LET’S MOVIE 245 – propone IL RACCONTO DEI RACCONTI e commenta RITORNO ALL’AVANA

LET’S MOVIE 245 – propone IL RACCONTO DEI RACCONTI e commenta RITORNO ALL’AVANA

IL RACCONTO DEI RACCONTI
di Matteo Garrone
Italia 2015, ‘125
Lunedì 18 / Monday 18
21:30 / 9:30 pm
Astra / Dal Mastro

 

Foody Fellows,

Il primo maggio scorso eravamo in altre faccende festivaliere affaccendati, e non abbiamo dato spazio all’evento dell’anno. Sì, quello, Expo 2015.
Non essendo una slow-fooder, e tendendo piuttosto al fast-running davanti ai tavoli del catering, potrei sembrare la voce meno adatta per supportare l’evento. E invece NO. Non vi faccio lo spottone sulle perle casearee dell’alta Val Badia o della bassa Val Venosta che potrete trovare nei rispettivi stand. Né vi spingerò al workshop calabrese “‘nduia chi viene a cena?” ―un workshop così dovrà esserci sicuramente, dai.
Io vi spingo ad andare ―e ci andrò― per un motivo principale, accompagnato da un corollario di motivi corollaterali. Il motivo principale è: il padiglione degli Emirati Arabi Uniti di Norman Foster (ave a Lui). Sicuramente l’avrete adocchiato nelle immagini scialaquate durante i giorni eufioria post-opening. A me ricorda l’interno dei mitocondri, e trovo che sia molto originale dedicare il padiglione alla struttura interna dei mitocondri, ché uno non ci pensa mai, a loro. Naturalmente non è che Foster poteva dire, mi sono ispirato alle membrane mitocondriali ―avrebbe generato della perplessità. Allora ha semplificato un po’ il tutto e ha fatto buttar giù una versione ufficiale… “Lo spazio evoca da un lato le strette strade pedonali delle città della penisola arabica e dall’altro le forme morbide e sinuose del deserto”…Certo Norman, come no… Tanto noi sappiamo che quello è un monumento a ciò che la mitocondrialità ha fatto per la specie. I press-realease rilascino un po’ quello che vogliono. 🙂
Accanto al capolavoro di Foster, ci sono altre bellezze padiglionari a cui andremo a rivolgere il nostro stupore. Qui li trovate tutti in versione tascabile, http://www.expo2015.org/it/partecipanti. Sinuosi, rugosi, affilati, tondeggianti, non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Ho sentito che a fine Expo tutte queste opere d’arte verranno smantellate ―forse qualcuna rimarrà, forse. Io non so come si possa anche solo lontanamente concepire la demolizione del monumento al mitocondrio (!), quindi spero che farà fede il precedente della Tour Eiffel, eretta in occasione dell’Exposition Universelle del 1889, e 125 anni dopo è ancora lì a dirigere il traffico parigino, con quel suo nasino all’insù. I precedenti avranno la precedenza, o no??!
Riaggiorniamoci a fine Expo per fare il punto.

Quassopra mi sono soffermata nel milanese perché ne valeva la pena e perché il Lez Muvi di giovedì mi ha lasciato un po’ così. Non male, intendiamoci. Al mio fianco avevo un Fellow da fuori regione ―be’, da fuori galassia― il Fellow Darth Veter, che nonostante domini il lato oscuro della Forza, ha fatto il bravo Movier e ha lavorato per seminare il verbo luzmuviano trascinandosi appresso il Guest Nicola ―che sperei di far finire nelle segrete lezmuviane molto presto. Non mi sono meravigliata dell’assenza di certi beneamati solito noti; immaginavo il malcontento suscitato dal titolo proposto. Ciononostante, molto heidi, ci speravo. Ritenterò.

