Posts made in dicembre, 2015

LET’S MOVIE 267 – propone A PERFECT DAY, commenta DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES e chiude per Tasmania fino al 7 gennaio 2016 :-)

LET’S MOVIE 267 – propone A PERFECT DAY, commenta DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES e chiude per Tasmania fino al 7 gennaio 2016 :-)

A PERFECT DAY
di Fernando León de Aranoa
Spagna 2015, ‘106
Mercoledì 9 / Wednesday 9
Ore 21:00 / 9 pm
Ma non ci si incontra lì per gli auguri dalle 20:29 in poi 🙂
Astra / Dal Mastro
Ingresso 5 miseri Euri

 

Flinders Fellows,

Mi si spalancano davanti tanto d’occhi quando dico “Tasmania”. Ché non è come dire Sharm El Sheik o le Canarie. Io ho fatto lo stesso ― sgranato due occhi di bue così ― quando mi hanno detto, sì, vieni pure, ti ospitiamo. Ho cercato dove fosse quest’isoletta a nord della Tasmania, che ha la forma del Lazio e i colori dei Caraibi.
Quando mi hanno detto così, la cosa è piovuta giù dall’Iperuranio, e da idea è diventata biglietto aereo e Residenza per Scrittori dal 14 dicembre al 7 gennaio. 🙂
Questo produce tutta una serie di ricadute a catena su Lez Muvi e sui Muviani che vi elenco di seguito in una comoda lista print&go da portare sempre con voi (!):

1) Lez Muvi vi saluta e torna a metà gennaio. Ormai siete abituati al fatto che il Board fugga il Natale e sverni all’estero. Ho impiegato tre anni, tre mete e molto gelo ― New York, Berlino, Amsterdam ― a rendermi conto che “svernare” significa emigrare in luoghi temperati, climi più miti(ci), doh. Quest’anno nella valigia flip-flops, crema anti-scottature perché nell’universo australe il sole picchia come un martello, pinne lunghissime per scampare agli squali che il WG Mat non smette di gufarmi… Ah ma sto confondendo le liste, questa è la MIA!

2) Necessità per i Muviers di continuare l’attività in ambito cinefilo in assenza del Board, che, trovandosi a 48 ore di viaggio da voi, proprio non riesce a presenziare. 🙁 In queste 3 settimane, pertanto, sarete in un regime di totale, assoluta, antidiluviana libertà. Il che vuol dire cine- e catto-panettoni (“Chiamatemi Francesco” è uscito nelle sale, caso mai a qualcuno fosse sfuggito …), vuol dire abbuffate di effetti speciali, trame sottili come veline, e commedie prevedibili come un Board che vi dice che sono prevedibili 🙂 Dato che i film in uscita sono tanti e dato che avrete dell’extra free time per andare al cine, tra un parente e l’altro, un Malox e l’altro ― e comunque ricordate sempre che non tutti i parenti e i Malox vengono per nuocere ― ho pensato a un’iniziativa che finalmente accontenterebbe chi, da anni, mi consiglia di asciugare Lez Muvie, ovvero, lavorare sulle lunghezze. Vista la mia evidente incapacità a farlo, ho pensato di farlo fare a voi con le DROPS. 🙂 Le Drops sono una manciata di parole che voi potreste mettere insieme e mandarmi riguardo uno dei tanti film che vedrete durante questo Christmas break. Titolo e una manciata di parole, non mi serve altro. 🙂
Le Drops sono le vostre perle di saggezza cinematografica. Stille di sapere. Sono anche il modo di dimostrarmi che VOI sapete concentrare. E son fatte della stessa materia liquida del Maelstrom, il gorgo in cui circola laqualunque cinematografica e in cui verranno distillate. 🙂
Twitter con i suoi 150 caratteri è roba da fiera del vintage. Oggi ci siamo noi con le Drops: concentrate, ma, all’evenienza, dilatabili 😉

Ecco un possibile esempio di Drop

“A BIGGER SPLASH, film di Guadagnino con cui ci perdi, tempo e pazienza: potevamo noleggiarci ben due film su quello stesso soggetto ― “La piscina” di Deray del 1969 e “La piscina” di Ozon del 2003 ― e ci saremmo risparmiati l’imbarazzo di un Corrado Guzzanti da perdonare solo perché non sa quello che fa”.

