LET’S MOVIE CXCXIII – LA GRANDE ILLUSIONE

LET’S MOVIE CXCXIII – LA GRANDE ILLUSIONE

LA GRANDE ILLUSIONE
di Jean Renoir
Francia, 1937, 114′
Martedi’ 11/Tuesday 11
21:00 / 9:00 pm
Astra / Dal Mastro

 

“La cosa andrà come s’è detto che deve andare, vero?”
“Positivo, Board, è già tutto stabilito”
“Non è che poi vien fuori che vince il cambogiano. No percé’ il cambogiano, no eh. Passi il danese, ma il cambogiano, NO!”
“No, no, i giochi sono fatti”
“Bene. ‘Sta settimana ho combinato un casino con date e proiezioni e l’Anarcozumi s’è molto risentita, e anche il Mastro, e se Sorrentino non vince, mi ci gioco pure la faccia”
“L’Anarcozumi?? Quella che ha fatto tremare i piani alti della telefonia mobile la settimana scorsa?
“Sì lei”
“Azz… Tientela in buona quella”

“Anfatti”
“E il Mastro?? Quello che ha compiuto 28 anni il 3 marzo?
“Si’, lui, e la Fellow Cap. Il 3 del 3… sono due… trini”
“Trini?? Ma di cavallo?”
“Si vabbe’…Era proprio n’antra l’Academy dei Lincei eh”…

Phone Fellows!

Questa è stata la telefonata di domenica notte con il contatto che abbiamo all’interno dell’Academy a Los Angeles ― detto Er Cima, come avrete intuito… 🙁
Certo speravamo di fare qualcosa per Leonardo Oscarmancoaparlarne DiCaprio…Ma è stato tutto inutile. Leo sta sul gozzo (usate “gozzo” quando volete essere prude&rude in un colpo solo) un po’ a tutti lì dentro e non si capisce bene il perché. Il talento ce l’ha, i registi grandi alle spalle, pure. Insomma, poraccio. Praticamente una candidatura all’anno, e ogni anno arriva il Matthew McCaunaghy di turno a soffiargli la statuetta ―in mondovisione! 🙁 Altroché tunnel della depressione e porte aperte alla rehab!
Certo McCaunaghy è stato un gran dritto. Dieta dimagrante selvaggia, copione vincente, e Dallas spazza via Wall Street. Tra l’altro i suoi ringraziamenti da timorato di Dio e son-of-a-preacher, con accenno strappalcrime a “mio padre da lassù mi guarda felice” mi sono stati proprio sul…. gozzo.
Ho zompato di gioia quasi quanto Steve McQueen ―ma può un uomo di quel peso zompare con tanta leggiadria, mi chiedo? La fisica non smette mai di stupirmi― quando ho sentito dell’Oscar come miglior attore non protagonista a Jared Leto, il famoso efebo perduto di “Dallas Buyers Club”, ricordate? Quando il talento si palesa così palesemente, non rimane altro da fare che palesemente riconoscerlo.
Lo stesso dicasi per il premio a “Dodici anni schiavo”, miglior film ― il pippone della settimana scorsa ce l’avrete ancora sul gozzo (!)― e gradita anche la statuetta all’attrice kenyota Lupita Nyong’o che ha interpretato la schiava martoriata Patsey… Certo, dicevo bonariamente alla Honorary Member Mic, Lupita s’è spaccata la schiena per portarsi a casa l’Oscar… (umorismo nero…appunto). 🙂
Rimango perplessa dal successo di “Gravity”, che l’inverno scorso snobbai galatticamente; me la rido invece per le statuette mancate a “Philomena” ―forse i melodrammoni hanno stomacato pure l’Academy.
Ma veniamo a “…And the Oscar goes to ‘The Great Beauty'”!
Ma povero Sorrentino, dico io. Ma lo vogliamo far festeggiare in pace, ‘sto quaglione?? Ma com’è che in Italia, quando facciamo qualcosa di benfatto, che può piacere o meno, ma E’ indiscutibilmente benfatto, ed è di respiro internazionale, e può quindi riportare il cinema italiano nel mondo in maniera qualitativa (e non quantitativa), perché, mi chiedo io, quando facciamo questo, noi italiani siamo sempre scontenti, vincitori, perdenti, no matter, siamo sempre lamentevolemente scontenti?? Io vorrei proprio capire il masochismo di questo nostro paese, che sente la necessità impellente di prendere la zappa e tirarsela sui piedi anche quando potrebbe ballare sul mondo dalla gioia e fare pure un po’ di fandango. E vorrei anche capire la furia e il livore delle polemiche che hanno accompagnato il film dal momento della nomination, alla proclamazione, e che ancora oggi lo perseguitano.
“Fa vedere la solita italietta, per questo piace così tanto all’estero, dove si rimane sempre legati allo stereotipo dell’Italia”. Questa, in soldoni, la critica più ricorrente.
Terrei a far notare che l’Italia mostrata da Sorrentino è certamente l’Italia, ma altrettanto certamente il mondo occidentale. Impariamo a leggere le allegorie di un film dai lineamenti chiaramente allegorici, please. E terrei a far notare anche che la nostra Italia E’ anche l’Italietta, che ci piaccia oppure no. Cafona, vuota, bella.
Ovvio, come dicevo, il film divide, può non piacere. Io, per esempio, rimango sempre perplessa sul finale fenicottero ―non riesco a comprenderne bene la traiettoria, diciamo… Possiamo discutere anche sull’eccesso di calligrafismo, sulla tendenza al virtuosimo, alla grandiloquenza scenica. Possiamo parlarne delle ore, e a me non farebbe che piacere: il confronto fa bene alla salute del parlante e del parlato. 🙂
Ma per adesso prendiamo ‘sto premio, e portiamocelo a casa! S’è mai sentito di una Coppa del Mondo rinnegata perché durante la finale non s’è giocato nel modo in cui sarebbe piaciuto a noi? Ma godiamocela!
A ogni modo non voglio scrivere qui un’altro pippone sul film ―avevamo, ehm, AVEVATE, già dato il maggio scorso. Mi premeva solo sollevare il caso, e il mistero dell’Italia scontenta, che spero di sviscerare con voi Moviers alla pima occasione utile ―con la Fellow Francesca-ae.f. l’abbiamo già fatto, molto proficuamente lunedì, insieme ai suoi due Guests molto bright e molto Sicily. 🙂

