LET’S MOVIE 231 – propone BIRDMAN e commenta GEMMA BOVERY

LET’S MOVIE 231 – propone BIRDMAN e commenta GEMMA BOVERY

BIRDMAN
di Alejandro González Iñárritu
USA, 2015, 119′
Lunedì 9/ Monday 9
Ore 21:00 / 9:00 pm
Supercinema Vittoria/Viktor Viktoria

 

Mattarelli Moviers,

Ora siamo dotati anche di un presidente nuovo di zecca, con quell’ombra di zeppola che lo rende un po’ meno illustrissimo e un po’ più sergio famose-du-spaghi. Forse dire della leggera zeppola del dodicesimo Presidente della Repubblica non si fa, e io magari rischio qualche denuncia per vilipendio, ma sono scorsi mississippi di aggettivi e missouri di special televisivi intorno alla figura di quest’uomo quasi messianico, che ritagliare un quadratino di spazio dove far due chiacchiere ridacchianti sulla sua pronuncia un po’ jovanottesca mi pareva un gesto carino. Anche perché, che gli puoi dire, a uno così? Nulla, metti su un Ramazzotti di qualche decennio fa e aspetti il suo “grazie di esistere-e”. E poi ringrazi pure che questo paese non metta al mondo solo furbi, ladri e arrivisti, ma anche roba buona. Io gli direi, grazie Sergio, perché sei roba buona. 🙂
Peccato che il Lez Muvi della settimana non abbia convinto i miei Moviers e quindi non rispecchi il giubilo dello spirito nazionale. Intendo la Vanilla, il D-Bridge e il WG Mat ―ma quanto può piacermi, da uno a 10, vederli lì, tutti e tre in fila??** Ovverosia il pubblico pagante di lunedì, insieme tipo ad altre quattro persone, una delle quali ero io. Ho la vaga sensazione che “Gemma Bovery” non riuscirà ad eguagliare gli incassi di “American Sniper”, ma potrei sbagliarmi…. Non vorrei mai gufare, ma quelle sterpaglie che rotolavano in sala manco fosse il canyon del Rio Lobo nel 1886, dovranno pur significare qualcosa…
Io però dissento dai miei Moviers. Per me “Gemma Bovery” non è leggero, è lieve. E sì, farò anche le pulci alle parole, ma tra leggero e lieve c’è una tonnellata di differenza…Leggera è una commediola italiana come tante che vengono prodotte in serie negli ultimi anni, tutte uguali uguali uguali, oppure uguali uguali a film francesi d’un paio d’anni fa, di cui fanno il remake prendendoli paripari e rifacendoli senza aggiungere una punta di dispari ―sì mi riferisco a “Il nome del figlio” che non regge il confronto con l’originale “Cena tra amici”. Lieve è una commedia che prende un colosso della letteratura moderna e ha il coraggio, la follia anche, di giocarci sopra, tirandone fuori qualcosa di originale, d’intrigante, che ti fa pensare “mmm aspetta aspetta che quasi quasi vado a (ri)leggermi “Madame Bovary””. Foss’anche solo per questo, per una copia di un classico venduta o ripresa in mano, il film merita plauso e applauso.
“Gemma Bovery” avrebbe potuto anche intitolarsi “Martin Joubert”. I due personaggi si contendono la nostra attenzione. Martin ha un po’ del misantropo che Luchini aveva  interpretato magnificamònt in “Molière in bicicletta”. E’ un tipo po’ ombroso, grumpy come il nano, tendente alla solitudine e al far di fantasia… La sua tranquilla vita da panettiere del paese, costruita dopo aver detto addio a Parigi e a un ruolo di editor, viene scombussolata dall’arrivo di Gemma Bovery, una bella inglese che di Emma Bovary non porta solo il nome molto somigliante, ma anche l’attitudine, certi tratti del carattere, e il destino ―se vogliamo il suo, di Gemma, ancor più crudele.
Eppure Gemma è anche profondamente diversa da Emma. Così come il marito di Gemma, per quanto simile, in superficie, a Charles Bovary, risulta ben diverso dallo stolido tappetino del romanzo di Flaubert. Per questo vi dico che il film è un esperimento apparentemente comediola-flimsy-flimsy, ma in realtà propone una rimanipolazione del romanzo di Flaubert dai risvolti molto gustosi.
Immaginate un intellettuale con una fervida immaginazione e un bagaglio letterario da editor parcheggiato in piena campagna normanna che pensa di aver raggiunto la pace dei sensi, e si vede piombare nella casa difronte alla sua una coppia “letteraria”, la cui parte femminile è una bomba di sensualità nature al pari di chevvidico, Letizia Casta ―secondo me l’attrice le somiglia. Martin non resiste alla tentazione né di innamorarsi, pur platonicamente, della bella Gemma, né di metter mano agli eventi e far della vita letteratura. Metaforicamente parlando, Martin ha potuto infilare i panni e la penna di Flaubert e creare, in qualche modo, la sua versione personale e contemporanea di “Madame Bovary”. E forse forse non è un caso che Gemma finisca soffocata da un pezzo di pane che lui ha preparato apposta per lei… Il finale è piacevolmente aperto, anzi spalancato, su varie letture. Come lo interpretiamo? E’ l’autore, deus ex machina, che che uccide il suo personaggio? Oppure è il caso ―un misero tocco di pane― che mette fine alla vita di una donna normale, che di Madame Bovary, alla fin fine, non ha nulla? Oppure, più allegoricamente, è la vita (=il pane) che uccide il sogno (=Gemma/Emma)? Oppure è il destino cui personaggi insoddisfatti e indecisi, bovariani appunto, come G/Emma, sono condannati? Oppure è la prova che la tragedia ―Emma Bovary che muore tra gli spasmi di dolore provocati dall’arsenico che ella stessa ha ingoiato di sua sponte (sponte??)― la tragedia non è più possibile, oggi, e che persino la morte perde la sua sacralità, la sua grandezza, realizzandosi attraverso il banale soffocamento di un banale pezzo di pane? Così come il ricordo di Gemma non sarà eterno come quello di Emma, ma sarà passeggero e rimpiazzabile dalla prima pseudo Anna Karenina che passa? Oppure …
Oppure sono io che ho qualche problema visto che non la pianto più di aggiungere “oppure” alla lista??? 🙁
E poi ma scusatemi, un film che fa ripensare a quel’ineguagliato personaggio di Madame Bovary, non vale la pena di prenderlo in considerazione anche solo per quello? (Fingete un sì ora). La figura della donna che sogna grandi sogni, che si fabbrica tutt’un mondo parallelo di fantasia e desiderio che poco o nulla attiene al reale. La donna che punta all’idea dell’appagamento più che all’appagamento stesso, e per questo, condannata alla frustrazione eterna… Cavolo non l’avesse già detto Gustave, potrei con convinzione affermare “Madame Bovary, c’est moi”! 🙂
Presenti a parte, quanto bovarismo riscontriamo nella nostra società di oggi? Negli adolescenti scontenti, nelle donne insoddisfatte, negli uomini che non vogliono crescere? Guardate quanto può parlare un classico di noi, gente che si crede altra rispetto agli antenati ottocenteschi. Emma è l’essere umano che, nel tentativo di costruirsi una realtà immaginaria in cui convergere la sua tensione al desiderio, distrugge se stesso, trascinando anche nel baratro i poveri diavoli che le stanno attorno ―vedi la fine di Charles Bovary e della figlioletta. Ma ora sono io che vi sto trascinando nel meraviglioso baratro della letteratura…
Tornando al film, il bello, secondo me, è notare come si discosti dal romanzo. Soprattutto nel tono, che è ironico, di quell’ironia di cui i francesi sono grandi maestri ―diamo ad Asterix quel che di Asterix. Così come delle scene buffe, da commedia degli equivoci. Martin che succhia il pungiglione di un’ape dalla schiena di Gemma mentre arriva Hervé… Hervé, la sintesi 2.0 di Leon+Rodolphe, i due amanti di Madame Bovary, tanto bello e inconsistente il primo, quanto banderuola e opportunista il secondo.
E la battuta con cui Martin chiude il dialogo con la moglie Valerie e il figlio Julien assai testa-di-legno

