LET’S MOVIE 237 – propone FINO A QUI TUTTO BENE e commenta WE ARE THE BEST!

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FINO A QUI TUTTO BENE
di Rohan Johnson
Italia, 2015, ’80
Lunedì 23/Monday 23
Ore 22:00 / 10 pm
Astra/Dal Mastro

Meaculpa Moviers,

Si deve evidentemente essere ingenerata della confusione proponendo un film per il Lez Muvi della settimana e consigliandone un altro per il vostro interesse. Il risultato ha visto il film consigliato surclassare il film proposto! Evento assai stupefacente, visto che il consiglio era un bianco&nero tedesco del 1927 di durata pari a 150 minuti ―Fantozzi vide l’Arcangelo Gabriele per molto meno.
Eppure così è andata. Lunedì, a vedere Metropolis, il Fellow Giussenzaccento ―che tiene fede alla promessa di reintegrare il cine nella sua dieta settimanale― la Fellow Vanilla e il Fellow D-Bridge ―e con loro due, fidi metropolitani, la conferma era scattata già da tempo― e il Fellow A(C)andy, accompagnato per l’occasione dal Movier Onassis Jr in qualità di chaffeur ―sappia, il Movier, che lo scopo del gioco in Lez Muvi sarebbe quello di vedere i film, non di fare “A spasso con Daisy” col Candy al posto di Daisy 🙂

Siccome il Sindacato dei Moviers mi ha imposto il divieto tassativo di far passare due pipponi integrati in uno, non posso mettermi a cianciare su “Metropolis” -―anche perché preferisco dare spazio a un davide di film che va aiutato a crescere piuttosto che a un golia la cui presenza giganteggia sulla storia del cinema interplanetario da decenni. Dico solo che tra tutto quello che c’è di grande nel film, la capacità di allegorizzazione del regista va ribadita fino alla morte! Lang è riuscito a fondere riferimenti biblici (vedi la Torre di Babele), pagani allucinati (vedi il Moloch, macchinario che si trasforma in mostro e inghiotte gli operai) storico-contemporanei (la società sempre più alienata e alienante del primo ‘900 sempre più orientata a opprimere e sfruttare l’uomo) e visionari (vedi il robot che spingerà gli operai alla ribellione) dando forma a una creatura vivissima, inquietantissima e attualissima 90 anni dopo ―90, da paura!
Quindi, se un extraterrestre atterra davanti alla porta di casa vostra senza un’enciclopedia da vendervi ma solo con la domanda “Perché, voi umani, vivete?”, voi potete rispondergli: “Be’, sicuramente per la capacità di allegorizzazione di Fritz Lang”.
Figurone davanti a E.T.
🙂

