LET’S MOVIE 217 – propone IL GIOVANE FAVOLOSO e commenta CLASS ENEMY

LET’S MOVIE 217 – propone IL GIOVANE FAVOLOSO e commenta CLASS ENEMY

IL GIOVANE FAVOLOSO
di Mario Martone
Italia, 2014, ‘137
Lunedì 20/Monday 20
21:15 / 9:15 pm
Astra/Dal Mastro

 

Marketing Moviers,

Siccome un paio di Moviers mascalzonilatini martedì hanno sottolineato la mancanza di spiegazioni chiare fresche et dolci riguardo la Let’s Movie Card, impiego quest’incipit per purificare le acque. 🙂
Dunque voi vi presentate al Cinema Astra e io vedo, vi saluto, e dopo un po’ di chiacchiere urlate in simpatia come d’ordinanza, vi sgancio la Lez Muvi Card, che vi chiedo di conservare con cura tra la carta di credito e il bancomat ― priority to valuable first. 🙂
Con la LM Card avete diritto all’acquisto del biglietto scontato (Euri 6,50) o dell’abbonamento scontato, opzione, questa, che io incoraggio: 50 Euri per 10 ingressi ―la matematica la conoscete meglio voi di me, infatti avrei dovuto dire 50 Euri diviso 10 ingressi, ma Riemann perdonerà…. Insomma con questa seconda opzione il risparmio è maggiore e siete più incentivati a venire al cine. È un po’ come con la palestra: se fate l’abbonamento siete costretti ad andarci. Col cine è uguale, solo che il fun non c’entra niente con il fit ― è solo solissimamente FUN, meglio di così?!
Quindi esorto i Moviers junior (ossia quelli registratisi da poco e quelli che non si presentano al cine, che non diremo essere la stragrande maggioranza, ma che SONO la stragrande maggioranza) e i Moviers senior ancora sprovvisti di Card, di presentarsi al prossimo Let’s Movie, e dirmi “Board, sgancia la Lez Muvi Card, s’il te plait” (se siete franco-fobici va bene anche “please” :-)).
L’angolo promozionale si conclude qui, e io finalmente imbocco la retta che pregusto ogni volta che mi avvicino al pippone settimanale.

I due mascalzonilatini in questione erano il Fellow the (C)andy e il Fellow Onassis Jr che, insieme al ben più mite&mild Fellow Felix, aspettavano sulle panchine fuori dall’Astra l’inizio del film. A noi quattro ―apprezzate l’understatement nel rimuovere “fantastici”― si aggiunge, a luci già spente e titoli di testa già avviati la Fellow Vanilla ―giustamente in ritardo perché tarata ancora sul fuso polinesiano 😉

