Posts made in luglio 17th, 2016

LET’S MOVIE 292 propone IT FOLLOWS, commenta 99 HOMES e annuncia il Summertime :-)

LET’S MOVIE 292 propone IT FOLLOWS, commenta 99 HOMES e annuncia il Summertime :-)

IT FOLLOWS
di David Robert Mitchell
USA, 2016, ‘96
Lunedì 18 / Monday 18
21:00 / 9 pm
Supercinema Vittoria / Viktor Viktoria
Ingresso 5 Euri

 

Festa Mobile Fellows Moviers,

In questa estate balorda in cui le elezioni in Austria sono state bocciate e rimandate a settembre; in cui il presidente del Canada viene confermato l’uomo che tutti gli stati e tutte le donne dovrebbero avere nel proprio Palazzo del Quirinale e nel proprio salotto; in cui ripiombiamo a Selma, 1965, i bianchi e i neri sempre in lotta come in una partita a scacchi, la violenza al posto dell’arguzia; in cui cadiamo anacronisticamente come mosche su una tratta ferroviaria, ripiombando in pieno ‘800; in cui un tir trafigge il cuore di una festa, porta via la vita a 84 persone e l’ipotesi che la Francia possa svegliarsi da un incubo cominciato a Charlie Hebdo, continuato al Bataclan e ora rinnovato a Nizza; in quest’estate fredda come un morto scopro cose minori che nella mia testa tendono a lievitare e diventare decisamente maggiori.

L’autobiografia di Hemingway sta accompagnando i miei giorni come un’ammiratrice discreta, ma sempre presente. Considerate che Earnest mi è sempre stato molto ma molto indigesto… Per fortuna la mente è un fiore e se le dai il modo di aprirsi, lei ti ripaga in modi coloratissimi.
Sentite qua.
Negli anni ’20 Hemingway stava di base a Parigi. Un giorno la moglie doveva raggiungerlo in treno a Losanna e portargli i suoi manoscritti inediti. Arraffò tutto quanto, gli originali battuti a macchina e le copie carbone ― prima di Word funzionava così ― fra cui un romanzo fatto e finito, e buttò i plichi dentro una valigia. Tutto quanto.
Alla Gare de Lyon, qualcuno gliela rubò.
Shock.
Non fu mai più ritrovata. Manoscritti, romanzo, valore incalcolabile. Tutto perduto.
Shock shock.
Non vi si gela il sangue nelle vene??
All’inizio gli era gelato, a Hemingway ― immaginate. Poi però sapete, lui era un tipo che, in quella fase dannunziana della sua vita, non si lasciava fermare da nessuno, figurarsi da un furto: si rimise al lavoro e superò il momento.
Il mio sangue ha impiegato un po’ di tempo a tornare a temperatura ambiente.

Da allora penso al perduto valore. La valigia di Hemingway è una metafora che si applica a tutto ciò che perdiamo. Affetti, momenti, ricordi.
Però penso anche che da qualche parte, in giro per lo spazio e per il tempo, vaga ancora oggi una valigia con dentro dei tesori. L’idea di quella valigia e il suo possibile ― poco probabile ma possibile ― ritrovamento, rincuorano. Come se in fondo, nulla si perdesse, ma rimanesse, da qualche parte, in qualche posto. E non c’è da focalizzarsi sulla mancanza momentanea, ma sulla presenza altrove. È un esercizio mentale che richiede un po’ di convinzione ed elasticità, ma alla fine ripaga.
E aggiungo. Voi pensate davvero che sia un caso, che una delle raccolte più belle della insuperata Wislava (Szymborska) titoli “Discorso all’Ufficio oggetti smarriti”?
Nothing, or hardly nothing, happens by chance… 😉

A vedere “99 Homes” c’eravamo io, la Lover Killer ― finalmente la Lover Killer tra noi! ― e il Village ― anche lui, finalmente back tra noi! E c’era pure la Silvista ― unite una Silvia e una Stilista in una persona e avrete una Silvista 🙂 ― e naturalmente la mente della Rassegna Azonzo, il Magician Zadramat. Ero molto gasata da tutta questa presenza. Talmente gasata da non far caso, lì per lì, al vento che spazzava il cortile dell’Hub. Una volta sprofondati nelle sedie sdraio e fatto play, ci siamo tutti resi conto, con grande sofferenza, che il vento era molto più vicino alla tramontana che allo scirocco… Eravamo tutti assai impreparati, e questo ha inciso massicciamente sulla visione del film. In casi come questo di condizioni fruizione cinematografica non ottimali, il cervello è una mela che si spacca in due. Una metà bada al film, è presa dalla storia e vuole rimanere “dentro” la storia. L’altra metà non fa altro che pensare a tutti i “dentro” in cui vorrebbe stare tranne dentro quella storia con quel freddo. E non fai altro che pensare, anche, al tuo splendido plaid da divano che sta scaldando il tuo divano, ai pantaloni lunghi che avresti dovuto indossare, alla giacca più pesante che cazzeggia nel tuo armadio, a tazze di tè bollente, a tutta quella lana in groppa alle pecore nelle Highlands scozzesi, o a quei microtessuti da sciatori, spessi un millimetro ma con l’efficacia termica di una stufa a legna. La tua attenzione salta continuamente da una metà all’altra, e per quanto tu ti sforzi di mantenerla sul film, lei ritorna ai microtessuti, alle mura, al caldo che manca. Torna a contare il tempo che ti separa dal raggiungerlo per mettere fine all’agonia del vento che ti perquisisce dappertutto come il più molesto dei cops.

