LET’S MOVIE 223 – propone GIOVENTU’ BRUCIATA e commenta CLOWN

LET’S MOVIE 223 – propone GIOVENTU’ BRUCIATA e commenta CLOWN

GIOVENTU’ BRUCIATA
di Nicholas Ray
USA,1955, ‘111
In lingua originale sottotitolato 🙂
Lunedì 24/ Monday 24
Ore 21:00 / 9 pm
Astra/ Dal Mastro
Prenotatevi/Book your seat: 0461-829002

 

Fear Fellows,

No però, cavolo. Uno (il Board) si prepara a guardare un film dell’horror in assetto da combattimento. La check-list sottomano, tutta orgogliosamente depennata:

– Iperventilazione: fatta
– Visione preparatoria del personaggio più angosciante dopo IT, il nano di “Twin Peaks”: fatta (giuro ― youtube, filmato di 44 scary seconds, check it out if you dare, https://www.youtube.com/watch?v=gCfvtuSRVPY)
– Training autogeno: nontroverainessunmovierallosmellyenonperquestorinunceraiavedereilfilm,
nontroverainessunmovierallosmellyenonperquestorinunceraiavedereilfilm,
nontroverainessunmovierallosmellyenonperquestorinunceraiavedereilfilm: fatta

Ero pronta a qualsiasi cosa, inclusi possibili risvolti con nani ballerini che parlano al rovescio (brrr) ―nulla di personale contro i nani eh, ma capirete, dopo “Twin Peaks”, hanno perso la ludica circense e si sono trasformati in creature dello spavento.
Il training autogeno aveva pure fatto il suo bravo effetto, e io arrivo allo Smelly con la certezza tolemaica che sarebbe stato “Me and the Clown”, io carica molto più del solito ―che è già abbastanza impressionante come wattaggio (wattaggio?).
E tutto si svolge diversamente da quanto previsto, nel bene e nel male.
Nel bene: allo Smelly m’attendono due power-rangers (parlando di wattaggio) di proporzioni cosmiche (ma NON interstellari): il Fellow Onassis Jr e il Fellow Candy [the] Andy, anche loro alquanto ringalluzziti dalla proposta horror e pronti alla battaglia. Poi s’è vociferato d’un felino fuggi-fuggi davanti a questo scary movie, ma di più non c’è consentito dire: vige il segreto istruttorio. 😉
Nel male: il film si rivela essere pari alla corazzata Kotionkin per Fantozzi. La paura più grande provata durante la visione e rimasta anche dopo la fine, è stata la minaccia che del film possa essere realizzato un sequel.

Un pater familias di quelli mulinobianco s’immola per la familias: si traveste da pagliaccio per rimpiazzare il Clown ingaggiato per la festa di compleanno del figlioletto, che ha disdetto all’ultimo minuto ―e statene certi, il pater familias non si rivolgerà mai più alla Clown&Co Party Services. Trova questo costume da clown in un baule tipo quelli dell’800 che li guardi e ti dicono “se mi apri son tutti cavoli tuoi”. Ovviamente lui lo apre, s’infila il costume, e son tutti cavoli suoi. Il costume è maledetto: chiunque lo indossi subisce piano piano una mutazione che lo porta a incarnare il demone del Clown, creatura satanica a cui i bambini piacciono moltissimo, specie se serviti come crudité. Il film segue il processo di clownizzazione-perversione a livello fisico, e la solita meccanica della moglie-eroina (ovviamente incinta) che cerca disperatamente di liberare il marito posseduto dal demone, e al contempo di salvare il figlioletto dalle sue grinfie da pagliaccio pazzo molto ma molto goloso di crudité ―lo sceneggiatore era anche tentato di farle disinnescare un campo di mine in Congo, ma ha preferito farla rimanere in territorio americano.
Si passa, soprattutto dalla seconda metà in poi, al “gore”. Adesso voi state pensando al vicepresident regista con la fissa per l’ambiente, invece no, mi riferisco al sostantivo inglese per indicare lo splatter, il “gore” (così potete alternare i sinonimi, ye eh eh). L’unico modo per liberarsi dal demone, è proporgli una dieta con numero 5 bambini da assumersi come crudité. Quattro se li procura un po’ di riffa e di raffa ―e noi vediamo gli amabili resti sparsi in giro― sul quinto ha qualche difficoltà.
Capirete, non siamo mica nati ieri, noi Lezmuviani. Non è che ci si spaventa per un braccino o una mini-tibia su un tappeto. Anche perché è tutto talmente non-pauroso, che quasi quasi ti vien voglia di invitare il demone a quelle feste di compleanno in cui gli indemoniati sono proprio i bambini, e un po’ di “ucci ucci sento odor di cristianucci” farebbe giusto bene.