“Class Enemy” è uno di quei film dove la tua coscienza è in piedi tutto il tempo. Ogni volta che è lì lì per sedersi, track, salta fuori qualcosa che la fa scattare sull’attenti e vagare per la stanza in cerca di una nuova posizione da prendere.
Inutile (riba)dire quanto questa tipologia di film sia quella che preferisco. Lasciamo la sedentarietà alla vita quotidiana ―sempre che la si voglia sedentaria― ma al cine, please, dateci una dose massiccia di anfetamine in forma d’immagini.
Sarà capitato anche a voi, non di avere una musica in testa, ma un prof di quelli che fanno tremare i banchi e i polsi quando entrano in classe. Io ne ho avute un paio ―entrambe donne, entrambe megere― e solo ora, vent’anni dopo tutte le tremarelle tremate capisco il significato esercitato dalla loro presenza nella mia vita. All’epoca, quando il terrore era tale da farmi ammalare (God!), no, non capivo. E questo, è un po’ quello che succede alla quarta di un liceo sloveno (o slovacco, as you prefer) dei nostri giorni. A metà anno scolastico il lupo cattivo prof Zupas rimpiazza Cappuccetto Rosso, anzi Rottkapchen, anzi Hello Kitty, la prof di tedesco buonabuona bravabrava incintaincinta. I loro modi sono completamente diversi. La loro lingua è completamente diversa. Il prof parla solo in tedesco in classe e questa scelta ―oltre ad essere didatticamente condivisa da un certo Board 😉 ― ha un grosso significato metaforico in sé. Un docente ti parla in un’altra lingua, ti insegna un nuovo strumento per comprendere la realtà. Questo strumento ti richiede impegno e lavoro per essere capito  e padroneggiato, ma questo è il mestiere dello studente: andare a scuola e capire. Il prof Zupas mi correggere qui ―Fruner, du hast nicht richtig gesagt! Infatti. Il Prof Zupas dice “essere uno studente non è un diritto, è un privilegio”. Riflettiamo un pochino su questo… Quando hai 15 anni pensi che la scuola sia la più grande maledizione che il cielo poteva farti cadere in testa, con le interrogazioni e le megere che tuoneggiano dietro le cattedre e le schiene scoliotiche che ti ritrovi e i capelli sempre sbagliati e la sensazione di non essere mai quello che gli altri invece sono (mai più teenager mai più in my life). Quando però cresci, il senno di poi ti aiuta a comprendere quanto hai imparato su quei banchi ―insieme alle inutilità tipo il numero di avogadro, che ancora mina i miei sogni. Se magari si ricordasse ai teenager che andare a scuola PUO’ essere visto come un privilegio, nell’ottica poi di quello che li aspetta qua fuori, forse i teenager crescerebbero un po’ più preparati.
L’arrivo del temibile Zupas non è l’unico evento che scuote la classe. Un giorno Sabine, studentessa che risponde al fenotipo “adolescente emo (=ipersensibile, mi tiro le maniche sui polsi), introversa, taciturna, con doti artistiche (suona il piano)” si suicida ― questo fatto mi ricorda un altro bel film, “Monsieur Lazare”, in cui a suicidarsi, era l’amata prof.
L’evento spezza l’equilibrio precarissimo su cui la classe si stava dirigendo verso la fine dell’anno scolastico. Nell’ante ―ovvero la porzione di film pre-suicidio― abbiamo avuto modo prendere dimestichezza con il territorio accidentato delle personalità eterogenee di studenti e docenti. Nel post ―ovvero la porzione di film dopo il suicidio― dobbiamo rapportarci al caos che questi territori subiscono. I ragazzi hanno bisogno di trovare a tutti i costi un responsabile: non fatemi fare l’Andreolli della situazione, tutti sappiamo quanto una morte abbia bisogno, per essere elaborata, di una spiegazione quanto più logica possibile, quando essa manca, come nel suicidio, siamo portati a fabbricarcene una a tutti i costi. E chi meglio del temibile prof Zupas, che parla solo in tedesco, che non ha pietà, continua col programma imperterrito invece di piangere sulla morte di Sabine, che è insensibile anzi è un nazista, sì, è proprio un nazista? Chi meglio di lui come “nemico della classe”? E il film, in questa caccia alle streghe che si sviluppa, è in tutto e per tutto simile a un altro gioiellino che consiglio caldissimamente, “Il sospetto” di Thomas Vinterberg (non a caso premio miglior interpretazione maschile a Mads Mikkelsen al Festival di Cannes 2012). Intorno all’altro da sé ―più altro da sé di uno che si rifiuta di parlare la tua lingua e ti tratta da adulto cosa c’è?― viene montato tutto un sospetto che porta gli studenti a credere che Zupas abbia in qualche modo portato la ragazza al suicidio dopo un colloquio in cui lui è stato verosimilmente molto duro con lei, ma verosimilmente anche molto incoraggiante nell’assecondare il talento da musicista ―tra le poche parole distillate dal prof., eccole, scintillanti “Suonare il piano, lo fai bene. Devi continuare a farlo”. E’ molto intelligente, il regista: sposta quell’alone di responsabilità che gli studenti fanno gravare su Zupas, da personaggio a personaggio in modo da mostrarne gli effetti ai singoli personaggi, che sentono sulla propria pelle cosa significa essere lo Zupas di turno: i genitori, la migliore amica, il compagno di classe che la prendeva in giro. Tutti si ritrovano colpevoli: sgradevolmente mirabile la scena in cui Taddeus, lo sbruffoncello che prendeva in giro Sabine, sentendo per un attimo la lettera scarlatta cucita sul petto, corre in bagno e vomita.
In realtà la colpa è di tutti e di nessuno. E la lettera che la migliore amica della ragazza le scrive in forma di tema è un piccolo saggio sul suicidio che mi piacerebbe rileggere da qualche parte. Il nocciolo è: Sabine, sono arrabbiata con te perché uccidendoti hai pensato solo a te stessa, mentre noi dobbiamo vivere tutto questo dolore che ci hai lasciato. E pur odiandoti, la prima cosa che farei ora è abbracciarti…
La ribellione degli studenti architettata dal regista altri non è che un esempio in chiave scolastica del malcontento sociale in chiave globale, dove ogni scusa sembra buona per imbracciare le armi e scagliarsi contro il sistema, anche quando, per una volta, non c’entra. Qui il sistema è impersonato dal prof Zupas, e vediamo chiaramente ―perché abbiamo modo di vederlo lavorare e di sentirlo parlare― che Zupas non è il vero problema. Forse lui applica troppo alla lettera le regole, e la sua irreprensibilità appare troppo stonata in un mondo accordato all’eccessiva accondiscendenza di certi genitori o docenti, che più che comportarsi da genitori o docenti, si comportano da avvocati difensori dei ragazzi. Il fatto è che, alla lunga, la negazione di qualsiasi forma di autorità, non fa un servizio a questi ragazzi e alla vita che dovranno affrontare. Mentre Zupas, con il suo eis-zwei-Polizei vorrebe mostrare loro che nulla è black or white (a parte la hit di Michael Jackson) e alla fin fine, se gli avessero lasciato il tempo di concludere l’anno scolastico, avrebbero capito che tutto questo, i suoi metodi, la sua filosofia del werk-werk-werk, il suo approccio “das Leben geht weiter” nei riguardi del lutto, era solo ed unicamente per il loro bene. Invece il film si conclude su una nave che porta questi studenti lontano, verso una molle meta (la Grecia), dietro di loro, una scia di problemi che un viaggio verso una molle meta non cancellerà…
C’è una frase emblematica in questo film, pronunciata dalla Preside del liceo, riferendosi ai ragazzi. “Prima loro temevano noi, ora noi temiamo loro”.
La mia domanda è, come annullare la paura su entrambi i versanti? Di modo che non ci siano più sarefruner tremebonde davanti a due megere, né Professori Zupas troppo Zupas scacciati dalla scuola perché facevano il loro dovere e lo facevano in una maniera altra rispetto alle Hello Kitty e al docentame sotto scacco ai teenager oppressori? Ci pensate un po’ su anche voi, bitte??

