosamente corrette.
3. Ho imparato che con la Movier More ―splendido frutto di bosco tendenzialmente portato a smarrire dettagli, guanti, chiavi in egual misura― specificherò sempre tutte le informazioni tutte in mio possesso. 🙂
4. Ho realizzato che come Board sto perdendo colpi e che forse è giunta l’ora di farmi cadere e indire delle Primarie per scegliere il nuovo premier.
5. Le proposizioni ai punti 4 degli elenchi sono sempre false mentre quelle ai punti 6 sempre vere.
6. Il Board cade ―sì, quello spesso― ma non de-, quello (giam)mai. 🙂

Ho preferito riempire così lo spazio a disposizione in testa, invece che parlarvi delle Universiadi, inaugurate a Trentoville mercoledì. L’unica ripercussione dell’evento che ho subito sulla mia persona ―a parte la perplessità nei confronti del neologismo “universiadi”, perché allora ditelo se andiamo avanti a rime sole-cuore-amore― è stato il giglio azzurro-wood spuntato trashissimamente sopra la torre di Piazza Duomo, e che accolgo con rinnovato sconcerto al calar d’ogni sera, dal terrazzo di casa. Manca solo un po’ di pompa-nelle-casse e siamo in pista, bella raga.

Fosse un gesto, “The Lunchbox” sarebbe un mazzo di frangipani regalato senza motivo. È delicato, dolce. Ma rigoroso e pulito nel modo in cui si offre. È un film che sboccia sulle strade trafficate di Mumbai, tra autobus, risciò e la frenesia della città nelle ore di punta, quando Saajan si reca al lavoro la mattina, o rincasa la sera. Saajan fa il contabile, è a un passo dalla pensione e la sua vita, dopo la morte della moglie, è una catena di giorni omozigoti, il lunedì uguale al martedì, il martedì al mercoledì ecc ecc. E lui ha abbassato le serrande, meaning, ha messo via il sorriso e la disponibilità verso gli altri. Un chiuso per lutto senza prospettive di riapertura.
Ma la vita, si sa, è arlecchina, specie quando il caso ci mette lo zampino ―e guardalo lì, Shakespeare che se la ride ancora. Sì perché un bel giorno Saajan riceve un lunchbox destinato a qualcun altro.
Qui però c’è bisogno di inserire un paragrafo “Usi e Costumi”, come nelle ricerche che copiavamo paroparo dalle enciclopedie alle medie. In India è presente una vera e propria rete di fattorini, i dabbawala, incaricati di consegnare sui luoghi di lavoro i cestini da pranzo preparati dalle mogli dei lavoratori. Sì sì, avete ragione, in italiano il titolo suonerebbe come “La schiscetta” ― quindi ringraziamo che abbiano mantenuto l’originale!
Il lunchbox recapitato per errore a Saajan è stato preparato con cura da Ila, giovane sposa che spera, attraverso i manicaretti da lei cucinati, di riacccendere il matrimonio con un marito similaun. E qui si innesca il cortocircuito amoroso: Saajan comincia ad apprezzare la cucina di Ila, Ila comincia ad apprezzare il fatto di essere apprezzata, e i due prendono a scriversi. La necessità di raccontarsi è più forte di qualsiasi distanza, a livello fisico e conoscitivo. Infilano i loro biglietti nella schiscetta, Ila e Saajan ―biglietti al profumo di naan e spezie ― attendendoli entrambi con controllata trepidazione.
Il film perciò utilizza un tropo antichissimo, l’amore maturato attraverso lo scambio epistolare ― c’è forse qualcosa di più tropico e mitico? (Mitico nel senso 883iano di “da sballo”) ― ma lo cala in un contesto assolutamente non tropico (ma parimenti mitico!). E qui il metaforico si spreca… La gamella per il pranzo collega due poli soli ―sono soli, Ila e Saajan― porta il cibo, porta la parola, e con esse una nuova promessa di vita. È una comunicazione plurisensoriale, quella attivata, eppure i due non s’incontrano mai. Non è l’incontro, che interessa al regista. È la convergenza di due anime sole verso uno stesso punto, che permette loro di conoscersi, di aprirsi reciprocamente, e cambiare. Ila e Saajan si danno l’uno all’altra in una maniera profonda che porta al loro progresso individuale ―Ila lascerà il similaun e Saajan, be’ Saajan capisce che ritirarsi in un piccolo villaggio di periferia non fa per lui. Credo che al regista interessasse proprio questo: la possibilità di ritrarre un rapporto in absentia che tuttavia genera risultati pari a quelli ―o superiori a quelli― di un rapporto in presentia.
“A volte il treno sbagliato porta alla destinazione giusta”, questo scrive Ila a Saajan, nell’ultimo biglietto, e questo è un po’ il principio che regge tutta la storia. E sì, avete ragione anche qui, potrebbe essere un modo più elegante di dire “non tutto il male viene per nuocere”, però ammetterete che l’immagine del treno sbagliato e della stazione giusta ha un impatto allegorico molto superiore ―e l’ha notato anche la Honorary Member Mic, che ha addirittura preceduto il Lez Muvi di un giorno, la precursora! 🙂 Forse davvero è così. Forse dovremmo credere nella stazione giusta, più che disperarci per il treno sbagliato…
Prima ho usato la parola “controllato”. Il controllo, la sobrietà sono caratteristiche proprie al film e alla recitazione dei personaggi. Non una lacrima versata, non un sospiro. Eppure quanta chemistry tra i due! E anche il cibo non è veicolo erotico ―come succede in una quantità di film/libri in cui si cavalca l’associazione cibo-eros (“9 settimane e mezzo”, “Chocolat”, “La grande abbuffata”, giusto per citarne tre). Qui il cibo è una miccia narrativa che permette ai personaggi di svelarsi, il canale attraverso il quale i due possono comunicare.
Questa coppia di innamorati di penna mi ha ricordato un’altra coppia alla quale sono legatissima: Helen e Frank, alias Anne Bancroft e Anthony Hopkins in “84 Charing Cross Road” ―anni ’50, scrittrice newyorchese lei, libraio londinese lui, una relazione epistolare durata più di vent’anni e mai un incontro. DA VEDERE!
Insomma, questo film, se potete, se vi piacciono i silenzi pieni di piccole grandi intuizioni, se vi piace quando un dettaglio ha senso, quando un sussulto impercettibile contiene tutto il trasporto di un amore, se vi fidate anche del indianologo lezmuviano WG Mat, a cui “The Lunchbox” è molto piaciuto, allora vi prego correte dal Mastro a guardarlo prima che lo tolga!
E noi, nel frattempo andiamo a guardarci

