LET’S MOVIE 202 – ALABAMA MONROE & LET’S MOVIE GOES SABBATICAL

LET’S MOVIE 202 – ALABAMA MONROE & LET’S MOVIE GOES SABBATICAL

ALABAMA MONROE
di Felix Van Groeningen
Belgio, 2013, ‘107
Martedì 12/Tuesday 12
Dalle ore 21:00 / 9:00 pm in poi (che vuol dire: chiamate il Mastro per conferma orario)
Astra/Dal Mastro (finalmente!)

Monovolumi Moviers,

Eh, dopo i fasti del Trento Film Festival, le serate a far la conta dei Fellows, come se stessimo per metterci a giocare a guardielladri (io ladra, siempre), era scientifico, oppure finanziario, registrare un contraccolpo. E’ come la muta dei cani (scienza — o trasformismo?) oppure il Venerdì Nero (finanza —o sfiga?). Te l’aspetti. Me l’aspettavo, lunedì, il deserto dei Moviers. Indigestione cinematografica? Indigestione da Board? Indigestione da pasti pasquali o picnic del primomaggio? Le cause sono innumerevoli e la Scientifica sta lavorando al caso. Non avevo fatto i conti, però, col WG Mat e il suo colpo di reni dopo la sveglia all’alba e il viaggio di rientro dal Portogallo —giusto perché lo sappiate, la Scientifica sta indagando anche sui miracoli nefrologici del WG. Confesso di aver fatto quel tantino di mobbing psicologico “ora scateno il senso di colpa che è in lui” che mi riesce tanto bene e mi farà bruciare nell’Ottavo girone dell’inferno dantesco, dove stanno i consiglieri fraudolenti —ma anche i ruffiani e i seduttori 😉 (bel vicinato Board eh, compliments).
Mentre il WG mi racconta dei saliscendi di Lisbona, di treni notturni e Pereira sostenuto da chissà chi perché fin quando non vedrò il film o leggerò il libro non so chi o cosa diamine Pereira sostenga—vergognati, Board. Mentre mi racconta delle gemelle diverse, Lisbona e Barcellona, e io penso “gemelle?? Again?! Bastaaa!! “, e penso, mi manca il mare cavolo e anche le case gialle che trovi solo nei posti di mare, quel punto di giallo tra lo zafferano e l’ocra che spolvera solo i posti di mare, mentre penso a tutto questo, penso anche che il WG Mat potrebbe valere doppio, nella mia conta dei Moviers, perché è alto due metri (e lo sappiamo tutti che l’altezza del Movier medio, tolti il Fellow Pilo e la Honorary Member Mic e qualche altro The Andy Candy, è un metro), quindi, sì, potrebbe valere doppio. E poi lui è anche andato al Festival del Cinema Indipendente di Lisbona e anche questo giustamente incide… Con tutte queste operazioni in testa, in mezzo a nubi di polveri sulfuree, perché prima del mare c’era anche l’inferno dantesco, entriamo in sala, pronti per concludere la bilogia — trilogia meno uno, come ho avuto modo di spiegare di recente a un Fellow sba(n)dato 🙂 — di Nymphomaniac.
Dovessi assolutamente salvare uno dei due volumi, pigiando la bilogia in un monovolume, terrei il primo. E non perché il secondo non meriti o non mi sia piaciuto, ma perché è doloroso! Le frustate che piovono sul sedere di Joe per mano del sadista K —ritrovare il ballerino Billy Eliot nei panni di un sadico senza scrupoli è stato un po’ come suonare il campanello di Villa Orgia in “Eyes Wide Shut” e vedersi aprire da Winnie the Pooh.
L’abisso patalogico in cui Joe si smarrisce, nel Volume II, si fa più ancora più scuro e penoso.
