Posts Tagged "68esima Mostra del Cinema di Venezia"

Let’s Movie XCIII

Let’s Movie XCIII

IL CUORE GRANDE DELLE RAGAZZE
di Pupi Avati
Italia 2011, 85’
Mercoledì 16/Wednesday 16
21:30/9:30 pm
Astra/Mastrantonio’s

Mari(o)&Monti Moviers!

Lo sapete, Let’s Movie è un’area depoliticizzata: non si occupa della res publica in senso stretto — in senso lato invece sì, se ne occupa, tenendo le meningi e le gambe dei suoi cives allenate con il cine-movimento :-). Però questi sono giorni speciali, di liberazione. Dopo i 1284 — 1284, vi rendete conto! — passati tra vergogna nazionale e internazionale (“The man who screwed an entire country” titolava l’Economist di giugno) ecco i giorni palingenetici!! E mi premeva immortalare il momento storico qui, nel nostro duty-free letsmovieano… Non mi addentro nel Mario Monti uomo di cui non so pressochénulla. Né tantomeno tiro in ballo piccole gaffe sull’Euro e la Grecia — le piccole gaffe sull’Euro e la Grecia fan sempre colore, si sa… Ma voglio semplicemente gridare, my free Fellows, Evviva la palingenesi! 🙂

Strillato questo, dovrei passare a tirare le orecchie al Fellow Pilo, che lunedì scorso ha offerto un aperitivo ammazza-Let’s Movie all’Anarcozumi, ammazzandole Let’s Movie… Ma come posso io 1. Arrivare alle orecchie del Fellow Pilo (altezza stimata e pervenuta, lo ricordiamo: metri 2); 2. Prendermela con lui, il mio Fellow Pilo, che ha rapito l’Anarcozumi e, così facendo, ha rievocato il ratto delle Sabine, e Ade&Persefone ed Elena&Teseo e  Lucia&l’Innominato e V&Evey Hammond (movie-quote sperando che qualcuno la colga…) e tanti altri? (Ma che è tutta ‘sta Anonima Sequestri nel mito, ma dei NOCS mitici no??).
E dato che lo statuario Fellow ha fatto rivivere il mito all’Anarcozumi, non ce la prenderemo certo con lui. Anzi, lo ringraziamo pure 🙂
Dopo averci prontamente avvertito dalle grotte busdeveliane, L’Anarcozumi è naufragata sul suo divano sopramontino, vagheggiando le dame, i cavallier, l’armi e gli amori… O solamente il sano stravacco dopo una birra a stomaco vuoto…

Sbarazzando dal tavolo questo pasticcio di cine-mitologia e letteratura che i Moviers avranno sicuramente trovato indigesto, corro immediatamente a ringraziare la Honorary Member Mic, accorsa di corsissima da Mastrantonio lunedì sera — LEI in temibile ritardo, per una volta, eh eh :-). E ringrazio pure Mastrantonio, con cui si possono trattare tanto i massimi sistemi quanto i minimi comuni multipli (?), spaziando dal veto apposto dai trentini agli orari notturni per il cinema (ai trentini piace il cinema a merenda), alle prossime proposte mastrantoniane che fanno venire l’acquolina in bocca, alle pazzie documentate della poesia trentina contemporanea… Mastrantonio: un dio Pan d’uomo.

Tomboy. Come fai a non provare un’infinita tenerezza per questa storia scomoda ma racconata con voce così delicata? Come fai a restare indifferente alla protagonista, Zoè Héran, la ragazzina di 11 anni dalle fattezze splendidamente asessuate che interpreta il ruolo di una femmina che si spaccia per maschio? Questa Lady Oscar cinematografica in carne e ossa (più ossa) che disegna, con le scapole affilate e il viso cherubino, il percorso di un essere nato coi simboli di genere sovrapposti, anzi scambiati — dentro il suo sè, è il cerchio con la freccia che punta in alto, e fuori dal suo sè, è il cerchio con il più rivolto in basso. Solo che, come faceva notare giustamente la Honorary Member, almeno Lady Oscar dalla sua aveva almeno il successo professionale! 🙂
E i padri, Mic, sputati identici… Se prendete il padre di Lady Oscar dalla ben nota sigla: “Il buon padre voleva un maschietto ma, ahimè, sei nata tu/ Nella culla ti ha messo un fioretto, lady dal fiocco blu” (notate l’“ahimè”…) e il padre di Laure in “Tomboy”, che la porta a guidare e la inizia alla birra, be’, non c’è molta differenza… quando si dice i danni dei padri che ricadranno sui figli (forse non era esattamente così, ma tant’è…).

Laure/Mikael deve vedersela con gli 11 anni, le magagne dell’adolescenza e le magagne che sono gli adolescenti (maschi) a quell’età. Per questo il film diventa anche uno specchio sul passato da teenager di ciascuno di noi — o perlomeno quelli della mia generazione…. Giorni estivi lunghissimi dentro estati che volavano via in un lampo. Partite di pallone. Battaglie all’ultima bottigliata d’acqua gelata giù per la schiena. Pomeriggi al lago, nascondino, pane-e-nutella. Insomma, sapete no, quel non-luogo (il Presidente Fellow AvvoAbo prenda nota, please) che è il tempo fra l’infanzia e la non-più-infanzia quando sei ancora legato al ludico ma ti senti attratto in zone scarlatte mai esplorate prima…
Mi piacerebbe sentire l’opinione delle mie girl-Fellows in tal senso. Perché la fase del tomboy, del maschiaccio, la si passa un po’ tutte — o no? Il Board l’ha passata… Ginocchia sbucciate, e mille bolle blu (non quelle di Mina, ma quelle delle botte che ti scambi di santa ragione con tuo fratello maggiore, vero Fellow Big?!!), e guardie-e-ladri, e Board in tenuta Oliver-Hutton (oggi son tutta un cartone animato), e la fascinazione per i lombrichi e l’odio per le sette quando la sirena materna “Saraaaaaaèèèèprontoooooo!” ti trascinava via dal fantastico e ti scaraventava davanti a un piatto di pastasciutta. Mi diranno, le mie Girl-Fellows, se anche loro, prima dei tacchi e dei trucchi, sono state tomboy…
Ovviamente il discorso per Laure/Mikael è diverso e ben più complesso. Lei è un lui che si sente un lui in un corpo da lei: non sta attraversando una fase. Se da un lato l’aspetto androgino l’agevola nella riconferma della sua identità profonda e nell’occultamento della sua identità di superficie, dall’altro la costringe ad affrontare (così piccola!) l’immane dissidio tra corpo e io — un dissidio che tutte le donne sentono, prima o poi, e in cui è meglio se non mi avventuro, va’… Laure/Mikael si trova già davanti a un bel dilemma: negare il proprio corpo o far uscir fuori il proprio io? Ma ci pensate a che lotta da sopportare, su quelle spallucce lì?! Per me la scena più stratificata — perché sovrappone piani su piani di problematiche psico-identitarie da far impallidire il duo Schelotto&Crepet — è quella in cui Lisa, ragazzina con una bella cotta per Laure che crede Mikael, si mette a truccarlo/a… Lisa trucca da femmina un maschio, che in realtà è una femmina che si sente maschio ed è già “travestito” da maschio… Il make-up aggiunge uno strato in più alla mistificazione, complica ulteriormente lo stato di ipossia identitaria che già opprime il/la povero/a Laure/Mikael…
A parte tutte queste menaton menatone, il film beneficia anche della presenza di un personaggino che ha squagliato la grana trentina (o trentingrana) dei nove spettatori in sala (io&Mic comprese). Cinque anni e non di più, cicciotta, goffa, visibilmente irsuta, inquestionabilmente furba, Jeanne, la sorellina di Laure/Mikael non è solo una coccola spaventosa (l’immagine di lei in costume da bagno intero e tutù, le gambe pelose e i passi di danza adorabilmente sgraziati mi tireranno su il sorriso per un bel po’ di tempo), non è solo una coccola spaventosa dicevo, ma anche una complice preziosa per Laure/Mikael. Jeanne capisce — e molto prima della madre — il “dilemma” della sorella. E quando scopre il “gioco” a cui la sorella sta giocando, glielo regge, fingendo che Laure sia suo fratello. Non so, a me ha ricordato quei personaggi-spalla della commedia dell’arte o anche shakespeariana, che, pur nella loro limitata incidenza in termini quantitativi all’interno della storia, sono funzionali agli eventi e fanno la differenza nell’economia generale dell’opera… (mamma mia, mi annoio da sola… :-)).

