LET’S MOVIE 298 propone CAFE SOCIETY e commenta ELVIS&NIXON

LET’S MOVIE 298 propone CAFE SOCIETY e commenta ELVIS&NIXON

CAFE SOCIETY
di Woody Allen
USA, 2016, ‘96
Lunedì 3/ Monday 3
Ore 21:30 / 9:30 pm
Astra / Dal Mastro

 

Freddie Mercury Fellow Movier,

Qualche tempo fa ho letto dell’Asteroide 1991 FM3 che l’Unione Astronomica Internazionale ha dedicato al King dei Queen. Per chi non fosse pratico di astronomia ― tutti tranne la Fellow Killer 🙂 ― un asteroide è un corpo celeste più piccolo della terra che vaga per l’universo. Quando furono avvistati per la prima volta, all’inizio dell’800, furono battezzati “pianetini” ― very cute.
Trovo un’idea strepitosa, ma soprattutto doverosa, che l’UAI abbia dedicato un pianetino a un personaggio che ha segnato, con la sua arte, un buon ventennio della storia della musica. Personalmente, sono molto legata alla figura di questo zanzibarese dalle origini parsi e indiane che, all’età di 18 anni, s’imbarcò alla volta di Londra, in cerca della sua strada. E che fu capace di fare ciò che fece.
Mi sono sempre interrogata sul perché le grandi major del cinema non abbiano mai concretizzato i tentativi di realizzare un biopic su Freddie. Ormai sono trascorsi più di vent’anni dalla sua morte (1994). Non è una ferita fresca come la perdita di Prince. Mercury è nell’immaginario musicollettivo da anni e anni, e meriterebbe un film che parlasse di lui, che ripercorresse la sua storia, la facesse conoscere a chi era troppo giovane per conoscerla all’epoca e a chi la vorrebbe ricordata come si deve.
Lo scorso anno aleggiava nell’aria un progetto, con Sacha Baron Cohen nei panni di Freddie ― per via della somiglianza, suppongo: non ho altri motivi per vedere un nesso fra Cohen e il contante… Poi qualche tempo fa l’attore ha abbandonato il progetto a causa di dissidi con i Queen. Da allora non se ne sa più nulla.
Come mai, secondo voi, nessun film è stato girato ancora in suo onore? Io ho una teoria all’odor di cospirazionismo… Alla fine degli anni ’70 e soprattutto negli anni ’80, Freddie aveva assunto uno stile di vita da party animal piuttosto dissoluto. Festini sex, drugs and rock&roll. Nulla di sconvolgente, a mio avviso. Attraverso la fase wild sono passati la maggior parte dei cantanti più famosi e idolatrati della storia. Eppure Jim Morrison ha avuto il suo “The Doors”, Amy Winehouse il suo “Amy”, Michael Jackson il suo “This is it”, Kurt Cobain il suo “Cobain: Montage of Heck”, Ray Charles il suo “Ray”, e persino Mozart il suo “Amadeus”. Quindi perché Freddie Mercury non ha ancora avuto il suo bravo biopic/documentario che lo immortali anche sul grande schermo così come meriterebbe? Perché gli altri sì e lui no? C’entrerà forse la sua promiscuità sessuale? Siamo ancora fermi a questo punto bigotto? Non vogliamo mostrare ciò che era e faceva perché questo lederebbe il ricordo a certi benpensanti? Pensiamo ancora che l’orientamento sessuale diverso non debba essere in alcun modo associato al talento? Guarda caso tutti i cantanti che ho citato sopra erano etero…

Vi passo molto volentieri questi interrogativi, mentre io vi parlo del Lez Muvi di lunedì, alla presenza del Woodstock. E fortuna che c’era lui in sala con me, altrimenti la sala avrebbe contato una testa in meno ― e già le teste erano cinque… Cinque! Ma come si fa, il lunedì sera, la giornata del “Lunedifilm” ― per chi di voi si ricorda RAI 1 e la sigla con la pellicola in forma di uccello che spiccava le ali, https://www.youtube.com/watch?v=4F9D4Y21M9s ― come si fa a trovare cinque persone in sala?? Il Mastro mi ha confermato che la stagione stenta a decollare, che la gente latita. Io sono del parere che tentar non nuoce mai. Che una chance, al cine, vale la pena darla SEMPRE.

