Posts made in settembre, 2014

LET’S MOVIE 214 – propone I 400 COLPI e commenta I NOSTRI RAGAZZI e SI ALZA IL VENTO

LET’S MOVIE 214 – propone I 400 COLPI e commenta I NOSTRI RAGAZZI e SI ALZA IL VENTO

I 400 COLPI
di Francois Truffaut
Francia, 1959, ‘93
Martedì 30/ Tuesday 30
Ore 21:00/9:00 pm
Astra/Dal Mastro

Frank Fellows!

È lui che mi accoglie sul ferry che dalla terraferma mi porta a Martha’s Vineyard. Sinatra. Con questa canzone, “Come fly with me”.

Nel primo negozio in cui metto piede, rieccolo con “I’ve got you under my skin”. E mentre corro, “The lady is a tramp”… Mmm, la musica di Sinatra è tutt’uno con ‘sto posto, ho pensato. Dopo qualche giorno ho realizzato che esiste Radio Sinatra, canale radiofonico disponibile sull’isola — doh, Board. 🙂

A ogni modo, se Martha’s Vineyard fosse una musica, sarebbe , inquestionabilmente, la sua. Bollicine e velluto.

E ora distinguo i paragrafi perché questa sarà una mail un tantinello lunga — avviso ai nuovi Fellows: i messaggi lezmuviani non sono mai così lunghi, e io non uso mai “un tantinello”.

But sometimes things happen, you know… 🙂

VINEYARD’S VIBES

Come ho avuto modo di dire a parecchi di voi con cui sono in contatto da qui — perchè sì, sono ancora qui sull’Island per qualche ora — Martha’s Vineyard, è la bomboniera degli Stati Uniti. Un tesoro bianco e azzurro, e blu, tutte le tonalità che potete immaginare. È come se mi avessero regalato un soggiorno in braccio alle nuvole!
Ha la forma di un triangolo. Spiagge da postcard lungo i tre lati, soprattutto la base. E al centro un cuore diviso in due: per metà trovate campi rattoppati dalle toppe bianconere delle mucche, che fanno tanto Kansas, e per metà boschi lussureggianti wilderness da paesaggio del Wyoming. Quindi avete tutto. L’oceano di Baywatch, la sterpaglia di Dallas, la foresta di Twin Peaks — e poi mi domando perchè ogni volta che metto piede negli USA mi par di star dentro alla tele, ts….
Le spiagge…eh Fellows…Le spiagge sono a perdita d’occhio, larghe come solo le strade e le spiagge americane sanno essere — segnatevi, per il vostro futuro viaggio qui, South e Katama Beaches.
Ci sarebbe tanto da dirvi… Il porto, le barche a vela, i sei fari che fanno newengland tanto quanto gli steccati bianchi, le conchiglie, le bici della Fletcher. Mi chiedo se questa sia l’America repubblicana nascosta sotto l’America democratica, oppure se queste distinzioni non esistano più. Se Bush vada a braccetto con Barack.
La ricchezza si sente nell’aria, ma non è fastidiosa o ostentata —forse perchè non siamo ad agosto, i palloni gonfiati sono volati tutti alle rispettive scrivanie, a New York e Los Angeles…

E poi da qui posso finalmente trasformare la leggenda in cronaca! Gli squali esistono, e bazzicano, bianchi e grandi, il circondario. Mi si racconta che un esemplare bello grosso ha attaccato due canoiste al largo di Cape Cod, qualche giorno fa — e solo a raccontarvelo, e a dire “al largo di Cape Cod” ci si sente molto dentro la tele! Io, per per non fare la fine delle canoiste, non mi sono mai scostata dai 4 metri dalla riva, sia chiaro. Inoltre, confermo che ogni cresta d’onda più pronunciata che intravedi dalla riva, è INEQUIVOCABILMENTE la pinna di uno squalo bianco di grossissime dimensioni che affiora, minaccioso, dalle acque. A oggi, ne ho contate circa 128, di pinne minacciose, che corrispondono a 128 sospiri di sollievo “Sooo lucky I am here safe on the beach”.

Quindi sì, Spielberg ha girato “Jaws” qui, per la precisione nel villaggio di Meneshma — e se lo vedeste, lo ricordereste. Non si capisce se sia più vero il film o il villaggio…

E sì John Belushi è sepolto al Cimitero di Chillmark che ho raggiunto in bici, fischiettando Everybodyneedsomebody, come promesso.
Sulla lapide si legge “I may have gone, but rock&roll lives on”.
Quando si dice being cool in life and death.

