LET’S MOVIE 239 – propone L’AMORE NON PERDONA e commenta HO UCCISO NAPOLEONE

LET’S MOVIE 239 – propone L’AMORE NON PERDONA e commenta HO UCCISO NAPOLEONE

L’AMORE NON PERDONA
di Stefano Consiglio
Italia, 2015, ’85 
Mercoledì/Wednesday 8
Ore 21:00 / 9 pm
Astra/dal Mastro
Regista in sala!

 

Falluja Fellows,

Il panorama sulla programmazione lezmuviana degli ultimi tempi somiglia, quanto a conformazione ed entità dei danni subiti, all’Iraq binladeniano. E non mi è chiaro se la devastazione sia fuori o dentro di noi ―ora vi spiego questa affermazione che un artista post-Cattelan potrebbe raffigurare mettendo un giovane Leopardi al volante di un Caterpillar.
Si ragionava con l’Anarcozumi sul tema “intossicamento da cinemascopio”. L’eccesso di cinema non avrà certo gli effetti del mercurio o del piombo, ma può tuttavia causare effetti collaterali sgradevoli in termini di percezione dei film, i quali, da oggetti della visione passano a soggetti di ferocissime critiche.
Gli interrogativi si presentano molteplici. Vedere troppi film spoglia la visione dall’innocenza, quello stupore che un occhio meno allenato è in grado di mantenere? L’eccessiva pratica logora la critica? Siamo così cerebralizzati da spingere le nuove pellicole nel tritacarne del nostro giudizio, senza un ritegno, senza uno scupolo? Abbiamo perso lo stato di natura e siamo finiti nei bassifondi attitudinali del Cardinale Richelieu?? Da Venerdì a Robinson Crusoe senza nemmeno accorgercene??
Io non so se l’esperienza corrompa la rispondenza. O se noi siamo diventati banalmente troppo difficili da accontentare. Di certo, in questo discorso, un peso non indifferente viene esercitato dalla qualità e da quei micidiali ―esiziali, direi― piani promozionali che trasformano mediaticamente un filmetto non più grande d’un marcellinopaneevino in un Quarto Potere. Questa pratica di gonfiare le opere ―cinematografiche, letterarie, artistiche, cronachistiche e pure labiali considerando certi siliconi― sta assumendo forme sempre più estreme, tanto che termini quali “capolavoro” o “gioiello” sono talmente consumati da diventare trasparenti: ci guardi attraverso e non li vedi nemmeno… Quindi, pensandoci, il problema sta nel linguaggio. Quanto arriveremo a gonfiare prima di vederci scoppiare tutto in mano? E quel momento d’implosione, saremo ridotti, per contrappasso, a un silenzio cosmico?
Parlo da terra devastata più del solito, oggi, perché gli ultimi film hanno sterminato tutti i buoni propositi, tutte quelle speranzuole che cinguettavano passerotte sui rami dell’ottimismo. “The Repairman”, “Fino a qui tutto bene”, e ora “Ho ucciso Napoleone”, e ti ritrovi in pieno lungostige ―o adige, che poi un po’ si somigliano…
“Ho ucciso Napoleone”. Commedia dark? Commedia grottesca? Noir? Ritratto di una donna fuori dagli stereotipi? Figura femminile che non viene mai raccontata al pubblico?
Ma di che stiamo parlando, Fellows? Anche qui come per “Fino a qui tutto bene” siamo vittime di ipermetropia, o come si chiama, eccesso di visione. Qualcuno le chiama anche “allucinazioni”…
Anita, una business-woman in carriera rimasta incinta del suo capo (Paride), viene fatta fuori dal direttivo, organizza una vendetta ai danni dell’azienda, subisce lei stessa una vendetta da parte di un insospettabile lupo travestito da agnello (Biagio) che le raggira offrendole tutto ciò di cui una donna stereotipata ha bisogno ―cure, attenzioni, un anello intorno al dito― si rialza, si ri-rivendica e riottiene il suo posto di lavoro, e tutti vissero felici, assunti e contenti. Non scordiamoci il cameo che chiude il film: il lupo perde il pelo ma mai il vizio.