“Tomboy” è un film forse eccessivamente dilatato — avrebbe potuto sfruttare questi tempi larghi riempiendoli di più, o scavandoli più in profondità. Gli argomenti sarebbero stati tanti, ma in fondo, va bene così. L’ambiguità estetica della protagonista, a perfetta metà strada tra femminile e maschile, esattamente lì, tra il 50% M e il 50% F, vale il prezzo del biglietto.

Se siete interessati, un altro gran bel film in materia è “XXY” di Lucia Puenzo, che nel 2007 aveva commosso Cannes, e il vostro Board — intellettualmente parlando, intendiamo. Lo splendido “Boys Don’t Cry” non ve lo nomino neppure, perché ça va sans dire, come direbbe la nostra francofona Anarcozumi… E Lady Oscar, be’, quella l’abbiamo OVVIAMENTE già citata…

Per il film di questa settimana devo fare una premessa. Avevo pensato a “Faust” di Aleksandr Sokurov, il quarto capitolo della trilogia del potere dopo Moloch, su Hitler, Taurus, su Lenin e Il sole su Hirohito. “Faust” ha senz’altro vinto il Leone d’Oro all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, ma è incontrovertibilmente ostico come pellicola… Vi avrei richiesto uno sforzo particolare, come per “Le Mystère Picasso”, “Il nastro bianco” (numero sopravvissuti 1: Mighty Mic). E voi avreste tremato di fronte all’ennesima Corazzata Potemkin presentatavi con quel fastidioso entusiasmo boardiano che tanto infastidisce… 🙁 E invece l’Anarcozumi vi ha salvato, rescued Fellows, contro-proponendomelo stasera! Quindi ringraziatela… (Il volume “La storia universale dell’Anarchia. Da Eva a Mary Quant” sarebbe un cadeau perfetto per lei…).

Ad ogni modo, dato che questo film mi preme, e mi preme MOLTO che lo vediate, vorrei che v’impegnaste in un Let’s Movie On Your Own. Vi ricordate il nostro caro quanto ignaro, e ignoto, Federico Pontiggia? Che tanto bene ci aveva consigliato con “This Is England”? Be’, a proposito di “Faust” scrive: “Avete mai avuto una cosa bella senza fare fatica? Beati voi, ma qui faticherete: Leone d’Oro a Venezia, ‘Faust’ di Aleksandr Sokurov è un capolavoro. Ostico e complesso, ma capolavoro assoluto, che va oltre il cinema per coinvolgere arte, letteratura, filosofia. E Dio stesso. […]Potere e dannazione, abbrutimento e abominio, ma nel finale si innalza la montagna della speranza, la montagna di Dio. Negli occhi Dürer e Bosch, negli orecchi il tedesco dei filosofi, ci arriviamo dopo 130 minuti, con una certezza: la storia del Cinema ha un nuovo, indelebile capitolo”.
Once again, volete NON fidarvi di Federico?! Volete desistere?? Come on, Moviers, cooome oooon! Sparatevi una Red-bull, portatevi una schiscietta con dei viveri (Mic&Cap&Giak, this tip is for you), ma non demordete… Pensate un po’ alla storia di Faust…Vendere l’anima al diavolo in cambio della conoscenza illimitata… Per me la domanda non è MAI stata “davanti a una proposta così, cosa risponderesti a Mefisto?”. Per me la domanda è SEMPRE stata “chi saprebbe dirgli di no?”… La prospettiva è troppo golosa… Quindi Fellows, please be Faustian, be Goethian… Please…Please…Please… http://www.youtube.com/watch?v=nMqAfg8pRRg

Pure James Brown v’implora… 😉

Naturalmente il Board ha sempre un piano B (essendo Board) che pero’ non è certo un B-movie…o cosi’ ci auguriamo…

IL CUORE GRANDE DELLE RAGAZZE
di Pupi Avati

Decidiamo di dare una seconda chance a Pupi. Lo scorso anno “Una sconfinata giovinezza” ci aveva deluso così profondamente — ricordo ancora lo sguardo non-posso-credere-che-tu-abbia-messo-insieme-sta-roba-e-che-la-chiami-film dell’Anarcozumi quando andammo a vederlo con Let’s Movie… Ma ricordo anche quando andai da “Il papà di Giovanna”, insieme alla mia Fellow Katrin l’Archibugia, e a quanto ci piacque… 🙂
Si dice che “Il cuore grande delle ragazze” meritasse di vincere il Festival del Cinema di Venezia al posto di “Faust”.. Vediamo un po’ come sono le due pellicole a confronto, il vincitore vero e il vincitore va-be’-sarà-per-la-prossima-volta. Mi sa che avete già capito con chi mi schiererò io… 😉

Ah, una comunicazione alla Fellow Killer: visto che il palinsesto è cambiato, puoi scendere da quel postaccio di SporTmaggiore e aggregarti! Ok, non ci sarà Timi, ma ho sentito dire che ci sono un sacco di scene hot nel film di Avati… 🙂

E su questo passo-e-chiudo, ringraziandovi delle orecchie, vergandovi un riassunto tra la Romagna e Santa Valpurga, e vi saluto con dei saluti governotecnicamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

IL CUORE GRANDE DELLE RAGAZZE: Prima metà degli anni 30 , in una cittadina dell’Italia centrale immersa nella campagna. La famiglia contadina dei Vigetti ha tre figli: il piccolo Edo, Sultana e Carlino, giovanotto molto ambìto dalle ragazze. Gli Osti invece sono proprietari terrieri che hanno fatto fortuna e vivono in una casa padronale con le loro tre figlie, tutte da maritare: le più attempate Maria e Amabile, e la più giovane Francesca. Facendo buon viso a cattiva sorte, i coniugi Osti, Sisto, e Rosalia, accettano che il giovane contadino Carlino corteggi le due sorelle maggiori con l’intento di sistemarne almeno una.

FAUST: Faust è un pensatore, un trasmettitore di parole, un cospiratore, un sognatore. Un uomo anonimo guidato da istinti semplici: fame, avidità, lussuria. Una creatura infelice e perseguitata che lancia una sfida al Faust di Goethe. Perché rimanere nel presente se si può andare oltre? Spingersi sempre più in là, senza notare che il tempo si è fermato. E passeremo anche noi.

 

 

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Let’s Movie LXXXVIII

Let’s Movie LXXXVIII

A DANGEROUS METHOD
di David Cronenberg
UK, Germania, Canada, 2011, 99’
Martedì 4/Tuesday 4
21:45/9:45 pm
Astra

Freud Fellows,

Come vi avevo detto che era la somma Board+aspettative? ‘Na rovina…  🙁 E il bello è che mi ero pure messa d’impegno, un movie-mantra ripetuto all’infinito… Ooooom-niente-aspettative-ooom-vediti-il-film-come-se-stessi-per-guardare-Uccelli-di-Rovo Ooom…

Ma se non sono MAI rimasta delusa da Padre Ralph, mi sono SEMPRE rivelata immune dai mantra… Non da Mantrantonio, ehm MaStrantonio, però, che martedì ha accolto la combriccola di Moviers addirittura con un cadeau, e per questo gli siamo tappetinamente riconoscenti… 🙂
Delfinicuriosi di sapere cos’è, eh?! (Però Moviers, d’ora in poi quando vi dico che Let’s Movie riserva delle sorprese, dovete prendermi alla lettera…). La “Io-sono-Li Bag” farà parte del mio look radical-grunge-mica-chic-ma-très-clochard-engagé-che-non-guasta-mai in via di confezionamento nello psycho-atelier della mia mente. E l’Anarcozumi la utilizzerà per scopi pratici o per scopi artistici ― l’esclusiva collezione di plastic water bottles che punteggia l’interno della sua macchina potrà trovare una giusta collocazione nella Io-sono-Li Bag (Nouveau Réalisme???? Arman???? Ma quando mai… AnarcoCarArt :-)).