Io mi impegno a raccogliere tutte le Drops che mi pioveranno addosso e a trasferirle nel Maelstrom del primo messaggio che invierò nel 2016 ― proteggendo l’anonimato per chi non volesse svelare la propria identità.
L’iniziativa non è tanto volta a rompervi le scatole (!), quanto a fare circolare le idee in merito a quello che la Distribuzione ci somministra sotto le feste e quello che VOI decidete di farvi somministrare. Sarà un bel termometro di “Cosa vedono in Moviers quando Let’s Movie va in vacanza”, oltreché un modo per diffondere consigli e dritte. 😉
Potete mandarmi le Drops a [email protected] o [email protected], che poi sono la stessa persona 🙂
Alla Drop più buffa, brava, bella, andrà il Palmo d’Oro ― perché dove la mettereste voi la perla più bella se non in un Palmo d’Oro?? 🙂
Vediamo se almeno UNO di voi partecipa all’iniziativa…

3) L’unico ordine tassativo che impongo per questo periodo d’assenza è la visione di “Dio esiste e vive a Bruxelles”. Ed ora vi spiego perché.

Con me avevo pochi Fellows, martedì. L’Anarcozumi, la Mecenatessa e il Woodstock. La qualità non riempie le piazze, si sa, e Let’s Movie non ha mai puntato i grandi numeri, se non con una 44 Magnum. Ma questa volta mi è dispiaciuto in modo particolare e mi ha fatto riflettere, ancora una volta, su quanto i titoli incidano e travino. “Dal titolo pare una stupidata”. Questo è il commento che serpeggia fra l’opinione pubblica. “Dio esiste e vive a Bruxelles” ― in originale è “Le Tout Nouveau Testament”, per dirla in inglese, “The Brand-new Testament”, che è tutt’un altro dire, lo vedete. La versione italiana getta il film nel sottoscala della cavolata, insieme ai suoi simili, tra cui il povero “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”, arrivato in Italia come “Se mi lasci ti cancello”, ma partito dall’Inghilterra con un verso del sommo Alexander Pope.

E se Dio fosse un despota cinico, sessista, misantropo che si diverte a far impazzire gli uomini dalla sua stanzetta, armato di un vecchio potentissimo computer? E se poi un bel giorno fosse costretto a uscire dal suo “paradiso” e scendere sulla terra ― a Bruxelles ― perché la figlioletta di 10 anni, proprio con quel computer, invia un messaggio a tutti gli uomini nel quale rivela il tempo che li separa dal giorno della loro morte? E se questa ragazzina, Ea, decidesse di scrivere un Testamento nuovo nuovo, da zero, con sei apostoli presi dalla strada, i quali potrebbero aiutarla a mettere fine alla diOttatura paterna e costruire un mondo migliore? E se poi questo mondo migliore fosse messo nelle mani dolcidolci dalla moglie di Dio, la casalinga disperata zittita e umiliata fin dalla creazione del creato, e diventasse lei, Dio, Dea?