Se la trama, come vedete, non brilla per originalità, giacché l’evoluzione degli eventi è abbastanza prevedibile pur nel tentativo di stupire trasformando l’agnello in lupo, uno si aspetterebbe almeno che la carta con cui mi s’impacchetta il prodotto sfavilli. Invece, no, standard peggio dell’Oviesse. Porzioni di scene dai colori saturi che ormai siamo abituati a vedere nelle commedie dei registi italiani sulla trentina, inquadrature sghimbesce, split screen (qui vado sul tecnico giusto per darmi un tono, da stonata qual sono :-)).
Ma ciò che più mi lascia perplessa di questa commedia che vuole rappresentare una donna algida come il cornetto, tutta d’un pezzo, stregacattiva, materna meno di me, è la fine che fa. La fine della mamma mammona che si annulla per un uomo e rimane fregata.
Quindi, se non ho capito male, il destino della donna, persino di quella stregacattiva, è quello di trasformarsi in Biancaneve, sempre e comunque. Ma l’algida ha il cuore di panna allora! E allora vi prego, qualcuno mi spieghi come ne usciamo da QUESTO stereotipo, perché non mi pare che “Ho ucciso Napoleone” mi proponga una visione nuova, un modello evoluto, un’alternativa sorprendente della rappresentazione femmimile. Insomma, per come l’ho visto io, il film non solo non mantiene la promessa iniziale o il manifesto programmatico che la regista sbandiera a ogni intervista, ma finisce, un po’ paradossalmente, a rinsaldare le fondamenta dei cliché iconografici e di ruolo della donna contemporanea. Ed è un gran peccato…. Costruisci un personaggio forte, e dai contorni ben definiti, alternativo. Cavolo, tienimelo, vai fino in fondo! 🙁
Un altro problema in fatto proprio di sceneggiatura è lo sbilanciamento tra le forze del bene (=le donne) contro le forze del male (=gli uomini). Non c’è un solo personaggio maschile che esca incolume dal film. Paride, l’amante, è un mascalzone dalla cui schiena la moglie dittatora ha sfilato la spina dorsale; Biagio, l’amico poi marito, è un traditore contaballe vendicativo e pure schizzato. Di contro tutto l’assetto bellico di donne che aiutano Anita a realizzare il suo piano di vendetta e la riacquisizione del posto di lavoro è costituito da una serie di amazzoni buone e brave e brillanti e buffe ―l’avvocatessa strampalata ma in gamba, la venditrice di medicinali sottobanco che apre la sua umile stamberga e ospita Anita nel momento del bisogno, la baby-sitter paccioccona pronta ad entrare in azione…
Dunque. Se il femminismo ha messo il maschio sulla graticola, e il post-femminismo l’ha posto su un tavolo come corpo da osservare, vediamo di non tornare al barbecue, non facciamo passi indietro. Se torniamo indietro, finiamo per rappresentare streghecattive che nascondono animi da biancaneve ―che poi, guardacaso, è proprio quello che succede qui.
Un’altra cosa, se permettete. Non è che Anita sia il primo caso di donna cazzuta ―per altro, sempre piacuta― della storia del cinema. Avete mai visto quel capolavoro (e qui il termine ci sta tutto) di Mario Monicelli de “La donna con la pistola”, con una suprema Monica Vitti? Se non avete visto quello, senz’altro sapete chi è Black Mamba… “Kill Bill” è LA storia di vendetta al femminile in chiave drama-grottesca. E quanto al grottesco, ma dov’è nel film della Farina? DOVE??
E qui devo ammettere di essere stata ingannata dal trailer in cui si vede la Ramazzotti con un liquido rosso che le cola dalla testa. Ero convinta fosse sangue ―e mi son detta, mmm interessante la faccenda… Invece, uff, della banalissima vernice gocciolata giù da un tetto!
Ben diverso quello che era riuscito alla regista con il primo film, “Amiche da morire”, in cui sì la commedia era nera eccome, e pure un filo pulp.

