Let’s Movie CXCVII – THE WOLF OF WALL STREET

Let’s Movie CXCVII – THE WOLF OF WALL STREET

THE WOLF OF WALL STREET
di Martin Scorsese
USA, 2013, 180’ (yes, I know, 180’…)
Martedì 28/Tuesday 28
20:45/8:45 pm
Cinema Nuovo Roma/Il Porno Roma

Mazzacurati Moviers,

Dedico a lui, quest’overture. Niente requiem, per quanto la tristezza di aver perso uno dei registi più in gamba di questo nostro paese sforna-brizzi farebbe partire un lamento da muezzin. È stato il Mastro, a darmi la notizia, mercoledì. “È stato il primo regista che abbiamo ospitato, quando uscì ‘La giusta distanza’, anni fa”. Mi pare di rivedere quella serata anche se io chissà dov’ero, anni fa…
Ne ha girati tanti, di film, Mazzacurati. Gli riuscivano. Ha un modo tutto suo, di far cinema. Garbato e malinconico, anzi, malincoMico…quel sorriso che si stempera nel crepuscolare veneto, anche se non scade mai nello sterile regionalismo…Le finestre delle case sprofondate nelle pianura padana che ha ritratto, aprono verso ben altri, e ampi, orizzonti umani.
Se non avete mai avuto modo di conoscerlo, consiglio “Il toro”, e “La giusta distanza” (una perla), “L’amore altrove” (una storia d’amore senza scontare lo scotto dello scontato, ed essere sco.sco.sco), e se volete un paio di commedie “La passione” e “Vesna va veloce”. Il mio preferito, rimane “Il toro”, credo. Buffo e struggente ―una combinazione che stende lo spettatore meglio di qualsiasi philomenata made in US…
E pensate, il suo ultimo “La sedia della felicità”, l’aveva visto girare qui a Trentoville, l’estate scorsa ―ricordo l’Anarcozumi che mi raccontava del set, vado da Mazzacurati, diceva.
Non voglio macchiare questo triste evento con la solita retorica, ma 57 anni sono pochi. Troppo pochi. 57 anni quando maneggi una macchina da presa così bene sono l’età in cui ti accosti alla maturità.
Non rimane che farlo vivere attraverso i nostri lettori dvd, il passaparola (“devi troppo vedere ‘sto film che ho guardato l’altra sera…”), e questa overture, che vuole condividere Carlo, non piangerlo.

La doccia fredda della notizia è stata controbilanciata da un fenomeno caratteristicamente lezmuviano che di tanto in tanto si verifica, lasciandoci tutti allibiti.
Sono dentro in sala con il Fellow D-Bridge, e si conversa del più e del meno ―caldaie, statistiche, file excel, etc …. Stiamo lì, come sulla spiaggia coi piedi in ammollo, il mar bianco dello schermo di fronte. A un certo punto da dietro, monta un rombo che mi piacerebbe definire “famigliare” ma che sono costretta a definire anomalo vista la frquenza “pochi-ma-buoni” di Lez Muvi, e si riversa su di noi un’ondata di Moviers che non definisco tsunami solo per evitarmi l’inflazionato. Il WG Mat, che al momento sta visitando un numero imprecisato di casbeh (ma come casbah sarà il plurale??) e hammam e tutto ciò che al gusto Marocco vi venga in mente; con lui la Guest Angela, di cui spero di carpire l’indirizzo email a breve (una Fellow Empirea ci manca proprio); la Choko-Bar, la nostra Movier romana-per-un-periodo-trentina ritornata a vivere sull’ermo colle (l’ottavo, se non erro, accanto all’Aventino, giusto? :-)) e in trasferta giornaliera a Trentoville; il Fellow Andy-the-Candy, che non solo ha contribuito, la settimana scorsa, a gettare nel “girone infernale delle mail” (sue parole, che riporto con massimo orgoglio) il Fellow Onassis Jr. e il Fellow Felix, ma li ha pure trascinati al cinema, passando quindi brillantemente dalla fase 1 (Recruita-un-Movier) alla fase 2 (Rapisci-un-Movier). Capirete, da sciacalla qual sono, mi sono avventata sui due neonati Fellows, spazzando via completamente l’area contegno ―area che di rado frequento.
L’ondata di Moviers forza 8 ―mammamia 8 Moviers ― s’è riversata in sala risollevando la depressione dovuta alla notizia triste triste di cui sopra e a una giornatina fosca fosca di cui taccio.

