LET’S MOVIE 227 – propone LA TEORIA DEL TUTTO e commenta AMERICAN SNIPER

LET’S MOVIE 227 – propone LA TEORIA DEL TUTTO e commenta AMERICAN SNIPER

LA TEORIA DEL TUTTO
di James Marsh
UK, 2014, ‘123
Lunedì/Monday 12
Ore 21:00/9:00 pm
Supercinema Vittoria/Viktor Viktoria
Ingresso 1 Euro (sì, avete letto bene, 1 Euro!)
con ACQUISTO ANTICIPATO DEL BIGLIETTO (leggete sotto)

 

Fatti Fellows,

Scrivo qui in testa scarponi, kalashnikov e pozze rosse. Temo che le scene da caccia-ai-terroristi e il proliferarsi di tesi e accuse e plastici e breaking-news e manifestazioni lavi via il fatto in sé. Quando viene commesso un atto come quello compiuto alla sede di Charlie-Hebdo, è accompagnato da un buzz di parole e sciami di brunovespa che finiscono per offuscare l’atto stesso. Non so se vent’anni fa fosse la stessa cosa, ma oggi, che viviamo nell’epoca dell’usa-e-getta informatico, tendiamo a concentrarci più sulle ultimisssime teorie e contro-teorie piuttosto che tenere impresso nella mente sei paia di scarponi che fanno irruzione in un palazzo, l’odore unto di tre kalashnikov, le pozze rosse che si aprono sulle scrivanie in mezzo a nuvole di vignette. Finisce che ricordiamo solo l’ultima parola dell’ultima ora, e scarponi, kalashnikov e pozze rosse, sprofondano nell’oblio.
Quindi io, oggi, decido di riportarli a galla, senza pensare alla cattura, o alla manifestazione fra poco, e a quello che è stato. Fisso il mio pensiero emotivo su quella mattina. È così che si costruisce la memoria di un evento a cui non si è preso parte. E’ così che alzo questa piccola penna lezmuviana.
Che la violenza armata parigina si accompagni, per questioni puramente temporali, alla visione di “American Sniper”, è una semplice coincidenza a cui guardo senza farmi prendere da istinti interpretativi. Sì è creato un gemellaggio bellico, questa settimana, che l’ha resa un po’ sinistra. Aprire il 2015 così, tra le conseguenze cui la strage alla testata francese potrà portare, e la storia realmente successa di “American Sniper”― che poi è il resoconto di una sconfitta― ti scaraventa via la sedia del quieto vivere che hai sotto il sedere, e ti ritrovi per terra. Col culo per terra.

Prima di passare al film, ringrazio i miei Fellows che hanno deciso per il cine, in questo mercoledì di rientro dalle vacanze ―perdonerete la mia gioia perversa nel zompettare fra le macerie dei mercatini smontati in piazza Fiera e Italia… Il Fellow Giusenzaccento, il Movier Onassis Jr, il Fellow Done (che purtroppo è stato un oggetto smarrito all’interno della sala pienissima), l’Honorary Member Mic from Vicenza (che ha saggiamente optato per il giudizio a posteriori in luogo del pregiudizio a priori ;-)) la Fellow Vanilla e la Movier Lady Brown.  Mi prostro in scuse con queste ultime, la cine-bionda e la cine-bruna :-), per aver scippato loro i posti prenotati! Purtroppo il Board è più portato allo squatting che al booking, ma s’impegna solennemente a imparare e adottare i fondamenti della cine-civica. 🙂