A proposito di cinema… Vi informo, my European Moviers, che mercoledì 24 si è tenuto un “Let’s Movie Goes to Vineyard Haven”! Il vostro Board-in-the-USA (diritti al Boss) ha organizzato uno Special con ben 6 (sei!) American Fellows scrittrici — Laurin, Donna, Nan, Eileen, Myriam e Carol, fabulous folks. 🙂 Abbiamo appofittato della proiezione de “Il sorpasso” di Dino Risi presso la Martha’s Vineyard Film Society, http://mvfilmsociety.com/, una sala adorabile che propone film di qualità e ospita festival d’essai — la versione americana del nostro Mastro, insomma. 🙂

Al proprietario, Richard, gran personaggio di remote origini romane, non pareva vero di avere un’italiana— una cine-blogger italiana perdipiù— che confermasse, nel suo discorso introduttivo, quanto il film fosse un capolavoro amatissimo in Italia. Io, ovviamente, ho fatto la mia parte, annuendo entusiasticamente e attirandomi addosso tutte le potenziali ire di quelli a cui il film non sarebbe piaciuto. Fortuna che è piaciuto 🙂

Il caro Richard, che ha il Paradiso nel cognome proprio come quello Nuovo di Tornatore, ci teneva tanto che pubblicassi la nostra pic sul baby blog, e io lo accontenterò una volta back home. 🙂

Mastro, dovremmo organizzare un cine-gemellaggio montano-isolano! Considera che ora abbiamo gli agganci giusti… 😉

Fra poche ore mi attende il viaggio della speranza back home: macchina, ferry, pulman, aereo, treno — praticamente la storia dei mezzi di trasporto del ‘900 — e uno sciopero Airfrance in corso (io volo Airfrance naturalmente)…
Ma ci tenevo a scrivervi oggi, direttamente da dentro la bomboniera. Se guardo fuori dalla finestra della locanda metà-800 che mi ospita vedo un giardinetto che vi farebbe venire in mente la Regina Vittoria — o Licia Colò, se preferite un paragone tutto nostrano.

Ogni tanto ci ho visto un giardiniere di colore che pota le piante. Perciò sì, i neri esistono anche qui: potano le piante, guidano gli autobus e svuotano le lavastoviglie. Poi ci sarebbero anche gli Obama, ma sono rientrati a D.C., che il tempo delle vacanze è finito e si torna al lavoro.
Gli USA sono sempre contradditoriamente loro, quelli che mi permettono un’esperienza incredibile come questa, e quelli in cui, come ha detto un mio compagno writer americano, “è molto ma molto più facile procurarsi un’arma che fare i documenti per prendere la patente”…

Ma noi avevamo dei sospesi eh… Cercherò di non dilungarmi troppotroppo — che già vi siete beccati il Bedecker della giovane esploratrice quassù.

I NOSTRI RAGAZZI

“I nostri ragazzi”, di Ivano De Matteo, ha visto la concretizzazione del progetto Let’s Movie In Sync, grazie alla Honorary Member Mic, che ha intimato all’Odeon di Vicenza di programmare il film all’unisono con Lez Muvi, di modo che l’in-syncness andasse in porto. E in porto c’è andato 🙂

Fa star male, guardarlo, questo film, ma è un male necessario, come del resto il film stesso, che ho definito a tutti proprio così: necessario. Dovrebbe essere proiettato nelle scuole, ma soprattutto negli uffici, nei luoghi di lavoro dove operano i genitori. Perché in ballo, qui, è la genitorialità contamporanea, e i danni che sta provocando. Lo sguardo non è tanto sugli adolescenti —di cui comunque esce un’immagine desolante e inquietante a dir poco. Sarebbe stato banale o già visto: l’adolescenza è negli occhi degli artisti da sempre. E non parliamo dei registi, che ultimamente non fanno che girare film su film su adolescenti, più o meno problematici, più o meno malati, più o meno incasinati… Digredisco…Sapete che è nato un nuovo filone cine-letterario? Dopo la chick-lit di “I love shopping” e sim., ecco arrivare sulle nostre librerie e sui nostri schermi, la sick-lit: genere che propone adolescenti malati e maledetti che riducono in marshmellow il cuore di milioni di spettatori, teenager e non…bah… Tutto questo per dirvi che da “Bling Ring” in poi, i teens spopolano.
Tuttavia sotto la lente, in questo film, stanno i genitori. I danni sociali che il loro permissivismo/servilismo sta causando. Come se l’eccesso di dolcezza (dovrei dire docilità) con cui trattano la prole uscisse fuori dalle loro case, s’infiltrasse nella società e ne guastasse l’etica. “I nostri ragazzi” coglie un momento storico-sociale che marca un’inversione di tendenza: ora siamo dentro al pattern tutto nuovo, tutto nocivo, per cui le colpe dei figli ricadono sui padri… Se l’Antico Testamento, così come la tragedia greca, avevano caricato i genitori sulle spalle dei figli, il film di De Matteo ragiona sulla sciagura opposta, mostrandoci come la smodata indulgenza del genitorame contemporaneo non è il mezzo per fare del bene ai figli: è il mezzo che dal bene li allontana. L’indulgenza, il laissez-passer, li porta, letteralmente fuori strada.

Due fratelli, uno avvocato l’altro pediatra, benestanti, sposati, apparentemente felici, hanno due figli teenager che si frequentano. I classici teenager a cui tutto è dovuto e che a 16 anni hanno già sperimentato tutto e la vita non è che un lungo sbuffare da intervallarsi con colpi di testa, tipo prendere a botte una senzatetto e vedere che effetto fa. Non vorrei svelare troppo: il film è costruito come una specie di thriller, quindi se io vi dico che la senzatetto muore e che i due sono stati ripresi da una telecamera potrei rovinarvi il film (!). Ma in realtà non ve lo rovino…

I personaggi sono scritti benissimo: Lo Cascio e Gassman, che interpretano i due fratelli sono umani, credibili, bianchi e neri — dietro le loro contraddizioni si celano quelle degli adulti di oggi, insicuri e confusi: ci siamo noi dentro di loro. E così dicasi anche per le due donne, Chiara, la moglie del pediatra, e Sofia, la seconda moglie dell’avvocato.