Oltre l’Anarcozumi, ora artista ora zia bolsa ora madama-mafia, le poltrone dell’amooore dell’Astra hanno attirato Moviers da Nord e da Ovest, nello specifico, la Honorary Member Mic da Roncabronx ― a piedi, e sottolineo, a piedi (rischiando incursioni paki su via Maccani) ― e il Fellow D, in macchina giù dai monti-del-Tirolo sopra Povorock, la zona alpina di fronte all’Astra guardando verso difronte. Alla Honorary Member Mic fischiettiamo la colonna sonora di “Momenti di Gloria”, e chiediamo pure “Che fine ha fatto Carmen San Diego?”… Al Fellow D confermiamo che Let’s Movie non si assume alcuna responsabilità delle multe prese dai Fellows Loacker che parcheggiano selvaggiamente a tre metri da un cartello con un inconfondibile disco blu barrato di rosso, e confermiamo che nessun fondo speciale Let’s Movie sarà istituito per finanziare la svampitezza dei Fellows ― al Board basta la svampitezza del Board…

Vi ricordate, Mnemonic Moviers, che ci eravamo lasciati la settimana scorsa con un incoraggiante “Go Emanuele Go Go Go!”? Ebbene, il “Go Emanuele Go Go Go!” si è trasformato in un “Ennò Emanuele ennò ennò ennò”…  🙁 Perché non mi puoi prendere la traccia numero 3, “Descrivi il problema dell’immigrazione” e dopo 2 ore consegnare un temino da 5/6 (non ti si può nemmeno rimandare a settembre, che settembre ormai è passato). Non mi puoi TU raccontare la storiella dei poveri emigranti, dei poliziotti brutti&cattivi, dei pescatori saggi&buoni, dell’immigrata violentata e incinta, del ragazzo isolano ingenuo e crudele, dell’uomo isolano truzzo e sfrutta-turisti. Non mi puoi far partorire a ‘sta poveraccia madonna-nera-diCzestochowa un bimbo che par di sei mesi… Non mi puoi tu, amante dello sguardo innovativo e creativo, proporre storie così da fiction sul 2 e, quel che è peggio, osservarle con (para)occhi della fiction sul 2. Non mi puoi abbozzare in Giulietta la bruttacopia di Grazia, cretaura poetica e tormentata del tuo primo, poeticissimo, tormentatissimo film, “Respiro”. Non mi puoi tratteggiare un quadretto stilizzato così, quattro righe di qua e quattro di là, i colori a contrasto nettissimi, bianco e nero, il bianco dei carnefici il nero delle vittime ― è dentro lo sfumato che dobbiamo imparare a guardare, son tutte lì le rogne. Non mi puoi far credere che l’immigrazione contemporanea si racconta in questo modo, con un racconto così scontato che manco alla Lidl te lo propongono. Non mi puoi convincere che tu sei il tu di “Nuovomondo”, degli splendidi controaltari iconografici del sogno americano, come le monetone che crescevano sugli alberi o gli emigrati che nuotavano nel latte. Non mi puoi dire che i dialoghi sono credibili. Non mi puoi confermare che “Terraferma” concorrerà agli Oscar 2012 come miglior film straniero. Non mi puoi dire che hai cucinato il film per bocche buone made-in-Hollywood (peraltro riuscendoci) senza pensare ai palati fini dei tuoi connazionali per i quali l’immigrazione è più che una tesi per scrivere un film a tesi. Non mi puoi costruire un film così banalmente circolare, apertura sott’acqua, chiusura sopr’acqua, mare sprofondato nel tritissimo ossimoro “mare-che-dà-mare-che-prende”. Non puoi. TU no!

Io e la Honoray Member Mic abbiamo scosso il capo spesso durante la proiezione, sbuffando ripetutamente e ripetutamente alzando gli occhi al cielo ― il punto di maggior head-shaking+eye-rolling s’è toccato quando l’immigrata ha rievocato il viaggio della speranza di due anni e lo stupro (sapientemente non detto ma solo alluso), e il marito che mandava i soldi a casa da Torino, e il primogenito arrabbiato con la madre rea di essersi lasciata violentare e aver tenuto la bambina… Ecchecavolo, ci mancava solo Oliver Twist e Bun Bun Il Senza-mamma e mettevamo su la squadra dei disgraziati… 🙁

A fine film l’Anarcozumi ha cercato di farmi ragionare: il film è una fotografia del momento, non mira a nessuna rilettura in chiave onorico-visionaria del soggetto “immigrazione”. Non c’è nessun sotto-disegno se non quello di cogliere un fenomeno verso il quale, forse, abbiamo maturato una malsana indifferenza da sovraesposizione ― le carrette del mare, gli scafisti, i guanti bianchi dei poliziotti che accudiscono i disperati del mare riempiono telegiornali e rotocalchi da mo’.
La Zu ha ragione. Non c’è altro che questo. Niente voli spiccati, nessuna tangente immaginifica su cui partire, monetone o oceani di latte… Solo ordinaria amministrazione in una non meglio identificata isoletta del Mediterraneo che ci fa vedere un po’ della nostra realtà lampedusiana. L’afflato poetico è rimasto soffocato in registas pectore. Sì Zu, hai ragione, ma se non abbiamo occhi innovativi e creativi che guardano la realtà e ce la restituiscono, allora il cinema dove finisce? Il neorealismo ha fatto il suo tempo, e anche il realismo ― pure le Nouveau Réalisme, e Arman non ne abbia a male (!). Possibile che un regista così talentuoso come Emanuele, abbia scelto di percorrere una strada così “Valle dei Pini”, così nazionalpopolarmente battuta, senza perlustrare delle possibilità espressive magari più rischiose ma senz’altro più utili, arricchenti?
E di possibilità espressive ne sono state perlustrate finora veh….Penso a un “Welcome” di Philippe Lioret (la Fellow Choco-Barbara ne sa qualcosa, e anche voi, fra un po’, Moviers… ;-)), penso ai “Racconti di Stoccolma” di Anders Nilsson, a “L’ospite inatteso” di Thomas McCarthy a “Quando sei nato non puoi più nasconderti” di Marco Tullio Giordana che vi avevo già accennato in passato. Non possiamo limitarci a prendere una trama, infiorettandola con qualche inquadratura crialesiana per fare di quella trama un film di valore. Gli intenti didattici fanno vincere la Storia sulla storia.

…Va be’ staremo a vedere alla notte degli Oscar (vero Mic?)…

E ora inchinatevi a Lui… No Moviers, non Padre Ralph! Lui, il Supremo… der Gott… Micheal… Michael Fassbender, protagonista del nostro prossimo Let’s Movie

A DANGEROUS METHOD
di David Cronenberg

Dopo la calorosa accoglienza al Festival del Cinema di Venezia, ci apprestiamo ad assistere agli psico-battibecchi tra Freud e Jung, diretti dal maestro Cronenberg (no Big, non la birra… :-)).

Ah per le Kat Fellows con figli-a-carico-e-sere-libere-il-mercoledì :-), segnalo “La Terre Outragée” di Michele Bougnin allo Smelly Modena, ore 9:00 pm… Oppure, se sono troppo tired per attraversare la città, “La siciliana ribelle” di M. Amenta, sempre alle ore 9:00 pm, ma da Mastrantonio… 🙂

Pensavo di fermarmi qui. Invece ho voglia di stare ancora un po’ con voi in questa domenica scombussolata. Aggiungo un’altra chicca che mi sto rigirando in tasca da un po’ (in attesa, forse di quelle from Roncabronx…).
Lo scorso dicembre il Fellow Andy The-Situation-Phelbs (che sempre ci legge e sempre è con noi :-)) mi ha regalato una raccolta di saggi che ho atteso il momento giusto per leggere ― c’è il momento giusto per tutto, per i libri soprattutto.  Più o meno un mese fa era il momento giusto di “La debolezza del più forte. Globalizzazione e diritti umani”, volume che consiglio a tutti e che contiene, tra gli altri, un preziosissimo scritto di Homi Bhabha, grande teorico del pensiero postcolonialista su cui il Board s’è notevolmente spaccato la testa durante gli ultimi anni dell’università.
Parlando del “diritto alla narrazione” ― trovo fantastico annoverarlo fra i diritti umani universali ― Homi dice: “Il diritto alla narrazione si può ritrovare in un colpo di pennello esitante, essere intravisto in un gesto che fissa un movimento di danza, diventare visibile in un’inquadratura che ti ferma il cuore. Improvvisamente nella pittura, nella danza o nel cinema si riscoprono i propri sensi, e in quel processo si scopre qualcosa di profondo su se stessi, sul proprio momento storico, e su cosa dà valore a una vita vissuta in una città particolare, in un momento particolare, in condizioni sociali e politiche particolari.”