Chris Kyle è un cowboy texano che finisce per diventare il cecchino più letale d’America durante quattro missioni nell’Iraq post-11 settembre. Per darvi qualche numero approssimativo: quattro missioni significano più di mille giorni e più di centosessanta-e-passa iracheni sparati. Oltre ad avere una vista micidiale, di micidiale, questo Chris, sembra avere anche la freddezza che gli permette di puntare-e-sparare contro donne, bambini, qualsiasi essere iracheno basta che respiri. Ovviamente tutto sta nel “sembra”: persino il più boia-chi-molla che tu possa immaginare finisce per sviluppare delle conseguenza post-traumatiche dopo aver premuto il grilletto per così tante volte e con tanta fatale precisione. E infatti è proprio quello che succede: Chris parte convinto di fare il bene del suo paese e realizzare il libera-nos-a-musulmanos, ma durante il corso delle sue missioni, e del film, Chris si disfa psicologicamente.
Il pregio della regia di Clint Eastwood sta nel non mostrarci troppo, nel farci soltanto intravedere tutto il casino che esperienze come quelle possono far deflagrare all’interno dell’animo umano. Mi piace lo strumento dell’allusione di cui Clint si avvale. Quando Chris torna a casa dall’Iraq, non è Chris: è un corpo gravato dal disturbo post-traumatico da stress, la sindrome che affligge la maggior arte dei reduci di ogni guerra. A casa, il macho, la Leggenda, il Dio che impersona in mezzo al nulla iraqueno non è che una montagna di muscoli sudaticci davanti a un televisore spento, le orecchie piene di spari immaginari. E bastano un tagliaerba troppo rumoroso, un trapano troppo trapano o un cane vivace a far scattare istinti belluini che scaraventano il corpo-Chris nella macchina da guerra Kyle. E proprio la convivenza di queste due nature dentro un unico organismo mastodontico innesca un processo di dispercezione (piano con le parole, Board) del soggetto, che comincia a vedere minacce ovunque: nell’infermiera che tarda a prendere in braccio tua figlia neonata oppure nella macchina che segue la tua macchina nel flusso del traffico, ma che non sta seguendo TE.
Clint osserva la sua America, che ama ―oh come si vede che la ama!― ma che scannerizza con rigore e distacco. Patriottico, Clint? Non fino al punto di censurare le derive disumane e le catastrofi psichiche a cui il patriottismo spinto, quello aizzato dall’odio e dal desiderio di vendetta, conduce. Il regista NON parteggia per Chris, NON lo celebra. Anzi, dalla sua inflessibilità si distacca e ci mostra come la rovina psicologica di questo personaggio-roccia segua pari pari la rovina ideologica di un paese ―di una parte del paese perlomeno― che ha supportato una politica interventista così estrema. “American Sniper” quindi per come l’ho visto e interpretato io, non canta l’eroe repubbli-americano: ne raccoglie i cocci che il fisico appositamente e apparentemente tutto d’un pezzo di Chris nasconde tanto bene. Per farlo si serve della sua storia vera, terminata in tragico paradosso ― Chris ammazzato da un ex commilitone squilibrato. Questa storia vera mi dice “lo vedi cosa succede? Lo vedi che così l’America perde, l’umanità perde?”.
E certo questo il film tende all’universalismo, abbraccia il Vietnam, le Guerre Mondiali, tutte le guerre del mondo, tutti i resti di anime e corpi che zoppicano nella vita da reduci a cui sono destinati una volta a casa. Eppure “American Sniper” è anche un’opera profondamente radicata in America in questo nostro tempo: Chris è il redneck di provincia di fine millennio che vede crollare due torri gemelle in tv e sente un’onda d’odio montare dentro e che per questo sposa un corpo militare ben prima della fidanzata; diventa l’icona di un’America che ha introiettato la guerra come unico rimedio, che è abituata ad essere diffidente, a maneggiare le armi e a farle maneggiare ai suoi figli, soldati o figlioletti di soldati che siano.
E’ un cinema profondamente etico, quello di Clint Eastwood innamorato del suo paese. Può piacere o non piacere ―a me spesso non piace, anche per la sua eccessiva inclinazione al drama (look who is talking here!). Ma sarebbe uno sbaglio, a mio avviso, prendere questo suo sguardo etico per banale esaltazione del patrio suolo e celebrazione di una figura eroica come quella di Chris Kyle. Io, che per il mio paese non nutro certo un amore tanto cristallino, convinta come sono che prima della nazione venga sempre e comunque l’essere umano singolo e la sua conservazione ed evoluzione, capisco il sentimento di Clint, e lo rispetto. Non avesse tanti anni di esperienza sulle spalle, avrebbe fatto un film inkazzato. Ma ha l’esperienza, e il film risulta lucido, onesto, in linea con i suoi principi.
Poi vi dico, i difetti ci sono. Nella seconda parte le sparatorie sono troppo lunghe e la tempesta di sabbia troppo sabbia. Ma questo dipende un po’ anche dai gusti personali. Personalmente il cinema bellico non mi fa impazzire ―persino la demenzialità di un MASH mi risulta estranea…Quindi dopo un po’ di mimetiche e granate e schermi grigliati sul barbecue dei mirini, la mia empatia va a farsi benedire. Questo tuttavia non mi ha impedito di vedere, in passato, i due film bellici di Clint, “Lettere da Iwo Jima” e “Flags of Our Fathers”, che, insieme ad “American Sniper”, costituiscono la sua war trilogy. Ed io che non ero molto amica del soldato Ryan e che non suono arpe birmane, vi dico che l’opera, nella sua trinità, va vista.

