Posts made in Novembre 8th, 2015

LET’S MOVIE 263 – propone 007 SPECTRE e commenta TUTTO PUO’ ACCADERE A BROADWAY/SHE’S FUNNY THAT WAY

LET’S MOVIE 263 – propone 007 SPECTRE e commenta TUTTO PUO’ ACCADERE A BROADWAY/SHE’S FUNNY THAT WAY

007 – SPECTRE
di Sam Mendes
USA, 2015, ‘100
Lunedì 9/ Monday 9
Ore 21:00 / 9 pm
Cinema Nuovo Roma / Il Pornoroma

 

 

Fedeli Fellows,

Menomale che il cine è il nostro Dio e che non dobbiamo passare attraverso strutture dalla forma vaticaneggiante, che, si sta vedendo in questi giorni, fanno acqua (santa) da tutte le parti. Ogni volta che esce uno scandalo sulla Chiesa, e questo in modo particolare, o se un Pastore tedesco lascia la cuccia pontificia, non posso fare a meno di ricordare “Habemus Papam”, il film di Moretti, che inscenò le dimissioni di un pontefice un paio d’anni prima che il decimonono benedetto, prendesse le sue pantofoline rosse e il suo fido assistente, lasciasse San Pietro e si ritirasse nella dependance. Anche “Suburra” parte da lì, dalla fuga pontificia, ma certo “Suburra”, arriva dopo, ed è facile dire gatto quando ce l’hai nel sacco…
Più che scandalizzarmi, sentendo di una ristrutturazione di un attico manhattiano da 300 mila euri o di fondi dirottati da un ospedale a un volo in elicottero per un passeggero d’importanza cardinale, vi confesso di sentire un briciolo di soddisfazione fricicarmi nel còre. La verità, quando viene a galla, solleva sempre una bella sensazione di hype, insieme a un grosso polverone. Ora c’è da sperare nell’olio di gomito delle autorità giudiziarie. Io me ne rimango seduta in riva al fosso, o non tanto perché così cantava il Liga o perché io mi illuda di veder passare il cadavere ingioiellato della Chiesa. Questo non avverrà mai, Board forget about it. Ma perché dalla riva del fosso, si gode di una gran visuale sui fatti. E posso anche permettermi il lusso ― un bene che non va dichiarato nel 730, casomai mi stesse leggendo qualche CurIato ― di chiedermi come mai il Vaticano sia stato rappresentato così poco nel cinema, e di rispondermi con orrore. Tutti ci rispondiamo con orrore. Ci sono delle cose, in questo paese, che non si possono dire. Una è “Vàttenn’” se il soggetto parlante è madre devota a figlio fuori corso, e l’altra è la res vaticana. Se quella capitale è accettabile, mafia cardinale proprio no…
E chissà cosa sarà “Il papa giovane”, la serie tv che Sorrentino sta girando in questo periodo, con Jude Law come papa ― non so ma Jude Law nei panni d’un papa ha qualcosa di Padre Ralph di “Uccelli di rovo”, e mia madre che lo guardava nei profondi anni ’80, assentirebbe. In me alberga sempre la speranza che qualche coraggioso prenda il Vaticano e ci faccia sopra una gran parodia, una di quelle intelligenti, potentemente dissacranti, in un’operazione che emuli quello che M*A*S*H fece con la guerra. Oppure qualcosa di mai sperimentato, che leghi lo spirituale e il venale, chessò al diabolico… Del resto, a mostrare il mArcimonio ora ci pensano gli organi di stampa ― e il carrozzone di talk-show, programmi di approfondimento, blog e tweet e leaks etc. ― il cine si occupi d’altro. Ci manca una lingua affilata, il cuor di leone di un regista, l’occhio strabico di un bel visionario a far tremare San Pietro. Soprattutto l’irriverenza. Pensate un Von Trier che gira un film sul Vaticano… O un documentarista impertinente pronto a girare “Chiese chiuse. Che bordello!”…
Si avvii una campagna di crowd-funding, SUBITO! 🙂
Al solito parto da levante per arrivare a ponente non solo per ragioni di geografia creativa, ma perché tendo a ricondurre tutto ― tanto ― di quello che capita là fuori al cinema: una domanda che mi pongo spessissimo è “come racconterebbe, il cine, questa storia? C’è margine per un film?”. E passare da un’idea alla formazione di un cast di attori, location, costumi, and the Oscar goes to, è un attimo…