Quindi le sventure del protagonista del film, Dennis Nash, il giovane pater familias senza moglie ma con una madre, alle prese con uno sfratto esecutivo, ti sembrano meno dolorose di quello che in realtà sono. Il che è un’ingiustizia nei confronti di Dennis: immaginatevi di abitare in una casa sin dalla vostra nascita, di non aver pagato le ultime tre rate del mutuo ― perché la crisi ha picchiato duro e voi, operai tuttofare, non trovate uno straccio di lavoro in nessun cantiere ― immaginatevi di aver perso la causa con la banca e di vedervi arrivare alla porta un agente immobiliare sosia di Mefistofele, dietro di lui un corteo di cops, una squadra di traslocatori e di sentir dire a te, a tuo figlio e a tua madre, in tono non-sento-ragioni, “avete due minuti per raccogliere le vostre cose e sgombrare” ― “due minuti” sono letteralmente due, non venti o dieci, due. Capite che tutto il freddo che sentite non è paragonabile al gelo che deve sentire lui, Dennis, o sua madre o suo figlio, in quel momento.

“99 Homes” comincia così, con lo sfratto della famiglia Nash. Il regista, Bahrani, lo tira giustamente per le lunghe. Segue ogni passo, ogni mossa, ogni esecuzione degli ordini ― gli americani non sentono ragioni quando c’è un’esecuzione da eseguire ― ogni violazione di umana pietà. E segue i tre fino allo squallido motel in cui si trasferiscono, il pickup carico di tutta la tua vita in forma di effetti personali a cui lo sa il cielo dove troveranno posto nella stanzetta dello squallido motel.
Buona parte della prima parte scivola via così, sul dramma di Dennis, che però non ha tempo di crogiolarsi: deve trovare un modo per guadagnare e riprendersi casa. Così passa dall’altra parte e accetta di lavorare per Mefisto, e al diavolo il giusto e il retto e l’anima pura che ci viene data in usufrutto alla nascita. Il lavoro sporco tocca a lui, adesso, e lui lo svolge in maniera egregia pur di riscattarsi e riscattare casa. Sostanzialmente mette in ginocchio famiglie come la sua e sfratta gente come lui.
Documentando la stessa dinamica over and over again, il film tende ad essere ovviamente ripetitivo nella parte centrale. E visto che l’intenzione principale del film è quella di documentare cosa è accaduto a centinaia di migliaia di famiglie americane dopo la crisi economica e il crollo del settore immobiliare, a noi spettatori è chiesto di sopportare la ripetitività. E la sopportiamo, certo, ma non chiedeteci anche i salti di gioia, please.
Lo scopo del film è quello di sbattere in faccia all’America ciò che è diventata: un paese in cui la violenza è mezzo e linguaggio con cui si dialoga per difendere casa propria e per far rispettare la legge. Fucili spiegati fuori e dentro casa e pistole alla caviglia sono riproposti continuamente nel film, così come le scene in cui le famiglie sono barricate dentro case che non possono più proteggerli, muri che non sono veramente di loro proprietà ― non lo sono mai stati. “99 Homes” è un film tremendamente scomodo per un americano anche perché snatura i ruoli sociali classici. I poliziotti non ti aiutano, ti minacciano ― e questo va be’, è evidente da anni, ma gli americani sono duri di comprendonio. E i pater familias possono vendere l’anima al diavolo e passare dalla parte del cattivo. Il fatto che alla fine, Dennis ritorni di nuovo sui suoi passi e l’etica trionfi sulla speculazione ― il bene sul male ― è una scelta molto americana, lo sappiamo, ma che non cancella comunque i misfatti.

