LET’S MOVIE 223 – propone TRASH e commenta GIOVENTU’ BRUCIATA

LET’S MOVIE 223 – propone TRASH e commenta GIOVENTU’ BRUCIATA

TRASH
di Stephen Daldry
USA, 2014, ‘114
Martedì 2/Tuesday 2
Ore 21:15 / 9:15 pm
Astra/Dal Mastro the Allmighty

Maglietta Fina Movier Fellows!

Finalmente ho spianato un luogo comune dentro cui sono cresciuta ―siamo cresciuti, credo. James Dean, beau et maudit, anarco nell’animo e capello sempre in ordine. L’archetipo dello scavezzacollo, del casinaro e dello sciupafemmene ―che se volete rivendervi in contesto internazionale si dice “womanizer”. Via, demolito tutto, dopo aver visto “Gioventù bruciata”. Via la Fruit-of-the-Loom con poco dentro, lo sguardo assassino finalizzato alla conquista ma immune all’ammmooore, la cresta attaccabrighe da bad guy del quartierino. Via tutto e spazio alla svolta copernicana: James Stark, il protagonista di “Gioventù bruciata”, è una pasta di ragazzo che si trova circondato da un branco intergenerazionale di mediocri, gli adulti, che danno triste prova della loro vigliaccheria/ipocrisia/meschina borghesia dall’inizio alla fine.
Insomma, siamo decisamente molto più Baglioni che Rage Against the Machine, volessimo trovare una controparte musicale al ruolo del protagonista.

Alla notizia che non avevo mai visto “Gioventù bruciata” ―e uno sfacelo di altri classici― l’Anarcozumi voleva contattare la Corte Suprema del Cinema e indire un processo per direttissima al Board. Fortunatamente eravamo già in sala con il film sullo schermo, quindi l’udienza è stata rimandata a data da destinarsi.
Ma l’Anarco non era l’unica presente al Lez Muvi “Classics” di lunedì. Il duo che mi accompagnò in Puglia l’estate scorsa si materializzò come per incanto anzi salento, facendomi una di quelle surprise da natale sotto l’albero: Angela, detta Animalangie per via della leggera componente animalesca che la contraddistingue in quel suo corpo da passero solitario :-), e Giulio detto Giusenzaccento, che è il rebel WITH a cause quando in ballo c’è Trentoville e la sua tendenza al provincialismo passando per i mercatini in 2 piazze 2 della città… A fine film, poi, scopro che altri due Fellow hanno sguazzato sirenetti nel buio della sala: il Movier McDuck, le cui skills da banker gli hanno permesso di portarsi a casa la locandina del film ―infinita ammirazione per lui e la parete che la ospiterà, e nessuno osi dividere ciò che Dean ha unito. 🙂 E il Fellow The-Shoe-Must-Go-On, che ebbi modo d’intravedere ad altri film a riprova che è un cine-patico di razza, non uno spettatorino di quelli da cinemino tanto per risolvere il chessifa del sabato sera. 🙂
Inoltre, mentre noi eravamo alle prese con la ribellione, la Fellow Giuly Jules, l’unica Movier che può vantare un esclusivo accompagnatore incorporato, giacché a breve ci renderà tutti cine-zii una seconda volta :-), stava recuperando “Il sale della terra” in Sala 3.
S’è saputo di un altro distaccamento triangolare Andy the Candy, Onassis Jr e Felix per recuperare “Interstellar”. Il portavoce del trio, Mr Onassis Jr, ha riferito un commento a caldo, la cui ironia ha tramortito il Board facendolo precipitare in un abisso di risate:”‘Interstellar’ ci è piaciuto come ‘Clown’ ma lo preferiamo a quest’ultimo perchè la colonna sonora è migliore”. Ormai mi pare evidente che i Moviers potrebbero fondare una loro Accademia di Arte Comica e farci una carriera.

Lasciatemi erigere qui un piccolo tempietto votivo in onore del Mastro, senza l’intervento del quale, la proiezione del film non avrebbe  potuto essere. Lunedì mattina il nostro Mastro l’Onnipotente si rende conto che al film mancano i sottotitoli. Sventura, ma senza paura. Monta in macchina, guida fino a Padova (Padova!), recupera uno scatolone di sottotitoli e torna a Trentoville, cosicché il Lez Muvi della serata abbia luogo ―manipolazione dei fatti, dai 4 ai 7 anni senza condizionale. Converrete, un Mastro in autostrada con uno scatolone pieno di sottotitoli sul sedile passeggero, lo merita eccome, un tempietto votivo, anche solo a livello immaginario 🙂

