Posts made in luglio 3rd, 2016

LET’S MOVIE 290 propone IL PIANO DI MAGGIE, commenta SEGRETI DI FAMIGLIA e introduce LET’S MOVIE POP UP

LET’S MOVIE 290 propone IL PIANO DI MAGGIE, commenta SEGRETI DI FAMIGLIA e introduce LET’S MOVIE POP UP

IL PIANO DI MAGGIE
di Roberta Miller
USA 2016, ‘92
Lunedì / Monday 4
21:00 / 9 pm
Supercinema Vittoria / Viktor Viktoria

 

Mal di Mare Moviers,

Ecco, questo potrebbe essere l’unico aspetto un po’ negativo di quella meraviglia galleggiante che è (stata) the Floating Piers ― nell’immaginario che mi deriva dalla Bibbia, Gesù godeva di maggior stabilità sul lago di Tiberiade.
Del resto non potrebbe essere altrimenti. L’acqua è un animale. Se gli cammini sulla schiena, come puoi non sentirla muovere, sotto di te? E’ questo che sentite, Moviers, camminando sulle passerelle. Una creatura che respira viva, sotto di voi. 🙂
Ah diavolo d’un Christo! Che razza d’idea gli è venuta ed è riuscito a mettere in piedi ― ehm a sdraiare! Nonostante tutte le critiche che gli piovono addosso e da cui io vorrei proteggerlo con uno scudo bellico o termico, ma basta anche solo l’ombrello di Jene Kelly.
E guardate la scelta più geniale è stata quella della stoffa che ricopre le passerelle. Non è tesa, ma è lasciata volutamente abbondante, in modo che si creino delle pieghe, come quelle di un drappo grande adagiato su uno spazio più piccolo. L’effetto è quello della sabbia del deserto. E il colore. Oro da asciutta e albicocca da bagnata. Ora, immaginate di percorrere una strada di sabbia d’oro e albicocca con l’azzurro intorno, raggiungendo un’isoletta in mezzo al lago con una villa da favola sopra, altrimenti inarrivabili a piedi. È semplicemente una magia. Che poi è parte della ricerca della land art e dell’arte povera, che così tanto amo. Cavar fuori lo straordinario dall’ordinario.
E sapete una cosa? Mentre ero lì, un po’ instabile ma con un sorriso ebete stampato in faccia, davanti a me passa una barca, “Il Capitano”, una di quelle tipo veliero su cui non ti stupiresti di scorgere dei bucanieri e delle gambe di legno. E sul ponte sapete chi c’era? Lui, Christo… Sorvegliava il suo miracolo… 😉

The Floating Piers mi ha distratto per un giorno dal putiferio che sta succedendo in casa UK. E scusate se torno sull’argomento, ma da anglofila, anglofona, anglo, la questione mi tocca sul vivo.
Non riesco a non pensare alla “povera” Queen Elizabeth. È Queen Elizabeth ormai da 50 anni o giù di lì e credo ne abbia viste passare tante sotto i suoi regali occhi, comprese due nuore che le devono aver fatto girare molto le regali scatole. Adesso, arrivata al pensionamento ― prima o poi lo mollerà ‘sto scettro benedetto, si alzerà da ‘sto trono ― le scoppia nel Regno di casa una Brexit che lo fa letteralmente saltare per aria nella sua identità geopolitica di “Union”.
La regina si trova davanti a un quadro da Risiko e brivido. La Scozia e l’Irlanda non vedono l’ora di trovare il modo di metter su un Referendum per l’indipendenza che sognano sin dai tempi di William Wallace detto Braveheart e Michael Collins ― e ditemi se il cine non serve a imparare la storia :-). Il Galles, terra poverella, sta supplicando l’Unione Europea affinché non tagli i fondi di cui beneficia. Londra, con il suo nuovo sindaco molto multi-cultural, minaccia addirittura di trovare una forma di città-stato staccato dal Regno ― tipo San Marino, il Vaticano, Atlantide ― in modo da godere di una sua autonomia e rimanere nell’UE. Fra i Tory non sanno che pesci pigliare ― e scusate il gioco di parole animalesco. Immaginate tutte le imprecazioni che Elizabeth the Second avrà senz’altro gettato al cielo della sua camera da letto, la notte del Referendum ― così come i ricchi piangono, i regali imprecano eh. Dopo 400 anni di gloriosi ancorché sanguinosi successi colonialisti e Union Jack, ecco che questi qua mi fanno un casino della Stuarda e mi sfasciano il regno unito…
Onestamente non ha tutti i torti, la Regina. E l’UK non ci sta facendo una gran bella figura. Farange, Johnson, ma anche Cameron & Co. sono riusciti in un’impresa che ha del sensazionale, e che è entrata nel Guinness dei Primati prima che nella storia, alla voce “Come mettere il cuBo nelle pedate in ambito nazionale, internazionale, globale”.
A prescindere dai negoziati e dalla definizione dei nuovi rapporti fra UK e UE, ora l’UK si ritrova nel bel mezzo di un casinò royal colossale, con malesseri intestini che ricordano quelli del tredicesimo secolo. I ragazzi, fra un decennio, studieranno il 2016 come l’anno in cui l’UK fece il passo più lungo della Manica per starsene per conto suo.
Insomma, Dio salvi la Regina…dall’esaurimento nervoso…

