LET’S MOVIE 209 – propone SMETTO QUANDO VOGLIO e commenta LA SEDIA DELLA FELICITA’

LET’S MOVIE 209 – propone SMETTO QUANDO VOGLIO e commenta LA SEDIA DELLA FELICITA’

SMETTO QUANDO VOGLIO
di Sydney Sibilia
Italia, 2013, 100’
Giovedi’ 31/Thursday 31
Cortile Interno Palazzo Thun
Botteghino aperto dalle 20:30
Inizio film ore 21:30/9:30 pm
Via Belenzani something
Ingresso/Entry 5 Euro

Fortuna Fellows,

che la fortuna esiste.
Giovedi’ ero già pronta ad assistere al film che mi ero girata in testa, con la partecipazione straordinaria del meteo. Sentite un po’ la trama. Un cielo serenissimo, più blu del dipinto di blu, le persone tutte contente contente…Oh signora anche lei qui stasera…Be’ sì, dopo tutto ‘sto maltempo, e poi con il cinema a 5 euro… A proposito, che film è questo…?
Insomma, tutti prendiamo posto nel cortile sotto le stelle, il proiezionista (oddio, ora che la pellicola è decaduta, è decaduta anche la professione? Anche la parola, “proiezionista”? Dove riposano le parole decadute? C’è un ospizio, un cimitero? Ne riparliamo???), il proiezionista decaduto avvia il file e per buoni undici minuti tutti si godono la dolcissima intesa fra estate e settima arte.
Quand’ecco — “quand’ecco” DOVETE usarlo!— che il cielo s’incupisce, e in men che non si dica, buuuum, piove giu’ una bomba d’acqua di quelle che cadono sull’Italia da quando in Italia s’è cominciato a definire cosi’ gli acquazzoni, i cari vecchi acquazzoni —“bomba” ha un ben altro sensazionalistico appeal, rinviando all’assetto bellico del cielo, mentre “acquazzone”, chevvolete, fa molto “Marcovaldo”, al massimo “La Pimpa”. E allora il pubblico si fa prendere dal panico, perché non ha portato soprabiti né tantomeno ombrelli, e le due signore di prima, sì, proprio quelle due che avevamo incontrato lassù all’ingresso fuggono atterrite per non mettere a repentaglio la messa in piega da sei milioni di dollari — che sul cine si lucra, ma sul parrucchiere non sia mai.
E noi Moviers, che non siamo del popolame sprovveduto qualsiasi, ci eravamo attrezzati a dovere ed estraiamo il k-way anni 80 o l’impermeabile da giapponauta-a-Venezia anni 90, e guadagnamo l’uscita sotto i lapilli di pioggia —anche “gocce” e’ roba da Marcovaldi e Pimpe, dai — tutti sconsolati per i rimanenti 79 minuti di film sfumati, sfilmati, insomma persi, che difficilmente riusciremo a recuperare.
Il film che avevo in testa si chiude su di noi, piccole e tenaci creature lezm-umane, che ci dirigiamo, piccoli e tenaci, verso un improbabile ovest, sferzati dagli elementi, in cerca di un tetto…in cerca di tutto purche’ lontano dalla devastazione, cormacmaccarthiani come i due protagonisti di “La strada”, che se non avete ancora letto consiglio di leggere —e se non avete ancora visto Sconsiglio di vedere.

Fortuna che la fortuna esiste e che questo film è rimasto solo una mia allucinazione personale…. La serata è rimasta chilly —really REALLY chilly— e non s’è assistito a scene di panico generale. Io e i Moviers ne abbiamo naturalmente approfittato e goduto. I Moviers erano il D-Bridge che, voi non ci crederete, ha rivisto il film per la seconda volta, e non perché s’è sbagliato, ma per essere con noi di Lezmuvi —esempio, questo, di enunciato la cui verità sbucherà fuori solo se lo private dalla manipolazione del Board 😉 E poi c’era il Sergente Fed FFF, che non vedevamo dal maggio del 1918. Ma come dico sempre, se di mezzo c’e’ l’amour o lo sport, il Dragon Board si squaglia… E quindi bravo al Sergente che ha portato la sua Michela a Lez Muvi. 🙂
Dato che qualcosa di chiqualatina risiede nei suoi tratti somatici, lei sara’, ora e per sIempre, la nostra Movier Michelita J e speriamo di vederla spesso, con  o senza Sergenti —ma con e’ meglio, dai 😉

Nel caso in cui altri Fellows fossero stati presenti e io non li abbia visti, vi prego di perdonarmi e di parlare direttamente con il mio oculista. La prossima volta, ululate un licantropico “Fr(a)uuuuuu”, e forse —e dico forse!— vi sento e vi rintraccio. 🙂