L’avevamo lasciata a casa di Seligman, il buon samaritano che l’aveva ospitata dopo averla raccolta derelitta nel vicolo sotto casa, ricordate? Attraverso altri sei (sei mi pare) nuovi capitoli, Joe continua a raccontare il suo calvario nella ninfomania, che raggiunge il suo acme, o meglio, nadir. Joe non sente più. Non sente nulla: per un meschino contrappasso, la ninfomania risulta legata a doppio filo con la frigidità. Per sentire —qualsiasi cosa— Joe le prova tutte (per correttezza narrativa dovremmo dire “LI prova tuttI”… :-)). Testa in prima persona una coppia di fratelli di colore. Per rappresentarvi un po’ la scena… diciamo che finisce farcitura al latte frai due Ringo Boys al cioccolato (when Nestle’ goes hot…). E poi prova l’esperienza del sadismo, lo strano meccanismo che lega indissolubilmente-perversamente il dolore al piacere. E poi il suo ingresso professionale nel mondo del recupero crediti in qualità di aguzzina. E poi un finale, forse un po’ prevedibile, ma che chiude il cerchio, riportando la macchina da presa nel vicolo… Come sempre non voglio rovinare la sorpresa a chi vedrà il film, ma certo non ci saremo illusi che il santo Seligman, asessuato dichiarato, fosse davvero un santo asessuato dichiarato… Come on, non ci credeva nemmeno lui! Mentre Joe, forse, un po’ sì, ci credeva, e la scena finalissima —dovrei dire il COLPO di scena finalissimo! — è il “no” di Joe con un riflesso incondizionato in risposta a un’aggressione (come quando vi toccano un nervo e vi parte un calcio…ecco).
Nel Volume II Joe attraversa varie esperienze e varie fasi. Si sposa con Jerome, il ragazzo che l’aveva “iniziata/segnata” all’inizio del Volume I, e diventa madre. Ma la maternità non è una condizione che le appartiene: il soggetto ninfomane ha un unico pensiero, ovvero, soddisfare il proprio (insoddisfabile) desiderio a qualunque costo, anche quello di lasciare il proprio bimbo da solo a casa nel cuore della notte e correre posare il sedere sotto 40 bibliche frustate… Dopo la distruzione del rapporto con Jerome, e un principio di distruzione del suo stesso corpo, letteralmente usurato, Joe tenta la via della rehab e comincia a frequentare un gruppo di sostegno. Mi piace, e mi condannerete forse per questo, non so —ma tanto abito già nell’Ottavo Girone quindi corro il rischio. Constatando l’inutilità del percorso terapeutico, che punta non tanto a risolvere il problema di Joe e delle sue simili, quanto, piuttosto, a punire —perversamente— attraverso una sorta di buonismo terapeutico, la patologia delle pazienti, Joe si ribella. Dopo aver definito la dottoressa a capo del gruppo “polizia etica della società” (frase da incorniciare), Joe se ne esce di scena con un motto di nympho-pride d’alta scuola “Adoro la mia lussuria oscena e sconcia” da non prendersi tuttavia come una critica o un dileggio dei soggetti che intraprendono un percorso di cura, quanto piuttosto un modo per ribattere al conformismo sessuale dettato dalla società borghese.