Il regista, Van Dormael, ha risposto a tutte queste domande con un film che entra nei best-of della mia vita ― sappiatelo. Ci catapulta in una dimensione tra favola, parabola e sogno nella quale tutto quello che secoli di orapronobis e catechismi ci hanno indottrinato viene completamente stravolto, e in un modo che un comune osservatore romano o una banale famiglia cristiana (!) ne rimarrebbero a dir poco scioccati. Seduto alla sua scrivania delle torture, il Dio del film, che somiglia in tutto e per tutto al Dio del Vecchio Testamento, impone agli uomini le famose leggi di Murphy ― se una fetta spalmata di marmellata cadrà, cadrà sempre dalla parte spalmata, se siete in fila alla cassa, la fila accanto alla vostra camminerà sempre più in fretta della tua ― e se la godetutta a osservarli tribolare con i piccoli grandi drammi della loro quotidianità.
Un Dio con il tridente sempre pronto all’uso che, per dirla cinematograficamente, potrebbe benissimo prendersi un tè con Mussolini, e mettersi in affari con l’avvocato del Diavolo… Ovviamente siamo all’interno di una favola, e i personaggi sono a tinte forti, spiccano vivi nei loro tratti caratteristici. Così Ea, che ha l’ardire di ribellarsi al dispotismo del padre-padrone peggiore che le poteva capitare, è molto magnetica: ci attira immediatamente dalla sua parte, perché lei rappresenta tutti quelli che vanno contro il potere e l’ordine costituito.
Ea ha in mente di seguire le orme del fratello, un tale JC che detto così sembra un rapper, ma che in realtà è Jesus Christ ― che detto così sembra un musical ma che in realtà è Gesù Cristo ― il primogenito della famiglia, finito in croce e in conflitto col Padre. Gesù la (sor)veglia dall’alto del comò, in forma di statuina, e prende vita per consigliarle di scendere sulla terra, reclutare i sei nuovi apostoli, e “dare vita a un Nuovo Testamento 2.0” (cit. JC).
A metà fra Alice del Paese delle Meraviglie, Amélie del Favoloso Mondo di e Coraline (per via del look un po’ dark), Ea segue il suggerimento del fratello, si trova un clochard in qualità di scrivano e va a caccia dei magnifici sei, o meglio, quella sporca mezza dozzina: questi sei sono un po’ “i difettati dell’umanità”, gli scarti a cui Dio, l’onniPREpotente, non si è mai sognato di guardare ― lui, sempre fissato com’è con il culto della perfezione… Una ragazza solissima, bellissima, ma senza un braccio. Una donna di mezz’età che il gergo corrente definirebbe “coguar”, ma che in realtà è semplicemente abbandonata a se stessa da un marito troppo miope per accorgersi della sua tristezza; un erotomane che appagherà il suo infinito desiderio ritrovando il primo amore d’infanzia; un assassino, che non ha mai amato nessuno in vita sua soprattutto se stesso fino al giorno in cui sulla sua strada gli capita una ragazza bellissima e solissima con un braccio finto e che gli farà cambiare vita; un impiegato 9-to-5, che scopre la gioia di mandare tutto a quel paese per seguire la poesia di uno stormo d’uccelli in Lapponia e arrivare dove era destino che arrivasse; e un bambino, quattrocchi cicciottello con la salute cagionevole per via di una madre apprensivo-compulsiva, che ha un unico desiderio prima di morire, di lì a qualche giorno: mettersi un vestito da ragazza e andarsene in giro così, liberolibero.
Questi bislacchi personaggi abitano tutti a Bruxelles, il luogo che sta agli antipodi del Paradiso Terrestre così come Flinders Island sta a quelli di Trentoville. 🙂 Bruxelles è mostrata nel peggio di sé. Piovosa, grigia, fredda: lo spazio ideale che un God Dog come il protagonista può assegnare all’uomo come casa… Osservarlo arrancare da dietro il suo pc, quel buonannulla dell’uomo, fra traffico e maltempo, che altro c’è di più perfidamente divertente? Per questo Bruxelles. E certo il regista non poteva prevedere che l’attualità avrebbe costretto gli abitanti di quella città a rinchiudersi in casa, e proprio, ― guarda te l’ironia della sorte ― a causa di Dio (e per la causa di Dio)…
Il film è strutturato come la Bibbia ― parte dalla Genesi e segue il percorso degli Apostoli per concludersi con il Cantico dei Cantici ― e questa è un’operazione molto molto svegliacoscienze…. Guardate cosa ci racconta la Bibbia, guardate cosa hanno scritto gli Apostoli “canonici”. Guardate quanti potenziali Apostoli ci sono in giro per il mondo. Guardate tutto quello che ci possiamo far raccontare, sembra dirci Van Dormael.
Mi spingo a dire che, il Nuovissimo Testamento di Ea rivaluta gli Apocrifi, quei testi che la Chiesa cattolica ha sempre rifiutato di riconoscere e che, vedi un po’, includevano anche delle ApostolE. Non posso negare che la rilettura dal sapore femminista del mito di Dio, stuzzica il mio animo da donna con 1968 anni di silenzio alle spalle. Nel film Dio perde lo scranno e viene condannato a fabbricare lavatrici in Uzbekistan, un contrappasso ben assestato: Ea, e poi Dio, scendono sulla terra passando attraverso un oblò di lavatrice ―un po’ come la tana del Bianconiglio in “Alice nel paese delle meraviglie”. Con il cambio al vertice, Dio non ritrova più il passaggio “attraverso l’oblò” e quindi è condannato a controllare lavatrici nella speranza (vana!) di trovare quella giusta, tornare al suo regno e rifare la sua volontà.
Una punizione dalle tinte molto bibliche, che realizza il monito “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te” e lo destina a una diaspora eterna molto comune a tanti popoli protagonisti della storia religiosa…

