LET’S MOVIE 280 – propone LE CONFESSIONI, commenta IL LIBRO DELLA GIUNGLA e avverte: TRENTO FILM FESTIVAL APPROACHING…

LET’S MOVIE 280 – propone LE CONFESSIONI, commenta IL LIBRO DELLA GIUNGLA e avverte: TRENTO FILM FESTIVAL APPROACHING…

LE CONFESSIONI
di Roberto Andò
Italia, 2016, ‘120
Lunedì/Monday 25
Ore 21:15 / 9:15 pm
Astra/Dal Mastro

 

Fast Phrases Fellows,

Ma sentite l’ultima in fatto di apprendimento delle lingue… A sentire questi qua, che si fanno chiamare “Multilinguisti Fenomenali” ― non sto facendo dell’umorismo, come di mio solito ― c’è questo metodo tipo “7 kg in 7 giorni” al contrario, che aumenterebbedi 5 volte la capacità mnemonica del cervello, attiverebbe in modo simultaneo l’emisfero destro e sinistro e ti permetterebbe di memorizzare una quantità di vocaboli che al CLM te la sognavi**. Dopo aver fatto tappa dal chiropratico e dallo shiatsuka (!), già c’immagino tutti ad andare dal nostro Multilinguista Fenomenale di fiducia e, in un paio di giorni, mandare a mente i 20 volumi dell’OED ― Oxford English Dictionary, per chi non sapesse, la Bibbia se volete votarvi alla lingua inglese. Tutto questo mi sa di Vanna Marchi hi-tech, e noi dobbiamo guardarci dalle infinite facce che la ciarlataneria assume, sia che essa impieghi sali scaccia-malocchio oppure metodi magici per imparare le lingue a velocità supersonica.
La questione, in fatto d’apprendimento, è lì: la velocità. Ebbene, io vorrei per una volta fare un elogio al tempo. Non perduto: a quello ci pensò Proust con quei sette romanzi che forse solo lui avrà letto in tutta la sua ricerca ― perdonami Marcel, nelle tue frasi che durano un quarto d’ora cadauna c’è la storia della letteratura moderna e io sono una bestia ingrata, je le sais bien… Intendo il tempo che serve. Un trucco per imparare una lingua è associare le parole nuove a dei ricordi. Al vissuto. Certo è difficile da realizzare in classe, ma se costruisci un mini aneddoto, una micro storia attorno a una parola nuova, lei ti si fissa nella mente, e da lì difficilmente la schiodi. Ma, again, serve il tempo che serve. Rome wasn’t built in a day, dicevano i… Morcheeba 🙂 Ma oggi abbiamo un problema con l’edilizia temporale. Tutto deve essere fast, tutto right here right now. Conta solo raggiungere la meta ―il puntomio! di quando giocavi a nascondino ― e il piacere del mentre va a farsi benedire. Qualche santone ― ma poteva pure essere un Coelho qualsiasi― diceva che non conta la destinazione, ma il viaggio. Ecco, allora oggi lo dedichiamo al mentre. 🙂

E lo dedichiamo anche al “Libro della Giungla” un film “per tutta la famiglia” ― ma se avete bambini particolarmente sensibili, insomma, stateci attenti: io e il WG Mat abbiamo perso un paio d’anni di vita quando la paurosissima tigre Shere Khan sbuca dal nulla e si avventa su Bagheera. Ma poi è anche vero che i bambini d’oggi sono dei temerari dannunziani e siamo quasi più noi adulti della Angst Generation a trasalire… Sì, eravamo io e il WG all’ultimo Lez Muvi ― il Bridge e l’Onassis JR si erano portati avanti coi lavori ancora la settimana scorsa. 😉 Gli altri Fellows erano probabilmente in qualche riunione di Stato, comunque spero che recuperino il film. Uno ci sta volentieri, 90 minuti, dentro una favola, dico io.

