LET’S MOVIE 238 – propone HO UCCISO NAPOLEONE e commenta FINO A QUI TUTTO BENE

LET’S MOVIE 238 – propone HO UCCISO NAPOLEONE e commenta FINO A QUI TUTTO BENE

HO UCCISO NAPOLEONE
di Giorgia Farina

Italia 2015, ’90
Lunedì 30/Monday 30
22:00 / 10 pm
Multisala Modena/Lo Smelly

 

Mut(u)anti Moviers,

Ve lo ricordate il manifesto sulla vertrina della banca, due settimane fa? Quello che aveva tirato fuori il lato oscuro della Forza dal mio chackra più ombelicale?
Be’, martedì torno a percorrere di gran carriera Corso 3 Novembre, e cosa ti vedo al posto dello slogan sull’attaccamento al territorio?
Questo:
“Mutuocasa. Il mutuo che puoi accendere senza scottarti mai”.

Dunque, quattro scenari si profilano avanti a noi.

1. La banca legge Lez Muvi e ha preso provvedimenti
2. L’Amministrsazione regionale/comunale/provinciale legge Lez Muvi e ha preso provvedimenti
3. I Moviers leggono Lez Muvi e hanno preso provvedimenti attraverso delle “gentili” pressioni sulla banca affinché rimuovesse lo slogan che tanta orticaria causò al Board ―nel qual caso, graaaandi!
4. Nessuno legge Lez Muvi e la banca sbatte in vetrina lo slogan concepito dal figlio del Megadirettore, un ragazzotto negato per l’economia che si è laureato allo IULM ed è diventato l’ennesimo pubblicitario disoccupato la cui unica chance di esprimere la sua totale mancanza di talento è quella di riversarla sulle vetrine della banca del padre, il quale non può certo negargli la vetrina della sua banca, ché una vetrina non si nega a nessuno, specie poi a tuo figlio, un incapace coi numeri ma un GENIO con le parole…

Qualunque sia lo scenario dei 4 verosimili e possibili, il politico si è trasformato in ignifugo… E non mi addentrerò qui nel misurare quanta politica di radicamento ci sia nel tentare di convincere le persone ad accendere mutui per comprare immobili sul territorio…

Mentirei se occultassi questo senso d’insoddisfazione che m’ha preso a fine “Fino a qui tutto bene”.
Sapete, ho notato un trend.
La storia del piccolo film low-budget, realizzato da registi giovani il cui talento è tanto indubbio quanto ostacolato dall’Italia nepotista e in crisi, con un cast di non-attori ma amici/parenti del regista, oppure attori non-ancora-attori che si sono formati in qualche prestigiosa accedemia di arte drammatica e che cercano la loro opera prima per passare alla seconda e finire intervistati a Verissimo ―che il passo è breve, si sa― ecco, questa storia piace molto. Piace più questa storia della storia del film. Piace talmente tanto che se vi fate un giro per l’internet (d’ora innanzi sempre con l’articolo, come lo pronuncerebbe un Vittorio Alfieri qualsiasi, L’internet!) vedrete che il rilievo viene dato più al contenitore che al contenuto.
A noi le scatole piacciono un sacco, e piace addormentarci leggendo di “piccole produzioni crescono”, perché, lo si voglia ammettere o no, subiamo tutti il fascino del mito post-platonico in cui la grotta delle idee è stata soppiantata dal garage di Steve Jobs ―anche quello pieno di idee, ma più business-oriented. Subiamo anche il fascino del risparmio e delle trovate alternative per fregare la crisi e le produzioni major ―vedasi crowd-funding e tutte quelle trovate social di finanziare progetti che passano per L’internet.
Quindi bene, benissimo quando il margine acquisisce centralità, quando un film da 250.000 euro esce fuori dall’anonimato e si fa notare (per chi non lo sapesse, 250.000 euri sono molto pochi per fare un film, anche se a chi non fa film suonano come un fottìo di soldi). Però le lucciole non sono lanterne e i fiaschi non fischiano. Teniamo gli occhi ben puntati sul film e non lasciamoci distrarre dalla danza di Davide intorno al cadavere di Golia…
Farneticato questo, altri tre speranzosi hanno dato fiducia al film, lunedì, e si sono presentati dal Mastro, ovvero il Fellow Felix, il Magno Carlo e il WG Mat. Insieme, abbiamo navigato praticamente in solitaria i mari rosso velluto della sala 2 ―sulla desertificazione del lunedì sera a Trentoville, “Nature” sta indagando da qualche tempo. 🙁