La Vanilla, la More, il Pizzo, lo Spaccato e lo Scaccomatto erano con me a “She’s Funny That Way” lunedì ― quando li trovo lì tutti schierati, i Muviers, la mia sensazione è quella di arrivare, transatlantica, in un porto alleato. 🙂
L’ultimo nella lista è stato il primo della classe stavolta. Usciti dalla sala lo Scacco dà voce al suo malcontento e dice no a Bogdanovich, no al minestrone che cucina mettendo insieme Plauto, Woody Allen, Shakespeare, la commedia degli equivoci, dell’arte, e tutta la storia di quella brillante anglosassone. Io, che apprezzo molto il malcontento altrui quando viene articolato con cotanti riferimenti cine-letterari, non ho potuto che dargli ragione. Il film ha dentro tutte le voci che ha elencato. Plauto, Woody Allen, Shakespeare, la commedia degli equivoci. Aggiungerei anche la commedia “sophisticated”, degli anni ’50 e la screwball comedy, che se non siete tanto pratici, è quella commedia “da svitati” (screwball) degli anni 30-40, che racconta di scaramucce fra innamorati soprattutto di classi diverse, che alla fine s’innamorano, il tutto condito con elementi farseschi ― se avete visto “Accadde una notte” di Frank Capra, avete presente il genere. Su tutte queste fonti, la più saccheggiata da Bogdanovich, secondo me, è Woody Allen. Il gusto dell’ironico, dell’assurdo, anche, i botta&risposta fiume, il ritmo sostenuto che tiene fino alla fine, l’eleganza dei dialoghi, sempre coerenti ma con quella virgola di follia che li rende sempre un po’ inaspettati. Tutto questo è Woody Allen ― prima del crollo degli ultimi anni, intendiamo. E io, al contrario dello Scacco, non ho trovato nel film un minestrone di deja-vu, quanto piuttosto un buon passato di cultura :-), che ho gustato fino all’ultimo. E sia per questo sapore alleniano che respiri, che per la meccanica di certe scene, la cui teatralità rende il testo un potenziale successo per i palchi di Broadway e non solo.
Dunque c’è questo impresario teatrale, Arnold, alla ricerca della protagonista per “Squirrels to the nuts”, “Scoiattoli alle noci”, la commedia che deve mettere in scena e in cui recita anche la moglie. Tutto può immaginare ma non che la escort che si è appena portato a letto si presenti al provino… Izzy, la escort ― che, guarda caso, dovrà anche interpretarne il ruolo nella commedia ― è la tipica innocente-non-illibata, dolce e svampita, una Marilyn del 2000, che ha un sogno da realizzare: diventare un’attrice. E ha anche la spensieratezza di farsi andare bene un lavoro “poco edificante” pur di realizzarlo. Il triangolo è una forma relazionale che s’incastra alla perfezione nella geometria della commedia, così come certi personaggi tipici: l’attore belloccio e seduttore che concupisce la moglie di Arnold, il bravo ragazzo innamorato della donna sbagliata, e la donna sbagliata, una psicoanalista nevrastenica, Jane Claremont, che l’amor di verità dovrebbe farmi chiamare “total bitch” ― irascibile, psicolabile, insopportabile ― e che in realtà è irresistibile! Così come il cortocircuito del caso che la porta ad accogliere in terapia guess-who, proprio Izzy, di cui nel frattempo, s’invaghisce il ragazzo di Jane…
Uno potrebbe ― forse dovrebbe ― andare a vedere “She’s funny that way” solo per la total bitch interpretata magnificamente da Jennifer Aniston. Non solo perché il suo livello di total-bitchiness viaggia sempre sul filo di lana tra l’inverosimile e il verosimilissimo ― c’è tutta una parte di newyorchesi che rivedranno molte conoscenti nel personaggio― ma anche perché regala perle di odiosità e scorrettezza che sognavamo dai tempi della diabolica Miranda Priestley. E secondo me Bogdanovich sapeva fin dall’inizio che la vera vincitrice del film non sarebbe stata Izzy, la bambolina protagonista, tanto carina quanto insignificante ― Izzy ha l’allure dei personaggi interpretati da Marilyn, ma NON è Marylin… La vera tigre ― be’, iena ― è Jane, ovvero quando il sogno di una donna si trasforma nel tuo peggior incubo, e quando un personaggio ti rimane impresso e non te lo togli piu’ di torno.
Parentesi. Ricordate la Rachel Green di Friends? La ragazza filiforme, il fisico asciutto. Ecco, non cercatela in alcun modo. Qualcuno deve aver soffiato un centinaio di bar all’interno del corpo della Aniston…siate preparati. Ma da donnina Michelin, risulta ancora più credibile nei panni dell’isterica, ancor più perfetta.

