LET’S MOVIE 332 – commenta WONDER WOMAN e propone LADY MACBETH

LET’S MOVIE 332 – commenta WONDER WOMAN e propone LADY MACBETH

Farneticando Fellows

tra i gradi lievitati di questa settimana e il compleanno di quello che forse sta impedendo al mio visto di essere approvato — i festeggiamenti non l’avranno tenuto impegnato fuor di Casa Bianca e portato in quel luogo da cafonal animato che è Mar-a-lago (Mar-a-lago)??
Tra il languire di questo esilio in cui l’unico mare è quello di nostalgia che pulsa come un cuore dentro a ogni cosa che faccio e dico. Tra le notizie che mi scivolano tra le mani senza rimanervi attaccate, tra canzoni techno per dodicenni che uniscono un tal Rovazzi (ma chi è Rovazzi??) a Gianni Morandi (Morandi lo conosco, ma non lo riconosco), c’è un piccolo evento che ha avuto il potere di farmi guardare alla Città degli Angeli, con un misto di benevolenza nei suoi riguardi che mi è assai estranea.
Di recente, in un articolo che ho scritto su di lei, Los Angeles, così l’ho descritta: “Per me è, e rimarrà sempre, una di quelle donne sfatte, un tempo avvenenti, ma ora sfiorite, che mantengono un vago ricordo di quella bellezza perduta, ma che si sono lasciate andare all’eccesso, al vizio, e ora siedono languide su un letto di un motel, in attesa”.
Per quanto i mesi che vissi lì siano tinti d’oro nella mia memoria, non ne ho mai fatto un newyork, dove “newyork” sta per “luogo leggendario — spesso associato al paradiso terrestre o all’Eden — situato al di là del mondo conosciuto, in cui i bisogni materiali sono appagati e gli esseri umani vivono in pace tra loro godendo della vita” 🙂
Los Angeles è tutt’altro. Pigra, lenta, sciatta.
Eppure qualche giorno fa mi stupisce anche lei con un omaggio che credo non sia piaciuto solo a me, ma a tutti gli amanti del cinema e della fantasia in generale. Il 9 giugno è venuto a mancare Adam West.
Adam West, per chi non lo sapesse, era l’attore che interpretava Batman nella serie televisiva di fine anni ’60. Prima di Christopher Nolan, Tim Burton e tutti i registi che si sono cimentati con il Cavaliere Oscuro di cui tutti siamo innamorati (se non ami Batman, allora non ami Gandhi, i cuccioli di foca bianca al Polo e Re Giorgio Armani), fu questa serie televisiva che ce lo rese familiare. Certo, ce lo rese anche assai buffo. Ricorderete la tuta 100% polyestere color galeazzociano che ricordava molto le calzemaglia del Mago Zurlì. Oppure le scene di lotta sostituite da vignette violence-free come “KAPOW”, “BAM”, “WHAAMM” che, attraverso un’ellissi tutta grafica, aggiravano, con garbo e innocenza, la brutalità sullo schermo. Ricorderete anche Robin, che più che un Robin era un omino della Playmobil, un elfo mancato di Babbo Natale.
Eppure quella serie televisiva segnò e fece la storia. A Los Angeles, se ne sono resi conto e sapete cos’hanno fatto? Hanno raccolto una gran folla davanti alla City Hall, il municipio di L.A., area Downtown, e il sindaco, Eric Garcetti, insieme al Capo della Polizia, Charlie Beck, hanno acceso il Bat-segnale! L’ovale con il pipistrello stilizzato a grandezza XXL sulla facciata della City Hall.
Questo il comunicato stampa ufficiale: “La leggendaria star della serie tv classica Batman, trasmessa dal 1966 al 1968, è scomparsa venerdì 9 giugno all’età di 88 anni. In ricordo dell’indimenticabile ritratto del Cavaliere Oscuro fornito da West, il Sindaco Garcetti e il Capo Beck accenderanno l’iconico Bat-segnale, che verrà proiettato sulla torre del Los Angeles City Hall a Spring Street. I fan di Batman sono invitati a indossare le loro Bat-tute in onore del ruolo di West.”

A parte che avrei dato un bat-visto per vedere quante Bat-tute sono accorse in omaggio al Cavaliere Oscuro…
Da un lato, qualche cinico europeo dalla lingua biforcuta, potrà anche ridere di questa cerimonia. A me ha letteralmente spalancato il cuore. Sarà che per me Gotham City è un’altra città dalla Piazza dei Tempi e dal Parco Centrale…
Io penso che un gesto del genere equivalga a dire: fermiamoci un attimo, crediamo in quello che sembra incredibile e rendiamolo cosa comune e collettiva. Ecco, per me, un’iniziativa così, ha più valore di mille concerti del Primo Maggio, parate del 2 Giungo, finali di Champions. E’ ricordare che la fantasia è un elemento quotidiano, che vive fuori dal cinema, dalla televisione e dai libri. Che è fra noi.
Spero che le madri abbiano travestito quanti più figli e figliE possibili, e cha li abbiano portati in Spring Street, a vedere il Sindaco e il capo dei cops chiamare Batman.
Spero anche che Batman l’abbia visto.