Sapete, ci sono rimasta male dalla scarsezza del film. Sussiste il 99.2% delle possibilità che il Fellow The Andy Candy si tolga dalla mailing-list di Let’s Movie 🙂 e il 99.3% delle possibilità che il Fellow Onassis Jr, per controbilanciare l’eccesso di gore, non esca mai più dal romanticismo di “Trois Coeurs” (e solo la pronuncia da 3° Arrondissement potrà impedire che si disiscriva anche lui dalla mailing-list :-)).
E poi l’idea di partenza era intrigante ―è proprio da quella mi son fatta fregare. Immaginare una maledizione che affonda le radici in una vera leggenda nordica ― quella del Cloyne, un demone di montagna dal volto bianco che attira i bambini nella sua caverna per divorarli― è un elemento prelibatissimo. Pensate a cosa poteva essere questo spunto nelle mani di un regista più esperto dell’esordiente John Watts. E non mi spingo agli dei Lynch o Argento, basta anche solo un Cronenberg. Se lo scopo era quello di far paura, l’obbiettivo non è stato affatto centrato. Sapete perché? Perché si vede troppo. Quando vedi troppo, la paura fugge via ―se temi il buio, accendi la luce. La paura cresce nell’ombra, nell’angolo in cui non vedi bene e che potrebbe nascondere chissà quali insidie…
Anche lo splatter è nemico della paura. Vedere arti o sangue, in sé, non spaventa ― schifa. Disgusto e terrore sono due sentimenti diversi. Pertanto definire “Il Clown” un horror psicologico, è un doppio errore: il film non fa paura e non porta nulla sul piano cerebrale ―l’unico piano cerebrale, casomai, è la mensola su cui finisce la materia grigia di un cristianuccio (so grose, I know :-)).

Certo è parecchio assurdo, l’essere umano. Passiamo la vita a proteggerci da tutto, pericoli, problemi, preoccupazioni. Dai mostri, insomma, che popolano la nostra quotidianità, siano essi in forma di spigoli che combattiamo con i para, siano essi veicoli che muniamo di gomme da neve. Eppure ―parlo di me, almeno― non possiamo fare a meno di sentire un brivido di trepidazione davanti alla prospettiva di vedere un film come quello che la mia immaginazione aveva costruito per me. Un clown satanico che compare e scompare, che minaccia una famiglia tranquilla, ma senza uscire subito allo scoperto. Tutto molto vedo-non-vedo, come quella scena meravigliosamente orrorosa in cui IT s’intravede tra le lenzuola stese in giardino, mosse dal vento. Ora c’è, ora non c’è…ma c’è o non c’è? Paura eh…
Certo, anche “IT” non è immune alla deriva noooo-non-può-finire-così… Il finale, IT trasformato in un aracnide gigantesco con le zampe del Meccano, è assai deludente. Ma tutta la prima parte, in cui la caulrofobia del povero spettatore caulrofobo monta e monta, la prima parte è semplicemente indimenticabile.
Ho scelto questo film proprio perché a volte senti il bisogno di bagnarti in un fiume infestato di caimani… Sai che i caimani ci stanno, eppure non puoi fare a meno di volerti buttare. Sai che i clown ti fanno paura ―perfino Krusty dei Simpson!― eppure li cerchi. Peccato che la paura sia stata disattesa…Ma ci saranno altri horror, Fellows… Questa è una promessa.
Anzi, una minaccia…
Uah uah uah uah 🙂
E tuttosommato, non è stato malaccio ―non lo è stato affatto!― incontrare i miei due Fellows, e cercare di arginare l’indignazione del Fellow The Andy Candy 🙂 (non riuscendoci!) e capire che l’essere umano (o anche solo un Board, senza universalizzare troppo) è pavido (molto), ma dentro, ha un potenziale d’impavidità che lo porta a mettere in discussione la propria comfort-zone.
Non è forse questo che spinge oltre il limite?
La paura è un motore potente tanto quanto la passione…