Il senso del film, e lo sconvolgimento che mi ha provocato, potrebbe essere riassunto in “genitori disposti a tutto pur di proteggere il figlio dalla giustizia”, intesa come Giustizia e come “ciò che è giusto”. E ora voi mi potreste dire “eh ma tu non sei un genitore, chennesai”…E io vi potrei dire che in “Madame Bovary” Flaubert ha colto la natura femminile come pochi prima e dopo di lui, ma non era una donna, o almeno non mi risulta…E poi a un certo punto cambieremo discorso perché che noia 🙂

Qualcosina vi ho rivelato, ma non vi rivelo come va a finire. Un finale così era da tanti film che non lo vedevo… Tipo bocca spalancata e occhi strabuzzati per quattro minuti sui titoli di coda. Sappiate solo che il lento percorso di distruzione etica — e fisica — a cui queste famiglie vanno incontro trova un’allegoria mobile potente in cui mobilitarsi…

Alla fine la Famiglia con la F italianamente-fieramente maiuscola viene stretta all’angolo. Finalmente un film che decostruisce il mito, che mostra la ripercussione che gli atti del singolo determina sul collettivo. C’è qualcosa nel DNA e nell’intento di questo film che lo rende fratello de “Il capitale umano”, che, non so se lo sapete, ma rappresenterà l’Italia nella selezione per il miglior film straniero agli Oscar 2015. Alla faccia di quelli che remano contro il cine italiano…
Non perdetelo, Fellows, fatemi ‘sto favore eh! È ancora nelle sale…

S’ALZA IL VENTO

E veniamo al Let’s Movie Special, con “S’alza il vento”. Ringraziando tutta la Famiglia dell’Honorary Member Mic, che per realizzare il secondo Lez Muvi In Sync della settimana s’è fatta accompagnare dai genitori! Ah averle, le famiglie così, altro che corruzione etica!

Se a Vicenza avevamo lo schieramento parentale, allo Smelly avevamo quello dei Moviers Senior: l’Anarcozumi arriva bel bella in formato diva con l’occhiale vintage e il look belle de jour, il WG Mat arriva con tenuta cartone-animata, tenuta adottata anche dal Board, che per l’occasione indossa un’esclusiva Totoro-Tshirt della collezione primavera-estate 2013 😉

Eravamo emozionati, per l’ultimo film del Maestro. Ultimo non tanto nel senso di recente, quanto ultimo lungometraggio EVER, come sapete. 🙁 E non pensate di trovare il Myiazaki di sempre, quello che vi fa uscire dalla sala nello stato allucinatorio e post-dope come ci era capitato rivedendo “La città incantata” il mese scorso. Il sottotitolo per “S’alza il vento” potrebbe essere “Guarda come funziona la vita”.

Proprio per questo credo sia l’opera più filosofica ed esistenziale del regista — esistenziale nel senso che osserva l’esistenza e cerca di restituirla, ma senza spiegoni. Del miyazakiano classico, questo film mantiene la tendenza all’allegorico, per quanto non sconfini nel “fantastico”. Questa volta gli scarponi infangati della storia irrompono nel suo universo onirico, e lo marcano profondamente.

“S’alza il vento” è un’opera scura, oscura. E questo dipende in parte dal soggetto scelto: è la prima volta che il regista si cimenta con la vicenda di un personaggio realmente esistito, Joro Harikoshi, il progettista di molti aerei giapponauti fra cui anche quelli finiti sotto il sedere dei Kamikaze. Ad essa, sovrappone molti dettagli autobiografici — la miopia, la madre malata, la passione per gli aerei, il padre proprietario di una fabbrica di pezzi per aerei… Noi seguiamo la crescita di Jiro — infanzia, adolescenza, maturità — e parallelamente percorriamo 30 anni di storia giapponese e mondiale. E lo sappiamo, non è una una passeggiata, quel trentennio. E per quanto il film sia un inno al volo non possiamo ignorare che l’atmosfera è pesante.

Questo perché c’è una sorta di minaccia che bracca il destino di Joro e quello della compagna Naoko, malata di tubercolosi. Questa minaccia — per quanto suoni paradossale — è la vita stessa, con i suoi problemi, i suoi venti che, mannaggia, passato uno, ne arriva subito un altro…Il titolo non potrebbe essere più azzeccato. Origina da un verso tratto dalla poesie “Il cimitero marino” di Paul Valery: “S’alza il vento, bisogna tentare di vivere”. Ecco che arrivano le miserie, cerchiamo di cavarcela meglio che possiamo, di andare avanti…. Molto realistico come approccio — molto funzionale, se non proprio proprio da Miyazaki daydreamer… E vedrete, non c’è spensieratezza, o forse solo qualche briciola il cui sapore, proprio perchè in quantità tanto limitata, risulta ancora più apprezzato. La scena in cui Joro corteggia Naoko, lei sul balcone e lui in giardino, ricordando in tutto e per tutto la dolcissima goffaggine di Charlie Chaplin, è una delle sequenze più commoventi del film, ma viene subito scalzata dall’ennesima raffica di vento, sia nella storia di Joro che nella Storia del Giappone. La guarigione di Naoko è temporanea, il suo destino è irrimediabilmente segnato dalla malattia e il suo amore con Joro una lotta contro il tempo. Allo stesso modo, gli aerei che nelle parole del mentore Gianni Caproni sono “splendidi sogni” diventano, durante la guerra, mezzi di distruzione e morte. Quando il fine guasta i mezzi…