Giunti a fine percorso universitario, cinque laureati/dottorati stanno per lasciare l’appartamento in cui hanno vissuto i classici anni da studente universitario. Bicchieri spaiati, piatti doccia trasformati in lavandini causa otturazione lavandini, suddivisione bollette all’ultimo centesimo, feste che lasciano appresso una devastazione di bicchieri di plastica e sbornie personificate in sconosciuti etilicamente comatosi ai piedi del divano (questo in effetti non so se sia parte del film o dei ricordi…). I cinque sono alle prese con i bagagli e lo sgombero degli oggetti che li hanno accompagnati per i cinque anni. Quale miglior espediente per ripercorrere il passato, ricordare l’amico morto suicida, fare il punto della situazione e prepararsi, senza veramente prepararsi, a quello che capiterà una volta nel mondo vero? Mondo vero che ha già cominciato a filtrare nell’appartamento… Una delle ragazze è incinta, a un altro è stato offerto un posto da professore associato in Islanda, opzione che fa saltare i ganci dell’amore che lo tengono legato all’Italia e alla sua compagna, anche lei inquilina dell’appartamento. Un altro dei ragazzi, aspirante attore coi sogni un po’ ammaccati, non ha mai sbollito la cotta per una ex inquilina, ora affermata attrice verso la quale nutre un controverso sentimento di attrazione e repulsione.
E’ forte, nel film, la sensazione del mondo che preme per avere le anime di questi cinque che assaporano gli ultimi istanti di sospensione concessi loro. “Sospensione” credo sia lo stato che meglio rappresenta gli anni universitari ―di tutti– e l’ultimo weekend ―di questo gruppo di amici. Non succede molto altro in termini di azione, e questo un po’ si sente. Avrei gradito sapere un po’ di più di questo amico suicida, oppure della storia tra l’attrice famosa e il rosicone… Rimane tutto un po’ vago, sospeso ―la sospensione torna ancora― con degli sconfinamenti nell’inverosimiglianza. Vi pare verosimile che un neo-PhD venga assunto come professore associato dopo un colloquio skype e senza uno straccio di gavetta? Mica è il paese dei balocchi, l’Islanda…
Posto che scorderò il film tempo 4 giorni, posso dirvi du hòse ‘he m’han fatto sbellicà dalle risate.
1. Il pisano. La cadenza, intendo. Pareva di ascoltare il nostro Fellow Iak-the-Mate 🙂 Il personaggio di Cioni è quello che resta più impresso ―fisicamente è il gemello del piccoletto dei Soliti Idioti… Anche la città di Pisa è stata una scelta felice. E s’è imparato che la torre non pende a seguito di qualche terremoto, ma perché ci fu un cedimento del terreno già nelle primissime fasi dei lavori, e pur di non smettere e rivedere il progetto, si scelse la modalità “sguardo basso e avanti abbestia” fino all’erezione completa (guaVda, questo Lez Muvi sta diventando di una volgaVità… :-)) Ve lo racconto perché è un bell’esempio di capatosta che poteva sfociare in un macello e che invece ha portato in essere uno dei capolavori dell’architettura mondiale ―questo è un po’ molto italiano, in effetti…
2. la colonna sonora dei Gatti Mèzzi, di cui noi garbiamo hodesto pezzo https://www.youtube.com/watch?v=Hs05iL2XVEw  🙂
3. tre inquilini sono degli attori di teatro. All’inizio del film inscenano “L’Amleto in 20 secondi” che è quanto di più esilarante potete immaginare. 🙂

Mi sa che avevo talmente tanta voglia di trovare l’estro di “Smetto quando voglio”, che qualsiasi cosa non vicina a un gemello di “Smetto quando voglio”, mi avrebbe lasciato insoddisfatta. Quindi forse non è proprio tutta colpa del film….

Dopo aver convenuto che il momento non è dei più felici quanto a uscite cinematografiche di un certo spessore, una commedia grottesca potrebbe sorprendentemente deliziarci…

HO UCCISO NAPOLEONE
di Giorgia Farina

​”Amiche da morire”, l’opera prima di Giorgia Farina​, ci era piaciuta così tanto lo scorso anno che scommettiamo volentieri anche su questa sua opera seconda, che promette altrettanto bene… Questa Farina ama mettere in scena donne molto originali… E non voglio perdermi la Ramazzotti nella parte da bossybitch, lei che interpreta sempre ruoli più o meno madrecoraggio…

Se martedì alle 4 pm siete liberi (sì Board, sì, comenò), vi informo che “Let’s Movie Alla Dante” propone “IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE“, di Jean Pierre Jeunet. Lo propongo perché tutti, ne sono certa, abbiamo visto questo Prozack senza controindicazioni che è questo film. Ma quanti anni fa ormai? (Vi aiuto, uscì nel 2001)… Mi sembrava il caso di tirarlo fuori dai ricordi di quell’anno e rivederlo in sala…
Quindi, se volete, mi trovate alla Dante Alighieri, via Dordi 8, martedì 31, alle ore 4 pm. 😉

Ed è tutto, anche per oggi…  Sperando che il Megadirettore della banca non sporga denuncia, vi ringrazio, v’indirizzo là dove osano le aquile (=il Maelstrom), faccio di tutto ―ma invano, lo so― per salvarvi dagli abissi (=il riassunto), e vi porgo dei saluti, stasera, (in)debitamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Un paio d’imperdibilii per voialtri, marmaglia da movies che siete:

Latin Lover” di Cristina Comencini: per una decostruzione comicissima del mito del latin lover, girato benissimo e interpretato altrettanto issimo da attrici issime (Finocchiaro, Lisi, Bruni-Tedeschi).
Lettere di uno sconosciuto” di Yan Zimou: la bella copia di “Still Alice”, ovvero quello che “Still Alice” avrebbe potuto essere e clamorosamente NON è stato.
Cina surclassa USA dieci a zero. 😉

HO UCCISO NAPOLEONE: Nel giro di ventiquattrore la vita di Anita, single e brillante manager in carriera, viene spazzata via da un uragano di guai. Il lavoro, l’amore, il futuro, tutto in macerie nel giro di un giorno. Anita si ritrova seduta sull’altalena di un parco giochi licenziata in tronco e incinta del suo capo, suo amante clandestino, sposato e padre di famiglia. Per far tornare tutto come prima, dovrà ordire un piano di vendetta raffinata e senza scrupoli.

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1 Comment

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