Let’s Movie CXCVI – NEBRASKA

Let’s Movie CXCVI – NEBRASKA

NEBRASKA
di Alexander Payne
USA, 2013, 115′
Mercoledì 22/Wednesday 22
ore 21:30/9:30 pm
Astra/Dal Mastro 

 

Minimocomunemultiplo Moviers,

La matematica che si studia in Lez Muvi m’insegna che la cinghia da tirare e i classici condividono la pazienza, ovvero, per dirla come si deve, “sono da essa divisibili” ― Board 8+ 🙂
Ho aspettato il 2014 per guardare un film del 1939. Il far di conto non è la mia specialità ―a parte il minimocomunemultiplo― ma non ci vuole molto a capire che quel film l’ho lasciato parcheggiato per parecchi anni. E guardate, faccio outing: l’ho scorto innumerevoli volte, il dvd di “Ninotchka”, a sonnecchiare sullo scaffale in biblioteca, insieme agli altri film di Lubitsch. Quindi non posso ricorrere all’attenuante “mancanza del supporto summenzionato” ―il Board incastrato dall’evidenza dei fatti sconterà 20 anni con la condizionale. Sul “perché i classici non si guardano” è già stato oggetto di un nostro pippone passato, ma c’ho ri-riflettuto (perché non “riflesso”, professo’??) e credo, anche alla luce di quanto vi sto per raccontare, che si tratti sostanzialmente di santapazienza.
Circa un anno e mezzo fa, la cinghia da tirare s’è stretta attorno a una strepitosa gonna rossa che ho rifiutato di far mia, lasciandola dimorar solinga (dimorar solinga??) in uno di quei negozi in cui sai già che non comprerai nulla ancor prima di entrare. La lasciai lì, quella gonna che sembrava fatta per Cappuccetto Rosso e invece era fatta per me: quel cartellino a tre cifre ―già abbondantemente ridotte da un prezzo iniziale proibitivo anche per lo Scià di Persia― m’impedì di procedere alla cassa. Potete immaginare con che malincuore; se non sei innamorato di te stesso, può accadere che t’innamori di un oggetto che indossi ―è una forma di love transfert, segnatevelo.
Sabato scorso, dopo un anno e mezzo, rientro in quel negozio, spinta dalla scimmia dei saldi e da quel certo istinto che ti dice “entrasubito”. E lì, sullo stand “Gonne a 59 Euro” tra le anonime grige-nere-blu a 59 Euro, spicca scarlatta come non mai, E A 59 EURO, la mia gonna rossa! 🙂
Oltre a chiudere il discorso sul fashion iniziato la settimana scorsa, questo mi permette di dimostrarvi che pazientare, a volte, e maiuscolizzo A VOLTE, paga. Ve lo dice una per cui la pazienza è la sorella cattiva della sorella buona che comincia per “Im” 😉 una a cui la virtù dei forti fa venire in mente la lotta greco-romana, e un po’ anche i Ringo Boys.
Però ho notato che con i classici funziona uguale. Può non essere il momento giusto. Possono non essere a portata di mano. Puoi essere indeciso e dire “Mmm, forse meglio se passo stavolta eh”. Poi però il momento capita. Bisogna solo attendere.
Ed è questo che lega un film classico a una gonna rossa, nel bel mezzo dell’inverno 2014. 🙂
E non ero la sola ad attendere quel momento, lunedì 🙂 Il WG Mat, dopo una pausa tortellino a casa, s’è fucilato in area Astra, con il Board al seguito ― al seguito perché stateci voi davanti, a delle gambe lunghe così se ci riuscite! Lì dal Mastro ti troviamo bell’e pronto un nuovo Movier reclutato dall’Anarcozumi (muera per l’occasione), il Movier Carlos, peruviano ma pure romano e ora trentino, con la Spagna nel corazon, che ribattezziamo il Fellow Juan Carlos per ovvie associazioni nobiliari che legano la Spagna a Carlos. E c’era anche la Fellow Chocolate, che non è solo una ciocco-cine dipendente, ma pure una viveuse da eventi del sabato sera ―e la mia soddisfazione, nel trovarla agli eventi del sabato sera, sabato sera, fu grandissima.
Al Mastro dico, eravamo cinque Moviers, ‘sto giro, eh, cinque 🙂 Io non sono certo Jesus Christ Superstar, che reclutava accoliti ben più di Justin Bieber, ma quattro amici al bar li ho messi insieme. 😉

