LET’S MOVIE 210 – propone ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO e commenta ANARCHIA, LA NOTTE DEL GIUDIZIO

LET’S MOVIE 210 – propone ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO e commenta ANARCHIA, LA NOTTE DEL GIUDIZIO

ZORAN – IL MIO NIPOTE SCEMO
di Matteo Oleotto

Italia, 2013, 103’
Giovedì 7/Thursday 7
Ore 21:30/9:30 pm
Apertura botteghino: ore 20.30 (mi raccomando)

Cortile Interno di Palazzo Thun
Via Belenzani Qualcosa
Ingresso/Entry Euro 5

Fregati Fellows!

Questa volta ci abbiamo rimesso le penne, noi poveri passeri lezmuviani… 🙁 Vittime della serata di beltempo (!), vittime della voglia di outdoor della gente, vittime di una proposta cinematografica comica dopo un inverno di Filomene e Alabama Monroe (ih ih ih). Vittime, soprattutto, dell’intransigenza di Palazzo Thun.
Già, perché dovete sapere, che una volta esauriti i biglietti, Herr Thun non permette l’ingresso agli sprovvisti di biglietto, nemmeno nel caso essi siano dei ganzissimi Moviers, tipo la Fellow Vanilla, il Fellow D-Bridge, e pure la Movier Cristina Casaclima e il Movier Dateacesarequelchedi, giunti a Trentoville apposta per vedere il film di Sybillia.
Ora, noi non si questiona sull’ingresso vietato. Ci sono delle norme di sicurezza da rispettare, ne siamo consapevoli: metti caso che scoppi un incendio nel bel mezzo del cortile del palazzo, oppure che atterri una navicella da Ork (con o senza Mork), oppure che esploda una ormai classica bomba H2O aprendo una voragine in Via Belenzani ― e non farebbe nemmeno più notizia (si accettano voragini solo al di sopra dei 12 metri, prego). Insomma potrebbero verificarsi tutta una serie di eventi da “The Day After Tomorrow”, e certo Palazzo Thun, nella persona di Herr Thun, deve mettere i suoi spettatori nella posizione di fuggire ― mettendo se stesso al riparo da grane legali.
Noi non si questiona quindi sulla sicurezza, peraltro non addotta come motivazione del “NO, voi non entrate”, ma sulla rigidità: la vera ragione per cui “NO, noi non entriamo” è legata al fatto che il programma che stampa i biglietti non prevede di emetterne altri oltre i 400 previsti. E se vuoi pagarmi, entrare e sederti per terra, o rimanere in piedi, o guardare il film nella posizione del loto o di Toro Seduto ― che poi qualcuno mi spiegherà la differenza ― no, Movier, non lo puoi fare.
Insieme agli altri Fellows, delusi dalla strada sbarrata, si brontolava… Se fossimo stati in un altro posto, se fossimo stati in una città più elastica, ci avrebbero fatto pagare ed entrare. Ma siamo a Trentoville, e a Trentoville si fa SOLO ciò che è previsto dalla legge ― l’esortazione a curarsi di presunto lesbismo se sei un’insegnate che ne è presuntamente affetta e che insegna in una catto-scuola altrimenti quella è la porta, non è previsto dalla legge, eppure si verifica lo stesso… Misteri della legalità trentina…
Come vedete, l’amaro in bocca non è svanito in questi tre giorni…
Ma abbiamo comunque trovato del dolce con cui consolarci. 😉 La mia combriccola di lezmuviani, approfittando della soirée estiva, ha vagabondato per le vie del centro. 🙂 Io, in quello stato di ce-n’est-pas-possible e dissenso che mi porta a tramare rivoluzioni di cui solo l’Anarcozumi capirebbe la portata, ho acconsentito al “Piano B”, proposto dal WG Mat: la visione di “Anarchia – la notte del giudizio” ― non che ci fosse molto altro da poter vedere eh.
Dato che la voglia di cine era tanta, siamo convertiti verso lo Smelly, incontrando, on the way, un bar clandestino che suonava della salsa clandestina, con della gente che ballava clandestinamente per strada e di cui non si sa più nulla, giacché suonare della salsa e soprattutto ballarla per strada, nuestra senora de Guadalupe, no es posible, non è previsto in alcun modo dalla legge di Trentoville, e quindi i musicisti e i ballerini sono stati fatti sparire dalla troupa d’elite dei vigili comunali. 🙂
Sapevo a cosa sarei andata incontro con “Anarchia”, quindi niente piagnistei. Ma sappiate che faccio mio il noto commento di Fantozzi Rag. Ugo in merito alla corazzata Kotionkin…