E la storia la conoscete tutti, no? Il cucciolo d’uomo perso nella foresta che viene allevato dai lupi, vive tranquillo e beato tra la fauna forestale senza nessuna guardia a cui render conto, fin quando arriva lei, ehm lui, Shere Khan, la tigre, anzi Tigre, più Shylock e meno Ghandi di tutte le giungle mondiali messe insieme ― esageriamo che alla favola piace. Lei dice, no Mowgli, questa è casa mia e qui comando io, nella più classica delle dittature, da Gigliola Cinquetti in avanti (!).
Certo, cerchiamo anche di capirla, questa tigre, di vedere cosa c’è dietro all’astio non represso ma certamente pregresso nei confronti dell’uomo. Grazie a un flashback, astutamente ed efficacemente offertoci tramite l’occhio seduttore della serpentessa Kaa, scopriamo che la cicatrice sul muso della tigre e l’occhio sinistro accecato sono il risultato dello scontro che ebbe contro l’uomo ― nello specifico, il padre di Mowgli ― e contro “il fiore rosso” ― nello specifico, il fuoco, la fiamma di una torcia. Shere Khan rimane scottato, fisicamente e metaforicamente, dalla presenza dell’uomo nella foresta: non c’è da stupirsi che Mowgli rappresenti una minaccia, un pericolo. Sbarazzarsi di lui è l’unico modo per proteggere se stesso e gli animali, e sanificare una situazione corrotta: gli uomini stanno con gli uomini, gli animali con gli animali ― Mowgli ha da smammà. È anche l’unico modo per mantenere un ordine costituito intatto che prevede la compartimentizzazione delle specie: lupi coi lupi, elefanti con elefanti, orsi Baloo con adorabili creaturine varie. Mowgli è l’anomalia in una macchina che ha sempre funzionato sin dalla notte dei tempi, perlomeno nel mindset di Shere Khan. Quando il capolupo Akela decide, per il bene di Mowgli che sì, è arrivato per lui il momento di tornare fra la sua gente, comincia la vera storia, che poi altri non è se non un viaggio che il bambino intraprende per trovare il suo posto nel mondo. Ora che la scrittura ha oliato le ruote al mio pensiero e l’ha fatto scivolare qui, capisco che Il Libro della Giungla è un classicissimo romanzo di formazione. Da piccola, quando vidi il cartone della Disney, non avevo mai sentito parlare di Bildungsroman. Ma questo è. E come in ogni Bildungsroman che si rispetti, da Pinocchio in poi, il protagonista è affiancato da figure che ora lo consigliano ― la pantera Bagheera ― ora lo fanno divertire ― l’orso Baloo ― e ora lo ammaliano/tentano ― la serpentessa Kaa. Poi abbiamo lo scontro finale con l’antagonista ― Shere Khan ― e l’instaurazione di un nuovo ordine, l’avvio di un nuovo inizio: l’immagine di Mowgli in groppa agli elefanti, e non più fra i lupi, segna il passaggio a questa nuova fase.
La myse-en-scène di questo “Libro della Giungla” di Faverau mi ha convinto: gli animali sono stati realizzati basandosi sul movimento di quelli veri, ed è davvero impressionante, il livello di verosimiglianza e il senso immersivo che riescono a restituire allo spettatore. Lo stesso dicasi per la foresta, rigogliosa e folta ― neozelandese direi. Ti pare di esserci dentro, di respirarla, sentirla palpitare. E azzeccatissimo Mowgli, che se ne va bel bello per la foresta con quell’andatura dinoccolata, quel fare un po’ “pluck”, aggettivo che derivo da “pluckiness”, quell’atteggiamento tra incoscienza, spericolatezza e sprezzo del pericolo che contraddistingueva l’atteggiamento imperialista del colono che si trasferiva nel paese colonizzato ― e l’attore indiano che interpreta questo Mowgli lo rende benissimo.
E qui dovrei aprire una gran parentesi, Fellows… Rudyard Kipling, l’autore del “Libro della Giungla” (1894) aveva vissuto i primi sei anni della sua vita in India, per poi tornare a Londra e per poi girare il mondo, successivamente. Quando si cita Kipling a un qualsiasi studioso di formazione post-colonialista, questi storce il naso e pensa “that dirty colonialist”, per via delle tante esternazioni filo-imperialistiche dello scrittore, sia in contesto prosa che poesia. Per farvi capire, Rudyard era il tipo che scriveva liriche come “Il fardello dell’uomo bianco”, in cui cantava la necessità da parte dei bianchi di civilizzare i neri e le genti dell’Impero… Se andiamo oltre la pelle d’oca che questi versi fanno spuntare spero sulle braccia di tutti, vedremo che Kipling in realtà è sempre stato combattuto fra i suoi due nuclei identitari: da un lato quello del master&commander colonizzatore e dall’altro quella dell’Altro (inglese) in un paese straniero (India). E’ uno un po’ scisso, KKK Kipling, che ci volete fare? Certo se decidiamo di guardare al “Libro della Giungla” da quel tipo di prospettiva, Mowgli diventa l’estraneo (=l’inglese), che entra in un sistema regolato dalle proprie leggi (=la giungla=il paese colonizzato) e riesce ad intrufolarsi e a cambiare l’ordine delle cose e a dare il via a una nuova fase della storia (la colonia). La scena finale di Mowgli in groppa agli elefanti, è assai rappresentativa in questo.
“Per la prima volta ho visto un bambino senza un popolo riunire tutta la giungla”, rintocca Bagheera. Trovo ci sia qualcosa di messianico in queste parole, e nella storia stessa di Mowgli, il bimbo che sopravvive e unisce tutte le specie del mondo e apre a una nuova era ― non sono i profeti che fanno queste cose? E, parentesi-nella-parentesi, voi non pensate ci sia anche qualcosa di prometeico in Mowgli? In fondo ruba il fuoco agli uomini ― “il fiore rosso”, che sublime metafora, Rudyard, anche se sei un po’ KKK, ti riconosco questa grandissima metafora ― e lo porta alla sua “gente”… Does it make any sense to you?