BLUE JASMINE
di Woody Allen

Porgo pubbliche scuse al Mastro: mi ero ripromessa, e avevo promesso, di proporlo quando la pellicola sarebbe passata all’Astra (fra qualche giorno). Ma purtroppo, non c’è molto altro che m’ispiri in giro… 🙁 So’ malafemmena, Mastro! 🙂
Ora, io mi auguro che Allen abbia davvero voltato pagina dopo l’inqualificabile “To Rome with Love”…. Sappia, il mio amato Woody, che a Natale non siamo tutti tutti più buoni eh… 😉

E ora Merry Moviers vi saluto! Let’s Movie abbassa la saracinesca (cavolo ma la “Sara-CINEsca” sono IO!!!) per il periodo natalizio e le rialzerà a gennaio 2014 ― quando Piazza Fiera sarà tornata sublimamente, dechirichianamente sgombra. Scommetto che ci sentiremo prima…. Ma caso mai non dovesse succedere, non vi allarmate. Non sparisco…magari volo, ma non sparisco 😉

Adesso però mi taccio, Moviers. Ringraziamenti, Movie Maelstrom, riassunto e saluti, confusionariamente cinematografici ― ma allora, allora, poteva anche della sintesi…. 🙂

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Io lo so che ora dovrei mettervi qui un link alla canzone più christmasy che esista, John Lennon e Joko Ono, gli Wham o Mariah Carey… E invece no, sfiorando la blasfemia, infiammiamo la clerica e candida Trentoville con questa, http://www.youtube.com/watch?v=t7pTCPiBG1I ― che ho avuto modo di riascoltare ieri sera, in un concerto rock anni ’60-70 da ricordare…
Let this Christmas be rock! 🙂

BLUE JASMINE: Di fronte al fallimento di tutta la sua vita, compreso il suo matrimonio con un ricco uomo d’affari Hal (Alec Baldwin), Jasmine (Cate Blanchett) una donna elegante e mondana newyorchese, decide di trasferirsi nel modesto appartamento della sorella Ginger (Sally Hawkins) a San Francisco, per cercare di dare un nuovo senso alla propria vita. Jasmine arriva a San Francisco in uno stato psicologico molto fragile, la sua mente è annebbiata dall’effetto dei cocktail di farmaci antidepressivi. Sebbene sia ancora in grado di mantenere il suo portamento prettamente aristocratico, in verità lo stato emotivo di Jasmine è precario e totalmente instabile, tanto da non poter neanche essere in grado di badare a sé stessa.

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Let's Movie CXCIII - BLUE JASMINE, 3.0 out of 10 based on 1 rating

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