E nel compesso sono felice che il film fosse “Nebraska” ―pensa, Honorary Member Mic, se fosse stato “C’era una volta in Anatolia”! Perché “Nebraska” è film che catalogo nel “tuttosommato”. Tuttosommato si ride parecchio, tuttosommato è confezionato meglio di un cabaret di paste (cabaret?? Seee ti manca solo l’Ovomaltine, Board!). Tuttosommato ti racconta una storia che piace a tutti, vecchi, donne e bambini, dai 9 ai 99 anni. Il vecchio padre un po’ padrone più per le vicissitudini della vita che per indole (ma non mi dire che ha combattuto nella Guerra di Corea??? Sì te lo dico), burbero perché allevato da una famiglia di burberi (ma non mi dire che lo picchiavano e che nel film padre&figlio colgono l’occasione per pellegrinare alla vecchia casa di famiglia in cui Woody bambino subiva le angherie del padre??? Sì te lo dico), alcolizzato ma di quell’alcolismo “buono”, da scapellotto once-in-a-while non da botte da orbi che avrebbe compromesso la naturale simpatia che proviamo per lui; disabituato all’amore ma non incapace di amare (ma non mi dire che si era innamorato di una squaw ma non ha potuto farci niente perché era sposato??? Sì te lo dico).
E poi c’è il figlio, buono buono che più buono non si può, un principino finito in the middle of the squallor del nowhere americano; un figlio talmente modello da intraprendere un road-trip e far vivere al padre un (primo e) ultimo momento di gloria.

Sì perché questo vecchio burbero di nome Woody è convinto di aver vinto un milione di dollari alla lotteria, e si mette in testa di andare in Nebraska a ritirare il premio. Montana e Nebraska distano più o meno quanto Bielorussia e Portogallo, in quelle MODESTE distanze americane che ben conosciamo. E il film racconta, anzi, fotografa, il loro road-trip (ma non mi dire che è assurdo nel modo in cui lo era “Little Miss Sunshine”, “Sideways” e “In viaggio con papà”??? Sì, te lo dico, e su questi due ultimi film ci ritorno pure, ‘spetta). “Fotografa”, giacché il film è un vero e proprio book, aiutato al 78% dal bianco e nero.

Ora, fatemi un esperimento. Andate in un campo di grano con qualche corvo qua e là, o fermatevi davanti a un distributore di benzina e fotografatelo con l’impostazione black&white. Ancora meglio se il campo e il distributore sono in un paese straniero, metti l’America. Vedrete come i soggetti vi sembreranno assurgere a un livello estetico superiore ―estetico per l’appunto― mentre prima erano solo semplici oggetti ―una pompa di benzina, un bidone di olio, un insegna gigantesca. Come se quella realtà fotografata, per quanto misera, diventasse, d’un tratto, bella. Questo succede perché tra noi e la realtà mettiamo un filtro (metaforico e non!) e quella realtà diventa, magicamente, altro ―finisce altro-ve. Così funziona il cinema, se ci pensate ―vedere dell’altro, anche nel noto. Ora sommate bianco&nero al cinema e avrete l’effetto raddoppiato, vualà. E credete che questo, i registi, non lo sappiano? Ts, ci lavorano, Fellows! Certo che lo sanno. Payne lo sa (ma sarà imparentato con Max quello della guerra agli zombi spaventosi? Bah…), e infatti il risultato riesce alla perfezione. Par di sentirli, tutti gli “oooh aaah” di meraviglia del pubblico, mentre il film scorre…