Elvis&Nixon è uno di quei film piccoli piccoli ma dal cuore grande grande. E pensate, nasce da una foto: la più richiesta agli Archivi della Casa Bianca. Uno scatto che immortala l’incontro e la stretta di mano fra il presidente forse più conservatore della storia americana ―ma certo Donald Duck Trump aveva ancora da arrivare― e la star più sopra le righe e più popolare del periodo. Due individui agli antipodi, che scoprono, in verità di non essere poi così agli antipodi…
Sentite un po’. Elvis è il Re della musica, ma anche delle stranezze: nel dicembre del 1971 vuole a tutti i costi farsi nominare agente segreto dell’FBI per combattere la droga e la decadenza dei costumi, conseguenza a suo dire, del Comunismo e di certe band ― tipo i Beatles ― che diffondono fra i giovani dei messaggi degeneri… Allora cosa fa? Si mette a scrivere una letterina al Presidente, e la consegna brevi manu alla Casa Bianca.
Ora voi potete immaginare, Elvis-the-Pelvis-in-the-Memphis che si presenta ai cancelli della Casa Bianca per consegnare una lettera per il Nixon… Questi, sulle prime, non vuole incontrarlo, ma poi cede alle pressioni della figlia ― innamorata di Elvis, come il 99% delle donne americane in quell’epoca. Già cominciate a sorridere, e vi assicuro che non smettere mai fino alla fine: l’ironia è la cifra del film, e raggiunge il suo apice nella scena dell’incontro fra i due, nella sala ovale. Un po’ come assistere a due galli dentro un pollaio che battagliano per dimostrare chi ce l’ha più grande…La casa, che avevate capito! Con Nixon che snocciola il numero di stanze della White House, ed Elvis che controbatte a ettari di Graceland.
E qui bisogna rendere grazie a due attori che sanno fare il loro mestiere in maniera ineccepibile. Kevin Spacey aveva una bella gatta da pelare: far scordare Frank Langella che se l’era cavata alla grande nel bel film di Ron Howard “Frost/Nixon: il duello”. Spacey interpreta naturalmente, senza scimmiottare, la postura ingoffita di Nixon, il suo aspetto bolso misto a quella tracotanza ben nota a tutti quanti. L’attore cammina sempre sul filo tra la naturalezza e la caricatura, ma non mette mai il piede in fallo. Lo stesso vale per Michael Shannon, un attore che sulla carta e sullo schermo sembrerebbe anni luce da Elvis. Lineamenti severi, sguardo di ghiaccio, un allure che lo avvicina più al cavaliere solitario che al mite e rassicurante Presley. Anche lui riesce a mantenere l’equilibrio fra un Elvis perfettamente consapevole di essere ormai prigioniero del proprio personaggio, e un Elvis personaggio assurdo, dalle richieste strampalate, dai comportamenti a dir poco discutibili ― vedasi la fissa delle armi che porta ovunque e i distintivi che colleziona. Shannon accentua i tic della star, esaspera anche certi suoi movimenti, ma li filtra attraverso quella sua fisicità austera di cui dicevamo sopra, e non scivola mai per la china della caricatura.
Se loro due se la cavano egregiamente, un “brava bravissima” lo riserviamo alla regista, Liza Johnson, che ha scelto il meno Elvis degli Elvis. Di sosia, ne avrebbe trovati a bizzeffe, ma l’elemento vincente dell’interpretazione di Shannon sta proprio nell’evitare la somiglianza, e nel far viaggiare il suo personaggio fra demenzialità e ironia.
Tutto il film rema verso la scena dell’incontro, in cui Nixon e Presley appaiono come una coppia di bambini e di pavoni gonfiati (!!) compressi dentro un maschio alfa dalle fisicità opposte. Davanti a due uomini del genere che hanno segnato, nel bene e nel male, la storia, e che detengono il potere ― un Presidente e un Re ― una donna rimane incredula. E credo sia stato anche questo, lo scopo della regista. Istillarci un po’ di senso critico. Far sorgere nello spettatore un dubbio: come possiamo invaghirci di figure simili?? Perché sì, Elvis sarà anche stato Elvis, ma aveva comunque certe idee repubblicane che avrebbero fatto accapponare la pelle a Clint Eastwood ― che di Repubblicanesimo ne sa qualcosa… E aveva certe manie, certe ossessioni, che lo tirano giù dal trono del mito e lo mostrano in tutta la sua ridicolezza. E così vale per Nixon.
La comicità nasce anche dal fatto che lo spettatore conosce come sarebbero andate a finire le cose per questa strana coppia che predicava bene ma che razzolava proprio male: Nixon si sarebbe dimesso nel 1974 a seguito dello scandalo Watergate, ed Elvis sarebbe morto di lì a tre anni, vittima dei suoi deliri e dell’abuso di farmaci ― altra declinazione di quelle droghe contro cui tanto veementemente (veementemente??) si scagliava.
Mi piace l’angolo in cui la Johnson ha scelto di porre la sua cinepresa per sconsacrare due mostri sacri della politica e del rock. Mi piace quando qualcuno ti fa vedere l’aspetto piccolo dei grandi, o anche solo il loro lato umano. E mi è piaciuta la scelta di non inserire nessuna canzone di Presley e nessun riferimento alla politica nixoniana: perché questo non è un film su Elvis o su Nixon. Ma sulla ricerca della verità, se ci pensate.
Certo sono una pessima critica… Non ho dato al punto di forza del film il rilievo che merita. È uno spasso! Leggero, ma non superficiale, né tantomeno superfluo. Quindi, se l’avete perso, vedete di ritrovarlo… 😉

Questa settimana vediamo cosa ci ha combinato Woody con

CAFE SOCIETY
di Woody Allen

Sulle ultime opere di Allen è meglio non dire… Ma lui ha partorito meraviglie come “Io e Annie”, “Manhattan”, “Zelig”, “Matchpoint”, solo per citarne alcune…. Possiamo accordargli un’altra chance, dai.