Riguardo alla notte degli Oscar invece. Quest’anno io e l’Honorary Member Mic eravamo departed, quindi non sono saltata in macchina alle 2 del mattino alla volta di Roncabronx per la riunione del CdA lezmuviano davanti alla premiazione losangelina. 🙁 Il rito m’è mancato… Ma dato che non voglio essere l’ennesima portabandiera dell’Italia sempre scontenta, mi sono fatta andare bene i commenti del post-premiazione: anche la Mic si dice molto preoccupata per la salute psichica di Leonardo Oscarmancoamparlarne DiCaprio e incorona Jared Leto “Mister Outfit/Whatever 2014” (come darle torto).
Se vi siete persi la serata, don’t worry, rimediate tranquillamente con “Gli Oscar in 2 minuti”, http://video.repubblica.it/dossier/oscar-2014/oscar-tutta-la-cerimonia-in-soli-due-minuti/157873/156366. Funny, isn’t it? 😉

E ora “TIR”…Quando ci sono questi film un po’ borderline, un po’ ostici, state certi che la Fellow Chocolate, dimensioni minute e spalle larghe, arriva. 🙂 E questa volta pure accompagnata dal Guest Stefano ―di dimensioni un po’ più gigantiche. 🙂
Mi rendo conto che il film sia un bel prodotto, che rappresenta un’apprezzabile terza via che sfrutta il linguaggio documentaristico per raccontare una storia di fiction; mi rendo conto che mostri un lato del mondo dell’autoarticolazione (??) che non siamo abituati a vedere (ovvero calendari pieni di donnine nude, tatuaggi e Autogrill); mi rendo conto che osserviamo il lato “domestico” del camion: Branko (il protagonista) che si cucina le verdure a bordo strada, che si fa la doccia o lava i piatti; mi rendo conto che il mondo della strada, anzi, SULLA strada, sia alienante e che l’individuo al volante non sia più un individuo, ma un paio di braccia che portano un carico di mele o maiali da qui a lì; mi rendo conto che a Fasulo non interessi guardare il paesaggio, che vediamo pochissimo oltre il nastro d’asfalto su cui corre il camion, e che lo sguardo della macchina da presa sia introspettivo ―dentro la cabina del camion― più che ex-pansivo ―rivolto all’esterno; mi rendo conto che questo si svincoli dal solito modo d’intendere l'”on the road” classico, vòlto ad abbracciare paesaggi e geografia; mi rendo conto che la solitudine di questi autisti(ci) della modernità dipenda sia dall’essere sempre in movimento in solitaria, sia dall’essere lontani da casa, e crei in loro una condizione di estraneità da tutto quello che li riguarda, soprattutto nell’ambito famigliare; mi rendo conto che l’occhio del cinema debba anche registrare queste realtà particolari, le rughe intorno a due occhi stanchi, o il tempo di un’esistenza scandita da carichi-scarichi e consegne, o la tristezza di un insegnante costretto a rinunciare a una cattedra per via dello stipendio troppo basso e accettare un lavoro su 12 ruote (16?? Quante??).
Mi rendo conto di tutto. But still, the movie doesn’t hit me. 🙁 Guardo l’esistenza di questo individuo, e m’immalinconisco (immalinconisco??), come no, ma non empatizzo. Non so se questo sia riconducibile al linguaggio documentaristico, che cerca di oggettivizzare il materiale trattato, riuscendovi, e ottenendo appunto l’oggettività, che si sa, non agevola il processo simpatetico. Sarà che dopo aper visto “Dodici anni schiavo” (non riesco a togliermelo dalla mente), i problemi di Branko ―che poi sono i nostri problemi, ma tradotti nella lingua della SUA vita― ci sembrano così piccoli…
Oppure sarà questa nouvelle vague di docu-euforia cominciata con “Sacro GRA” dentro cui io non c’ho visto sto GRAnché…
Non ho risposte certe, sto elaborando mentre scrivo. Ma so per certo che la mia reazione nei confronti di TIR è stata tiepida, per quanto dignitoso il lavoro del regista. E so che il film allungherà la lista dei “Comè che s’intitolava quel film…” 🙁

