Posts made in Novembre 22nd, 2015

LET’S MOVIE 265 – propone HUMAN e commenta RAMS

LET’S MOVIE 265 – propone HUMAN e commenta RAMS

HUMAN
di Yann Arthus Bertrand
Francia, 2015, ‘188
Mercoledì 25 / Wednesday 25
Ore 19:00 / 7 pm
Cinema Astra / Dal Mastro
Ingresso 5 Euri

 

Frozen Fellows,

Mi è capitato per le mani un articolo sulla crioterapia, la quale consiste nello spillarti 90 dollari per portare il tuo corpo a meno 160 gradi per 3 minuti. A quanto pare, il freddo è un posto che ti brucia il conto in banca, oltre a un sacco di grassi, la cellulite, e una quantità di altri elementi degni di essere prosciugati. In America ― o “Dove ti serializzo l’improbabile” ― stanno addirittura mettendo appunto una specie di armadio freezer (pensare che una volta lo si chiamava frigidèr) in cui al posto dei Bastoncini Findus, infili te stesso. E non stiamo parlando della solita cella frigorifera personale che si fanno costruire le star di Hollywood (pensare che una volta ci si costruiva la sauna), ma un vero e proprio mobile mimetizzabile con gli altri nell’arredamento.
Scusa mi prenderesti il vino? No, non lì, nel mobile accanto…Lì ci sta mio marito…  🙂
Se questa sia o meno l’ultima criotinata che l’industria estetica si sia inventata, lo scopriremo solo dopo gli effetti che la mancata ibernazione produce. Noi, che non siamo fatti della materia dei sogni ma dei bisogni ― Shakespeare non ne abbia a male per questa mia piccola variazionegoldberg al testo ― noi siamo gente compulsiva: gettata là fuori una novità, subito ne sviluppiamo la dipendenza. Ma come funziona con l’ibernazione? Si può smettere una volta che si è cominciato? E poi, non faceva male congelare e scongelare, scongelare e ricongelare?
La crioterapia in realtà porta alla luce una delle nostre più grosse patologie. La fissa per l’immortalità. L’affannosa quanto inutile corsa ad acciuffarla, che domina l’umanità. Eterni, ed eternamente belli. In una parola, divini ― e vi pare un caso che l’umanità abbia sempre creato divinità eterne? Se non puoi ottenere qualcosa, crea un’immagine che possegga quello che tu non puoi avere…io ve la butto lì, think about it…
Se essere eterni ― e divini ― è l’obbiettivo dell’umanità ― caduca e mortale per conformazione fisica ― c’è da dirlo, stiamo proprio freschi.
Quindi vedete, il freddo ha dominato le mie letture e il mio pensiero, e ha trovato rispondenza pure nel Lez Muvi della settimana.
“Rams” è ambientato in Islanda, in inverno. Freddo, molto. Non l’Islanda di Reikiavik, capitale hi-tech e iper-culturale e un passo sopra le altre ― be’ certo, di lassù… “Rams” si svolge in una remota comunità nel remoto nulla islandese. Non possiamo nemmeno parlare di “località” ma piuttosto d’insediamento. Come quando studiavamo l’alba delle comunità stanziali, quando le tribù nomadi cominciavano a familiarizzare, a far gruppo e a ritrovarsi, ma a rimanere comunque isolate le une dalle altre.