Fortunatamente questo film è fatto talmente bene, che ti fa dimenticare le letture che ti ripropongono gli scheletri dell’armadio di Kipling oppure delle interpretazioni filo-cristiane che spero non abbiano fatto un uso strumentale del libro ―ma l’avranno fatto sicuramente. E c’è un gran senso del movimento, dall’inizio alla fine: è un live e total action movie. La scena iniziale, che ti trascina nella storia ― credo la mia preferita, e ti trascina nel vero senso della parola― è la corsa a rottadicollo di Bagheera e Mowgli su per gli alberi, giù per le valli, lungo i sentieri ma quasi sempre off-road in cui la pantera ha la meglio sul ragazzino. Ti viene voglia di essere , di essere Mowgli o Bagheera, di volare per il verde come fanno loro. Credo che uno degli scopi primi delle favole e del fantasy sia proprio quello del drag&drop dello spettatore, la capacità di prenderti e mollarti in un ambiente in cui vorresti assolutamente trovarti ― o NON trovarti. Questa mobilità caratterizza tutto il film, non solo l’inizio, riducendo al minimo i momenti statici, e conferendo loro, per contrasto, ancora più risalto: la scena in cui Mowgli è avvinto nelle spire di Kaa, e fisicamente immobile, avvia un flashback che ci riporta indietro nel passato di Mowgli e che ci spiega l’origine dell’odio della tigre nei confronti del bambino e dell’uomo.
E poi le inquadrature sono attentissime. Se fate attenzione, Shere Khan è sempre ripresa leggermente dal basso verso l’alto: il muso risulta grande, poderoso, sembra quasi sbucare fuori dallo schermo (e non l’abbiamo visto in 3D). Mette davvero un gran strizza.

“Il libro della Giungla” sta anni luce rispetto ad altri fantasy che vengono sfornati per riempire le casse ai botteghini e svuotare la testa agli spettatori ― “Il Cacciatore e la regina di ghiaccio” ne è un triste esempio, come dissi la settimana scorsa. Quindi invito tutti a guardarvelo, se volete passare un po’ di tempo nella foresta, beandovi pure di un doppiaggio da gara che include nomi tipo Sir Servillo, Neri Marcoré, Giovanna Mezzogiorno, e se volete stanare anche rimandi cine-letterari assai sofisticati. Il tempio in cui vive King Louis, lo scimpanzé che si vuole impossessare del fuoco, non vi ricorda forse le strutture indigene che incontriamo in “Cuore di Tenebra”, e, nello specifico, la dimora in cui vive il colonnello Kurtz? A me l’hanno ricordato di brutto, ma io ho una passione per il film di Coppola, e una cauta fascinazione per il libro di Conrad…

E ora, Fellows, torniamo nell’urbe e scopriamo il film della settimana

LE CONFESSIONI
di Roberto Andò
 

Roberto Andò ha firmato, un paio d’anni fa, un gran bel film, “Viva la libertà” ― e, suggerisce dalla regia il Candyandy, anche “Sotto falso nome” 😉
In più come posso rinunciare a Sir Servillo, protagonista del film?
Non posso. E infatti lo propongo.