L’idea di un nuovo Dio donna, che tinge il cielo di fiori e introduce atteggiamenti comportamentali diametralmente opposti a quelli del Dio/Diavolo d’un marito che si ritrova ― egoismo, prepotenza, meschinità, scontrosità ― è forse TGTBT, ovvero Too Good To Be True. Ma siamo pur sempre dentro una parabola, un’allegoria. In una parola, una favola ― dalle tinte noir, ma pur sempre favola. Volare alto con la fantasia ci è consentito. Così come notare certe piccole grandi sfumature. Il Nuovissimo Testamento, che il clochard scrivano, fedele compagno di Ea ha redatto e che verrà pubblicato con l’avvento della nuova Dea, non utilizza la scrittura, bensì il (di)segno: le pagine non recano frasi e parole, ma simboli: questo perché la parola è ambigua, si presta al travisamento, alla manipolazione, mentre il segno grafico, nella sua arcaica immediatezza e onnicomprensività, cancella le sciagure a cui il post-Babele ha condannato l’uomo ― se non proprio una tesi di dottorato, un semiotico potrebbe scriverci un trattarello, su questo film…
Tornando al femminile, “Dio esiste e vive a Bruxelles” non presenta solo l’ipotesi di un Dio donna, ma anche quella di un Messia al femminile ―e per giunta in versione mini: Ea ha solo dieci anni.
Questo film, per me, cade a fagiolo. Il gran parlare del processo ai libri di Fittipaldi e Nunzio che avrebbero rivelato “c’è del marcio in sacrestia”, e fatto uscir fuori spese pazze, terrazze jepgambardelliane, babydoll e cotillon, e davanti ai quali il Vaticano pare scandalizzarsi come una verginella davanti a un satiro, hanno invaso stampa e tele. Vedendo tutto questo, il gran can can che se ne fa, io, quale residente del laico Stato Femminile del Dubbio che abito, m’interrogo in continuazione sulla reazione delle cattoliche. A dire il vero m’interrogo sulle cattoliche. Mi chiedo, forse ingenuamente, come si faccia a sostenere una religione e una Chiesa dentro la quale le donne possono mettere piede  solo vestendo i panni di monache o Maddalene, sante o sgualdrine. Come si faccia ad appassionarsi a un credo professato da dei testi sacri in cui le donne non sono rappresentate, in cui non parlano mai, in cui non solo non contano, ma non esistono?
Un film come quello di Van Dormael sgombra la cathedra dall’ex ― perdonate l’idiozia, non so resistere ― e fa spazio a una campana che nessuno ascolta. Una ragazzina, femmina, figlia di un Dio Darth Vader, cresciuta in una famiglia in cui i miracoli sono sempre appannaggio del maschio ― anche il suo amato fratello JC, un asso con la moltiplicazione delle derrate alimentare e con il water-walking, era pur sempre un maschio. Gli Apostoli, solo maschi ― e le donne presenti nei Vangeli Apocrifi, sono, appuntamente, finite nei Vangeli Apocrifi (apocrifo = “da nascondere”). Dopo che Ea si ribella al Padre e scende nel mondo, potrà anche lei cimentarsi in quei miracoli. Anche lei camminerà sulle acque della Senne, anche lei, con qualche piccola difficoltà, moltiplicherà i paniNI ― ed è proprio una gran scena, quella in cui il Dio despota non riesce a bissare la performance di tiberiadica memoria, e sprofonda nelle acque del fiume!
Ea dà modo al femminile di essere incluso nel sistema scritto e parlato del religioso, e conseguentemente del sociale: solo così l’essere umano, nella sua completezza, può vivere una vita completa e tesa al raggiungimento della felicità.
Queste sono riflessioni al gusto di post-femminismo, lo riconosco. Ma il film ci propone anche riflessioni che vanno oltre i gender. Il Dio rappresentato non rappresenta solo un padre padrone, ma, più simbolicamente, il potere costituito, l’autorità, il pugno duro della legge che dice “Si fa così perché si è sempre fatto così e sempre si farà così, Amen”. Ea è la voce contro. È quella che dice no scusa guarda che c’è anche un altro modo, e si può fare diversamente, perché siamo diversi. Ea è il non-conforme che serve a far evolvere la forma (mentis, e quant’altro di latineggiante vi viene in mente)…