Ah ma Muvieroski Moviers, quanto s’è riso a “Ninotchka”, che sottotitolo “Quando la comicità non invecchia”! Mi chiedo se Checco Zalone farà ridere i cinefili del 2094 ―chi guarderà Checco Zalone se non dei cinefili che vorranno fare i cinefili a tuti i costi e “recuperare i B-movie del primo ventennio degli anni 2000”? E vi prego lasciatemi spendere QUALCHE parolina sul fatto che Lubitsch realizza una commedia brillante che si burla apertamente del comunismo nel 1939. Il 1939 non è stato proprio proprio l’anno più easy della storia politica (e non) a livello europeo e mondiale ―il 1 settembre uno stivale nero di troppo mette piede in Polonia, wenn du weisst was and wer ich meine… Lubitsch non teme di pestare i piedi a nessuno anche perché forte della piega cui sottopone il film. L’anticomunismo non è al centro dell’opera, bensì un pretesto narrativo ai fini della storia. Il che è ancora più temerario (e romantico!): è come se Lubitsch prendesse la politica e l’asservisse all’amore. Come dire, il pugno alzato non può nulla contro o’ sentiment. E c’è una critica al comunismo ben più sotterranea della critica più visibile in superficie, ovvero le ossessioni e i must-do e gli eccessi imposti dal regime comunista ai compagni comunisti.
Con “Nintotchka” vediamo che l’interesse della società scivola in secondo piano quando in ballo c’è il mio io (=la realizzazione/felicità del mio io = l’amore). Il commissario tutto d’un pezzo Ninotschka ne è l’esempio: se pure lei cede davanti all’amour e al beau Leon, ne consegue che il sentimento è più forte di qualsiasi ideale comunista ―Stalin prendi e porta a casa, da da.
Lubitsch, che è maestro del far ridere, sa che l’impassibilità di Ninotschka, la mortificazione del suo riso, ci fanno ridere tanto quanto le scenette dei tre agenti russi Iranoff, Bulianoff e Kopalski (che poi sono la versione URSS dei trètrè J). Sappiamo anche che l’irreprensibilità siberiana di Ninotchka ha i minuti contati, e aspettiamo con trepidazione il disgelo, che arriva puntuale, a Parigi, dove gli uccelli cantano, i fiori fioriscono, e i cappellini ammiccano dalle vetrine..
E il lieto fine, per quanto procrastinato dai classici intralci che paiono lì per lì insormontabili ma che alla fine si sormontano, balugina all’orizzonte ―in un luogo terzo, Costantinopoli, una città lontana dal rigore sovietico e dalla mollezza parigina.
Ci si dovrebbe soffermare un istante a parlare della risata di Ninotchka, che sbotta in un bistrot quando il suo neo-innamorato Leon è protagonista di una caduta busterkeatoniana. È in tutto per tutto una risata liberatoria: libera la donna (be’, l’individuo) dalla morsa della dittatura rossa, che la vuole ipercontrollata e sorda ai bisogni e ai desideri dell’animo. Il dettaglio che non si sa, e che scopri cercando di capire meglio chi fosse questa Greta Garbo, conosciuta più di nome che di fatto, riguarda proprio quella risata: Greta fu in grado di riprodurne l’espressione gioiosa sul viso, ma non il suono. E fu doppiata. 🙁 Ed è buffo che lo slogan che accompagna il film sia proprio “Garbo laughs!” (guardate un po’ la locandina…). Non so voi come state messi a “Storia della recitazione”, ma io sono al corso base. 🙁
Dicevo ai miei Moviers lunedì, con gran senso di colpa, che nella mia testa Marlene Dietrich, Greta Garbo e Ingrid Bergman non sono tre donne distinte, ma una sorta di unicuum femminino, mitico e supremo, sprofondato in una tinta seppia da fotografie degli anni ’40, circondato dal bianco&nero delle pellicole dell’epoca, la messinpiega sempre perfetta, gli sguardi pentranti… Macavolo, sono TRE donne distinte, non una, Board! C’è da capire se questo deficit cognitivo sia riconducibile a un’ignoranza tutta mia nei confronti di quel cinema, oppure se sia un fenemeno più diffuso ―giacché anche il WG Mat e l’Anarco faticavano a ricordarne i film. Perché uno (sempre io) si chiede, che altri film ha fatto Greta Garbo? E con vergogna, prende il cellulare e ne controlla la filmografia, scoprendo che Greta Garbo ha recitato in “Anna Karenina” e altri sconosciuti tipo “La regina Cristina” e “Margherita Gauthier”. Scopre anche che “Ninotschka” fu l’unica commedia, e che “La Divina”, schiva e inafferrabile, si ritirò dalle scene a 36 anni per non rimetterci più piede (a 36 anni, cioè, sechs-und-dreissig Jahre!)… Non voglio sconfinare nella biografia ―Wikipedia is out there for you 🙂 ― credo solo che un lavoro sui classici andrebbe fatto. La rassegna a livello nazionale dei dieci capolavori restaurati, in versione originale e sottotitoli italiani che stiamo vedendo sia un gran bell’inizio. Ora, nella mia testa, Greta Garbo ha acquistato dei lineamenti suoi, è uscita dalla nebuolosa. Quindi sì, pazienza. Aspettare queste belle iniziative. E cercarle, anche. E ce ne sono eh. Per esempio il Café de la Paix da stasera bissa la rassegna classici comici dello scorso ottobre-novembre, con “Vogliamo Ridere Ancora” (alcune domenica sera da qui a fine marzo, ore 21:00, Saletta delle Idee, Passaggio Teatro Osele, check it out ;-)). Perciò non confondiamo la pazienza con la pigrizia ―la P è la stessa, il contenuto benaffleck… Frughiamo, Fellows, frughiamo… 🙂

