LET’S MOVIE 207 – Propone “TABU'” e commenta “MALEFICIENT”

LET’S MOVIE 207 – Propone “TABU'” e commenta “MALEFICIENT”

TABU
di Miguel Gomes
2012, Portogallo, 118’
Martedì/Tuesday 15
Ore 21:00/9:00 pm
Bar Loco’s
Via Valbusa Grande 7, Rovereto
Ingresso gratuito/Free Entry

 

Forbes Fellows,

Ahpperò, ho commentato fra me e me l’altro giorno, sentendo alla radio di Byoncé.
Ogni anno il magazine stila una classifica con i cento personaggi dello spettacolo “più influenti tra cantanti, attori, scrittori, registi e personaggi televisivi”. Ebbene, la Giunone nera ―di “Venere” avevamo già quella cavallapazza di Naomi― si è aggiudicata il primo posto, con 115 milioni di dollari guadagnati nell’arco di un anno ―chissà chi la segue al CAAF sede USA. Una volta a casa ―che la radio si ascolta 99,8% in macchina, 99,9% correndo― ho dato un’occhiata, e ho scoperto un dato molto interessante: tra i primi dieci posti per ricconastri sulla lista, 5 sono occupati da donne. Altro dato su cui varrebbe la pena riflettere ―anche se non è questa la sede, essendo questa sede dedicata allo studio di “cine e dintorni” e non “sociologia delle relazioni etniche e dintorni”, che sta nell’aula a fianco― di quei 10 ricconastri/e, 7 (sette!) sono afroamericani. Forse qualcosa sta cambiando… 😉 O forse il talento, quando deve uscir fuori, sbaraglia ogni sorta di discriminazione o sbarramento WASP.
Quindi Byoncé davanti al colosso Lebron James, davanti al marito Jay-Zee (sempre sia lodato yo), davanti a Dr Dre (sempre sia lodato pure lui yo bro), e pure davanti a Robert Dowing Junior (e anche lui lodiamo, per ovvi meriti fisici su cui non staremo qui a disquisire ―l’aula di estetica è al piano terra).
Potete ben immaginare il sorrisetto soddisfazione che mi si disegna in viso. Lo so lo so, queste classifiche non contano un bel nulla, lasciano il tempo che trovano. Ma vedete, mi piace cominciare così, con una donna su un podio, questo Lez Muvi dedicato a una donna altrettanto da podio….Lei, the magnificent and mischievious, the fierce and the beautiful…Maleficient! 🙂
Ve lo anticipo: ciò che seguirà suonerà femministoide a molti di voi. Ma credetemi non lo è, almeno negli intenti.
In pieno rispetto della gender pars conditio, lunedì eravamo 50% boys e 50% girls tra le fila lezmuviane: il WG Mat, che non perderebbe mai un film d’animazione perché il ludens alberga in lui come un grosso demone a forma di Totoro; il creatnettiano Carlo, a cui diamo il benvenuto ufficiale in Lez Muvi: ci seguiva dal Baby Blog (sì, qualcuno lo segue, ‘sto blog), ma la sua cine-identità lezmuviana è sconosciuta ai più: il Movier Magnocarlo ―”Carlo Magno”, un dominio conquistato più o meno verso l’800 d.C., è stato fatto oggetto di plagio dalla geografia trentina nei dintorni di Campiglio, quindi “Magnocarlo” è sembrata la scelta più azzeccata, anche perché a Lez Muvi mancava proprio un re di Franchi e Longobardi, tu guarda il caso….;-)
Dalla parte delle girls, ecco la Fellow Junior, che nonostante la tenera età, sta imparando l’arte dello scapicollo con risultati davvero notevoli. 🙂 L’Anarcozumi avrebbe rivisto volentieri il film, ma motorino+monsone si conferma essere una combo avversa a Lez Muvi… 🙁 A ogni modo, è come se fosse stata con noi!