Io mi sono fermata e ho pensato sì, cacchio, è QUESTO che dà valore a questo istante, a Trento. Questo. “Un’inquadratura che ti ferma il cuore”, grazie alla quale “Si scopre qualcosa di profondo su se stessi”…
Ho preso la matitina e ho scribacchiato “Moviers” accanto al passaggio.
È per voi, che di cinema vi cibate come me, questa riflessione di Bhabha… È per NOI Moviers. 🙂

Grazie, Andy. 🙂 🙂

E adesso la smetto con queste Bhabhanate :-)… Assegno al riassunto senzatetto uno scantinato popolare, vi ringrazio e vi mando dei saluti psicoanaliticamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

A DANGEROUS METHOD: Il turbolento rapporto tra il giovane psichiatra Carl Gustav Jung, il suo mentore Sigmond Freud e Sabina Spielrein, la donna bella e tormentata che si frappone tra loro.Tratto da fatti realmente accaduti, una esplorazione della sensualità, dell’ambizione e dell’inganno.

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Let’s Movie LXXXVII

Let’s Movie LXXXVII

TERRAFERMA
di Emanuele Crialese
Italia, 2011, 88’
Martedì 27/Tuesday 27
21:15/9:15 pm
Astra

May-I-Have-Your-Attention-Please Moviers!

Il momento è solenne. Lo sentite questo silenzio? Le vedete queste luci che si spengono, i vostri compagni Fellows che prendon posto in fretta e furia? Chi spegne il cellulare, chi comincia a sgranocchiare popcorn? C’è persino la Fellow Cavallapazza Cavalleri ― hanno provato a spegnerle la borsetta arancio fluorescente, ma non c’ è stato nulla da fare… E c’è persino il Fellow Gerri che, da quando gioca in Nazionale un giorno sì e un giorno sì, non si vede mai… 🙂

Il momento è stato appositamente allestito per dare il benvenuto a un Movier che mai ci saremo immaginati di accogliere nel cine-mondo parallelo di Let’s Movie. Non ce lo saremo mai aspettato perché incute un bel timor reverenziale lui, con quelle tre sale cinematografiche lì, con quelle poltroncine dell’ammooooore lì… E con quella mannaia stronca-scocciatori lì, che il Board ammira e invidia dall’alto verso il basso and back… Avete capito chi si nasconde dietro il sipario del palco “Diamo-il-benvenuto-a”??!…. Sì, lui, l’unico e solo, the one and the only, direttamente da Corso Buonarroti, simultaneamente Antonio e Mastro, Mastro e Antonio, lui, crasisticamente nostro come nostra signora di Guadalupe, lui, il Cinema-fatto-persona-fatto-sala Mastrantonio!

Ebbene sì, Fellows! Con la mediazione dell’Anarcozumi — che fior fiore di eventi ha organizzato nel corso degli anni con l’Astra — il Board e Mastrantonio hanno finalmente rotto la cortina di ferro e silenzio che li divideva, e non hanno stretto un semplice patto di non-belligeranza (come si figurava il Board, memore dell’esperienza Ribentropp-Molotov), ma si son fatti una sanax risata, che è stata ben più istituzionale e funny degli hurra-hurra della Triplice Intesa.

Neo-Movier Mastrantonio, la tua iscrizione SPONTANEA e in perfetta autonomia attraverso il Baby Blog (“bellissimo” lo definì il Mastrantonio, e il commento sia vergato nei registri letsmoviani a beneficio della posterità :-)); l’interesse che hai dimostrato verso la nostra Let’s Movie Paradise Island (e verso le pagliacciate che il Board con tanta prolissa facilità scrive); e la tua promessa di seguirci nelle nostre peregrinazioni cinematografiche, ci hanno letteralmente spiazzato. Tu, con la tua gargantuesca mastrantonaggine sei una cine-istituzione a Trento, e noi temevamo un “No pasaran” o qualcosa del genere.… Invece la risata ha disteso gli animi, e io ho tirato un suspiria di sollievo… 🙂
Ora, non so bene se il Codice d’Onore delle Sale Cinematografiche ti permetterà di frequentare il Victor Victoria, lo Smelly Modena (che comunque sconsigliamo, a nostro discapito, per la notoria ostilità odorifera) e le altre location in cui si proiettano film random e che a noi piace tanto scovare, tra cui lo Spazio Off (ma sempre In ;-)) e i cine-camping nei cortili sparsi per la città. Immagino che questa tua carica pubblica, e anche un’ombra di conflitto d’interesse (ma proprio un’ombra, eh) non ti permetteranno di partecipare ai vari Let’s Movie in giro per Trento. Ma se non altro abbiamo la certezza che non mancherai MAI quando proporremmo dei Let’s Movie all’Astra… Non mi pare mica poco come patto d’acciaio… 🙂

Testimoni assoluti (e fortunatissimi) della stretta di mano Board-Mastrantonio, la citata raffreddata Anarcozumi, il Fellow D (che ha sconfitto il divano risucchia-ricercatori e ha guadagnato Cristoré contro ogni aspettativa del Board) e un altro neo-Movier che siamo onorati di accogliere fra noi — ‘sta settimana affari d’oro alla Fellows’ Volksbank.

Conosciuto al Let’s Movie Marriage dei Fellow Giuly Jules e Pilo sabato scorso, Patrizio assume la letsmovie-identity di Patric Le Chic: come porta lui le camice con collo simil coreano, bottoncini a coppie lungo la chiusura ed effetto plissé sul davanti, be’, cari miei cari, non le porta nessuno! Arredatore e cinefilo, è uno che mangia pane, Polanski e poltrone Frau :-)… Insomma, con questi ingressi d’eccellenza, Let’s Movie potrebbe anche assumere insospettate connotazioni “prestige”…

Ma lasciatemi sfogare questo fiume di elogi per “Carnage”: è una settimana che è lì che preme e preme contro la diga della pazienza di quelli che m’incontrano e si sorbiscono i miei 1000 Watt di “Devi TROPPO andare a vedere Carnage!”.

Dunque da dove comincio? Be’, dall’unità di luogo, da dove sennò? Hitchcock docet, e pochi, pochissimi hanno avuto e hanno il coraggio di seguire i suoi insegnamenti, perché provateci voi, a girare un film in una stanza, al massimo due… Provateci a misurare ogni espressione con il bilancino, ogni sguardo, ogni singolo movimento del viso e del corpo. Costretto a rimanere dentro quattro mura sceniche, il regista si trova parallelamente obbligato a incastonare la recitazione dentro una struttura architettata al dettaglio, ma senza per questo permettersi di far risultare il tutto strutturato, o architettato. Lì sta il difficile: ricreare la natura(lezza) dentro al cemento armato. Nella forma, “Carnage”, è proprio questo: un impianto (‘na macchina da guerra!) di tempi di recitazione rispettati al millesimo di secondo e di pause che paion cronometrate, il tutto racchiuso in una guaina tuttonudo dove tout-se-tient (de Saussure mi ama qui, je le sais). E si vede lontano un miglio che “Carnage” nasce come pièce teatrale — se vi interessa il titolo è Le Dieu du Carnage, di Yasmina Reza.

 I personaggi si muovono con la dialettica ― più che con il corpo ― all’interno del rispettabile spazio brooklyniano che li delimita. E infatti lo scopo è proprio dimostrare, nel corso del film, il rapsodico — non graduale eh, rapsodico — deboArdamento dai limiti imposti dall’etichetta civilizzatrice e perbenista della società occidentale contemporanea. Rapsodico, dicevo, perché non c’è una gradualità nel progetto di sfacelo che seguono i personaggi — non un dall’ordine-al-disordine-passetto-dopo-passetto, per intenderci. Ed è qui che sta il film. Si passa dai convenzionalismi più estremi sulla squisitezza di un dolce o “l’intensità” di un qualche artista trendy che finisce per -oscka, alla brutalità massima di commenti tipo quello del marito che definisce il lavoro della moglie impegnata nella stesura di un libro sul Darfur la sua “cotta per quei negroni del sud” (!), per poi ritornare al garbo ghandiano di espressioni come “La cultura è la forza che spinge verso la pace” e ripiombare negli abissi scioccanti di un meraviglioso “Io mi ci pulisco il cu*o con i suoi diritti umani” . Non è un Bolero di Ravel, non c’è una costruzione per cui il caos monta pian piano fino a esplodere nel finale. È piuttosto una jam session, in cui il caos è inserito nel non-caos, a sua volta collocato in un super-caos che tuttavia ha un suo qualche ordine sparso interno (un premio a tutti quelli che mi hanno seguito qui…). E non a caso la scena MONDIALEMAGISTRALE del vomito è collocata poco dopo l’inizio e non funge da classico “inizio della fine”. Il vomito non è altro che l’ennesimo “colorito” (quantomai double-face come espressione…) “colorito” momento di animalità che accentua lo scompiglio, ma che comunque non lo determina. (Stando al Bignami della Psicoanalisi il vomito è il gesto con cui il corpo si ribella alla mente e “rigetta” ciò che la mente lo ha costretto a tollerare…).