Dicevo di quanto un classico, a volte, lo si misconosca, confinandolo nel comparto “Classici”, e da estrarsi giusto all’evenienza. Il ribelle senza causa James Stark è ben altro e va ben oltre l’idea del ribelle con cui siamo cresciuti e di cui s’è accennato. Non trovo niente di maledetto nel suo personaggio. James ―Stark e Dean― è più che altro il reietto, l’outsider che non riesce, anzi non vuole, adattarsi agli usi ipocriti della società in cui si trova a vivere, siano essi gli stolidi atteggiamenti para-violenti dei suoi coetanei, o le pose opportunistiche e ridicole dei suoi genitori. Non è una testacalda, James, è uno fuori dal coro, e la lotta al conformismo che ingaggia non ha alcun tipo di progettualità politica. James è uno integro, con una profonda, innata coscienza etica, e la sua “ribellione” non è che lo sforzo di un puro di proteggere la sua trasparenza morale dal torbido imperante. Non c’è volontà di rivoluzione a tutti i costi.
Che poi il film sia diventato il manifesto di un mal-de-vivre generazionale e la lotta alle convenzioni e compagnia bella, interessa un altro tipo di discorso, ma se noi prendiamo il personaggio, vediamo che le sue azioni sono prive di qualsiasi intento sovversivo e nascono dalla voglia di seguire e far valere un senso di giustizia dell’animo, piuttosto che dei benpensanti, o dei cops.

James è considerato il protagonista del film ―anche perché James Dean è diventato James Dean― ma in realtà anche gli altri personaggi in scena presentano tratti molto interessanti. Soprattutto Plato, il ragazzino che vede in James il padre che non ha mai avuto, e l’innamorato che vagheggia. A questo proposito, e per chi non lo sapesse (tipo me, lunedì), “Gioventù bruciata” è uno dei primi film che tratta di omosessualità in termini tanto velati quanto incredibilmente espliciti.

Ma chi è questo James, e chi sono questi giovani bruciati? James è un teenager (che però dimostra già tipo 25 anni) appena arrivato a Los Angeles con la famiglia, la più classica delle famiglie del genere madre-acida, padre dimesso-sottomesso, nonna-matrona. Conosce per puro caso Judy, la cosiddetta squinzia della cumpa: lei è alle prese con un rapporto complesso con il padre, da cui vorrebbe lo stesso amore che riceveva da bambina, anche se ora è una donna che fa girare la testa a tutta la cumpa (dimostra pure lei tipo 25 anni) e il padre è un testadilegno con la sensibilità di un autoarticolato. La cumpa prende subito di mira James, il diverso, perpetrando così un modo di fare tipico della borghesia a cui superficialmente si ribellano, ovvero il dàlli-al-foreigner. Le prime scaramucce sfociano nell’ideona di tenere una “chickle run”, la corsa del coniglio, tra il capo-cumpa Buzz e James, ovvero correre a manetta con due macchine rubate fino all’orlo di un precipizio. Vince, e vive, chi si butta fuori dalla macchina prima che questa voli in mare. Buzz perde, e vola.
Sconvolto ma lucido, James intende andare alla polizia e confessare il suo coinvolgimento nell’incidente. Ma i genitori si oppongono, dicono sei pazzo, vuoi rovinarti la vita per una bravata, taci. L’omertà dei genitori fomenta il sentimento di delusione che il ragazzo cova nei loro confronti e lo spinge a fuggire con Judy e Plato in una villa abbandonata. Lì, e per pochi istanti, i tre personaggi vivono l’idillio famigliare-sentimentale a cui ambirebbero: Plato ha il padre che non ha mai avuto, Judy trova l’amore sulle labbra di James ―”they are so soft” gli sussurra, e tutte le donne in sala, Board incluso, si squagliano in una pozza di mammamia― e James concretizza il sogno bisessuale di avere per sé contemporaneamente Judy (amore carnale) e Plato (amore platonico, appunto).

Laddove la famiglia canonica prova la sua fallacia, ecco che i tre personaggi ne costruiscono una alternativa tutto loro che significativamente avrà vita breve, ma che assesta un bel destro nello stomaco alla middle-class americana del pubblico che vedeva il film e che leggeva un avvertimento mai espresso prima: “la ribellione” della gioventù è conseguenza diretta dell’inettitudine di NOI adulti/famigliari di riferimento, che alle richieste di fermezza e risposte precise dei nostri figli reagiamo insicuri, contradditori, piccini. Allora ce lo facciamo un bell’esamino di coscienza o no?!?
Il film si conclude in tragedia ―e non a caso è stato ribattezzato la grande tragedia greca americana…

A parte tutte le patate bollenti che “Gioventù bruciata” maneggia ―pensate cosa poteva essere alludere alla omo e bi-sessualità nell’America di Eisenhouer del ’55― il film ha il gran pregio di concentrare in scene nucleari (sì, proprio atomiche!) certi momenti speciali. L’apertura per esempio, non si scorda. James accoccolato per strada, brillo, accanto a una scimmietta di pelush a cui premurosamente rimbocca una coperta di cartastraccia e ride una risata triste e allucinata e poi si addormenta. I richiami allegorici sono sufficientemente trasparenti per essere compresi anche da chi non ha mai giocato ad “Allegoriamo”.
Oppure il quadretto della panchina, nella villa: Judy seduta, la testa di James poggiata in grembo, e Plato adorante ai suoi piedi: un triangolo, sacro in tutta la sua profanità. Oppure ancora la scena in cui James vuole andare a costituirsi alla polizia e si confronta/scontra con i genitori: la madre (metà virago metà Madonna) in cima alle scale, il padre (metà coniglio metà serva, con un grembiule addosso) accucciato in fondo alla scala, e James in mezzo a queste due forze che lo tirano entrambe dalla parte sbagliata. Più che un atto di ribellione, la sua fuga da casa rappresenta una scelta di sana sopravvivenza etica verso un modo malato e meschino di intendere la vita.

