LET’S MOVIE 214 – propone I 400 COLPI e commenta I NOSTRI RAGAZZI e SI ALZA IL VENTO

LET’S MOVIE 214 – propone I 400 COLPI e commenta I NOSTRI RAGAZZI e SI ALZA IL VENTO

I 400 COLPI
di Francois Truffaut
Francia, 1959, ‘93
Martedì 30/ Tuesday 30
Ore 21:00/9:00 pm
Astra/Dal Mastro

Frank Fellows!

È lui che mi accoglie sul ferry che dalla terraferma mi porta a Martha’s Vineyard. Sinatra. Con questa canzone, “Come fly with me”.

Nel primo negozio in cui metto piede, rieccolo con “I’ve got you under my skin”. E mentre corro, “The lady is a tramp”… Mmm, la musica di Sinatra è tutt’uno con ‘sto posto, ho pensato. Dopo qualche giorno ho realizzato che esiste Radio Sinatra, canale radiofonico disponibile sull’isola — doh, Board. 🙂

A ogni modo, se Martha’s Vineyard fosse una musica, sarebbe , inquestionabilmente, la sua. Bollicine e velluto.

E ora distinguo i paragrafi perché questa sarà una mail un tantinello lunga — avviso ai nuovi Fellows: i messaggi lezmuviani non sono mai così lunghi, e io non uso mai “un tantinello”.

But sometimes things happen, you know… 🙂

VINEYARD’S VIBES

Come ho avuto modo di dire a parecchi di voi con cui sono in contatto da qui — perchè sì, sono ancora qui sull’Island per qualche ora — Martha’s Vineyard, è la bomboniera degli Stati Uniti. Un tesoro bianco e azzurro, e blu, tutte le tonalità che potete immaginare. È come se mi avessero regalato un soggiorno in braccio alle nuvole!
Ha la forma di un triangolo. Spiagge da postcard lungo i tre lati, soprattutto la base. E al centro un cuore diviso in due: per metà trovate campi rattoppati dalle toppe bianconere delle mucche, che fanno tanto Kansas, e per metà boschi lussureggianti wilderness da paesaggio del Wyoming. Quindi avete tutto. L’oceano di Baywatch, la sterpaglia di Dallas, la foresta di Twin Peaks — e poi mi domando perchè ogni volta che metto piede negli USA mi par di star dentro alla tele, ts….
Le spiagge…eh Fellows…Le spiagge sono a perdita d’occhio, larghe come solo le strade e le spiagge americane sanno essere — segnatevi, per il vostro futuro viaggio qui, South e Katama Beaches.
Ci sarebbe tanto da dirvi… Il porto, le barche a vela, i sei fari che fanno newengland tanto quanto gli steccati bianchi, le conchiglie, le bici della Fletcher. Mi chiedo se questa sia l’America repubblicana nascosta sotto l’America democratica, oppure se queste distinzioni non esistano più. Se Bush vada a braccetto con Barack.
La ricchezza si sente nell’aria, ma non è fastidiosa o ostentata —forse perchè non siamo ad agosto, i palloni gonfiati sono volati tutti alle rispettive scrivanie, a New York e Los Angeles…

E poi da qui posso finalmente trasformare la leggenda in cronaca! Gli squali esistono, e bazzicano, bianchi e grandi, il circondario. Mi si racconta che un esemplare bello grosso ha attaccato due canoiste al largo di Cape Cod, qualche giorno fa — e solo a raccontarvelo, e a dire “al largo di Cape Cod” ci si sente molto dentro la tele! Io, per per non fare la fine delle canoiste, non mi sono mai scostata dai 4 metri dalla riva, sia chiaro. Inoltre, confermo che ogni cresta d’onda più pronunciata che intravedi dalla riva, è INEQUIVOCABILMENTE la pinna di uno squalo bianco di grossissime dimensioni che affiora, minaccioso, dalle acque. A oggi, ne ho contate circa 128, di pinne minacciose, che corrispondono a 128 sospiri di sollievo “Sooo lucky I am here safe on the beach”.

Quindi sì, Spielberg ha girato “Jaws” qui, per la precisione nel villaggio di Meneshma — e se lo vedeste, lo ricordereste. Non si capisce se sia più vero il film o il villaggio…

E sì John Belushi è sepolto al Cimitero di Chillmark che ho raggiunto in bici, fischiettando Everybodyneedsomebody, come promesso.
Sulla lapide si legge “I may have gone, but rock&roll lives on”.
Quando si dice being cool in life and death.