Quindi, chessisalva da questo film?
1. Certe scarpe, un soprabito e una felpa della Ramazzotti ―dettagli disponibili sul prossimo numero di Vanity Fair
2. La battuta: “Non sono stupide le donne con le tette grosse. Sono le tette grosse che rendono stupidi gli uomini” ― che NON mi chiama direttamente in causa
3. La partecipazione del Fellow Candy Andy ehT ―che non manca di sottolineare, BONARIAMENTE, la collezione di film “sfortunati” scelti dal Board per gli ultimi Lez Muvi! ― e del WG Mat che, per tirare su il morale vista la totale assenza di risate in sala, ha condiviso questa storia dal suo schermo iphoniano:

Letteratura erotica per eiaculatori precoci

Capitolo 1

Lei lo guardò…

🙂 🙂

Così almeno una risata tonante durante il film s’è fatta!

E​ questa settimana, meno male che c’è il Mastro a salvarci dai guai con​

L’AMORE NON PERDONA
di Stefano Consiglio

Come vedete, il regista sarà presente, quindi avete l’obbligo MORALE di presentarvi, anche se de film non sappiamo nulla, e va bene così. 🙂

E anche questa domenica tocco il fondo ―fortuna che poi risalgo sempre 🙂
Non ho fatto gli auguri non perché sia una smemorata, che nell’era della cine-anglofonia si dice stillalice, ma perché la Pasqua è una specie di festa non-festa, un party senza Gloria Gaynor… Tuttavia se ci tenete, ve li faccio volentieri ―sono pur sempre perdutamente persa per i miei Moviers. 🙂
E ora, con o senza auguri, vi obbligo a uno Maelstrom da leccarsi i baffi ―altroché Lindor― vi dispenso dal riassunto e vi offro dei saluti sterminatamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

E’ con un piacere quasi immobiliare che cedo il Maestrom in usucapione al WG Mat. Lo ringrazio sia per aver portato la mia raminga attenzione su un progetto ai limiti dell’inverosimile-ma-diamine-vero, sia perché vedo applicare la regola del 3 in calligrafia, e da gran sostenitrice della regola del 3 in calligrafia, me ne compiaccio grandemente ―cominciate anche voi, Moviers 🙂
Mi raccomando, quando cliccate il link, vedete di leggere tuuutto l’articolo tuuuutto ―non come fate con le mail lezmuviane quindi 😉
Nel terz’ultimo paragrafo c’è citata la nostra Anarcozumi!! 🙂
“Mila” mi fa continuare a sperare. E non sapete quanto ce ne sia bisogno, my Moviers…

“Ciao Fru!
ti segnalo questo articolo http://www.chefuturo.it/2015/04/mila-il-cartoon-cinematografico-italiano-che-sta-muovendo-il-mondo-dal-basso/
scritto da una startupper che conosco (di vista) e vive a SFO [San Francisco… Sapete, il WG Mat parla la lingua dei geeks, che sta a metà strada fra Eta Beta e Steve Wozniak…].
Parla di una 3ntina che dal 97 vive a los angeles dove fa animazione e ha fatto grossissimi film anche.
Questo progetto dell’articolo è un corto completamente autofinanziato con gente di tutto il mondo che parla del bombardamento su trento durante la seconda guerra visto dagli occhi di una bimba :O
c’è un 30 secondi di trailer sotto.

Mi sembrava fico per vari motivi:
1 – parla di un progetto bellissimo! autofinanziare un corto su questo tema!
2 – women power, è in gamba!
3 – pazzesco che è una 3ntina che fa un corto con artisti internazionali ambientato a 3nto! :O”

Concordo sul fico, sull’in gamba e sul pazzesco, e voi? 🙂

L’AMORE NON PERDONA: Adriana è una donna di quasi sessant’anni: francese di nascita, vive da molto tempo in Italia, ha una figlia, un nipote e un lavoro da infermiera nell’ospedale della sua città. Un giorno, in corsia, conosce Mohamed, un giovane arabo di trent’anni: tra i due nasce una storia destinata a dare scandalo. Riusciranno Adriana e Mohamed, così profondamente soli prima di incontrarsi, a difendere il loro amore, a farlo sopravvivere al fuoco incrociato del mondo che li circonda?

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