Una parentesi su Caproni. Dopo due settimane esatte da quando ho visto il film, trovo ancora incredibile che un personaggio di genio e ingegno nato ad Arco, Trento, Italia sia finito nel sogno di un personaggio di un cartone dell’ultimo dream-crafter del cinema d’animazione vivente. Forse questa volta, Miyazaki non avrà popolato fessure domestiche di creaturine senza patria (Arietty), né raccontato le gesta di un aviatore suino — perché, ricordiamolo, meglio porco che fascista (Porco Rosso)… Forse la magia che ha fatto questa volta è stata quella di aver portato un arcense, un trentino, un italiano d’igegno e genio, le ali negli occhi e il cielo in testa, dentro la sua opera conclusiva. Fosse stato fatto un po’ di più per promuoverlo, in Trentino, damn it…

E se non avessi già blaterato tanto, ci sarebbe da riflettere sull’etica: quali sono le implicazioni etiche quando un oggetto concepito per avanzare la tecnologia e la bellezza— Caproni è stato uno dei primi a dare rilievo al design e all’aspetto estetico dei suoi aerei — viene poi impiegato per scopi distruttivi, come accadde agli Zero, gli aerei progettati da Joro utilizzati dai kamikaze durante la seconda guerra mondiale? Chessifa in questi casi? Che succede quando l’idea di partenza si perverte in corso d’opera con scopi che non perseguono l’ideale iniziale ma il pratico finale? Forse il parallellismo è un po’ azzardato, però…Quanto è implicato Fermi negli orrori di Hiroshima e Nagasaki, avendo collaborato alla costruzione del primo reattore nucleare? Tanto? Poco? Nulla? Ditemi.

E se non avessi già blaterato più del tanto di poco fa, dovrei riflettere sull’estetica del film, che è un esempio dell’immensa cultura pittorica e letteraria del Maestro. Alcune inquadrature sono dei quadri di Monet — Naoko che dipinge in cima a un poggio, un ombrello per proteggersi dal sole, è senz’altro “La donna con il parasole” di Monet. Le scene dentro certi locali tedeschi quando Joro si trasferisce in Germania sono gli interni che Toulouse-Lautrec ha immortalato nei suoi famosi bistrot parigini. “La Montagna incantata” di Mann è citata apertamente e non è difficile scorgere in Caproni una sorta di Virgilio dantesco che accompagna il giovane pupillo per i cieli della vita…

E poi c’è, naturalmente, la sconfinata abilità nel restituire lo sgomento durante un momento d’idillio: Joro incontra l’amore su un treno che un terremoto farà deragliare — reso graficamente, il terremoto, da una grossa cretaura sotterrane, una tenia mangiavita…

“Essere in vita è una cosa stupenda”, dice Naoko, con i giorni contati, guardando lo spettacolo della natura.
“Il tuo decennio vivilo dando fondo alle tue forze”, dice Caproni al discepolo Joro.

L’ottimismo, in queste due citazioni, è presente, ma lo vedete anche voi, è tinto da una sorta di cautela — di pessimismo, azzarderei — che apre un nuovo capitolo nella produzione myiazakiana. Un nuovo capitolo, che, ironia della sorte, chiude la sua opera… 🙁

E ora finalmente, rieccomi a scegliere il film della settimana, ringraziando il Mastro — the one and original — per farmi trovare questo regalo

I 400 COLPI
di Francois Truffaut

Non soltanto Truffaut. Non soltanto un classico. Pure in lingua originale con i sottotitoli… Rientro a Trentoville non sarà mai così dolce — Airfrance permettendo.
Dei “400 colpi” Jean Luc Godard disse: “Il film più orgoglioso, più ostinato, più testardo. Il film più libero del mondo”.
La mia curiosità rasenta il criminale.

Okay , ho abusato di voi oggi. Molto. Ma due settimane di silenzio, jez, potrei scrivere non-stop per altri 6 km!
Date uno sguardo al Movie Maelstrom prima d’ignorare il riassunto… c’è la playlist Di Martha’s Vineyard… 🙂
E ora grazie, Moviers, cercate di esserci martedì — mi siete mancati, e poi, cavoli, dovete aggiornarmi sui film che avete visto:-)
Ah i saluti, oggi, tra USA e Italia, dall’alba al tramonto, sono filodiffusamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Eccovi la Martha’s Vineyard’s Sinatra playlist:

Come fly with me – https://www.youtube.com/watch?v=Euci0_BBmNE

I’ve got you under my skin – https://www.youtube.com/watch?v=C1AHec7sfZ8 (se non l’avete già fatto, che aspettate a dedicarla al vostro amore?? ;-))