A proposito di cinema… Vi informo, my European Moviers, che mercoledì 24 si è tenuto un “Let’s Movie Goes to Vineyard Haven”! Il vostro Board-in-the-USA (diritti al Boss) ha organizzato uno Special con ben 6 (sei!) American Fellows scrittrici — Laurin, Donna, Nan, Eileen, Myriam e Carol, fabulous folks. 🙂 Abbiamo appofittato della proiezione de “Il sorpasso” di Dino Risi presso la Martha’s Vineyard Film Society, http://mvfilmsociety.com/, una sala adorabile che propone film di qualità e ospita festival d’essai — la versione americana del nostro Mastro, insomma. 🙂

Al proprietario, Richard, gran personaggio di remote origini romane, non pareva vero di avere un’italiana— una cine-blogger italiana perdipiù— che confermasse, nel suo discorso introduttivo, quanto il film fosse un capolavoro amatissimo in Italia. Io, ovviamente, ho fatto la mia parte, annuendo entusiasticamente e attirandomi addosso tutte le potenziali ire di quelli a cui il film non sarebbe piaciuto. Fortuna che è piaciuto 🙂

Il caro Richard, che ha il Paradiso nel cognome proprio come quello Nuovo di Tornatore, ci teneva tanto che pubblicassi la nostra pic sul baby blog, e io lo accontenterò una volta back home. 🙂

Mastro, dovremmo organizzare un cine-gemellaggio montano-isolano! Considera che ora abbiamo gli agganci giusti… 😉

Fra poche ore mi attende il viaggio della speranza back home: macchina, ferry, pulman, aereo, treno — praticamente la storia dei mezzi di trasporto del ‘900 — e uno sciopero Airfrance in corso (io volo Airfrance naturalmente)…
Ma ci tenevo a scrivervi oggi, direttamente da dentro la bomboniera. Se guardo fuori dalla finestra della locanda metà-800 che mi ospita vedo un giardinetto che vi farebbe venire in mente la Regina Vittoria — o Licia Colò, se preferite un paragone tutto nostrano.

Ogni tanto ci ho visto un giardiniere di colore che pota le piante. Perciò sì, i neri esistono anche qui: potano le piante, guidano gli autobus e svuotano le lavastoviglie. Poi ci sarebbero anche gli Obama, ma sono rientrati a D.C., che il tempo delle vacanze è finito e si torna al lavoro.
Gli USA sono sempre contradditoriamente loro, quelli che mi permettono un’esperienza incredibile come questa, e quelli in cui, come ha detto un mio compagno writer americano, “è molto ma molto più facile procurarsi un’arma che fare i documenti per prendere la patente”…

Ma noi avevamo dei sospesi eh… Cercherò di non dilungarmi troppotroppo — che già vi siete beccati il Bedecker della giovane esploratrice quassù.

I NOSTRI RAGAZZI

“I nostri ragazzi”, di Ivano De Matteo, ha visto la concretizzazione del progetto Let’s Movie In Sync, grazie alla Honorary Member Mic, che ha intimato all’Odeon di Vicenza di programmare il film all’unisono con Lez Muvi, di modo che l’in-syncness andasse in porto. E in porto c’è andato 🙂

Fa star male, guardarlo, questo film, ma è un male necessario, come del resto il film stesso, che ho definito a tutti proprio così: necessario. Dovrebbe essere proiettato nelle scuole, ma soprattutto negli uffici, nei luoghi di lavoro dove operano i genitori. Perché in ballo, qui, è la genitorialità contamporanea, e i danni che sta provocando. Lo sguardo non è tanto sugli adolescenti —di cui comunque esce un’immagine desolante e inquietante a dir poco. Sarebbe stato banale o già visto: l’adolescenza è negli occhi degli artisti da sempre. E non parliamo dei registi, che ultimamente non fanno che girare film su film su adolescenti, più o meno problematici, più o meno malati, più o meno incasinati… Digredisco…Sapete che è nato un nuovo filone cine-letterario? Dopo la chick-lit di “I love shopping” e sim., ecco arrivare sulle nostre librerie e sui nostri schermi, la sick-lit: genere che propone adolescenti malati e maledetti che riducono in marshmellow il cuore di milioni di spettatori, teenager e non…bah… Tutto questo per dirvi che da “Bling Ring” in poi, i teens spopolano.
Tuttavia sotto la lente, in questo film, stanno i genitori. I danni sociali che il loro permissivismo/servilismo sta causando. Come se l’eccesso di dolcezza (dovrei dire docilità) con cui trattano la prole uscisse fuori dalle loro case, s’infiltrasse nella società e ne guastasse l’etica. “I nostri ragazzi” coglie un momento storico-sociale che marca un’inversione di tendenza: ora siamo dentro al pattern tutto nuovo, tutto nocivo, per cui le colpe dei figli ricadono sui padri… Se l’Antico Testamento, così come la tragedia greca, avevano caricato i genitori sulle spalle dei figli, il film di De Matteo ragiona sulla sciagura opposta, mostrandoci come la smodata indulgenza del genitorame contemporaneo non è il mezzo per fare del bene ai figli: è il mezzo che dal bene li allontana. L’indulgenza, il laissez-passer, li porta, letteralmente fuori strada.