Immaginatevi lo spettatore! Lì che assiste a questo concerto noir — noir dacché Polanski assassina l’immagine dell’uomo “civilizzato” contemporaneo — assiste a questa lotta di quattro lupi travestiti da agnelli (tutti e quattro, a modo loro, sono wolves&lambs…Non a caso il titolo, “carneficina-carnaio”, che contiene vittime e carnefici…), mentre subisce un fuoco di fila di sensazioni contrastanti, tra cui vergogna, indignazione, solidarietà, assenso, sdegno, rabbia. Alla fine esci stordito, completamente stravolto all’idea di aver sbirciato dentro la quotidianità di due famiglie normali, metropolitane, bene, progressiste anche, e aver visto tanta piccineria, tanto provincialismo, razzismo, cinismo (e –ismi su -ismi). Tanto “noi”. E quanto può spaventare, riconoscersi in certi tratti? Quanta paura può fare l’effetto specchio? Nessuno forse l’avrà notato, ma il nostro Volponpolanski, che la sa lunga, ma lunga lunga, se la ride sotto i baffi a fondo sala di ogni sala cinematografica… Ci ha smascherato alla grande… E ha ottenuto — almeno con me — il massimo cui un regista può aspirare: vedere il proprio spettatore uscire dal cinema con mollto più di quanto si era aspettato di ricevere. E guardate che quando il Board parte con delle aspettative, è la ROVINA…. 🙁

Quindi my 105 Fellows, vi prego, andate a vedere “Carnage”. Se non per me, fatelo per Kate&Jodie, una coppia di attrici la cui interpretazione raggiunge qui dei livelli di bravura imbarazzanti — e con loro anche l’esilarante, odiosissimo, Christoph Waltz.

Sì sì, vi ho convinto, ho capito, ora vado avanti, vado, non spingete dai… 🙂

Per questa settimana riprendiamo il filo sull’immigrazione che avevamo lasciato a “Io sono Li” e proponiamo

TERRAFERMA
di Emanuele Crialese

Uff, qui però parto con qualche piccola perplessità… Forse perché il Festival del Cinema di Venezia è stato un po’ inclemente con il film, che ha suscitato pareri discordanti nel pubblico e nella critica… O forse perché ho una passione tutta appassionata per “Nuovomondo”, un capolavoro di visionarietà e realismo, speranza, tenerezza e sofferenza che mi conquistò quando uscì nel 2006 e che sarà difficile eguagliare….
Comunque stiamo a vedere…. Per ora, go Emanuele, go go go… 🙂

E questa settimana mi mantengo sul breve… Ho sentito dire che la mail di domenica scorsa, tra brainstorming nel CdA, matrimoni e maratone, ha popolato il vostro sonno con strane creature di rosso vestite che battevano i piedi neropuffo davanti un macellaio buono issando bandiere bianche verso Roncabronx…. Bah… 🙂

Quindi ora vi saluto, my phenomenal Fellows, vi scarico ‘sto minivan di riassunto là sotto, e vi mando dei saluti che stasera, visto l’incipit, sono emine(me)ntemente cinematografici*.

Let’s Movie
The Board

* http://www.youtube.com/watch?v=xAv0gt7cqtY , per la felicità della Honorary Member Mic… 😉

TERRAFERMA: Un’isola siciliana di pescatori, quasi intatta, è appena lambita dal turismo che pure comincia a modificare comportamenti e mentalità dei suoi abitanti. Al tempo stesso, è investita dagli arrivi dei clandestini e dalla regola nuova del respingimento: la negazione stessa della cultura del mare che obbliga al soccorso. Proprio in questo ambiente vive una famiglia di pescatori composta da un vecchio di grande autorità, una giovane donna che non vuole rinunciare a vivere una vita migliore ed un ragazzo che, nella confusione, cerca la sua strada morale. Vengono tutti messi di fronte ad una decisione da prendere che segnerà la loro esistenza.

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Let’s Movie LXXXVI

Let’s Movie LXXXVI

CARNAGE
di Roman Polanski
Francia / Germania / Spagna / Polonia, 2011, 79’
Martedì 20/Tuesday 20
22:00/10 pm
Astra

Marriage&Marathon Moviers!

Lo si era già preannunciato al Fellow Giak qualche giorno fa: è SEMPRE tutta colpa della tecnologia. Qualsiasi colpa è riconducibile a Pascal (non Blaise, quello di Niklaus of course). Siete tutti scagionati, Fellows, per qualsiasi sbaglio commettiate, vita natural durante, la colpa è del senza-fili. Punto libero a tutti. Anche se il Board però…mmmm… è un po’ da prigione… 🙁

Tutto comincia da un Iphone. Dal nuovo Iphone dell’Anarco-zumi, che ha pensato (lui, l’Iphone) di manipolare il mio numero di cellulare e sostituire uno 0 a un 8, impedendo qualsiasi tipo di comunicazione con la nostra Anarchica. Quindi tutti i messaggi/telefonate con cui la Zu cercava di avvisarmi di prenotare per io “Io sono Li”+intervento di Paolini sono finiti nel buco nero della wireless-communication! Miiiiiiiiii! Certo, la tecnologia non può nulla contro la suprema svampitezza del Board 🙁 …. Ma mai avrei pensato che tutta Trento s’intrippasse tanto per un film di nicchia, quindi mi sono presentata da Mastrantonio con ben 2 minuti e 48 secondi di anticipo ― pronta a trovare un po’ più di fermento, ma non di certo Porta Portese er sabato mattina!

Sulla panchina fuori dal cinema trovo, hopeless&ticketless, la Honorary Member Mic, la Fellow Alessandra detta MorAles (che cine-battezziamo così per via del capello corvinissimo e della maglietta blu cop :-)) con una guest che pensate, avrebbe potuto diventare una Movier, non ce la mannaggia-giocata per via della tecnologia ― o della suprema svampitezza del Board…
(Ah, il nome della Guest, anche in questo caso, mi è sfuggito, visto che l’otite all’orecchio destro di 10 giorni fa ha pensato bene di itinerare e conquistare l’orecchio sinistro — ma l’otite itinerante con mire colonizzatrici s’era mai sentita??! Se tra voi Moviers si nasconde un otorino, lo preghiamo, dica la sua).

Comunque… Per soccorrere le mie Fellows hopeless&ticketless, seguo le orme di Clint Eastwood e affronto il mio mezzogiorno di fuoco… Dietro alla cassa, Mastrantonio tagliava la tensione con spietata maestria, il macellaio…. A nulla sono servite le minacce del Board, e nemmeno i piagnistei. Nemmeno i “ci-siediamo-per-terra-non-importa”, nemmeno i “vi-lavo-i-cinepiatti-per-un-mese-anzi-due”. (Ve lo potete immaginare quanto possono aver puntato i miei piedi per terra?!?).

Fortunatamente la Fellow Vaniglia (in scintillante versione technicolor) e la Fellow Claudia The-Critic, di gran lunga più previdenti del Board, avevano prenotato prima, e sono riuscite a entrare. Poi, una propizia combinazione di fattori ha voluto che si liberasse un ultimo posto. Ma purtroppo la Honorary Member Mic, la Fellow MorAles e la Fellow Non-Fellow Found&Lost, sono rimaste vittime della mannaia mastrantoniana. 🙁

(Si racconta che l’indomani, nella sala “CdA” del Quartier Generale di Let’s Movie, siano volate sedie, urla — si vocifera persino di una lavagna interattiva sradicata dal muro… Ma poi si sa, dopo il (brain)storm torna sempre il sereno, e tutto è bene quel che finisce bene e Board e Honorary Member Mic vissero per sempre felici e contenti — del resto mai avremmo potuto lasciare i Moviers privi di un Management… :-)).