The Lady is a tramp – https://www.youtube.com/watch?v=A1v7dAxgdqM

Anche se vi confesso che, mentre ciclettavo in lungo e in largo per l’isola, la colonna sonora della Signora Fletcher si alternava, non so per quale assurdo motivo, a questa canzonetta, che trovo de-li-zio-sa… https://www.youtube.com/watch?v=T0EDCAVsEDM

I 400 COLPI: Primo film di Truffaut, e primo della serie Doinel. Antoine Doinel, come il Michel Poiccard di Godard, corre più forte che può: ha quattordici anni, è uno studente furbo e svogliato, allestisce altarini in onore di Balzac, ruba una macchina da scrivere. Antoine cambia il modo in cui il cinema guarda il mondo: sguardo infantile, struggente, dalla fine­strella del cellulare che lo porta al riformatorio, sguardo di colpo adulto davanti al mare che blocca la sua corsa.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...
Read More

LET’S MOVIE GOES ON TV!

LET’S MOVIE GOES ON TV!

Filocatodici Fellows e Media Moviers!

Sì sì, me ne vado, tranquilli 🙂 (Approfitto per avvertire i nuovi Moviers che si sono iscritti tra ieri e oggi alla mailing-list che il Board è in partenza per due settimane, direzione Massachusetts, e tornerà operativo dal 30 settembre :-)).

Prima del fly-to-the-US, ci tenevo però a fugare un dubbio.
Siccome la tivvù, nolenti o volenti, clementi o intransigenti, esercita sempre il suo porco appeal, e siccome si possono avere delle fondate perplessità circa l’effettiva esistenza di Let’s Movie ―  mondo meraviglioso ma dai contorni indiscutibilmente vaghi tipo Isola-che-non-c’è o Iperuranio, se siete tipi pro-Plato ― cliccando il link che vi riporto sotto e andando al minuto 14:30, avrete la prova telegiornale che Let’s Movie ESISTE!

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-39bfb7b9-0048-40c4-9490-d8bd1f5571a2-tgr.html?refresh_ce#p=0

🙂

Ora, abbiate pietà del vostro emozionato-impacciato-ripetitivo Board (esiste la sinonimia con altri verbi interessanti oltre “proporre”, Board, sallo! :-)), ma credetemi, l’ansia da telecamera stenderebbe un cammello!

A mia parziale discolpa posso dire che è stato tagliato un sacco dell’intervista. Nel sacco tagliato è finito il riferimento al mio Mastro e al fatto che la Lez Muvi Card è valida presso il Cinema AstraMastro, I am very sorry, la TV ha i suoi tempi, che non coincidono con Radio Board… E comunque, video kills the radio stars, come si vede, doh!
A ogni modo, se qualcuno di voi ― magari degli ultimi arrivati ― non avesse ben chiaro come funziona Let’s Movie, visiti la pagina http://www.letsmovie.it/vuoi-sapere-cosa-e-lets-movie/ ― ebbene sì, esiste anche questa pagina nel Baby Blog 🙂
Tra l’altro il WG Mat ha fatto qualche magia al sito, ed ora è possibile iscriversi, e iscrivere degli amici a Let’s Movie attraverso il box “Registrati alla Newsletter” senza passare per le mie mani. 😉
Ora che siamo finiti perfino in tivvù  (in ben due edizioni, quella delle 14 e delle 19:30 del 13 settembre!), e che la CNN magari è ancora un po’ lontana, ma la BBC non tanto (yes, shoot me), vi decidete a venire al cinema?? 🙂
Con il Mastro abbiamo in mente grandi cose, tipo una serata dedicata SOLO ai Moviers, con una sala tutta per noi… Certo i Moviers DEVONO presentarsi, altrimenti, che razza di Moviers’ Soirée eh?? 🙂
Ok, ci riaggiorniamo dopo Martina’s Beach alias Martha’s Vineyard a fine mese. I due pipponi su “I nostri ragazzi” e “Si alza il vento” ― due film ASSOLUTAMENTE necessari che vi forzo a vedere ― arriveranno nella prossima Newsletter a fine mese/inizio ottobre.
Voi fate i bravi eh, considerate il Movie Maelstrom, e spargete il verbo lezmuviano! 🙂
Let’s Movie
The Board
MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

La tv stende i cammelli, ma regala contatti. 😉
Segnalo volentieri un progetto che ha il cinema come protagonista e che mi è stato comunicato dal suo Direttore, Rocco Rampino, proprio dopo l’intervista lezmuviana passata in tv. 🙂
Destinazione Cinema” ― nell’ambito di “Cultura Informa” del Centro Culturale Santa Chiara di Trento ― è un corso di formazione teorico e pratico di 100 ore a cui potranno partecipare 12 cinefili, e beneficiare della professionalità di 6 docenti esperti di cinema ed audiovisivi: Marco Benvenuti, Katia Bernardi, Nicola Cattani, Matteo De Stefano, Corrado Measso, Carlo Missidenti, William Trentini”.