Due fratelli, uno avvocato l’altro pediatra, benestanti, sposati, apparentemente felici, hanno due figli teenager che si frequentano. I classici teenager a cui tutto è dovuto e che a 16 anni hanno già sperimentato tutto e la vita non è che un lungo sbuffare da intervallarsi con colpi di testa, tipo prendere a botte una senzatetto e vedere che effetto fa. Non vorrei svelare troppo: il film è costruito come una specie di thriller, quindi se io vi dico che la senzatetto muore e che i due sono stati ripresi da una telecamera potrei rovinarvi il film (!). Ma in realtà non ve lo rovino…

I personaggi sono scritti benissimo: Lo Cascio e Gassman, che interpretano i due fratelli sono umani, credibili, bianchi e neri — dietro le loro contraddizioni si celano quelle degli adulti di oggi, insicuri e confusi: ci siamo noi dentro di loro. E così dicasi anche per le due donne, Chiara, la moglie del pediatra, e Sofia, la seconda moglie dell’avvocato.

Il senso del film, e lo sconvolgimento che mi ha provocato, potrebbe essere riassunto in “genitori disposti a tutto pur di proteggere il figlio dalla giustizia”, intesa come Giustizia e come “ciò che è giusto”. E ora voi mi potreste dire “eh ma tu non sei un genitore, chennesai”…E io vi potrei dire che in “Madame Bovary” Flaubert ha colto la natura femminile come pochi prima e dopo di lui, ma non era una donna, o almeno non mi risulta…E poi a un certo punto cambieremo discorso perché che noia 🙂

Qualcosina vi ho rivelato, ma non vi rivelo come va a finire. Un finale così era da tanti film che non lo vedevo… Tipo bocca spalancata e occhi strabuzzati per quattro minuti sui titoli di coda. Sappiate solo che il lento percorso di distruzione etica — e fisica — a cui queste famiglie vanno incontro trova un’allegoria mobile potente in cui mobilitarsi…

Alla fine la Famiglia con la F italianamente-fieramente maiuscola viene stretta all’angolo. Finalmente un film che decostruisce il mito, che mostra la ripercussione che gli atti del singolo determina sul collettivo. C’è qualcosa nel DNA e nell’intento di questo film che lo rende fratello de “Il capitale umano”, che, non so se lo sapete, ma rappresenterà l’Italia nella selezione per il miglior film straniero agli Oscar 2015. Alla faccia di quelli che remano contro il cine italiano…
Non perdetelo, Fellows, fatemi ‘sto favore eh! È ancora nelle sale…

S’ALZA IL VENTO

E veniamo al Let’s Movie Special, con “S’alza il vento”. Ringraziando tutta la Famiglia dell’Honorary Member Mic, che per realizzare il secondo Lez Muvi In Sync della settimana s’è fatta accompagnare dai genitori! Ah averle, le famiglie così, altro che corruzione etica!

Se a Vicenza avevamo lo schieramento parentale, allo Smelly avevamo quello dei Moviers Senior: l’Anarcozumi arriva bel bella in formato diva con l’occhiale vintage e il look belle de jour, il WG Mat arriva con tenuta cartone-animata, tenuta adottata anche dal Board, che per l’occasione indossa un’esclusiva Totoro-Tshirt della collezione primavera-estate 2013 😉

Eravamo emozionati, per l’ultimo film del Maestro. Ultimo non tanto nel senso di recente, quanto ultimo lungometraggio EVER, come sapete. 🙁 E non pensate di trovare il Myiazaki di sempre, quello che vi fa uscire dalla sala nello stato allucinatorio e post-dope come ci era capitato rivedendo “La città incantata” il mese scorso. Il sottotitolo per “S’alza il vento” potrebbe essere “Guarda come funziona la vita”.