Mi prostro in scuse con tutti i Moviers — soprattutto con la Fellow MorAles la Fellow Non-Fellow Found&Lost e la MIA Honorary Member Mic — per non aver pensato di dirvi di prenotare; ringrazio la Zu per aver cercato di avvertirmi; odio l’Iphone della Zu.

Mi scoccia anche perché “Io sono Li” è un racconto che tutti i Moviers dovrebbero leggere. Leggere, sì. Questa è stata l’impressione che ho avuto guardando il film di Segre. La sensazione di avere sotto gli occhi un’opera letteraria breve — una novella — e non una trasposizione sul grande schermo. Intendo proprio le pagine sotto le dita. Credo dipenda dal tempo cinematografico che il regista ha scelto per il film. Non è un tempo lento, alla “Still Life” — guardate un po’ le coincidenze, l’attrice che interpreta Li era la protagonista anche di “Still Life”… È un tranquillo scorrere di vite, di mattinate all’osteria (poche le scene notturne), di piccole battute che alternano saggezza e grettezza, a seconda del personaggio, del momento, e del momento del personaggio (come nella vita, perché tutti siamo saggi e gretti, a seconda). Ma non ci si annoia mai, ma mai MAI. Anzi, questo micro-cosmo chioggioto di pesca e ombre e spume ci cattura in una maniera in cui non avrei mai pensato che alcunché di chioggioto avrebbe mai potuto catturarci.
E vi prego, assegniamo il Premio Cameo al puteo Battiston per l’interpretazione dello sbroffone-rozzone veneto tipo! Guardate, anche i dettagli hanno valore… Mi tornano in mente la scritta L-O-V-E tatuata dito per dito (scimiottamento di mani vip d’oltreoceano), o il giubbotto di pelle finto Dainese.. E ancora, i jeans attillati coi tacchi a spillo della moglie, look fuori luogo alle 10 del mattino in un’ostAria  — “c’è un tempo per tutto” dice la bibbia (dello stile).

Marco Paolini, nell’introduzione al film, ha definito “delicato” il modo in cui Segre è riuscito a dar voce a quella che avrebbe potuto diventare l’ennesimo dramma a tesi sull’immigrazione. Delicato, sì esatto. Ma anche risoluto nello sfuggire al pietismo e alla lacrimosità. Gli ingredienti per far bollire della sana melassa ci sono tutti, veh: immigrata tenuta in scacco dalla mafia cinese, figlio piccolo lasciato in Cina nell’attesa di racimolare il denaro per farlo arrivare in Italia, simpatia-scintilla che scocca tra il vecchio pescatore di origine slava e la giovane cameriera cinese. Insomma, materiale ad alto rischio cliché… Eppure il regista non ci casca, e non fa cascare noi nel pentolone… Meno male Moviers, salvi anche qui. Fiuuuuu.
E ho trovato interessante l’insolito bilinguismo del film, che affianca veneto e cinese, in un dialogo sottotitolato che si colloca tra il comico e il tenero (specie quando Li cerca di capire il chioggioto e i chioggioti il cinese…mai tandem linguistico fu più strampalato…e funny).

All’uscita dal film, ritrovando una Claudia The Critic adorabilmente commossa, e una Fellow Vaniglia technicromaticamente paga, ho pensato che i concetti di casa e appartenenza siano davveri terreni paludosi — “fishy waters”, Fellow Pa — in cui è pericoloso (ma necessario!) addentrarsi…. Alla fin fine siamo tutti stranieri, siamo tutti foreigners, Fellows. Ed è la spasmodica ricerca di negare l’apolidicità connaturata nell’essere umano che crea tanti casini. “Patria” contiene troppa terra e troppo padre per i miei gusti… Vorrei dare spazio al mare, Moviers, come il film di Segre. Alle storie che partono da una costa cinese e finiscono su una costa italiana, e tracciano percorsi e intrecciano legami mobili. Il mare unisce. E questo, se ricordate, era un pensiero ERRante di qualche tempo fa…

Questo per quanto riguarda il Let’s Movie ufficiale. Ma questa settimana, se ricordate bene, avevamo anche un Let’s Movie ufficioso. Alla proiezione di “Il primo incarico” giovedì, mi aspettavano la Honorary Member Mic lassù, sulla gradinata (molto “Princess Mic Waving at the Crowd” :-)), e la Fellow Vaniglia, quaggiù, prossima ad affrontare le grinfie della Vicky Witch, l’amelia che spaventa folle di spettatori alla cassa del Victor Victoria…Scary…

Il film, bah… Io e la Mic eravamo di umore balzano e abbiamo ridacchiato un po’ troppo delle sventure di Isabella Ragonese alias Nena, povera sfigata maestrina che si vede trasferita nel nowhere salentino. Il film è ambientato nella Puglia, anzi, Apulia, degli anni ’50, ma ve l’assicuro, par di stare in mezzo ai Malavoglia! Il finale, in cui Nena ribalta inaspettatemente il proprio futuro e le proprie aspettative, è forse la parte più rivoluzionaria di un film che non sovverte alcuna convenzione sociale, ma che presenta troppi tagli stereotipa(n)ti. L’uomo è scisso nelle sue solite figure dicotomiche o di biondo senza-midollo modello Lowell o di rozzo-canottato modello Abel (e se non sapete chi sono Lowell e Abel, be’, vi mancano i fondamentali della cartoneanimatografia mondiale). La scelta inaspettata della canotta, devo dire, lascia stupiti un po’ tutti — anche se il CdA, sappiatelo, ha sostenuto la causa “Giovanni canottato” sin dall’inizio… 😉

Ma oggi non posso dilungarmi troppo (mamma mia, come se fino a qui mi fossi contenuta! :-))… Ho troppe cose ancora da dirvi, e non voglio beccarmi una multa per eccesso di verbosità.

Innanzitutto, il film per la settimana prossima. Lo aspettavamo con impazienza, e finalmente è arrivato, direttamente dalla Laguna, con l’Orient Express delle 12:34 pm

CARNAGE
di Roman Polanski

Francamente non so se dietro l’orario sempre più tardo delle programmazioni si nasconda un qualche perverso disegno di Mastrantonio il macellaio… Se si tratti di mannaia, meschinità oppure mass-market (che ne dici, Fellow Cap?). Sappiate che in questo (almeno in questo!) il Board non c’entra.

Ma devo assolutamente raccontarvi di questo Marriage&Marathon weekend…. È con immane commozione che v’informo del secondo Let’s Movie Marriage della storia*!

Sabato la nostra Let’s Movie Couple ― al secolo Giulia e Nicola ― è convolata a cine-nozze, e matrimonio non poteva esser più 100% letsmovieano di così! Il Fellow Pilo (il Fellow più alto di Let’s Movie, molto ma mooooolto più alto di quel tappo del WG Mat, ricordiamolo) e la Fellow Giuly Jules (la Fellow più odalisca e sirena che un Let’s Movie possa desiderare) hanno detto “Oh yes” al cospetto della nostra Fellow Fausta l’Irrequieta 1, che ha ufficiato le nozze (potremmo ribattezzarla anche Fellow Factotum, la nostra Fausta, visto che si fa le nottate sui libri, le traversate natatorie e le celebrazioni matrimoniali :-)). E indovinate un po’ chi aveva per testimone la nostra breath-taking sposa  in red (sì Fellows, IN ROSSO! Ma chi è Kelly LeBrock? Ma chi è???)? Vi aiuto: comincia per Anarco e finisce per Zumi…. 😉

Poi s’è folleggiato fino a notte tra bollicine e balli sfrenati con tutto il corteo di amici, tra cui numerosi Moviers, in primis l’Anarcozumi, il Fellow Fritz Vogue, il WG Mat e la Fellow Lagoon Leda (Responsabile Let’s Movie di Venezia).

Dovete sapere che la Movie Couple segue Let’s Movie fin dagli inizi, e un sacco di volte ha tratto in salvo il Board dal mare di solitudine cinematografica in cui rischiava di affogare…
Siete le mie luci, Giuly e Pilo… Keep shining… 🙂

Io mannaggia non ho potuto bagordare fino in fondo visti i panni da Board-Road-Runner che avrei rivestito l’indomani, cioè oggi… Ebbene sì, Fellows, ho corso la Mezza Maratona del Concilio di Trento, nonostante le otiti itineranti e le vesciche nemiche… E nonostate un Fellow Mate (Iak-the-Mate) che mi tradì, e non per 30 denari, ma per 50 Euri e un paiolo! (Ma lo perdono perché sempre mi supportò :-)).