Le mie prime parole pronuciate a fine film ―anzi, in corso di film― sono state “IO VOGLIO ESSERE MALEFICENT!”, come quando sei bambino e scegli un personaggio da interpretare nella realtà inventata del gioco con gli amichetti.
“Io voglio essere Maleficient” alla luce di quanto segue.
Maleficient è la cattiva meno cattiva della storia, l’eroina stoica più stoicheorica della storia. Parliamo della brutale bellezza del personaggio interpretato da Her Majesty Angelina Jolie the First. Digressione. Non ho mai nascosto la mia ammirazione nei riguardi dell’attrice che, nell’ordine, è: una sventola che stende uomini e donne in egual misura; il punto esatto in cui esilità incrocia morbidezza e il risultato è un piano cartesiano di estasi per gli occhi che scaccia qualsiasi tipo di rivalità femminile: una così è come la Madonna ―e le sue apparizioni nell’immaginario maschile sono più numerose della bellezza di Betlemme; un’artista di comprovanto talento, che ha interpetato ruoli complessi (ricorderete tutti Lisa, il personaggio sciroccato e tragico di “Ragazze interrotte” che le valse l’Oscar) e fantastici (se non ricordate Lisa-la-sciroccata, sono CERTA che tutti tutti ricorderete Lara-la-bomba ― Croft, ecchissennò); se poi ci mettete pure che è produttrice cinematografica, madre di sei figli, Ambasciatrice UNICEF, e, last but not least, moglie di Brad Pitt, ditemi voi se la Regina Angelina non regna sovrana nella favola della vita!
E un po’ Maleficient le somiglia: anche Angelina era una tipa dark ―molto dark. Una tosta, passato da ragazza maledetta, istinti autolesionisti, tempeste di tatuaggi all over the body, il classico armamentario della ribelle in pieno disagio giovanile… Una che ha avuto il coraggio di sposarsi un Bill Bob Thorton, non so se mi spiego… Ma poi, a un certo punto, è uscito tutto il suo lato “Jackie Kennedy” e si è trasformata come per magia nella Her Majesty di cui sopra.
Del lavoro di artigianato estitico operato sui sui zigomi, già s’è accennato la scorsa settimana. A questo viso allungato e affilatissimo, aggiungete un paio d’occhi verdemela velati di miele, un pallore luminiscente che contrasta con il mantellone nero che porta, le ali scure con cui vola (per poco…), le corne che più che corna sembrano un’acconciatura fichissima da passerella Milano Fashion Week sezione haute couture.
A questo spettacolo, aggiungete il ruolo della strega completamente riscritto. “Maleficient” racconta il perché Maleficent è diventata quello che è diventata: è una specie di spin-off della “Bella Addormentata” che tuttavia va a rivoluzionare anche la favola scritta da Perrault e ripresa poi dai Bruder Grimm. Una revisione del margine che torna al centro (=il classico) per riscriverlo ―la strega stessa, nel modello della fiaba classica, è sempre considerata il margine, rispetto al centro, rappresentato dai buoni-bravi-belli.
Per riassumervi la riscrittura…Maleficent è una normalissima fata che se ne svolazza tranquilla per la Brughiera fin quando non incontra Stefano e pam, s’innamora un po’ come Juliet di Romeo. L’idillio dura tipo quattro minuti visto che Stefano, principe di nome ma non di fatto, la lascia e se ne va a conquistare il mondo. Poi un giorno si ripresenta, e lei lo perdona ―mammamia, le donne, so silly sometimes… Poi lui ri-riparte per ri-riconquistare il mondo, e lei lì di nuovo a didoneggiare… Il problema con questo Stefano è la sete di potere: accetta la proposta di Re Enrico, che promette di cedere il trono e il titolo di re a chi sconfigge Maleficent per conquistare la Brughiera, e quindi, con questo business plan in mente, ritorna da lei. I due trascorrono una notte cucci-cucci e lui, mentre lei dorme dolci sonni d’ammmmore, prende un coltello e le taglia ‘sto po’ po’ di ali ―ovvero la prova della sua sconfitta da portare al cospetto del Re. Della serie, vatti a fidare dell’ammmmore…
Ora, immmaginate lo stato in cui si risveglia ‘sta ragazza! Sedotta, abbandonata, umiliata, tradita, e pure privata del mezzo di trasporto aereo ― che vivendo ella nel mondo delle fate, capirete, non è problema da sottovalutarsi…Maleficent, da normalissima fata svolazzante, diventa perfidissima strega deambulante.
Il sortilegio che lancia ad Aurora, figlia di Stefano e della nuova compagna, fa parte della vendetta, naturalmente. Solo che Maleficent ―una buona di fondo trasformata in cattiva dalle circostanze― non fa i conti con l’adorabilità di Aurora, bimbetta adorabile allevata nel bosco da tre fatine abbastanza insopportabili.
Maleficent finisce per seguire tutto il percorso di crescita di Aurora, prima osservandola a distanza e poi presentandosi come una sorta di “fata madrina”. E finisce per volerle bene: grazie a lei torna a provare amore, l’amore che Stefano aveva calpestato dentro il suo cuore. E qui arriva il bello, Fellows! Un dì per la Brughiera, Aurora mi conosce Filippo, un principino scialbo tipo Justin Bieber che a lei comunque smuove qualcosa dentro ― esattamente come Justin Bieber con le adolescenti. Quando poi, al suo sedicesimo compleanno, la ragazza si punge con l’ago, e cadrà in un sonno da Lexotan da qui all’eternità, Filippo sembra essere il portatore ideale del bacio che potrebbe svegliarla.Allora la bacia e, surprise surprise, Aurora NON si sveglia…(Libidine!). E sapete chi darà il bacio che la sveglierà? Suspence suspence… Maleficent! (Doppia libidine!). L’amore che prova per Aurore è reale, autentico, coltivato giorno per giorno, non un amore posticcio, del primo Justin Bieber (con sopracciglie da Elio) che passa per il sentiero.
E questa, Fellows, oltre ad essere una libidine-coi-fiocchi, non me la considerate forse una r-evolution?! De-idealizzazione dell’amore idealizzato (che, in questo foggia, non sussiste nemmeno più nelle favole), nobilitazione dell’amore non-convenzionale (il trionfo dell’amore di una regina del male verso una fanciulla tutta-buona-brava-bella è la ri-vincita ―vincita doppia― del margine sul centro), innovazione di genere: una DONNA bacia e sveglia una donna ―siamo pur sempre in un cartone made-by-Walt Disney, l’industria in cui la definizione dei ruoli e dei generi è sempre stata molto ferrea).