Magari in certi punti la recitazione può apparire eccessivamente calcata, qualche reazione un po’ troppo teatraleggiante, ma dobbiamo capire il contesto e anche il tipo di recitazione dell’epoca. E questo non toglie nulla all’uso innovativo di certe inquadrature oblique o riprese da punti di vista insoliti (dal basso e di lato). Nicholas Ray ribalta le prospettive ribaltando la macchina da presa, e facendola muovere in maniera del tutto anomala. Così come nella prima scena siamo a pochi centimetri di distanza dal viso di James, sdraiato sull’asfalto, alla fine siamo su su in cielo, e osserviamo giù giù un omino che entra in un edificio. Quell’omino di spalle è proprio lui, il regista, che scavalla il confine tra realtà e finzione ed entra a tutti gli effetti in uno dei film che hanno verosimilmente segnato la storia del cinema.

Prima di passare ad altro vorrei rispondere a una domanda che tanti uomini rivolgono al mondo femminile. Perché al mondo femminile Dio Dean piace tanto? Visto che abbiamo dimostrato che James non incarna il personaggio né del bello né della bestia, bensì dell’anti-eroe romantico moderno con tratti da loser e outcast, quale poteva essere un Holden Caulfield in letteratura, mi viene da dire che, questi personaggi custodiscono una tensione all’integrità, velata anche da un tocco d’idealismo che fa letteralmente andar via di testa le donne. E poi aggiungete pure quell’ innocenza da tratti sottili, quella struttura da soffico-ma-non-è-quello-il-punto, e il mondo femminile sentirà le ginocchia fare giacomogiacomo, anzi, jamesjames 🙂 🙂

E ora, con la consapevolezza appena acquisita di quanto Luke Perry non fosse che sbiadita fotocopia di cotanto originale (solo ora ne ho la vera consapevolezza), seguitemi in discarica per

TRASH
di Stephen Daldry

Ma come in discarica, ma che ci porti a vedere?!?
Be’, ritenetevi fortunati che vi si salva dalla depressione dei frères Dardenne e del loro “Due giorni, una notte”, 111 minuti di corte allo Xanax.
“Trash” ha vinto il Festival del Cinema di Roma di quest’anno e dacché nutriamo infinita stima per il regista (“Billy Eliot”, “Molto forte incredibilmente vicino” e naturalmente “The Hours” :-)), siete obbligati a unirvi a me nella visione. 🙂

Giacché mi sono dilungata assai su “Gioventù bruciata”, vi lascio al Movie Maelstrom con tante ideuzze sfiziose per il vostro menu cinematografico della settimana. Defilato, quel buonannulla del riassunto. E i miei saluti, che stasera sono tanto strettamente cinematografici. 😉

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)
Dunque cominciamo con mercoledì sera, ore 21:00, nell’ambito della rassegna LGBT, il Mastro propone “Pride“, opera da vedersi, o  mercoledì o nei giorni successivi, as you like it.

Da giovedì a sabato si svolgerà, presso lo Smelly Modena, la settima Edizione del Festival Cinemazero, http://www.crushsite.it/it/cinema/festival-cinemazero.html, il festival dedicato al cinema no-budget e autonomo e indipendente e non-mainstream e tutto quello che di anti- vi viene in mente. Il tema di quest’anno è “The Act of Seeing With One’s Own Eyes”
Quindi potete tirare fuori dall’armadio la dolcevita scura e la giacca con le toppe, assumere quell’aria tribolata e contrita, quello sguardo superiore “la felicité est la maladie de l’homme contemporain et je m’en fous pas mal” (mi raccomando, in francese, mi raccomando), e venire a vedere cosa ci (s)offre il programma di quest’anno. 🙂

Poi non mugugnate che non c’è niente da vedere eh… 😉

TRASH: Quando due ragazzi che smistano rifiuti nelle favelas di Rio trovano un portafoglio in mezzo ai detriti giornalieri della loro discarica locale, fanno presto ad immaginare che le loro vite cambieranno per sempre. Ma quando la polizia locale si fa avanti, offrendo loro una grande ricompensa in cambio del portafoglio, i ragazzi, Rafael (Rickson Tevez) e Gardo (Luis Eduardo), si rendono conto dell’importanza del loro ritrovamento. Con l’aiuto del loro amico Rato (Gabriel Weinstein), il trio inizia una straordinaria avventura cercando di tenersi stretto il portafoglio, eludere la polizia, e scoprire i segreti che nasconde.

 

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