Ve la faccio breve…Los Angeles, 2022. I Nuovi Padri Fondatori hanno ripulito la società dalla spazzatura umana, ridotto la disoccupazione e tutti vivono felici, repressi e contenti. Per alleviare un po’ il “repressi”, il management governativo stabilisce di dedicare dodici ore all’anno alla pratica dello Sfogo: chi vuole può compiere crimini di qualsiasi natura come più lo aggrada ― omicidi, torture, rapine, violenze dalla A alla Zeta, delinquino siori delinquino. Insomma, vale tutto e tutto resterà impunito.
Ecco quindi i soliti cattivoni, quelli che devono sfogare una cifra, che se ne vanno in giro a massacrare il prossimo ― il caro vecchio Alex Drugo sarebbe fiero di loro. E poi c’è il gruppetto dei soliti buoni/innocenti, capeggiati dal supereore della situazione: un Max Payne dai modi burberi, ma sottosotto una pasta d’uomo che aiuta questi quattro poracci la cui unica sfiga è stata quella di trovarsi downtown Los Angeles dopo il coprifuoco ― e questo NON si deve fare MAI MAI nemmeno, anzi soprattutto, nella Los Angeles vera, fidatevi sulla parola…
Sparatorie, mitragliate, inseguimenti, ci-prendono ci-prendono fuggiamo-fuggiamo. E una ricerca spasmodica del colpo di scena da cui, ahinoi, non verremo mai colpiti.
Il WG Mat mi parla di film di genere e John Carpenter ― quello delle fughe da New York, Los Angeles e qualsiasi altra città nordamericana vi venga in mente. Io penso, peccato che questo regista abbia sprecato un’idea così gustosa e che coglie un aspetto  cruciale dell’americanità ― la compulsione al controllo e la conseguente necessità di esternare tutto il represso possibile. Gli americani hanno inventato la pentola a pressione non per cuocere le patate in 10 minuti, ma per avere in casa un’iconografia plastica ― in acciaio inox 🙂 ― del loro modus vivendi. Incamero incamero incamero ma poi a un certo punto devo sfogare, altrimenti scoppio…
Quindi sono i possibili risvolti sociologici che il film schiude a rendere il film di un qualche interesse ― siamo nella categoria “film il cui valore sta nell’idea in potenza più che nella sostanza”. Insomma, a interessarti, è il trip che cominci a farti in testa partendo dal film, ma NON è il film.
Gli Stati Uniti sono ancora il paese dei Padri Pellegrini ― “Padri Fondatori” sono chiamati nel film, i capi supremi dello Stato, e non è un caso ― il paese di puritanesimo, derive Amish e mormoniche varie. Territorio dell’ordine e della regola ― cavolo, come Trentoville! Ma sono anche un paese tremendamente aggressivo, a tratti persino animalesco ― pensate all’ab-uso delle armi, alla giustizia ancora regolata, in molti stati, dalla pena di morte. Una società control-freak, che soffoca attraverso un sistema di regolamentazione così spinto, deve necessariamente pensare a delle valvole di sfogo (Sfogo, appunto) per non implodere. Allora ci sono i circenses ―Super Bowl ed eventi similari, Las Vegas, Disneyland, il giorno del Ringraziamento, Halloween, Tijuana, Oprah Winfrey e il David Letterman Show…
Ma pensateci, cosa succederebbe se, per qualche ora, “tutto fosse concesso”? Come si comporterebbero gli americani, e, in generale, gli esseri umani?
Il film avrebbe potuto lasciar perdere i detagli strappalacrime dei singoli personaggi (un gruppetto di scontati, a tratti patetici) e concentrarsi sulla rappresentazione della società perfettamente epurata, funzionante, svizzera, che precede le 12 ore di bengodi criminoso. Il film avrebbe preso tutt’altra piega.
Ma purtroppo il regista, Joe De Monaco, ha preferito rifugiarsi nelle tramette dei buoni: il nostro Max Payne, lo scopriamo padre il cui figlioletto è stato ucciso da un ubriaco, che alla fine egli stesso grazia ― summa dell’originalità, come vedete ― ma non si cura di sbirciare dietro le maschere scheletrose dei cattivoni… E in fondo, pensandoci bene, la grazia giansenista è quello che gli americani invocano: il perdono indiscriminato del peccato che piove dal cielo come una manna benefica… il lavaggio a gettone delle coscienze.
Siamo certi che “Anarchia” non sarebbe piaciuto nemmeno all’Anarcozumi ― pur essendo politicamente vicina al film. 🙂 E non è piaciuto AFFATTO a un neo-Fellow, Alfiero, cine-battezzato Movier Scaccomatto ― per ovvie ragioni kasparoviane ― che ci aveva messo in guardia, ma che noi, sciagurate, non ascoltammo… 🙁