Quindi c’erano tutte le premesse per un seratone. E invece il piatto forte ci delude —guardate, in fondo Lez Muvie non e’ che il finger food, la carta colorata che circonda la ciccia, ma la portata principale e’, e deve rimanere lui, il film. E non so bene, in coscienza come affrontare questo pippone oggi. “La sedia della felicita’” e’ l’ultimo film di Mazzacurati. Prenderlo e massacrarlo mi risulta atto oltremodo impietoso. Un conto e’ quando me la prendo, pur bonariamente, con i registi vivi: c’e’ in me la speranza inconscia di poterci battagliare dal vivo, dando loro il modo di rispondermi per le rime —non sono cosi’ maleficient come mi dipingo(no) dai 😉 Ma quando il regista e’ mancato di recente, e la perdita e’ ancora fresca, si innescano delle dinamiche di rivalutazione della sua opera omnia, di rispetto nella sua totalita’ come artista dall’inizio della sua carriera, che ti impedidiscono di prorporre critiche troppo violente. Se parlo male del suo ultimo film, mi sembra di far torto, o peggio, di macchiare, tutto quello che di grande e bello ha fatto per noi spettatori, concentrando lo sguardo solo sull’ultimo scivolone, senza considerare tutto il giusto che l’ha preceduto. Un po’ come se avessimo mantenuto la media dell’8 per tutto l’anno, poi all’interrogazione del 5 giugno prendiamo i “Sepolcri” per l’ultimo episodio di “Twilight”, e il prof. ci punisce annullando tutto il sudore sudato sull’Ortis… Insomma, tutti possiamo cadere, no? Tutti possiamo confondere Ippolito Pindemonte con Robert Pattinson, via, prof…
No, non e’ la fine del mondo se Mazzacurati e’ incespicato. Forse chissa’, magari sentiva avvicinarsi la fine e voleva lasciare tutti lasciando una specie di fiaba dei tempi moderni come ultimo dono per i suoi spettatori.
Un’estetista di Jesolo e un tatuatore romano trapiantato in Veneto si trovano uniti nella ricerca di una sedia al cui interno una riccona che spira a inizio film (un’inguardabile Katia Ricciarelli), ha nascosto un tesoro. Il film e’ una specie di lunga caccia al tesoro in cui i due eroi se la vedono con un prete (interpretato dal big boy Battiston) che nasconde dietro gli scopi umanitari la ricerca spasmodica del bottino: in realta’ ne ha bisogno per saldare i debiti accumulati con il video-poker… Il problema e’ che la sedia fortunata ha undici sedie gemelle, perfettamente identiche, sparse per tutto il Veneto: missione di Bruna e Dino e’ rintracciare tutti gli esemplari e sventrarne la seduta fino ad arrivare a quella giusta.

Scrivendovi la trama esile esile, mi viene da pensare che potrebbe benissimo essere un cartone animato: i due protagonisti, piu’ che due adulti, sembrano una coppia di adolescenti conquistati/fulminati dal (bi)sogno di cambiare vita, e il miraggio di credere a un deus ex machina che possa palesarsi in forma di carato e risolvere tutte le loro grane. Non ci si dimentica infatti nel film che i due fanno i conti con i conti che non tornano a fine mese e che i problemi del quotidiano contemporaneo filtrano nella favola: le ristrettezze economiche, certo, ma anche, per Dino, la condizione di padre divorziato che sente molto la mancanza del figlio (bravo Mazzacurati che in due scene DUE —di cui una indiretta— allude a una situazione di disagio famigliare senza bisogno di tanti spiegoni e sottotrame).
Nel film c’e’ la terra di Mazzacurati, il Veneto, percorso e ripercorso in lungo e in largo nei suoi film, ma qui e’ spogliato da quel velo di malinconia che lo circonfondeva in opere come “La lingua del santo” o “La giusta distanza”. La cifra favolistica annulla qualsiasi tipo di sporcatura malinconica e anche le piane costellate da ristoranti cinesi grandi come capannoni e le citta’ dai centri commerciali votati all’apparire (Dino e’ un tatuatore e Bruna un’estetista) non sono oggetto di critica. Sono uno sfondo diverso, moderno, un po’ come la citta’ lo era per Marcovaldo (oggi, lo notate, predico il Calvinismo ;-)). Ma non c’e’ una riflessione sul luogo: il degrado paesaggistico del Veneto che geo-localizza il degrado umano dei suoi abianti —e, allargando il discorso, il nord Italia, e, allargandolo ancora di piu’, l’Italia— e’ una deduzione che sto formulando io al momento, piuttosto che un obbiettivo della regia…. Mazzacurati sceglie una coppia di personaggi sostanzialmente losers, come lo erano Albanese e Bentivoglio in “La lingua del santo”, e proprio come loro, si ritrovano ad essere vittime e artefici di situazioni tra il comico e il catastrofico. Solo che mentre la catastrofe per-segue i due rapitori della lingua di Sant’Antonio fino alla fine, e alla fine uno ne rimane fatalmente vittima, in “La sedia della felicita’” la catastrofe e’ inverosimilmente risolta e volatilizzata. Un lieto fine formato famiglia elimina tutti gli ostacoli: il prete avido, i creditori impietosi, persino l’impaccio tra Dino e Bruna, innamorato e innamorata che aspetteranno, guarda te, proprio il finale fiabesco per dichiararsi… E tutti vissero felici e contenti, in uno scenario che piu’ fairy-tale di cosi’ non si puo’. E qui c’e’ lo zampino dell’Anarcozumi e della Trentino Film Commission, che hanno scovato e messo a disposizione di Mazzacurati dei posti molto pittoreschi per girare le ultime scene ambientate in montagna. 🙂

