LET’S MOVIE 212 – propone IL FUOCO DELLA VENDETTA e commenta CORPO DI DONNA

LET’S MOVIE 212 – propone IL FUOCO DELLA VENDETTA e commenta CORPO DI DONNA

IL FUOCO DELLA VENDETTA
di Scott Cooper
USA-UK, 2014, ‘116
Lunedì 1/Monday 1
22:00 / 10 pm
Multisala Modena/Lo Smelly

Ma Moviers!

Dalla sporca dozzina al deserto dei tartari in una settimana?! Ma che è? Una dieta dimagrante in cui i kg persi si esprimono in “Moviers”, nuova unità di misura con le caratteristiche dell’inchiostro simpatico?!
Già una torna dalla Puglia tutta scombussolata, e lo scombussolamento dipende da tanti fattori, su tutti, lo shock visivo-uditivo-olfattivo a cui sei sottoposto una volta che rimetti piede a Trentoville. E guardate, per una volta lei, l’urbe versione micromachine, non c’entra. E’ proprio una questione d’intensità di certi luoghi, e di mancanza d’intensità di altri. Per metterla in termini fotoelettrici, una lampadina da 1000 watt contro la candela di Guglielmo da Baskerville, ecco. Il Salento ti strapazza ― e così credo valga anche per i paesi mediterranei in generale, per l’Africa poi vale a pacchi. Ti piglia e ti scuote da capo a piedi. Avete presente i fichi? Quelli che vi sembrano tanto dolci, tanto yummy yummy quando li mangiate qui. Ecco, prendete un fico di Arco, o di Vigolo Vattaro o di Baselga di Piné o di qualsiasi località trentina dal nome singolo o doppio, indifferentemente. Prendetelo e moltiplicatene al cubo il sapore. Ora prendete quest’operazione e applicatela a tutto ― colori, panorami, rumori, odori.
Insomma, una torna tutta elettrizzata, e deve affrontare questa nebbiolina da Manchester ad Halloween, questi poveri abitanti ingrigiti dall’estate mancata, che hanno quello sguardo un po’ sparuto, fin sgomento, quella faccetta da fermenti lattici tre volte al dì che ti fa terrore e tenerezza… Quell’espressione va-be’-nella-vita-ci-si-abitua-a-tutto-ci-abitueremo-anche-alla-nebbiolina-di-Manchester… Una torna e vorrebbe, se non una dozzina, almeno tre Moviers, per fare la piangimerenda e per condividere il film.
Per fortuna c’erano loro, i Fellows Magicians, Marco&Matteo. Ed è sempre bello incontrarli: ogni volta che li vedo ―ogni volta che raggiungo Rovereto in tempi ritiropatente ― mi aggiornano, confusi e felici, sull’affluenza di pubblico alle loro rassegne ― provatevi voi, vi sfido io, a mettere insieme 14-15 anime, in agosto, in uno scantinato, a vedere film potentemente d’essai… per me dovrebbe diventare una disciplina olimpica.
E anche a “Corpo d’amore” eravamo una quindicina ―30 se contiamo gli ombrelli (valgono anche gli ombrelli, no?). E anche “Corpo d’amore” è un film potentemente d’essai. Quello il cui riassunto occupa una manciata di righe, per la felicità di quelli che odiano i riassunti.
Immaginatevi un posto di villeggiatura al mare. Casa sulla spiaggia. Padre sessantenne e figlio adolescente che non riescono a comunicare neanche a botte. Un bel giorno i due, che si stanno smarrendo nel tentativo di trovare la causa ultima (o prima) della loro incapacità comunicativa ― tirandosi delle menate che il Rag. Fantozzi definirebbe “mostruose”― un bel giorno i due trovano una sventola biondo Svezia priva di sensi sul bagnasciuga ― e ditemi se questo non è il sogno del 98% della popolazione maschile mondiale. La ragazza parla una lingua straniera incomprensibile ai due ―e ditemi se anche questo non è il sogno del 98% della popolazione maschile mondiale― quindi la sua presenza è puramente carnale, un simulacro di senso davanti all’intelletto che i due, con i loro discorsoni introspettivi, i loro monologhi interiori, sfoggiano di continuo a livelli faccia-a-faccia tra Freud e Jung.
Manco a dirlo, padre e figlio s’innamorano entrambi della ragazza. Ma hanno fatto i conti senza il fusto. Ecco che entra in scena il ragazzo della biondina, un palombaro che con lei condivide la lingua e un feeling evidente. Padre e figlio, a cui non va molto giù l’idea di vedersi portar via la biondina da sotto il naso, decidono di re-agire. Da rivali quali erano, passano a complici: architettano un delitto la cui vittima lascio a voi il compito di indovinare (secondo voi ammazzano il tenero fiorellino svedese oppure il maschio alfa terzo incomodo??).