Vorrei essere Maleficent anche perché è molto ironica. “Io non amo i bambini”, dice altezzosa, guardando la piccola Aurora, dopo averla appena salvata da un precipizio in cui la piccola stava per cadere… È una cattiva buona, Maleficent, estremamente umana nella sua non-umanità. Ed è uno specchio in cui tutte le donne (o tante) si rivedono: chi non è stata sedotta-abbandonata-umiliata da un principe o presunto tale?? Prima o poi capita a tutte. Maleficent mostra che è possibile uscire dalla spirale di vendetta e rancore, lasciandosi sedurre da un altro tipo di amore. Questa, in fondo, è la morale della favola: l’amore guarisce il dolore. Ed è Maleficent, più che tutti gli altri personaggi, a vivere felice e contenta: il lieto fine è il suo, nella scoperta che ha fatto dentro di sé.
E questo forse è anche, purtroppo, uno dei difetti del film. Maleficent non è la vera “villain”. È una buona diventata cattiva ritornata buona; una creatura ferita ―dall’uomo, che le sottrae, in questo, lo scettro della perfidia. Quelli del PC ―no, non il partito, il gruppo Protezione Cattivi― hanno avuto da ridire….
Io, che non sono del PC, ho apprezzato questo snaturamento: permette allo sguardo di frugare dentro un personaggio che Perrault, Grimm e Disney avevano imprigionato in un’armatura dark per spaventare il lettore bambino e far risplendere ancora di più l’eroe, o la fanciulla eroina. Io, che mi ritengo una sostenitrice delle rivisitazioni post-moderne dei classici, appoggio queste operazioni che maneggiano il modello di riferimento, permettendo al classico di essere sempre nuovo.
E mi trovo inoltre a chiudere un occhio di fronte alle evidenti cadute del film. Una su tutte, la rappresentazione ―o meglio, la rappresentazione faziosa― dei personaggi maschili.
Stefano è l’incarnazione del farabutto, Filippo quella del grullo senza cervello, Fosco ―il corvo che Maleficent salva da un cacciatore e che diventa il suo servitore― un’ombra senza un ruolo ben preciso. Tra tutti, spicca ovviamente la natura infame di Stefano, che, s’è detto, seduce, tradisce e abbandona ―anche detta “la tripletta del FDP”, dove, sì, FDP sta per quello :-)… Ora, il mondo è pieno di B&B, la lobby Bastards&Bitches. E sì, la parte maschile in questo film è volutamente rappresentata in maniera ridicola/malvagia/bamboccia.
Ma adesso io potrei attaccare con il “potrei” femminista …

Potrei dire di tutti i danni che personaggi come Biancaneve (la serva) e Cenerentola (la sguattera) hanno causato nell’inconscio culturale collettivo, imponendo dei ruoli alle donne e alle bambine da cui liberarsi è stata impresa paragonabile a una Fuga da Alkatraz tutt’ora in corso d’opera.
Potrei dire di quanto la cinematografia, l’arte, la società abbiano proposto storie di donne vittime che rimangono vittime (“Philomena”!) e di donne virago che finiscono male (Katherine di “Basic Instinct”!), di Madonne e malafemmene, come se un gender fosse impacchettabile e restituibile in comodi pupazzi pieghevoli con cui riemprie casa vostra…
Potrei dire dei 2000 anni di maschiocentrismo, di lavori impediti, di case prigioni, di università sbarrate, di mani sulle bocche, di proposte fuoriluogo, di soprusi sensazionali e insinuazioni sotterranee.
Potrei dire tutto questo e non lo faccio. Non ho bisogno di tirare in ballo il femminismo.
Pensando bene al film, ho capito che “Maleficent” NON è femminista. Realizzare un cartone animato in cui l’uomo è malrappresentato o non-rappresentato non ha nulla a che vedere con il femminismo, ma con la libertà d’espressione: è una scelta del regista (peraltro uomo).
Certo mi piacerebbe aprire un bel dibattito con voi su come gli spettatori maschi si siano sentiti toccati sul vivo…Mammamia toccatissimi! La vocina femministoide che ho dentro sussurra: “Un po’ per ciascuno…”, ma tranquilli, la soffoco…;-)

