LET’S MOVIE CXCXI – 12 ANNI SCHIAVO

LET’S MOVIE CXCXI – 12 ANNI SCHIAVO

12 ANNI SCHIAVO
di Steve McQueen (no non quello, l’altro ;-))
USA, 2014, 133′
Lunedì 24/Monday 24
Ore 21:00/ 9:00 pm
Astra/ Dal Mastro

Flag Fellows,

Comincia lì, dall’inizio, da una bandiera nazista sventolante in un’Europa posticcia, la fine di “Momuments Men”. Siamo al terzo minuto, forse addirittura al secondo, e non è nemmeno il film, ma il prologo prima dei titoli di testa del film! E ho già la preview delle due ore che mi attendono. 🙁 Avessi guardato il trailer, forse mi/ci sarei risparmiata il supplizio. Ma ho quest’abitudine di vietarmi i trailer per l’ansia da spoiler, quindi è giusto che sia stata un po’ Werther, e ne abbia patito i dolori.
Certo non avrebbero dovuto patirli i mie due cavallieri lezmuviani nuovinuovi, il Fellow Felix e il Fellow Onassis Jr, che mi aspettavano già in sala, un po’ preoccupati, non vedendomi arrivare. Io nel frattempo, dopo aver salutato la Fellow Vanilla che bravinabravina recuperava “Smetto quando voglio” in Sala 2, oziavo immersa nell’anticamera dello smell(y), e stendevo un piano tutto mentale sulla prossima strategia da adottare per arginare l’assenteismo lezmuviano, giacché il cambio-giorno, a quanto vedevo, non funzionava.
Invece il Fellow Onassis Jr mi è sbucato incontro dalla Sala 3, il Fellow Felix di guardia dentro, e così vien fuori che il cambio-giorno eccome se ha funzionato! 🙂 E io ho promesso di stender loro lodi a tappeto ―e pure un tappeto a Lodi― pur riportandoli alla realtà. Abituati agli 8 Moviers che avevamo totalizzato a “Nebraska”, mi hanno chiesto, con un candore da Songs of Innocence, “e gli altri?”. Io, che sono ormai da Songs of Experience, ho sospircantato, Eh gli altri siamo noi…
Il vessillo svasticato con cui ho aperto lassopra sembrava appena uscito dalla lavatrice. E tutto nel film, tutto credetemi, ha quell’alone di pulito da bucato steso nei campi di segale del Maryland (ma nel Maryland ci sta la segale? Ma poi perché la segale?? Ma poi perché il Maryland??). Le macerie della seconda guerra mondiale, i sacchi di sabbia, le barelle con sopra i feriti, il sangue dei feriti, le uniformi degli ufficiali, le casse delle opere, le opere nelle casse ―serve che continui?― tutto con quell’aspetto da Studios che nuoce gravemente alla credibilità del film.
Anche in questo caso, come in innumerevoli altri (ormai mi conoscete), mi son fatta fregare. Uno guarda i pregressi, “Le idi di marzo”, “Good Night and Good Luck”, e non gli viene da pensare che “Monuments Men” sia una specie di “The Patriot” sotto mentite spoglie. Che sia l’ennesimo prodotto propaganda confezionato per spacciare la storia per un libro di fiabe e propinarlo allo spettatore che, se ingenuo o imberbe, se la beve. Non pensi che anche Clooney cada in tentazione, si lasci trasportare dal delirio di esaltazione USA e si ritrovi a fare uno spot su quanto siano stati fighi/forti/furbi i suoi connazionali, che hanno salvato la storia dell’arte dalle mani del male per metterla nelle mani delle generazioni future….
Leggere la Storia come se fosse una storiella è certo una prerogativa che il cinema può scegliere, ma ovviamente rischiando di ridurla, in corso d’opera, ad una avventuretta da uomini straordinari o cavallieri che fecero l’impresa (nessun paragone al gran film di Olmi, ovviamente, giusto un esempio di come un titolo di film possa rientrare nel parlato d’un Board). E forse ha davvero ragione il Fellow Felix quando, nel tentativo di trovare una possibile spiegazione che giustifichi il tristo (o??) spettacolo cui siamo stati sottoposti, cerca d’individuare il presunto obbiettivo che potrebbe essersi posto Clooney. Ovvero quello di rendere nota una vicenda che altrimenti sarebbe passata sotto silenzio: la missione  etica/epica, (naturalmente rocambolesca, naturalmente avventurosa, poteva essere altrimenti?) compiuta da un gruppo di appassionati yankee che riescono a salvare migliaia di capolavori artistici dalle grinfie dei Nazisti per restituirle al mondo ― mi sembra di grandeggiare io stessa, anche solo riportandola, questa impresa. Se l’obbiettivo era quello, i.e. portare luce su una storia verosimilente in ombra, allora perché non fare un’operazione alla “Good Night and Good Luck”, anche quello basato su un pezzo di storia vera? Perché abusare di eroismo e retorica in con esiti così penosi per lo spettatore?
Non so nemmeno descrivere il grondare della retorica di certi interventi fuori campo di Clooney, tipo, “Puoi sterminare una generazione di persone, radere al suolo le loro case, troveranno una via di ritorno. Ma se distruggi i loro conseguimenti, e la loro storia, è come se non fossero mai esistite, solo ceneri, che galleggiano. Quello che vuole Hitler, ed è la sola cosa che non possiamo permettergli” (Sì, mi sono presa la briga di cercarlo online, per motivarvi la nausea). E guardate neanche a farlo apposta… Il punto di massima esaltazione americo-egoica arriva quando questi magnifici sette, tutti talmente tanto politicorrettamente-ipocritamente imperfetti da risultare sgradevolmente-inverosimilmente perfetti, arrivano un istante prima (maddai?!?) dei russi a una miniera in cui erano nascoste bizzeffe di opere d’arte, e, a spregio e a firma, lasciano appesa lì fuori dall’ingresso della miniera, un’enorme bandiera (eccola che ritorna) a stelle e strisce…Immaginatevi una concatenazione di scene così, e aggiungete:

– una colonna sonora che alterna arie eroiche da umiliare valchirie e Wagner, e dei gingle alla Tom&Jerry quando il regista sentiva la necessità di stemperare la tensione drammatica (inesistente) con momenti di humour. Senza dimenticare la CREDIBILISSIMA performance della figlia di uno dei magnifici sette che, per augurare buon Natale al padre momentaneamente in Europa a salvare il destino della storia dell’arte, gli incide un disco con “Have yourself a merry little Christmas”, con una voce tra Adèle e Alicia Keys; e naturlamente uno dei magnifici sette farà risuonare questa CREDIBILISSIMA interpretazione per tutto l’accampamento… Certo vogliamo non strappare quella lacrimuccia alla donna seduta in seconda fila che si commuove a sentire questa canzone persino quando è alla Coop nel delirio del reparto Gastronomia la Vigilia di Natale??;
– una stereotipia che contagia cronicamente tutti i personaggi ―non ce n’è uno, ma dico uno, che sia autentico, tutti burattini ora altisonanti ora gigioneggianti che fanno di tutto per strappare il sorriso empatico del pubblico; i luoghi (vi risparmio i dettagli della Francia iper-Francia e della Germania iper-Germania ―la realtà aumentata è la nuova frontiera della tecnologia del presente-futuro, e del cinema clooneyano a quanto pare; le situazioni ―poteva mancare il piper nascosto nel fienile pronto per far cabrare Clooney insieme a un francese che parla tutto franshese e porta un basco sulle ventitré??;
– la più totale mancanza di ritmo, coinvolgimento, thrill, interesse nei confronti della storia. Per me questo il film è paragonabile a “Lincoln”. Ma almeno “Lincoln” rasentava il comico surreale! Cavoli a “Lincoln” s’è riso (ricorderà, la mia Honorary Member Mic…). Qui non possiamo nemmeno fare dell’ironia! Su cosa ironizzi? Su Clooney nonno, sputato-identico a Benjamin Botton, che porta il nipote a vedere la Madonna di Michelangelo, che valorosamente salvò quarant’anni prima, il valoroso???
E c’aveva visto giusto la Mic, quando uozzappò il suo scetticimo nei confronti del film in un laconico “Sarà un altro Flags of our Fathers”, senza sapere che le bandiere, in questo mio post lezmuviano, avrebbero sventolato dall’inizio alla fine, e senza peraltro scomodare Gianni Pettenati (che è lui http://www.youtube.com/watch?v=aMFzlJiJtyU 🙂 :-)).