Proprio per questo credo sia l’opera più filosofica ed esistenziale del regista — esistenziale nel senso che osserva l’esistenza e cerca di restituirla, ma senza spiegoni. Del miyazakiano classico, questo film mantiene la tendenza all’allegorico, per quanto non sconfini nel “fantastico”. Questa volta gli scarponi infangati della storia irrompono nel suo universo onirico, e lo marcano profondamente.

“S’alza il vento” è un’opera scura, oscura. E questo dipende in parte dal soggetto scelto: è la prima volta che il regista si cimenta con la vicenda di un personaggio realmente esistito, Joro Harikoshi, il progettista di molti aerei giapponauti fra cui anche quelli finiti sotto il sedere dei Kamikaze. Ad essa, sovrappone molti dettagli autobiografici — la miopia, la madre malata, la passione per gli aerei, il padre proprietario di una fabbrica di pezzi per aerei… Noi seguiamo la crescita di Jiro — infanzia, adolescenza, maturità — e parallelamente percorriamo 30 anni di storia giapponese e mondiale. E lo sappiamo, non è una una passeggiata, quel trentennio. E per quanto il film sia un inno al volo non possiamo ignorare che l’atmosfera è pesante.

Questo perché c’è una sorta di minaccia che bracca il destino di Joro e quello della compagna Naoko, malata di tubercolosi. Questa minaccia — per quanto suoni paradossale — è la vita stessa, con i suoi problemi, i suoi venti che, mannaggia, passato uno, ne arriva subito un altro…Il titolo non potrebbe essere più azzeccato. Origina da un verso tratto dalla poesie “Il cimitero marino” di Paul Valery: “S’alza il vento, bisogna tentare di vivere”. Ecco che arrivano le miserie, cerchiamo di cavarcela meglio che possiamo, di andare avanti…. Molto realistico come approccio — molto funzionale, se non proprio proprio da Miyazaki daydreamer… E vedrete, non c’è spensieratezza, o forse solo qualche briciola il cui sapore, proprio perchè in quantità tanto limitata, risulta ancora più apprezzato. La scena in cui Joro corteggia Naoko, lei sul balcone e lui in giardino, ricordando in tutto e per tutto la dolcissima goffaggine di Charlie Chaplin, è una delle sequenze più commoventi del film, ma viene subito scalzata dall’ennesima raffica di vento, sia nella storia di Joro che nella Storia del Giappone. La guarigione di Naoko è temporanea, il suo destino è irrimediabilmente segnato dalla malattia e il suo amore con Joro una lotta contro il tempo. Allo stesso modo, gli aerei che nelle parole del mentore Gianni Caproni sono “splendidi sogni” diventano, durante la guerra, mezzi di distruzione e morte. Quando il fine guasta i mezzi…

Una parentesi su Caproni. Dopo due settimane esatte da quando ho visto il film, trovo ancora incredibile che un personaggio di genio e ingegno nato ad Arco, Trento, Italia sia finito nel sogno di un personaggio di un cartone dell’ultimo dream-crafter del cinema d’animazione vivente. Forse questa volta, Miyazaki non avrà popolato fessure domestiche di creaturine senza patria (Arietty), né raccontato le gesta di un aviatore suino — perché, ricordiamolo, meglio porco che fascista (Porco Rosso)… Forse la magia che ha fatto questa volta è stata quella di aver portato un arcense, un trentino, un italiano d’igegno e genio, le ali negli occhi e il cielo in testa, dentro la sua opera conclusiva. Fosse stato fatto un po’ di più per promuoverlo, in Trentino, damn it…

E se non avessi già blaterato tanto, ci sarebbe da riflettere sull’etica: quali sono le implicazioni etiche quando un oggetto concepito per avanzare la tecnologia e la bellezza— Caproni è stato uno dei primi a dare rilievo al design e all’aspetto estetico dei suoi aerei — viene poi impiegato per scopi distruttivi, come accadde agli Zero, gli aerei progettati da Joro utilizzati dai kamikaze durante la seconda guerra mondiale? Chessifa in questi casi? Che succede quando l’idea di partenza si perverte in corso d’opera con scopi che non perseguono l’ideale iniziale ma il pratico finale? Forse il parallellismo è un po’ azzardato, però…Quanto è implicato Fermi negli orrori di Hiroshima e Nagasaki, avendo collaborato alla costruzione del primo reattore nucleare? Tanto? Poco? Nulla? Ditemi.