Per rimuovere l’impronta che quel paesaggio polarmente desolato ha impresso dentro di me ho impiegato una notte intera a riflettere sulle Fiji. Io, si sa, ho dei problemi personali di carattere esistenziale nei confronti di neve e ghiaccio e gomme invernali. Ma penso che un paesaggio come quello, per quanto affascinante, risulti anche estremamente pesante, nel senso che incide profondamente sulla vita, sui comportamenti e sui modi psicologici delle persone che lo subiscono ― non sarà un caso che i paesi nordici detengono il numero più alto di suicidi d’Europa (Svezia top of the list). Il rigore di quel clima e di quel territorio, di quel silenzio che dev’essere assordante, si riflette poi anche sulla psiche degli individui che lo abitano.
“Rams” coglie benissimo questo punto, ovvero la rigidità dei personaggi della piccola comunità protagonista ad adeguarsi ad una situazione che arriva dal mondo fuori e che li forza a un cambiamento. Per darvi l’idea di quello che succede: in questa minuscola comunità islandese di pastori di pecore si scopre che un montone ha contratto la scrapie, che è come la muccapazza del 199qualcosa, solo che al posto di una mucca ci sta un montone. Per evitare il contagio e la proliferazione del batterio, i veterinari ordinano di abbattere tutti gli ovini, una decisione che, per questi pastori, significa due anni di vacche magre (!!!) e, quasi sicuramente, la fine della loro attività e il trasferimento altrove. Questa decisione non sta bene a Gummy e Kiddy, due fratelli in bega da quarant’anni. Abitano a tipo 24 passi di distanza, ma non si parlano, e se si parlano si menano.
Ora avete il quadro. La More, il D-Bridge ― i miei Muviers presenti ― et moi non abbiamo impiegato molto a farcelo. E se vi aspettate un film nordico diverso dai tipici film nordici ― silenzi, tempi estesi, parole centellinate ― rimarrete delusi. Il regista Grimur Hákonarson ― lo scriverò qui di seguito per mandarlo a mente, tipo Board alla lavagna scrivi 20 volte Grimur Hákonarson Grimur Hákonarson Grimur Hákonarson… ― Grimur Hákonarson si serve di quella grammatica cinematografica per scrivere il suo film. Nulla di innovativo, stilisticamente. Allora perché vedere “Rams”? Perché il regista non fa nessun uso ridondante o virtuosistico di quella grammatica lì. Ha dei paesaggi mozzafiato a disposizione, una luce che parla all’uomo più di mille Talmud e Bibbie e Corani messi insieme. Eppure non c’è alcun intento neppur vagamente estetico. Non è l’Islanda per turisti, quella dei pacchetti tutto-avventura per gli occidentali vacanzieri che vuole il regista. A Grimur Hákonarson interessa il remoto, il piccolo, lo specifico. L’arcaico, anche. C’è questa sensazione. Come d’interruzione del tempo, e di scollamento da quello che è il nostro modo di esistere, comunicare, agire. Il cellulare, il computer, persino il telefono risultano strumenti fuori luogo, e infatti non trovano posto all’interno del film. Siamo nel nostro tempo ― lo capiamo da tanti particolari, come le automobili, uno smart-phone di un veterinario ― ma siamo anche in un tempo tutto loro. Significativamente, dietro la porta della cucina di Gummy c’è un calendario fermo al 1978. E avrebbe potuto essere anche il 1888. Avrebbe anche potuto non recare anno, come se “Rams” fosse un racconto epico, che un nonno pastore può raccontare al nipote, davanti al fuoco.