Comunque la parte più fun del Lez Muvi è stata la mezz’ora di botte da orbi che ci siamo scambiati noi Moviers all’uscita del film :-), tanto che il circondario che circondaria l’Astra era pronto a chiamare la buoncostume, e il Mastro pronto con l’attenuante “No guardate, son Moviers, son dei matti, ma innocui, e pure un po’ meravigliosi…” 🙂 Il Fellow Onassis Jr non ha molto gradito “Class Enemy” ― diciamo che l’ha utilizzato come poggiatesta per un bel beauty sleep 😉 Ma il più agguerrito di tutti, persino del peso massimo The Board, è stato il peso piuma Andy the Candy che ne aveva per tutti, soprattutto i poveri Tom Ford e Ivano de Matteo rei di aver girato “A Single Man” e “I nostri ragazzi”… La prognosi dei due malcapitati è ancora riservata… 🙂
Io ADORO i miei Moviers sopra ogni cosa quando si fa questo tipo di baruffa! 😉

E ora, eccolo, FINALMENTE

IL GIOVANE FAVOLOSO
di Mario Martone

Ho già tessuto troppe aspettative ―le lodi sono qui pronte nel cestino― quindi non voglio/posso aggiungere altro. Siate clementi con la mia tendenza all’illusionismo, che non è l’arte magica, è il ricamare troppi arazzi sopra una parete di cartapesta…