E poi naturalmente abbiamo il piano relativo all’esistenza. Se ci dicessero che fra 24 giorni e 46 ore morremmo (morremmo??), cosa faremmo? Stiamo veramente vivendo una vita che vale la pena di essere vissuta, oppure siamo come l’impiegato 9-to-5, che passa la vita a fare un lavoro di cui non gli importa niente?
Il Nuovo Nuovo Testamento scritto da Ea strappa alla mani del Padreterno il destino degli uomini e lo rimette nelle mani dell’uomo. Questa liberazione comporta anche una responsabilità: una volta liberi da un Dio Fuhrer, noi sappiamo/vogliamo essere liberi, e felici? Abbiamo la forza di mollare le certezze e seguire il cammino di nuvole che il futuro ci stende davanti?

Dal punto di vista stilistico il film tiene testa al punto contenutistico. Come dicevo, ricorda certo fantastico-onirico de “Il favoloso mondo di Amelie” ― Amelie sorella maggiore di Ea ― e sicuramente Michel Gondry, e il sogno della sua arte. E c’è qualcosa di quella plastica drôlerie di Kaurismaki o Wes Anderson, o l’ultimo Roy Anderson. Ma c’è anche certo surrealismo da commedia demenziale-improbabile ― vedi il gorilla con cui finisce a letto la coguar Catherine Deneuve, oppure il ragazzo che sfida e scherza la morte, forte dei 60 anni che, stando all’sms, gli rimangono da vivere. E come non rivedere poi, nella vestaglia a quadri, nelle ciabatte di gomma con calzino e nell’aura di frusto sudaticcio emanata da Dio, quel Grande del Lebowsky??
Ma c’è anche la poesia che sbircia dentro a certi momenti. Poesia visiva ― la danza sopra un tavolino di una mano perduta, o quella di uno stormo di uccelli migratori, diretti al Nord o anche solo le ampolline dentro cui Ea raccoglie le lacrime della gente perché lei non sa piangere. E poesia uditiva: Ea ha il dono di sentire la musica che batte nelle persone: tutte le persone hanno la loro musica dentro. E qui Van Dormael sceglie dei pezzi da novanta, tra cui Handel, Schubert, e il mio preferito in assoluto ― “Solitude” di Purcell, che mi ha abbattuto come un vitello…
Se cercate qualcosa dissacrante, buffo, spiazzante, profondissimo et coltissimo, straniante e stranoforte, sarcastico, scomodo, entusiasmante, cristiano, pagano e copernicano, “Dio esiste e vive a Bruxelles” fa al caso vostro. Se siete di quelli che “Oddio cosa mi sta proponendo questo qui, un Dio insopportabile? Chiamiamo le Guardie Svizzere e diamogli, all’infedele”, lasciate perdere ― ma dato che i Moviers sono accuratamente scelti affinché non siano di quella specie, non ho di che preoccuparmi. 😉