Il territorio e il clima, qui, non sono amici. Non regalano nulla. E coerentemente il regista Grimur Hákonarson non concede nessun regalo a noi. I paesaggi mozzafiato non suscitano in noi una banale e turistica ammirazione, il “Oooohhh Aaaahhh” davanti a un documentario di National Geografic sulle bellezze del luogo. Non è il paesaggio di sfondo. Qui il paesaggio è sempre in primo piano, è protagonista e detta legge ― tantissimi sono i campi lunghi, le immagini a largo respiro, come se il territorio invadesse ogni cm quadrato a sua disposizione. E infatti i personaggi che ci vivono sopra non hanno tempo di perdersi in chiacchiere. I sentimenti, qui, non si parlano. Si sentono e all’evenienza si tacciano. Ma si sentono, forti. Tutta questa forza, che viene censurata, zittita e rinviata, esplode, visivamente, nella scena finale. Un abbraccio di Gummy e Kiddy, nudi come l’uomo all’albore del tempo, rintanati dentro un tana scavata nella neve, sopra di loro la bufera che impazza. Cercano di farsi caldo, di combattere, con quei loro piccoli corpi nudi, il gigante del freddo che vorrebbe vincerli e spegnere, in quell’inferno di ghiaccio, quella piccola scintilla che è la loro vita. E loro, piccoli e nudi ― due vecchi bimbi ― ci provano, in ogni modo. Chi lo dice che l’epica nordica è solo Thor e Odino??
Ma naturalmente non c’è solo il riferimento alla tradizione nordica, ma anche alla biblica coppia. Gummy e Kiddy sono Caino e Abele che un caso di forza maggiore porta a rappacificare. Sono un po’ buffi, nella loro ostinazione. Buffi e allo stesso tempo tragici, mai grotteschi. Kiddy che si ubriaca, perde i sensi in mezzo alla neve, e viene raccolto e portato in ruspa all’ospedale dal fratello ― “in ruspa” significa, dentro nella benna della ruspa, e scaricato davanti all’entrata del Pronto Soccorso… Gummy che non riesce ad ammazzare tutte le sue pecore e ne salva otto, e le nasconde nel seminterrato, come un ragazzino che sottrae il cucciolo di gatto alle mani del nonno che vuole ammazzare l’intera cucciolata… La solitudine è colta nella sua duplice valenza in moltissimi dettagli, e mai drammatizzata o sbattuta in prima pagina. Due mollette appese a un filo di bucato, gravate dal ghiaccio. Gummy che si prepara la cena di Natale da solo e pasteggia da solo, e non c’è nessun tipo di giudizio proposto dalla camera da presa. Anzi, Gummy canticchia felice, mentre si prepara il suo banchetto. Un occhio mediterraneo nato e cresciuto in una società famiglio-centrica scorgerebbe una tristezza infinita dietro quest’uomo solo, che si cucina da solo, mangia a Natale da solo. Così solo! Mi vedo già uno squadrone di madri italiane pronte a partire alla volta del paesello islandese per salvarlo da quella situazione, le sporte piene di cibo “come Dio comanda”… A noi del sud Europa, commedianti e prefici, fa bene guardare un film così: ci dà modo di riconoscere un’emotività altra, che si esprime attraverso forme diverse, ma non per questo meno sentita. E’ solo regolata attraverso un sistema normativo che non toglie nulla al fuoco emotivo che arde in certi momenti ― come, appunto, la scena finale ― ma lo stempera, nel silenzio, nel non-detto.
E forse noi ciarlieri, noi tanto spaventati dall’horror vacui da volerlo riempire sempre a tutti i costi di parole e luoghi comuni, dovremmo leggere un po’ di più il silenzio…
Amen ( :-)).