E che fosse una settimana cinematograficamente storta, s’è capito da subito. Anche le 4/quattro persone ― io compresa ― che c’erano al cine martedì, l’hanno confermato. S’è tenuto un vertice informale con il Mastro in cui abbiamo convenuto che la desertificazione dei cine l’estate è un fenomeno contro il quale non c’è iniziativa né Board che tenga. E m’è dispiaciuto in modo particolare, visto che “Segreti di famiglia” è un film giusto. Giusto non nel senso paninaro del termine ― o forse anche in quello. Ma giusto nel senso di misurato, contenuto, nordico, che mette in scena un sacco di roba emotiva ma senza versare una lacrima. E questo, ormai lo sapete, ha un forte ascendente su di me: credo che televisione e web e barbari d’urso e di sorta siano sufficientemente efficienti nell’inseguire la sensation del cuore. Il cine deve ragionare tarandosi su altri valori, e non vuol dire tagliar fuori il cardio, vuol dire affiancarlo alla dura madre che ci pulsa in testa.
Questo ha fatto il regista Trier ― ho scoperto essere lontano cugino di Lars Von, quindi sì, genes matter ― ha scritto e diretto un film molto tosto e toccante ma senza scendere giù per la china “Alabama Monroe”…

Famiglia bene del New England. Isabelle è una fotoreporter di guerra. È sposata con un bel marito ― ex attore, ora insegnante ― ha due figli, Jonah, giovane e brillante professorino, nonché neopadre, e Cameron, teenager della tipologia lonely geek tutto videogiochi, cervello e inadeguatezza adolescenziale. Ah, una cosa: Isabelle non c’è più. È morta da tre anni, e non ha visto la nascita della nipotina, né l’inadeguatezza adolescenziale di Cameron. Un incidente stradale se l’è portata via. Ma scopriamo che il caso e i camion sulla carreggiata opposta o un capriolo in mezzo alla strada non c’entrano: è lei, che ha cercato la morte. Il film inizia nel momento in cui una mostra delle sue foto artistiche sta per essere allestita, e un articolo che rivela del suo suicidio pubblicato.
Quindi il film ricorre al flashback per farci conoscere la storia di questa famiglia. E si serve anche ― ed efficacemente ― di scene raccontate da punti di vista diversi a cui corrispondono la diversa percezione dei personaggi, e brevi filmati di scenari bellici ― i teatri lontani fotografati dall’obbiettivo di Isabelle ― e naturalmente delle foto stesse, e poi di video tratti dal web, sequenze di videogame e spezzoni dal diario di Cameron letti in voice-over dal ragazzo. Eppure tutti questi diversi mezzi espressivi non incasinano la storia: sono impiegati in maniera sapiente ed equilibrata. Non si è mai sopraffatti dal mezzo: recepiamo e godiamo del messaggio ― e taccia, per una volta, MacLuhan. E credo che per capire questa storia, che stilla dolore da ogni parte, ma che sceglie la via del silenzio per farlo filtrare e raggiungere lo spettatore, il titolo originale ne porti in sé la chiave di lettura. “Louder than bombs”, più forte delle bombe ― mi piacerebbe prendere quel criminale che ha proposto “Segreti di famiglia”, come si trattasse dell’ultima soap-opera made in Argentina. Cos’è più forte delle bombe? Il silenzio. Quello in cui questa famiglia alto-borghese è sepolta. Non un silenzio dettato dal “cosa direbbe la gente se si sapesse che lei si è suicidata”, bensì dal “dire fa troppo male, meglio tacere”.
E allora il padre, nel tentativo di comprendere l’incomprensibile figlio adolescente, non solo lo segue da lontano per strada ― so sweet! ― ma si spinge anche nel virtuale. In una delle scene più tenere del film ― che peraltro abbonda di non scontata tenerezza ― entra nel videogioco online a cui il figlio sta giocando, si costruisce un avatar, e lo segue anche lì.
Il silenzio è la protezione che un padre sceglie per proteggere il figlio da una notizia che potrebbe devastarlo, e che sta per essere rivelata e sbattuta in prima pagina di un giornale. Il silenzio è quello di una madre che non riesce a confessare alla sua famiglia il disagio che prova vivendo una vita in cui si sente ovunque fuori posto. Sì perché se è vero che non c’è un vero protagonista fra questi quattro bellissimi personaggi ― e bravissimi attori ― è pur vero che la vita di Isabelle è ricca di fascino, mistero e tristezza, e spicca un po’ sulle altre.