Come dicevo al Fellow Onassis Jr, questa è stata la più grande delusione del 2013. “Come 2013?” Sì, 2013, perché il 2014 è ancora troppo piccolo per ospitare una delusione tanto grande. 🙁 Meglio cacciarla nel passato, e scurdammocene…
A Clooney concediamo il beneficio del Looney, fingiamo che sia stato tutt’un cartone animato tipo quelli della Warner Bros  ―e in effetti il film lo sembra proprio― and that’s all Folks.
E ora prepariamoci a

12 ANNI SCHIAVO

di Steve McQueen (no non quello, l’altro ;-))

Tra Tarantino (Django Unchained) e Spielberg (Amistad), si vocifera ―spero più il primo che il secondo, “Amistad” è quanto di più imperialista si possa immaginare. Schiavitù, il tema. Venite preparati, ma venite. Il film ha vinto una quantità spaventosa di premi, fra cui Golden Globe, Toronto Film Festival e BAFTA, il premio UK assegnato dalla British Academy of Film and Television Arts. Proporlo per me è un obbligo. Sia per l’interesse di universitaria memoria nei confronti dell’argomento, sia perché i film di McQueen sono delle botte che non vorrei mai smettere di prendere, sia perché, indovinate chi c’è nel cast con un piccolo ruolo? Comincia per Michael e finisce per -ssbender… Se non avete indovinato, shame! 😉

A proposito di BAFTA…Avete sentito chi se l’è intascato per la sezione miglior film straniero?
Anche qui, vi aiuto, comincia per Sorre e finisce per -tino… Indovinato? 🙂
Ora anche gli scettici e i detrattori riconosceranno che un Golden Globe, un BAFTA e una nomination all’Oscar non possono essere coincidenze…ci deve pur essere qualcosa in quel film, no? Oppure siete dell’avviso che premio-chiama-premio, e che le giurie si lascino influenzare dalle premiazioni altrui?! Tipo “se il mio vicino si fa il bbq nuovo, io mi faccio il bbq nuovo”? Seguiranno queste logiche mimetiche anche i giurati?
Io comunque dico basta, anzi baFta (dai Board!) “La grande bellezza”, ci piaccia o no, è la nostra nazionale in trasferta al Kodak Theater. Ci costa tanto fare un po’ di volemosebbene e tifare? Dai da bravi… 😉
Prima di lasciarvi faccio pubblicità a un evento che mi sta particolarmente a cuore: mercoledì 26, alle ore 8:45 pm, “Adotta un poeta”, alla Bookique, serata poetry-oriented che sponsorizzo in quanto soggetto di noto (o forse ignoto) orientamento poetry. Ho promessso a Marco, l’Amministratore Relegato e Direttore aUtistico della Bookique, di spargere la notizia. E io, da bravo strillone (!!), ho sparso. 🙂

Questa domenica, l’avrete notato, ho scritto 11 parole in meno di domenica scorsa. Si fan progressi Sunday by Sunday eh… Mi par di vedere la soddisfazione dipingersi sui vostri volti… 🙂
E adesso la pianto di spararne una dietro l’altra…Riassunto e Movie Maelstrom e ringraziamenti e saluti stendardamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Capirete, non è che potevo andare a letto con tutta quell’amertume (è francese ma par italiano!) che “Monuments Men” m’aveva lasciato in bocca, mercoledì ―per quanto condivisa-quindi-mitigata dalla presenza dei due miei due Fellows.
Nonostante mezzanotte e la stizza per quegli 8 Euri del biglietto buttati al vento ―con 8 Euro ci compri un libro― una volta a casa mi sono guardata “La lingua del santo“, del nostro Car(l)o Mazzacurati ―perché, come dico sempre, ogni tanto il WG Mat va ascoltato… 😉
Coppia d’inetti Bentivoglio+Albanese da ridere e piangere. Bellezza e grettezza in quel geo-groviglio insolubile chiamato Veneto. Una malinconia lagunar-esistenziale accompagnata da un umorismo triste fra Risi(&bisi) e Villaggio.
E il finale…”E’ così bello vivere, e posare gli occhi su due occhi di donna”.
Scovatelo, se potete… 😉

DODICI ANNI SCHIAVO: La storia vera di Solomon Northup, che nel 1841, nonostante fosse un uomo libero, venne rapito e portato in una piantagione di cotone in Louisiana come schiavo, per rimanerci fino al 1853. Tutta colpa delle diverse leggi che regnavano negli Stati americani, per cui a Washington (dove avvenne il rapimento) la schiavitù era legale, a differenza di quello che succedeva a New York, città in cui viveva normalmente Northrup. Responsabili dei dodici anni di schiavitù dell’uomo furono due bianchi, che con l’inganno lo portarono nella capitale americana e poi lo privarono dei documenti che provavano il suo status di uomo libero.

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