LET’S MOVIE 219 – propone IL SALE DELLA TERRA e commenta BOYHOOD

LET’S MOVIE 219 – propone IL SALE DELLA TERRA e commenta BOYHOOD

IL SALE DELLA TERRA
di Wim Wenders
Brasile 2014, ‘100
Lunedì 3 / Monday 3
Ore 21:00 / 9 pm
Astra / Dal Mastro

 

Michelangelo Moviers,

Una volta di rientro dal Lez Muvi di martedì, mi sono presa la briga di surfare un po’ le acque statunitensi in zona “Boyhood”. Il film ha vinto l’orso d’argento a Berlino, occhèi, ma è approdato sulle spiagge europee con la sobrietà che caratterizza le grandi operazioni made-in-USA ― per esempio, uno dice Normandia e l’altro pensa immediatamente a uno sbarco, mica alle bellezze normanne. Gli americani sono dei Merisi nell’arte del “Prendo un film buono ma decisamente non un ‘Quarto potere’ e te lo esporto come fosse il nuovo ‘Quarto potere'”. A noi europei, italiani nello specifico, che di Buonarroti vantiamo “the original”, quelle operazioni, per qualche motivo non ben definito, non riescono granché, e non ci riuscirebbero nemmeno se ci iscrivessimo tutti a qualche MBA a Yale o a Stanford o quei posti ivy-league con cui amiamo riempirci bocca e immaginario.
Ora, noi possiamo mettere sul piatto della bilancia la Sistina e la macchina promozionale dietro a “Boyhood”, e vedere quale piatto pesa di più: tutti noi europei, italiani nello specifico, sapremmo chi esulterebbe ― Sistina tutta-la-vita, caso mai non si fosse capito. Ma sta di fatto che tra i grandi problemi del nostro paese, secondo la mia maldestra opinione da sociologa della domenica sera, ci sono gli allori su cui adagiamo le nostre italiche terga: continuiamo a banchettare sui fasti del passato pur non valorizzandoli come dovrebbero. Siamo dei Luculli senza speranza, bulimici di bellezza malati di spleen e carenti di spirito go-getting.
Sì, non c’è come una sana digressione a mettermi di buon umore 🙂
Dicevo, ho dato uno sguardo ai paroloni con cui “Boyhood” è stato osannato, sentite qua:

“Linklater ha realizzato quello che potrebbe essere il film più geniale del secolo. Voto: A +” (Detroit  News);
“L’esperimento più accattivante, e forse il film più avvincente nella storia del genere. Voto: 4/4” (Seattle Times);
“”Boyhood” è una trovata, un poema epico, un home video, e una benedizione. Voto: 4/4″ (Boston Globe);
“”Boyhood” non è solo un grande film, è una pietra miliare nel cinema. Voto: 5/5″(Arizona Republic);
“un film che osa onorare piccoli momenti e la vita, “Boyhood” non è solo un capolavoro. E’ un miracolo. Voto: 4/4″ (Washington Post);
“Boyhood” ricorda il lavoro di quei registi europei che Linklater ammira tanto: Fassbinder, Bergman, Bresson” (Variety).