E ora prendete carta e penna o smartphone o whatever per segnarvi tutti questi appuntamenti che ho preso per voi…

Il Mastro ha ripescato dalla programmazione dicembrina “Ave Cesare!”, il film dei fratelli Coen, ma ci ha pure aggiunto la lingua originale sottotitolata ― Mastro, meriteresti un Magnificat! Quindi, se siete in quei paraggi, mercoledì 27, alle ore 21:00, mi trovate di sicuro 🙂

Come ogni anno, rieccomi a prendere in mano le trombe e a farle squillare per lanciare il TRENTO FILM FESTIVAL, quest’anno arrivato alla 64esima Edizione! http://trentofestival.it/
La nostra Anarcozumi è ovviamente in fibrillazione e ci invita tutti a un brindisi martedì 26 alle ore 18:30 al Social Store, Via Calepina 10, per inaugurare il Social Festival ― un nuovo spazio condiviso in cui, a partire dal 28 aprile ogni giorno alle 12.00 sarà possibile incontrare i registi dei film della giornata.
Maggiori info nel Movie Maelstrom, insieme al nostro Fellow Fant(abulous)!

Non mancherò per nulla al mondo ―e nemmeno voi, spero― a “BETWEEN SISTERS” il primo lungometraggio del regista e Movier, Manu Gerosa, da anni fedelissimo lettore lezmuviano, che lancerà il suo film in anteprima sabato 30 aprile, al Multisala Smelly Modena, ore 21:15.
Andiamo a dimostrargli tutto il nostro supporto, affetto, incoraggiamento e tutte quelle cose in cui noi Moviers eccelliamo ― potete anche infilare la divisa da hooligan per tifare meglio, se l’avete a portata di mano 😉

E ora Moviers, scappo incontro all’Egitto, dopo aver parlato così a lungo, ho sviluppato una secchezza delle fauci che solo il Nilo potrà placare. E durante il viaggio diluvierà una pioggia viola che non avrà mai fine: il Principe brillerà in eterno…https://www.youtube.com/watch?v=F8BMm6Jn6oU

Quindi, per voi, Maelstrom colonizzato dal TFF, ringraziamenti, e saluti, lessicalmente cinematografici,

Let’s Movie
The Board

**Se siete Tommasi e non ci credete, vedetevi un po’
http://sciencejournalitalia.com/articoli/formula-di-multilinguisti-fenomenali/?utm_source=4w&utm_medium=cpc&utm_campaign=it-4w-cpc-ron-2016-04-16&utm_content=08GoogleGlassWoman

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Martedì non ci sarà solo la nostra Anarcozumi, sovrana del TFF, ma anche il nostroFellow Fant(abuloso), Sergio Fant, il sovrano del Festival, il responsabile del programma cinematografico che guiderà noi del pubblico alla scoperta della selezione ufficiale del Festival e dispenserà “consigli per orientarsi tra generi e temi, concorso e sezioni speciali, anteprime nazionali e produzioni locali, individuando i film imperdibili e le sorprese da scoprire, per costruire il proprio festival ideale”.
Il programma completo lo trovate qui http://trentofestival.it/edizione-2016/programma/film/, per i consigli, gli special tips, venite al Social Store martedì alle 18:30 😉
Vi aspettiamo!

LE CONFESSIONI: Siamo in Germania, in un albergo di lusso dove sta per riunirsi un G8 dei ministri dell’economia pronto ad adottare una manovra segreta che avrà conseguenze molto pesanti per alcuni paesi. Con gli uomini di governo, ci sono anche il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Daniel Roché, e tre ospiti: una celebre scrittrice di libri per bambini, una rock star,e un monaco italiano, Roberto Salus. Accade però un fatto tragico e inatteso e la riunione deve essere sospesa…….

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