E per questa settimana Lez Muvi ha due eventi speciali. Il primo è

HUMAN
di Yann Arthus Bertrand

All’ultima Mostra del Cinema di Venezia, il film è stato trasmesso in sync con la sede delle Nazioni Unite a New York, Ban ki-Moon spettatore. C’ero anch’io, in sync da casa ― no questa è una balla ― ma ne ho visto un’oretta e qualcosa grazie a una preziosa soffiata ― e questa non è una balla.
“Human” è un album fotografico della nostra umanità in evoluzione, disgraziata e sublime, che tutti dovremmo sfogliare. La rassegna “Tutti nello stesso piatto” ce lo offre al cine, per intero e al modico prezzo di un cinquino d’Euro. Irrifiutabile.
Please.
Questa occasione rende speciale l’evento, così come l’orario fuori orario muviano, e la durata. 188 minuti, lo scandisco per bene. “Human” è in assoluto il Let’s Movie più lungo della storia.
Dovete esserci anche solo per dire “Io c’ero”… 😉
Fate uno sforzo.
Please.

L’altro evento è una première

LA FELICITA’ E’ UN SISTEMA COMPLESSO
di Gianni Zanasi
Italia, 2015, ‘117
Giovedì 26 / Thursday 26
Ore 21:00 / 9 pm
Astra / Dal Mastro 

Qui la specialità sta nel fatto che il film è stato girato con il sostegno dell’Anarcozumi ― che opera per conto dell’MI6 e a volte della Trentino Film Commission 🙂 ―e nel fatto che due degli attori principali, che sono trentini, saranno presenti in sala. 🙂 Sicuramente ne avrete sentito parlare, anche perché il protagonista è Valerio Mastandrea, e quando Valerio Mastandrea è protagonista di qualcosa, quel qualcosa perde il qualunquismo e diventa sempre cosa di qualità.

Un altro evento sfornatoci dall’Anarco, si tiene questa sera, domenica, alle 7:30 pm, allo Smelly Modena: proiezione di IN FONDO AL BOSCO, di Stefano Lodovichi, con la presenza degli attori protagonisti Filippo Nigro e Camilla Filippi!
Io non so se riesco, ma voi, riusciteci!

Prima di lasciarvi all’agorà del Maelstrom, mi preme anche segnalarvi che gli amici diMovieday, hanno siglato una partnership molto guduriosa con il Torino Film Festival, che è in corso in questi giorni, dando la possibilità di vedere uno dei film proiettati al Festival a Torino QUI a Trentoville!
Per saperne di più, fate un giretto sul loro sito, www.movieday.it, e create un evento! 😉

E ora io rimarrei ancora a intrattenermi con voi e a segnalarvi cose, ma percepisco della premura, aldilà del vostro sguardo atterrito… 🙂 Tranquilli, vi libero… Non prima però del Movie Maelstrom presidenziale, dei riassunti ― prima o poi li stermineremo dalla faccia della terra, è una promessa, comandante ― e i saluti, oggi, articamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Nei giorni scorsi il President, grande estimatore di James Bond nonché sommo esperto della storiografia che lo riguarda, ha sentito la necessità di scrivermi un mirabile pippone per illustrarmi la sua prospettiva su “007 Spectre”, che si discosta dalla mia, e conferma la sua preparazione di livello pressoché accademico dell’universo bondiano. Di lì è nato uno scambio epistolare che ho avuto il piacere ― e il permesso ― di postare nel Baby Blog (il quale, non fosse alimentato ogni tanto dal Woody, sarebbe morto d’inedia da anni).
Se volete assistere a un dibattito tra un President e un Board ― ci fosse anche un Mega Direttore potremmo partire alla conquista del mondo 🙂 ― date un’occhiata qui http://www.letsmovie.it/2015/11/lets-movie-264-propone-rams-e-commenta-007-spectre/#comments
Grazie President!

HUMAN: Un documentario-introspezione sulla comunità di oggi ma soprattutto sull’individuo. Attraverso guerre, disuguaglianze, discriminazioni, ci poniamo di fronte alla realtà e alla diversità della nostra condizione umana. Oltre questo lato oscuro, le testimonianze mostrano l’empatia e la solidarietà che siamo in grado di offrire. Tutte queste contraddizioni sono nostre e ci portano a riflettere sul futuro che vogliamo dare a tutte le persone e del pianeta.

LA FELICITA’ E’ UN SISTEMA COMPLESSO: Enrico Giusti avvicina per lavoro dei dirigenti totalmente incompetenti e irresponsabili che rischiano ogni volta di mandare in rovina le imprese che gestiscono. Lui li frequenta, gli diventa amico e infine li convince ad andarsene evitando così il fallimento delle aziende e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. E’ il lavoro più strano e utile che potesse inventarsi e non sbaglia un colpo, mai. Ma una mattina un’auto cade in un lago e tutto cambia.

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