Posts made in luglio, 2015

LET’S MOVIE IN THE SUMMERTIME – propone EX MACHINA e commenta WALKING THE CAMINO e BABADOOK

LET’S MOVIE IN THE SUMMERTIME – propone EX MACHINA e commenta WALKING THE CAMINO e BABADOOK

EX MACHINA
di Alex Garland
USA, 2015, ‘108
Lunedi’/Monday 3
22:00 / 10 pm
Multisala Modena / Lo Smelly

 

 

Mescalina Moviers,

Lo sapevate, dai, che non avrei resistito…
Come dico sempre, ognuno ha una sua personale serie di dipendenze. Fumo, alcol, scarpe, Let’s Movie. Si piega il capo e si porge il braccio a una dose che, nell’ultimo caso della lista, non nuoce così gravemente alla salute.
Se Bacco e tabacco non mi toccano, Venere assume per me le sembianze di splendide decolleté total black, e Lez Muvi, be’ Lez Muvi è come la Via Lattea per un’astrosamantha o il cammino di Santiago per Santiago –potrei anche dirvi Elizabeth McGraw per John Gray ma impieghereste circa nove settimane e mezzo per capire chi siano questi due… 😉
Ho resistito anche troppo, sprofondata in un silenzio che non mi si addice…lo porto male, mi stringe in vita…

Gestire l’estate, una selva con la calura oscura nel cuore, è un dolce impegno cui non smetterei mai di assolvere. Poi quest’anno tra i turchesi del mar ligure, onde di girasoli infrante sulle colline marchigiane, salgade bellezze in bianco-e-nero nel bel mezzo della laguna, il ‘400 eterno per i saliscendi urbinati, sto scoprendo che vivere è anche, no, e’ soprattutto, prima di tutto, lasciarsi vivere. Allentare le fauci dei freni, and let yourself go. Il popolo sano conosce questa piccola ricetta di bonne vivre. Io che faccio parte del popolo da rehab –e s’è visto sopra– accolgo questa nuova consapevolezza come una buona novella che lascia sull’estate 2015 un marchio da De André.

Non voglio pipponarvi troppo in questo mio messaggio che non dovrebbe essere, vista la promessa d’astinenza. Ma ci sarebbero tante cose di cui discutere…. Tipo, perchè tanta meraviglia davanti all’esistenza di un gemello della terra –come se non fossimo cresciuti tutti a Tegolini e Beautiful e figli illeggittimi spuntati fuori da matrimoni di secondo/terzo letto della madre del figlio, che poi in realta’ era suo padre– casomai vediamo di chiederci come porci nei suoi confronti. E di chiederci come si porra’ la Grecia, visto che la nazionalita’ d’origine del gemello, Kepler 452B, si situa, a occhio e croce, tra la Baviera e l’Alta Sassonia –Alle Strassen bringen zu Frau Merkel, ja…
Oppure avete notato voi, nella settimana di caldo splendidamente doloroso a inizio mese, quanto le persone, in giro, fossero calme? Quanto tutto fosse sceso a un grado di vivibilita’ maggiore? Caldo vuol dire forze sottratte allo stress, nevrastenie ridotte al ground zero, sguardo molle, fare accondiscendente. Caldo vuol dire erigere altari della patria al dio Tranqui, noi neo-accoliti dal passo trascinato alla Drugo Lebowski e del non-fare-oggi-quello-che-puoi-fare-domani, un’inversione di attitude dalla portata copernicana per il Trentino che, lo dichiaro qui, prima o poi qualcuno scoprira’ essere un Cantone distaccato della Svizzera.

Ma il mio obbiettivo ora non è quello di rivedere la etno-metereologia o la geo-appartenenza, me è quello ben piu’ nobile e mobile di ringraziare la sfilza di Moviers che parteciparono all’ultimo Lez Muvi, nel lontano 1927, ovvero giugno, prima del summer break.
L’Onassis Jr con la Babi Bobulova (quattro B così e si aggiudica la fascia di Miss Allitterazione 2015), il Fellow Done (Chrisspy), il D-Bridge, la Vanilla, la Chimney, la More, per l’occasione –e il mio cor di diaccio si sciolse in un mare di giubilo– il Sergente Fed FFF con la Movier Michelita, che, sappiatelo, era al nonissimo mese (nonissimo = 10 giorni dal parto): il loro ultimo Lez Muvi prima di passare dal pari al dispari e fare del 3 il loro numero perfetto. E ora lo sono, con il baby Movier Tommaso Odisseo! Grande festa a Itaca! 🙂