Ora, io l’ho raccontata usando il mio solito stile balengo (altrimenti detto ca**one). Ma il film è profondamente serio e intenso, strutturato in tre momenti che coincidono con il percorso incomprensione-evoluzione-involuzione di padre e figlio. Prima non si sopportano, poi trovano nella ragazza il canale comunicativo di cui abbisognavano (abbisognavano??), e infine scendono la china della distruzione etica pur di non mollare l’oggetto d’amore.
A me ha intrippato molto la figura di questa donna, un essere privo di parola ma dalla carica fisica molto potente, a metà strada fra un Venerdì dafoeiano e un Emile rousseuiano. Una donna che è un corpo, un corpo d’amore. E’ come se i due, prima di trovare lei, parlassero di nulla, come se la comunicazione non potesse sussistere perché vuota, priva di significato ―i dialoghi sono molto spesso ridondanti e autoreferenziali, costruiti intorno al vaniloquio e a domande lasciate irrisposte. Attraverso di lei, che funge da motivo e motore ―questo è l’amore, alla fine, motivo e motore primordiale― il loro dialogo trova sostanza, un soggetto in carne e ossa. E il loro dialogo acquisisce un fine, anche solo quello, banale, di decidere per lei, vestirla, darle da mangiare, accudirla. E lei diventa l’incarnazione della loro comunicazione. Non è un caso che la ragazza non parli la loro lingua: a loro, lei interessa come puro oggetto, e ridiventa soggetto solo quando sta con il palombaro e parla la sua lingua.
Mi piace molto la parabola discensionale che Carpi (Fabio, non Paolo, errata corrige) fa prendere al film. M’intriga che padre e figlio, da opposti ―il padre un entomologo che parla per tassonomie, il figlio un teenager insicuro ma saputo― e da rivali in amore, diventino complici, che si macchino le mani insieme. E’ come se compissero un rito, come se quell’estate, su quella spiaggia, i due avessero condiviso qualcosa ―qualcosa d’indicibile― per la prima volta. Una sorta d’iniziazione. C’è qualcosa di profondamente animalesco in questo film, pur essendo così lucido e composto, apollineo ―niente scene forti, né di sesso, né di violenza. C’è una carica profonda che attraversa sotterranea la trama del film, che lo anima e lo rende, per certi versi, dionisiaco. E’ come leggere “Lo straniero” di Camus. Tutto sotto la luce del sole, tutto apparentemente normale. Eppure, sotto tutto quel sole, dentro tutta quella normalità, il protagonista del romanzo commette, di punto in bianco, un omicidio ―leggete e paragonate 🙂
“Corpo di donna” è un film di silenzi, tempi lunghi, le atmosfere sono come sospese ―e questo anche grazie a una luce quasi nordica, fredda, affatto calda e mediterranea, come se Storaro, direttore della fotografia, avesse aderito all’agenda apollinea dell’involucro visivo del film.
C’è un sacco Bergman, secondo me, lì dentro. Quei momenti in cui magari non succede nulla, ma che sono presaghi. Se avete visto qualcosa del regista svedese sapete di che parlo…E anche qualcosa di tragedia greca… I personaggi sono tutti senza nome, come se la specificità identitaria non contasse. Come se i personaggi fossero dei tipi, più che dei personaggi. Quindi no, non è un film “leggero”, anche perché propone una serie di battute (meravigliose) tipo “Quand’è che la testa smetterà di pensare? Di immaginare? Tra il dolore e il nulla scelgo il dolore” oppure “Se una cosa non ha senso, che senso ha continuare a pensare?”… Roba pesante…
Siccome il Mago Matteo mi ha suggerito, con sguardo solenne, che mi devo contenere, 🙂 proverò l’ebbrezza dell’esperienza Tupperware, e per una volta mi conterrò,  chiudendo qui il pippone 🙂 (e dalla curva sud s’alzò un urlo di giubilo che contagiò tutti i Moviers). 🙂