– Martin: Indovinate come si chiama la coppia inglese?
– Julien: James Bond? Mc Donald’s?
– Martin: Bovery. Lui si chiama Charles e lei Gemma, qui in Normandia dove Flaubert ha scritto Madame Bovary.
– Valérie: Io preferisco i Tre Moschettieri
– Julien: Io Call of Duty. [Videogioco]​
– Martin: Io preferirei ti drogassi piuttosto che dire certe cazzate.

🙂 🙂
Non ho saputo trattenere una risata di potenza kilowatt 4.
Insomma, avete capito che si ridacchia, ed il finale è esilarante… Eppure tra le maglie della narrazione spira un vento tragico, malinconico, non so come spiegare. Forse per via del protagonista, oppure della morte della protagonista. Se ci pensate, in una commedia leggera, la protagonista che muore così, stride…Eppure…
Se non siete dei gran lettori, recuperatevi la trasposizione cinematografica di Chabrol. Isabelle Huppert è una notevole Madame Bovary….

Ed ora Fellows, vedete quella lì che non sta più nella pelle? Quella lì che saltella da un piede all’altro e guarda-come-gongola? Ecco quella lì sono io, e sì, non sto più nella pelle perché è arrivato…

BIRDMAN
di Alejandro González Iñárritu

Film d’apertura dell’ultima Mostra del cinema di Venezia, candidato a 9 premi Oscar, eccolo qui l’ultimo nato della cine-famiglia Inarritu, quello di Amores Perros, 21 grammi, Babel, Biutiful (che tanto piacque all’indimenticato Fellow Andy The Situation Phelbs). Lo aspettiamo da settembre: mi sento come Madame Bovary quando trepidava prima di fuggire al castello di Rodolphe… Vedete voi come sto messa, doh…

Ma questa settimana ho piacere di segnalarvi anche “Le mani sulla città” di Francesco Rosi, martedì alle 21:00 dal Mastro. Un’occasione in più per rendere omaggio al nostro cineasta scomparso pochi mesi fa. E per me un’occasione anche per salutare il Fellow TT, il rilocato ad Amsterdam, con cui vidi il film allo Smelly, due anni fa. 🙂

E anche oggi ci abbian dato dentro mi pare. Quindi vi lascio al vostro destino e auguro a tutti voi e a tutti noi un gran ballo alla Vaubyessard, dove tutto ebbe inizio… (prometto di disintossicarmi per la settimana prossima).
Rissunto che rottura e saluti, burlonamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

** 100, ovviamente. 😉

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Su esplicita richiesta del Fellow Scaccomatto, e sottolineo esplicita e sottolineo richiesta, getto volentieri nel Movie Maestrom una cine-iniziativa, http://www.movieday.it/, in cui il Fellow riveste il ruolo di guru con le piante dei piedi bruciate dagli hard-disk… Check it out! 🙂

BIRDMAN: il film è una black comedy che segue la vicenda di un attore (Michael Keaton), famoso per aver interpretato in passato un mitico supereroe, alle prese con le difficoltà della messa in scena di una commedia a Broadway. Nei giorni che precedono la serata della prima, l’uomo deve fare i conti con il suo io e tentare di recuperare la famiglia, la carriera e se stesso.

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