In fondo “99 Homes” è una tragedia classica contemporanea in cui l’eroe non (si) perde su un campo di battaglia greco-romano, ma su un misero giardino della periferia della Florida, e non per difendere la patria, o un amore, o la sua gente, ma il proprio prefabbricato che, venisse un uragano, se lo porterebbe via comunque. Il suo nemico non è un Achille, ma un Rick Carver con le $$ piantate negli occhi e la coscienza sotto le scarpe. I tropi rimangono, certo, ma assumono fogge nuove. Soprattutto, la tragedia rimane. In un breve monologo Rick fulmina Dennis con un questa verità: “L’America è un paese di vincenti fatto per vincenti”. Chi è fuori dalla categoria e arranca, arranca per tutta la vita e per quella dei suoi figli, e dei figli dei suoi figli.
La tragedia rimane, sì.

Ho sofferto un po’ la colonna sonora, eccessiva per esasperare un dramma che a mio parere non necessita di esasperazione: è già sufficientemente drammatico. E la ripetitività di cui parlavo prima, se da un lato fissa nella mente dello spettatore quello di cui stiamo parlando, dall’altro avrebbe potuto lasciare spazio ad altri risvolti. Per esempio non sappiamo praticamente nulla della famiglia Nash. Che fine ha fatto la madre del figlio? E il cattivo Rick Carver, perché è diventato così? Dove nasce la sua fame di speculazione?
Capisco le scelte del regista, ma forse hanno contribuito a rendere il film imperfetto. C’è qualcosa che mi manca, per quanto consiglio vivamente il film a tutti quelli che investono una vita in una casa, accettando mutui al limite della sostenibilità. C’è il rischio che quello che è capitato al di là dell’Oceano succeda anche qui. Nell’era d’incertezza globale in cui viviamo, dobbiamo accettare il fatto che la precarietà riguardi anche il mattone, non solo il lavoro e le relazioni.

E tradizione lezmuviana vuole che la stagione si chiuda, e che noi si abbassi la serranda, su un horror

IT FOLLOWS
di David Robert Mitchell

Dovete sapere che voglio vedere questo film da quando è uscito, ma per un motivo o per l’altro, m’è sempre sfuggito dalle mani― e anche il D-Bridge ha avuto questo problem, quindi ora facciamo solving. Diverse fonti, tra cui il Mago Zadramat, mi hanno confermato che si tratta di una pellicola strepitosa che mette una paura da Shining. E io muoio dalla voglia di vederlo, con mano rigorosamente piantata sugli occhi e urlo ― ho detto “urlo” ― libero 🙂
Poi, come dicevo, Let’s Movie va in vacanza fino fine agosto ― vediamo se riesco a starmene un po’ zitta. Salutarci su un horror ha un che di sensation che ci piace sempre … fateci un pensiero… 😉

Naturalmente non posso fare a meno di ricordarvi per l’ennesima volta che martedì, sempre a Impact Hub sempre alle 21:30, sarà proiettato IL film “ANOMALISA”, l’animazione in stop motion del genio supremo Charlie Kaufmann. Io lo vidi a Auckland, ma non escludo di fare il bis anche qui. Voi vedete di non perderlo: è un film davvero unico che sfida lo sfidabile…

Ecco, detto questo, vi propongo-impongo un articolo tra Amy Winehouse e Maria Callas che ho scritto in qualità di Magazziniera per il Frullato – Il Lato della Fru, http://www.magazzino26.it/maria-e-amy-stili-diversi-demoni-simili/, all’interno diMagazzino 26, www.magazzino26.it.:-)
E vi raccomando, leggete il Magazzino: è pieno di post interessantissimi scritti da gente molto più seria del vostro Board… 😉

E ora my Moviers, vi saluto. Come ogni anno mi mancherete, e mi mancherà rovesciarvi addosso tutto il peso di me stessa ogni domenica. 🙂 Ma tanto poi un mese vola via in fretta, no?
Voi cercate di uscire e vedere. Non necessariamente gente o film. Vedere al di là del proprio schermo ― intendo quello del computer e l’altro, quello dietro il quale i nostri io nudi e teneri stanno.

Ora un ultimo Maelstrom cinematografico, ringraziamenti sentiti e saluti, autobiograficamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Vedete un po’ se in quel che rimane della rassegna CINEMASOLARE riuscite a trovare qualcosa che vi illumini… 😉
http://www.cineforumrovereto.it/pdf/cinemasolare.pdf

IT FOLLOWS: Per la diciannovenne Jay (maika Monroe) l’autunno dovrebbe significare scuola, ragazzi e fine settimana al lago. Ma dopo un incontro sessuale apparentemente innocente, si ritrova perseguitata da strane visioni e dalla sensazione inevitabile che qualcuno, o qualcosa, la stia seguendo. Di fronte a questa sensazione, Jay e i suoi amici saranno costretti a trovare un modo per sfuggire agli orrori che sembrano essere dietro l’angolo.

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...
Read More