Sì, il film mi ha lasciato un po’ così. Quattro, no cinque amici non al bar ma su una terrazza dell’Avana organizzano una rimpatriata dopo 15 anni di lontananza in occasione del ritorno a Cuba di uno di loro, Amadeo, emigrato a Madrid nel 1998. Queste due righe già vi portano a collocare il film accanto a certi suoi predecessori ― più meritevoli ― che hanno roteato intorno al motivo centrale della “reunion” . Penso al “Grande freddo”, a “Le invasioni barbariche” oppure “a Compagni di scuola” di Carlo Verdone ― di quest’ultimo si consiglia caldamente la ri-visione. Tutti film, questi predecessi, concentrati su un gruppo di amici che si ritrovano un tot d’anni dopo essersi conosciuti e aver condiviso una parte di gioventù. In storie così, il revivalismo è inevitabile, e inevitabilmente condito da quella nostalgitudine e da quella mitizzazione del passato di cui cadiamo vittime quando ne parliamo, come se il passato fosse sempre gli anni d’oro del grande Real, gli anni di Happy Days e di Ralph Malph ― 883 la cifra stilistica, l’avete indovinato sì.
Nel film il ritorno alla dimensione del ieri si affianca, abbiamo detto, al ritorno all’Avana di Amadeo, che comporta la revisione del rapporto di questi personaggi fra loro, e tra loro e la propria terra, Cuba, un luogo particolare cui tornare, con la sua storia post-embargo di cui noi sappiamo poco ― di cui IO so poco.
E forse è proprio lì che il film mi ha perso, o che io ho perso lui. È stato come entrare in una conferenza a dieci minuti dalla fine. Ho colto le conclusioni, ma mi mancavano le premesse e l’argomentazione. Non riuscivo a vedere oltre quello che gli indici dei personaggi indicavano, i fatti storici riguardanti Cuba cui alludevano e che io non conoscevo. Ovviamente Cantet è un regista sapiente e non ha ceduto allo spiegone, né tantomeno ha inserito “devices” esterni che avrebbero potuto permettere dei flash-back e colmare le lacune dello spettatore medio ignorante (tipo la qui presente). Quindi lascia tutto non-detto: se sai, bene, se non sai recuperi dopo il film. E infatti così ho fatto, scoprendo, per esempio, che negli anni ’90 Cuba ha vissuto una situazione d’isolamento e di grande crisi, fin peggiori di quelle conseguenti allo storico Embargo. Rafforzando il controllo dello Stato, nazionalizzando l’industria, e collettivizzando l’agricoltura, Castro ha praticamente eretto un nuovo regime, reprimendo ogni forma di dissenso politico, esercitando un pesante controllo sull’informazione e praticando intimidazioni di ogni sorta. Dopo aver spulciato vari Bignami online sulla storia cubana ed essermi fatta un quadro un po’ più chiaro, ho capito meglio le dinamiche fra i personaggi e la malinconia che li contraddistingueva. Giovedì mi sembravano cinque disperati con molti rimpianti, molto senso del tempo passato e troppi (davvero TROPPI) “ti ricordi…?”, con cui non mi riusciva proprio di empatizzare 🙁
In verità non so se questo dipendesse dal 4 che mi sarei beccata in Storia Cubana, o dal fatto che Cantet non abbia saputo universalizzare quei loro stati d’animo: rinserrandoli entro i confini di un passato e di un paese specifici, sono lì che finiscono per rimanere, purtroppo, non vengono verso di noi. Insomma, delle gran chiacchiere, ma che restano tali, non ti toccano.
Se non altro il film non mostra e non fa sentire la solita Cuba. Niente spiagge da cartolina, niente Buena Vista Social Club in sottofondo. È interamente girato sulla terrazza di un condominio squallido, in un quartiere di condomini squallidi, tantoché la mia prima domanda è stata “ma Cuba è così??”, con quel tono tra disappunto e delusione che ti strizza la voce quando scopri che Jesolo, cavolo, è così…
Il cine ci aiuta anche a stracciare le cartoline con cui siamo cresciuti e inserire nuovi scorci, nuove realtà –a questo punto potrei ricorrere a una commistione anglo-austrungarica ed escalmare “God save the Kino”! 🙂
E proprio vista l’unita di tempo e luogo, “Ritorno all’Avana” potrebbe essere benissimo una pièce teatrale. Anzi, forse il teatro sarebbe stato il luogo più adatto in cui allestire questo dramma del ritorno e del “nostos” ― non a caso il titolo originale del film è “Retour à Itaque”…
Ma in fondo il film di Cantet, per quanto non ci abbia entusiasmato, ci è servito da camera iperbarica, uno spazio di decompressione fra un capolavoro (“Forza maggiore”) e il prossimo Lez Muvi, che naturalmente è

IL RACCONTO DEI RACCONTI
di Matteo Garrone

Cheddire di Matteo? Nulla, al momento, se non che lo si ama sin da quando girò “Ospiti” nel 1998… È a Cannes, ora, e speriamo ci rimanga il più a lungo possibile, dato che è in concorso. Noi si va a vedere il film tenendo a bada quell’idra che alimenta le aspettative di tanti noi Moviers che parteggiamo spudoratamente per il team italiano schierato sulla Croisette ―Garrone-Moretti-Sorrentino le tre punte di sfondamento che tante Nazionali Cineasti c’invidiano. 🙂

Dopo l’eccesso di zuccheri a cui mi sono lasciata andare la settimana scorsa sul film di Ostlund, oggi mi sono moderata ― la dieta Dukan applicata a Lez Muvi… E concludo con 180 ml di Movie Maelstrom, evitiamo di appesantirci col riassunto, e porgiamo saluti, moderatamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Dedico il Maelstrom ai 10 minuti di applausi piovuti su “Mia Madre” di Nanni Moretti alla proiezione al Festival di Cannes, l’altroieri. Alla faccia di chi dice che il cine italiano arranca, che non è più quello di Scola, De Sica e Corbucci… Ai signori del penso-negativo dico che questo squarcio di secolo a cavallo fra due millenni ci ha dato Moretti, Garrone, Sorrentino. Ogni tempo, i suoi dei…

IL RACCONTO DEI RACCONTI: Fantasy ambientato nel 1600, liberamente tratto da “Lo Cunto de li cunti” di Giambattista Basile, autore napoletano del XVII secolo, precursore di tutta la letteratura fiabesca dei secoli successivi. Sono tre storie diverse che si intrecciano, relative alla descrizione di tre regni con tre sovrani diversi, ciascuna con un protagonista diverso: Salma Hayek nel primo episodio, Vincent Cassel nel secondo e Toby Jones nel terzo.

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