Questo è il Lez Muvi ufficiale, ma ho necessità di chiamare un BIATHLON questa settimana! Due film uno dietro l’altro, per i cinefili duri e puri, e quelli che amano il cine di qualità.
Questa settimana, infatti, prende il via l’edizione 2016 de “Le Giornate della Mostra del Cinema di Venezia. I Film della Settimana della Critica”: questo significa che le opere provenienti dalla 31esima Settimana Internazionale della Critica verranno proiettate GRATIS nelle sale convenzionate FICE, tra cui spicca il nostro Mastro e il suo Cinema Astra. 🙂

Quindi lunedì, prima di “Café Society” i duri&puri verranno con me a vedere il film di apertura della Settimana della Critica

PREVENGE
di Alice Lowe
UK, 2016, ‘92
Lunedì 3 / Monday 3
Ore 19:15 / 7:15 pm
Astra / Dal Mastro

E visto che il primo BIATHLON era stato un successo, vediamo cosa ci riserva la seconda edizione…

Per gli appassionati come me di Marina Abramovic, segnalo il documentario “THE SPACE IN BETWEEN ― Marina Abramovic and Brazil”, mercoledì 5, ore 20:00 allo Smelly Modena, all’interno della rassegna “Cinema e Arte” (Costo del biglietto: 10 Euri ― ma se amate Marina, farete questo investimento).

Prima di pubblicizzare il Maelstrom, vi servo un paio di Frullati, il primo dei quali vi era stato promesso:
“La bruta bellezza di ‘Nocturnal Animals’” ― http://www.magazzino26.it/la-bruta-bellezza-di-nocturnal-animals/
“Gioie e dolori dalla Mostra del Cinema di Venezia” ― http://www.magazzino26.it/gioie-e-dolori-dalla-mostra-del-cinema/ 

Se li scorrete, proverete forse la sensazione del dejà-vu, anzi del dejà-lu, dato che vi ho fatto un reportage dalla Mostra del Cinema di Venezia… Ma diciamo che nei Frullati metto più ingredienti… 😉

E ora Maelstrom ― mi raccomando, è molto utile ― ringraziamenti e saluti, stasera, regalmente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard)

Il Maelstrom di oggi è utile perché vi propone la programmazione dei film dellaSETTIMANA DELLA CRITICA. Così non correte il rischio di perderveli per strada…
Per trame e quant’altro, eccovi la brochure, http://sicvenezia.it/download/2016/sic31-brochure-decentramento.pdf

MULTISALA ASTRA
LUN 3/10, 19,15, PREVENGE di Alice Lowe
21,15, LOS NADIE (The Nobodies) di Juan Sebastián Mesa Film vincitore 31^ edizione della SIC

MULTISALA MODENA
MAR 4/10, 19,00, SINGING IN GRAVEYARDS di Bradley Liew
21,30, JOURS DE FRANCE di Jérôme Reybaud

MULTISALA ASTRA
LUN 10/10, 19,15, TABL (Drum) di Keywan Karimi
21,15, LE ULTIME COSE di Irene Dionisio

MULTISALA MODENA
MAR 11/10, 19,15, AKHED WAHED FINA (The Last of Us) di Ala Eddine Slim – Premio Mario Serandrei, Hotel Saturnia e Leone del Futuro / Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis

CAFE SOCIETY: Un giovane uomo arriva a Hollywood nel corso del 1930 nella speranza di lavorare nell’industria cinematografica. Lì si innamora, e si ritrova catapultato al centro di un vivace “Café Society” che ben rispecchiava lo spirito dell’epoca.
PREVENGE: Una donna incinta cerca vendetta, in preda a una furia omicida tanto feroce quanto spassosa. Cosa porterà la maternità alla spietata Ruth, redenzione o distruzione?
THE SPACE IN BETWEEN: In viaggio in Brasile alla ricerca di nuovi stimoli creativi, Marina Abramovic intraprende un percorso di guarigione spirituale. Incontra medium a Abadiania, erboristi a Chapada, sciamani a Curitiba. . . Il sincretismo religioso del Brasile più profondo si fa percorso personale e artistico e racconto per immagini, in un seducente intreccio di profondità e ironia. Tra cerimonie di purificazione e trip psichedelici, Marina riflette sulle affinità tra performance artistiche e rituali e si mette totalmente a nudo, in un tragitto anche interiore nei meandri del suo passato difficile. Un film autenticamente “in between”, sospeso tra arte e vita, tra road movie e spiritual thriller, tra diario intimo e osservazione antropologica.

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