Attraverso i ricordi, i flashback, le foto, e alcuni suoi pensieri presi dal passato e sentiti fuoricampo, entriamo in contatto e ricostruiamo le cause della sua depressione: Isabelle vive un forte tormento. Sente la responsabilità del suo lavoro, il drive che la spinge nei territori di guerra a immortalare l’orrore, e al contempo si sente in colpa perché per fare tutto ciò è costretta a lasciare la famiglia, e a diventare un’estranea per i suoi figli. È in guerra, Isabelle, e non troppo paradossalmente finisce per trovare la pace nella pace eterna…
Decideste di recuperare il film, come mi auguro, ciò che vi salterà agli occhi è la sua completezza. L’obbiettivo di Trier non si concentra solo su Isabelle o su Cameron, i due personaggi apparentemente più fragili, ma guarda con la stessa attenzione anche gli altri due membri della famiglia, ugualmente alle prese con le loro debolezze. Il padre cerca di fare chiarezza nel passato della moglie, e allo stesso tempo di andare avanti con la sua vita da uomo, trovandosi una nuova compagna e vivendone i relativi problemi ― quando la compagna è l’insegnante di tuo figlio, i problemi sorgono sempre…
E Jonah, il figlio posato, quello che sembra avere tutto sotto controllo, maritino, professorino, daddy-daddy, in realtà si sente soffocare in quella vita e cerca di fuggirla in ogni modo: non riesce nemmeno a tornare a casa dalla moglie e dal pargolo e a metter fine alla visita al padre e al fratello.
Il film si chiude proprio su questa riuscitissima scena: il padre, che capisce questa difficoltà del figlio, prende la macchina, carica a bordo anche Cameron, e accompagna Jonah a casa. La bomba è scoppiata, il silenzio è stato infranto. Ora una nuova normalità può costituirsi, un nuovo dialogo.

Quindi rapporti coniugali, rapporti fra fratelli, rapporti genitoriali. Tutto spogliato da qualsiasi incursione nel melodramma, nella lacrima facile. Un film nordico, ma non freddo, sia chiaro. I momenti toccanti sono davvero davvero tanti. Cameron che decide di regalare alla ragazza per cui ha una cotta, il suo diario ― peraltro scritto benissimo. E la passeggiata che fanno insieme, lui e lei, all’alba, entrambi un po’ goffi nella loro inesperienza, ma teneri, anche, nel modo in cui intuiamo si raccontino ― il regista silenzia, discreto, il dialogo fra i due. E ancora il discorsetto del fratello maggiore che consiglia al minore “geek”, non mescolarti con la massa di cheerleaders e football champs che popolano la mediocrità: resisti ancora un paio d’anni. Come a dire, aspetta di uscire da questo microcosmo di ruoli, aspetta di uscire fuori nel mondo vero. La commozione che “Segreti di famiglia” suscita è sottile, e le corde che fa vibrare non smettono dopo un istante: continuano anche dopo che siete usciti dalla sala e continuano continuano, sottili….