Ora, non mi stupisco se l’Arizona Republic azzarda il termine “pietra miliare” ― siamo pur sempre in Arizona, deserto, saloon e pentotal ai galeotti. Ma il Washington Post che scomoda la teologia e Variety che chiama in causa i giganti della cinematografia cosmica, Jesus, mi lasciano un bel po’ perplessa…
Questo mio pippone sarà tutto vòlto alla manomissione della macchina promozionale USA e al raffreddamento dell’euforia yankee, basandomi anche sulla reazione dei Moviers che erano con me, e che con me hanno barrato la casella “Sìbellomamicatuttostogranché” sull’indagine-qualità post-proiezione. Di seguito i Moviers coinvolti nel campione qualità: l’Anarcozumi ―che aggiunse e barrò anche la sottocasella “Sìvabbèeallora??”; la Movier Junior, che finalmente si unì a noi dopo un periodo di assenze su cui il Board sta a oggi indagando 🙂 :-); il Fellow Rocco, che vi nominai in un Movie Maelstrom e che rinominerò BaRocco, perché sono silly, ma con arte :-); il Movier Magno Carlo, che dopo “Il giovane favoloso” (137 minuti) e “Boyhood” (163 minuti) ha accumulato una quantità di minuti che, fossero miles&more, farebbe il giro del mondo gratis. 🙂
“Boyhood” copre 12 anni di vita di una famiglia texana più o meno dal 2002 al 2012. C’è il ragazzino Mason, che è il soggetto preferito dall’obbiettivo del regista Linklater, la sorella maggiore Samantha ―che vedimò scopro essere la figlia del regista― la madre Olivia e il padre Mason Senior.
I due genitori sono divorziati e questo fa della loro famiglia, la classica famiglia in perenne evoluzione/variazione dei nostri tempi: Olivia, impegnata a prendere il diploma e a mantenere i figli fra difficoltà finanziarie e matrimoni sbagliati; lui, Mason, un musicista dallo spirito libero, sostenitore di Obama, che finisce per mettere la testa a posto, e si risposa con una appartenente a una famiglia della tipologia “Texan – bianca che più bianca non si può”…Bibbia, fucili, salopette e flanella a quadri. You get the picture…
Malgrado il divorzio e le distanze però, Mason fa di tutto per vedere i figli e per non far mancare loro il suo affetto, e così fa Olivia. E’ una classica famiglia imperfetta, e bella da guardarsi proprio per via della sua imperfezione…gli scazzi tra ex moglie ed ex marito, eppure la loro capacità di tenere insieme un nucleo, che va cambiando nel corso degli anni, nel bene e nel male. La madre, per esempio, colleziona due matrimoni con due uomini fotocopia: brillanti lì per lì e alcolizzati dalla mano facile dopo un po’… è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi, però riesce sempre a schivarla all’ultimo. Ecco magari avrei sopportato il cliché del marito ubriacone violento una volta, ma due… Però purtroppo non è solo un cliché, e alcune donne (alcune? pensavo tutte) sono recidive… ma lo trovo comunque un po’ ripetitivo nei 163 minuti del film.