 Dunque

Tempo totalizzato dal Board: 1 ora 32 minuti 55 secondi (Evvai!)
Posizione all’arrivo: 158esima su 714; sesta della categorie “Donne” (Evvaissimo!)
Premi vinti: 100 Euri, e un salame (già ceduto di diritto all’Anarcozumi!)

Ebbene sì, cari Runner Fellows… Il risultato ha dell’incredibile, visti i primi 13 km corsi come una loser con una contrattura (o qualcosa che faceva male) alla coscia destra… Poi però al 13esimo km c’è stata la svolta, e devo solo ringraziare The Ark. Immaginate il dolore, e immaginate di sentire questa canzone, a palla… http://www.youtube.com/watch?v=wFbBwXNjYCA… “It takes a fool to remain sane”…Non c’è niente di più sensato… Quindi sì, the Ark dragged the Board home… 🙂

Ringrazio ovviamente la Honorary Member Mic che mi segue sempre in queste maraton-mattate, portandosi Freud in borsa contro la maraton-noia (e ditemi se non è special, la ragazza, che gira Trento con Sigmund a tracolla); il Fellow D, per il reportage e il tifo done lungo il percorso (e per aver sopportato un Board in difficoltà fino al 13esimo km); il WG Mat, che non ho capito bene dove mi abbia visto ma dice di avermi visto ― quanto Orwell nella sua criptica ubiquità!; il Fellow Fritz Vogue, che mi ha sostenuto a 4 km dall’arrivo con un prezioso “10 minuti Vogue, 10 minuti e ci sei!!!”; e il campanaccio dell’Anarcozumi-mami, che è stato salvifico a 300 m dall’arrivo.

Un grazie speciale anche al Fellow Companero Gab che ha portato a casa i 10 km della Maratonina del Concilio (bravo runner, il Mister è molto molto fiero); e al Fellow Pa Pequod, per aver assistito il Board insieme al Fellow D nell’acquisto delle sneakers nuove post-maratona (un  paio di Brooks puffo&black… ‘Cause when you run, you need to run with style… ;-)).

Quando mi chiedono “Perché fai ‘ste robe, Sara?”, io non so mai cosa rispondere, ma oggi, mentre ero a quel benedetto 13esimo km e faceva male, oh God se faceva male, c’è stato un istante in cui è cambiato tutto, e tutto è andato per il verso giusto. Le gambe hanno preso ad andare, io a volare (un po’). Forse lo faccio per questo. Per la possibilità di quell’istante lì. Il nero che d’un tratto diventa grigio, poi piano piano bianco…

Ma ora spiegatemi come avrei potuto essere sintetica con tutta ‘sta wikipedia di robe… ! Se c’è un conciso fra voi, parli ora o taccia per sempre. :_)

Ok, mi sa che ora potete andare a dormire, Fellows… GRAZIE della solita pazienza, veh, oggi ne ho abusato davvero :-)…. Ora vi pianto un riassunto nel giardino scolpito laggiù e vi lancio dei saluti matrimonialmaratonamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

* Il primo matrimonio targato “Let’s Movie” si è tenuto il 3 settembre tra la Fellow Alice-Mare-e-Miele e il Fellow Ponyo, nell’archibugia Arco! Ora i Fellows piccioncini sono nello Sri-Lanka, poareti (!)… Ma tornano sicuramente per “Carnage”… 🙂

CARNAGE: Due ragazzini, sugli 11 anni, fanno a pugni in un parco cittadino. Uno ferisce l’altro: sangue, labbra gonfie e denti rotti. Ora i genitori della “vittima”, Penelope e Michael, invitano nel loro appartamento nei pressi dell’elegante quartiere di Park Slope, a Brooklyn, Nancy e Alan, i genitori del “bullo”, per chiarire la questione. Vorrebbero tutti onorare le buone intenzioni di Penelope, ma non esattamente per le stesse ragioni e non a qualsiasi prezzo.

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Let’s Movie LXXXV

Let’s Movie LXXXV

IO SONO LI
di Andrea Segre
Italia 2011, 100’
Martedì 13/Tuesday 13
9:00 pm/21:00
Astra
Anteprima nazionale e presenza dell’attore Marco Paolini

Mi-ricordo-montagne-verdi Moviers,

Oggi, pur sconvolgendo l’ordine degli elementi letsmovieani, dico in overture perché m’è tornata in mente la hit di Marcella Bella qua sopra. Le montagne verdi non sono le cose grosse che circondano Trento Centro e che necessiterebbero di un bel carico di tritolo e Bum-Bum-Babum, via, l’orizzonte finalmente sgombro (questo, vi avverto, è il piano a cui il Bum-Bum-Babum Board sta lavorando, e so che un sacco di voi scuotono il capo ora, contrariati…. :-)).
Le montagne verdi mi si sono materializzate in testa dopo aver visto “Cose dell’altro mondo”. E no, il verde non per via della ridente flora silvana (silvana?). Il verde a cui penso è più acrilico, e ha la forma triangolare di quelle pochette che certa gente con ossessioni druidiche-giussaniche si mette nei taschini della giacca in tutte le occasioni tutte…. Avete presente? Questa gente popola soprattutto la pianura padana (il lungo-Po soprattutto)… Ma non si può fare di tutta l’erba/gente padana un fascio…
La Honorary Member Mic, vicentina purosangue, che ha guardato “Cose dell’altro mondo” con me, ha tenuto a precisare, nel lapidario comunicato stampa post-proiezione: “Ma il Veneto no’ s’è miga tuto cossì. ‘Na parte magari, ma miga tuto ciò…Ceste”. In realtà la Mic ha parlato in perfetto italiano e senza erre mestrine, ma la stampa si sa, distorce tutto. (“Ceste” l’ho aggiunto io, per ostentare la padronanza acquisita con l’intercalare veneto :-)).

Comunque sì, il Veneto di “Cose dell’altro mondo” non è il Veneto vero — come la Verona Vero del WG Mat. È una sua esagerazione. È come se Patierno avesse preso il Veneto tutto rattrappito che trovate in qualsiasi confezione di palloncini da party e ci avesse gonfiato dentro. Il risultato è questo grosso palloncione verde lega, ehm, mela, MELA, che vi ballonzola davanti alla faccia per un’oretta e mezza.
Visto comunque che il film poggia su un fatto irreale — la sparizione, da un giorno all’altro, di tutti gli extra comunitari dalla regione — sarebbe forse stata preferibile una rappresentazione più seria, e non solo comico-caricaturaleggiante, dell’universo padano. L’effetto sarebbe stato ancor più impattante. Invece lo spettatore si trova immerso in una dimensione buffa fin dall’inizio, e la sparizione della manodopera extracomunitaria viene percepita più che altro nelle conseguenze buffe che ingenera — non in quelle fattualmente drammatiche. L’uso un po’ più “impegnato” di questa idea fondante (geniale idea fondante), avrebbe contribuito di più alla formulazione di considerazioni postume serie. Di contro si esce dalla sala e si dice “Mmmm sì, carino”, si fa il verso a all’ingombrantissimo personaggione di Mariso Golfetti, si ripetono le battute più esilaranti — e ce ne sono, veh, tipo il “Take the camel and come back to home! Retournez à la maison!” che è il “Tornatevene-a-casa” multilinguistico rivolto da Mariso in tv agli extracomunitari — e si pensa solo superficialmente al “ma se succedesse davvero? Se davvero sparissero tutti?”.

Voi, cari i miei Fellows e/o avvocati del diavolo, potreste dire, per forza Board, è una commedia, che ti aspettavi, Laura Morante che si strappa i capelli al capezzale della madre senza badante?? E c’avreste tutte le ragioni, è una commedia questa… Ma bisogna fare attenzione. Se si sceglie la strada comica, le velleità drammatiche vanno trattate con prudenza, mooolta prudenza. Altrimenti si rischia di mischiare tutto, e di non riuscire in niente — penso alla scena dell’alunno nero che si passa ossessivamente il gessetto sul viso ripetendo ossessivamente “voglio diventare bianco, voglio diventare bianco”… Basta poco, davvero poco. La credibilità è un velo che brucia in un lampo.