Walking the Camino” –lasciatemi il titolo in inglese– non è nulla di ché, come documentario. Molto American-style. “American-style” significa che offre un approccio molto emotivo, ed emotivizzante, del materiale che propone, cerca a tutti i costi di risucchiarti nei sentimenti delle persone protagoniste, ovvero i pellegrini che hanno scelto di percorrere il cammino (i diversi cammini) per Santiago.
Non mi aspettavo un’opera d’arte, mi aspettavo esattamente quello che ho ricevuto, uno spot sul Cammino. Magari avrei preferito l’aggiunta di una possibile esperienza negativa, così da avere “il buono, il brutto e il cattivo” del Cammino, e non solo “The Camino is soooo awesome!”, come dicono i boari del Wisconsin. Ma poi qualcuno che l’ha percorso di recente –e per la terza volta– mi ha assicurato che un’esperienza negativa non è semplicemente concepibile, se provi il Cammino. Allora voi capirete che tutto sta lì, nel provarlo, più che nel vederlo.
Il documentario dell’esperienza motoria, ovvero quello che ti parla di scalate incredibili, sfide inimmaginabili, arrampicate da Honnold e traversate da Soldini, ha una finalità puramente didattica. E’ come una Lonely Planet stampata sullo schermo. E non ci trovi l’emozione, nella Lonely Planet. Ci trovi il B&B più economico o il rivenditore vintage da non perdere. Ecco, “Walking the Camino” è una specie di Lonely Planet. La usi per quella settimana che vai in vacanza e poi rimane sullo scaffale di casa, chiusa per l’eternità –l’arancio memento che ti ricorda i posti in cui sei stato.

Piuttosto, preferisco dirvi di quanto io ami alla follia i miei Moviers per le iniziative ribellione che hanno attivato per combattere il potere costitutito. Non fossi io, il potere costituito addosso al quale i Moviers si scagliano, mi metterei in fila per schierarmi con loro e prendere la tessera del partito. Poi però sarebbe davvero la nuova era delle scienze politiche, se l’amabile oppressore si mescolasse agli oppressi. Insomma, che il mondo là fuori sappia della nascita di un gruppo estremista che si firma utilizzando la famosa V di Vendetta e che risponde al nome di “Anti Lezz Muvi“. Questa frangia anarcoide che affonda le sue radici nello storico Anarcozumianesimo che il Board non riuscì mai a sgominare del tutto, agisce nell’ombra di uozzap e propone dei film di biechissimo contenuto cineartistico e attività ludiche randomizzate e randomizzanti dall’appeal molto sex. Gli iscritti a quest’ala black non possono essere resi noti: la DIA sta ancora indagando. Ma devo confessare che la serata al Lago di Levi-athan, volgarmente detto Levico, con tutti noi sguazzanti nel brodo mesozoico delle acque non chiare, non fresche e sicuramente non dolci del lago, non sara’ scordata, ne’ dal potere costituito, ne’ dai ribelli, e passera’ alla storia come il Trattato di Non-Belligeranza Si’-allo-Spaparanza del Luglio 2015 🙂