Lo stesso atteggiamento ribelle Joe lo dimostra nei confronti del perbenismo linguistico. Contro la correttezza politica che spinge Seligman a dirle di togliere la G di “neGro”, Joe risponde “ogni volta che togliamo una parola al linguaggio, togliamo una pietra dalle fondamenta della democrazia” (me la sono segnata, sì). Mi ha fatto riflettere una cine-cifra, questo! Io sono per le parole (s’era un po’ notato forse, in questi anni, eh? :-)). E penso che una G dentro un colore graffi, e trasporti secoli di storia e tribolazione —ne parlai giusto con il Movier Darth Veter, filolinguista di professione, della political correctness linguistica (grandi dibattiti a Trentoville eh!). Però al contempo, mi ritrovo ad essere perfettamente d’accordo con l’idea di Joe. La censura —linguistica, sessuale, religiosa, qualsiasi— anche se mossa a “sistemare” una forma linguistica, sessuale, religiosa che giudichiamo disturbante o sconveniente, riporta il mondo all’oligarchia. Joe sfida la morale e la norma non solo fisicamente —attraverso la sua sessualità distorta, o meglio, contorta— ma anche intellettualmente. E’ anche per questo motivo, credo, che il suo personaggio ha un forte appeal su di me. E’ una mente pensante, oltre ad essere un corpo sofferente…
Ma non confondo —non confondiamo, please— la voce di Joe con quella di Lars, e con le uscite infelici che gli hanno causato la cacciata dal paradiso di Cannes e chilometri di accuse sui suoi presunti filo-nazismo, xenofobia, razzismo…Ormai sapete benissimo quanto io sia suscettibile agli argomenti relativi attorno a questi topic: non potrei MAI difendere un filo-nazista, xenofobo, razzista —may heavens fall upon me! E non difendo Lars. Difendo Joe, che di Lars è l’opera. Un’opera che giudico femminista —ora la Lady Brown farà di me un sol boccone! 🙁 — soprattutto alla luce dell’interpretazione formulata da Seligman nel finale. Fosse stato un uomo a condurre la vita che Joe ha condotto —l’abbandono di un figlio, la vita vissuta nella ricerca del piacere, l’individualismo portato al massimo livello— sarebbe stato considerato “normale”. Invece in una società come la nostra che tende a condannare la sessualità femminile, non si smetterà mai di vedere in Joe un paria, o una preda. E il finale non fa altro che riconfermare questo: per quanto Seligman sia interessato, per 6 ore di film girato, al racconto di Joe, al suo caso umano disumano e NON al suo corpo; per quanto sia l’esperienza emotiva di Joe a suscitare in lui della comprensione —e, speriamo, della compassione— alla fine, il mite, political-correct Seligman cede alla sua vera natura e tira fuori il lato animalier che è in lui —e non solo quello… — represso per tanto tempo. All’interno di Seligman c’è il falli-mento di una società che si racconta, e ci racconta, di quanto la donna sia rispettata e apprezzata e compresa in quanto individuo pensante dotato di pariopportunita’, ma che poi, appena volta la schiena e spegne la luce, è fatta oggetto di imboscate —volevo scrivere “colpi bassi”, ma capirete la nuance che sfiora…
Il WG Mat ha considerato un po’ riduttiva e scontata questa piega femminista che il regista ha fatto prendere al film, e lo capisco. Però io, in coscienza, mi sento di dirle “sì”. Sarà perché dentro di me gridavo, cavolo sì, è così. Sarà perché il post-femminismo ci insegna a leggere i film anche seguendo la lettura che ne ha dato un uomo —considerato peraltro omofobo, razzista, xenofobo. E io allora dico, SI’, cavolo, a volte è ANCORA così. A volte le donne sono Joe e la società è Seligman, che conclude la sua performance maneggiando i gioielli di famiglia.
Avrei molto altro da dire, ma oggi ho tanto altro da dirvi su tanto altro (la sinonimia Board, la sinonimia…), quindi immediatamente sbrigo l’ordinaria amministrazione e dispongo