Come dicevo, il vero protagonista è il ragazzino, Mason Jr ―che deve avere dei geni Johansonn perché è sputato identico a Scarlett, vedere per credere. Lo seguiamo sui banchetti delle elementari, alle prese con i primi bulli delle medie, al liceo fra brufoli, erba e i primi cenni di una passione, la fotografia, che potrebbe rivelarsi la sua strada. E finiamo per accompagnarlo fino alle porte del college, la vita di giovane uomo spalancata davanti.
Embé, che c’è di strano nel girare un film nell’arco di 12 anni?, potreste chiedermi voi a questo punto, memori di Superfantozzi, che in 100 minuti ripercorreva tutta la storia umana, dalle caverne allo spazio. 🙂
Eh, di strano c’è che Linklater ha richiamato ogni estate gli attori del cast a lavorare per una decina di giorni sul film, dal 2002 al 2012, in modo che invecchiassero realmente lungo lo scorrere della storia. Il regista era interessato a catturare proprio il work-in-progress della vita e a restituirlo nella finzione.
Ok, io applaudo l’esperimento, molto originale, my compliments. Però ho dei dubbi in merito alle sue finalità. A cosa si mirava? Al cine-verità? Ad aumentare la veridicità grazie ai corpi che crescono e che invecchiano? Le mie/nostre domande a fine film sono state: ne avevamo bisogno? Ci serviva vedere gli effetti dello scorrere del tempo sul fisico dei personaggi? La risposta, mie e nostra è no. Il cine è finzione, sigliamo un patto quando entriamo in sala: io sono disposto a credere alla realtà che mi proponi, regista, e se decidi di raccontarmi la vita di un ragazzo, dall’infanzia alla maggior età e decidi di impiegare tre attori per farlo, un bambino, un adolescente e uno giovane adulto, va bene, fair enough, noi ti crediamo, non ci facciamo problemi. Se poi la finalità era catturare lo scorrere del tempo e dimostrarci che il tempo è un flusso inarrestabile in perpetuo divenire, be’, occhèi, ma anche in “Boyhood” non siamo nella realtà e nemmeno nel “tempo reale”, che, fosse tale, avrebbe richiesto un film di 6311385,192 minuti (=12 anni). Siamo nella finzione, e la realtà a cui si ambisce catturando alcuni momenti nelle estati fra il 2002 e il 2012 non deve essere confusa con la storia inventata. Sono due piani diversi, ed io, in effetti, mi sono ritrovata a saltellare tutto il film fra due binari: quello della fiction e quello della vita dei corpi degli attori. Non c’era e non c’è niente di male, non è una critica, è una semplice constatazione.
La domanda quindi è più metacinematografica che cinematografica: a cosa mi serve vedere l’invecchiamento di un manipolo di attori sullo schermo? Aumenta il mio interesse/convolgimento nel film perché aumenta l’effetto “reale”? Mi serve questo?
“Boyhood” è certamente interessante per questi interrogativi che solleva, ma non tanto per la storia in sé ― che è il classico racconto di formazione di personaggio e famiglia. Il film ci parla anche di un decennio che abbiamo appena vissuto e i cui protagonisti ― da Britney Spears canticchiata da Samantha a inizo film, all’ultimo Harry Potter, a Lady Gaga intravista nello schermo di un iPhone ― ci sono vicini, noti: sono entrati nella storia (sì, Moviers, Britney Spears è entrata nella storia, facciamocene una ragione…). And again, il fulcro del film mi sembra più sociologico, o storico, che cinematografico. Gli spettatori del 2034 che guarderanno questo film potranno trovare un tipico esempio di com’erano tante famiglie e tante vite all’inizio del terzo millennio. Per noi spettatori del 2014, è un tipico esempio di come sono (de)strutturate tante famiglie e tante vite di oggi, come sono gli adolescenti, e i genitori e le donne e gli uomini dei nostri giorni. Con le dovute differenze tra Italia e America del caso… I marshmellow abbrustoliti intorno al fuoco, i pomeriggi in cui il nonno ti insegna a maneggiare il fucile, così come il diciassettenne che piglia armi e bagagli e si trasferisce al college per non far più ritorno nella casa natale, non sono esperienze che appartengono a noi italiani ―soprattutto l’ultima che ho detto…
Quindi sì, è un film godibile, piacevole, 163 minuti scorrono via senza sentirli, cogliamo i riferimenti politici, conosciamo le canzoni della colonna sonora, e ridacchiamo sciocchini davanti ai tagli di capelli di Mason, ai kg persi e presi degli attori. Però al St. Louis Dispatch che del film scrive: “La cosa più vicina ad una vita vissuta che il cinema di finzione abbia mai realizzato. Voto: 4/4”, lasciatemi consigliare quel cine-fenomeno che capitò dopo la guerra in Italia e che si chiama Neorealismo… 😉

Questa settimana faccio la kamikaze più di quanto io non sia già, e azzardo

IL SALE DELLA TERRA
di Wim Wenders

Avete mai visto “Buena Vista Social Club”? “Pina”? Wim Wenders secondo me è un grande documentarista e “Il sale della terra” è questo, un cine-racconto della fotografia di uno dei fotografi più importanti che abbiamo al mondo: Sebastião Salgado. Le sue foto in bianco e nero hanno immortalato sofferenze, guerre, brutture, ma anche e soprattutto la straordinaria bellezza che riempie questa nostra terra. Io non lo conosco molto, e proprio per questo propongo “Il sale della terra”, sentendo già nelle orecchie sia il single del Liga sia il vostro “nuooooo, il docu-pacco, nuooooo” 🙂 Inoltre, il film è stato presentato all’ultimo Festival di Cannes nella rassegna Un Certain Regard, e ha ottenuto il premio speciale della giuria ―ed ecco il vostro terzo “nuooooooo”… 🙂