“Nebraska” ha senz’altro dei punti forti nel modo in cui rappresenta la piccola vita provinciale. I discorsi ripetuti all’infinito, l’immobilità della quotidianità, come se il tempo non scorresse, come se tutto fosse immortalato in un eterno presente che non passa, e che ripropone, day by day, gli stessi gesti, gli stessi argomenti, con un effetto alienante non tanto per i personaggi in sé quanto per noi spettatori esterni. Per loro, tutto appare assolutamente normale. La scena in cui tutti i membri della famiglia sono davanti alla tv, assorbiti completamente dal tubo catodico che permette loro giusto lo spazio di buttar lì qualche banalità ogni tanto, ecco, per me quella scena, come si suol dire, vale il prezzo del biglietto. L’alienazione inconscia dell’animale umano nel micro-proletariato suburbano occidentale ― casbah che paroloni (:-)).
Un incrocio tra Mister Magoo e le Misanthrope, Woody non sarebbe male come personaggio. Quello che mi piaceva, all’inizio, era la sua pasta coriacea. La scontrosità, e l’ostinazione. Però poi tutto finisce sempre a tarallucci e vino…
Per la prima volta nella sua vita, Woody vive un sogno. Che sia folle, irealizzabile, patetico, poco importa. Ha un sogno, e vuole viverlo fino in fondo. Quando scopre che il milione di dollari è puro miraggio e non intascherà un centesimo, capisce che il monte premi sta altrove ―in quello che ha vissuto e condiviso con il figlio… Come vedete, basta solo un “e vissero per sempre felici e contenti…” … È inutile, Moviers, il cinema americano non può contemplare di finire con l’amaro in bocca. Il think-positive non si tocca. Mmm… ma penso…Il cinema non deve semplicemente farmi vedere quello che voglio, ma quello che NON immagino. Il cinema ―l’arte― illuma strade la cui esistenza ignoro. Dice quello che non è mai stato detto prima. Se rifaccio lo stesso tema ogni volta, come ha fatto Payne, cammino sempre la stessa strada. Se avete visto “Sideways”, “Nebraska” vi sembrerà una replica cui è stato cambiato qualche connotato di superficie ma la cui sostanza è la stessa. E questo è proprio uno dei motivi per cui piace. Il noto è come una tradizione: ci fa sentire al sicuro, non dobbiamo temere brutte sorprese. L’ignoto invece, in quanto non-noto, spaventa. Ma è proprio entrando in contatto con lui, l’ignoto, l’altro, che conosciamo. Altrimenti come facciamo a passare a Gnoseologia II, Fellows? Rimaniamo sempre piantati al livello I. E noi non lo vogliamo…

Poi onestamente, il tema del viaggio con papà, è stato abbondantemente us(ur)ato nel cinema. E insuperato, se penso a quei due fenomeni di Verdone e Sordi in “In viaggio con papà”. Ma è stato anche felicemente rivisitato. Pensate un po’ a “Transamerica”. Lì il papà è divento mamma, e il film porta un altro nucleo di riflessione “gender-specific” su cui lavorare… Insomma, per farvela breve. Il film vincerà 6/7 Oscar dacché è tutto quello che gli americani vogliono vedere e sentirsi dire ―  così come “Philomena” (che vuoi dire a una storia vera che ti spezza il cuore?).
Ma noi vogliamo altro!
…Per esempio, metterci alle prese con Scorsese

THE WOLF OF WALL STREET
di Martin Scorsese

 