Il film è tutto di corsa. Tu stai dietro ai personaggi che fisicamente corrono da una parte all’altra di una romanticissima New York ― colori caldi, morbidi, della Grande Mela, una golden delicious ― e nel frattempo tieni il passo con le loro battute, che non smettono mai, non calano il ritmo nemmeno quando arriviamo ai due momenti climax del film. Il primo è la splendida scena corale in cui tutti i personaggi convergono all’interno di un ristorante e scoprono cosa realmente li lega l’uno all’altro ― un gran momento di teatro al cinema e di comicità in cui gli eventi dirottano in direzioni imprevedibili. L’altra è la scena finale, in cui gli eventi imprevedibilmente dirottati si mettono in sesto e Bogdanovich si prende addirittura la libertà di coronare il funny-ending con un cameo di Sir Quentin Tarantino.
“E’ telefonata”, ha aggiunto lo Scaccomatto nella lista di difetti che ha trovato nel film. Io per una volta sono rimasta al livello ground&foolish della significazione e ho pensato fra me e me, sì è telefonata, nel senso che il telefono è un mezzo centrali(ni)ssimo di questa commedia. 🙂 E non parlo dei soliti smart-phone ― ma non vi son venuti a noia?? I personaggi parlano continuamente a dei meravigliosi telefoni fissi, cornetta all’orecchio e filo nervosamente arricciato fra le dita. E’ un mezzo di comunicazione vintage che si sposa molto bene con le tinte retrò del film, il quale è tutt’un tributo al cinema del passato: il tormentone del dar “noccioline agli scoiattoli” ― che è pure la pièce teatrale di Arnold ― è tratta da Fra le tue braccia di Ernst Lubitsch (risaliamo al 1946): lo spezzone in bianco&nero è inserito a fine film. E mi va di riportarvelo, questo tormentone: dentro una confezione nonsense racchiude un cuore di sense molto profondo: “Nessuno può dirti qual’è il tuo posto: “qual’è il mio posto?”. Nessuno può stabilire questo. Lo vuoi sapere dov’è? È dove ti senti felice. Ecco qual’è il tuo posto e soltanto tu puoi giudicarlo. A Central Park, per esempio, certe persone danno le noci agli scoiattoli, ma se qualcuno si sente più felice nel dare gli scoiattoli alle noci, chi sono io per dire noci agli scoiattoli?”…
Sottofondo, lo sentite, c’è anche un tono di positività tutta frankcaprina ― e se siete allergici, meglio che cambiate sala ― e ancora di racconto con qualcosa di favoleggiante: la ragazza della periferia che da outsider diventa insider è una buona sintesi fra Cenerentola, Eliza Doolittle, Holly Golightly e Pretty Woman. E non mancano piccole lezioni da annotare sul vostro taccuino “Vita: Istruzioni per l’uso” che tutti noi ci portiamo dietro, tipo questa “Se non lasci andare via il passato, ti strangola il futuro” ― fuc*ing real instruction…

Non sarà il film che vi cambierà la vita, ma di certo vi può cambiare la serata. E non mi pare poco, come risultato! Quindi tra “Matrimonio al Sud” e “She is funny that way”, non abbiate dubbi su quale buttare giù dalla torre…