E poi scusate, io voglio essere Maleficient per come sfreccia senza limiti di velocità nel mondo incantato della Brughiera! Fra alberi magici, creature eteree come Trilly e goffe come Shreck! Ma chi non le vorrebbe, un paio di ali così!

Quindi, nonostante le lacune e la peggior squadra di attori scelti, proclamerei il “missione compiuta” per un cartone animato by Walt Disney, che ha avuto delle intuizioni molto ma molto felici…
E questa settimana, per la serie “se il cine non va a Lez Muvi, Lez Muvi va al cine”…

TABU
di Miguel Gomes

Presentato con successo al Festival del Cinema di Berlino nel 2012, il film fa parte della rassegna concepita da Marco & Matteo The Magicians intitolata “Su ogni carne consentita – 7 film dispersi”, in corso al Bar Loco’s di Rovereto. Dato che noi non vogliamo disperdere nulla, tantomeno in cinematografia, martedì prendiamo le nostre brave macchine, lasciamo il nulla cinematografico proposto da Trentoville ― “quando il Mastro non c’è lo Smelly fa il bello e il cattivo tempo”, dice il detto, no? ― e ce ne andiamo a Rovereto!
Sappiate che considero questo Lez Muvi Outdoors un esperimento cine-antropologico: voglio vedere quanti di voi saranno disposti a uscire dall’urbe per vedere un film in un giorno infrasettimanale. Fate in modo di non lasciarmi unica cavia dell’esperimento eh, che non vale! 🙂

E con questo ho detto tutto…. Ah no, scordavo di strillare, brava Byoncé! Eccoti in tutta la tua byoncetudine, https://www.youtube.com/watch?v=ViwtNLUqkMY …e prima che scavalcassi il maritino Jay Z 😉

Ora vi prego di non tirare dritto sul Movie Maelstrom: la Fellow Francesca-ae.f., ha visto “Synecdoche, New York”, ha condiviso con me le sue riflessioni e acconsentito affinché io le condividessi con voi. Osservate voi stessi la levature del commento ― la Fellow è una Prof, mica per niente eh… La ringrazio di cuore e le rammento che quando ho letto “Intra-diegetico” ho trattenuto a stento le lacrime… Intra-diegetico…!!!
Dopo il Maelstrom c’è il riassunto, ma vi prego, risparmiatevelo. Accettate invece i miei ringraziamenti e i miei saluti, stasera, patinatamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Open mike alla Fellow Fra-ae.f….

“Grazie x averci segnalato Synecdoche, a me è piaciuto, e molto anche!
Sono rimasta colpita dagli inserti surreali anche io, come la casa che bruciava che Hazel acquista consapevole della sua fine (insita in ogni cosa); mi è sembrato particolare il fatto che i personaggi notassero il fuoco, come se fosse un elemento intra-diegetico; mi ha colpito inoltre  che il fumo l’abbia soffocata proprio  la prima notte che lei passa col suo amore di sempre, come se il coronamento di un amore rendesse la minaccia della fine, (che fino a quel momento era stata una innocua compagna di vita) un elemento concreto al quale non si può più sfuggire …
E mi hanno colpito anche i fiori  sul corpo tatuato della figlia morente, ormai appassiti… Lei, una bambina trasformata nel “progetto” di una artista, che con i tattoo marchia il suo corpo e determina il suo destino di squallore e di spogliarelli….
Il titolo Synecdoche, figura retorica dello spostamento del significato su un elemento contiguo a mio avviso appare materializzarsi nell’opera d’arte infinita di Caden… Vita reale contaminata dalla mimesi… spostamento dei flirt fra i protagonisti e i loro alter ego…
Insomma un film cerebrale per noi cerebrophiliache!! :)”

Cerebrophiliache! Col PH!!! 🙂 🙂

TABU’: Sul pianerottolo di un condominio di Lisbona vivono l’anziana e cocciuta Aurora, la sua cameriera capoverdiana e Pilar, una vicina impegnata nelle cause sociali. Quando Aurora muore, le altre due vengono a conoscenza di un episodio del suo passato: una storia di amore e crimine ambientata in Africa…

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