E il Lez Muvi di questa settimana è eccezionalmente un Lez Muvi Bis: riproponiamo un dejà-vu… Vogliamo sfidare Herr Thun, combattare il cine-deserto all around, ma soprattutto ri-ridere di e con…

ZORAN – IL MIO NIPOTE SCEMO
di Matteo Oleotto

Onde evitare il ripetersi di quanto sopra, e risparmiarci la bitterness di cui sopra, i Fellows che hanno intenzione di rivedere questo SPASSO di film, sono gentilmente pregati di recarsi al botteghino di Palazzo Thun dalle ore 20:30 alle ore 20:32 in modo da accaparrarsi un biglietto, evitare altri dissapori con Herr Thun, e mantenere così la pace nella ridente cittadina di Trentoville…

Ed eccomi in fondo al resoconto del Lez Muvi modificato in corso d’opera…Che è stato comunque fun, alla fine 🙂
Prima di salutarvi, avverto che ferragosto si abbatterà su di noi come una piaga biblica ― guardate che succede a vedere gli action movies, parlo come un’avventista! ― e riapriremo i battenti dopo l’August break. Reputatevi pure in libera uscita 🙂
E ora riassunto bis, Movie Maelstrom super concentrato, bunches of thanks e saluti, truffautldinamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Finalmente m’è capitato di vedere “Soul Kitchen”, di Faith Akin ― mi aspettava da anni.
Lo consiglio a chi ama i personaggi scombinati, bislacchi, un filo lebowskiani nel loro approccio incasinato alla vita… Zinos, il proprietario del ristorante Soul Kitchen di Amburgo, lo ami subito… Lui e la sua comicissima ernia del disco…E la musica da urlo che propone nel suo locale, e che diventa la colonna sonora del film… Non perdetelo… 😉

ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO: Dove il Friuli sfuma nella Slovenia, e la Slovenia nel Friuli, vive un certo Paolo Bressan. O meglio: più che vivere, trascorre le sue giornate in osteria. È un quarantenne alla deriva, cinico e misantropo, professionista del gomito alzato ma anche della menzogna compulsiva. Lavora di malavoglia in una mensa per anziani e insegue, senza successo, l’idea di riconquistare l’ex moglie Stefania. La situazione cambia radicalmente con l’entrata in scena di Zoran, un quindicenne occhialuto lasciatogli “in eredità” da una lontana parente slovena. Paolo scopre di essere zio e la cosa lo disgusta, anche perché il ragazzino, oltre a parlare un italiano buffamente forbito, presenta chiari sintomi di disagio psicologico. Solo quando il truce Bressan si accorge che Zoran possiede un talento nascosto, quasi magico, la situazione cambia di nuovo. Ma prima che ciò avvenga, il rapporto tra zio e nipote disegna una mappa bellica dove il cinismo si oppone alla dolcezza, il freddo calcolo alla buonafede, la truculenza all’eleganza. In un appassionante gioco delle parti che alterna i colori (ora sorridenti, ora grotteschi) della commedia a quelli, più tenui, della poesia e dell’intimismo.

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