Tipo “Pasolini“… Mi è capitato di vederlo all’interno della rassegna LGBT, lo scorso mercoledì. Non voglio dilungarmi (anche) su questo film, ma speravo in qualcosa di meglio. Molto compiaciuto e freddo dove avrebbe dovuto scaldare e gratuitamente bollente in scene esplicite assolutamente inutili, è un film che, secondo me, non sa bene dove voglia andare a parare, né scegliere il linguaggio per dirlo. E la scusa che Abel Ferrara è comunque Abel Ferrara e qualsiasi cosa giri è “un’opera d’arte” per la sua carica “visionaria”, a me non pare che questo, una scusa…

E ora, dopo aver demolito un mostro sacro del cinema con la sola imposizione di quattro righe, mi appresto giuliva a liberarvi dalla mia presenza che anche questa domenica, come ogni domenica dal cine-giurassico in avanti, si è frapposta tra voi e il mondo di cose che dovete fare…. Comunque sappiate che Dingen konnen warten ―sì, mi sono intrippata per il tedesco… 🙂
Riassunto, ahimé, in calce ―sogno un mondo libero dai riassunti― Movie Maelstrom assai sostanzioso prima della calce, ringraziamenti a pioggia e saluti, stasera, promozionalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Domenica scorsa, dal gran Mastro, abbiamo avuto il piacere di ospitare ― e presentare! 🙂 ― Gabriele del Grande, uno dei tre registi di “Io sto con la sposa”, il primo film italiano realizzato  grazie al contributo di 2617 sostenitori dal basso.
Io, che nella mia vita nine-to-five ho un pochino a che fare con l’innovazione, l’ho trovato un esempio felice del “fare innovazione”, fenomeno al quale molto spesso si preferisce il “parlare innovazione” ―ovvero il fuffare e il suo fumo― dai riscontri pratici difficilmente misurabili.
Il docu-film docu-filma un temerario atto di disobbedienza civile che mi fa ha fatto guardare Gabriele fra il meravigliato e l’orgoglioso. Tasnim dovrebbe essere una sposa siriana che parte da Milano insieme al suo corteo nuziale alla volta della Svezia. Però in realtà Tasnim non si è sposata e non è siriana, il suo non è un corte nuziale e il tutto è una messinscena organizzata da un gruppo di attivisti tra cui i tre registi del film, per consentire ad alcuni profughi siriani VERI di superare le frontiere dell’Europa “libera”, e permettere loro di raggiungere la Svezia, dove i profughi in asilo politico sono trattati da cristiani ―ooops ma lo posso dire?? 🙂
Il docu-film (difficile definirlo, è più di un documentario e non proprio un film, insomma, un bell’ibrido che staziona sul confine) racconta una storia di collaborazione trasfrontaliera: un gruppo di gente “del Mediterraneo” si mette insieme e riesce in un’impresa (illegale!) che ha dell’incredibile, ossia attraversare delle frontiere che in realtà, scopriamo, esistono solo sulla carta, e nelle cassettiere della burocrazia europea: nessun confine, nessun posto di blocco, durante il viaggio, hanno fermato il finto corteo ―per fortuna!― dimostrando che loro, i confini, non sono altro che linee immaginarie tracciate dalla geopolitica, ma che la solidarietà e lo spirito di cooperazione non conoscono nazionalità né leggi né dogane.
Bravi bravi bravi ai registi e alla loro coscienza, che li ha spinti a preferire l’eticamente giusto al legalmente ingiusto…

IL GIOVANE FAVOLOSO: Leopardi è un bambino prodigio che cresce sotto lo sguardo implacabile del padre, in una casa che è una biblioteca. La mente di Giacomo spazia, ma la casa è una prigione: legge di tutto, ma l’universo è fuori. In Europa il mondo cambia, scoppiano le rivoluzioni e Giacomo cerca disperatamente contatti con l’esterno. A 24 anni lascia finalmente Recanati. L’alta società Italiana gli apre le porte ma il nostro ribelle non si adatta.

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