Sarebbe stato bello che New York avesse sposato l’iniziativa. Ma dopo tutto a NYC non serviva.
Los Angeles può diventare Gotham City per una notte. New York è sempre Gotham City. 🙂
Non so dirvi quante sono le volte in cui, passando per una strada meno battuta, oppure semplicemente alzando gli occhi sui grattacieli, quando certa nebbia si mescola alle luci della notte, quante volte io abbia pensato, e anche detto — sì, ad alta voce — “sei proprio Gotham”.
Come non voler vivere nella città che ti ricorda la fantasia ogni singolo giorno che la vivi?

E l’evento mi permette di collegarmi al Lez Muvi che noi Moviers, ligi ligi, siamo stati a vedere lunedì. “Wonder Woman” di Patty Jenkins. I ligi ligi sono stati il WG Mat, il D-Bridge e la Modenella, anche detta Skianto. 🙂
Non sia mai che io insabbi della discordia — Omero ci costruì sopra un’intera epica, e io che faccio, la insabbio??
Il D-Bridge ha incontrato delle difficoltà nei confronti del film.
Riformulo. Il D-Bridge l’ha trovato poco in linea con il suo gusto personale.
Ri-riformulo. Il D-Bridge l’ha considerato il film più brutto di sempre, o di mai. “Brutto” è un aggettivo a cui sono molto legata perché ti riporta all’infanzia, quando lo usavi a mo’ di sacco della spazzatura e ci infilavi dentro di tutto. Ora organizzeremo un evento “Vuota il sacco” in cui il Bridge ci spiegherà per filo e per segno tutto quello che non l’ha convinto 🙂

Tuttavia per alcuni elementi, non posso proprio dargli torto.
Su tutto, gli effetti speciali.
Ma io dico, siamo nell’era dell’iper-iper-digitale 4.0. Con gli effetti speciali siamo arrivati a un livello di raffinatezza e precisione da farti venire voglia di morire e resuscitare nelle mani di chi ha plasmato “Ex machina”, “Mogwli, il Libro della Giungla” oppure “Mad Max” — quei mondi sono più veri e credibili del vero credibile. Non parliamo poi di “Star Wars”.
Allora non è proprio accettabile che nella prima parte di “Wonder Woman” — quello il punto più dolente — ci vengano presentati dei paesaggi tra Mikonos, la Sardegna e i prati in fiore di “Maleficient” che stomacano dopo i primi quattro secondi. Tutto appare come una favola ma di quelle di bassa lega, è l’Harmony degli effetti speciali, e non vedete l’ora che il flash-back sull’infanzia di Diana (Wonder Woman) nel mondo di Themyscira, finisca.
Così come mi capita di cambiar canale televisivo per eccesso d’imbarazzo nei confronti di certi personaggi che si rendono ridicoli o che non sanno affrontare la situazione, così ho provato della gran compassione mista a vergogna per la regista e la sua squadra “Special Effects”.
Però c’è da dire che il fondo, il film, lo raschia all’inizio. Poi, in qualche modo, gli effetti speciali del film si riprendono. Sono sempre eccessivi, esagerati e imbarazzanti, ma se non altro, quell’Arcadia zuccherosa da mondo di Mio Mini Pony abitato dalle amazzoni, almeno quella, ci viene risparmiata.

Il film, nella seconda metà, si riprende anche dal punto di vista della storia. Se la prima parte è una lunga, a tratti assai barbosa ricostruzione dell’infanzia di Diana e della vita a Themyscira, la seconda parte, con Diana che affronta per la prima volta il mondo vero, si risolleva, e per me, si porta a casa la sufficienza.