E se non avessi già blaterato più del tanto di poco fa, dovrei riflettere sull’estetica del film, che è un esempio dell’immensa cultura pittorica e letteraria del Maestro. Alcune inquadrature sono dei quadri di Monet — Naoko che dipinge in cima a un poggio, un ombrello per proteggersi dal sole, è senz’altro “La donna con il parasole” di Monet. Le scene dentro certi locali tedeschi quando Joro si trasferisce in Germania sono gli interni che Toulouse-Lautrec ha immortalato nei suoi famosi bistrot parigini. “La Montagna incantata” di Mann è citata apertamente e non è difficile scorgere in Caproni una sorta di Virgilio dantesco che accompagna il giovane pupillo per i cieli della vita…

E poi c’è, naturalmente, la sconfinata abilità nel restituire lo sgomento durante un momento d’idillio: Joro incontra l’amore su un treno che un terremoto farà deragliare — reso graficamente, il terremoto, da una grossa cretaura sotterrane, una tenia mangiavita…

“Essere in vita è una cosa stupenda”, dice Naoko, con i giorni contati, guardando lo spettacolo della natura.
“Il tuo decennio vivilo dando fondo alle tue forze”, dice Caproni al discepolo Joro.

L’ottimismo, in queste due citazioni, è presente, ma lo vedete anche voi, è tinto da una sorta di cautela — di pessimismo, azzarderei — che apre un nuovo capitolo nella produzione myiazakiana. Un nuovo capitolo, che, ironia della sorte, chiude la sua opera… 🙁

E ora finalmente, rieccomi a scegliere il film della settimana, ringraziando il Mastro — the one and original — per farmi trovare questo regalo

I 400 COLPI
di Francois Truffaut

Non soltanto Truffaut. Non soltanto un classico. Pure in lingua originale con i sottotitoli… Rientro a Trentoville non sarà mai così dolce — Airfrance permettendo.
Dei “400 colpi” Jean Luc Godard disse: “Il film più orgoglioso, più ostinato, più testardo. Il film più libero del mondo”.
La mia curiosità rasenta il criminale.

Okay , ho abusato di voi oggi. Molto. Ma due settimane di silenzio, jez, potrei scrivere non-stop per altri 6 km!
Date uno sguardo al Movie Maelstrom prima d’ignorare il riassunto… c’è la playlist Di Martha’s Vineyard… 🙂
E ora grazie, Moviers, cercate di esserci martedì — mi siete mancati, e poi, cavoli, dovete aggiornarmi sui film che avete visto:-)
Ah i saluti, oggi, tra USA e Italia, dall’alba al tramonto, sono filodiffusamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Eccovi la Martha’s Vineyard’s Sinatra playlist:

Come fly with me – https://www.youtube.com/watch?v=Euci0_BBmNE

I’ve got you under my skin – https://www.youtube.com/watch?v=C1AHec7sfZ8 (se non l’avete già fatto, che aspettate a dedicarla al vostro amore?? ;-))

The Lady is a tramp – https://www.youtube.com/watch?v=A1v7dAxgdqM

Anche se vi confesso che, mentre ciclettavo in lungo e in largo per l’isola, la colonna sonora della Signora Fletcher si alternava, non so per quale assurdo motivo, a questa canzonetta, che trovo de-li-zio-sa… https://www.youtube.com/watch?v=T0EDCAVsEDM

I 400 COLPI: Primo film di Truffaut, e primo della serie Doinel. Antoine Doinel, come il Michel Poiccard di Godard, corre più forte che può: ha quattordici anni, è uno studente furbo e svogliato, allestisce altarini in onore di Balzac, ruba una macchina da scrivere. Antoine cambia il modo in cui il cinema guarda il mondo: sguardo infantile, struggente, dalla fine­strella del cellulare che lo porta al riformatorio, sguardo di colpo adulto davanti al mare che blocca la sua corsa.

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