Questa settimana ero titubante… Ma alla fine mi sono decisa in nome di Bond, James Bond

007 – SPECTRE
di Sam Mendes

L’anno scorso ero morta e resuscitata davanti al gesto “mi sistemo i polsini” di James, poco importa che si fosse trovato sopra il tetto di un treno che sfrecciava verso il pericolo. Voglio vedere se James farà la grazia di stendermi e resuscitarmi con un solo gesto anche quest’anno. E questo è uno dei criteri di selezione del film (!). L’altro, valorizza la dimensione rituale e collettiva a cui la visione di uno 007 si rivolge ― un appuntamento classico, che accende sempre la curiosità dello spettatore.
A voi stabilire quale dei due criteri abbia esercitato più peso nella scelta finale… 🙂

Prima di lasciarvi alle grinfie della domenica sera ― che si mangia sempre tutto il weekend 🙁 ― vi segnalo il Maelstrom, oggi in versione “piatto ricco mi ci ficco”, e se avete la pazienza di visitarlo, capirete il perché. 😉
E guardate come procedo spedita alla chiusura…quasi non vi siete accorti della mia breve incursione nel vostro quotidiano domestico, vero? …

Non so quale utilizzo possiate cavare dal riassunto di 007, magari c’incartate l’ospite che dopo tre giorni puzza ― oggi soffro di confusione proverbiale, temo. Comunque, a prescindere da tutto, vi ringrazio sempre e sempre vi offro i miei saluti, oggi, religiosamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

La settimana scorsa ha preso il via la VII Edizione di TUTTI NELLO STESSO PIATTO, il Festival Internazionale di Cinema Cibo & VideoDiversità, che si protrarrà fino al 29 novembre, http://www.tuttinellostessopiatto.it/.
Il Festival occupa due sale, il Teatro Sanbapolis e il Cinema Astra, con il nostro Mastro.
Ho dato un’occhiata al programma, ricchissimo, e vi segnalo tre film che non perderò. Se incontrano anche il vostro gusto, si banchetterà insieme 🙂

Mercoledì 11, TIGERS, Denis Tanovic, Astra, ore 9 pm
Martedì 17, RAMS, Grímur Hákonarson, Astra, ore 9 pm
Mercoledì 25, HUMAN, Yann Arthus-Bertrand, ‘188, Astra, ore 7 pm

Grazie a una dolcissima soffiata, ho visto parte di quest’ultimo, HUMAN, in streaming, il mese scorso. Credo sia uno degli oggetti più toccanti che mi siano mai capitati per le mani.
Segnatevelo, e NON MANCATE! Potrebbe anche diventare un Let’s Movie….

Per gli iperattivi domenicali, segnalo anche NOIO VOLEVAN SAVUAR, rassegna di film in lingua originale in calendario dall’8 al 22 novembre: quattro proiezioni di film in lingua originale in tre domeniche, alle 10:30, proposta dal Clm Bell, presso il Multisala Smelly Modena.
Questo il programma:                               
Il via l’8 novembre con “The King’s Speech”.Regia di Tom Hooper. Con Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Guy PearceCountry United Kingdom – 2010
Secondo appuntamento il 15 novembre con due proiezioni.
La prima: “Qu’est-ce qu’on a fait au Bon Dieu?”. Regia Philippe de Chauveron. Con Christian Clavier e Chantal Lauby. Francia – 2014.
La seconda: “Sein letztes Rennen”.Regia Kilian Riedhof. Con Dieter Hallervorden e Tatja Seibt. Germania 2013.
Si chiude il 22 novembre con “Relatos salvajes”. Regia Damián Szifrón. Con Ricardo Darín, Oscar Martínez, Leonardo Sbaraglia. Argentina 2014.
Dopo la proiezione: un aperitivo con la possibilità di conversare in lingua straniera.

007 SPECTRE: 007 Spectre è il 24° film di James Bond. Un messaggio criptico dal passato di bond porta l’agente 007 a seguire una pista per smascherare una minacciosa organizzazione. Mentre M lotta contro le forze politiche per tenere in vita i servizi segreti, Bond tenterà di aggirare numerosi inganni e svelare la terribile verità che si cela dietro Spectre.

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