E ora cambiamo setting e mood con un’anteprima che attendiamo da molto prima che fosse ante

LA TEORIA DEL TUTTO
di James Marsh

Una preziosa soffiata del Fellow D-Bridge ha permesso l’anticipazione di questo film che attendiamo da qualche bel mese e che avevamo programmato per il Let’s Movie della settimana prossima 🙂
Funziona così: al Viktor Viktoria sono usciti tutti matti e aderiscono a questa iniziativa nazionale. Domani, lunedì 12, e solo per la giornata di domani, lunedì 12, proiezione del film, con acquisto anticipato del biglietto a € 1,00 fino ad esaurimento posti. Per acquistare il biglietto dovete andare direttamente alla cassa del cinema Vittoria in orario spettacoli e affrontare la Viki Witch (che magari in fondo in fondo è buona come Maleficient e l’aspetto da Moira Orfei è soltanto un vezzo).
È una gara, Fellows, quindi, YOU RUN! La mail di oggi vi arriva a questo orario bislacco per permettervi di passare al Vittoria stasera e acquistare il vostro biglietto da un eurino per domani ― massima goduria, il biglietto a un eurino! 🙂
Ripeto, è una gara, quindi, YOU RUN FAST, OH SO FAST! E spero di vedervi numerosi al traguardo 😉

E se la vostra settimana comincia all’insegna dell’agenda sgombra, è con kubrikiano piacere che segnalo la proiezione di “Barry Lindon” in lingua originale dal nostro Mastro, per ben tre sere di fila, lunedì 12 (se non siete riusciti a correre fast!), martedì 13 e mercoledì 14, alle ore 20:30. Se fate il gioco delle tre carte coi giorni, vedrete che uno libero vi salta fuori per recuperare questo classico dei classici ―a prescindere dalle rimesse in onda su Rete 4. 😉

La realtà a volte è uno scarpone nero che s’infila nel nostro giardino fiorito. Quindi vogliate perdonare questo Lez Muvi dalle tinte un po’ peste. Speriamo che i prossimi giorni ci riservino panorami meno scuri. Le spalle del 2015 sono ancora troppo tenere per portare tanto piombo…
E ora vediamo di purificarci anima e corpo bagnandoci nelle acque sante del Movie Maelstrom. Poi saltiamo all’unisono il riassunto e poi voi fate scorta di questi saluti, stasera, fattualmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Al Pathé Tuschinski, cinemino retrò in zona Rembrandtsplein, il film del giorno era “Mr Turner“, passato al Festival di Cannes e in arrivo in Italia nei prossimi mesi. Sì, è il Turner William pittore, quello delle nebbie rurali e marine britanniche, degli sbuffi del treno che sfumano nella luce gialla dell’alba… Quello che si nomina sempre in coppia con Constable.  I know that you know who I’m talking about… Lo consiglio a tutti gli appassionati di arte e di arte al cine. Raccontare un artista è sempre un casino…. Uno ruvido e “special” come Turner poi…
Make a note and check it out 😉

LA TEORIA DEL TUTTO: Il film racconta la straordinaria ed edificante storia di una delle più grandi menti viventi del mondo, il rinomato astrofisico Stephen Hawking, e di due persone che contro ogni probabilità hanno sfidato gli ostacoli più imponenti con il loro amore.

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