Ma andiamo con ordine. Cos’è ‘sta Themyscira?
Prendete un paradiso terrestre. Arredatelo con dei faraglioni capresi, un mare caraibico, e tante, tantissime Amazzoni, che Zeus ha destinato lì per proteggerle da Ares, il dio più inkazzoso dell’Olimpo — questa è epica Fellows, anzi, è Pollon. 🙂 Queste amazzoni passano i loro giorni ad allenarsi come delle matte in una specie di capoheira a cavallo, in cui un po’ cavalcano, un po’ si menano, un po’ tirano frecce, però sempre tutto in orizzontale. E credo che quella sia la ragione di tanto allenamento. Provatevi voi a sferrare calci e pugni da sdraiati, ma per aria (!) Di Mandrake, dopotutto, ce n’è uno.
In questo Eden in cui ogni uomo vorrebbe precipitare, il fortunato si chiama Steve Trevor ed è una spia americana sfuggita all’esercito tedesco. Nel mondo vero infatti, siamo durante la Prima Guerra Mondiale, anche se io, a dire la verità pensavo che fosse ambientato durante la Seconda. Diciamo che gli sceneggiatori hanno preso un po’ dalla Prima, un po’ dalla Seconda e fatto una cosa fusion che, di questi tempi, va molto.
Diana, amazzone dal cuor di leone e dai poteri stratosferici, è convintissima che dietro questo scontro bellico ci sia Ares, e si mette in quella capatosta che si ritrova, l’idea di andare nel mondo vero ed eliminarlo. Fatto fuori Ares, no more wars in the world! La teoria di Wonder Woman non farebbe una piega, se non cozzasse con quel piccolo dettaglio che la guerra non è solo questione di Ares, ma anche dell’uomo. E’ l’uomo che sceglie, è l’uomo che porta dentro di sé la luce e la tenebra. E’ l’uomo che decide se dare ascolto al richiamo della guerra e armarsi, oppure preferire Cupido e finire in un Bacio Perugina. Wonder Woman riuscirà comunque a sgominare il nemico ergendosi sopra le trincee nemiche e a respingere proiettili e bombe grazie ai due bracciali fenomenali che tutti conoscete e a uno scudo che le serve anche come trampolino di lancio per raggiungere altezze irraggiungibili a qualsiasi scala dei pompieri.
La nostra eroina arriverà a capire che morto un Ares se ne fa un altro, proprio come il Papa, e che trafiggere il cuore al primo cattivone hitleriano di turno non serve a sconfiggere il Male. Il Male si sconfigge solo con l’Amore.
Questo il sequitur della teoria di Wonder Woman, che, va detto, ha sollevato non pochi malumori in sala.

Io dico che come tesi va bene, ma lo svolgimento no, non va affatto bene. Patty Jenkins, la regista, che si è formata su The O.C., Sex And The City, Grey’s Anatomy e Una mamma per amica, avrebbe dovuto lavorare sul modo. Non mi spiattellare lì Gandhi così. Gandhi è Gandhi! Wonder Woman deve trovare altre parole, anzi, altri fatti. E qui veniamo all’altra contraddizione in termini. Wonder Woman, che non è solo d’una bellezza da farti venir voglia di morire e rinascere per poter tornare in terra a guardarla, è anche una con delle skills al suo arco amazzonico. Sa qualcosa come 18 lingue e, a occhio e croce, è cintura nera di karatè orizzontale. Una Wonder Woman dovrebbe usare l’ingegno, come Ulisse, e non piegarsi ai modi inkazzosi di Ares. A questo, avrebbe dovuto arrivarci PRIMA, non a fine film, quando vediamo Diana in abiti borghesi, curatrice a tempo indeterminato presso il Louvre, mentre ripercorre la storia della sua vita e raggiunge questa conclusione.
Eppure in tutte le cadute di stile, in tutti i momenti che sfiorano il ridicolo e il combattimento finale che credo superi, per titanica portata, quello di Alien versus Predator — che non ho visto — nonostante tutto, io mi sono goduta il film.
E di seguito i motivi per cui “Wonder Woman” va (salva)guardata:

1. Gal Gadot. L’attrice che la interpreta. Miss Israele qualche anno fa. Una bellezza di quelle semplici ma potentissime. Occhi da cerbiatto, fisico dal giunco al giunonico — la via a cui tutte le donne ambiscono: magra ma formosa. Entra nell’inquadratura e calamita lo sguardo di tutti — personaggi, pubblico, tutti.
2. Wonder Woman non è una sciupa-maschi. Non ammicca, non seduce. E sarebbe stato facilissimo cadere nella tentazione di trasformarla in una Circe, una Cat Woman, facendole utilizzare le sue armi di distrAzione di massa, che non sono certo il lazo della verità e lo scudo che un tempo fu di Obelix… Questa Wonder Woman è innocente, una pura. Un’idealista anche. E forse, per ora, va bene così.
3. Wonder Woman è la prima eroina che raggiunge il grande schermo. Nasce nel 1941 — il 1941! — e ha dovuto aspettare il 2017 per vedersi girare un film con la sua storia. E allora ci stanno anche gli errori, le cadute di stile e le ridicolaggini. Quanti Batman abbiamo dovuto aspettare prima che Nolan ci presentasse il suo Cavaliere Oscuro? E quanti Superman sono passati, senza che nessuno, in definitiva, ci sia mai piaciuto? Quanti Uomini Ragno? Quanti Flash Gordon? Insomma, su Wonder Woman c’è da lavorarci. La domanda è, perché non è stato fatto prima? Non voglio finire in dibattiti femministi… Confido nel fatto che questo silenzio possa spaccare i timpani delle coscienze.
4. “Wonder Woman” fa ridere. Ci sono certe scenette in cui domina l’equivoco durante le quali io ho proprio riso di gusto… Specie quelle con Steve. Buffissimi i sottintesi, buffissima la scene in cui Wonder, vedendo Steve nudo — un uomo nudo per la prima volta — gli chiede, innocentemente spietata, “e tu ti fai dire cosa fare da quel cosino lì?”. Steve e lo spettatore pensano immediatamente al gioiello — gioiellino — di famiglia di Steve… Invece la Wonder si riferiva all’orologio…Ma che avevamo capito…?? Anche quando si prova abiti “civili”, trovandosi goffa e scomoda con i fronzoli delle femmine dell’epoca, il siparietto è assai spassoso. Inutile dire, peraltro, che tutto quanto le cade a pennello. Che è semplicemente perfetta — soprattutto un abito con un collo alto da madre badessa che decido sia il look Winter 2018…
5. Wonder Woman è tutto quello che una donna vorrebbe poter fare. Decifrare messaggi in codice. Vincere una battaglia al posto degli uomini altrimenti perduti senza di lei. Respingere le pallottole molto meglio di Neo di Matrix, che era in grado solo di schivarle, tz. Saltare con la leggiadria di una silfide, ed essere forte come un Minotauro.

E per una volta è solo e semplicemente bello — se il D-Bridge è per il “brutto”, io sono per il bello, un sacco bello 🙂 — potersi identificare con una donna che sappia fare tutte queste cose. Per tutta l’empatia che una può provare, per l’amore sconfinato per Batman, è difficile identificarsi con un eroe maschio. Avere un’eroina ci dà la nostra parte di immedesimazione a cui non abbiamo mai avuto accesso. Ora voi potete dirmi che ci sono altri personaggi femminili che le donne possono ammirare. Ma i supereroi sono un’altra cosa. Non solo gli ammiri. Per 90 minuti — 141 nel caso di Wonder, troppi — sei loro.

Allora sì, perdono strafalcioni e cadute di stile, perché per la prima volta, per 141 minuti, io sono stata Wonder Woman!

E questa settimana, proseguiamo il filone femminile con un thriller estivo

LADY MACBETH
di William Oldroyd
UK, 2017, ‘89
Martedì/Tuesday 20
Ore 21:00/ 9 pm
Astra/ Dal Mastro

Non so se Shakespeare c’entri, nel film. Ma Lady Macbeth è uno dei personaggi più iconici e potenti che si possano trovare nella sua opera sconfinata.
Mi piace che qualcuno, finalmente abbia pensato a lei per un film…

Questo potrebbe essere l’ultimo Let’s Movie prima della pausa estiva.
Quindi se domenica prossima non ricevete nuove dal Board, sapete perché.
Se la programmazione è unfriendly e non propone nulla di cine-papabile, spero di farmi risentire da New York City.
Da libera — anzi da liberta — l’esilio verde alle spalle. 🙂
Se invece c’è qualcosa che mi attira, allora, al solito, vi attiro nella rete di Lez Muvi, eh eh 🙂

E anche per stasera è tutto. Nel Maelstrom trovate un articolino che avevo scordato di mandarvi… Grazie a Jean-Michel Basquiat, New York City è finita nel Chiostro del Bramante… 😉

Ringraziamenti, tanti, e saluti, stasera, delirantemente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

MOVIE-MAELSTROM – “This can be nothing else than the great whirlpool of the Movie-Maelstrom…” (E.A. Poe rivisitato dal B(o)ard

Eccovi tutto su Basquiat al Chiostro del Bramante… Enjoy!

LADY MACBETH: La giovane Katherine vive reclusa in un gelido palazzo isolato nella campagna, inchiodata da un matrimonio di convenienza, evitata dal marito, disinteressato a lei, e tormentata dal suocero che vuole un erede. La noia estrema e la solitudine forzata spingono Katherine, durante una lunga assenza del marito, a avventurarsi tra i lavoratori al loro servizio e ad avviare una relazione appassionata con uno stalliere senza scrupoli. Decisa a non separarsi mai da lui, folle d’amore e non solo, Katherine è pronta a liberarsi di chiunque si frapponga tra lei e la sua libertà di amare chi vuole.

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