…And the Tuesday goes to

LA GRANDE ILLUSIONE
di Jean Renoir

Il film è proposto sempre nell’ambito del progetto di distribuzione dei classici restaurati “Il Cinema Ritrovato”, che finora ci ha permesso di vedere al cine capolavori senza tempo. E Jean Renoir ci aveva regalato quel po’ po’ di “Les Enfants du Paradis” ―col mio mimo Baptiste!― quindi ci fidiamo di lui… Come al solito, non lasciatevi spaventare da “1937”…Molto molto MOLTO meglio il ’37 (del 900) al 14 (del 2000) di un “Monuments Men” ―che, ricordiamo, di monumentale ha solo lo strazio che arreca alla vita altrui. 🙁
Oggi lo ammetto, niente parole in meno. Ma c’era la telefonata lassù…e gli Oscar… E sì va be’, ho la credibilità di Pierino (Prokofiev pero’, mica Fenech!).

E finalmente il Movie Maelstrom assolve allo scopo per cui è stato concepito: far circolare consigli/sconsigli dei Moviers in materia cine. Non perdetevi quindi lo Sconsiglio del Fellow Presidente in merito ad “Allacciate le cinture”. 😉
Il riassunto, come sempre lo boicotto. E come sempre, vi ringrazio, e vi lancio dei saluti, vittoriosamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dopo aver sofferto in sala per due ore, il Fellow Presidente ha sentito il dovere morale di condividere con noi lo scandalo dell’ultimo film di Ozpetek. Speriamo che questa sua anamnesi accuratissima eviti simili pene ai Moviers, esortandoli a investire gli 8 Euro del biglietto in altri modi/film.
Lez Muvi è gratissimo al Presidente, che potrebbe tranquillamente sostituirsi al Board, non ci fosse di mezzo il solito conflitto d’interesse ― Board e Presidenti non possono ricoprire contemporaneamente due cariche manageriali (mai chiesti perché io non stia a Montecitorio?? :-))

Ozpetek o Vanzina?
“La domanda non è meramente peregrina perché quando esci dalla sala dopo avere visto l’ultima fatica del regista turco, ti viene veramente da chiederti se per caso entrando al cinema non hai sbagliato gate e non sei finito a vedere uno dei famigerati cinepanettoni di scuola vanziniana.
Il film appare destrutturato, prevedibile in molte parti, frettoloso nel montaggio, a tratti volgare (quando il regista indugia sui nudi maschili del protagonista sembra di essere in uno spot di dolce e gabbana), privo di quell’afflato che normalmente riscontri nei film di un regista di questo calibro; persino gli attori, normalmente a loro agio in altre pellicole di genere, appaiono qui ridotti a ridicoli camei che ne deprimono la loro personalità artistica fino a divenire delle vere e proprie macchiette.
Forse il titolo è inappropriato: Non allacciate le cinture quindi perchè il film in realtà non decolla mai!!”

LA GRANDE ILLUSIONE: Durante la guerra 1914-18 due aviatori francesi prigionieri, un aristocratico e un proletario, sono inviati in un castello trasformato in campo di concentramento, comandato da un asso dell’aviazione tedesca. Alcuni prigionieri evadono.
Un capolavoro di J. Renoir, e dell’umanesimo al cinema. La verità dei fatti, dei personaggi, dell’atmosfera si fa poesia in un accorato messaggio pacifista più che antimilitarista che non trascura le differenze sociali.

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