Ma parliamo di cose serie… S’è aperta qualche giorno fa la 71esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Ovviamente l’Anarcozumi è in loco per controllare che tutto vada come deve andare. Io fremo dalla curiosità. “Il giovane favoloso” di Martone ―già solo il titolo merita il Leone d’Oro– sulla vita di Giacomino Leopardi, e poi “Birdman”, di Inarritu che ha aperto la Mostra e letteralmente rapito pubblico e critici. E poi “Pasolini” di quel folle di Abel Ferrara, e “The sound and the fury” su Faulkner di James Franco (non che me lo veda molto come regista, ma diamogli una chance), e “La vita oscena” di De Maria e “Hungry Hearts” di Costanzo (figlio, per carità), e anime nere” di Francesco Munzi….Come vedete abbiamo di che banchettare 🙂 …Speriamo che le pellicole arrivino presto in sala… Conto sul Mastro 🙂 anche se per questa settimana mi tocca cedere allo Smelly per questo filmetto di cui mi si dice gran bene circa l’interpretazione di un certo Christian Bale, che è sempre un gran piacere ritrovare…

IL FUOCO DELLA VENDETTA
di Scott Cooper

Scott Cooper, per capirci, è quello che ha girato “Crazy Heart” tre anni fa, con il quale Jeff Lebowski Bridges vinse l’Oscar. Magari “Il fuoco della vendetta” non sarà il capolavoro dell’anno, ma va bene chiudere la pausa estiva con un thriller ― con un thriller con un cast così: Christian Bale, Casey Affleck, Zoe Soldana e William Dafoe ― e mi pare il meglio che questa fine di agosto abbia da offrire. Come dicevo, aspettiamo CON ANSIA i film presentati a Venezia.

Anche questa domenica vi chiedo di far tappa nel Movie Maelstrom. A proposito, lasciatemi ricordare ai Moviers di recente acquisizione che quello sarebbe uno spazio tutto vostro. Io lo okkupo solo per non lasciarlo sfitto e alla mercé dei pancabbestia 🙂
Se volete segnalare un film ― ma anche una canzone, un libro ― se volete lamentarvi, se volete strillare o ballare sul mondo, potete farlo tranquillamente lì dentro. Lì dentro vale tutto. È un Maelstrom ― la versione 2.0 dello Zibaldone leopardiano. È fatto per il ricircolo benefico di suggerimenti ed esperienze. Basta che mi mandiate due righe ― o un papiro, as you wish ― a [email protected]. Io poi copio&incollo. Se lo preferite, mantengo l’anonimato. Insomma, fatevi sentire, ok? 🙂 Dai dai dai 🙂

E ora ho finito.
Non credo di essermi contenuta troppo, purtroppo ― sorry Matteo il Mago! 🙁 Ma si sapeva, no? La tecnologia Tupperware ha bisogno di tempo per attecchire nel mio universo all-you-can-speak…
Ora da bravi, schifate il riassunto, crogiolatevi nel Maelstrom, e beccatevi questi saluti, stasera, avversativamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board
MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Qualche notte fa mi è capitato di vedere finalmente “Drive” di Nicolas Winding Refn, vincitore della Palma D’oro a Cannes nel 2011 (miglior regia): a Trentoville aveva fatto una tappa lampo, e mannaggia-allo-Smelly, l’avevo perso.
Il film, indiscutibilmente tra i best-of degli ultimi anni, accontenta tutti: i patiti di thriller e regolamenti di conti; i fan della velocità e dello stunting; i teneroni che s’inteneriranno davanti a una storia d’amore in boccio. “Drive” farà letteralmente uscire di testa le slave to the Ryan, Ryan Gosling, anche detto Ryan Oh-my-Gos(h)ling… Mai così bravo (e lo è sempre), mai così bello (e God, lo è sempre)…
In più non ricordavo che la mia canzone teen preferita in assoluto, che già vi mandai qualche tempo fa, fosse la colonna sonora del film! https://www.youtube.com/watch?v=boFhHOjljs0
Prendete questa canzone ― dal potente effetto lisergico ― e aggiungetevi del Ryan Gosling ― dal potente effetto taumaturgico.
Si può volere di più da un film??

IL FUOCO DELLA VENDETTA: Russell Baze non fa una vita facile. Di giorno, operaio senza nessuna prospettiva di futuro nell’acciaieria locale, di notte si prende cura del padre malato terminale. Suo fratello Rodney, reduce da una missione in Iraq, resta coinvolto nel giro di un’organizzazione criminale che organizza incontri di lotta clandestini e scompare misteriosamente. Di fronte all’incapacità della polizia di fornire delle risposte credibili, Russell, che non ha niente da perdere, decide di mettersi personalmente alla ricerca di Rodney, rischiando la sua vita pur di scoprire che fine abbia fatto il fratello.

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