Se siete interessati e volete saperne di più, visitate il sito http://www.destinazionecinema.tv/, e andate alla conferenza stampa di presentazione del corso che si terrà giovedì 18 settembre 2014 alle ore 10:30 nella sala medievale del Teatro Sociale di Trento (Via Oss Mazzurana 19).
🙂

Image: courtesy of Anarcozumi 🙂

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...
Read More

LET’S MOVIE 213 – propone I NOSTRI RAGAZZI e SI ALZA IL VENTO e commenta IL FUOCO DELLA VENDETTA

LET’S MOVIE 213 – propone I NOSTRI RAGAZZI e SI ALZA IL VENTO e commenta IL FUOCO DELLA VENDETTA

I NOSTRI RAGAZZI
di Ivano De Matteo
Italia, 2014, ’92
Lunedì 8/Monday 8
21:15 / 9:15 pm
Astra/Dal Mastro FINALMENTE!

 

 

SI ALZA IL VENTO
Hayao Miyazaki
Giappone 2013, ‘126
Domenica 14/Sunday 14
16:50 / 4:50 pm
Multisala Modena/Lo Smelly

Massachusetts Moviers,

Va per le lunghe oggi… Ma ci sono dei perché…

Innanzitutto comincio dal fondo perché questa incombenza va sbrigata right here right now, non posso far finta di nulla e parlarvi in tutta tranquillità di quanto è portentosamente dotato come attore Christian Bale e fa niente se in Batman la tuta aggiungeva anche il lato Vanity Fair al talento, mentre qui si è dovuto dare al genere Lumberjack (che, pensatè, vuol dire boscaiolo).
Succede che me ne vado un paio di settimane a Martha’s Vineyard ―il cui nome silly è diventato Martina’s Beach― quest’isolotto sconosciuto ai più che flotta davanti alla costa di Cape Cod. Sì, Cape Cod, quel posto in cui tutti si fanno il segno della croce quando passa la bicicletta con sopra la Signora Fletcher perché arriva lei ed è ora di chiamare la Scientifica e l’obitorio e compagnia bella.
Se wikipediate troverete che Martha’s Vineyard è chiamata “the Presidents’ island”: i Kennedy cominciarono ad andarci in vacanza negli anni ’60, e da allora tutti i presidenti americani ci passano il ferragosto ―ovviamente anche il nostro Fellow Presidente è di casa laggiù 😉 Troverete anche che Spielberg c’ha girato “Lo squalo” ―quando ancora non s’immaginava che nel 2013 avrebbe guarito l’insonnia di migliaia di spettatori ammazzando il povero Lincoln― e che lì riposa in pace John Belushi, sulla cui tomba andrò in religioso pellegrinaggio, canticchiando “Everybodyneedssomebodytolove”. Il WG Mat mi fa notare che “nell’800 la percentuale di sordità della popolazione era circa 20 volte superiore alla media nazionale dell’epoca”. Visti i miei recenti PROBLEMUCCI in area udito ―assolutamente RISOLTI― mi sentirò a casa. E no, non sto gridando!
Macheccavolo ci vai a fare tra Angela Lansbury, gli squali e i sordi, vi chiederete voi… Eh good question… mi hanno preso in una Writers’ Residency, un posto in cui tu vai, vivi e scrivi. Sarà come prendermi un anno sabbatico in due settimane ―un anno sarebbe stato meglio, ma poi come facevate voi, senza di me, un anno?? 🙂
Ora capite che, dovendo partire, Lez Muvi sarà sospeso per una quindicina di giorni. Certo, a me piacerebbe sempre che qualcuno mi si sostituisse e che IO leggessi i SUOI pipponi, ma prevedo che questo non succederà. 🙁
Comunque non è che se la maestra dalla penna rossa era assente, i Fellows del libro cuore smettevano di studiare, giusto? Quindi vi do un compitino.
Vi domando di guardare almeno un film della lista che vi propongo in fondo a questa mail ― speravo arrivasse nelle sale “Il giovane favoloso” sul caro Giacomino Leopardi, visto dalla Fellow Vanilla e dalla Lady Brown in anteprima a Venezia (grandiose, le due, a far da inviate!), ma il Mastro mi conferma che uscirà il 16 ottobre…quindi abbiamo tempo di guardalo insieme.
Tranquilli, non dovete scrivere tesi e tesine sui film che vi suggerirò… ma che fiji sarebbe, se lo faceste! E anche se vi trovaste per un Let’s Movie In Absentia Board, sarebbe molto fiji ―fiji nel senso di “paradise” con sonorità “fico”. 🙂

Dato che me ne starò via per due settimane, devo fare scorta 🙂 Quindi due sono i film che propongo questa settimana. Il primo film è il regular Lez Muvi. E il secondo è uno “Special event” che vi anticipo da qualche mese… Cominciamo con il regular

I NOSTRI RAGAZZI
di Ivano De Matteo

Il film è stato presentato nelle “Giornate degli Autori” alla Mostra di Venezia e Ivan De Matteo è un regista dell’ultima generazione che dovremmo tener d’occhio. Ho come l’impressione che sia una specie di “Carnage” (Polanski supremo)… Andiamo a scoprirlo…E andiamo a scoprirlo dal Mastro con cui ho formalizzato un accordo che vi piacerà molto.
Tutti i Moviers che si presenteranno al Cinema Astra armati di Let’s Movie Card ― che poi è il mio biglietto da visita 🙂 ― avranno diritto alla riduzione sul prezzo del biglietto o dell’abbonamento. 🙂
I Moviers ancora sprovvisti della LM Card, la riceveranno da me al primo Let’s Movie al quale decideranno di partecipare ― tipo domani, per esempio.
Ora ditemi se il Board e il Mastro non sono diabolici nel loro serafico piano di attirare i Fellows al cine! La maga Circe era Vanna Marchi, al nostro confronto, Mastro! 😉