E per questa settimana, dopo l’arrivederci al Mastro e buone vacanze e torna presto ti prego e oggi cominciano quaresima e lutto, viriamo su una commedia di quelle brillanti, eleganti, intelligenti

IL PIANO DI MAGGIE
di Roberta Miller

Roberta Miller è la figlia di Arthur Miller ― sì lui, nientepopodimeno. Ho sentito dire che è una scrittrice e regista molto brillante, con qualcosa di alleniano nel suo modo di rapportarsi al mondo. Poi ho una gran simpatia per l’attrice protagonista, Greta Gerwig ― l’avevo vista in un gran bel filmetto di Noah Baumbach, “Mistress America”. Poi c’è Ethan Hawke. Poi c’è Julianne Moore. Poi se volete saperlo, il film è passato con successo al Festival di Toronto nel 2015, al Sundance lo scorso gennaio e al 66° Festival di Berlino lo scorso febbraio…
Oro che cola, viste le programmazioni estive…

Oggi ho blaterato un sacco e su un sacco. Ma va così, in questi giorni. Tante cose da dire…
Anche questa settimana, come la scorsa, vi riporto nel Maelstrom una rassegna estiva di cine all’aperto, per fare concorrenza al Cinema in Cortile alle Crispi e come alternativa al Cinema Sotto le Stelle di Sardagna… Questa rassegna s’intitola “Azonzo”, e vi pregherei di prestare particolare attenzione al film del 19 luglio ― sono caduta dalla sedia quando l’ho visto sull’elenco… 🙂

E naturalmente l’arrivederci al Mastro, che chiude l’Astra domani, apre per noi la stagione di pena e stenti, e apre altresì LET’S MOVIE POP UP, la versione summer di Lez Muvi. 🙂 Funziona che Let’s Movie spunterà dalla calura estiva ogniqualvolta si presenti un film degno di essere proposto. In caso contrario, non possiamo fare altro che tacere e cercare altri svaghi, inclusi il petanque (!), la canasta e il trainspotting, un’attività collettiva che secondo me ha del potenziale, oltreché una storia di tutto rispetto ― origini nella Sicilia verista e trionfo post-Danny Boyle.

E infine,  l’addio a un grande ribelle della cinematografia di tutti i tempi. Michael Ciminoci ha lasciato. E per tante malelingue ci ha lasciato solo con “Il cacciatore”. Io dico che anche nel caso in cui quello fosse stato il suo unico film degno di essere ricordato ― e questo è tutto da verificare ― va bene così. Se l’avete visto, concorderete con me.
La settimana scorsa se n’è andato anche Bud Spencer, con i cui cazzotti e fagioli al sugo siamo cresciuti, e pazienza se non aveva un diploma dell’Actors’ Studio. Apprendere la notizia è stato come assistere al volo nel buio dei ricordi perduti di Bing Bong, l’amico immaginario con le fattezze da elefantino in “Inside Out”…

Ora scappo via, prima che mi lynchiate… 😉 E no, tranquilli, non sparisco per ora…
Vi lascio questi innumerevoli ringraziamenti, e questi saluti, ondosamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

“Azonzo – Cinque film e una deviazione per viaggiare attraverso gli Stati Uniti”, http://trento.impacthub.net/event/azonzo/
Questo è il nome per esteso della rassegna organizzata da Impact Hub. I film sono proiettati il martedì, alle 9:30 pm, in Via Sanseverino 95, al costo di 5 Eurini ― e dalle 6:30 pm c’è pure l’aperitivo…
E save the date, il 19 luglio…  “ANOMALISA”… 😉

IL PIANO DI MAGGIE: Greta Gerwig è Maggie Hardin, un’allegra e affidabile trentenne newyorkese, che lavora come insegnante. La vita di Maggie è pianificata, organizzata e calcolata. Maggie non ha molto successo in amore ma decide comunque che è arrivato il momento di avere un figlio. Da sola. Ma quando conosce John Harding, uno scrittore/antropologo in crisi, Maggie s’innamora per la prima volta, e così è costretta a modificare il suo piano di diventare mamma. a rendere tutto ancora più complicato c’è il fatto che John è infelicemente sposato con Georgette Nørgaard, una brillante professoressa universitaria danese. Mentre i suoi amici, gli eccentrici ed esilaranti Tony e Felicia, stanno a osservare sarcasticamente dalle retrovie, Maggie mette in atto un nuovo piano che la lancia in un ardito triangolo amoroso con John e Georgette, e così le loro vite s’intrecciano e si uniscono in modi inaspettati e divertenti. Maggie apprende in prima persona che a volte il destino dovrebbe essere lasciato indisturbato.

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