Del film mi piace (e tanto anche) l’intuizione di fondo. La sparizione degli extra-comunitari d’improvviso, così, da un giorno all’altro — a me torna in mente “Cecità” di Saramago, sono pazza? (Sì). È un’intuizione che, per amor di verità, non appartiene a Patierno, ma al regista Sergio Arau e al suo film “Un giorno senza messicani”, ambientato in una California improvvisamente priva di immigrati chicani, a cui “Cose dell’altro mondo” è liberamente ispirato (chi procura il dvd?). L’idea di mostrare attraverso la sottrazione è un espediente astuto, che dovrebbe essere praticato più spesso —il “come sarebbe se non…” funziona meglio di qualsiasi drammone sull’immigrazione, persino in chiave comica: ti piazza davanti a una situazione in cui non vorresti mai trovarti, t’incolla lì. E qual è il salvagente dello spettatore? Il salvagente dello spettatore è la certezza che nella realtà tutto questo non si potrà mai realizzare. Che ci saranno sempre nuovi immigrati (i famosi cittadini di seconda classe della settimana scorsa) nuova forzalavoro da sfruttare — i colori della manodopera sono infiniti, dopo tutto… Ecco, minare questa certezza, che porta con sé quella superiorità superomistica che contraddistingue l’italiano medio (e che Mariso Golfetti incarna così bene nel suo quintale di Abatantuoniana ciccia), metterla in discussione, quella superiorità, per far scendere il WASP medio da quell’Olimpo razziale che si è costruito, dovrebbe essere l’intento di un’opera come quella di Patierno.
Purtroppo siamo sconcentrati da altro: Mastandrea che fa morire dal ridere, il ragazzo della Ludovini che, parlando di Olimpo, è praticamente un dio greco (io e la Mic, stecchite davanti a ‘sto po’ po’ di afro-beltade…); e poi Abatantuono che, per quanto sempre bravo, è un po’ Attila-Flaggggello-d’-Ddddio, un po’ Viuuuuulenza (inno ultras che la Fellow ChocoBarbara intona con sapiente maestria :-)), un po’ Mago di Segrate, un po’ Gepy Fuxas (cine-citazione…cercate Fellows, cercate…:-)) e che francamente topogigioneggia un po’ troppo per i miei gusti (e il suo veneto-brianzolo temo non passerebbe l’esame di Lingua Veneta I nemmeno dopo un Erasmus di 9 mesi a Castelfranco).

Insomma per me il film si merita un NI. No per aver sprecato un’intuizione tanto feconda, e sì per aver sfidato le pochette nei taschini, l’amministrazione trevigiana (sorry Fellow Giak, quando ce vò ce vò), i calderoli, ehm calderoni, CALDERONI, di pado-pozioni Panoramix…

Un ringraziamento speciale, e un “Sì, you are the winner!!” alla Fellow Aripi, che, coccola delle coccole, quando mi ha visto, ha alzato le braccia e ha chiesto “Ho vinto? Ho vinto?”. Sì, Movier Aripi, divinità indu di Let’s Movie, questa settimana, insieme al tuo compagno e alla Honorary Member Mic, hai vinto!

E un grazie anche al Fellow D che ha recuperato Let’s Movie il giorno dopo, visto che martedì era impegnato con il Fellow Iak-The-Mate in un allenamento ciclo-podistico in previsione di una gara ciclo-podistica. (Tu Mate puoi rimediare al mancato recupero pagando con del comodo marathon-cash… If you know what I mean… ;-)).

Questa settimana Let’s Movie impone, no, propone (il Personal Coach che ho assunto per incrementare il tasso di democrazia nel mio eloquio, mi sta aiutando, sappiatelo, ma spesso queste marche oligarchiche mi sfuggono ancora).

IO SONO LI
di Andrea Segre

Ma l’imposizione è d’obbligo, Moviers, perché la nostra Anarco-zumi, che ricordiamolo, una ne pensa e 100.000 ne fa, ci ha preparato una sorpresona di quelle… Alla proiezione del film da Mastrantonio ― in anteprima nazionale ― sarà presente l’attore Marco Paolini. Ma volete mancare?!?!??!
Presentato alle Giornate degli Auturi alla Mostra del Cinema di Venezia, dove è stato accolto con 15 minuti di applausi, il film propone una storia d’immigrazione cinese a Chioggia, e ci permette di rimanere in Veneto, continuando così il discorso iniziato con “Cose dell’altro mondo” ― che sbo*o fioi!, commenterebbero gli amici di Noale Scorzé…. 🙂

(Mi rinchiudo in una mini-parentesi per un commentino alle premiazioni della Mostra del Cinema di Venezia ― niente maxi-digressioni, tirare troppo la corda con la pazienza dei Moviers è rischioso… Dico solo grazie, GRAZIE, ai giurati per aver conferito la Coppa Volpi a Michael Fassbender. Michael “der Gott” Fassbender, il couchsurfer perfetto… Io le mie Moviers  aspettiamo con ansia di vedere “Shame” ;-)).

Questo per quanto riguarda il Let’s Movie ufficiale. Ma prevedo anche di concerdermi/ci un Let’s Movie ufficioso questa settimana, e di andare a vedere “Il primo incarico” di Giorgia Cecere, giovedì 15 alle 9:00 pm al Victor Victoria ― il film è un’opera prima che mi incuriosisce e che conta sulla partecipazione della brava Isabella Ragonese. Sapete com’è, devo rifarmi di un mese e passa di digiuno cinematografico…

A proposito dell’Anarco-zumi… la Mostra del Cinema di Venezia ce l’ha finalmente restituita! Dopo aver stretto amicizia con Filippo Timi (mi ti odio quasi, Zu! :-)) e con nomi grossi che non POSSO rivelare, ci siamo incontrate e abbiamo confabulato un’altra sorpresona per voi Moviers nelle prossime settimane… Eh eh… Il Bocca-cucita Board vi chiede solo di pazientare, e di non andare a vedere “Terraferma”… 😉

All’incontro confabulante mercoledì sera era presente anche la Ciurma di Moviers del Sardinia 2011 con cui s’è festeggiato il Capodanno 2011-2012, nello specifico l’AvvoAbo detto anche il Presidente (che ha promesso di frequentare Let’s Movie perché il cinema in fondo è un non-luogo e la teoria dell’estetica dei tribunali potrebbe essere applicata benissmo anche allo Smelly Multisala Modena), l’AvvoPaolo detto Paul Pequod detto Pa (che ha promesso di frequentare Let’s Movie perché Agota Kasparof merita di essere nominata anche nei minuti che precedono l’inizio di un film e perché il quesito sulle nascite maschio-femmina* non può morire così tra un brindisi di buonanno e dei petrolchimici marshmellows) e il Re di Denari (che ha promesso di frequentare Let’s Movie perché la proliferazione dei sexy-shop a Trento Nord non può passare innoservata così, senza un dibattito sull’estetica dei sexy-shop, e perché non può citarmi fotogrammi da “Tempi moderni” così, come se nulla fosse, senza poi non venire a Let’s Movie)

Ah, una comunicazione di servizio al Fellow Andy-the-Situation-Phelbs. Non credere che il tuo dovere nei confronti di Let’s Movie sia terminato solo perché sei uscito dal mondo CREATENETtiano. Dato che abbiamo una job-vacancy nel varesotto, e guarda caso tu ti trovi d’istanza proprio lì, ti nominiamo ufficialmente Responsabile Let’s Movie della zona trotifera lombarda — comincia pure a inserire i tuoi 4 milioni di contatti in Lisperator. Spero sarai contento della carica prestige di cui ti abbiamo insignito. 🙂

E adesso vogliamo farcelo mancare il riassuntino nel container abbandonato là sotto? Certo che no. E vogliamo farceli mancare i saluti cinematografici? Of course not. Anzi, stasera, Fichi Fellows che non siete altro, i saluti, sono marcellabellamente cinematografici.

Let’s Movie
The Board

*Per la gioa di tutti voi Mendelev Moviers, vi riporto il quesito del nostro Fellow Paolo Pequod che ha attanagliato la Ciurma del Sardinia 2011 per TUTTA la vacanza: “Supponiamo ogni coppia di umani eterosessuali continui ad avere figli sinché nascono maschi e smetta quando nasce la prima femmina. Alla fine, ci saranno più femmine o più maschi?”

IO SONO LI: Ai margini della laguna veneta si pesca come sul Fiume Giallo. A Chioggia ormai si parla il dialetto anche se si è poeti dalmati o lavoranti cinesi, si provano sentimenti, coltivano sogni e si conoscono sconfitte come in ogni angolo della terra. Ma la storia di Shun Li e Bepi è diversa da tutte le altre.

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