Direi che non poteva esserci modo migliore per chiudere l’anno e festeggiare i 6 anni di Let’s Movie: un film molto “Human” la settimana scorsa e un film divino questa settimana… Abbiamo coperto lo scibile e il non scibile. Cosa posso volere di più? 🙂
Eh già, 6 anni… Siamo arrivati anche a quest’anno al 9 dicembre. Nel 2009, quando tutto ebbe inizio, mai avrei potuto immaginare che Let’s Movie sarebbe diventato questo. Che si sarebbero formate delle cellule di Antagonisti che comunicano via Uozzap e organizzano eventi di ogni forma e dimensione… Che Let’s Movie sarebbe diventato Lez Muvi, e i Fellows dei Muviani, popolazione terrestre di extraterrestri ghiotta di cine e fun. Che Let’s Movie sarebbe diventato un argomento per rompere il ghiaccio e riempire i silenzi come il meteo e la crisi.
Auguro buon compleanno a Let’s Movie. Che tante volte mi ha salvato da tanti sterili pipponi che la mia mente scrive solo per me…
E grazie a tutti, my Moviers, senior, junior, anarco e honorarymember, vicini, lontani, marini e montani, veneti, campani, lodigiani, senesi, romani, baresi, inglesi, tedeschi e francesi (come le barzellette), assenteisti, pres(iden)enzialisti, critici, caustici, dolcidolci, magnanimi.
Simply, you!
GRAZIE!

Per festeggiare, il Mastro ci fa questo regalo: una premiere in lingua originale (inglese) sottotitolata

A PERFECT DAY
di Fernando León de Aranoa

Non ne so molto, ma quello che so mi piace: è stato presentato alla Quinzaine des Réalisateurs dell’ultimo Festival di Cannes, ci recita Benecio del Toro ed è un film tragicomico che fa del gran ridere. Se sull’Arca di Noé potessimo caricare i generi cinematografici insieme agli animali, alla tragicommedia spetterebbe il posto d’onore ― accanto al koala e al wombat.
Oltre che per questo motivo, alla proiezione non potete proprio mancare per i seguenti altri (oggi va di liste)

Ecco, dopo questi due km, mi sembra di aver esaurito gli argomenti ― a volte le sparo così grosse che dovrebbero darmi, e ritirarmi, il porto d’armi…
Spero davvero di vedervi mercoledì. E di sentirvi da Flinders. E di ricevere le vostre DROPS sui film che vedrete. 😉
E spero di fermarmi ora perché quello sguardo nei vostri occhi non promette molto bene… 🙂
Maelstrom, riassunto ― per una volta senza massacrarlo, è pur sempre Natale ― auguritantissimi e saluti, tasmaniacalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Un altro ordine tassativo che avrei dovuto aggiungere alla lista lassopra era quello di guardare “Star Wars – Il risveglio della Forza”, l’ultimo attesissimo episodio della saga. Non è in lista solo perché due ordini tassativi mi avrebbero messo in difficoltà con le Legge… 🙂
Il film esce nelle sale il 16 dicembre: segnatevelo.
Approfitto dell’argomento per ricordare al WG Mat il suo impegno a scriverci un Let’s Movie Special sul film, da conoscitore della materia qual è. È anche un modo per Forzarlo ― il verbo, visto il contesto, assume una connotazione Jedi che mi scagiona da qualsiasi banale accusa di coercizione nei suoi confronti… Grazie Mat 😉

A PERFECT DAY: ci trasporta negli ultimi giorni della guerra dei Balcani, negli anni ’90. Lì alcuni cooperanti internazionali cercano di fare il loro lavoro: quello di oggi consiste nell’estrarre un cadavere da un pozzo. Hanno 24 ore di tempo per risolvere la questione; in caso contrario, l’acqua si guasterà e la popolazione non potrà bere.

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