Ho riflettuto su altre possibili cause che vi abbiano tenuto chiusi in casa presto-sbarrate-porte-e-finestre martedì sera, e credo che aver proposto una trasferta a Xgine nella settimana di caccia-al-killer non abbia giocato a mio favore ―nota a margine 1: uno dovrebbe considerare il legame, latente ma pur sempre legame, tra Xgine e la follia, manicomi e squilibrati…
Ovviamente non ho messo in discussione lo scarso appeal che “We are the best!” avrebbe potuto esercitare su di voi: forse QUESTO, ahimè, mi fu fatale! E fu un peccato perché martedì c’era un Movier nuovo nuovo che si è gettato da solo solo nel nostro calderone lezmuviano e che è il responsabile del palinsesto del nuovo teatro di Xgine 🙂 E così come lui ha dato il benvenuto a Lez Muvi in sala davanti al pubblico (momento registato nella categoria “di gloria”), io do il benvenuto a lui in Lez Muvi. Si chiama Giuseppe, ma per me è il Movier Impastato, sia per un goloso nesso nomastico, sia perché è un cultural insider, un key player, un main actor. C’ha le mani in pasta, insomma. 🙂
“We are the best!” ti fa capire che 13 anni sono universali. Che puoi averli a Stoccolma nel 1982, oppure ad Arco di Trentoville nel 1991, oppure a San Felice sul Panaro nel 2015 e lo stato è quello. Cambiano i vestiti e i mezzi di comunicazione, Duranduran e justinbieber, ma la terra di mezzo di quel periodo in cui non ti senti né piccolo né grande e per qualche ragione non vai mai bene, è sempre la stessa.
Stoccolma 1982, dicevamo. Klara, Bobo e Hedvig sono tre ragazzine che cantano fuori dal coro: circondate da coetanee tutto frisé&fuseaux e da coetanei mini-machi, il trio stringe un sodalizio votato alla resurrezione del punk ―quindi no, col coro non c’entrano proprio nulla (!). Sembrano dei maschiacchi, portano pettinature e abiti improbabili, fanno il diavolo a quattro pur nascondendo, dentro, una tenerezza d’angelo. Alzi la mano chi di noi non è stato così, in una fase della sua adolescenza. Si sentono ora fichissime, ora sfigaatissime, dibattono sui massimi sistemi (Dio, la musica, le acconciature) e non ci capiscono molto dell’amore e dei maschi ―e anche qui, alzi la mano chi di noi non è stato così.
E’ un film di frammenti, in cui una trama lineare non era sentita come necessaria dal regista. E nemmeno noi ―o perlomeno io― l’avrei sentita come tale. Quello che tocca di questo piccolo grande film è la verità con cui dice e mostra una parte della tua vita, spesso popolata da genitori ancor più adolescenti di te tredicenne ―emblematici i fotogrammi che colgono un gruppo di genitori intenti a fare il gioco della bottiglia durante una festa… “We are the best!” è la versione rock (anzi punk!) de “Il tempo delle mele”, dove al posto dell’aura zuccherosa emanata dal duo Marceau-Cossò ―che, francamente, stomacava un po’ in quella Parigi bourgeois di metà anni ’80― abbiamo periferie popolari, maglioni di lana grezza e creste irokesi. Definirlo commedia sarebbe sbagliato, oltreché riduttivo. Le tre ragazzine ci fanno molto ridere, ma non sono “spensierate” ―nota a margine 2: non pensate anche voi che la spensieratezza sia un’attribuzione a posteriori con cui la maturità infioretta la giovinezza?
C’è una profonda malinconia negli sguardi di queste ragazzine, nel modo in cui si trovano a relazionarsi con gli altri e con se stesse. Bobo, anti-narcisa che odia i propri capelli e sputa addosso al proprio riflesso nello specchio, potrebbe farci scrivere per ore su quanto l’immagine di sé stessi, a quell’età, contrasti con quello che vorremmo per noi, gettandola (gettandoci) in uno stato di perenne disagio e insoddisfazione.
Delle tre ragazzine, è proprio Bobo, forse, la personalità più complessa ―anche se tutt’e tre sono personaggi a tutto tondo. La più androgina, quella che s’impunta a non voler definire la band una “band di ragazze” perché ragazza non ci si sente, e perché ha già capito che etichettare tutto NON significa spiegara o comprendere tutto… “We are the best!” parla anche di questo: della forma(li)zzazione del genere, quanto essa possa pesare ed essere (in)castrante per i giovani di quell’età. E il trio si trova a sbattere contro i paletti che vorebbero frenarle od omologarle:  l’insegnante dice di no all’iscrizione della loro band alla festa di fine anno “perché il termine per la presentazione delle domande era ieri” (!!); i gestori “anarchici” del centro ricreativo in cui le tre suonano devono per forza classificarle come “band di ragazze”…
Un aspetto APPREZZATISSIMO del film è stata l’assoluta assenza di approccio bei-tempi-quelli da parte del regista. La nostalgia lascia spazio al divertimento: ci si diverte a vedere queste tre monelle casiniste che combinano guai, fanno le saputelle e si ribellano al mondo degli adulti. Guardando gli spettatori (adulti), a fine proiezione, ho visto quell’espressione di leggerezza “sì, era proprio così” che scorgi sul volto dell’esperienza provata in prima persona. Sarebbe bene che non ci si scordasse mai come si era. Ci permette di essere più indulgenti con quelli che in quell’età ci stanno ora, e con noi stessi, anche.
Film altamente consigliato come proposta nelle scuole medie ―magari la Fellow Fra-ae.f., la nostra caraprof, può recuperarlo e sacrificare due ore di italiano e storia per una proiezione a sorpresa 😉