E prima di volare via, una comunicazione di servizio. Per ovviare agli scherzi del Mastro, che ogni tanto, lo sapete, ci cambia gli orari last-minute e se la ride pure, e io vorrei andare su tutte le furie tipo Rossella O’hara e poi invece francamente me ne infischio e me la rido e finisce sempre a tarallucci e vino :-), facciamo che d’ora in poi io vi riporto l’orario a mia disposizione la domenica sera, ma poi voi, please, controllate sempre la pagina facebook dell’Astra, https://it-it.facebook.com/CinemaAstraTrento,  o il sito dello smelly Modena, http://www.cineworldtrento.it/, prima di venire al cine il giorno stabilito. Altrimenti mi tocca spammarvi di messaggi, e già vi spammo in lungo e in largo la domenica ―soprattutto lungo e soprattutto largo… Intesi? Deal? 🙂

Adesso spicco il volo. Voi mi raccomando sbirciate nel Movie Maelstrom: ci voleva un malleolo rotto al WG Mat per fargli contribuire attivamente a Let’s Movie dopo anni di suppliche… Ad averlo saputo, si provvedeva a spaccargli qualche arto prima! 🙂
E poi mi raccomando bruciate il riassunto e accettate i miei ringraziamenti e i miei saluti, stasera, rinascimentalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Questa settimana parlo della serie TV danese/svedese Bron.

Bron ha già avuto 2 remake (USA e UK) ma la peculiarità che lo rende “nordico” e originale è unica.
In Bron è onnipresente un’atmosfera di un silenzio ovattato che parte dalla luce tipica del nord e pervade le persone, i movimenti ovattati dei treni, delle auto, e le stesse relazioni tra persone.
Ci sono scene, inquadrature in cui non ci sono dialoghi ma la fotografia è decisamente simile a quella di un quadro fiammingo, una luce sui volti scavati dei protagonisti che racconta tutto così.
E il racconto in se, il poliziesco è più una scusa per parlare dei due protagonisti di Bron; non sono “belli” il poliziotto danese Martin Rohde è  un uomo di mezz’età che lentamente viene scavato dal suo vissuto intrecciato nella narrativa ma soprattutto la protagonista, Saga Noren una donna svedese con una cicatrice sul volto, accanita sostenitrice delle regole e con un limitato la comprensione delle normali interazioni umane che la sembrano alienare da tutto (la sindrome di asperger, anche se non viene mai nominata).
Per chi vuole un assaggio di quanto ho detto sopra consiglio questo minuto e mezzo degli opening credits: l’essenza di Bron!
http://www.dailymotion.com/video/x196wjy_bron-broen-season-2-opening-credits_shortfilms

Invece per Dracula untold:

Ad Halloween escono i mostri, e al cinema è uscito Dracula, ma quello “untold”. Solo che il film ci dice che lui da grande il mostro non lo voleva fare, anche perché da ragazzino aveva già fatto l’impalatore ma non gli era piaciuto. Ma cosa fare se arrivano 100.000 turchi nel tuo castello della transilvania e chiedono in tributo 1000 ragazzetti ma soprattutto suo figlio?
Mai, mai fare inca**are uno che si chiama Vlad l’impalatore.

IL SALE DELLA TERRA: Per 40 anni, il fotografo Sebastião Salgado ha attraversato i continenti sulle tracce di una umanità in piena mutazione. Ha testimoniato i grandi eventi della nostra storia recente: conflitti internazionali, carestie, migrazioni … Con questo documentario vuole presentare un territorio vergine con paesaggi mozzafiato, un omaggio alla bellezza del pianeta. La sua vita e il suo lavoro sono rivelati dai punti di vista del figlio Juliano, che lo ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi e di Wim Wenders, fotografo lui stesso.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...

Leave a Reply