Come sempre mi tengo impreparata q.b. sul film che vedremo. Alcune informazioni sono tuttavia trapelate e mi hanno raggiunto 🙂 Informazioni di un certo rilievo… Ne condivido una con voi…Leonardo di Caprio dice 569 volte il termine “fu*k” nei 180 minuti che ci aspettano, declinandolo in modi diversi, beninteso, ma pur sempre 569 volte ― chissà come l’avranno reso in italiano…
Di mio, so che il film ha il titolo più scioglilingua della storia. Provate un po’ a ripeterlo con una velocità abbastanza sostenuta, e vedete un po’ se non vi s’ingolfa la lingua ― il Board, come sapete, è English-friendly, eppur s’ingolfa comunque…
Non c’è niente che debba dire per convincerci a vedere questo film. Scorsese è Scorsese. È come Re Giorgio per la moda (sì, Armani). È come Michael Fassbender per l’insostenibile bellezza dell’essere (“The Counselor” non si può guardare, ma lui, Michael, in quel film, si DEVE guardare…parola mia, e della Mic…;-))…

Ah una cosa importante…come sapete tutti domani, 27 gennaio, è la Giornata Internazionale della Memoria. Trentoville ― per una volta non la rimbrotto ― ha organizzato tantissimi eventi, concerti, proiezioni film a tema, incontri, spettacoli teatrali per celebrare questo giorno speciale. C’è solo l’imbarazzo della scelta ― e credetemi, c’è tutto, dato il numero degli eventi fra cui pescare.
Consultate www.crushsite.it o www.trentinocultura.net
Non dimentichiamo, Moviers…

Ecco, ho detto tutto ― no, non tutto, ma va be’. Per un’ultima cosetta, vi spalanco le porte della percezione del Movie Maelstrom, invocando Jim, naturalmente. Il riassunto è pressoché inutile, e ve lo dico solo per usare “pressoché”, che mi piace una discreta cifra. E vi ringrazio sempre per la fiducia accordatami ― soprattutto perché me la accordo io, dato che me la suono e me la canto da sola :-). E mi permetto, stasera, di lanciarvi un bacio volante insieme ai saluti, malinconicomestamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Pensando ancora un po’ a “Nebraska”, al fatto che non è da bocciare…
Il film ha l’effetto di alcune canzoni. Quelle che nell’insieme non ti piacciono, ma che hanno un qualcosa che sì, ti piace, ti piace un sacco. E in qualche modo te le fa salvare, nonostante il trash….
Questa canzone (trashissima!) che vi riporto sotto e che è molto passata dalle radio, è quanto di più distante da me, dal punto di vista del testo, che possiate immaginare…S’intitola “Talk dirty” ― per chi subisce la mia incapacità alle parolacce (rettaggio pruderie-frunerie, sempre lui), sa di chepparlo…
http://www.youtube.com/watch?v=RbtPXFlZlHg
Ma c’è quella tromba arabeggiante che s’infila nel tessuto hip hop del pezzo, che mi fa letteralmente impazzire…

Quindi sì, “Nebraska” non brillerà per originalità, ma ha quel mix di umorismo scorretto ed estetismo pret-à-manger che in fondo, ce lo fa salvare…

THE WOLF OF WALL STREET: Basato su una storia vera, The Wolf of Wall Street segue l’impressionante ascesa e la caduta di Jordan Belfort (Leonardo DiCaprio), il broker di New York che conquista una fortuna incredibile truffando milioni di investitori. Il film segue la folle cavalcata di Belfort, un giovane “nuovo arrivato” a Wall Street che si trasforma via via in un corrotto manipolatore dei mercati e in un cowboy della Borsa. Avendo conquistato rapidamente una ricchezza enorme, Jordan la utilizza per comprarsi un’infinita gamma di afrodisiaci: donne, cocaina, automobili, la moglie supermodella e una vita leggendaria fatta di aspirazioni e acquisti senza limiti. Ma mentre la società di Belfort, la Stratton Oakmont, è sulla cresta dell’onda e sguazza nella gratificazione edonistica più estrema, la SEC e l’FBI tengono d’occhio il suo impero contrassegnato dagli eccessi.

 

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