ALABAMA MONROE
di Felix Van Groeningen
Belgio, 2013, ‘107

Candidato all’Oscar come miglior film straniero —ma tra lui e la statuetta s’è frapposta, purtroppo per lui, una grande bellezza 🙂 — e vincitore del Premio Cesar e del Premio del pubblico al Berlino Film Festival, il film s’è impossessato di me da subito, non so bene per quale motivo. So solo che voi mi aiuterete a esorcizzarlo… 😉
E comunque martedì avete l’obbligo di frequenza. Let’s Movie si prende un mese sabbatico e “Alabama Monroe” è l’occasione per salutarsi.
Calma col panico! Non sparisco —ma davvero credete di potervi liberare di me senza utilizzare sostanze tossiche tipo la caseina?? 🙂 Quelle naiveté, les petits!
Inizio giugno mi porterà una settimana negli USA, giacché lo sapete, io quieta non ci sto mai, proprio per malformazione personale e non per altro. Sarebbe bello andarci per cazzeggiare, ma non ci vado per cazzeggiare —l’’idling-around non è previsto dalla genetica boardiana. Una conferenza su Virginia Woolf mi ha vilmente sedotto e non ho proprio saputo resisterle… Quindi me ne volo a Chicago, città in cui si spacciano inventori della pizza (yes, yes, Chicago yankees, for sure…) e che da sempre voglio visitare —e no, non per la pizza. E’ quello che in gergo venatorio si definisce “killing two birds with one stone” 🙂
Ovviamente questo comporta la redazione di un paper, che in gergo operativo si definisce “sbatti”, e presuppone anni di esperienza nella pratica del “mettere il cu*o nelle pedate”. Ma del resto no pain no gain, come amo sempre ripetere per autoconvincermi…
Questo impegno e altri collaterali —gli impegni non arrivano mai scaglionati, ma si ammassano tutti contemporaneamente nello stesso momento— mi portano a prendermi un mese lontano dal pargolo Lez Muvi. Again, non è che lo abbandono, non mettiamo in mezzo i servizi sociali eh. Torno, eccome se torno…E voi avete un mese (1 mese 1 intero) di vacanza da Board! (Cioe’, gioisco io per voi!) 🙂
Potrebbe esserci l’eventualità che il WG Mat, dotato di passpartout per accedere al Baby Blog, se e solo se in congiuntura cinemASTRAle, si metta lui, una BUONA VOLTA, a scrivere un pippone su qualche film, cosicché per una BUONA VOLTA sia IO a ricevere la movie-mail. Non mi faccio troppe illusioni però. E non fatevene nemmeno voi altri. Certo sarebbe un’esperienza ai limiti dell’onirico, per me, ricevere una mail da me stessa, senza essere io il mittente! I fretelli Wichoski ci farebbero una serie tv!
E ora via quei fazzoletti eh (!!)… Se vedervi risparmiato il pippone settimanale non fosse un motivo sufficientemente valido per scongiurare la mestizia, vi ne offro un altro, e ben più juicy. Dall’8 al 15 maggio si celebra in tutt’Italia la FESTA DEL CINEMA, il che vuol dire ingresso a 3 Euri a tutti i film! Hurray!
Sarà mia cura gettare nel Movie Maelstrom alcuni titoli da affiancare alla visione di “Alabama Monroe” e fare la festa alla Festa del Cinema 😉
A proposito di gettiti… Giovedì ho conosciuto Francesca, una purosangue in cultura cinematografica, che spingo con grande orgoglio nel recinto dei miei Mustang Moviers. Il suo nome è Fellow Joy, perché me ne riserverà tanta, di joy, ne sono certa…. 😉
Okay, allora ci siamo… Taglio corto altrimenti la tristezza viene a me…
Ho solo un’ultima raccomandazione da ricordare: fate la festa alla Festa!!
E ora vado senza voltarmi, altrimenti rimango…e comunque ci rivediamo a meta’ giugno 😉
Riassunto, ringraziamenti e saluti, stasera renaultscenicamente cinematografici.
Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Tra i film che potete spararvi senza farvi del male, sicuramente “La sedia della felicità” di Carlo Mazzacurati (dal Mastro) e credo anche “Locke” di Steven Knight (Al Viktor Viktoria).
Il WG Mat insiste UN TANTINO con “La Principessa Mononoke” del nostro (M)Hayao Miyazaki (Smelly) e io vi ricordo di recuperare “Nymphomaniac”. 😉

ALABAMA MONROE: Tra Elise e Didier è amore al primo sguardo. Elise gestisce uno studio di tatuaggi, sua grande passione. Didier è da sempre innamorato dell’America: per lui è la terra delle infinite opportunità, ma soprattutto la patria della sua amatissima musica bluegrass che Didier interpreta suonando il banjo in un gruppo musicale. Elise si unisce al gruppo di Didier e, tutti insieme, si esibiscono in travolgenti serate dove ogni performance trasuda amore, complicità e passione.

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