Lo Special Event che non dobbiamo ASSOLUTAMENTE perdere ― sperando che lo Smelly non faccia brutti scherzi ― è l’anteprima nazionale di

SI ALZA IL VENTO
Hayao Miyazaki

Eccezionalmente, Lez Muvie goes on Sunday!
Questa è l’ultima opera realizzato dal Maestro prima di dare l’addio ai lungometraggi. E ospita Gianni Caproni come personaggio guida del film ―sì, sì, lui, l’ingegnere aeronautico nato ad Arco, Arco di Trentoville, dove visse e operò un paio d’anni prima della nascita del Board… 🙂
“Si alza il vento” è già entrato nella rosa dei candidati per l’Oscar 2015 – Miglior Film d’Animazione. Perderlo è impensabile, impossibile, imp. Calcolando poi che il giorno dopo partirò, sarebbe una bella occasione per salutarci ―e magari spiegarvi la questione audiometrica.

E veniamo ora a “Il fuoco della vendetta”.
Dopo la desertificazione di fine agosto, settembre ha fatto rispuntare dei flower Fellows pei campi lezmuviani 🙂 Il Fellow Felix, il Fellow Onassis Jr., il WG Mat. Tutti abbronzati ―tranne il WG Mat― tutti in forma ―tranne il WG Mat (ora mi denuncia per diffamazione) :-)) Tutti pronti a vedere questa pellicola dal cast che avevamo detto stellare e che stellare s’è confermato.
La storia in sé ricanta un refrain ben noto. Cittadina anonima della Pennsylvania il cui cuore pulsante è una gigantesca acciaieria dove scorrono, ancora per poco, fiumi di acciaio: apprendiamo che la chiusura è imminente, che l’acciaio cinese prenderà il posto di quello americano ―e questo apre a una grana che il mondo occidentale sta affrontando da un bel po’ verso Cindia e dintorni.
L’ambientazione farebbe impazzire Dickens Charles, patito com’era di cittadine satellitanti attorno a fabbriche mangiauomini e natura ―ricorderete tutti Coketown di “Hard Times/Tempi difficili”, sicurosicuro.
Protagonista della storia, Russell Baze, che non è interpretato da Christian Bale, ma che E’ Christian Bale, tanto convincente è il suo calarsi nelle braghe sporche del personaggio: un operaio disgraziato, un buono schiaffeggiato dalla vita in maniera davvero bruta. Uno di quelli a cui ne capitano di tutti i colori dell’arcobaleno. Vedete un po’ voi…
Gli offrono due dita di whisky prima di rincasare a fine turno, e sulla strada fa un incidente. La costazione amichevole avrebbe dato ragione a lui, ma purtroppo l’impatto è stato così violento che una mamma e un bambino rimangono uccisi. Russell finisce in prigione. Una di quelle con dei grossi energumeni tatuati che ti guardano con sguardo ‘azzo-ciai-da-guardare… Quando finalmente esce, scopre che il suo amore ha trovato un brav’uomo con cui metter su famiglia, anche se non lo ama pe’ gnente e muore ancora dietro a lui, Russell. E già di suo Russell ha una situazione famigliare da Oliver Twist (tutto Dickens minuto per minuto stasera): padre malato terminale, madre morta, un fratello, Rodney, rientrato dall’Iraq con la testa talmente piena di brutture da non trovare più la strada, che smarrisce definitivamente entrando in un brutto giro di combattimenti clandestini.
Purtroppo il giovane Rodney, che Russell cerca di proteggere a tutti i costi, incappa in una bestia umana, interpretata da un Woody Harrelson che ragazzi, fa spavento al solo guardarlo da lontano. Il personaggio, la bestia in questione ―fin troppo totalmente villain, direi― è il bifolco di provincia, ma non bifolco e basta, bifolco violento fatto di droghe sintetiche quindi molto facilmente fuori di testa. Harrelson è piucheperfetto nel ruolo, direi quasi imperativo (!), a partire dall’andatura bovara fino allo sguardo truce, un cielo di follia nei suoi occhi azzurri. Rodney farà una brutta fine, e Russell, che ha perso tutto, il padre, l’amore, il fratello, si ritrova arso dal fuoco della vendetta. Cosa farà? Cederà alle fiamme e vendicherà il fratello oppure no?
Il bello di questo film sta proprio nel finale. Rischiarati da un’illuminazione che definirei gabrielica del Fellow Felix, abbiamo concluso che il finale non è univoco, ma duplice, custodisce in sé due interpretazioni, una opposta all’altra. E qui il quadrilatero di noi lezmuviani si è spaccato in due. Da una parte il WG Mat e il Moviers Onassis Jr che sostengono il finale “Mi vend(ic)o”: Russell cede al suo fuoco e vendicandosi, vende l’anima alla colpa, alla perpetrazione della violenza. Dall’altra il finale “Wait a minute” caldeggiato dal Felix e dalla sottoscritta: Russell resiste all’istinto spaccotutto e desiste.
La possibilità di questa doppia interpretazione, che porta sul tavolo del film un dilemma che attanaglia l’uomo dai tempi di Salomone in avanti, sposta il film su un gradino superiore rispetto a quello su cui poggiava in principio. Fino a quel punto dicevo dentro di me, attori bravissimi, sceneggiatura buona, macchina da presa ben maneggiata, mi scordo il titolo del film tempo tre settimane. Dopo aver visto il film nella sua interezza però, ho riconsiderato un po’ tutto.
In America sono bravi a far vedere il loro degrado ―vedi Winter’s Bone, vedi The Fighter, vedi The Wrestler― ma sono sempre tentati a mettere quella goccia di verde, quel tocco di riscatto dal retrogusto giansenista in fondo al film, che a noi, disincantati della vecchia Europa, risulta sempre un po’ fastidioso.
In questo film, a prescindere dal finale scelto, i colori sono la ruggine di una fabbrica, il grigio di un cielo in cui la speranza non è più. Nell’ultimissima scena, Russell rimane lì, seduto al tavolo del suo squallido soggiorno, intrappolato dentro la sua vita di lutti e perdite ―è un perdente letterale, Russell, perde tutto, amore, lavoro, parenti― circondato da pianali in formica sempre unti, una pattumiera dalla bocca spalancata ad ammorbare il centro cucina… E’ anche lì, il film, Moviers. Dentro il brutto che circonda Russell.
E prima di chiudere, una cosa da pollice giù: l’uso della caccia e il correlativo uccisione Rodney – uccisione cervo ―il regista non aveva bisogno di citare Cimino in maniera tanto pedissiqua, dai.
E una cosa da pollice su: il film si apre sulle note di “Release”, una ballata ruvida e malinconica dei Pearl Jam che ricalca alla perfezione i colori del film. Se volete favorire, la trovate giù da basso nel Movie Maelstrom.