Per il Lez Muvi di questa settimana, mi scuso con Alba Rohrwacher, ma io proprio non ce la faccio ―e credo il 99,9 % dei Moviers con me― a vedere “Vergine Giurata”. 🙁 Nonostante il Festival di Berlino, nonostante il di lei tanto talento. Ma la storia della donna che si traveste da uomo per evitare le angherie del maschio albanese mi fa “Shakespeare e le Pari Opportunità a Tirana 500 anni dopo”. 🙁
Quindi si va di commedia ―per la gioia del 100% dei Moviers

FINO A QUI TUTTO BENE
di Rohan Johnson

Rohan Johnson, nonostante “Rohan Johnson”, è italiano, e questo film è piaciuto un sacco al Festival del Cinema di Roma. Un po’ come capitò a “Smetto quando voglio” di Sydney Sibillia, e il genere mi sa che è quello ―e anche l’esotismo bislacco nel nome del regista.
Dunque “The Repairman” è stato gettato nella fossa dei leoni, “We are the best!” è stato mandato in paradiso, vediamo un po’ che fine faremo fare a “Fino a qui tutto bene”… 🙂

Ho finito anche per oggi, Fellows. Ringrazio tutti quanti per l’ascolto, per essere arrivati fino a qui. Semplicemente per esserci. Il Maelstrom, ormai, sapete dove sta. Sapete anche cosa farne del riassunto…
I miei saluti, oggi, non possono che essere contritamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Settimana tricologica… Se siete interessati alle avventure identitarie di un bambino venezuelano nato con i capellli ricci e con una voglia pazza di averli lisci, vi consiglio “Pelo malo“, ottimo film di Mariana Rondon trasmesso dal Mastro all’interno della Rassegna LGBT.
Avvertimento: è tosto, ma serve per capire quanto la questione dell’orientamento di genere, e soprattutto l’ostacolazione della propria vera identità, possa incidere sull’infanzia ―e la crescita― di un bambino…
Segnate, Moviers, segante… 😉

FINO A QUI TUTTO BENE: l’ultimo weekend di cinque ragazzi che hanno studiato e vissuto nella stessa casa, dove si sono consumati sughi scaduti e paste col nulla, lunghi scazzi e brevi amplessi, nottate sui libri e feste all’alba, invidie, gioie, spumanti, amori e dolori. Ma adesso quel tempo di vita così acerbo, divertente e protetto, sta per finire e dovranno assumersi le loro responsabilità. Prenderanno direzioni diverse, andando incontro a scelte che cambiano tutto. Chi rimanendo nella propria città, chi partendo per lavorare all’estero. Il racconto degli ultimi tre giorni di cinque amici che hanno condiviso il momento forse più bello della loro vita, di sicuro quello che non scorderanno mai.

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1 Comment

  1. Be’, grazie Lez Muvi. In effetti We Are the Best! me lo sono proprio goduto. La cosa che più mi è piaciuta è stata assistere al risveglio del tredicenne che c’è in me (ancora!): insicuro e spavaldo insieme, entusiasta come un bambino e cinico come un adulto, ribelle e spaurito. Chissà perché esperienze così scuotono di dosso un po’ di polvere, quella che si accumula sull’immagine che abbiamo di noi stessi, immagino. Alla prossima!

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