E se volete provarla veramente, la paura, andate a vedere “Torneranno i prati”, il film di Ermanno Olmi ambientato durante la prima guerra mondiale. Un’opera asciutta, zero lacrime, agghiacciante ―in senso metaforico e fisico, la catastrofe umana vissuta dai soldati  in trincea cristallizzata in metri di neve e freddo siderale. Una tinta livida, spettrale, quasi cianotica colora, anzi, scolora la tela del film. Le bombe sganciate dagli aerei sembrano vere: le senti in petto. E avverti la paura di poterti trovare in un posto così. E anche la paura, l’altra, quella per cui i campi d’erba rispunteranno dopo la neve e nessuno ricorderà tutto quello che è stato… Il terrore dell’oblio… Sta a noi fare in modo che questo non accada… Go and watch this movie, Fellows!

E questa settimana, basta flop, finalmente si torna seri, si torna dal Mastro…e guardate con che po’ po’ di serietà

GIOVENTU’ BRUCIATA
di Nicholas Ray

Serve un classico per rimettersi in piedi dopo cadute interstellari e pagliacciate varie ―faccio ammenda, Let’s Movie sometimes sucks, lo riconosco, but most of the time rocks, dai 🙂
Quanto a “Gioventù bruciata” credo sia il primo caso in cui il titolo italiano suona meglio dell’originale, “Rebel Without a Cause”…Il film, come usa dire, ha consacrato James Dean a icona del ribelle impenitente ―mmm forse il titolo originale in effetti era meglio…
Quindi si va e lo si vede, no excuses. 🙂

Comunicazione di servizio: il WG Mat sta lavorando al Baby Blog, quindi non chiamate in preda al panico Cupertino o luoghi similari di concentrazione nerd per risolvere il problema… Lo troverete presto up&running online. 🙂

Nel Movie Maelstrom trovate un video-scompiscio segnalataci sia dall’Anarcozumi che dal Movier Scaccomatto ―e questo dimostra che i Moviers son fatti della stessa pasta. S’intitola “Italstellar” e no(la)n serve che aggiunga altro… 🙂

Il riassunto lo lancio lontano lontano, di modo che raggiunga gli abissi abissi e voi non lo leggiate, ma i ringraziamenti, quelli ve li appoggio sul comodino, così li avete sottomano durante la notte. 🙂 I saluti, stasera, sono paurosamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dall’Anarcozumi e dal Fellow Scaccomattohttps://www.youtube.com/watch?v=vgMOvmNRMeA&feature=share

GIOVENTU’ BRUCIATA: Jim, Judy e Plato, tre studenti universitari, vengono fermati, con altri giovani, perché sospettati di aver bastonato un uomo, abbandonandolo poi svenuto sul ciglio della strada. Judy viene ricondotta a casa della madre. Plato, che non vive con i genitori, che sono divorziati, viene affidato alla sua governante di colore. Per Jim arrivano al Commissariato i genitori e la nonna, che inscenano un litigio familiare. L’indomani Judy rifiuta un passaggio in automobile offertole da Jim. Più tardi egli la vede in mezzo ad un gruppo di studenti capeggiati da Buzz, che si mostrano ostili con lui. Dopo aver assistito ad una conferenza, Buzz e i suoi amici aspettano Jim: Buzz lo schernisce e lo schiaffeggia. Alla fine i due stabiliscono di misurarsi in una gara detta “chickle run”: si tratta di correre in auto a grande velocità, verso il margine di uno spiazzo roccioso, oltre il quale il terreno scende a precipizio nel mare. Dei due concorrenti quello che, saltando dalla macchina, si troverà più vicino al precipizio, sarà il vincitore.

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