Okay, allora, ricapitolando: lunedì “I nostri ragazzi” dal Mastro e domenica “S’alza il vento” allo Smelly.
Poi Board a Martina’s Beach per due settimane e voi mega-party da sQuola-autogestita 24 hour-a-day; ma in aulamagna cercate di vedere: o “Birdman” o “She is funny that way” o “Anime nere” o “Hungry Hearts” o “Pasolini”. Se nessuno di questi è disponibile, optate per “Belluscone” o “Arance e martello”. 😉

Come sapete, la Mostra del Cinema di Venezia ha premiato con il Leone d’Oro un film “da Mostra”: “Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza” dello svedese Roy Anderson, un’opera da cinefili spinti che ha lasciato tutti un po’ stupiti ―ma anche incuriositi, dai. Brava ad Alba Rorhrwacher che si aggiudica la Coppa Volpi per l’interpretazione femminile in “Hungry Hearts”. Peccato per Inarritu ―il suo Birdman sconfitto da un piccione!― e peccato per Leopardi ―pure il passero solitario sconfitto, ‘sto piccione ha fatto una strage aviaria! 🙁

Prima di lasciarvi, do il benvenuto a tre neo-Fellows incontrati dal Mastro ieri e prontamente gettati in Lez Muvi. 🙂 Gianni, lo Strawberry Fellow, visto il berry business; Alex, il Fellow The Shoe Must Go On, visto il calzaturificio che si porta a spasso nel nome; Augusto, il Movier McDuck, visto l’impero bancario Paperon De Paperoni di cui è a capo 🙂
Se non erro dovevo ancora dare il benvenuto a Loretta, la Fellow Footballer, Responsabile nonché Pibe De Oro della Sede Distaccata di Let’s Movie di Bari, e Marco, il Movier Bellino Bellino, perché non poteva essere altri che Bellino Bellino. 🙂
Mammamia che community, Fellows!

Mi mancherete un sacco, Fellows… ma magari ci risentiamo prima che parta, let’s see… Voi fate i bravi e mi raccomando, Be Moviers, sempre e comunque.
Ora un musical Movie Maelstrom, un paio di riassunti inutili all’umanità, molti ringraziamenti e saluti, viticulturalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Come anticipato lassopra, eccovi quassotto Mister Eddie Vedder, https://www.youtube.com/watch?v=EpkYIy6UhI4

E questa è per farvi ridere alle mie spalle https://www.youtube.com/watch?v=dw_qZkwsrqo 😉

I NOSTRI RAGAZZI: Due fratelli molto diversi caratterialmente, uno avvocato e l’altro pediatra, e le loro rispettivi mogli, che poco si sopportano, hanno l’abitudine di incontrarsi una volta al mese in un ristorante di lusso. La loro è una tradizione che va avanti da anni e che procede nella più assoluta ordinarietà fino a quando, una sera, una delle telecamere di sicurezza riprende una bravata dei rispettivi figli. Da quel momento, l’equilibrio delle due famiglie va in frantumi.

S’ALZA IL VENTO: Jiro Horikoshi è un giovane adolescente. Fa un sogno in cui costruisce un bellissimo aereo che viene però abbattuto da un enorme nave volante. Da quel momento Jiro decide che nella vita costruirà aeroplani seguendo le orme di Caproni, un ingegnere italiano. Il tempo passa e Jiro incontra per caso Naoko durante un terribile terremoto: sarà l’inizio di un rapporto molto speciale.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...
Read More