Questa settimana propongo un film che volevo vedere a Berlino ma che ho risparmiato per condividerlo con voi ―e anche per mancanza di sere disponibili, Board be honest…:-)

NEBRASKA
di Alexander Payne

Ne hanno parlato tutti talmente bene, sin dall’ultimo Festival di Cannes, che siamo costretti a testare con mano ― e la Honorary Member Mic lo sta già tastando in questo preciso istante a Vicenza, quando si dice concertare la precursione… :-). Quindi mettetevi in modalità “it is a dirty job but somebody’s gotta do it” e venite dal Mastro mercoledì ―al Fellow D-Bridge dico pochescuse, che l’orario, grazie alla programmazione by Mastro, ti è inaspettatamente friendly. 🙂

Spero anche nella partecipazione di altri due nuovi Moviers, reclutati ad arte&parte dal Fellow Candy-the-Andy. 🙂
In ordine assolutamente non alfabetico, Nicola, che sarà il Fellow Onassis Jr., e Giovanni, un perfetto Fellow Felix ―ah la fonte perversa d’ispirazione che sono, talvolta, i cognomi… 🙂
Ai neo-Moviers ricordo che da Lez Muvi non si esce più manco se mobilitate ONU, Sindacati, Lega per la Liberazione dalle Dittature… Siamo un nucleo estremista che resiste a qualsiasi pressione libertaria, quindi no hopes. 🙂

E per oggi mi sembra di avervi detto tutto tutto, quindi ora posso procedere alla cassa, lasciandovi un Movie Maelstrom capitale (battutona), un riassunto nientemale (per una volta ho pietà di lui), dei ringraziamenti abbondanti come le precipitazioni di Italia2014 (Campionato Meteomondiale che vinceremo di sicuro), e dei saluti, calcolobiliarmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Se ancora non avete visto “Il capitale umano”, provvedete! Virzì ha sfidato un nuovo codice ―il social noir, così lo definisco― prendendo un romanzo ambientato nel midwest americano e trapiantandolo nella Brianza da bere dei giorni nostri (anche se il paesino, Ornate, è inventato, il che conferisce al racconto universalità geografica). Il quadro che ne esce è decisamente poco edificante per noi italiani, ma decisamente molto autentico. E credo che le polemiche brianzole che hanno accompagnato il film nei giorni scorsi dimostrino quanto potentemente abbia colpito nel segno. Io ringrazio Virzì perché ha scostato il tappeto persiano del salottto bene e ha mostrato una ferita purulenta che nessuno, colpevoli tanto quanto “ignari/avi” astanti, vuol guardare…La verità del crollo dell’Italia attraverso i maneggi della borghesia, attraverso il lucro e la speculazione attuati in maniera spietata e sconsiderata… Non posso farvi tutt’un pippone qui sul film, capirete… ma vi esorto, don’t miss it…. 😉

NEBRASKA: Woody Grant ha tanti anni, qualche debito e la certezza di aver vinto un milione di dollari alla lotteria. Ostinato a ritirare la vincita in un ufficio del Nebraska, Woody si avvia a piedi dalle strade del Montana. Fermato dalla polizia, viene ‘recuperato’ da David, figlio minore occupato in un negozio di elettrodomestici. Sensibile al desiderio paterno e dopo aver cercato senza successo di dissuaderlo, decide di accompagnarlo a Lincoln. Contro il parere della madre e del fratello Ross, David intraprende il viaggio col padre, assecondando i suoi capricci e tuffandosi nel suo passato. Nel percorso, interrotto da soste e intermezzi nella cittadina natale di Woody, David scoprirà i piccoli sogni del padre, le speranze svanite, gli amori mai dimenticati, i nemici mai battuti, che adesso chiedono il conto. Molte birre dopo arriveranno a destinazione più ‘ricchi’ di quando sono partiti.

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1 Comment

  1. Se stai cercando un affare questione o una stunner vittoria state-of-the-art attualmente non ci sono pile di telefoni davvero grande
    a partire da, a pprezzi vittoria eguagliare tutte le tasche.

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