Per altro mi perdonerete se mi soffermo giusto un ATTIMINO sull’unico film che ci ha fatto andare al cine quest’estate –e so che tanti Moviers e Anti sono andati a vederlo…”Babadook“.
Innanzitutto siamo davanti all’ennesimo caso di misplacement ad opera della distribuzione italiana. Misplacement vuol dire spaccio un film per un horror anche se non lo è –un’operazione, questa, assai perniciosa: trascina al cine orde di ragazzini che si aspettano di vedere qualcosa tipo Hostel o The Ring 4, e si trovano davanti a un film che poi malinterpretano proprio per via dell’etichetta “horror”.
Mi piace da subito, “Babadook”, dalle premesse: mamma vedova e figlioletto di sei anni che vivono soli. Il padre è morto in un incidente stradale accaduto non in un giorno qualsiasi su una strada qualsiasi, ma il giorno della nascita di Sam, mentre accompagnava la moglie all’ospedale in preda alle doglie. Nei sei anni trascorsi da quel giorno, madre e figlio sono cresciuti in una specie di solitudine congiunta, come se quel lutto, grosso e indicibile come un mostro, li avesse uniti, e disgiunti dalla societa’. E in effetti sono emarginati dal mondo esterno: dai bambini perfetti figli di madri perfette, dai colleghi gentili, dagli insegnanti sapientini. Amelia e Sam sono diversi, portano il marchio del dolore scritto addosso –come se il lutto gettasse una qualche colpa su di loro. Come se essere “uno di meno” nel nucleo famigliare impedisse loro di accedere alla norma –e la norma (=il normale), si sa, tranquillizza, mentre l’a-norma (=l’anormale), spaventa.
Cosa si fa quando il fuori risulta cosi’ ostile? Ci si rinchiude nel dentro, nella tana di casa propria. E cosa si fa quando anche la propria tana, che è lo spazio piu’ intimo e sicuro, viene attaccato, e attaccato per giunta dall’interno?? Si fa che un giorno Sam trova in casa un misterioso libro dalla copertina vermiglia che racconta del mostro “Babadook”. E sara’ proprio questo Babadook ad attaccare, dall’interno, la struttura domestico-affettiva che Amelia e Sam si sono costruiti.
Il film ruota attorno a una metafora: il Babadook non e’ il Babau, Freddie Krueger o qualsiasi altro mostro irreale o criminale che la fantasia ha partorito nel corso degli anni. Creatura nera che non muore mai, che si intrufola nelle strutture affettive e mina le fondamenta dei rapporti, il Babadook altri non è che una efficacissima metafora della depressione, il male che perseguita, in forme diverse, sia la madre che il figlio. Nervosismo, farneticazioni, iperattivismo sono gli effetti prodotti da Babadook su Sam. Allucinazioni, inerzia, scontrosita’, capitolazione a istinti indicibili — colpevolizzazione del figlio per la morte del padre e, forse, desiderio inconscio di vederlo morto– sono gli effetti prodotti dal Babadook su Amelia.
Tra i due, il soggetto che la bestia si rigiradi piu’ fra le grinfie non è, come si potrebbe facilmente immaginare, il bambino, ma la madre, che trovera’ guarigione, come spesso succede, grazie al sostegno dell’amore del figlio.
Il finale sembra scritto da un fine psicoanalista. Dopo la crisi, l’ordine viene ripristinato. Madre e figlio riprendono in mano la loro vita, tornano a uscire, sono piu’ leggeri. Pero’ il Babadook –che non puo’ essere getttato, ignorato, fatto a pezzi, bruciato, come abbiamo visto fare con il supporto cartaceo che conteneva la sua fiaba nel film– il Babadook non abbandonera’ mai la casa, verra’ tenuto sott’occhio nell’interrato, verra’ tenuto controllato, ma li’ rimarra’ per sempre. Come se il film dicesse, c’è sempra una bestia pronta ad attaccarci DENTRO di noi (corpo come dimora del male possibile), la miglior cosa che tu possa fare è esserne consapevole, essere preparato. Ma la bestia è li’, sallo.
Se qualcosa di horror c’è, sono degli elementi che sono usi apparire nei film del genere: lampadine a intermittenza, l’invasione di scarafaggi che fuoriescono da un buco nella parete, il seminterrato come luogo in cui interrare il rimosso. Ma c’è molta psicologia, e molto talento registico.
Il film è ancora nelle sale, quindi, per chi non l’avesse visto, recuperi…. 😉

Siccome c’ho voglia matta, ma una voglia matta di cine e credo che potrei proporre anche Terminator-Genisys (No, Bridge, questo no…), andiamo a vederci questo

EX MACHINA
di Alex Garland

E’ un fantasy, ma non di quelli che vi fanno roteare gli occhi al cielo… E poi, lo si va a vedere anche solo per il titolo. Perche’ se io dico “Ex machina” voi immediatamente ribattete “Deus”, e ci catapultiamo in piena tragedia greca!
E cosa c’è di meglio di un fantasy che strizza l’occhio alla classicita’?? 😉
Andiamo dai…

E ora mi spiccio, che mi sono allargata troppo e voi non siete piu’ abituati a queste boArdate…
Riassunto squagliato, Maelstrom dalla portata artistica, e saluti, stasera, stupefacIentemente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Per chi ha gustato “Il sale della terra”…
Lassu’, sulla terraferma, ho citato, e mi ri-cito, “salgade bellezze in bianco-e-nero nel bel mezzo della laguna”… Intendevo la mostriciattola di Sebastiao Salgado alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia: 75 imperdibili scatti che vi raccontano il caffè come non l’avete mai sentito….
Avete tempo fino al 27 settembre… Ed e’ pure for free 🙂
http://www.bevilacqualamasa.it/sebastiao-salgado

EX MACHINA: Un ragazzo partecipa ad uno strano esperimento nel rifugio di montagna di un brillante informatico miliardario: un test di intelligenza artificiale, ospitata nel corpo di una bellissima ragazza robot. l’esperimento si trasforma in un’oscura battaglia psicologica tra uomo e macchina in cui viene messa a repentaglio la realtà.

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