Non dico nulla dell’orso posticcio. Non dico nulla della fine fatta fare al prete Battiston, ne’ della scena conclusiva con Dino e Bruna, lei agghindata come una matrona romana con tutti i gioielli della Corona addosso, e lui in brodo di giuggiole al suo fianco, dietro le tre cime svettanti di Lavaredo o Heidi, fate voi, e un futuro roseo spalancato all’orizzonte. E non dico nulla nemmeno degli stereotipi, delle macchiette, i soliti luoghi comuni che credo Mazzacurati abbia volontariamente trattato alla grossa, senza puntare ad alcunche’ nello specifico. A quanto leggo voleva divertirsi, nel suo ultimo film. E se cosi’ e’ stato, se “La sedia della felicita’” l’ha divertito, bene, missione compiuta. Lo considero come una specie di “ultimo deisiderio” del condannato… E se c’e’ un aspetto che ha divertito anche me, e’ stato ritrovare tutti i personaggi che hanno popolato il suo cinema, comparsare per il film e salutare, cinematograficamente, il regista. Bentivoglio, Albanese, Silvio Orlando, Balasso, Citran…

Poi, vedete, a me e al D-Bridge il film non e’ piaciuto, ma al Sergente e alla Michelita si’, e questo spacca perfettamente a meta’ il giudizio. Vi dico, in onesta’, se volete accostarvi al cinema di Mazzacurati e incontrare quell’inconfondibile malinconia accennata prima, quel senso di “eppure, nonostante tutto, tiriamo avanti”, scegliete il resto della sua cinematografia. E magari considerate “La sedia della felicita’” non come un compendio, ma come una pausa buffet — nel senso di buffa— che il regista s’e’ concesso dopo tanti anni di ligio servizio presso la pubblica amministrazione della trista (tristA??) condizione umana… E in fondo in  fondo, terminare la buffonata della vita con le mani nel buffo non e’ poi cosi’ male, no? 😉

E anche questa settimana sposiamo le scelte di Palazzo Thun e con gioia che oserei definire SOVRUMANA imponiamo

SMETTO QUANDO VOGLIO
di Sidney Sibillia

Chi di voi ama sguazzare nelle acque del Movie Maelstrom, ricordera’, forse, che vidi (e consigliai) questo film irresistibile fuor di Lez Muvi. Proprio per la sua irresistibilita’, decido di farlo rientrare in Lez Muvi e andare a rivederlo insieme a tutti voi. Vi prego, per una volta, fidatevi: se avete bisogno di ridere, ma ridere RIDERE, e di guardare lo sfascio esilarante in cui versano i ricercatori italiani (e qui si’ e’ una catastrofe, altro che tesori e sedie!), allora vi prego, non perdetevi questa piccola grande lezione di commedia che dal vecchio impara e nel nuovo affonda…

Vi ricordo che anche questa settimana siamo in balia di tickets&tempest. Vediamo di non capitolare al botteghino. Quanto al meteo, invochiamo tutti un colpo di cuBo bis, forza dai. 🙂

Ecco, le voila’ mes petits, anche per oggi il mio voyage e’ arrivato au bout de la nuit, Céline sara’ contento. Siccome devo aver assorbito la malinconia mancata dell’ulitmo Mazzacurati, vi spingo dolcemente nel Movie Maelstrom, per assaporare il finale dolceamarissimo di un film che ho visto per la prima volta tre notti fa —potete pure denunciarmi al Tribunale dell’Aja, squalid and shameful Board che sono! Voi, vi prego, non siate ne’ squalid ne’ shameful e, se ancora non l’avete fatto, guardatevi questo capolavoro…
Il riassunto invece non serve e potete chiamare la nettezza urbana o smaltirlo a piacimento. I saluti invece, fate attenzione, non si differenziano, e sono parcaemente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

May the Hague Tribunal have mercy on me…
https://www.youtube.com/watch?v=jp1UCiZrcSs
 

SMETTO QUANDO VOGLIO: Pietro Zinni ha trentasette anni, fa il ricercatore ed è un genio. Ma questo non è sufficiente. Arrivano i tagli all’università e viene licenziato. Cosa può fare per sopravvivere un nerd che nella vita ha sempre e solo studiato? L’idea è drammaticamente semplice: mettere insieme una banda criminale come non se ne sono mai viste. Recluta i migliori tra i suoi ex colleghi, che nonostante le competenze vivono ormai tutti ai margini della società, facendo chi il benzinaio, chi il lavapiatti, chi il giocatore di poker. Macroeconomia, Neurobiologia, Antropologia, Lettere Classiche e Archeologia si riveleranno perfette per scalare la piramide malavitosa. Il successo è immediato e deflagrante, arrivano finalmente i soldi, il potere, le donne e il successo. Il problema sarà gestirli…

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